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Politica economica. Temi scelti, Sintesi del corso di Politica Economica

Riassunto di temi scelti di politica economica

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 28/01/2020

michelalupu
michelalupu 🇮🇹

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TEMI SCELTI
IL RUOLO SOCIALE ED ECONOMICO DEL WALFARE STATE
Con il termine STATO SOCIALE (welfare state) si fa riferimento al complesso di politiche pubbliche
diretta a migliorare le condizioni dei cittadini.
Gli obiettivi perseguiti dal walfare sono: assicurare un tenore di vita minima tutti cittadini, dare
sicurezze agli individui in presenza di eventi naturali ed economici sfavorevoli di vario genere,
consentire a tutti i cittadini di usufruire di alcuni servizi fondamentali come sanità e istruzione.
Gli strumenti tipici per perseguire tali obiettivi sono: corresponsione in denaro nelle fasi nonna
occupazionale del ciclo vitale (maternità e vecchiaia) e nelle situazioni di incapacità lavorativa
(malattia, invalidità e disoccupazione), erogazione di servizi (istruzione e assistenza sanitaria),
concessione di benefici fiscali, regolamentazione di alcuni aspetti dell’attività economica
(assunzione persone valide, locazione di abitazioni a famiglie a basso reddito)
La costruzione dello stato sociale prende avvio con l’affermarsi delle nuove realtà economiche,
sociali e politiche generate dalla rivoluzione industriale
1883 – Germania = il cancelliere Bismark dà avvio alla prima assicurazione previdenziale.
1898 – Italia = viene varata la legge che istituisce l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni
sul lavoro.
1907/1911 – Danimarca e Gran Bretagna = nascono le prime forme di assicurazione contro la
disoccupazione.
Il modello di stato sociale può essere:
- Bismarkiano = fondato sulla figura del lavoratore
- Universalistico = rivolto al cittadino
L’intervento pubblico è necessario per concretizzare e regolarizzare quella domanda di beni e
servizi sociali che l’azione individuale non sarebbe in grado di manifestare. Lo sviluppo dello stato
sociale trova spiegazione in una combinazione di cause storiche, sociopolitiche, economiche
tecnologiche.
Si può distinguere l’impostazione dello stato sociale in:
- Impostazione universalistica = È più affermata nei paesi anglosassoni scandinavi sono
rivolte cittadine e finanziate dalla fiscalità generale
- Impostazione laburistica = tradizionalmente più diffusa nell’Europa continentale, Ha un
carattere assicurativo
REGOLE E DISCREZIONALITA’ NELLA P.E. IL CASO DELL’INCOERENZA TEMPORALE
Una delle questioni più dibattute nell’ambito della politica economica è quella che riguarda il
grado di libertà da lasciare ai policy makers nel determinare i propri comportamenti.
La politica economica può essere condotta:
- Sulla base di regole (monetaristi) I policy makers annunciano in anticipo quali politiche
verranno utilizzate in varie situazioni che assumono l’impegno credibile a seguire quelle
regole. Le regole sono considerate preferibili se si concepiscono i mercati come stabili e
efficienti e si ritiene che l’intervento pubblico sia soggetto ad errori o per opportunismo.
(Basso grado di libertà).
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TEMI SCELTI

IL RUOLO SOCIALE ED ECONOMICO DEL WALFARE STATE

Con il termine STATO SOCIALE (welfare state) si fa riferimento al complesso di politiche pubbliche diretta a migliorare le condizioni dei cittadini. Gli obiettivi perseguiti dal walfare sono: assicurare un tenore di vita minima tutti cittadini, dare sicurezze agli individui in presenza di eventi naturali ed economici sfavorevoli di vario genere, consentire a tutti i cittadini di usufruire di alcuni servizi fondamentali come sanità e istruzione. Gli strumenti tipici per perseguire tali obiettivi sono: corresponsione in denaro nelle fasi nonna occupazionale del ciclo vitale (maternità e vecchiaia) e nelle situazioni di incapacità lavorativa (malattia, invalidità e disoccupazione), erogazione di servizi (istruzione e assistenza sanitaria), concessione di benefici fiscali, regolamentazione di alcuni aspetti dell’attività economica (assunzione persone valide, locazione di abitazioni a famiglie a basso reddito) La costruzione dello stato sociale prende avvio con l’affermarsi delle nuove realtà economiche, sociali e politiche generate dalla rivoluzione industriale 1883 – Germania = il cancelliere Bismark dà avvio alla prima assicurazione previdenziale. 1898 – Italia = viene varata la legge che istituisce l’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro. 1907/1911 – Danimarca e Gran Bretagna = nascono le prime forme di assicurazione contro la disoccupazione. Il modello di stato sociale può essere:

  • Bismarkiano = fondato sulla figura del lavoratore
  • Universalistico = rivolto al cittadino L’intervento pubblico è necessario per concretizzare e regolarizzare quella domanda di beni e servizi sociali che l’azione individuale non sarebbe in grado di manifestare. Lo sviluppo dello stato sociale trova spiegazione in una combinazione di cause storiche, sociopolitiche, economiche tecnologiche. Si può distinguere l’impostazione dello stato sociale in:
  • Impostazione universalistica = È più affermata nei paesi anglosassoni scandinavi sono rivolte cittadine e finanziate dalla fiscalità generale
  • Impostazione laburistica = tradizionalmente più diffusa nell’Europa continentale, Ha un carattere assicurativo

REGOLE E DISCREZIONALITA’ NELLA P.E.  IL CASO DELL’INCOERENZA TEMPORALE

Una delle questioni più dibattute nell’ambito della politica economica è quella che riguarda il grado di libertà da lasciare ai policy makers nel determinare i propri comportamenti. La politica economica può essere condotta:

  • Sulla base di regole (monetaristi)  I policy makers annunciano in anticipo quali politiche verranno utilizzate in varie situazioni che assumono l’impegno credibile a seguire quelle regole. Le regole sono considerate preferibili se si concepiscono i mercati come stabili e efficienti e si ritiene che l’intervento pubblico sia soggetto ad errori o per opportunismo. (Basso grado di libertà).
  • In modo discrezionale (keynesiani)  la politica economica fronteggia gli eventi le nuove circostanze con interventi giudicati appropriati caso per caso. Si schierano coloro che considerano rilevanti i problemi derivanti dall’inefficienza e instabilità dei mercati E quindi vedono come necessario un’azione correttiva discrezionale da parte degli organi pubblici. (Alto gradi libertà). Regola semplice  È stata introdotta da Friedman con lo scopo di sottrarre ai responsabili della politica monetaria la libertà di decidere l’offerta di moneta e il suo tasso di espansione. Essa stabilisce infatti che l’offerta di moneta dovrebbe crescere allo stesso tasso al quale si espande il Pil reale: questa sarebbe la condizione per assicurare la stabilità dei prezzi. Alla base di questa regola vi è la tesi secondo cui, il reddito reale non è influenzato dall’offerta di moneta se non eventualmente nel breve periodo e gli effetti, se presenti, hanno un impatto negativo in termini di benessere sociale. Seguendo l’impostazione keynesiana la quale da un lato ammette l’influenza della moneta sulla produzione e dall’altro considera il mercato incapace di assicurare stabilmente elevati livelli di produzione e occupazione, si giunge alla conclusione che la discrezionalità nella determinazione dell’offerta di moneta è necessaria per contrastare le oscillazioni cui il mercato è spontaneamente esposto. La scelta tra regole discrezionalità può essere più complessa in funzione del contesto in cui viene collocata tale scelta. Ne è prova il dibattito sulla incoerenza temporale nel quale si tiene conto dell’integrazione strategica tra policy makers e agenti economici, ossia, viene considerato il fatto che il comportamento degli agenti dipende dalle politiche annunciate o adottate dagli organi pubblici. INCOERENZA TEMPORALE  rappresenta un argomento a favore delle regole contro la discrezionalità. Le politiche discrezionali sono più flessibili delle regole e questo può essere uno svantaggio in presenza di problemi di incoerenza temporale.  Incentivo dei policy makers di modificare la politica precedentemente annunciata dopo che i privati hanno agito sulla base di quegli annunci. Esempio Supponiamo che il governo per porre fine al mancato rispetto dei limiti di velocità annunci sanzioni per chi superi anche di solo 5 km/h il limite e che gli automobilisti quindi decidono di rispettare i limiti. Se ciò accadesse per il governo sarebbe inutile sostenere quei costi e se gli agenti agiscono prevedendo ciò non rispetteranno i limiti comunque. Per il governo è conveniente seguire un comportamento diverso da quello annunciato, proprio quando tale comportamento ritenuto. La soluzione ottimale (first best) sarebbe quella che assicura il rispetto dei limiti di velocità senza richiedere controlli. La soluzione di second best consente risultati migliori tra quelli possibili ossia imporre la regola e i relativi controlli. Il third best è invece la soluzione peggiore che si avrebbe in caso di coerenza temporale e quindi di discrezionalità. Il caso più studiato di incoerenza temporale si riferisce alla politica monetaria in relazione al TRADE- OFF tra inflazione e disoccupazione. Sono due curve convesse di Philips derivate di breve periodo aumentate delle aspettative di inflazione.

Prima argomentazione = la libera circolazione dei capitali consente una più efficiente allocazione del risparmio e degli investimenti a livello globale. Gli investimenti, nei singoli paesi, non sono più vincolati dal livello interno dei risparmi e gli investitori internazionali sono liberi di orientare le risorse verso quelle aree dove più elevata è la loro produttività. Seconda argomentazione = la mobilità di capitali rende possibile il cosiddetto commercio intertemporale. I flussi internazionali di capitale rendono sostenibili gli squilibri della BP dovuti ad una dinamica temporale della domanda interna diversa da quella del reddito interno. Gli investitori possono ridurre l’esposizione al rischio grazie alla diversificazione del proprio portafoglio a livello internazionale e realizzare tassi di rendimento attesi più elevati. Tali tassi, stimolando il risparmio degli investimenti, portano ad aumentare l’accumulazione di capitale e la crescita economica. Nel caso di investimenti diretti esteri, un vantaggio che tali investimenti favoriscono i trasferimenti di tecnologia verso paesi in via di sviluppo, aumentano in questi paesi la produttività. Terza argomentazione = I flussi internazionali di capitale tendono a privilegiare quei paesi che mirano ad assicurare la stabilità macroeconomica attuando i necessari aggiustamenti istituzionali e strutturali. Svantaggi e rischi della globalizzazione finanziaria  1 - una delle principali argomentazioni contrarie alla tesi secondo cui la piena liberalizzazione dei movimenti internazionale di capitali comporterebbe una più efficiente allocazione delle risorse e vantaggi in termini di crescita economica pone l’attenzione sui problemi di informazione incompleta come causa di distorsioni nel funzionamento dei mercati finanziari. Ci sono asimmetrie informative, in questi mercati, causa di azzardo morale, selezione avversa ed effetto gregge che producono inefficienze allocative, crisi bancarie valutarie, e, a livello internazionale, alimentano l’instabilità finanziaria. 2 - I mercati finanziari sono più esposti al fallimento rispetto ai mercati di beni, dipendono fortemente dalle attese sul futuro. Questo spiega il fenomeno dell’improvvisa e inattesa inversione di direzione dei flussi internazionali di capitali il fatto che un surplus della BP si trasformi rapidamente in deficit. Quindi la composizione dei flussi di capitale può avere un’influenza significativa sulla vulnerabilità di un paese alle crisi finanziarie. 3 - Nelle transazioni internazionali I costi di informazione sono molto elevati e accrescono il comportamento effetto gregge. Infatti la liberalizzazione dei mercati comportano un aumento di attività finanziarie che rende meno vantaggioso per gli investitori raccogliere informazioni su tutte le attività. Questo porta all’effetto gregge per cui gli operatori sono indotti ad imitare il comportamento di altri soggetti ritenuti maggiormente informati. 4 - Altre conseguenze negative riguardano l’aspetto distributivo perché i costi delle crisi sono distribuiti in modo disomogeneo nei settori produttivi e tra le componenti della società. Nei paesi in via di sviluppo la presenza di uno stato sociale sottodimensionato a spesso ostacolato un’efficace azione riequilibratrice. I paesi avanzati sono meno esposti al rischio di crisi finanziarie interne ed esterne. L’impatto negativo della instabilità finanziaria sull’economia interna è più modesta che nei paesi in via di sviluppo. La maggiore vulnerabilità dei paesi in via di sviluppo dipende da fattori di fragilità riguardo la qualità delle politiche macroeconomiche, l’assetto istituzionale e la governance. 5 – La libera circolazione dei capitali pone vincoli all’indipendenza delle politiche economiche nazionali. Elia Rossi e dei flussi di capitale portano instabilità macroeconomiche e finanziaria. Ad ex. possono generare un’eccessiva espansione della domanda aggregata, pressioni inflazionistiche, apprezzamento del tasso di cambio, perdita di competitività delle esportazioni. Il movimento di capitali rende scarsamente praticabili interventi di sterilizzazione che isolino il mercato monetario interno dalle influenze esterne. La triade impossibile è l’impossibilità per un paese di perseguire

simultaneamente più di due dei seguenti tre obiettivi: autonomia della politica monetaria, regimi di cambi fissi libera circolazione dei capitali. 6- La libera circolazione dei capitali indebolisce la sovranità economica nazionale. Una elevata pressione fiscale, rispetto a quella praticata di fuori dei confini nazionali, può attivare dei flussi di capitali verso l’estero, i quali comportano ripercussioni negative sul processo di crescita del paese. 7- Si possono avere divergenze tra legislazioni nazionali in materia di difesa ambientale e tutela della concorrenza. In presenza di elevata mobilità di capitali, queste divergenze provocano distorsioni nella struttura degli scambi internazionali di beni servizi e possono orientare in senso distorsivo la determinazione degli investimenti diretti esteri si è entrata che in uscita.

L’ INTEREVENTO PUBBLICO E I FALLIMENTI DELLO STATO E LA LORO GRAVITA’

Spesso i politici e burocrati adottano comportamenti e intraprendono azioni non attinenti alle funzioni e ai compiti che dovrebbero svolgere. Quando i risultati con l’intervento pubblico sono peggiori sul piano dell’efficienza dell’equità si parla di “ fallimento dello stato”. Per molto tempo si è assunto che quando lo Stato interviene nell’economia, l’esito sia il migliore possibile per l’efficienza e l’equità. Esempio= in presenza di esternalità negative si devono introdurre le tasse pigouviane che scoraggiano i comportamenti che generano l’esternalità, redistribuendo le entrate derivanti dalla riscossione delle tasse. Nella realtà può accadere che i risultati siano diversi da quelli immaginati: ossia la tassa potrebbe essere fissata a un livello sbagliato (troppo alta o troppo bassa per ottenere l’efficienza) oppure che le entrate derivanti dalle tasse siano utilizzate per scopi differenti da quelli iniziali. Questo può valere per ogni tipologia di intervento pubblico e viene chiamato “fallimento dello Stato”. Le politiche per la regolamentazione della concorrenza = possono dar luogo a esiti lontani da quelli concorrenziali perché il regolatore potrebbe adottare politiche che avvantaggiano coloro che dovrebbero essere regolati. Le politiche distributive= prevedono di trasferire il reddito o altre risorse dai ricchi ai poveri e possono trasformarsi in un vantaggio per i percettori di reddito che non sono i poveri. Le politiche macroeconomiche = dovrebbero contribuire a stabilizzare l’occupazione e a contenere l’inflazione ma spesso danno luogo a oscillazioni cicliche improprie. Come dimostrano questi esempi, l’intervento pubblico non sempre realizza gli obiettivi desiderati per l’efficienza e l’equità, quindi è sbagliato affermare che la migliore risposta al fallimento del mercato sia l’intervento pubblico. Comportamenti di politici e burocrati come causa di fallimento dello Stato  I risultati negativi delle varie politiche presentano molte cause riconducibili al comportamento di politici e burocrati.

  • In primo luogo, chi attua l’intervento pubblico potrebbe non avere tutte le informazioni necessarie per raggiungere gli obiettivi desiderati o potrebbe avere informazioni incomplete su alcune variabili decisive. (Avremo incoerenza temporale = tendenza a modificare le politiche in precedenza annunciate per ottenere, nell’immediato, risultati migliori per l’interesse generale, sebbene al prezzo di collocare l’economia, nel lungo periodo, sull’equilibrio sub-ottimale. Non è causata dal tentativo dei politici di anteporre il proprio interesse privato quello generale bensì ad un difetto di informazione che porta i politici a non considerare adeguatamente gli effetti di lungo termine delle loro scelte.)
  • In secondo luogo, c’è il comportamento opportunistico di chi ha la responsabilità di attuare le politiche pubbliche. ( INFORMAZIONE INCOMPLETA E OPPORTUNISMO SONO LE CAUSE PIU’ IMPORTANTI ) OPPORTUNISMO  Può essere definito come una forma estrema di egoismo o come il tentativo di conseguire vantaggi individuali, sfruttando ogni possibile opportunità.

La corruzione non ha soltanto effetti redistributivi tra corrotto e corruttore a vantaggio del primo, la tangente infatti spinge a prendere decisioni diverse da quelle prescritte dalle norme E può avere conseguenze rilevanti per la crescita economica RICETTA CONTRO IL FALLIMENTO DELLO STATO= I comportamenti opportunistici di politici e burocrati possono produrre conseguenze molto negative per il funzionamento dell’economia e per il benessere sociale. Per evitare tali effetti bisogna eliminare la causa che li produce e quindi l’intervento dello Stato. La questione non è così semplice. Eliminando l’intervento dello Stato vengono eliminati tutti gli effetti della sua azione e non soltanto quelli negativi. Esempio= se non tutti politici e burocrati dai quali dipende l’assegnazione delle pensioni di invalidità sono corrotti, un provvedimento che cancellasse questo istituto, attuato per sostenere soggetti svantaggiati, provocherebbe danni sociali enormi. Quindi la presenza del fallimento dello Stato non è una condizione sufficiente per raccomandare in modo generalizzato l’azzeramento dell’intervento pubblico. QUAL E’ IL CRITERIO PIU’ APPROPRIATO PER VALUTARE L’INTERVENTO PUBBLICO? 1- Efficienza paretiana 2- Equità 3- Impostazione di Besley Lo strumento analitico che utilizziamo è la curva di utilità possibile. E’ riferita a due individui e indica la massima utilità raggiungibili da uno dei due per ogni dato livello di utilità dell’altro. Ogni posizione interna alla curva è inefficiente in base al criterio di Pareto (sarebbe possibile accrescere l’utilità di almeno uno dei due senza diminuire quella dell’altro o, anche, accresce l’utilità di entrambi. Il punto B  È una situazione efficiente perché appartiene alla curva ed equa. Il punto A  È una situazione inefficiente che si ottiene in assenza di intervento pubblico. Se A passa a B l’intervento è perfetto, non vi è alcuna possibilità di parlare di fallimento dello Stato Se A passa a C = il punto C essendo collocato sulla curva è efficiente ma non è equo. Siamo in presenza di un fallimento dello stato. Se A passa a D= siamo al di sotto della curva (inefficienza) e lontani dal punto di equità. Non potendo assicurare l’efficienza paretiana e l’equità, c’è un fallimento di stato. La migliore alternativa consiste nel fare a meno dell’intervento pubblico? Il punto D nonostante sia al di sotto della curva si trova a destra e più in alto rispetto al punto A. Quindi entrambi i nostri individui godono di un’utilità maggiore in seguito all’intervento pubblico. Se A la migliore alternativa vuol dire privilegiare una situazione che è peggiore in base al criterio di Pareto e che nessuno dei due individui preferisce. È utile poter stabilire in ogni circostanza a quale esito, tra quelli rappresentati dai vari casi, conduce l’intervento pubblico. Occorre, quindi, valutare e confrontare la situazione che viene a determinarsi dopo l’intervento pubblico e quella che si avrebbe in sua assenza. Si possono mitigare i fallimenti dello Stato? Sono numerosi gli interventi che possono limitare il rischio di fallimento dello stato. 1- si può valutare l’opportunità di ridurre, in specifici ambiti e in modi opportuni, la discrezionalità di cui godono politici burocrati. Le regole automatiche rischiano di generare problemi anche più

gravi di quelli che intendono risolvere. Quindi un restringimento della discrezionalità dei politici potrebbe essere raccomandato con riferimento a quegli ambiti di attività nei quali sono meno probabili cambiamenti di contesto. Spesso i problemi con i quali si misura l’intervento pubblico devono essere valutati sotto una pluralità di aspetti. Le regole automatiche funzionano relativamente bene quando il criterio è uno soltanto ed è traducibile in precisi indicatori quantitativi. In ogni altra circostanza le regole automatiche rischiano di condurre ad esiti negativi. Esempio= l’individuazione del vincitore di una gara di appalto è effettuata sulla base della semplice: il vincitore sarà quello che pratica l’offerta economica più vantaggiosa. Il costo non è l’unico elemento rilevante, perché è importante anche la qualità dell’intervento. Ciò rende complicata la possibilità di adottare una regola automatica perché rende necessario stabilire quanto pesi la qualità rispetto al costo. 2 - si considerano le modalità di svolgimento della competizione elettorale e ogni elemento che accresca l’informazione e la capacità di valutazione dei cittadini-elettori. Un buon sistema elettorale potrebbe migliorare in modo molto significativo la capacità di selezionare politici capaci poco propensi all’opportunismo. Gli individui, infatti, non sono tutti uguali e gli economisti hanno distinto quelli con le motivazioni estrinseche (attenti solo ai vantaggi materiali associati alle azioni da svolgere) e quelli con motivazioni intrinseche (Mossi anche dal valore che attribuiscono alle azioni in sé e non al vantaggio materiale che possono tenere) Esempio= alcuni donano il sangue perché considerano l’azione appagante di per sé, altri lo fanno soltanto in funzione di un eventuale compenso. Un buon meccanismo di selezione dovrebbe essere in grado di privilegiare i politici e burocrati con motivazioni intrinseche. 3 - si considerano le modalità con le quali sono retribuiti burocrati e le caratteristiche del contratto che li lega la pubblica amministrazione Conclusione  misure efficaci che si possono applicare in modo generalizzato non sono disponibili. Quello che occorre è un attento esame dei singoli casi di “fallimento” e l’individuazione per ciascuno di essi delle misure di intervento più idonee.

COOPERAZIONE ECONOMICA INTERNAZIONALE

Il termine cooperazione è riferito ad una varietà di forme di collaborazione tra gli Stati che possono andare dalle consultazioni tra i governi al coordinamento delle politiche nazionali. Per il coordinamento si intende un accordo tra i paesi diretto a modificare le rispettive politiche, in modo da conseguire mutui benefici, resi possibili dall’ interdipendenza economica internazionale. Essa favorisce la trasmissione internazionale delle perturbazioni di varia natura e, al tempo stesso, fa si che le politiche economiche di un paese esercitino ripercussioni non solo al proprio interno ma anche sul “resto del mondo”. In presenza di questi effetti SPILLOVER, iniziative poste in essere in modo indipendente dai singoli paesi, producono normalmente risultati subottimali per l’economia mondiale nel suo complesso. Il coordinamento internazionale rappresenta il modo attraverso il quale gli effetti di spillover delle politiche di ciascun paese sul resto del mondo possono essere presi in considerazione nei processi decisionali dei governi nazionali. Nel corso degli ultimi decenni, caratterizzati dalla globalizzazione mercati e della produzione, il processo di integrazione economica internazionale ha subito una forte accelerazione. I principali fattori di tale accelerazione sono stati:

  • L’innovazione tecnologica nei trasporti, nelle comunicazioni e nell’informazione che, abbassando i costi delle transazioni internazionali, ha ridotto l’incidenza delle barriere naturali.
  • L’affermarsi di politiche orientate alla riduzione delle restrizioni commerciali e dei controlli sui trasferimenti di capitale.

scambio internazionale attraverso l’introduzione di un dazio, ottenendo la riduzione del prezzo dei beni importati rispetto a quelli esportati. Il ricorso al dazio comporta, per quel paese, una contrazione del volume degli scambi internazionali e, al medesimo tempo, distorsioni nella produzione e nel consumo del bene oggetto di protezione. La soluzione più vantaggiosa si avrebbe per il livello del dazio in corrispondenza del quale sia massima la differenza tra i benefici del miglioramento della ragione di scambio ed i costi sociali delle distorsioni interne adesso imputabili: tale livello esprime il dazio ottimo. Bisogna fare tre considerazioni: 1 – Mentre il benessere del paese che adotta il dazio crescerebbe, quello del partner commerciale si ridurrebbero. 2 – Il beneficio del paese che introduce il dazio sono comunque inferiori alle perdite del paese le cui esportazioni siano colpite da tale misura. Il ricorso al protezionismo comporta per l’economia mondiale un risultato peggiore rispetto a quello corrispondente al libero scambio. Fa aumentare il benessere del paese che vi ricorra a scapito del resto del mondo (politiche che indeboliscono il vicino). 3 – I guadagni di benessere sociale, per il paese che adotta il protezionismo, sono subordinati. È probabile che, in un contesto non cooperativo, I paesi danneggiati dal dazio siano indotti ad imporre a loro volta misure restrittive. La situazione di questo tipo possono scaturire guerre commerciali che conducono ad una perdita di benessere sociale. Il risultato migliore per entrambi il libero scambio. Il coordinamento internazionale in un contesto di “giochi ripetuti”  L’analisi sviluppata riguardo i due paesi incentivati a perseguire soluzioni non cooperative, è condizionata dall’ipotesi che ci si trovi in una situazione di giochi non ripetuti, ossia che quei paesi si trovino a dover compiere una scelta unica e definita. I governi nazionali trovano nella condizione di dover compiere ripetutamente nel tempo scelte di politica ambientale di politica commerciale E di dover interagire in modo duraturo con gli stessi partners. Nelle relazioni internazionali, I giochi ripetuti costituiscono uno scenario dal quale possono scaturire esiti cooperativi anche in presenza di paesi che agiscono in funzione esclusiva del benessere interno. Ciò può verificarsi se i paesi adottano una strategia di “cooperazione condizionata”: ossia ciascuno di essi assume un atteggiamento cooperativo nei limiti in cui gli altri facciano altrettanto. Un paese si comporterà in modo cooperativo se solo se gli altri paesi abbiano cooperato e viceversa. (tit for tat = occhio per occhio). Gli ostacoli al coordinamento internazionale  1° ostacolo è costituito dalla resistenza di policy makers nazionali a limitare la propria sovranità nelle scelte di politica economica. Gli accordi di cooperazione internazionale possono talvolta comportare vincoli stringenti alla discrezionalità dei governi nazionali. Riguardo sia la varietà degli strumenti utilizzabili che alle modalità del loro impegno nell’attività di regolazione dell’economia interna. 2 ° ostacolo riflette l’incertezza sul modello appropriato per rappresentare il funzionamento del sistema economico mondiale e quindi l’insieme di interdipendenze che lo contraddistinguono. 3° ostacolo è la possibilità che i paesi impostino un’azione cooperativa adottando come riferimento comune un modello sbagliato. Quest’ultimo infatti può condurre a risultati inferiori in termini di benessere sociale rispetto a quelli associati a scelte decentrate a livello nazionale in un contesto non cooperativo. 4° ostacolo = tra fattori che possono rendere difficile realizzare il coordinamento delle politiche figurano le differenze tra i paesi nelle priorità assegnati vari obiettivi. 5° ostacolo può derivare dalla presenza di elevati costi di transazione connessi all’attività di coordinamento, imputabili sia alla negoziazione degli accordi internazionali sia la verifica del loro

effettivo rispetto da parte dei paesi partecipanti sia, infine, alle procedure di risoluzione delle controversie. La soluzione cooperativa può non affermarsi, malgrado i suoi benefici potenziali, perché i singoli paesi potrebbero guidare gli accordi violare gli accordi di collaborazione nel tentativo di ottenere maggiori benefici derivanti dal rispetto degli accordi medesimi soltanto da parte dei restanti paesi. Si tratta del fenomeno del free riding, che rende poco credibili gli accordi di cooperazione raggiunti, in assenza di meccanismi atti a scoraggiare un comportamento del genere. In merito alle difficoltà di individuazione e quindi di punizione di eventuali comportamenti da free riders, un esempio significativo è offerto dal sistema della cooperazione internazionale, nell’esperienza successiva al secondo conflitto mondiale. Vari studi hanno evidenziato come non di rado i governi nazionali sia di paesi avanzati che in via di sviluppo abbiamo tentato di controbilanciare la progressiva riduzione dei livelli dei dazi sulle importazioni, attraverso il ricorso crescente alle cosiddette barriere non tariffarie. Tra i possibili ostacoli all’affermarsi del coordinamento internazionale delle politiche, va ricordato il disaccordo sui criteri di distribuzione dei potenziali benefici netti che esso comporta per i paesi partecipanti. Questa problematica può essere illustrata attraverso una sempre rappresentazione grafica.