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riassunto del capitolo 2 del libro di politica economica, Temi Scelti.
Tipologia: Sintesi del corso
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Con il termine stato sociale (Welfare state), si fa riferimento all’impegno che lo stato si è assunto nei confronti del benessere della collettività e nelle azioni verso alcuni settori importanti per natura sociale. (Es: cassa del mezzogiorno, Italia). La crisi del 2008, ha dato conferma della necessità di stabilizzare e sostenere gli equilibri economici da parte delle istituzione del welfare state. Interventi di natura assistenziale nascono in epoche precedenti. Es: 1601 Inghilterra, legge emanata per garantire elementi di sussistenza ai poveri. 1898 Italia, legge che istituisce l’assicurazione obbligatoria contro infortuni sul lavoro (copre i datori dai rischi di risarcimento). Dal 1942 – 44 con l’economista britannico liberale Beveradge, nasce il modello di stato sociale universalistico, rivolto al cittadino e non al lavoratore.
Nel nuovo assetto produttivo e sociale determinato dallo sviluppo capitalistico, si creano nuove esigenze e si riduce la capacità dei vecchi strumenti di soddisfarle. (Es: l’accelerazione dello sviluppo economico, causa una maggiore intensità delle oscillazioni di mercato, con rilevanza sociale e individuale per il rischio di disoccupazione. Anche una sempre crescente domanda di beni e servizi come la sanità e l’istruzione.) Si vengono a creare nuovi investimenti in capitale umano, che è alla base dello sviluppo economico e sociale. La sicurezza sociale e la stabilizzazione economica favorisce attività innovative, che generano input produttivi di base da cui derivano benefici collettivi. ( questo genera “free riding”). Le critiche più radicali vengono dall’impostazione marxista, per la contraddizione di fondo del sistema capitalistico, nel contrasto tra le sue esigenze di crescita economica e i rapporti sociali e produttivi su cui esso si basa. Da notare però che lo stato sociale si basa su un approccio collettivo e istituzionale estraneo alla logica individuale del profitto.
Nel corso del ‘900, in tutti i paesi sviluppati, c’è stata una crescita delle spese sociali, spiegabile anche in altri tre modi:
Lo sviluppo dello stato sociale trova spiegazione in diverse cause storiche, socio-politiche, economiche e tecnologiche, che spiegano le difformità qualitative e quantitative nelle singole nazioni. Piccola classificazione:
La crescita del ruolo pubblico nel ‘900 ha portato un aumento della spesa sociale e quindi delle entrate fiscali. Dopo il secondo dopoguerra si registrano molte spese per: pensioni, sanità, indennità, sussidi. Negli anni ’70, causa anche l’esplosione inflazionista e l’instabilità economica e finanziaria, si adottano misure deflazionistiche che si ripercuoto sullo stato sociale (causando anche crisi fiscale dello stato). Stato sociale criticato perché le sue politiche redistributive e assistenziali, disincentivano il risparmio e riducono la crescita economica. Inoltre favorisce comportamenti
opportunistici che mirano l’efficacia dello stato sociale. I processi globalizzazione puntano al contenimento del WS, che favorirebbe la competitività (spese sociali viste come un costo e loro finanziamento gravano sul salario) e la crescita. In realtà però il WS sviluppa capitale umano e aiuta l’innovazione tecnologica che può aprire nuovi mercati.
Nel campo sociale è molto difficile raggiungere obiettivi auspicati. Nella sanità, la creazione di mercati interni, non ha frenato l’aumento dei costi. Con i buoni acquisto c’è stata una riduzione dell’offerta pubblica, soprattutto nell’istruzione i voucher rischiano di aumentare la rendita di posizione delle scuole private. Il welfare-to-work, concede soldi a patto che si trovi lavoro (stimola la crescita e l’occupazione), ma fa venir meno i sussidi per la disoccupazione. I fondi pensione privati finanziati a capitalizzazione hanno mostrato tutta la loro incapacità di dare sicurezza e stabilità di reddito agli anziani, per il fatto che i rendimenti finanziari offerti dai mercati borsistici sono altamente variabili.
Nell’Unione Europea: situazioni altalenanti
Per far fronte alla maggior incertezza del lavoro, l’unione europea si è interessata alla “flexicurity”, con più efficaci ammortizzatori sociali e con politiche attive del lavoro. Tuttavia l’elevato costo, ha reso molte volte possibile solo la maggiore flessibilizzazione del lavoro, causando solo una maggiore precarietà.
COOPERAZIONE ECONOMICA INTERNAZIONALE capitolo 6
Cooperazione: accordo tra i paesi diretto a modificare le rispettive politiche, in modo da conseguire mutui benefici, resi possibili dall’interdipendenza economica internazionale. Quest’ultima favorisce la trasmissione internazionale delle perturbazioni e fa sì che le politiche economiche di un paese esercitino ripercussioni anche sul resto del mondo. Questi effetti di “spillover” , in presenza di iniziative nazionali indipendenti dagli altri paesi, producono risultati subottimali per l’economia mondiale nel sul complesso. Il coordinamento internazionale è il modo in cui questi spillover possono essere presi in considerazione nei processi decisionali dei governi nazionali.
I benefici potenziali del coordinamento internazionale: gestione dei beni pubblici globali e scelte di politica internazionale commerciale. In presenza di elevata interconnessione dell’economia mondiale queste ultime non posso essere fronteggiate secondo un’ottica esclusivamente nazionale.
Ruolo delle organizzazioni per la cooperazione
Il coordinamento internazionale può avere diverse forme: