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La vita e l'opera di Tito Maccio Plauto, il più originale commediografo della letteratura latina. Si descrive il teatro plautino, i temi delle sue commedie e i personaggi tipici. Si evidenzia come Plauto utilizzasse un linguaggio volgare per rappresentare in modo realistico la società e far ridere il pubblico. Il documento potrebbe essere utile per uno studente di letteratura latina o di teatro classico.
Tipologia: Appunti
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Tito Maccio Plauto è il più originale commediografo della letteratura latina. Nacque a Sàrsina tra il 255 e il 250 a.C. Il suo nome “Maccio” richiama una maschera della “fabula Atellana”, il buffone Macco, perciò era soprannominato “pagliaccio dai piedi piatti”. Il terzo nome invece allude al suo modo di camminare sulla scena per accentuare i tratti dei personaggi. Investì nel commercio il denaro che aveva guadagnato come attore, ma perse tutto e finì in un mulino a girare la macina per pagare i debiti. Plauto nacque come mimo e successivamente fondò una compagnia di attori e iniziò a comporre commedie. Le prime commedie di Plauto risalgono all’inizio della seconda guerra punica nel 186 a.C. Infatti nelle sue opere si fa riferimento al “Senatusconsulum de Bacchanalis”, un decreto che reprimeva il culto di Dionisio e che venne emanato proprio in quell’anno. Morì nel 184 a.C.e sotto il suo nome circolavano circa 130 commedie, perché i capocomici dell’epoca si servivano del suo nome per ottenere successo. Varrone Ratino riuscì a redigere un elenco di 21 commedie , sicuramente autentiche.
Sembra che Plauto non volesse partecipare esplicitamente a nessun movimento politico perciò nelle sue opere denuncia coloro che sono avvezzi ad una vita viziosa. Il teatro diventa la vita messa in scena su una lastra di pietra in quanto racconta di conflitti tra due personaggi per una donna uniti a eventi della vita quotidiana in modo divertente; al contrario della tragedia greca dove vi è un unico atto con attori che esaltano le gesta dei re e degli eroi, che si conclude con una catarsi emotiva da parte degli spettatori. Lo scopo di Plauto è infatti quello di far ridere e non di migliorare gli spettatori o imporre degli ideali. Dietro la natura popolaresca del commediografo, si nasconde in realtà una complessa elaborazione artistica, in quanto far ridere non è così semplice come si possa pensare. Egli mette insieme: intrecci sorprendenti, ritmo incalzante, scherzi, un linguaggio graffiante e la musica; infatti talvolta i personaggi cantano e danzano sulla scena. Plauto fu anche accusato di non essere molto colto, ma in realtà si serviva di termini quotidiani e di un linguaggio volgare per rappresentare in modo realistico la società e per suscitare la risata. Uno degli strumenti linguistici che più utilizzava era infatti la “ tirata ”, una sequenza di parole inventate, di metafore, insulti e parolacce, recitate da un solo attore tutte di seguito.
Plauto non inventava trame originali ma le ricavava dagli autori greci. Escogitava varianti che piacevano al pubblico romano. L’ambientazione, i nomi e le trame sono quindi greche ma la lingua e il modo di rappresentare la storia, sono latini. Questo perché una commedia greca sarebbe risultata inconciliabile con il gusto della popolazione romana e, al contrario, una commedia troppo vicina sarebbe avrebbe potuto offendere.
-la commedia della beffa verso un anziano il pater familias; -la commedia degli equivoci o del doppio (che spesso parlava di gemelli, perché considerati strani, oppure di due persone identiche, chiamate “simillimi”, che non sanno dell’esistenza l’una dell’altra); -la commedia romanzesca (contenente intrecci complessi); -la caricatura (in cui un difetto o una caratteristica di un personaggio veniva evidenziata in modo esagerato); -l’ agnizione , ovvero “riconoscimento” (in cui un personaggio cela e poi rivela alla fine della storia, la sua identità) -la commedia composta (che univa un po’ tutte queste commedie).
Nel teatro plautino vi cono modelli e maschere fisse: -Il “ senex ”, vecchio, una parodia del pater familias, in cerca di avventure e perseguitato dalla moglie. Spesso s’innamora di qualche ragazza ma viene raggirato dal servo e ne esce perdente; -Il giovane “ adulescens ”, innamorato, ingenuo e senza un soldo, che senza l’aiuto sei servi, sarebbe incapace di fronteggiare le situazioni; -Il “ leno ”, cioè il ruffiano, il commerciante di prostitute e schiave, visto da Plauto come una figura spregevole; -la “ uxor ”, la matrona, spesso autoritaria; -il “ miles gloriosus ”, il soldato timoroso che si mette in ridicolo;
suscitare la risata per liberarsi dalle tensioni e dai malesseri quotidiani. Si ha quindi un’amoralità del teatro.
Con Plauto ha origine il metateatro : attua una rottura della quarta parete, cioè dell’illusione scenica e l’autore invita il pubblico ad intervenire nella vicenda. Si parla di ”letteratura carnevalizzata”, come la definisce Bacthin, cioè si ride dell autorità, ci si scambia i ruoli. L’obiettivo di Plauto era però, in questo modo, anche quello di denunciare quello che per lui era sbagliato nella società.