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Le caratteristiche del giornalismo economico e di costume in italia, evidenziando le differenze tra l'approccio generalista e quello specialistico. Vengono esaminati gli stili di scrittura, le fonti e le tecniche utilizzate dai giornalisti economici, nonché le contraddizioni e le sfide legate alla copertura dei fenomeni di costume. Il testo sottolinea l'importanza di una solida preparazione culturale e di specifiche competenze tecniche per i giornalisti che si occupano di economia e finanza. Inoltre, vengono discussi i rapporti tra giornalismo, letteratura e informazione culturale, con particolare riferimento all'evoluzione del ruolo della cronaca e della notizia scientifica. Infine, il documento approfondisce le peculiarità del giornalismo sportivo, caratterizzato da una retorica dell'avvenimento e dalla necessità di una conoscenza tecnica approfondita.
Tipologia: Appunti
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1. La notizia economica Venerdì 1 maggio la notizia del giorno per tutti i quotidiani italiani è la firma dell’accordo tra Fiat e Chrysler. A parte qualche piccola variazione, gli annunci de La Stampa, La Repubblica e Il Sole 24 sono sostanzialmente gli stessi, diversi gli spazi dedicati al caso: su La Repubblica occupa cinque pagine, anche su La Stampa, dove la prima pagina però presenta più dettagli, rendendo la notizia inevitabilmente la notizia del giorno. Il Corriere, invece, fa una scelta diversa, dedicando all’evento solo due pagine, mentre Il Sole gliene dedica tre, che vista l’impostazione del giornale risultano numerose. Nelle pagine interne, trattate con la tecnica della settimanalizzazione, trovano invece spazio articoli, corrispondenze dagli Usa, commenti, interviste, ecc. Quindi, La Stampa , La Repubblica e Il Corriere presentano un’impostazione omogenea, con i seguenti materiali: 1) la seconda pagina si apre con l’annuncio dell’accordo fatto da Obama in conferenza stampa 2) a pagina tre, il racconto romanzato delle ore che hanno preceduto l’accordo 3) le reazioni del mondo politico ed economico italiano, dalla famiglia Agnelli a Berlusconi 4) la ricomposizione del nuovo gruppo industriale, con la divisione delle quote tra Fiat, governo americano e sindacato 5) i retroscena e le ricostruzioni di carattere culturale, che fanno conoscere al lettore i personaggi chiave della vicenda 6) l’importanza dell’accordo firmato in un momento di crisi, i problemi all’orizzonte Sul Sole , invece, l’impostazione delle notizie è totalmente diversa: il servizio di apertura e il taglio basso ricostruiscono la storia industriale della Chrysler e li accompagna un articolo sulla capacità di innovazione della Fiat nei motori. A pagina tre si ricostruisce l’accaduto: negli articoli di apertura e di spalla è spiegato il metodo scelto per incrementare la quota Fiat nell’azionato, è illustrato il consiglio di amministrazione della nuova società nata dall’accordo. A pagina cinque si considerano le reazioni all’accordo, non solo ricomponendo le dichiarazioni di esponenti della politica e dell’economia, ma anche analizzando l’andamento del titolo Fiat in borsa.
I quotidiani generalisti forniscono un’informazione di base sull’avvenimento e si preoccupano soprattutto di trovare delle chiavi di lettura attraverso forme come la storia giornalistica e le dichiarazioni istituzionali dei protagonisti. Il loro obiettivo è rendere semplice un avvenimento complesso, sfruttando elementi che rendano riconoscibile la notizia anche per chi non è esperto di questioni di economia industriale. Invece, il quotidiano economico concentra la sua informazione sui dati, circostanze e situazioni che appartengono direttamente alla natura industriale e alle implicazioni economico-finanziarie di quanto avvenuto. Il Sole, quindi, si rivolge ad un lettore che ha bisogni di dati e analisi ed è meno interessato alla cronaca, pubblica infatti un servizio che non si sofferma a descrivere la personalità del leader ma ne evidenzia la carriera professionale. E’ chiaro come il giornalismo economico veda in gioco due categorie di lettori: a) gli operatori delle imprese, della finanza, della pubblica amministrazione e b) il lettore semplice, il common reader, il cittadino per il quale l’informazione è un modo di partecipare alla vita civile, che ha cura del proprio denaro e ha quindi interesse a costruirsi un’opinione informata sulla salute dei propri investimenti. Tale differenza si rispecchia in due diversi livelli di informazione economica: quella generalista , che tendenzialmente ha sede nelle pagine economiche, negli inserti e nei supplementi dei quotidiani, e quella specialistica , che ha dato origine a testate di settore di qualità internazionale e nel contesto italiano a giornali come Il Sole. In Italia il giornalismo economico esce per la prima volta dall’informazione specializzata nel 1956 con la nascita del Giorno, prima di allora le notizie economiche erano mescolate alla cronaca. La crescita dell’interesse per l’informazione economica risulta strettamente legata allo sviluppo industriale italiano. In questo percorso, emerge Il Sole 24 , il cui successo di deve principalmente a due fattori: l’evoluzione del sistema tributario e fiscale e in secondo luogo il boom della borsa degli anni 80, che fa nascere un interesse per l’informazione economica. Oggi è organizzato in quattro sezioni, suddivise in due dorsi: il primo dedicato alla politica e all’economia nazionali ed estere, il secondo si occupa di finanze e mercati, cioè di società quotate in borsa, banche, ecc.
altri, cioè che lui partecipa a tutti gli effetti alla dinamica dei mercati e quindi condivide la responsabilità di un corretto e leale svolgimento delle contrattazioni di trasparenza. Inoltre, le notizie che lui trasmette sono deboli nei confronti del sistema, perché le fonti sono inquinate da interessi di parte molto più che in altri settori: una transazione commerciale, l’acquisto di una società ecc sono presentati con i dati che la fonte ha interesse a rendere noti. Inoltre, la notizia economica mette a nudo due contraddizioni : la prima dipende dagli interessi, diretti e indiretti che premono sulla notizia. Un giornale può essere portatore di una parte di questi interessi, con il rischio però di presentare un’informazione parziale o distorta. La seconda contraddizione riguarda la normale condizione di lavoro del giornalista economico, il quale deve basarsi sui contatti con persone che conosce bene, piuttosto che con gente incontrata casualmente come quando si raccolgono altre notizie.
2. La notizia di costume Si può dire che il giornalismo di costume rovesci uno stereotipo, nel senso che i fatti diventano materia giornalistica quando perdono la loro eccezionalità, cioè quando documentano il modo di vivere e di pensare non più di singole persone ma di categorie o gruppi. Il giornalismo di costume ha per oggetto avvenimenti che non modificano la realtà, ma attestano come essa si stia o si sia già modificata. Occuparsi di costume vuol dire scoprire le verità della vita normale , perché le notizie riguardano i comportamenti sociali, gli stili di vita, l’immaginario collettivo. Un’esemplare cronista di costume è stata Camilla Cederna, autrice della rubrica Il lato debole su L’Espresso: aveva uno stile elegante e spiritoso. I particolari caratteri dell’avvenimento di costume determinano problemi di natura tecnica, riguardanti soprattutto il trattamento delle fonti: se gli avvenimenti non sono eccezionali, come si possono riconoscere e dove si cercano le notizie di costume? Da un lato una serie di fonti indirette produce un flusso enorme di informazioni e interpretazioni sui comportamenti standard, fotografati nei sondaggi, mettendo in scena una persona media che si divide in una serie di figure sociali: l’elettore, il consumatore, lo spettatore, ecc. Dall’altro lato, l’uomo della strada nella realtà non esiste, perché i comportamenti standard sono un’astrazione, quindi per il giornalista lui è irraggiungibile. Non si possono interrogare i protagonisti di fatti di costume come si interrogano, ad esempio, i personaggi politici. Il giornalista avrà sempre a che fare con singoli casi. A ciò si aggiungono due limiti pratici: innanzitutto, l’enorme disponibilità di documentazione non corrisponde ad una qualità sufficiente affinchè i risultati possano essere sempre considerati uno specchio fedele delle trasformazioni di costume. In secondo luogo, non potendo verificare concretamente i comportamenti standard, da parte dei giornalisti si è affermata la tendenza a consultare degli esperti, ai quali si affida il compito di interrogare quelle persone che nella vita reale non esistono. Il fenomeno di costume è diventato uno dei generi giornalistici più popolari, perché è divertente e sostanzialmente innocuo: nascono e muoiono continuamente, sulle pagine, fenomeni e mode che solo da lontano hanno a che fare con abitudini collettive e stili di vita, i quali cambiano ad un ritmo molto più lento. Inoltre, il successo di un libro, un film ecc possono essere una spia di
3. L’informazione culturale La cultura è una proiezione dei comportamenti e delle relazioni sociali e si svolge in parallelo alla vita civile. Da questo punto di vista, sono da considerare avvenimenti culturali tutti gli elementi di vari linguaggi, manifestazioni del pensiero, opere creative, sistemi di credenza nei quali si rispecchia una concezione del mondo e che non si possano separare dalla storia della cultura. Sul piano pratico, rientrano negli interessi dell’informazione culturale le arti, le scienze e la tecnologia, la musica e il teatro. Agli occhi del cronista, questi campi si presentano sotto forma di specifiche attività intellettuali, che presuppongono un’organizzazione produttiva che è stata chiamata industria culturale : libri, ricerche, dibattiti, convegni, costituiscono i più noti prodotti dell’industria culturale con cui hanno a che fare i giornalisti. Nel giornalismo italiano, lo spazio della cultura si identifica con la terza pagina, la cui invenzione risale al 1901, quando il direttore del Giornale d’Italia decise di dedicare una pagina intera, la terza, ad uno spettacolo che aveva avuto enorme successo. L’idea poi di destinare una pagina agli interessi del mondo letterario ha successo. Un simbolo del compromesso tra letteratura e giornalismo era l’elzeviro, articolo di apertura su due colonne, così chiamato dal nome del carattere in cui lo si componeva, che rappresentava però la tessera di appartenenza, la patente di ammissione in un corto circuito di complicità culturali. In quasi un secolo, la terza pagina subisce cambiamenti importanti, diventando anche la sede favorita per grandi inchieste e i reportage dall’estero, ma non perde mai la connotazione di “palestra del bello scrivere”. Poi, nel 1956 Il Giorno nasce senza la terza pagina, distribuendo le informazioni culturali nelle varie sezioni del giornale: è il primo atto di una graduale rivoluzione, che si conclude con la morte della terza pagina alla fine degli anni 80. Da che cosa è stata sostituita? La novità è la nascita di redazioni che si occupano esclusivamente di cultura e giornalisti specializzati nell’informazione culturale. Questa innovazione si è sviluppata sulla base di due modelli: quello della Repubblica e quello della Stampa. La principale differenza è il tipo di pubblico che tendono a privilegiare: più elitario nel primo caso e più popolare nel secondo. Una diversità di pubblico implica la diversa considerazione e interpretazione dell’avvenimento, si potrebbe parlare infatti di modello illuministico della Repubblica e modello cronachistico per la Stampa.
Il modello illuministico privilegia la continuità con la terza pagina classica: la sezione cultura rinnova l’antico compromesso tra letterati e giornalisti, e offre agli intellettuali uno spazio di autorappresentazione, sia diretta che indiretta. In questo senso, sono rilevanti due caratteristiche: la maggior parte degli articoli riguarda novità editoriali e la maggior parte delle firme sono di collaboratori, non giornalisti. Questo tipo di informazione culturale tende ad adottare i codici della società intellettuale, cioè prende atto di ciò che gli intellettuali aspirano ad essere e del ruolo che svolgono. Il modello cronachistico , rappresenta invece una rottura con la tradizione della terza pagina e un rovesciamento di prospettiva, in cui anche i contenuti degli avvenimenti cambiano significato. L’attenzione dei giornali si posa sul modo in cui gli intellettuali vivono e operano: i conflitti ideologici, i rapporti con il potere, gli interessi economici. Gli intellettuali sono messi in scena come i protagonisti di uno spettacolo e questo è dovuto anche ai talk show che omologano gli intellettuali ai personaggi di intrattenimento. Il modello si basa su due tecniche: a) l’unione di argomenti colti e popolari e b) una lettura degli avvenimenti in chiave conflittuale. Mieli spiega che, riguardo all’unione, qualsiasi giornalista dovrebbe avere la possibilità di oscillare dall’alto al basso. Riguardo alla conflittualità, invece, afferma che il modo moderno di trattare la cultura è affrontarla per conflitti. Approfondendo questi aspetti, si deve notare che gli avvenimenti culturali parlano di cose che sono organizzate in un corpus scientifico, detto patrimonio culturale e non resta da dire che il giornalismo culturale non è fatto solo di notizie ma anche di contributi critici, intesi come esercizio di analisi e valutazione su diversi piani. Come esempio di recensione che non si esaurisce totalmente nella critica, ma tiene conto delle esigenze della cronaca, citiamo il lungo articolo di Le Monde del 1993, che è la recensione di un concerto, ma anche la cronaca di un evento, perché prevede il chi, il cosa, dove, quando e come.
5. Il giornalismo sportivo Il fascino dello sport è quello di essere un mondo totalmente separato, con le sue organizzazioni, il suo linguaggio, la sua storia, le sue leggi. La passione per lo sport, nella maggior parte dei casi, non coincide con l’esercizio di un’attività, ma si esprime nella fruizione dello spettacolo. Quello di sportivo è uno status che si acquisisce per il semplice fatto di dichiararsi tale. L’informazione sportiva, in Italia, si è organizzata in funzione del pubblico degli sportivi e diventano notizie gli avvenimenti che sono importanti secondo gli sportivi, quindi le esigenze di un pubblico settoriale si sovrappongono all’interesse generale. Inoltre, quando accadono episodi che fanno parte del mondo dello sport ma escono dall’ambito delle prestazioni agonistiche e sconfinano nel settore politico, giudiziario ecc queste vengono collocate fuori dalle pagine delle cronache sportive. La diversità dell’informazione sportiva, però, ha una spiegazione storica: nel dopoguerra in Italia si pubblicavano quattro quotidiani solo sportivi (La gazzetta dello sport, Corriere dello sport, Stadio e Tutto sport). In seguito, ampliarono e rinnovarono le cronache dello sport, per occupare una fetta di mercato creata dalle testate sportive: si trattava di catturare il lettore che sul giornale voleva vedere rispecchiata la sua passione sportiva. Ed era un’operazione che determinò un cambiamento, cioè l’informazione sportiva venne travasata nelle pagine dei grandi quotidiani nazionali. Un ulteriore fattore di condizionamento è rappresentato dalla concorrenza della televisione , la quale ha sottratto ai giornali la cronaca degli avvenimenti sportivi. Soprattutto negli sport più popolari, il giornale è preceduto dalla trasmissione televisiva: ormai il lettore non ha più bisogno che una partita di calcio gli venga descritta il giorno dopo, perché ne ha già viste le fasi importanti. L’informazione offerta dai giornali infatti è stata svuotata di un contenuto fondamentale: quello che accade nel corso di una manifestazione, l’evento in sé. Sui nessi tra politica e sport, si scrive pochissimo e molto scarsa è anche l’informazione sulla gestione finanziaria delle società sportive, sulla distribuzione delle risorse ecc.
Il carattere fondamentale del giornalismo sportivo è la retorica dell’avvenimento , cioè l’arte di persuadere tramite strumenti linguistici. Vuol dire che l’avvenimento consiste in qualcosa che non esiste se non nelle affermazioni del giornalista avvalorate dal lettore, se non nel colloquio che il giornalista stabilisce con il lettore. Non si vuole dire che questi fatti non corrispondono alla verità, ma che costituiscono il punto di partenza di una rielaborazione, per dare vita ad un prodotto che trasforma i dati di cronaca in elementi tipici dello sport. Tuttavia, la retorica dell’avvenimento non può dimenticare l’avvenimento: il giornalista deve quindi trovare l’opportuna armonia tra dati e immagini, tra classifiche e significati. È un cronista che ha lo scopo di trasformare la cronaca, restando un cronista. Non è facile però essere un giornalista sportivo, infatti è stato il banco di prova per molti giornalisti che si sono affermati. I requisiti fondamentali sono due: la conoscenza tecnica delle discipline sportive e la padronanza del linguaggio , il possesso di uno stile. La conoscenza tecnica è il requisito di base, senza il quale non si può praticare giornalismo sportivo, mentre dalla padronanza del linguaggio dipendono le possibilità di superare i limiti della cronaca. Si può concludere dicendo che nel giornalismo sportivo la notizia non è l’avvenimento in sé, ma ciò che esso significa nell’immaginario pubblico. esempio: Gianni Bugno vince per la seconda volta il campionato del mondo per professionisti e nel servizio di Gianni Ranieri tutta la gara è riassunta nello sprint tra un italiano e un francese. Questa è la forma di giornalismo sportivo più fedele alla cronaca dell’avvenimento, ma che spiega meno quanto realmente è accaduto, perché la gara si trasforma in un duello, in cui i fattori tecnici passano in secondo piano. Altri casi: il ciclista Alberto Contador è accusato di doping e la Stampa presenta l’articolo con un’immagine dell’atleta impegnato in una prova a cronometro. Oppure, Clerici su la Repubblica dipinge il campione svizzero Federer in lacrime dopo la vittoria. Questi esempi mostrano che il linguaggio è fondamentale, in nessun altro campo è così creativo e metaforico: le parole prendono il potere di plasmare immagini, la retorica dell’avvenimento si riduce alla retorica delle mode.
7. Per avere successo basta lavorare Con la guerra civile spagnola si cambia completamente pagina, perché entra in gioco Ernest Hemingway, i cui reporting sono ispirati ad uno stile narrativo che procede per storie, dipinge personaggi, propone casi di coscienza. L’ambizione di scrivere corrispondenze come se fossero racconti le carica di enfasi, ma gli venne rimproverato il fatto di lasciarsi coinvolgere dalla vicenda che racconta: è parte del dramma, è attore dello spettacolo. Infatti fa parte di un gruppo di corrispondenti che non nascondo la loro simpatia per i repubblicani e in nome di questa tendono a minimizzare gli aspetti negativi del fronte amico. Fra i corrispondenti di guerra italiani, invece, nel secondo conflitto mondiale non si può dire che emergano modelli di modernità, anche a causa dei controlli della censura. Lo stile di esposizione tende ad essere letterario, i fatti vengono comunicati attraverso le percezioni e i movimenti del giornalista. Informa i lettori di ciò che ha fatto e di dove si trova: l’idea di fondo è che la semplice presenza del giornalista sui luoghi di eventi bellici sia un elemento di drammatizzazione e spettacolarità che cattura e coinvolge. E’ la guerra del Vietnam che permette un cambiamento: i corrispondenti hanno nuove ambizioni, sono equipaggiati con tecniche del linguaggio giornalistico e in possesso di un mezzo, cioè la camera televisiva. Questa guerra è stata una terribile vicenda militare: morirono circa mezzo milione di soldati americani, si possono poi riconoscere delle ragioni soggettive per spiegare perché proprio questa guerra abbia comportato dei cambiamenti. Si tratta di un’assunzione di consapevolezza professionale da parte di molti giornalisti, che significata uno svecchiamento di formule e tecniche. In Italia questo cambiamento si lega soprattutto ad Oriana Fallaci, prima giornalista italiana diventata corrispondente, inviata in Vietnam e capace di muoversi da protagonista in quello scenario. In uno studio sul suo lavoro, si è evidenziato l’annullamento della distanza tra il reporter e la storia, perché il reporter si cala nella storia. Questo non significa che non sono efficaci dei modelli che, invece, sottolineano questa distanza. La guerra infatti tende a portare agli estremi i dualismi impliciti dell’informazione: cronaca e commento.
Per quanto i tempi siano cambiati, la corrispondenza di guerra mantiene fermo un punto esemplare: continua ad essere un’informazione contro. Cioè un’informazione che si fa strada a fatica nella giungla degli eventi e dei fattori che una guerra implica. Il corrispondente affronta disagi fisici e psichici senza paragone rispetto ai suoi colleghi con altre specializzazioni: rischia la vita, deve avere esperienza nella selezione delle fonti, deve comprendere il senso dei fatti in base al contesto.