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Plauto - commediografo romano, Appunti di Lingue e letterature classiche

Plauto - commediografo romano, antichità latina

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 15/06/2020

ssarafino
ssarafino 🇮🇹

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Plauto (255/250 a.C. - 184 a.C.)
Plauto è il primo autore della letteratura latina, nonché il primo autore di palliate, di cui si conservano opere
integre. Il suo teatro, di immediato successo presso il pubblico romano, ha gettato le radici del teatro
comico europeo.
Vita
Le notizie biografiche in nostro possesso sono estremamente scarne:!
Tito Maccio Plauto nasce a Sarsina in Umbria (attuale Emilia Romagna) tra il 255 e il 250 a.C. (ambiente
provinciale)!
Non abbiamo notizie sicure, forse partecipa ad una guerra contro i Galli Boi ed Insubri (226-224 a.C.)!
Si trasferisce a Roma dove svolge l’attività di attore e di drammaturgo.!
Probabile attività di commerci e/o viaggi nell’Italia meridionale dove imparò il greco!
La sua condizione servile potrebbe essere un’invenzione derivata dall’importanza dello schiavo nelle sue
commedie.!
Muore a Roma nel 184 a.C.!
Il suo forse è un nome d’arte: Tito (nome proprio di origine umbra), Maccio da Maccus (maschera delle
atellane) e Plauto da plotus, colui che ha i “piedi piatti”.!
Una vita per la scena - p. 104
Questo epitao rimanda ad alcune tra le caratteristiche principali del suo teatro: !
1. L‘ adorazione di un unico genere drammatico: la commedia !
2. L’esercizio del mestiere non solo come produzione letteraria ma anche come pratica teatrale, al
punto che morto lui “la scena è deserta”!
3. Il divertimento come obiettivo principale delle commedie !
4. La collocazione della sua attività nell’ambito dei Giochi romani e nella loro atm ludica!
5. Uno stile spumeggiante, paradossale, che oltre alla metrica veste sul linguaggio teatrale
adottati: verbale, musicale, corporeo. !
Il pianto che colpisce il mondo del teatro alla scomparsa di Plauto, indica lo stretto rapporto tra
commediografo e il pubblico e il senso di perdita del timbro popolaresco che caratterizza la produzione.!
In questo testo manca qualsiasi riferimento alla persona di Plauto e alle vicende della sua vita. !
Aulo Gellio ci racconta che avrebbe voluto sulla sua tomba un epitao forse scritta da lui stesso!
Si dice che la Commedia piange e la scena è deserta!
Era considerato il massimo autore di palliate, quello con più successo!
Il suo teatro aveva come scopo il riso, il gioco e il divertimento il lusus !
Teatro caratterizzato da ritmi infiniti: varietà di forme metriche utilizzate e prolifico !
Le opere
L’enorme successo della sua comicità fa sì che Plauto diventò oggetto di imitazione e di plagio, tanto che
nel II sec. a.C. circolano sotto il suo nome ben 130 commedie.#!
Verso la fine del I sec. a. C. l’erudito Marco Terenzio Varrone proclama autentiche 21 commedie (quelle a
noi pervenute) e dichiara spurie le altre.!
Sono tutte palliate, ispirate a originali greci della Commedia Nuova (Menandro)!
Ignoriamo le date di composizione e rappresentazione delle commedie di Plauto; solo per 3 di esse è
possibile ricavare appigli cronologici: lo Stichus (200 a.C.), lo Pseudolus (191 a.C.), la Casina (dopo il
186 a.C.).!
La struttura delle commedie: gli intrecci
Gli intrecci delle commedie ricalcano uno schema fisso e costante e trame ripetitive:!
La lotta tra due antagonisti (un vecchio e un giovane) per la conquista di un bene (una donna, una
somma di denaro).!
La lotta vede spesso contrapposti i padri (severi, ma al tempo stesso dissoluti) e i figli, o i lenoni (capo
delle cortigiane) e i giovani innamorati, con la vittoria dei secondi sui primi grazie all’intervento di un
aiutante (il servo astuto). !
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Plauto (255/250 a.C. - 184 a.C.)

Plauto è il primo autore della letteratura latina, nonché il primo autore di palliate, di cui si conservano opere integre. Il suo teatro, di immediato successo presso il pubblico romano, ha gettato le radici del teatro comico europeo.

Vita

Le notizie biografiche in nostro possesso sono estremamente scarne:

  • Tito Maccio Plauto nasce a Sarsina in Umbria (attuale Emilia Romagna) tra il 255 e il 250 a.C. (ambiente provinciale)
  • Non abbiamo notizie sicure, forse partecipa ad una guerra contro i Galli Boi ed Insubri (226-224 a.C.)
  • Si trasferisce a Roma dove svolge l’attività di attore e di drammaturgo.
  • Probabile attività di commerci e/o viaggi nell’Italia meridionale dove imparò il greco
  • La sua condizione servile potrebbe essere un’invenzione derivata dall’importanza dello schiavo nelle sue commedie.
  • Muore a Roma nel 184 a.C.
  • Il suo forse è un nome d’arte: Tito (nome proprio di origine umbra), Maccio da Maccus (maschera delle atellane) e Plauto da plotus, colui che ha i “piedi piatti”. Una vita per la scena - p. 104
  • Questo epitaffio rimanda ad alcune tra le caratteristiche principali del suo teatro:
    1. L‘ adorazione di un unico genere drammatico: la commedia
    2. L’esercizio del mestiere non solo come produzione letteraria ma anche come pratica teatrale, al punto che morto lui “la scena è deserta”
    3. Il divertimento come obiettivo principale delle commedie
    4. La collocazione della sua attività nell’ambito dei Giochi romani e nella loro atm ludica
    5. Uno stile spumeggiante, paradossale, che oltre alla metrica veste sul linguaggio teatrale adottati: verbale, musicale, corporeo.
  • Il pianto che colpisce il mondo del teatro alla scomparsa di Plauto, indica lo stretto rapporto tra commediografo e il pubblico e il senso di perdita del timbro popolaresco che caratterizza la produzione.
  • In questo testo manca qualsiasi riferimento alla persona di Plauto e alle vicende della sua vita. Aulo Gellio ci racconta che avrebbe voluto sulla sua tomba un epitaffio forse scritta da lui stesso Si dice che la Commedia piange e la scena è deserta Era considerato il massimo autore di palliate, quello con più successo Il suo teatro aveva come scopo il riso, il gioco e il divertimento il lusus Teatro caratterizzato da ritmi infiniti: varietà di forme metriche utilizzate e prolifico

Le opere

  • L’enorme successo della sua comicità fa sì che Plauto diventò oggetto di imitazione e di plagio, tanto che nel II sec. a.C. circolano sotto il suo nome ben 130 commedie.
  • Verso la fine del I sec. a. C. l’erudito Marco Terenzio Varrone proclama autentiche 21 commedie^ (quelle a noi pervenute) e dichiara spurie le altre.
  • Sono tutte palliate, ispirate a originali greci della Commedia Nuova (Menandro)
  • Ignoriamo le date di composizione e rappresentazione delle commedie di Plauto; solo per 3 di esse è possibile ricavare appigli cronologici: lo Stichus (200 a.C.), lo Pseudolus (191 a.C.), la Casina (dopo il 186 a.C.).

La struttura delle commedie: gli intrecci

Gli intrecci delle commedie ricalcano uno schema fisso e costante e trame ripetitive:

  • La^ lotta^ tra due^ antagonisti^ (un vecchio e un giovane) per la conquista di un bene (una donna, una somma di denaro).
  • La lotta vede spesso^ contrapposti i padri^ (severi, ma al tempo stesso dissoluti)^ e i figli ,^ o i lenoni^ (capo delle cortigiane) e i giovani innamorati , con la vittoria dei secondi sui primi grazie all’intervento di un aiutante (il servo astuto).

Si aggiungono poi:

  • Il^ motivo^ dell’agnizione^ (riconoscimento)^ -^ Es.^ Uno^ schiavo^ scopre^ che^ è^ di^ nascita^ legittima, riconoscimento di un figlio da parte dei genitori
  • Il motivo avventuroso (del viaggio)
  • Il motivo del doppio o dei gemelli (che genera^ equivoci) i^ simillimi

Il rapporto con i modelli

I modelli di Plauto sono i testi della Commedia nuova , (cita l’autore e la Commedia a cui si è ispirato) a cui il commediografo attinge attraverso due procedimenti:

  • Il^ vertere , ossia un’operazione di traduzione-adattamento con ampi margini di libertà
  • La^ contaminatio , cioè la combinazione di elementi desunti da modelli diversi. Dei modelli Plauto mantiene:
  • L’ ambientazione greca , resa evidente da riferimenti geografici e storico-politici legati al mondo greco e l’abbigliamento
  • La tipologia di^ intrecci^ e i^ personaggi Plauto risente dell’influsso anche della novellistica e del romanzo d’avventura di età ellenistica e delle farse italiche (fescennini, atellana,ecc.)

Plauto “traduttore” dal greco - p. 109

Anche Plauto fa il suo ingresso nella letteratura scritta per tramite di modelli greci, cui si ispira. Di alcuni di questi modelli conosciamo con esattezza il titolo e-o l’autore ce ne informa, o perché possediamo l’originale da confrontare con quello plautino.

  • In un prologo Plauto stesso spiega il suo procedimento con i suoi modelli
  • Ci dice che questa Commedia è stata tradotta in greco ( vertere )
  • Non è una semplice traduzione ma un adattamento, non è una traduzione letterale ma tiene conto del contesto e del pubblico
  • Attraverso la^ contaminatio^ combina episodi che vengono da testi diversi in un testo unico
  • Rimane invariata l’ambientazione greca
  • Non è una vera traduzione, ma piuttosto una rielaborazione molto libero, finalizzata a rispondere agli obiettivi e alle caratteristiche culturali del contesto di cui esso è destinata
  • Plauto^ sembra^ guardare^ ai^ modelli^ comici^ greci^ non^ solo^ direttamente,^ ma^ anche^ indirettamente, attraverso l’imitazione che già ne ha fatto o ne sta facendo la commedia latina precedente.

Differenze con i modelli greci

  • I testi greci erano divisi in atti e c’era la parte del coro
  • Con Plauto abbiamo solamente la divisione degli atti
  • Le persone più importanti sedevano nel orchestra
  • La musica era molto presente, ne troviamo un utilizzo massiccio durante lo spettacolo
  • Lo capiamo dei diversi metri che vengono utilizzati (polimetria)
  • Parti solo recitate:^ diverbia
  • Parti recitate con accompagnamento musicale:^ recitativi
  • Parti cantate:^ cantica

La struttura delle commedie: i personaggi

  • I personaggi costituiscono una galleria di “tipi umani”, alcuni delle vere e proprie^ caricature , ognuno con delle caratteristiche ben precise per essere riconosciuti subito come rappresentanti di una categoria, senza alcun approfondimento psicologico e senza attenzione ai risvolti etici delle loro azioni.
  • Es.^ Lenone= problema della prostituzione, rappresentava una categoria intera
  • Non c’è attenzione al risvolto etico o all’evoluzione di un personaggio
  • La^ prevedibilità^ dei personaggi (presentati fin dal prologo non con i loro nomi, ma con il riferimento ai loro ruoli) permette al pubblico di godersi la comicità delle situazioni sceniche costruite da Plauto.
  • Pseudolo sta inscenando una commedia dentro la commedia: ponendosi al di sopra e al di fuori degli altri personaggi, fa muovere tutti secondo la sua strategia, proprio come il poeta fa agire lui e gli altri secondo la sua trama.
  • È una tapioca situazione di metateatro secondo un procedimento che ha i suoi precedenti nel teatro greco tragico e comico e nelle farse popolari italiche.
  • In Pseudolus per la prima volta nella storia culturale il metateatro giunge giunge a una definizione teorica, una sorta di fondazione, ti entrando un topos. Il servo parla con il pubblico e ragiona con loro per portare a buon fine la vicenda Organizza e macchina Pseudolus è un nome parlante (il mentitore), colui che inganna Es. Il servo-demiurgo ragiona su come macchinare l’intrigo per poterlo risolvere Il suo antagonista è la τύχη / Fortuna

Metateatro e rottura dell’illusione scenica

Un ingrediente della comicità plautina è costituito dalla violazione consapevole di alcune norme teatrali, che portano a effetti di sospensione dell’illusione scenica svelando il carattere artificiale dell’azione che si sta rappresentando. Questo capita:

  • Con gli^ “a parte” , ossia battute che i personaggi sulla scena indirizzano al pubblico o a se stessi senza essere uditi dagli altri personaggi
  • Attraverso^ il^ metateatro^ (teatro^ nel^ teatro) ,^ ossia^ portando^ l’attenzione^ sui^ meccanismi^ della rappresentazione, come accade: con il servo , regista interno allo spettacolo, che costruisce il proprio inganno sulla scena meditando a voce alta e interpellando il pubblico o con le battute che svelano trucchi teatrali

Il teatro nel teatro - p. 124

Il servo parla al pubblico e spiega che deve riflettere per portare avanti la Commedia e dice che sarà il flautista ad intrattenerli nell’attesa

Il rovesciamento carnevalesco

  • Nel teatro plautino si assiste ad un sistematico^ rovesciamento della realtà^ e del sistema culturale romano: Es. i servi sono più astuti dei padroni, le donne hanno la meglio sugli uomini, gli anziani si comportano da adolescenti, ecc.
  • Si tratta di un^ capovolgimento di valori e di idee^ che serve per esorcizzare i pericoli dello stesso cambiamento e che dura il tempo effimero della rappresentazione scenica perché poi tutto ritorna come prima ( teatro carnevalesco , secondo M. Bettini, idea introdotta dall’intellettuale russo Mikhail Bakhtin).
  • Anche durante le feste dei^ Saturnalia^ accadeva una sorta di rovesciamento sociale che consentiva agli schiavi di comportarsi da uomini liberi mentre questi ultimi indossavano i panni dei servi (forma terapeutica, valvola di sfogo finalizzata a riaffermare l’equilibrio preesistente della società).

La lingua di Plauto

La lingua delle commedie plautine è un documento del sermo familiaris , ossia della lingua d’uso dei romani.

  • Uso^ di^ stilemi^ affettivi^ (ripetizioni,^ ridondanze,^ esclamazioni)^ per^ coinvolgere^ emotivamente l’interlocutore, e di molte figure retoriche
  • Mescolanza di^ diversi registri linguistici
  • Uso di^ linguaggi settoriali^ ( Es. quello militare )
  • Neologismi^ hapax legomena,^ grecismi, deformazioni di parole (straordinaria creatività linguistica)
  • Nomi parlanti di alcuni personaggi, concepiti per significare le caratteristiche di chi lo porta o inventati per antifrasi Es. Pirgopolinice= conquistatore di torre città (caratterizzazione per antitesi) Pseudolus, allude alle caratteristiche di chi lo porta Euclione= “dalla buona fama” (si intendeva il contrario)
  • Arcaismi fonetici e morfologici che testimoniano la fase di evoluzione in cui si trova il latino nel III/II sec. a.C.
  • Ricorso a una^ sintassi piana^ e^ paratattica , con frequenti^ ellissi^ del soggetto e del verbo.

Anfitrione - p. 158

Trama

Mentre Anfitrione fa guerra ai Teleboi, Giove sotto le sue sembianze giace con la sua sposa, Alcmena. La tragicommedia inizia con Sosia che in piena notte, per ordine di Anfitrione che è appena tornato con lui, deve andare a dare il resoconto della guerra alla moglie Alcmena, ma per strada incontra Mercurio, che per ordine di Giove ha assunto le sue sembianze, e non deve farlo arrivare da lui. Per farlo, Mercurio, convince Sosia con la violenza che è il vero Sosia è lui e così lo schiavo torna indietro dal padrone. Poco dopo Zeus esce dalla casa di Alcmena giustificando la partenza dicendo che deve tornare a combattere e le dà una coppa d'oro che Anfitrione aveva vinto in guerra. Sorge il giorno dopo una notte che era stata più lunga del consueto affinché Zeus potesse concepire Eracle con Alcmena. Sosia va a riferire ad Anfitrione quello che gli era successo che incredulo ed arrabbiato lo definisce un pendaglio da forca, ed arrabbiato va dalla moglie che vede sulla porta di casa e le corre incontro chiedendole se aveva sentito la sua mancanza. Dal canto suo Alcmena lo accoglie in modo aggressivo e gli dice che si prendeva gioco di lei, poiché l'aveva lasciato poco prima. Qui segue un acceso dibattito su chi dei due aveva detto la verità; Alcmena come prova prende la coppa d'oro e la fa vedere al suo sposo, che per far vedere che la coppa l'ha lui, prende il cofano sigillato in cui l'aveva riposta e lo apre e vede che è vuoto. Alcmena gli racconta la serata che aveva passato con lui ma che in realtà aveva passato con Giove. Anfitrione dice ad Alcmena che l'ha tradita anche se lei continua a dire che l'ha passata con lui. Anfitrione per concludere la faccenda dice che va a cercare Naucrate, parente di Alcmena e che se Naucrate avesse confermato che non era stato con lei ma sulla nave l'avrebbe ripudiata. Alcmena accetta, Giove considerando l'accaduto torna con le sembianze di Anfitrione da Alcmena dice che era una burla e si fa perdonare. Anfitrione dopo aver cercato a lungo Naucrate senza averlo trovato, torna a casa per cercare di scoprire con chi la moglie lo aveva tradito gli apre Mercurio - qui la scena non è chiara perché nel tempo sono stati persi circa trecento versi - la scena finisce con Anfitrione e Giove sotto le sembianze di Anfitrione azzuffati e nessuno sa distinguerli. Giove rientra in casa perché Alcmena sta partorendo due gemelli, intanto Anfitrione che è fuori dalla porta è stato folgorato. Dopo viene soccorso dalla ancella Bromia che gli racconta la nascita dei due gemelli: e gli dice che uno è talmente grosso e forte che non è riuscito nemmeno a fasciarlo, poi gli dice che mentre erano nella culla, compaiono due enormi serpenti, e appena quel fanciullo fortissimo li vede scende dalla culla e li strangola. Mentre accade questo Giove confessa ad Alcmena di avere giaciuto con lei sotto le sembianze di Anfitrione. Quest'ultimo è contento di aver diviso la sposa con Giove ed ordina di offrirgli dei sacrifici. Giove infine dice ad Anfitrione di non punire Alcmena poiché è stata costretta dal suo potere gli dice che suo figlio gli darà eterna fama; Anfitrione è contento e dice che farà come vuole Zeus e lo prega di mantenere la sua promessa.

  • Commedia degli equivoci
  • Anfitrione ha una moglie di nome Alcmena di cui si innamora Giove
  • Lei però è una donna virtuosa e non si concede, così Giove prende le sembianze di Anfitrione finché il marito è impegnato in una campagna militare
  • Insieme a Giove c’è Mercurio che assume le sembianze di Sosia, il servo di Anfitrione
  • Alcmena lo accoglie e passa la notte con lui (Giove fa in modo che la notte si allunghi)
  • La mattina Giove le dice di dover tornare campo di battaglia e se ne va
  • Torna dalla battaglia il vero Anfitrione che si aspetta una grande accoglienza della moglie che però lo accoglie freddamente
  • Si interroga e capisce che lei lo ha tradito con un altro uomo che aveva le sue sembianze
  • Alcmena rimane incinta di due figli: uno di Giove (Eracle) e uno di Anfitrione (Ificle)
  • L’intervento di Giove ( deus ex machina ) permette di arrivare ad un lieto fine
  • Si creano vari equivoci
  • Sosia vede Mercurio nelle sue sembianze e si stupisce, quando lo racconta ad Anfitrione lui lo prende per pazzo
  • La commedia è giocata sul tema del doppio
  • Alla fine si incontrano e Mercurio riesce a convincerlo che lui è Sosia e Sosia comincia a dubitare di essere se stesso.
  • Arriva sosia davanti alla casa e vede uomo davanti alla casa (MERCURIO) e comincia un dialogo distante tra loro. Ognuno di loro pronuncia la battuta pensando che l’altro non la senta.
  • Sosia: la cosa che gli dà noia è che la notte non finisce più= allungata da Giove.

Dopo una notte d’amore - p. 168

La scena di commiato di Giove da Alcmena dopo la notte d’amore assomiglia quella di una qualsiasi coppia borghese, di coniugi o amanti, tra i quali, secondo i consueti luoghi comuni, la donna si lamenta dell’indifferenza del compagno e questi risponde dichiarando il proprio amore. La comicità nasce dallo scarto di livello di conoscenza della situazione tra Alcmena, ignara della reale identità dell’uomo e anche delle sue abitudini amorose e il pubblico che è invece onnisciente, come Mercurio che si inserisce nella scena con alcuni commenti “a parte”.

  • Giove liquida Alcmena come una coppia comune
  • Ha ottenuto quello che voleva e la congeda come una coppia
  • Alcmena dopo una notte è pronta per partorire (la gravidanza del figlio di Giove dura una sola notte)
  • Giove se ne va dicendo che quando il comandante si assenta gli altri soldati sbagliano, Mercurio conosce questi metodi usati dal padre
  • Mercurio fa un commento ironico nei confronti di Giunone:
  • “Se tua moglie sapesse che ti dedichi a queste belle imprese scommetto che preferiresti essere Anfitrione anziché Giove”
  • Alcmena gli risponde che vorrebbe vedere i fatti concreti del suo amore
  • “Te ne vai prima che si sia scaldata quella parte di letto dove ti sei coricato”

Anfitrione e sosia - p. 169

Nel colloquio con Anfitrione, Sosia cerca di convincerlo di essere lì di fronte a lui e contemporaneamente anche da un’altra parte, riprendendo le argomentazioni già utilizzate da Mercurio con lui. La confusione di identità del povero Sosia si esprime a livello linguistico nella ripetizione del pronome io ego riferita sia se stesso sia all’altro ego.

  • Mercurio convince Sosia che lui non è il vero Sosia e lui va da Anfitrione a dirglielo
  • “Tu sei qui mentre sei là? Mi prendi in giro?” “ Mi dici che ti trovi in due posti diversi? È ubriaco! È malato!”
  • “Pensavo di essere l’unico finché l’altro Sosia non mi ha costretto a credergli”
  • “Sapeva tutto di me e sì è impossessato anche della mia personalità”
  • Lo sbigottimento è tale di fronte ad un altro identico a lui che entra in una crisi d’identità

Le virtù di una materia - p. 172

Nell’equivoco venutosi a creare dopo che Giove l’ha sedotta sotto le mentite spoglie di suo marito Anfitrione, Alcmena proclama (in un lirico monologo) la sua totale dedizione al marito in base a un sistema di valori tipico della matrona romana, che, nel contesto comico, acquista il tono di una irriverente parodia.

  • In questo monologo Alcmena, convinta di essere stata con il marito Anfitrione, proclama quelle che sono le virtù di una donna (parodia dei monologhi tragici delle eroine)
  • Lei involontariamente tradisce i valori tipici di una donna nella società romana (fedeltà, capacità di sopportare la distanza dal marito…)
  • Le gioie sono poche a confronto con le sofferenze
  • Per esprimere il termine “gioia” utilizza la parola latina^ voluptas c he rimanda al piacere che deriva da un rapporto sessuale (usa un termine diverso per suscitare comicità)
  • Il fatto che la notte sia stata prolungata da Giove ci dà l’idea di una donna insaziabile visto che secondo lei le “gioie” sono state poche, “Solo per una notte”
  • Insieme alla gioia c’è sempre la tristezza
  • Queste celebrazioni sono pronunciate da una donna che ha disatteso tutte queste virtù

Il finale - p. 173

Dopo che anche Anfitrione ha subito una crisi di identità di fronte ad Alcmena che afferma di aver trascorso la notte con lui e dopo varie altre peripezie successive alla scoperta della gravidanza e del parto della moglie, finalmente la vicenda si scioglie con la comparsa di Giove (probabilmente in forma di deus ex machina come in una tragedia di Euripide) il quale chiarisce tutti e in specie ad Anfitrione l’accaduto: È stato lui ad ingravidare sua moglie e i gemelli appena nati sono uno figlio del legittimo marito e l’altro figlio di Giove stesso.

  • Anfitrione interroga la moglie e capisce che è stata con un altro
  • La divinità interviene e scioglie l’intreccio
  • Partorirà due figli, Eracle da Giove e Ificle da Anfitrione