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riassunto delle stato sociale, cap 2 dei "Temi Scelti"., Sintesi del corso di Politica Economica

riassunto del capitolo 2 del libro di politica economica, Temi Scelti.

Tipologia: Sintesi del corso

2016/2017

Caricato il 11/06/2017

millo901
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Con il termine stato sociale(Welfare state), si fa riferimento all’impegno che lo stato si è assunto
nei confronti del benessere della collettività e nelle azioni verso alcuni settori importanti per natura
sociale. (Es: cassa del mezzogiorno, Italia). La crisi del 2008, ha dato conferma della necessità di
stabilizzare e sostenere gli equilibri economici da parte delle istituzione del welfare state. Interventi
di natura assistenziale nascono in epoche precedenti. Es: 1601 Inghilterra, legge emanata per
garantire elementi di sussistenza ai poveri. 1898 Italia, legge che istituisce l’assicurazione
obbligatoria contro infortuni sul lavoro (copre i datori dai rischi di risarcimento). Dal 1942 – 44 con
l’economista britannico liberale Beveradge, nasce il modello di stato sociale universalistico, rivolto
al cittadino e non al lavoratore.
Nel nuovo assetto produttivo e sociale determinato dallo sviluppo capitalistico, si creano nuove
esigenze e si riduce la capacità dei vecchi strumenti di soddisfarle. (Es: l’accelerazione dello
sviluppo economico, causa una maggiore intensità delle oscillazioni di mercato, con rilevanza
sociale e individuale per il rischio di disoccupazione. Anche una sempre crescente domanda di beni
e servizi come la sanità e l’istruzione.) Si vengono a creare nuovi investimenti in capitale umano,
che è alla base dello sviluppo economico e sociale. La sicurezza sociale e la stabilizzazione
economica favorisce attività innovative, che generano input produttivi di base da cui derivano
benefici collettivi. ( questo genera “free riding”). Le critiche più radicali vengono dall’impostazione
marxista, per la contraddizione di fondo del sistema capitalistico, nel contrasto tra le sue esigenze di
crescita economica e i rapporti sociali e produttivi su cui esso si basa. Da notare però che lo stato
sociale si basa su un approccio collettivo e istituzionale estraneo alla logica individuale del profitto.
Nel corso del ‘900, in tutti i paesi sviluppati, c’è stata una crescita delle spese sociali, spiegabile
anche in altri tre modi:
1. La produzione di beni e servizi sociali non risente dello sviluppo tecnologico come altri
settori, quindi resta elevato l’uso di risorse.
2. Nelle società economicamente in crescita si verifica un aumento dei consumi complessivi,
tra cui quelli sociali.
3. Invecchiamento demografico, con aumento spese sanitarie e pensionistiche.
Lo sviluppo dello stato sociale trova spiegazione in diverse cause storiche, socio-politiche,
economiche e tecnologiche, che spiegano le difformità qualitative e quantitative nelle singole
nazioni. Piccola classificazione:
Impostazione universalistica: paesi anglosassoni e scandinavi, prestazioni rivolte al
cittadino, finanziate dalla fiscalità generale.
Impostazione laburistica: Europa orientale, carattere più assicurativo, rivolta al lavoratore e
ai suoi familiari, finanziato dai contributi del lavoratore o del datore.
La crescita del ruolo pubblico nel ‘900 ha portato un aumento della spesa sociale e quindi delle
entrate fiscali. Dopo il secondo dopoguerra si registrano molte spese per: pensioni, sanità,
indennità, sussidi. Negli anni ’70, causa anche l’esplosione inflazionista e l’instabilità economica e
finanziaria, si adottano misure deflazionistiche che si ripercuoto sullo stato sociale (causando anche
crisi fiscale dello stato). Stato sociale criticato perché le sue politiche redistributive e assistenziali,
disincentivano il risparmio e riducono la crescita economica. Inoltre favorisce comportamenti
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Scarica riassunto delle stato sociale, cap 2 dei "Temi Scelti". e più Sintesi del corso in PDF di Politica Economica solo su Docsity!

Con il termine stato sociale (Welfare state), si fa riferimento all’impegno che lo stato si è assunto nei confronti del benessere della collettività e nelle azioni verso alcuni settori importanti per natura sociale. (Es: cassa del mezzogiorno, Italia). La crisi del 2008, ha dato conferma della necessità di stabilizzare e sostenere gli equilibri economici da parte delle istituzione del welfare state. Interventi di natura assistenziale nascono in epoche precedenti. Es: 1601 Inghilterra, legge emanata per garantire elementi di sussistenza ai poveri. 1898 Italia, legge che istituisce l’assicurazione obbligatoria contro infortuni sul lavoro (copre i datori dai rischi di risarcimento). Dal 1942 – 44 con l’economista britannico liberale Beveradge, nasce il modello di stato sociale universalistico, rivolto al cittadino e non al lavoratore.

Nel nuovo assetto produttivo e sociale determinato dallo sviluppo capitalistico, si creano nuove esigenze e si riduce la capacità dei vecchi strumenti di soddisfarle. (Es: l’accelerazione dello sviluppo economico, causa una maggiore intensità delle oscillazioni di mercato, con rilevanza sociale e individuale per il rischio di disoccupazione. Anche una sempre crescente domanda di beni e servizi come la sanità e l’istruzione.) Si vengono a creare nuovi investimenti in capitale umano, che è alla base dello sviluppo economico e sociale. La sicurezza sociale e la stabilizzazione economica favorisce attività innovative, che generano input produttivi di base da cui derivano benefici collettivi. ( questo genera “free riding”). Le critiche più radicali vengono dall’impostazione marxista, per la contraddizione di fondo del sistema capitalistico, nel contrasto tra le sue esigenze di crescita economica e i rapporti sociali e produttivi su cui esso si basa. Da notare però che lo stato sociale si basa su un approccio collettivo e istituzionale estraneo alla logica individuale del profitto.

Nel corso del ‘900, in tutti i paesi sviluppati, c’è stata una crescita delle spese sociali, spiegabile anche in altri tre modi:

  1. La produzione di beni e servizi sociali non risente dello sviluppo tecnologico come altri settori, quindi resta elevato l’uso di risorse.
  2. Nelle società economicamente in crescita si verifica un aumento dei consumi complessivi, tra cui quelli sociali.
  3. Invecchiamento demografico, con aumento spese sanitarie e pensionistiche.

Lo sviluppo dello stato sociale trova spiegazione in diverse cause storiche, socio-politiche, economiche e tecnologiche, che spiegano le difformità qualitative e quantitative nelle singole nazioni. Piccola classificazione:

  • Impostazione universalistica: paesi anglosassoni e scandinavi, prestazioni rivolte al cittadino, finanziate dalla fiscalità generale.
  • Impostazione laburistica: Europa orientale, carattere più assicurativo, rivolta al lavoratore e ai suoi familiari, finanziato dai contributi del lavoratore o del datore.

La crescita del ruolo pubblico nel ‘900 ha portato un aumento della spesa sociale e quindi delle entrate fiscali. Dopo il secondo dopoguerra si registrano molte spese per: pensioni, sanità, indennità, sussidi. Negli anni ’70, causa anche l’esplosione inflazionista e l’instabilità economica e finanziaria, si adottano misure deflazionistiche che si ripercuoto sullo stato sociale (causando anche crisi fiscale dello stato). Stato sociale criticato perché le sue politiche redistributive e assistenziali, disincentivano il risparmio e riducono la crescita economica. Inoltre favorisce comportamenti

opportunistici che mirano l’efficacia dello stato sociale. I processi globalizzazione puntano al contenimento del WS, che favorirebbe la competitività (spese sociali viste come un costo e loro finanziamento gravano sul salario) e la crescita. In realtà però il WS sviluppa capitale umano e aiuta l’innovazione tecnologica che può aprire nuovi mercati.

Nel campo sociale è molto difficile raggiungere obiettivi auspicati. Nella sanità, la creazione di mercati interni, non ha frenato l’aumento dei costi. Con i buoni acquisto c’è stata una riduzione dell’offerta pubblica, soprattutto nell’istruzione i voucher rischiano di aumentare la rendita di posizione delle scuole private. Il welfare-to-work, concede soldi a patto che si trovi lavoro (stimola la crescita e l’occupazione), ma fa venir meno i sussidi per la disoccupazione. I fondi pensione privati finanziati a capitalizzazione hanno mostrato tutta la loro incapacità di dare sicurezza e stabilità di reddito agli anziani, per il fatto che i rendimenti finanziari offerti dai mercati borsistici sono altamente variabili.

Nell’Unione Europea: situazioni altalenanti

  • Nel 2000 Strategia di Lisbona: obiettivi sociali, di crescita e di occupazione allo stesso livello.
  • Nel 2005 a seguito di bassi tassi di crescita, gli obiettivi sociali vengono retrocessi.
  • Nel 2006 la politica sociale comunitaria registra comunque dei passi avanti con il coordinamento delle politiche nazionali.
  • Dopo la crisi del 2009 si torna a riconsiderare vitali le politiche sociali al pari delle altre.
  • Nella strategia Europea del 2020, le politiche sociali vengono di nuovo subordinate, questa volta alle politiche di bilancio.

Per far fronte alla maggior incertezza del lavoro, l’unione europea si è interessata alla “flexicurity”, con più efficaci ammortizzatori sociali e con politiche attive del lavoro. Tuttavia l’elevato costo, ha reso molte volte possibile solo la maggiore flessibilizzazione del lavoro, causando solo una maggiore precarietà.

COOPERAZIONE ECONOMICA INTERNAZIONALE capitolo 6

Cooperazione: accordo tra i paesi diretto a modificare le rispettive politiche, in modo da conseguire mutui benefici, resi possibili dall’interdipendenza economica internazionale. Quest’ultima favorisce la trasmissione internazionale delle perturbazioni e fa sì che le politiche economiche di un paese esercitino ripercussioni anche sul resto del mondo. Questi effetti di “spillover” , in presenza di iniziative nazionali indipendenti dagli altri paesi, producono risultati subottimali per l’economia mondiale nel sul complesso. Il coordinamento internazionale è il modo in cui questi spillover possono essere presi in considerazione nei processi decisionali dei governi nazionali.

I benefici potenziali del coordinamento internazionale: gestione dei beni pubblici globali e scelte di politica internazionale commerciale. In presenza di elevata interconnessione dell’economia mondiale queste ultime non posso essere fronteggiate secondo un’ottica esclusivamente nazionale.

  • Bene pubblico globale. L’ambiente: dalla riduzione dell’inquinamento ne sarebbero avvantaggiati tutti i paesi, indipendentemente dal loro contributo offerto. Con l’ausilio del dilemma del prigioniero, notiamo come il coordinamento internazionale garantisce il raggiungimento di equilibri pareto-superiori. Considerando due paesi, il miglior risultato si
  1. Possibilità che i paesi adottino un modello “sbagliato”
  2. Differenze nei paesi alle priorità assegnate a diversi obiettivi, che molto spesso possono collidono tra loro. Es. trade-off tra prezzi e occupazione.
  3. Elevati costi di transazione per l’attività di coordinamento. Costi per la negoziazione degli accordi e per il successivo controllo del rispetto degli accordi.
  4. Disaccordo nella distribuzione dei potenziali benefici. Tale fenomeno ha alimentato tensioni e conflitti, oltre a delle tesi che vedono il libero scambio solo a favore di paesi ricchi e avanzati a discapito degli altri paesi.
  5. Limiti alla “cooperazione condizionata” in presenza di policy makers che privilegiano un arco temporale di breve periodo. Costi di controlli Ex-post e la capacità di trovare e punire comportamenti di free riders. Esempio il ricorso a barriere non teriffarie ( norme tutela ambientale, protezioni del lavoro…), sono di difficile controllo perché bisogna distinguere se attuate per politiche interne o se attuate per scopi protezionistici.

Ruolo delle organizzazioni per la cooperazione

Il coordinamento internazionale può avere diverse forme:

  • Coordinamento ad hoc , se di breve periodo.
  • Possono avere carattere durevole nel tempo, con una successione di atti decisionali in un lasso di tempo indefinito. In questo caso il rafforzamento del coordinamento intergovernativo può concretizzarsi con la creazione di un regime internazionale (norme, regole, procedure cui sono vincolati i paesi facenti parte dell’accordo). Spesso i regimi hanno la presenza di un’organizzazione internazionale indipendente (1944 FMI). La presenza di queste organizzazioni può accrescere il successo del coordinamento, perché:
  1. (^) Riduce i costi di transazione (un organo si fa carico di raccolta informazioni e diffusione di queste).
  2. Rende credibile e attuabile una cooperazione condizionata, proprio grazie alla sua posizione privilegiata che gli consente di raccogliere informazioni utili e quindi di svolgere efficaci attività di sorveglianza, avere un ottimo sistema sanzionatorio (muovendo una risposta collettiva verso il governo sanzionato).
  3. La sua azione di mediazione consente di instaurare relazioni intergovernative durature, aumentando l’orizzonte temporale e questo fa sì che aumentino anche le perdite future, per ogni singolo paese, nel caso di ritorsioni degli altri paesi. Questo disincentiva il sottrarsi agli accordi.