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-------> PLINIO IL GIOVANE!!, Appunti di Latino

Plinio il giovane: vita e opere: l'epistolario di Plinio, il panegirico di Traiano e collegamenti al Sul Sublime.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 12/01/2020

carolina.grossetti
carolina.grossetti 🇮🇹

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PLINIO IL GIOVANE
Gaio Cecilio Plinio Secondo nacque nel 61/2 d.C. a Novum Comum (attuale Como).
Figlio di una sorella di Plinio il Vecchio, rimasto orfano di padre, fu adottato dallo zio che lo lasciò alla
sua morte, nel 79, erede di possedimenti in Etruria e in Campagna.
Studiò a Roma e fu allievo di Quintiliano.
Fece una brillante carriera politica rivestendo varie cariche sotto Domiziano e giungendo al consolato
sotto Traiano, nel 100; amico personale dell’imperatore, che lo volle nel suo consilium principis, nel 110
o 111 fu da lui nominato governatore della Bitinia, dove molto probabilmente morì nel 112/3 (poiché
non abbiamo più sue notizie).
Il Panegirico di Traiano
L’unica orazione di Plinio conservata.
Si tratta del discorso di ringraziamento (gratiarum actio) che egli pronunciò in Senato, assumendo la
carica di console, il 1’ settembre del 100 e che poi amplificò e rielaborò per pubblicarlo.
E’ Sidonio Apollinare ad attribuire all’orazione il titolo di panegirico, quando l’opera fu assunta a
modello di letteratura encomiastica.
L’antesignano di un panegirico scritto per personaggi vissuti realmente è:
L’esaltazione di Agesilao da Senofonte;
Panegirico (380) di Isocrate;
orazioni per il re di Cipro (es. Evagora) di Isocrate;
Si tratta dell’unico esempio di oratoria imperiale rimasta (dopo Cicerone, infatti, non c’era più stato
nulla).
All’interno dell’opera viene trattata la figura di Traiano, visto come un re voluto dalla volontà divina
per il bene dell’impero e dotato di qualità che lo rendono assai simile a una divinità (anche se egli non
pretende onori divini); la narrazione non procede cronologicamente, ma per speciem , cioè per
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argomenti (secondo il modello svetoniano).
Vengono quindi rievocate:
- le vicende che portarono alla sua elezione all’impero, tra cui Plinio elogia il metodo della
successione per adozione;
- le qualità di Traiano come comandante militare, la sua generosità, la sua modestia;
-alle colpe e ai delitti di Domiziano, presentato come bieco tiranno e violentemente biasimato,
l’oratore contrappone le eccelse virtù, pubbliche e private, e i saggi provvedimenti
dell’optimus princeps;
- il massimo elogio poi per il rispetto dimostrato da Traiano per le magistrature e, soprattutto,
per il Senato, sottolineando la perfetta armonia che regna tra il principe e i senatori, a cui
sono finalmente assicurate la dignitas e la securitas.
Quello che interessa davvero a Plinio è dimostrare la forte antitesi tra Domiziano (sotto il quale
ammette però di aver fatto buona parte della sua carriera politica) e Traiano: il primo, infatti, odiava
coloro che erano stimati e amati dal Senato, mentre adesso con il secondo l’imperatore e il Senato
approvano e disapprovano le stesse cose. Inoltre è evidente tra gli scopi principali di Plinio quello di
incoraggiare la politica filosenatoria di Traiano, che garantisce onori e privilegi alla classe a cui egli
stesso appartiene.
1 Breve excursus sul genere della biografia:
- la biografia scaturisce dalla scuola aristotelica e dagli studi sulla natura umana;
- il più antico esempio di biografia è latino (cfr. Cornelio Nepote);
- nella letteratura greca il più importante è Plutarco;
Distinguiamo tra:
-biografia cronologica (cfr. Plutarco) e quindi presenta il corso della vita della figura prese in questione (vita,
fanciullezza, maturità e morte (infatti per Plutarco la morte era una cartina tornasole, poiché i suoi personaggi
negativi si riscattavano nel momento della loro morte (es. Crasso) e quelli positivi confermavano la loro
bontà nel momento della loro morte (es. Demostene).
-biografia per speciem/argomenti/rubriche (cfr. Svetonio)
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PLINIO IL GIOVANE

Gaio Cecilio Plinio Secondo nacque nel 61/2 d.C. a Novum Comum (attuale Como). Figlio di una sorella di Plinio il Vecchio, rimasto orfano di padre, fu adottato dallo zio che lo lasciò alla sua morte, nel 79, erede di possedimenti in Etruria e in Campagna. Studiò a Roma e fu allievo di Quintiliano. Fece una brillante carriera politica rivestendo varie cariche sotto Domiziano e giungendo al consolato sotto Traiano, nel 100; amico personale dell’imperatore, che lo volle nel suo consilium principis , nel 110 o 111 fu da lui nominato governatore della Bitinia, dove molto probabilmente morì nel 112/3 (poiché non abbiamo più sue notizie).

Il Panegirico di Traiano L’unica orazione di Plinio conservata. Si tratta del discorso di ringraziamento ( gratiarum actio ) che egli pronunciò in Senato, assumendo la carica di console, il 1’ settembre del 100 e che poi amplificò e rielaborò per pubblicarlo. E’ Sidonio Apollinare ad attribuire all’orazione il titolo di panegirico , quando l’opera fu assunta a modello di letteratura encomiastica. L’antesignano di un panegirico scritto per personaggi vissuti realmente è: ➔ L’esaltazione di Agesilao da Senofonte;Panegirico (380) di Isocrate; ➔ orazioni per il re di Cipro (es. Evagora ) di Isocrate; Si tratta dell’unico esempio di oratoria imperiale rimasta (dopo Cicerone, infatti, non c’era più stato nulla). All’interno dell’opera viene trattata la figura di Traiano, visto come un re voluto dalla volontà divina per il bene dell’impero e dotato di qualità che lo rendono assai simile a una divinità (anche se egli non pretende onori divini); la narrazione non procede cronologicamente, ma per speciem 1 , cioè per argomenti (secondo il modello svetoniano). Vengono quindi rievocate:

  • le vicende che portarono alla sua elezione all’impero, tra cui Plinio elogia il metodo della successione per adozione;
  • le qualità di Traiano come comandante militare, la sua generosità, la sua modestia;
  • alle colpe e ai delitti di Domiziano, presentato come bieco tiranno e violentemente biasimato, l’oratore contrappone le eccelse virtù, pubbliche e private, e i saggi provvedimenti dell’ optimus princeps ;
  • il massimo elogio poi per il rispetto dimostrato da Traiano per le magistrature e, soprattutto, per il Senato, sottolineando la perfetta armonia che regna tra il principe e i senatori, a cui sono finalmente assicurate la dignitas e la securitas. Quello che interessa davvero a Plinio è dimostrare la forte antitesi tra Domiziano (sotto il quale ammette però di aver fatto buona parte della sua carriera politica) e Traiano: il primo, infatti, odiava coloro che erano stimati e amati dal Senato, mentre adesso con il secondo l’imperatore e il Senato approvano e disapprovano le stesse cose. Inoltre è evidente tra gli scopi principali di Plinio quello di incoraggiare la politica filosenatoria di Traiano, che garantisce onori e privilegi alla classe a cui egli stesso appartiene.

1 Breve excursus sul genere della biografia:

- la biografia scaturisce dalla scuola aristotelica e dagli studi sulla natura umana;

- il più antico esempio di biografia è latino (cfr. Cornelio Nepote);

- nella letteratura greca il più importante è Plutarco;

Distinguiamo tra:

- biografia cronologica (cfr. Plutarco) e quindi presenta il corso della vita della figura prese in questione (vita,

fanciullezza, maturità e morte (infatti per Plutarco la morte era una cartina tornasole, poiché i suoi personaggi

negativi si riscattavano nel momento della loro morte (es. Crasso) e quelli positivi confermavano la loro

bontà nel momento della loro morte (es. Demostene).

- biografia per speciem /argomenti/rubriche (cfr. Svetonio)

Iubes esse liberos = ci comandi di essere liberi → intende far risultare il principato di Traiano quello della libertà (mentre prima erano costretti a fare ciò che facevano per necessitas ): concezione piuttosto singolare dal momento che la libertà di cui parla è sottoposta alla guida e alla tutela del principe, anzi addirittura imposta da lui. Un confronto con il De clementia di Seneca dimostra che Plinio non intendesse proporre, come Seneca, un programma di governo (seppur astratto e utopistico), ma si limitasse ad approvare incondizionatamente la politica traianea. Dal momento che la libertà è diventata una concessione dell’ unus , Plinio risulta molto attento al futuro: alcuni studiosi, infatti, hanno notato che il discorso di Plinio non è solo puro e semplice obsequium , ma anche un “ammonimento” nel ricordare a Traiano di mantenere la sua scelta di governo → Persta in ista ratione propositi. La novità dell’orazione, quindi, è che alla mera adulatio si aggiunge la persuasione (sempre fatta nei termini in cui un suddito può nei confronti del potere assoluto). Per quanto riguarda lo stile del Panegirico , esso vuole essere sublime, ma risulta spesso ridondante, iperbolico, magniloquente ed enfatico. Plinio non si pone il problema di sapere se tutti fossero a conoscenza delle vicende narrate e sfoggia la sua abilità di retore per dare una veste elevata e non generare noia nel lettore. Egli, infatti, si stupisce del fatto che il pubblico gradisse i passi meno retorici (anche se le recitationes avvenivano ancora). Il Panegirico ha avuto una storia complessa poiché sono stati trovati manoscritti che riportavano soltanto metà dell’opera e addirittura si è arrivati a confondere la sua opera con quella di Plinio il Vecchio ( → Naturalis Historia ); si torna a leggerlo soltanto nel Trecento. Lo stesso Carducci, in un’ode barbara, riprenderà la descrizione della fonte del Clitumno, fatta da Plinio, riadattandone la metrica^2 antica a quella moderna. Inoltre Manzoni parlerà di Plinio, mostrando il suo stupore: si domanda come abbia potuto un uomo come Plinio, un magistrato famoso, con il suo dolce carattere, scrivere delle simili follie (qui riferendosi alla lettera ai cristiani di Plinio).

L’epistolario di Plinio^3

2 Questo sperimentalismo aveva poi ispirato la metrica libera di Ungaretti e di Quasimodo, che ottengono però

l’effetto opposto a quello desiderato.

3 Excursus importante sul genere epistolario:

➢ Lisia : il corpus epistolare più antico;

➢ Platone: lettere pubblicistiche, politiche, filosofiche e morali; ce ne sono state tramandate 13.

➢ Isocrate: lettere di propaganda politica; ce ne sono state tramandate 9.

➢ Epicuro: con lui ha inizio l’epistola filosofica, intesa come strumento divulgativo con un linguaggio più

accessibile del trattato; inoltre egli ha introdotto la conservazione della copia della lettera.

➢ Cicerone: lettere differenti da quelle greche poiché non sono scritte con intento divulgativo; importanti

perché ci offrono uno spaccato personale della vita dell’autore ( → shock di Petrarca che aveva tutt’altra

considerazione della figura di Cicerone). Hanno come destinatari: i familiari, l’amico Bruto e il fratello

Attico.

Dopo Cicerone avviene il cosiddetto processo di retoricizzazione dell’epistola, che porterà quest’ultima a perdere la sua

primaria funzione informativa e a trasformarsi in importante genere letterario → lettere puramente letterarie:

➢ Orazio e Ovidio: unici esempi di epistole in versi dell’antichità (di Ovidio: Epistulae ex Ponto, Tristia );

➢ Seneca: Epistulae morales ad Lucilium;

➢ Plinio il Giovane: (secondo la Gianna) condividono aspetti delle lettere di Cicerone, il resto vedi sopra.

➢ San Paolo: veicolano un messaggio come le scuole filosofiche e hanno un aspetto tecnico per

l’organizzazione delle comunità cristiane;

➢ Petrarca: raccolta di lettere in prosa latina; si dividono in Familiares, Seniles, Sine nome, Variae, Metriche.

Notiamo una duplicità all’interno dell’epistolario: la vita vissuta dell’autore si mescola a quella letteraria.

Nel Settecento, poi, ha avuto grande fortuna il romanzo epistolare:

➢ Le relazioni pericolose di Chordelos de Laclos;

➢ I dolori del giovane Werther di Goethe;

➢ Ultime lettere di Jacopo Ortis di Ugo Foscolo;

➢ Dracula di Bram Stoker;

Sul sublime ( Περί ύψους ) L'opera non solo di difficile datazione, ma giunge a noi anche anonima: in passato si ritenne che l’autore si chiamasse Longino, ma per i molti dubbi si decise Pseudo-Longino o semplicemente anonimo. Infatti, Longino sarebbe vissuto nel III d.C., ovvero in un'epoca troppo tarda, perchè l’opera è piena di riferimenti al I d.C. (molti riferimenti a Cecilio di Calatte, autore del I a.C. di cui ci giunge poco, le cui teorie sono dibattute dell'autore ). Alcuni, inoltre, ritengono sia un’opera di Dionisio di Alicarnasso, ma l’attribuzione è esclusa per vari motivi. Il trattato è, insieme alla Poetica di Aristotele, una delle più importanti opere di estetica dell’antichità. Di autore anonimo, il trattato è una lunga disamina sul sublime, lo stile retorico cosiddetto elevato, che ha lo scopo di ammaliare il pubblico toccando le corde del sentimento e delle emozioni. In quel periodo, infatti, vi erano due diverse scuole di retorica: quella di Apollodoro e quella di Teodoro. Il primo era il maestro di Ottaviano, il secondo di Tiberio: Apollodoro, più incline all’atteggiamento atticista, difendeva un’oratoria persuasiva e dimostrativa e sosteneva che non bastassero le capacità personali, ma servisse una solida preparazione retorica; Teodoro, invece, di più spiccata propensione per l’asianesmo, tendeva a una maggiore fusione di πάθος (= sentimento ed emotività) per entusiasmare il pubblico e riteneva che dovesse prevalere sulla preparazione retorica la propria capacità personale. Le conclusioni dell’anonimo del sublime: il sublime non è lo stile (esistevano tre diversi stili: quello basso, proprio del romanzo, quello medio e quello sublime, proprio invece della poesia), ma l’effetto che si viene a creare nella poesia e nella prosa. L'anonimo del Sublime tende alla soluzione teodorea, mentre Cecilio di Calatte si era mostrato più incline all'altra soluzione. Nell'opera, l'autore non solo si contrappone a Cecilio, ma è anche intenzionato a spiegare e far comprendere come si attinga al sublime, ovvero un momento altissimo ed elevatissimo, per suscitare entusiasmo e sommovimento nell'animo. Egli, quindi, non solo si differenzia da Cecilio, ma anche da altri retori, che non erano stati in grado di spiegare nè quali fossero queste vie, nè di condurre il lettore e i discepoli verso di esse. In particolare modo, l'anonimo identifica 5 fonti del sublime:

➔ 2 di carattere più contenutistico e più connesse all'animo, alla natura e all' ingenium di chi scrive: ◆ Una di tipo razionale; ◆ Una di tipo emotivo; ➔ 3 di carattere più tecnico, riconducibili all' ars o doctrina , ovvero insegnabili e apprendibili: ◆ Retorica; ◆ Lessico; ◆ Sintassi.