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Asinaria di Plauto, commedia latina
Tipologia: Appunti
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L'Asinaria di Plauto è chiamata anche "La commedia degli asini" o "Il prezzo degli asini" e trae il nome da un particolare della trama. Nel comporre questa commedia in 4 atti, Plauto si è ispirato alla storia del comico greco Demofilo (lo afferma nel prologo) aggiungendo di averla scritto in latino, cioè in barbaro: quest'ultimo aggettivo designava ciò che era romano in rapporto a ciò che era greco.
LIBANO: servo di Demeneto. DEMENETO: vecchio, padre di Argirippo e marito di Artemona. DIAVOLO:amante di Filenia. CLEERETA: madre di Filenia. LEONIDA: servo di Demeneto. MERCANTE: vittima dell’inganno. FILENIA: figlia di Cleereta. ARGIRIPPO: figlio di Demeneto innamorato di Filenia. PARASSITA ARTEMONA: moglie di Demeneto. SAUREA: servo di Artemona. Prologo Richiama l’attenzione del pubblico. Tradotta da un’opera di Demofilo. Spiega che è uno spettacolo ludico. Richiamo al dio Marte Atto I Demeneto chiede a Libano di derubar la moglie Artemona: vuole del denaro da dare al figlio Argirippo che vuole una relazione con Filenia. Monologo di Diavolo: maledice Cleereta che non gli permette di soddisfare i suoi desideri amorosi con Filenia. Cleereta e Diavolo discutono. Infatti Diavolo vuole che Filenia si conceda solo a lui per un anno visto che è sempre stato fonte del loro mantenimento. Cleereta pone come condizione una somma di 20 mine. Diavolo promette che riuscirà ad averle. Atto II Libano, parlando con il suo inconscio, cerca nella natura un buon auspicio per la sua missione. Vede però un picchio che scalfisce il legno e capisce che questa situazione lo porterà a ricevere una bastonata. Leonida dice a Libano che hanno l’occasione per derubare Artemona: è giunto un mercante che cerca Saurea per consegnargli 20 mine. Vanno ad informare Demeneto. Libano accoglie il mercante che, dubbioso, chiede una descrizione di Saurea. Libano gli descrive Leonida. Leonida picchia Libano per far credere al mercante di essere Saurea e lo sollecita a pagare le 20 mine. Il mercante vuole però incontrare Demeneto cosi si dirigono verso la piazza. Atto III Filenia e la madre discutono perché Filenia confessa di amare Argirippo e di volersi concedere a lui senza compenso ma la madre vuole assolutamente il denaro. Leonida e Libano discutono sulla buona riuscita del piano e vedono Argirippo con Filenia. I due innamorati vogliono suicidarsi perché, a causa del patto di Diavolo e Cleereta, non avrebbero più potuto vedersi. I due servi si prendono gioco di loro prima di consegnargli le 20 mine e di porre una condizione. Infatti Demeneto vuole che Filenia si conceda a lui per una notte. I due innamorati accettano. Atto IV Parassita e Diavolo scrivono il contratto per Cleereta e vanno a consegnarglielo insieme alle 20 mine. Parassita si offre di dire ad Artemona di aver visto Demeneto con Filenia e Argirippo. Atto V Padre e figlio discutono. Parassita si reca da Artemona per avvertirla dell’accaduto e la donna decide di recarsi a casa di Cleereta per vedere con i suoi occhi, poi costringe il marito a tornare a casa. L'Asinaria (letteralmente, La commedia degli asini) è una commedia di Tito Maccio Plauto. La datazione dell'opera è incerta e collocabile nel 206 o nel 211 a.C., quest'ultima è la data più plausibile[1]: il testo della stessa, inoltre, ci è pervenuto con alcune lacune che hanno creato problemi di ricostruzione della trama, che in alcuni punti sembra contraddittoria. L'argomento dell'Asinaria, la trama e i personaggi coincidono con gli elementi che appartengono alla commedia nuova. Vi è, infatti, un giovane innamorato di una fanciulla. Il loro amore è contrastato da un antagonista e grazie all'aiuto di due servi astuti il protagonista riuscirà a ottenere la sua amata ed a portare a termine i suoi intenti amorosi. Lìbano (servo di Demeneto) Demeneto (vecchio)
dal padrone, Lìbano accetta l'arduo compito. La scena si conclude con Lìbano che si dirige verso la piazza e Demeneto che si reca dal banchiere. Scena seconda Questa scena è un monologo di Diàvolo, il quale, buttato fuori dalla casa di Cleereta, la maledice per non avergli lasciato soddisfare i propri desideri amorosi con la figlia Filènia. La scena si conclude con Cleereta che sotto minaccia di Diàvolo apre la porta per andare a parlargli. Scena terza La scena si svolge fuori dalla porta dell'abitazione di Cleereta. Questa, uscendo di casa, intavola una discussione molto accesa con l'amante della figlia, che sostiene di essere stato la fonte principale per il loro sostentamento, visto che ha sempre pagato Filènia per il suo amore. Diàvolo, umiliato per essere stato buttato fuori, minaccia di non pagare più la mezzana e vuole che la figlia di quest'ultima si conceda solo a lui per un anno intero. Cleereta allora scende a trattative: Diàvolo sarà l'unico ad avere Filènia solo se pagherà ogni volta la somma richiesta senza discutere oppure, se la vorrà tenere per un anno, dovrà versare alla mezzana una cifra pari a 20 mine. La scena si conclude con Diàvolo che, dirigendosi al Foro, promette a sé stesso di riuscire ad avere Filènia ad ogni costo. Atto secondo Modifica L'atto è diviso in quattro scene. Scena prima L'atto si apre con il servo Lìbano che, dirigendosi verso la piazza, invita se stesso a darsi una mossa per cercare un modo per derubare la moglie del padrone. Parlando con il proprio inconscio si raccomanda di non dover agire come gli altri servi che, con la loro scaltrezza, nelle altre commedie (elemento di metateatro), ingannano i padroni. Mentre pensa a ciò cerca elementi della natura che possano essere a lui di buon auspicio. Per sua sfortuna vede solo un picchio che con il suo becco scalfisce il legno e interpretando questo avvenimento intuisce che la missione lo porterà a ricevere bastonata, come il legno viene colpito dal becco del picchio. Ciò però non lo abbatte e così continua nella sua missione. Scena seconda Questa scena inizia con l'arrivo di corsa del servo Leònida all'interno della piazza. Questo cerca il compagno Lìbano per metterlo al corrente dell'occasione che gli si è presentata davanti. Infatti, un mercante, che dove saldare un debito con la moglie di Demeneto, era giunto la mattina stessa per consegnare a Saurea, servo di Artèmona, incaricato di conservare il patrimonio familiare, la somma di venti Mine per la vendita di alcuni vecchi asini. Una volta trovato Lìbano, lo informa dell'accaduto. Dopo che il mercante, la mattina stessa, aveva chiesto a Leònida di poter parlare con Saurea per consegnargli le venti mine e aveva affermato che non sapeva chi fosse, Leònida si era finto astutamente la persona che stava cercando cosicché il mercante potesse consegnare direttamente a lui la somma di denaro. Il prudente commerciante però, insospettito per l'accaduto, aveva chiesto al finto Saurea di poter parlare direttamente con Demeneto e di conseguenza Leònida (fintosi Saurea) era corso da Lìbano per attuare un piano. Così i due, insieme, decidono che Lìbano debba fingersi sottomesso a Leònida, affinché il mercante creda che Leònida sia veramente Saurea. La scena si conclude con Leònida che invita Lìbano a tenere a bada il mercante, qualora arrivasse, nel frattempo lui si sarebbe recato dal padrone Demeneto per informarlo della loro astuta pensata. Scena terza La scena si apre con l'arrivo del mercante, accompagnato da uno schiavetto, davanti all'abitazione di Demeneto. Lìbano, recatosi precedentemente lì, accoglie in modo sgarbato l'ospite, iniziando un'animata discussione. Successivamente il commerciante chiede al servo di fornirgli un'esauriente descrizione di Saurea. Il servo scaltro però, seguendo il piano precedentemente escogitato, gli descrive dettagliatamente i connotati di Leònida. Scena quarta All'inizio di questa scena Leònida, fingendosi Saurea, giunge dalla piazza fino alla casa del padrone dove trova Lìbano e il mercante in un'accesa discussione. Calandosi nella parte di
Saurea, Leònida inizia a rimproverare Lìbano e a picchiarlo per non aver ubbidito a un suo ordine. Il mercante, allora, lo prega di calmarsi. Leònida, fingendo di accorgersi solo ora della presenza del mercante, lo invita a saldare il suo debito. Il mercante però, non fidandosi ancora dello schiavo, vuole a tutti i costi incontrare il padrone Demeneto. Leònida, scocciato, inizia un'accesa discussione con il mercante che si conclude con il prevalere di quest'ultimo, quindi i tre si incamminano verso la piazza per incontrare Demeneto, precedentemente avvisato del piano. Atto terzo Modifica Questo atto è suddiviso in tre scene. Scena prima L'atto si apre davanti alla casa di Cleereta, la quale sta discutendo in modo acceso con la figlia riguardo ad Argirippo. Filènia, infatti, si è invaghita del figlio di Demeneto e lo ama senza chiedere in cambio alcun compenso. Ciò fa inalberare la mezzana, la quale pretende una somma per ogni servigio della figlia. Durante la discussione Filènia difende a spada tratta il suo amante. Dopo un lungo litigio le due, ancora furenti, rientrano in casa. Scena seconda Della prima parte di questa scena ci sono pervenute solo alcune parti. Dai frammenti di testo giunti fino a noi si può evincere che Leònida e Lìbano stanno discutendo, dopo aver ricevuto le venti mine dal mercante, sulla buona riuscita del loro piano e di come il loro padrone li abbia appoggiati. Mentre dialogano, vedono in lontananza Filènia che piange in compagnia di Argirippo. Scena terza Questa scena si svolge all'esterno della casa di Cleereta, dove Filènia e Argirippo stanno programmando di suicidarsi poiché la mezzana ha stretto un patto con Diàvolo mediante il quale i due non si sarebbero più potuti vedere. Giungono però sulla scena i due servi Lìbano e Leònida, portando con loro le venti mine ottenute dal mercante. Una volta mostratele ad Argirippo e dopo che quest'ultimo si fu rallegrato, decidono di prenderlo in giro prima di consegnargli il denaro. Così si fanno abbracciare da Filènia e Lìbano si fa addirittura portare in "spalletta" dal suo padroncino. Infine decidono di accontentare gli amanti dandogli le venti mine, a patto che Argirippo conceda al padre una notte con la cortigiana. Accettato ciò la scena si conclude con i due amanti felici. Atto quarto Modifica Questo atto è diviso in due scene. Scena prima L'atto si apre con il colloquio tra il parassita e Diàvolo. I due durante questa scena stipulano e scrivono il contratto da presentare a Cleereta, insieme alle venti mine, per ottenere la figlia per un anno intero. La scena si conclude con l'entrata dei due nella casa di Cleereta. Scena seconda Questa scena ha i medesimi protagonisti della precedente, i quali, trovando Demeneto in compagnia di Filènia e del figlio Argirippo in casa di Cleereta, decidono di avvisare Artèmona di quanto sta accadendo. Il parassita si offre per compiere questa missione. Atto quinto Modifica Questo atto si divide in due scene; Scena prima L'atto si apre in casa di Cleereta, dove Argirippo e suo padre Demeneto discutono se sia giusto o meno che Demeneto debba trascorrere tutta la durata del banchetto e la notte seguente con Filènia. Scena seconda
sarebbe stato debitore e gli avrebbe concesso una notte con la ragazza. Da ciò si può evincere che Demeneto è una mente diabolica che ha sempre un secondo fine. Per sua sfortuna però, alla fine della commedia, verrà smascherato dalla moglie e subirà da questa una punizione. È dunque, come si può ben capire, sottomesso e comandato da Artèmona. Diàvolo: Diàvolo è l'antagonista nella commedia plautina. All'inizio di questa riesce a stipulare un patto con Cleereta, che però riuscirà a portare a termine per via dell'intervento di Lìbano e Leònida. Dalla commedia si evince che è un uomo che vuole a tutti i costi la cortigiana Filènia arrivando addirittura a minacciare la mezzana, pur di averla. Cleereta: Cleereta è la mezzana della commedia nonché madre di Filènia, che gestisce le finanze della famiglia. È una donna molto autoritaria, che riesce a farsi valere anche di fronte a un personaggio potente come Diàvolo ed è così attaccata al denare da non concedere mai la figlia gratuitamente o in cambio di una somma inferiore a quella da lei richiesta. D'altro canto è disposta a concedere, anzi a lasciare per un anno la figlia sotto il pagamento di venti mine d'argento. Leònida: Leònida è il secondo servo di Demeneto. Lui riesce, con un colpo di ingegno e di fortuna ad accaparrarsi mediante un mercante le venti mine d'argento destinate a Saurea. Questo servo, oltre ad essere molto scaltro, è molto bravo a immedesimarsi in Saurea e a dar vita a una vera e propria messa in scena che riesce a ingannare il mercante. Un mercante: Il mercante è la fonte principale da cui i due servi vogliono estorcere il denaro da consegnare al loro padrone. Egli, pur cadendo vittima dell'inganno, rimane fino all'ultimo molto diffidente nei confronti dei due servi orditori dell'inganno. Lui, infatti, vuole parlare direttamente con il padrone di casa, Demeneto, che però è anch'egli coinvolto nel piano. Filènia: Filènia risulta essere l'elemento principale dei desideri di Argirippo e di Diàvolo. Intorno a lei, infatti, è costruita tutta la commedia. Lei prova un forte amore per Argirippo nonostante l'opposizione della madre. La cortigiana ha un carattere molto deciso nei confronti di ciò che vuole tanto da arrivare addirittura a litigate con Cleereta per amore. Argirippo : Argirippo è il personaggio principale della commedia, un giovane fanciullo innamorato di una bella cortigiana, il cui amore è ostacolato da un altro contendente, che, in questa commedia, è Diàvolo. Un parassita: Il parassita è colui che riferisce alla moglie di Demeneto ciò che il marito stava combinando. È quindi un personaggio molto loquace e maldicente, è lui che causa la lite tra Artèmona e Demeneto. Artèmona: Artèmona è la moglie di Demeneto ed è anche colei che possiede il patrimonio familiare e gestisce il denaro della famiglia. È una donna con un carattere molto forte a tal punto da sembrare la padrona di casa, in quanto sottomette anche il marito. Saurea: Saurea è il servo di Artèmona e proprio per questo motivo è considerato superiore agli altri due servi, Lìbano e Leònida. Artèmona, infatti, possiede il patrimonio familiare e Saurea è il custode di esso.