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Prime lezioni sfera pubblica, Appunti di Filosofia Politica

spiegazioni lezioni del prof fabbrizi

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 27/11/2025

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miriam-abbondanza-1 🇮🇹

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SFERA PUBBLICA E COMUNICAZIONE 24/02
Differenza tra comunicare e deliberare.
Comunicare significa dare informazioni, non aspettandosi alcun tipo di interlocuzione.
Deliberare è molto filosofico politico, perché significa dibattere tra persone libere ed eguali in
un contesto di discussioni democratiche.
Democrazia deliberativa= una delle tante accezioni della teoria democratica moderna e
contemporanea. E’ un modello normativistico. Si fonda su una specifica ragion d’essere: il
fatto che la democraticità del processo politico e della decisione legislativa si fonda sul
principio del discorso. I teorici della democrazia deliberativa sono liberali. La deliberazione è
un processo collettivo, ma avviene tra individui. I diritti dell’individuo contribuiscono ai diritti
della collettività. La deliberazione si può avere solo tra individui liberi e con gli stessi diritti.
Nella società contemporanea, che come afferma Rawls sono complesse (pluralismo
ragionevole), impone il riconoscimento di idee diverse. La nostra società oggi è la società
della comunicazione.
I social sono diventati un mezzo di comunicazione politica.
La sfera pubblica, lo spazio di deliberazione collettiva, non è sempre uguale a sé stessa, ma
cambia in base al mezzo con cui comunichiamo.
L’opinione pubblica, così come la sfera pubblica, evolve in base al mezzo. La svolta è stata
negli anni 90, inizio 2000.
Oggi l’opinione pubblica si forma e si trasforma con tantissimi mezzi, e quindi si modifica
anche la democrazia.
Oggi la democrazia è di per sé stessa deliberativa. La volontà generale di Rousseau non è
altro che una forma di deliberazione, però a senso unico. Prima di lui nessuno avrebbe mai
immaginato al collettivo superiore all’individuo.
Il sistema dell’informazione è fondamentale e distingue le democrazie compiute e non. Una
democrazia compiuta ti permette di affermare il tuo non consenso liberamente.
La democrazia contemporanea non può fondarsi solo sulle procedure, non basta avere la
possibilità di eleggere un leader per definirsi democratici.
La democrazia per essere tale deve avere libertà di consenso e dissenso.
Se viene imposto qualcosa non è un prodotto deliberativo.
La democrazia deliberativa è relativamente giovane, perché il punto 0 della nascita è più o
meno del 1982. La democrazia deliberativa ha una madre che è la democrazia partecipativa,
che è un modello teorico democratico molto in voga degli anni 60/70. Le decisioni politiche
legittime sono per via della partecipazione degli individui.
Nel 81/82 Habermas, che è ancora vivo, è il teorico della democrazia deliberativa perché
scrive “Teoria dell’agire comunicativo”, punto di partenza di tutta la discussione sulla
democrazia deliberativa. In questo testo Habermas teorizza l’idea che la legittimità delle
decisioni democratiche si fonda su quello che lui chiama “principio di”, dove DI sta per
discorso. Ogni decisione deve passare attraverso una discussione pubblica.
Nel 1962 Habermas pubblica “Storia e critica dell’opinione pubblica” in cui per la prima volta
parla dell’opinione pubblica, come nasce, perché ecc.
In questi due testi Habermas definisce la democrazia deliberativa come l’antagonista di tutte
le teorie della democrazie competitive, cioè è l'opposto.
Rawls e Habermas condividono buona parte della visione della democrazia, ma hanno una
visione opposta per quanto riguarda la democrazia deliberativa. Il primo non si definirà mai
deliberativo.
Rawls sostiene che la ragione pubblica è una e una soltanto, ha come oggetto il bene
pubblico e si attua nell’istituzione, la deliberazione avviene solo nella ragione pubblica.
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SFERA PUBBLICA E COMUNICAZIONE 24/

Differenza tra comunicare e deliberare. Comunicare significa dare informazioni, non aspettandosi alcun tipo di interlocuzione. Deliberare è molto filosofico politico, perché significa dibattere tra persone libere ed eguali in un contesto di discussioni democratiche. Democrazia deliberativa= una delle tante accezioni della teoria democratica moderna e contemporanea. E’ un modello normativistico. Si fonda su una specifica ragion d’essere: il fatto che la democraticità del processo politico e della decisione legislativa si fonda sul principio del discorso. I teorici della democrazia deliberativa sono liberali. La deliberazione è un processo collettivo, ma avviene tra individui. I diritti dell’individuo contribuiscono ai diritti della collettività. La deliberazione si può avere solo tra individui liberi e con gli stessi diritti. Nella società contemporanea, che come afferma Rawls sono complesse (pluralismo ragionevole), impone il riconoscimento di idee diverse. La nostra società oggi è la società della comunicazione. I social sono diventati un mezzo di comunicazione politica. La sfera pubblica, lo spazio di deliberazione collettiva, non è sempre uguale a sé stessa, ma cambia in base al mezzo con cui comunichiamo. L’opinione pubblica, così come la sfera pubblica, evolve in base al mezzo. La svolta è stata negli anni 90, inizio 2000. Oggi l’opinione pubblica si forma e si trasforma con tantissimi mezzi, e quindi si modifica anche la democrazia. Oggi la democrazia è di per sé stessa deliberativa. La volontà generale di Rousseau non è altro che una forma di deliberazione, però a senso unico. Prima di lui nessuno avrebbe mai immaginato al collettivo superiore all’individuo. Il sistema dell’informazione è fondamentale e distingue le democrazie compiute e non. Una democrazia compiuta ti permette di affermare il tuo non consenso liberamente. La democrazia contemporanea non può fondarsi solo sulle procedure, non basta avere la possibilità di eleggere un leader per definirsi democratici. La democrazia per essere tale deve avere libertà di consenso e dissenso. Se viene imposto qualcosa non è un prodotto deliberativo. La democrazia deliberativa è relativamente giovane, perché il punto 0 della nascita è più o meno del 1982. La democrazia deliberativa ha una madre che è la democrazia partecipativa, che è un modello teorico democratico molto in voga degli anni 60/70. Le decisioni politiche legittime sono per via della partecipazione degli individui. Nel 81/82 Habermas, che è ancora vivo, è il teorico della democrazia deliberativa perché scrive “Teoria dell’agire comunicativo”, punto di partenza di tutta la discussione sulla democrazia deliberativa. In questo testo Habermas teorizza l’idea che la legittimità delle decisioni democratiche si fonda su quello che lui chiama “principio di”, dove DI sta per discorso. Ogni decisione deve passare attraverso una discussione pubblica. Nel 1962 Habermas pubblica “Storia e critica dell’opinione pubblica” in cui per la prima volta parla dell’opinione pubblica, come nasce, perché ecc. In questi due testi Habermas definisce la democrazia deliberativa come l’antagonista di tutte le teorie della democrazie competitive, cioè è l'opposto. Rawls e Habermas condividono buona parte della visione della democrazia, ma hanno una visione opposta per quanto riguarda la democrazia deliberativa. Il primo non si definirà mai deliberativo. Rawls sostiene che la ragione pubblica è una e una soltanto, ha come oggetto il bene pubblico e si attua nell’istituzione, la deliberazione avviene solo nella ragione pubblica.

Habermas non distingue pubblico e privato, per lui la deliberazione avviene ovunque. Habermas non distingue ragionevole e razionale, infatti criticherà Rawls. Dirà che noi siamo banalmente razionali. Questo perché Habermas è un kantiano per quanto riguarda la razionalità. Habermas dirà che quando decido che un principio di giustizia è giusto, lo faccio per me, e poi si discute su quale sia più adatto alla comunità. Andrà contro anche al principio per intersezione di Rawls. La democrazia deliberativa si può riassumere in 5 punti chiave:

  1. Il momento deliberativo, tra cittadini liberi ed eguali, ha lo stesso ruolo e valore democratico del momento elettorale o della votazione formale.
  2. Non possiamo auto-isolarci dalla deliberazione pubblica, è impossibile tenersi fuori dall’informazione nei nostri giorni.
  3. In democrazia si deve avere la consapevolezza che la deliberazione non sarà mai univoca, per questo il processo comunicativo deve portare al miglior compromesso possibile.
  4. Nella deliberazione pubblica tutti gli argomenti hanno spazio dentro la deliberazione. Saranno le buone idee a cercare di educare ed ottenere un ruolo predominante rispetto a quelle cattive.
  5. La deliberazione deve essere realmente democratica, nessuna idea è tanto giusta da essere giudice delle altre. La democrazia deliberativa non è definita solo come un metodo, ma anche come un ideale, un ideale normativo e liberale. Qualsiasi democrazia contemporanea è costituzionale, anche se la costituzione non è scritta. Il rapporto tra costituzione e democrazia deliberativa è tipica di Rawls, partendo dalla posizione originaria.

27/ Gli autori sono puramente liberali, che stanno in un quadro di diritti individuali. Rawls non si definirà mai un teorico deliberativo, al contrario di Habermas, ma lo è nei fatti. La sua teoria si fonda sul principio della giustificazione pubblica. Non ci può essere democrazia deliberativa senza reciprocità. Sostiene che la democrazia costituzionale non può essere comunicativa, gli elementi costituzionali essenziali non sono principi che ci vengono imposti, ma noi stessi in quanto cittadini ci diamo, e questo è un principio deliberativo. Lui scrive tre grandi opera:

  1. Una teoria della giustizia (1971), cambia il paradigma della filosofia politica.
  2. Liberalismo politico (1993), sostiene che le costituzioni le fanno i popoli, l’idea deliberativa sta proprio nella ragione pubblica. Per creare una società giusta e stabile c’è bisogno di un consenso tra persone giuste.
  3. Il diritto dei popoli (1999).

E’ un neo-contrattualista, riporta in vita l’idea che la società sia un prodotto di un’idea dei cittadini. Recupera la visione contrattualistica maggiormente kantiana e di Locke, anche se non verrà citato. La società giusta è frutto di una DECISIONE DI UN CONTRATTO IDEALE degli individui, che scelgono liberamente di unirsi. Definisce la società come fondata su equi termini di cooperazione sociale, non è una società individuale.

Rifiuta l’impostazione di Kant e anche quella di Hobbes. La novità di Rawls è che non è liberalismo puro e semplice, esistono vari liberalismi, quello di Rawls viene definito prettamente politico. Questo ha due significati: pubblico e collettivo, Rawls guarda la collettività in quanto popolo, se uno o più individui stanno bene non significa che la società sta bene; politico vuol dire anche deliberativo, discorsivo, il liberalismo non è quello del leviatano o di uno stato di natura, il liberalismo di Rawls si autocrea, dove gli individui riconoscono le loro diversità, è anti maggioritario. Questo ultimo significa esiste perché si riconosce il pluralismo ragionevole. I liberismi precedenti non guardano al pluralismo. Le nostre società si fondano su una differenza di visioni del mondo, bisogni, aspettative di vita, totalmente diverse. Bisogna trovare un consenso tra queste, ma non è un consenso metafisico, è un consenso deliberativo, cioè noi partecipiamo attivamente e siamo convinti di farlo. Tutti noi individui vista questa necessità di cooperare e di deliberare tra liberi ed eguali, si spiega perché i cittadini hanno due poteri morali: la capacità di concepire il bene personale e la capacità di avere un senso di giustizia. Questi due poteri morali si identificano in razionale (proprio interesse personale) e ragionevole (aperto alla cooperazione tra pari). Questo è il nucleo deliberativo di Rawls, dobbiamo essere convinti di voler discutere apertamente, essere pronti ad ascoltare, proporre le proprie visioni e nel caso cambiarle. Il razionale non sa anteporre il proprio interesse personale rispetto alla comunità. Ragionevole non equivale ad altruistico, non mi abbandono o appiattisco agli altri. Razionale non significa egoistico, l’essere razionale non è egoista, perché quest’ultimo pensa solo a se stesso, il razionale pensa al bene proprio e dei suoi cari. La deliberazione prevede il fatto che non saremo tutti d’accordo. Il razionale non accetta che qualcuno abbia la propria razionalità, il ragionevole ha la peculiarità di saper riconoscere e accettare che ci sia qualcuno che la pensa diversamente da lui. Deliberare non significa per forza andare d’accordo. La differenza tra Rawls e Habermas è che quest’ultimo resta sulla sponda del razionale. Per Rawls non basta un compromesso più o meno adeguato, serve che io sia pronto a rinunciare anche alla mia visione piuttosto che veder fallire la discussione. Rawls riconosce dentro la democrazia deliberativa l’idea degli oneri del giudizio: noi dobbiamo essere consapevoli che discutere, deliberare, ha un obbligo morale verso gli altri. Gli oneri del giudizio sono un elenco di sei motivazioni che giustificano il fatto di essere in disaccordo.

  1. I dati che noi possiamo, ciò che noi portiamo, sono spesso in contrasto e contestati. È quindi ognuno di noi dà ad un certo dato, una valutazione diversa.
  2. Quando noi valutiamo un dato o un evento, può esserci una differenza di importanza. Il valore interpretativo e il peso che noi diamo a quel dato può essere diverso.
  3. Quello che noi sappiamo di un qualcosa è estremamente vago, non lo sappiamo mai per certo.
  4. Le nostre interpretazioni non sono casuali, ma sono figlie di esperienze di vita personali. Cioè la mia interpretazione di un fatto, non è venuta dal nulla, ma è frutto di un mio percorso.
  5. Le nostre esperienze di vita ci danno un sistema di valori e considerazioni normative diverse.
  6. Non solo noi come individui, ma le nostre istituzioni, concepiscono accettabili certi valori e non altri e quindi se partecipo ad una deliberazione devo sapere che le argomentazioni devono stare dentro un sistema di valori condivisi. Devo rinunciare ai miei valori o principi più divisibili.

Principio liberale di legittimità: ci dice quando il potere politico è legittimo e non è esercitato in maniera oppressiva. È liberativo perché il potere politico non si fonda su un potere divino, ma è frutto del consenso di coloro che ne sono “sudditi”. Noi esercitiamo il potere politico, non il parlamento, quel noi è la chiave per capire il principio. Il potere politico non appartiene alle istituzioni, tanto meno al potere giudiziario. Appartiene al popolo, che si dà una costituzione e delega qualcuno a governare. La costituzione è il caposaldo di ogni ordinamento politico legittimo. Ciò che permette la creazione di uno Stato costituzionale è quello che Rawls chiama: consenso per intersezione. Noi dobbiamo discutere con gli altri, il consenso per intersezione è un consenso nel quale si intersecano le nostre dottrine comprensive. Il consenso per intersezione è l’ultimo passaggio di tre. Il primo è il modus vivendi: io accetto di avere una trattativa perché mi conviene, non c’è deliberazione (è instabile e precario). Si passa poi al consenso costituzionale, in cui io mi do una serie di regole e di procedure formali, vincola le parti ma io non mi concentro sulle conseguenze che quelle regole potranno dare. Si arriva poi al consenso per intersezione.

  1. Deve essere ampio, abbracciare tutte le dottrine comprensive.
  2. È profondo, ha un obiettivo specifico. Ha per oggetto gli elementi costituzionali.
  3. È specifico, si applica alle istituzioni di base e solo a quelle. Per Rawls la ragione pubblica è solo delle istituzioni pubbliche. La ragione pubblica si distingue tra essere inclusiva o chiudere la deliberazione soltanto a coloro che hanno un certo pensiero democratico. Habermas non concepisce come qualcosa possa essere escluso dalla deliberazione.

03/ La ragione pubblica similmente a come Habermas definirà la sfera pubblica, è uno spazio di deliberazione pubblica tra liberi ed eguali, dentro il quale i cittadini prendono decisioni democratiche partendo da presupposti condivisi. Questa condivisione è tipica di Rawls, in Habermas non c’è perché per lui non ci può essere un presupposto condiviso valido per tutti. Le mie dottrine comprensive devono in qualche modo sottostare o accettare che ci debba essere un punto d’incontro, sul quale tutti dovremmo essere d’accordo. La ragione pubblica è una, perché la democrazia è una, e l’interesse collettivo è uno. La ragione pubblica può essere assimilata al pensiero di Rousseau. È esclusivamente la ragione dei popoli democratici, pubblica ha un suo significato specifico, dato da tre elementi:

  1. È pubblica perché è del pubblico, inteso come popolo democratico.
  2. Il suo obiettivo è il pubblico, persegue il bene pubblico o l’interesse generale.
  3. È pubblica perché la sua natura è pubblica e il soggetto che la esprime è pubblico. La ragione pubblica racchiude al suo interno la distinzione tra comunicare e deliberare. La definizione di ragione pubblica è che la ragione pubblica rappresenta: “uno spazio deliberativo in cui gli individui devono essere pronti e disposti a giustificare pubblicamente le loro idee e i loro giudizi, accettando il principio di reciprocità discorsiva”. Condizione di pubblicità: idea secondo cui ciò che riguarda il pubblico non può mai rimanere nascosto. Questa idea in qualche modo si trasforma, o meglio, va a rappresentare ciò che in Liberalismo Politico chiamerà ragione pubblica. Io rendo pubblico, razionalmente, i miei desideri. E anche gli altri lo fanno. La ragione pubblica non parte da questo presupposto, ma dal fatto che io devo essere ragionevolmente convinto che i valori che io porto possano essere condivisi dagli altri.

Per cambiare la costituzione non puoi pensare che un potere centrale prende e cambia, c’è un processo di deliberazione pubblica per far sì che ciò accada. In genere Rawls pensa che il momento deliberativo avvenga dopo. Rawls dice che non puoi modificare la costituzione come vuoi solo perché hai un consenso deliberativo. La corte suprema ha un potere deliberativo di decidere quando un emendamento è coerente o meno con la costituzione, perché non si può mai sostituire un principio col suo contrario, anche se si ha il consenso del popolo. Non è legittimo sovvertire i principi democratici con il loro contrario.

06/ Habermas è forse il più grande sociologo contemporaneo perché ha plasmato il pensiero degli ultimi 50/60 anni. Non è il primo, ma ha sistematizzato e focalizzato i suoi studi sull'idea per cui le società complesse sono società fondate sul principio discorsivo, con uno scambio di idee. “Storia e critica dell’opinione pubblica” la sua tesi di abilitazione per l’insegnamento universitario. Viene pubblicato ed era il risultato di studi che conduceva da anni. E’ uno degli esponenti della seconda generazione della Scuola di Francoforte. Questa è una vera e propria scuola universitaria, un gruppo di studiosi di Francoforte, fondata da alcuni dei più grandi filosofi del pensiero. Cresce intellettualmente in questo ambito, tutti hegeliani. Nel corso degli anni si allontanerà dalle concezioni marxiste per avvicinarsi ad un pensiero liberale democratico. Nel ‘ pubblica “Storia e critica dell’opinione pubblica” dove descrive la nascita e il progresso di questa opinione pubblica, ma non è il primo, perché il primo fu Lipman nel ‘22. Lipman sosteneva che l’opinione pubblica si forma e si trasforma grazie a due concetti fondamentali: gli stereotipi e le immagini (se io non vedo un fatto sono portato a pensare che quel fatto non esista). L’opinione pubblica prevede tre elementi: l’informazione, la libertà di discutere e la possibilità di esprimere il proprio dissenso. Quest’ultimo si può esprime in un dibattito pubblico ma anche nelle forme riconosciute dalla costituzione. Il concetto di consenso e dissenso contraddice l’idea di Locke per cui basta un consenso tacito. La democrazia deliberativa contemporanea contraddice Locke. La democrazia è fatta di un’espressione di volontà anche se significa essere contro il pronunciamento della maggioranza. Habermas è uno di quegli studiosi che ha una bibliografia molto ampia. Le tre opere fondamentali sono: “Storia e critica dell’opinione pubblica” ‘62; “Teoria dell’agire comunicativo” ‘81 dove introduce l’idea fondamentale della democrazia deliberativa secondo cui la demo si fonda sul principio del discorso, ogni decisione politica è legittima e valida solo se è il fine di un processo discorsivo; “Fatti e norme” ‘96, fonda insieme due paradigmi: quello realistico, cioè l’idea che le istituzioni funzionano grazie a certi fatti, e quello normativo, l’idea che queste sono giuste perché rispondono a principi ideali di giustizia. “Sono valide soltanto le norme di azione che tutti i potenziali interessati potrebbero approvare partecipando a discorsi razionali”. A noi interessa la procedura, decisione prese dopo che sono state oggetto della discussione pubblica. La deliberazione per Habermas è una procedura concreta. L’approccio di Habermas, a differenza di quello di Rawls legato a un’idea normativa di giustizia, tenta di rispondere ad una delle domande che sono più dibattute: “quale sia la differenza tra legalità e legittimità”.

Una cosa è legale se risponde formalmente ad una norma data. La legittimità riguarda il contenuto, una cosa può essere legale ma non legittima. Sia Rawls che Habermas, ma anche Kelsen e Schmitt, cercano di rispondere a questa domanda ma con risposte diverse. Per Rawls conta la legittimità. Per Habermas stanno entrambe sullo stesso piano. Sia i diritti in quanto stato che come principi trovano la loro legittimità nel discorso. Le norme giuridiche, in senso ampio, non sono legittime perché rispondono a diritti naturali o una costruzione sacralizzata, ma perché sono il prodotto di una volontà pubblica che si esprime in una sfera pubblica, però istituzionalizzato. La sfera pubblica non è un’espressione di ragionevolezza, non siamo tenuti ad essere ragionevoli. Io nella discussione pubblica porto le idee che voglio. La deliberazione che avviene dentro la sfera pubblica, avviene in uno spazio che è sia istituzionale che informale, non c’è la distinzione di Rawls. Questo spazio non è un ideale al quale aspiriamo, è una vera e propria procedura democratica. Questa democrazia è anti-elitaria e anti-maggioritaria. Habermas sostiene che la regola di maggioranza non è per forza segno di legittimità. La democrazia per Habermas è da un lato ideale ma è anche un modello ed un sistema politico concreto, basato su una procedura discorsiva di scelta razionale che garantisce legittimità al diritto. Per Rawls nella sfera non pubblica io non ho per oggetto questioni politiche, ma legate alle mie dottrine comprensive, per Habermas invece in tutti questi luoghi io posso fare discorsi politici. Questa sfera pubblica equivale ad una forma di autodeterminazione, cioè io cittadino decido che tipo di regole darmi e quali regole dare il mio consenso. Appellarsi alla razionalità (qual è l’idea meno peggio universalmente in base al problema che abbiamo in mente). Tra menti razionali il compromesso è l’unica soluzione possibile. Habermas non è un normativo al 100% come Rawls.