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Povertà e salute Unimib, Dispense di Sociologia

Appunti presi a lezione, integrazione libro di testo + Morlicchio, sociologia della povertà e Marmot, la salute diseguale

Tipologia: Dispense

2020/2021
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Povertà e salute
Università degli Studi di Milano-Bicocca
POVERTA’ E SALUTE Secondo semestre
A.A 2020\2021 (anno)
ORARI LEZIONI:
Lunedì: 8:30 10:30
Mercoledì: 8:30 10:30
Venerdì: 8:30 10:30
ESAME:
Frequentanti: 2 domande aperte in 1 ora di tempo.
- Bisogna segnalare la presenza ogni giorno
- È prevista la discussione di articoli monografici (4-5 articoli)
- È prevista una relazione finale di max 5 pagine su macro-temi
- Svolgimento di lezioni con esercitazioni sulle disuguaglianze e salute
- Non c’è l’esame orale, bisogna solo connettersi il giorno dell’esame per accettare o meno il
voto.
Le seguenti attività verranno valutate e contribuiranno al voto finale.
Esame non frequentanti: 3 domande aperte in 1.30 h
È POSSIBILE UTILIZZARE LIBRI E APPUNTI DURANTE L’ESAME.
Alcune possibili domande per l’esame:
1. Quali sono i diversi tipi di società che si sono sostenuti nel corso del tempo?
2. Quali sono i processi sociali che generano povertà?
3. Quali sono i soggetti maggiormente a rischio?
4. Cosa intende Marx per liberazione?
5. Qual è la differenza tra incidenza e prevalenza? Fai un esempio.
6. Quali sono le diverse tipologie di welfare? Spiegane la differenza e argomenta la tipologia
di welfare utilizzata in Italia.
7. Cosa intende Marmot per salute diseguale?
INTRODUZIONE:
La salute delle psone è determinata da diversi fattori che possono essere di aspetto economico,
sociale, individuale ecc.
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Povertà e salute

Università degli Studi di Milano-Bicocca POVERTA’ E SALUTE Secondo semestre A.A 2020 \2021 (3°anno) ORARI LEZIONI: Lunedì: 8:30 – 10: Mercoledì: 8:30 – 10: Venerdì: 8:30 – 10: ESAME: Frequentanti : 2 domande aperte in 1 ora di tempo.

  • Bisogna segnalare la presenza ogni giorno
  • È prevista la discussione di articoli monografici (4-5 articoli)
  • È prevista una relazione finale di max 5 pagine su macro-temi
  • Svolgimento di lezioni con esercitazioni sulle disuguaglianze e salute
  • Non c’è l’esame orale, bisogna solo connettersi il giorno dell’esame per accettare o meno il voto. Le seguenti attività verranno valutate e contribuiranno al voto finale. Esame non frequentanti: 3 domande aperte in 1.30 h È POSSIBILE UTILIZZARE LIBRI E APPUNTI DURANTE L’ESAME. Alcune possibili domande per l’esame:
  1. Quali sono i diversi tipi di società che si sono sostenuti nel corso del tempo?
  2. Quali sono i processi sociali che generano povertà?
  3. Quali sono i soggetti maggiormente a rischio?
  4. Cosa intende Marx per liberazione?
  5. Qual è la differenza tra incidenza e prevalenza? Fai un esempio.
  6. Quali sono le diverse tipologie di welfare? Spiegane la differenza e argomenta la tipologia di welfare utilizzata in Italia.
  7. Cosa intende Marmot per salute diseguale? INTRODUZIONE: La salute delle psone è determinata da diversi fattori che possono essere di aspetto economico, sociale, individuale ecc.

Il contesto sociale nel quale ci troviamo influisce sulle nostre scelte. Fumare ad esempio è una scelta individuale. Ogni individuo è artefice delle sue scelte e dei suoi comportamenti, spesso si sceglie di condurre uno stile di vita non salutare anche se si è a conoscenza delle gravi conseguenze che questo può portare, come ad esempio bere, fumare ed essere sedentari. La propensione alla dipendenza da fumo può essere connessa a fattori esterni, in passato il fumo era riservato alle persone più benestanti e nello specifico agli uomini. La presenza di malattie genetiche incide solo per il 30% sulla nostra salute personale. ALCUNE CURIOSITA’: All’aumentare del livello di istruzione, aumenta anche l’aspettativa di vita di un individuo. Un livello di istruzione dei genitori più alto, porta ad un’altezza fisica maggiore dei figli rispetto a coloro che hanno livelli di studio più bassi (questo perché l’istruzione comprende anche informazioni relative a come condurre uno stile di vita sano come per esempio: non fumare e non bere in gravidanza). L’istruzione protegge e previene comportamenti dannosi In Italia, gli uomini raggiungono spesso posizioni lavorative più notevoli rispetto alle donne, perciò risultano essere più istruiti rispetto ad esse, però risultano essere meno in salute rispetto ad esse. Le motivazioni possono essere differenti: la mansione lavorativa occupata può essere più pericolosa e meno salutare rispetto al ruolo occupato da una donna. (ES. muratore, verniciatore ecc.) Lo stile di vita condotto dagli uomini è sempre più condizionato dalla scelta di bere, fumare, fare uso di droghe ed essere violenti. Sono molti di più gli uomini che finiscono in carcere rispetto alle donne, anche gli incidenti stradali vedono sempre più protagonisti gli uomini rispetto alle donne (probabilmente per la guida più sportiva e decisa). LE DISUGUAGLIANZE SI CREANO NELLA MAGGIOR PARTE DEI CASI PER FATTORI ECONOMICI O SALUTARI. Le disuguaglianze più conosciute sono spesso collegate all’istruzione, alle aspettative di vita e alla forma ed il benessere fisico (il sovrappeso è una disuguaglianza). SECONDA LEZIONE: La differenza tra incidenza e prevalenza è che l’incidenza è un dato statistico rilevato in un determinato arco di tempo, la prevalenza invece è il numero di persone all’interno della popolazione che nel corso della propria vita ha avuto determinate patologie. Si usano molto nello studio dei fenomeni di salute. Prevalenza: La prevalenza è un indicatore statistico che misura il rapporto fra il numero di eventi sanitari rilevati in una popolazione in un definito momento (o in un breve arco temporale) e il numero degli individui della popolazione osservati nello stesso periodo. Incidenza e tasso di incidenza: L’incidenza è un indicatore statistico che misura la velocità di comparsa di nuovi casi di una certa malattia, per esempio di un determinato tipo di tumore, nell’ambito di una popolazione di riferimento in un preciso arco di tempo. Viene espressa sotto forma di tasso di incidenza, ovvero il rapporto tra il numero di nuovi casi di malattia e il numero di persone considerate in un preciso arco di tempo ed in un preciso ambito, per esempio “10 nuovi casi di tumore epatico ogni 100 persone in un mese” LA DISUGUAGLIANZA: Che cosa determina la disuguaglianza sociale? Può essere il prodotto di processi macro-sociali che non è possibile modificare, può essere il risultato dei rapporti di potere all’interno della società che può essere modificato, può essere che alcuni gruppi sociali hanno tratti culturali, abitudini, stili di vita che li penalizzano nel processo di distribuzione delle risorse, oppure può essere che alcuni individui hanno predisposizioni (intelligenza, carattere, indole) che li penalizza nella competizione per le risorse.

modificarsi. A livello macro sono le norme culturali e consuetudini. A livello Marco sono lo status sociale dei genitori (principalmente il padre). In Italia, la dipendenza di un reddito di un individuo diverso da quello dei genitori arriva anche al 50%

LA DISUGUAGLIANZA

Che cos’è la disuguaglianza?

Per disuguaglianza intendiamo il fatto che in qualsiasi società umana alcuni individui ottengono una quantità di risorse maggiore rispetto ad altri. Questa normalmente viene definita disuguaglianza economica. Le risorse materiali disponibili sono finite, non c’è infatti una quantità infinita di risorse naturali o di prodotti generati dall’attività umana, di conseguenza data questa situazione alcuni soggetti riescono ad appropriarsi di una proprietà maggiore di risorse. Tutto ciò genera la disuguaglianza economica. Il punto rilevate è che i processi di distribuzione di queste risorse non avvengono in maniera casuale, difatti la disuguaglianza è da sempre collegata alle appartenenze collettive. La disuguaglianza è collegata alle appartenenze collettive (come la religione, la classe sociale…) o a fattori ascritti (come il genere, la razza, l’etnia…). In questo caso si parla di disuguaglianza sociale: il fatto di occupare una certa posizione all’interno della società, legata alla classe, a caratteriste ascritte o sociali, ci espone ad un maggiore/minore rischio di ottenere una certa quantità di risorse sociali o economiche (come lo status, il prestigio ecc) Il punto è che a livello macro la disuguaglianza non è un esito casuale, bensì l’effetto di specifici meccanismi sociali. Ciò significa che la nostra probabilità di ottenere una certa quantità di risorse economiche e sociali non dipende da accadimenti imprevedibili nel corso della nostra vita (fortuna/sfortuna) ma piuttosto è l’esito di alcuni meccanismi sociali che danno un assetto strutturale alle caratteristiche della disuguaglianza. La distribuzione diseguale delle risorse ha degli effetti negativi da diversi punti di vista:

  • Innanzitutto, produce condizioni di vita differenti tra persone appartenenti allo stesso contesto sociale
  • Offrendo differenti opportunità di disporre della propria esistenza. La nostra capacità di agire all’interno della società dipende anche dalla libertà di cui possiamo godere, la quale è a sua volta collegata alla quantità di risorse cui possiamo accedere (risorse sia in termini di opportunità sia in termini di risorse materiali che ci consentono di fare delle cose). Nella misura in cui questa disuguaglianza deriva da elementi strutturali rispetto ai quali gli individui hanno pochissimo potere d’azione, si pone un problema di legittimità e di sostenibilità sociale della disuguaglianza.
  • Innanzitutto, c’è un problema di tipo morale, per cui alcuni individui godono di opportunità di vita e di condizioni di vita sistematicamente peggiori rispetto ad altri, senza che ci sia una motivazione vera e propria dietro questo assetto.
  • Un altro aspetto rilevante è che ha conseguenza negative importanti sia a livello individuale sia collettivo, quindi la disuguaglianza peggiora le condizioni di vita e la qualità delle relazioni sociali in un determinato contesto, sia per le persone che occupano le posizioni più svantaggiate sia per la società nel suo insieme.
  • Un ultimo aspetto rilevante riguarda il fatto che uno dei presupposti di filosofia politica, sui quali si basa la legittimità del modello di organizzazione politica fondato sulla democrazia, è la promessa che chiunque potrà ottenere una buona posizione all’interno della società. Le persone che occupano le posizioni più basse all’interno della stratificazione sociale sono fortemente limitate in questa loro libertà, quindi non sono messe nelle condizioni di poter esprimere compiutamente le proprie capacità.

Metodi di misurazione della disuguaglianza (e della povertà)

Il principale indicatore di benessere è il reddito (a volte viene utilizzato anche il consumo) però il reddito è più facile da misurare rispetto al consumo, motivo per cui viene utilizzato più spesso. Si presuppone che il benessere degli individui o dei nuclei famigliari cresce linearmente al crescere delle risorse economiche disponibili. Più soldi un individuo ha a disposizione, maggiore sarà il suo benessere. Il reddito è quindi un indicatore più semplice del consumo, il quale presenta alcuni problemi fondamentali:

  • È più complicato da rilevare rispetto al reddito. Il reddito si misura ‘semplicemente’ chiedendo alle persone quanto guadagnano, il consumo invece richiede una procedura più complessa questo perché le spese sono maggiori rispetto alle entrate. Metodologicamente di solito si fanno delle indagini campionarie, su un certo numero di individui di un nucleo famigliare, e le si segue per certo periodo di tempo. Normalmente si analizziamo le spese per consumi avvenute nel corso di una settimana. È possibile individuare due problemi concettuali:
  • uno di tipo tecnico-metodologico: fa riferimento al fatto che una settimana non esaurisce la gamma delle spese che vengono compiute dalle famiglie, ciò significa che ci sono delle spese che hanno una frequenza inferiore a quella settimanale. (es. mutuo, che si paga su base mensile se non trimestrale)
  • uno di tipo concettuale (legato ai modelli di comportamento soggettivo): riguarda la propensione maggiore o minore che le persone hanno verso il consumo stesso. Ci sono persone che spendono una parte relativamente ridotta del proprio reddito, realizzando quindi un risparmio, e persone che spendono invece interamente il loro reddito. Di conseguenza, quando si va a rilevare il consumo si fa fatica a capire se una persona ha consumato poco perché ha poche risorse economiche da destinare al consumo oppure perché si tratta di una persona particolarmente propensa al

I più comuni indici di disuguaglianza:

1. Il più semplice è il rapporto interquantilico (o interdecilico): che misura il rapporto tra reddito complessivo posseduto del 20% (10%) più ricco e quello ricevuto dal 20% (10%) più povero. Se si usa il 20% si ha un rapporto interquantilico, se invece si usa il 10% si ha un rapporto interdecilico. A livello internazionale, valori molto bassi del rapporto interquantilico sono intorno a 3,5-4 cioè vuol dire che il 20% delle famiglie più ricche ha un reddito che è il quadruplo (tra 3,5 e 4 volte) del 20% delle famiglie più povere. I paesi con valori bassi sono tipicamente quelli europei, in particolare quelli dell’Europa settentrionale, e alcuni paesi dell’Asia centrale. I valori più elevati si registrano nei paesi dell’Africa sub-sahariana e in Sud America e possono superare anche 20, ciò vuol dire che i più ricchi guadagnano mediamente 20 volte in più dei più poveri. In alcuni paesi questo rapporto arriva addirittura a 50.

  1. Un altro indicatore frequentemente utilizzato è l’indice di Gini: è stato elaborato dal più famoso statistico italiano negli anni 20, Corrado Gini. A differenza dei rapporti interquantilici o interdecilici che forniscono un’informazione soltanto su due punti nella distruzione del reddito, l’indice di Gini dà invece un’informazione complessiva poiché tiene in considerazione di tutte le varie posizioni nella nostra distribuzione. L’indice di Gini considera l’intera distribuzione del reddito. Esso varia nell’intervallo tra 0 (cioè perfetta uguaglianza, tutti percepiscono lo stesso reddito) e 1 o 100 ( perfetta disuguaglianza , una persona percepisce tutto il reddito). Nel caso dell’indice di Gini, i valori più bassi sono intorno a 25-30, nei paesi dell’Europa settentrionale, in particolare i paesi scandinavi. (Norvegia e Svezia) I valori più elevati invece raggiungono 50 o 60, in alcuni paesi sudamericani e africani.

Curva di densità del reddito

Il reddito equivalente è più basso di quello familiare poiché il reddito nominale della

famiglia viene diviso per questi coefficienti. La curva è asimmetrica quindi abbiamo un picco di densità di famiglie intorno a redditi iniziali dopodiché abbiamo una coda molto lunga verso destra di famiglie che guadagnano redditi sempre più elevati ‘tendenzialmente infinti’.

La povertà

La povertà è una manifestazione specifica della disuguaglianza. Se la disuguaglianza si riferisce a come il reddito è distribuito tra i cittadini, la povertà ci segnala lo strato inferiore della stratificazione economica e sociale: le persone non sono in grado di raggiungere uno standard di vita minimo. (avere una casa, cibo, vestiti) La definizione di cosa è essenziale e cosa non lo è dipende fortemente dal contesto del quale ci stiamo occupando. La letteratura sulla povertà distingue due concetti distinti di povertà:

Povertà assoluta:

individua coloro che non sono in grado di acquistare un paniere

minimo di beni e servizi.

Sì da un prezzo a questo paniere di beni e si stabilisce che le persone o i nuclei familiari, che hanno un reddito inferiore al valore di questo paniere essenziale, sono considerate povere in termini assoluti. Se ci riferiamo ai paesi in via di sviluppo, le Agenzie internazionali utilizzano una soglia intorno a 1,50$-2$ al giorno per persona: sono poveri in termini assoluti coloro che non raggiungono tale soglia monetaria. Questo problema colpisce soprattutto l’Africa sub-sahariana, l’India e in parte

A seconda del livello e della proporzione della soglia di povertà rispetto a questo reddito mediano equivalente, cambia il valore della soglia:

  • Più la soglia è bassa meno saranno le famiglie povere (con un reddito al di sotto di questa soglia)
  • Più la soglia alta più elevato sarà il numero di queste famiglie, quindi l’incidenzadella povertà relativa. Un altro aspetto importante del funzionamento della soglia della misurazione della povertà relativa si ha quando un paese attraversa una fase di recessione. Ciò, per esempio, è capitato all’Italia due volte, dopo la crisi del 2008, e ha causato un abbassamento del reddito delle famiglie. Di conseguenza, se il reddito mediano prima della crisi era di 30. 000€ all’anno per le famiglie italiana, con l’erosione della recessione del 10% di questo reddito, la mediana sarà di 27.000€. Ciò significa che se prima della crisi, la soglia di povertà al 50% del reddito mediano, era 15.000 (50% di 30.000); dopo la crisi con il reddito a 27.000€, questa soglia sarà a 13.500€. Paradossalmente questo vuol dire che potremmo trovare meno famiglie povere in seguito alla crisi, si tratta di un effetto contro-intuitivo causato dall’abbassamento della soglia. Al contrario, quando si è in una fase di forte espansione caratterizzata da un reddito che è in aumento, è possibile trovare più povertà nonostante tutte le famiglie stiano in realtà meglio rispetto al periodo precedente. Le fonti sulla povertà in Italia sono sostanzialmente due:
  1. Un’indagine che fa la Banca d’Italia, ogni due anni, sui bilanci delle famiglie

italiane;

  1. L’altra è svolta dall’ Istat (Istituto nazionale di statistica) ogni anno sui consumi delle famiglie italiane. L’indagine Istat è quella più frequentemente utilizzata ed è proprio da questa indagine che vengono estrapolati i dati per Eurostat. Istat fa questa rilevazione tutti gli anni, pubblicando un comunicato stampa/relazione sulla povertà, mettendo infine, a disposizione i dati attraversi un Data Waterhouse per poter analizzare i dati più in dettaglio. Entrambi le fonti sono valide e affidabili. L’ISTAT sulla povertà: Uno dei tratti caratteristici della povertà nel nostro paese è la forte incidenza della povertà tra i bambini (all’interno delle famiglie con bambini). Guardando il profilo di povertà per età, si ha andamento discendente al crescere dell’età:
  • È particolarmente elevata tra i minorenni (oltre il 12%)
  • Abbastanza elevata tra i 18 e 34 anni (intorno al 10%)
  • Scende all’8% tra gli adulti “classici”, tra i 35 e 64 anni
  • È poi minima nel caso dei pensionati, 65 anni ed oltre (poco sopra il 4%) La povertà tra i bambini ha quindi un andamento crescente. Questo è un aspetto molto caratteristico della povertà nel nostro paese che non si riscontra dappertutto, ci sono paesi come quelli scandinavi, dove i minori hanno un rischio di povertà più basso del resto delle altre classi d’età. Questo dipende soprattutto dall’insieme di prestazioni a sostegno delle famiglie con bambini, che vengono riconosciute nei diversi paesi. In Italia, pur essendo un paese che incentra molto il proprio modello di protezione sociale sulle responsabilità familiari, è in realtà un paese che investe poco in politiche della famiglia. Ciò ha come effetto quello di aver una forte incidenza di priorità tra le famiglie con bambini. Paesi che danno meno per scontata la priorità familiare come la Svezia o i paesi scandinavi in generale, fanno maggiori politiche di sostegno della famiglia perché proprio riconoscono la necessità di sostenere i bisogni della famiglia e questo si traduce in un minore rischio di povertà tra i bambini.

Perché esiste la disuguaglianza?

Intrazonale: come si produce la disuguaglianza all’interno dei singoli contesti sociali. La disuguaglianza è causata da:

1) FATTORI ENDOGENI:

hanno a che fare con un aspetto connaturato alla natura umana, che riguarda il fatto che ciascuno di noi è diverso dagli altri, ha delle caratteristiche personali e delle capacità e competenze che in una certa misura sono innati. Certe capacità, sforzi responsabilità non sono distribuite in modo uguale tra gli individui. Di conseguenza, un pezzo della disuguaglianza deriva da come queste dotazioni personali sono distribuite casualmente tra le persone****. (es. intelligenza —

fattore che in una certa misura è innato nelle persone, anche se poi

2) FATTORI ESOGENI: i quali sono molto più interessanti. Si tratta di

quell’insieme di fattori di contesto, che sono al di fuori delle capacità di controllo individuale, che definiscono il campo d’azione dei singoli componenti della società. (opportunità e limiti). Ciò significa che ci sono delle strutture sociali e delle infrastrutture all’interno della società, che definiscono le possibilità d’azione dei singoli individui e quindi ci predispongono nella possibilità di compiere alcune azioni e di raggiungere determinati obiettivi oppure limitano questa nostra possibilità. Questi fattori esogeni (es. sistema d’istruzione) possono essere, almeno in parte, manipolati tramite le politiche pubbliche. La disuguaglianza e le caratteristiche della disuguaglianza non sono un destino naturale e non modificabile ma dipendono esattamente, così come la povertà, dal fatto che la società è regolata attraverso certe regole e meccanismi, che possono essere modificati. 2)FATTORI ESOGENI I fattori esogeni si riferiscono innanzitutto anzitutto a due ordini di fattori sociali:

  • Risorse materiali e opportunità, le quali sono offerte in modo differenziale ai diversi componenti della società (es. istruzione, occupazione, welfare, casa, quartiere). Ciascuno di noi si ritrova inserito all’interno di un contesto sociale con determinate caratteristiche e queste caratteristiche determinano anche la possibilità di raggiungere determinati livelli sociali, in combinazione con le capacità individuali.
  • Norme culturali e consuetudini sociali che determinano opportunità diseguali in accordo con fattori ascritti (es. genere, regione, etnia, caratteristiche fisiche.) I meccanismi di distribuzione diseguale delle opportunità e quindi di impatto sulla disuguaglianza, si possono suddividere in tre livelli: —>A livello macro, norme culturali e consuetudini hanno un forte impatto sulla struttura della disuguaglianza tramite la discriminazione , cioè le persone con determinate caratteristiche sono svantaggiate rispetto alle persone con altre caratteriste e rispetto al raggiungimento di determinate posizioni sociali. Esempio: distribuzione del reddito negli USA, dove il reddito mediano delle famiglie bianche è di circa 70k$ (11% più della mediana nazionale), quello delle famiglie nere è di circa 41k$ (-35% della mediana) e quello delle famiglie ispaniche di circa 51k$ (-20% circa in meno della mediana). Un altro fattore che produce disuguaglianza tramite questo meccanismo della discriminazione è quello del genere. Le donne guadagnano mediamente meno degli uomini, anche a parità di posizione della professione. Le persone in base ad alcune loro caratteristiche, che le differenziano da altri gruppi sociali all’interno della società, subiscono maggiormente gli effetti della disuguaglianza e della povertà, che hanno quindi maggiore rischio di occupare gli strati inferiori della stratificazione sociale. —> A livello micro , lo status sociale dei genitori (principalmente quello del padre) è probabilmente il fattore che esercita la maggiore influenza sul destino sociale del figlio.

L’impatto che lo status di origine ha sugli individui si può approssimare con due indicatori che sono il livello di istruzione e la posizione occupazionale del padre. Il livello di istruzione e la posizione occupazionale del padre sono perditori molto robusti del destino sociale ed economico dei figli. Secondo questo test, come si può notare dall’andamento della linea rossa, al crescere del reddito del padre cresce anche il livello di intelligenza dei figli. La curva grigia rappresenta il punteggio sul test di intelligenza dei figli adottati, che quindi non hanno un patrimonio genetico dei genitori. Si può notare che la stessa relazione si conferma anche nel caso dei figli adottati, quindi evidentemente non è una questione di geni che vengono trasmessi ma di capacità ed efficacia educativa che le famiglie più ricche riescono a introdurre. Al crescere della ricchezza aumentano anche le capacità educative delle famiglie , legata sia all’istruzione sia alla capacità di investimento sull’educazione dei figli da parte delle famiglie più ricche. Questo avviene per due meccanismi principali:

  • da una parte, si ha un meccanismo prettamente sociologico per cui, nei confronti dei bambini provenienti da famiglie più avvantaggiate, c’è un’aspettativa di performance migliore, la quale viene quindi più facilmente riconosciuta.
  • Dall’altra parte c’è un meccanismo che riguarda lo sviluppo delle capacità del bambino, un tema più pedagogico e psicologico. Le famiglie più istruite e più benestanti sottopongono i figli ad una serie di stimoli più efficaci per la crescita del bambino e per lo sviluppo delle sue capacità cognitive e relazionali. (Per esempio, i bambini che appartengono a famiglie più povere passano più tempo davanti alla televisione mentre bambini che provengono da famiglie più benestanti impiegano il tempo in modo diverso, facendo corsi extrascolastici, attività sportive, suonando uno strumento ecc.) —> A livello meso (livello intermedio), una crescente letteratura scientifica sta

per le persone ad impegnarsi di più, ad utilizzare al meglio le proprie capacità e migliorare la propria condizione.

Il problema sussiste quando questo certo livello di disuguaglianza supera il livello funzionale ed inizia a diventare un problema per il corretto funzionamento dei processi sociali. La disuguaglianza può generare conseguenze sia economiche sia sociali.

Conseguenze economiche

La disuguaglianza frena la crescita economica e lo sviluppo di un paese perché:

  1. Alcune persone non dispongono di risorse da investire in iniziative economiche, che potrebbero poi generare un beneficio sulla collettività.
  2. Alcune persone possiedono limitate risorse per acquistare prodotti e servizi. Questo negli studi sullo sviluppo sociale ed economico dei paesi economicamente meno sviluppati viene chiamato “ trappola del sottosviluppo” , da una parte non c’è domanda per beni e servizi e dall’altra mancano le risorse per poter creare aziende ed iniziative economiche che producono questi beni e servizi. La disuguaglianza nei paesi in via di sviluppo costituisce un forte freno alla crescita economica del paese proprio per il gioco di questi due meccanismi. La stessa cosa, se pur su una scala diversa, accade nei paesi economicamente più sviluppati dove una fetta della popolazione non è messa nelle condizioni di esprimere le proprie capacità.

Conseguenze sociali

Fondamentalmente, la disuguaglianza (da fattori esogeni) ha conseguenze negative poiché favorisce la riproduzione dello svantaggio, impedisce la mobilità sociale interferendo con le capacità individuali (fattori endogeni) e generando effetti negativi per la società nel suo insieme. Questo si genera a partire da diversi meccanismi: 1) Un primo meccanismo è quello della distruzione di capitale umano. Più un paese favorisce l’accumulazione di capitale umano, maggiore sarà il reddito/ricchezza medi. Per capitale umano si intende la capacità, le competenze e le conoscenze di cui sono in possesso i cittadini. Il canale più importante attraverso il quale si accresce il capitale umano è l’istruzione. La disuguaglianza interferisce in questo meccanismo perché: a) Impedisce alle persone con buone capacità (endogene) di sviluppare e accumulare capitale umano. (Per esempio, se le università sono private e hanno delle rette elevatissime, molti ragazzi non avranno la possibilità di frequentarle e quindi vengono sprecate le loro capacità potenziali) b) Impedisce di sfruttare il capitale umano accumulato e di utilizzarlo. (Per esempio, persone laureate che magari vanno a svolgere mansioni che non richiederebbero una preparazione di quel tipo) 2) L’altro meccanismo riguarda la riproduzione intergenerazionale dello svantaggio. Crescere in una famiglia svantaggiata e/o in un quartiere svantaggiato aumenta significativamente il rischio di ereditare le cause materiali e comportamentali dello svantaggio. Per una serie di ragioni che attengono sia le restrizioni economiche che vivono le famiglie svantaggiate, sia la povertà di capitale umano, sia gli stili educativi

Questo grafico mostra i tassi di omicidio per età e sesso e compara la città di Chicago con l’Inghilterra e il Galles. La curva della propensione a commettere omicidi per età e sesso, la curva che ha il picco intorno ai 20-24 anni, è identica (quella degli uomini) sia per l’Inghilterra sia per il Galles. La propensione a commettere un reato violento, come l’omicidio, è legata alla fase del ciclo di vita, che la persona sta traversando e alle aspettative e alle pressioni sociali che si esercitano tra le diverse fasi. Questa situazione viene spiegata con le aspettative di ruolo che sono attese nel caso dei giovani maschi e con la frustrazione che può verificarsi quando un ragazzo non è nelle condizioni di poter rispettare queste aspettative di ruolo. Tutto ciò sviluppa un atteggiamento violento, che aumenta al crescere della disuguaglianza. 4) L’altro ambito in cui la disuguaglianza ha effetti estremamente negativi è quello della salute. Le persone svantaggiate hanno una cattiva salute. Qualsiasi indicatore si possa prendere in considerazione mostra che più è basso il livello occupato nella stratificazione sociale peggiori saranno le condizioni di salute delle persone, per esempio in termini di speranza di vita. Le condizioni materiali di vita, anche culturali, hanno un impatto molto forte sull’organismo degli individui, al punto che gli uomini con un elevato titolo di studio sono 2-3 cm più alti di quelli con basso titolo di studio (le donne 1,5- 2 cm). Per esempio, le mamme con titolo di studio più basso e che provengono da contesti svantaggiati, hanno maggiore probabilità di essere fumatrici e di continuare a fumare durante la gravidanza, di consumare alcolici, quindi di non rispettare le prescrizioni mediche per essere in salute durante la gravidanza. Tutti questi fattori hanno un impatto significativo sullo sviluppo del feto, per esempio nello sviluppo cerebrale del bambino, poiché attraverso il cordone ombelicale e la placenta si trasmettono le conseguenze negative di questi comportamenti. Tutto questo si riflette in una peggiore salute dei bambini,

che molto spesso prosegue nel corso degli anni fino ad avere un’incidenza maggiore nei rischi di contrarre dei tumori ecc.