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Nacque intorno al 250 a.C. a Sarsina, città appartentente all'Umbria. I suoi nomi hanno varie origini: il nomen Maccio deriva dalla parola “Maccus”, una maschera utilizzata nelle commedie atellane; il cognomen “Plautus” ha varie forme di significato, principalmente si traduce con “dai piedi piatti” oppure “dalle orecchie lunghe e penzolanti”.
Calidoro è il coprotagonista della commedia, nonché il soggetto su cui si basa l'intera vicenda. È il giovane figlio di Simone, il padrone di Pseudolo e l'amante di Fenicia. Pseudolo è il protagonista e servo fidato di Calidoro, disposto ad aiutare il giovane padrone in qualsiasi modo, ideando brillanti imbrogli e stratagemmi. Egli è non curante dell'autorità, sprezzante della condizione schiavile, abile persuasore e oratore. Ballione è una sorta di antagonista della vicenda e riveste il ruolo di lenone, ossia è il padrone di diverse cortigiane tra cui Fenicia. È caratterizzato da un atteggiamento superbo e arrogante ed è ossessionato dal desiderio di beni materiali, tra cui denaro e beni di lusso. Simone è il padre di Calidoro e vecchio padrone di Pseudolo. Riveste il ruolo del vecchio avaro e severo, tipico della commedia plautina. Fenicia è la cortigiana amata da Calidoro, posseduta da Ballione e promessa a un mercenario macedone. Anche se non interviene mai nella rappresentazione, riveste un ruolo chiave nella trama della vicenda.
Polimacheroplagide è il soldato macedone che versa un anticipo di 15 mine d'argento per riscuotere Fenicia. Non compare mai in scena, ma viene rappresentato da un servo. Arpace è il servo di Polimacheroplagide e ha il compito di prendere in consegna Fenicia. È anche questo un nome parlante, che significa “rapace” Callifone è amico e consigliere di Simone, curioso di conoscere le qualità di Pseudolo. Carino è un amico fidato di Calidoro, a cui mette a disposizione un servo e presta cinque mine d'argento. Scimmia è il servo più fidato di Carino e riveste il compito fondamentale di fingersi Arpace, ingannare Ballione e consegnare Fenicia all'amante Calidoro.
Calidoro, triste e malinconico per amore, chiede a Pseudolo di aiutarlo. I due si recano dal lenone, pregandolo di non vendere Fenicia, questo rifjuta categoricamente dovendo però sorbire tutte le possibili ingiurie che i due gli urlano. Pseudolo incontra Simone, il suo padrone, e Callifone, e scommette con lui 20 mine d’argento che riuscirà a ottenere Fenicia il giorno stesso, in caso di sconfitta, sarebbe costretto a lavorare in un mulino per il resto della sua vita.
Nella scena iniziale possiamo notare come la convenzionale personalità di Calidoro, innamorato, sentimentale fino all'ecceso e inerme di fronte alle difficoltà, crea un efficace contrasto con quella di Pseudolo, disincantata e pragmata, sempre pronto all'ironia e alla battuta di spirito. Il contrasto è esaltato dal linguaggio dei personaggi dove quello del giovane è più lirico mentre quello del servus è più idealistico e corposo. Nell’atto appare un elemento di metateatro: Pseudolo si rivolge al pubblico con una lunga battuta, con cui coinvolge gli spettatori ed esalta la creatività dei commediografi.
Il lenone consueto antagonista del giovane innamorato è il personaggio odioso per eccellenza vittima degli inganni e delle beffe. I peggiori vizi di questo tipo sociale e caratteriale il cinismo, l’arroganza, la violenza e l’avidità sono ben rappresentati da Ballione. La sua personalità eccesiva e dispotica si impone all’attenzione del pubblico sin dalla prima scena, in cui egli compare impegnato ad impartire ai suoi servi e alle sue cortigiane una lunga sequenza di ordini perentori misti a minacce e insulti. Nel secondo atto Pseudolo attira l'attenzione del pubblico durante un suo monologo e lo rende partecipe definendo il lenone un nemico comune e promettendo la spartizione del bottino ottenuto con la riuscita del suo piano.
Ballione è di ritorno dal mercato con un cuoco, il quale è incaricato di preparare il banchetto della sua festa di compleanno, ma quest’ultimo è stato pagato fjn troppo da Ballione, che si lamenta. Il cuoco cerca di giustifjcare il suo prezzo, inventando ingredienti e dimostrando al lenone che la sua cucina è particolare e, soprattutto, originale.
Pseudolo, sbronzo e con aria beffarda, si presenta da Simone a riscuotere la le 20 mine scommesse, però contento di aver ottenuto ciò che desiderava, lo invita a bere con lui promettendogli di restituire una parte della somma, poiché infatti non gli interessa il denaro in sé ma solo dimostrare la sua furbizia. Il padrone lo perdona per la beffa e accetta l'invito allargandolo agli spettatori: il servus callidus concede a questi di aggiungersi ai festeggiamenti solo in cambio di applausi per la commedia e la compagnia teatrale. In questo atto è presente, con il conclusivo scambio di battute tra Pseudolo e Simone, un ultimo esempio di metateatro, dove Pseudolo si rivolge al pubblico