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Plauto - commediografo romano, antichità latina
Tipologia: Appunti
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Plauto è il primo autore della letteratura latina, nonché il primo autore di palliate, di cui si conservano opere integre. Il suo teatro, di immediato successo presso il pubblico romano, ha gettato le radici del teatro comico europeo.
Le notizie biografiche in nostro possesso sono estremamente scarne:
Gli intrecci delle commedie ricalcano uno schema fisso e costante e trame ripetitive:
Si aggiungono poi:
I modelli di Plauto sono i testi della Commedia nuova , (cita l’autore e la Commedia a cui si è ispirato) a cui il commediografo attinge attraverso due procedimenti:
Anche Plauto fa il suo ingresso nella letteratura scritta per tramite di modelli greci, cui si ispira. Di alcuni di questi modelli conosciamo con esattezza il titolo e-o l’autore ce ne informa, o perché possediamo l’originale da confrontare con quello plautino.
Un ingrediente della comicità plautina è costituito dalla violazione consapevole di alcune norme teatrali, che portano a effetti di sospensione dell’illusione scenica svelando il carattere artificiale dell’azione che si sta rappresentando. Questo capita:
Il servo parla al pubblico e spiega che deve riflettere per portare avanti la Commedia e dice che sarà il flautista ad intrattenerli nell’attesa
La lingua delle commedie plautine è un documento del sermo familiaris , ossia della lingua d’uso dei romani.
Mentre Anfitrione fa guerra ai Teleboi, Giove sotto le sue sembianze giace con la sua sposa, Alcmena. La tragicommedia inizia con Sosia che in piena notte, per ordine di Anfitrione che è appena tornato con lui, deve andare a dare il resoconto della guerra alla moglie Alcmena, ma per strada incontra Mercurio, che per ordine di Giove ha assunto le sue sembianze, e non deve farlo arrivare da lui. Per farlo, Mercurio, convince Sosia con la violenza che è il vero Sosia è lui e così lo schiavo torna indietro dal padrone. Poco dopo Zeus esce dalla casa di Alcmena giustificando la partenza dicendo che deve tornare a combattere e le dà una coppa d'oro che Anfitrione aveva vinto in guerra. Sorge il giorno dopo una notte che era stata più lunga del consueto affinché Zeus potesse concepire Eracle con Alcmena. Sosia va a riferire ad Anfitrione quello che gli era successo che incredulo ed arrabbiato lo definisce un pendaglio da forca, ed arrabbiato va dalla moglie che vede sulla porta di casa e le corre incontro chiedendole se aveva sentito la sua mancanza. Dal canto suo Alcmena lo accoglie in modo aggressivo e gli dice che si prendeva gioco di lei, poiché l'aveva lasciato poco prima. Qui segue un acceso dibattito su chi dei due aveva detto la verità; Alcmena come prova prende la coppa d'oro e la fa vedere al suo sposo, che per far vedere che la coppa l'ha lui, prende il cofano sigillato in cui l'aveva riposta e lo apre e vede che è vuoto. Alcmena gli racconta la serata che aveva passato con lui ma che in realtà aveva passato con Giove. Anfitrione dice ad Alcmena che l'ha tradita anche se lei continua a dire che l'ha passata con lui. Anfitrione per concludere la faccenda dice che va a cercare Naucrate, parente di Alcmena e che se Naucrate avesse confermato che non era stato con lei ma sulla nave l'avrebbe ripudiata. Alcmena accetta, Giove considerando l'accaduto torna con le sembianze di Anfitrione da Alcmena dice che era una burla e si fa perdonare. Anfitrione dopo aver cercato a lungo Naucrate senza averlo trovato, torna a casa per cercare di scoprire con chi la moglie lo aveva tradito gli apre Mercurio - qui la scena non è chiara perché nel tempo sono stati persi circa trecento versi - la scena finisce con Anfitrione e Giove sotto le sembianze di Anfitrione azzuffati e nessuno sa distinguerli. Giove rientra in casa perché Alcmena sta partorendo due gemelli, intanto Anfitrione che è fuori dalla porta è stato folgorato. Dopo viene soccorso dalla ancella Bromia che gli racconta la nascita dei due gemelli: e gli dice che uno è talmente grosso e forte che non è riuscito nemmeno a fasciarlo, poi gli dice che mentre erano nella culla, compaiono due enormi serpenti, e appena quel fanciullo fortissimo li vede scende dalla culla e li strangola. Mentre accade questo Giove confessa ad Alcmena di avere giaciuto con lei sotto le sembianze di Anfitrione. Quest'ultimo è contento di aver diviso la sposa con Giove ed ordina di offrirgli dei sacrifici. Giove infine dice ad Anfitrione di non punire Alcmena poiché è stata costretta dal suo potere gli dice che suo figlio gli darà eterna fama; Anfitrione è contento e dice che farà come vuole Zeus e lo prega di mantenere la sua promessa.
La scena di commiato di Giove da Alcmena dopo la notte d’amore assomiglia quella di una qualsiasi coppia borghese, di coniugi o amanti, tra i quali, secondo i consueti luoghi comuni, la donna si lamenta dell’indifferenza del compagno e questi risponde dichiarando il proprio amore. La comicità nasce dallo scarto di livello di conoscenza della situazione tra Alcmena, ignara della reale identità dell’uomo e anche delle sue abitudini amorose e il pubblico che è invece onnisciente, come Mercurio che si inserisce nella scena con alcuni commenti “a parte”.
Nel colloquio con Anfitrione, Sosia cerca di convincerlo di essere lì di fronte a lui e contemporaneamente anche da un’altra parte, riprendendo le argomentazioni già utilizzate da Mercurio con lui. La confusione di identità del povero Sosia si esprime a livello linguistico nella ripetizione del pronome io ego riferita sia se stesso sia all’altro ego.
Nell’equivoco venutosi a creare dopo che Giove l’ha sedotta sotto le mentite spoglie di suo marito Anfitrione, Alcmena proclama (in un lirico monologo) la sua totale dedizione al marito in base a un sistema di valori tipico della matrona romana, che, nel contesto comico, acquista il tono di una irriverente parodia.
Dopo che anche Anfitrione ha subito una crisi di identità di fronte ad Alcmena che afferma di aver trascorso la notte con lui e dopo varie altre peripezie successive alla scoperta della gravidanza e del parto della moglie, finalmente la vicenda si scioglie con la comparsa di Giove (probabilmente in forma di deus ex machina come in una tragedia di Euripide) il quale chiarisce tutti e in specie ad Anfitrione l’accaduto: È stato lui ad ingravidare sua moglie e i gemelli appena nati sono uno figlio del legittimo marito e l’altro figlio di Giove stesso.