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Bergson, Freud, Popper: Irrazionalismo, Scienza e Società Aperta, Appunti di Filosofia

Le analogie e le differenze tra filosofi come bergson e freud, e la critica di karl popper alla psicoanalisi e al marxismo. Bergson e freud sono considerati esponenti dell'irrazionalismo, con l'importanza assegnata alla coscienza interiore. Popper, invece, critica la non scientificità di queste teorie e introduce il concetto di fallibilismo. Anche della critica di popper al marxismo e al totalitarismo, e della società aperta e chiusa.

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 17/11/2020

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ANALOGIE E DIFFERENZE FRA BERGSON E
FREUD
Bergson può essere considerato un esponente dell’irrazionalismo, come Freud. Freud
infatti afferma che la vita dell’uomo è mossa da istanze irrazionali, pulsionali, anche se
crede nel valore della ragione, tanto è vero che l’individuo guarisce dalle malattie
psichiche quando diventa consapevole delle loro cause. Freud è infatti detto l’ultimo
dei positivisti. Inoltre Henri Bergson ha in comune con Freud l’importanza assegnata
alla coscienza, cioè allo studio di quel vissuto interiore, molto spesso trascurato dalle
scienze dei dati di fatto (naturali) che tendono a trattare ogni dato con i loro metodi
qualitativi, matematizzanti. Bergson con la sua tesi di laurea del 1895 afferma che i
dati della coscienza devono essere analizzati con categorie molto diverse da quelle
della ricerca scientifica. Ad esempio il tempo della coscienza (durata) non corrisponde
al tempo spazializzato della fisica. Tale distinzione costituisce il presupposto filosofico
di molte innovazioni delle tecniche narrative tipiche della letteratura europea nota con
il nome di modernismo (Italo
Svevo).
KARL POPPER
La psicoanalisi, fondata da Freud fu attaccata e criticata (poiché non scientifica) da
Karl Popper, un filosofo di origini austriache che si occupò di filosofia della scienza e
quindi di epistemologia. Karl Popper, morto nel 1994, accusò il marxismo e la
psicoanalisi di non scientificità alla luce della sua concezione epistemologica che è
nota con il nome di fallibilismo.
Divenne inoltre famoso nel 1945 per aver pubblicato un testo dal titolo la società
aperta e i suoi nemici”, in cui distingueva tra società chiuse e aperte, caratterizzate da
regimi democratici che si opponevano a ogni forma di totalitarismo. Da questo punto
di vista vi è un’analogia fra Popper e Bergson, rappresentante dello spiritualismo
francese che operò nei primi decenni del 900, il quale aveva per primo introdotto
questa distinzione fra società chiusa e società aperta. Popper afferma di essere
l’assassino dell’empirismo logico o del neopositivismo, cioè una corrente
epistemologica, nata negli anni 20 intorno al circolo di Vienna, che affermava che
fossero sensate soltanto le proposizioni linguistiche soggette alla verificabilità
empirica, cioè quelle che possono essere verificate empiricamente. Tutte le
proposizioni insensate devono quindi essere escluse dall’indagine scientifica. Popper è
molto critico verso questo principio di verificabilità per due motivi:
Innanzitutto, lo stesso principio di verificabilità non è esso stesso verificabile,
quindi non rispetta la condizione che si è posto da solo, poiché non può essere
confrontato con un’esperienza che lo verifichi.
Inoltre, secondo questo stesso criterio tutte le leggi scientifiche sarebbero prive
di senso. Bisognerebbe infatti definire sensata una legge che è stata verificata,
ma perché una legge sia verificata è necessario aver esaminato tutti i casi
possibili che ricadono sotto quella legge. I casi possibili sono infiniti (passati,
presenti e futuri), quindi non è possibile una verificazione completa, e dunque la
legge scientifica dovrebbe essere considerata insensata.
Popper allora ritiene che il vero principio di demarcazione fra ciò che è scientifico e
ciò che non lo è sia un criterio detto di falsificabilità. Sono cioè scientifiche quelle
teorie che possono essere falsificate dall’esperienza, cioè quelle teorie che sono in
grado di indicare e di immaginare un’esperienza concreta che possa falsificare la
teoria. Popper spiegò questo criterio riferendosi alla Teoria della relatività di Einstein,
che egli apprezzò molto, proprio perché lo stesso Einstein dopo averla formulata
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ANALOGIE E DIFFERENZE FRA BERGSON E

FREUD

Bergson può essere considerato un esponente dell’irrazionalismo, come Freud. Freud infatti afferma che la vita dell’uomo è mossa da istanze irrazionali, pulsionali, anche se crede nel valore della ragione, tanto è vero che l’individuo guarisce dalle malattie psichiche quando diventa consapevole delle loro cause. Freud è infatti detto l’ultimo dei positivisti. Inoltre Henri Bergson ha in comune con Freud l’importanza assegnata alla coscienza , cioè allo studio di quel vissuto interiore, molto spesso trascurato dalle scienze dei dati di fatto (naturali) che tendono a trattare ogni dato con i loro metodi qualitativi, matematizzanti. Bergson con la sua tesi di laurea del 1895 afferma che i dati della coscienza devono essere analizzati con categorie molto diverse da quelle della ricerca scientifica. Ad esempio il tempo della coscienza (durata) non corrisponde al tempo spazializzato della fisica. Tale distinzione costituisce il presupposto filosofico di molte innovazioni delle tecniche narrative tipiche della letteratura europea nota con il nome di modernismo (Italo Svevo).

KARL POPPER

La psicoanalisi, fondata da Freud fu attaccata e criticata (poiché non scientifica) da Karl Popper, un filosofo di origini austriache che si occupò di filosofia della scienza e quindi di epistemologia. Karl Popper, morto nel 1994, accusò il marxismo e la psicoanalisi di non scientificità alla luce della sua concezione epistemologica che è nota con il nome di fallibilismo. Divenne inoltre famoso nel 1945 per aver pubblicato un testo dal titolo “ la società aperta e i suoi nemici ”, in cui distingueva tra società chiuse e aperte, caratterizzate da regimi democratici che si opponevano a ogni forma di totalitarismo. Da questo punto di vista vi è un’ analogia fra Popper e Bergson , rappresentante dello spiritualismo francese che operò nei primi decenni del 900, il quale aveva per primo introdotto questa distinzione fra società chiusa e società aperta. Popper afferma di essere l’ assassino dell’empirismo logico o del neopositivismo , cioè una corrente epistemologica, nata negli anni 20 intorno al circolo di Vienna, che affermava che fossero sensate soltanto le proposizioni linguistiche soggette alla verificabilità empirica, cioè quelle che possono essere verificate empiricamente. Tutte le proposizioni insensate devono quindi essere escluse dall’indagine scientifica. Popper è molto critico verso questo principio di verificabilità per due motivi:  Innanzitutto, lo stesso principio di verificabilità non è esso stesso verificabile, quindi non rispetta la condizione che si è posto da solo, poiché non può essere confrontato con un’esperienza che lo verifichi.  Inoltre, secondo questo stesso criterio tutte le leggi scientifiche sarebbero prive di senso. Bisognerebbe infatti definire sensata una legge che è stata verificata, ma perché una legge sia verificata è necessario aver esaminato tutti i casi possibili che ricadono sotto quella legge. I casi possibili sono infiniti (passati, presenti e futuri), quindi non è possibile una verificazione completa, e dunque la legge scientifica dovrebbe essere considerata insensata. Popper allora ritiene che il vero principio di demarcazione fra ciò che è scientifico e ciò che non lo è sia un criterio detto di falsificabilità. Sono cioè scientifiche quelle teorie che possono essere falsificate dall’esperienza, cioè quelle teorie che sono in grado di indicare e di immaginare un’esperienza concreta che possa falsificare la teoria. Popper spiegò questo criterio riferendosi alla Teoria della relatività di Einstein , che egli apprezzò molto, proprio perché lo stesso Einstein dopo averla formulata

aveva fatto una previsione molto rischiosa. Poiché la teoria della relatività prevede che tempo e spazio siano intrecciati fra di loro, aveva previsto in occasione di un’eclissi solare che la luce proveniente da alcune stelle sarebbe stata deviata dalla massa solare. Tale deviazione fu registrata, ma Einstein si era detto pronto a rigettare la sua intera teoria, qualora questo fenomeno non si fosse verificato. Questo è un chiaro esempio di falsificazione di una teoria: Einstein aveva individuato un possibile caso in cui la sua teoria sarebbe stata confutata. Popper afferma però che una teoria che supera una possibile confutazione viene semplicemente corroborata , cioè vede accrescere il proprio contenuto di verità, ma non è possibile sapere se essa è vera in assoluto, poiché potrebbe essere confutata in futuro. Le teorie per questo motivo si differenziano per grado di verosimilitudine , cioè quelle che hanno superato più falsificazioni sono più verosimili di altre, ma non è possibile sapere se la teoria in questione sia vera in assoluto. È possibile però avvicinarsi sempre di più alla verità senza mai sapere di possederla. Paradossalmente si potrebbe essere in possesso di una teoria vera, che descrive l’universo ma l’uomo non potrà mai saperlo, perché non potrà mai disporre di tutte le falsificazioni possibili. Per questo motivo la concezione di Popper è detta fallibilismo , perché le concezioni scientifiche sono fallibili, cioè sono soggette a confutazioni. Viene quindi ribaltata la distinzione dell’antichità fra episteme e doxa , cioè scienza certa e opinione incerta, la stessa scienza per Popper è doxa, opinione instabile che può essere riveduta, falsificata, ma anche abbandonata. Si possono capire a questo punto due conseguenze del fallibilismo:

  1. Una in ambito culturale, la critica di Popper al marxismo e alla psicoanalisi
  2. L’altra in ambito sociopolitico con la critica alle società chiuse, ai sistemi totalitari opposti alle società aperte e democratiche, in cui vige proprio lo stesso stato mentale che caratterizza il fallibilismo. AMBITO CULTURALE: CRITCA A MARXISMO E PSICOANALISI Il Marxismo originariamente comprendeva delle previsioni, che allo stesso tempo potevano fungere da possibili esperienze falsificabili. [es] Marx aveva predetto che il capitalismo avrebbe prodotto una miseria sempre crescente del proletariato, così come la rivoluzione proletaria avrebbe portato al socialismo, che si sarebbe verificata una rivoluzione prima nei paesi industrializzati che negli altri. In realtà i fatti storici avevano mostrato che queste previsioni non si erano avverate, quindi il Marxismo in teoria, secondo Popper, doveva essere considerato falso alla luce di queste falsificazioni storiche. In realtà invece di accettare le confutazioni e respingere la teoria marxiana i seguaci di Marx reinterpretarono la teoria introducendo, quelle che in epistemologia sono chiamate “ ipotesi ad hoc ”. [es] i marxisti sostennero che il Capitalismo non fosse crollato e che la rivoluzione non fosse avvenuta nei paesi industrializzati perché lo sfruttamento degli operai è continuato in paesi extraeuropei per esempio sotto forma di imperialismo. Ecco perché la rivoluzione non è scoppiato in Europa, ma è scoppiata magari in altri paesi più periferici che non erano nemmeno industrializzati. In questo modo però I marxisti hanno rifiutato di accettare che le previsioni di Marx non si erano realizzate e i marxisti, quindi non si sono comportati in modo epistemologicamente corretto. Per questo il marxismo non può essere considerato una teoria scientifica secondo Popper, perché qualsiasi cosa avvenga, in marxisti sembra che siano in grado di spiegarla facendo comunque valere la validità della teoria marxiana. La stessa cosa succederebbe con la psicoanalisi.

governare adeguatamente, i governati, cioè i cittadini semplici, attraverso le libere elezioni hanno la possibilità di scegliere un governo diverso che magari gradualmente introduca riforme che si avvicinano alle esigenze del bene comune. Per questo motivo la società aperta è caratterizzata da una tolleranza di fondo , un pluralismo di fondo perché nessuno è in grado di tenere la verità assoluta. Il problema non è decidere chi governa, ma assicurare meccanismi che consentano il ricambio dei governanti in modo non violento e per questo la democrazia la forma migliore di governo secondo Popper e caratterizza la cosiddetta società aperta. Il filosofo formula anche un interessante paradosso “ il paradosso della tolleranza ” secondo cui non bisogna essere tolleranti con gli intolleranti. Infatti, l' unica chiusura della società aperta è proprio verso gli intolleranti, che se venissero in qualche modo lasciati liberi di esprimere la loro intolleranza rischierebbero di diffonderla e di trasformare la società aperta in una società chiusa. La società chiusa è basata invece sul rispetto ferreo delle regole e sulla subordinazione dell'individuo alla collettività, non c'è spazio quindi per il pluralismo, non c'è spazio per una concezione politica in cui chi governa, governa per approssimazione, introducendo riforme che possono migliorare o peggiorare il bene comune dello Stato e quindi in questo modo la società chiusa diventa il simbolo di ogni totalitarismo, che non accetta di essere falsificati nessun modo, che non accetta nessuna critica interna. Bisogna tenere conto che Popper in questo momento viveva negli Stati Uniti quindi fa un po' da “ sponsor ” per la democrazia, chi è in grado di assicurare la correzione degli errori ecco perché è simile al fallibilismo.