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il documento tratta i seguenti filosofi e rispettive correnti: KANT BREVE INTRODUZIONE AL ROMANTICISMO HEGEL SCHOPENHAUER KIERKEGAARD FEUERBACH MARX BREVE SINTESI POSITIVISMO NIETSCHE FREUD
Tipologia: Appunti
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Kant appartiene alla filosofia moderna e la supera, infatti tocca gli apici dell’Illuminismo e lo supera; possiamo, quindi, dire che rompe gli schemi concettuali. Kant nasce il 22 Aprile nel 1724 a Konnisberg e vive una vita ordinaria e regolata. Questo suo rigore morale lo ritroveremo anche nella sua filosofia. A 46 anni diventa professore universitario e sin da piccolo il padre lo educa alla religione pietista fatta di rigore, intransigenza e sistematicità. Egli erige, quindi, una filosofia organizzata strutturalmente e che tocca tutti gli aspetti del sapere. Lo fa in due periodi:
Nella Critica della ragion pura, Kant indaga la ragione e le facoltà del soggetto e afferma che il limite della ragione è l’esperienza. Kant si pone, poi, tre domande:
infatti io posso pensare il noumeno, ma non lo posso conoscere, proprio come le idee innate della metafisica.
Kant, in realtà, fa la stessa operazione di quella pura, ma nell’agire pratico. La domanda è: cosa devo fare? Egli ricerca, quindi, le condizioni a priori dell’agire pratico. “La legge morale dentro di me” è un fatto di ragione (morale= perseguire il bene). La ragion pura indica al soggetto l’agire, l’azione; la ragione prescrive, quindi, al soggetto le norme da seguire, possiamo dire che la ragione manda dei comandi a sé stessa. La morale Kantiana si orienta rispondendo agli imperativi categorici della ragione, ossia a norme impositive che la ragione impone a sé stessa. Questi imperativi prescrivono il dovere per il dovere (virtù). La ragione, quindi, comanda il “Tu devi”, non c’è un evento esterno che ci impone il dovere, ma è la ragione stessa ad imporlo. Si tratta di agire come la morale impone, quindi la morale è:
Il Romanticismo si sviluppa dal 1798 e nasce in Germania espandendosi poi in Europa. Esso è un fenomeno eterogeneo perché:
Hegel nasce nel 1770 e muore nel 1831 di colera. Egli esalta la figura di Napoleone nella sua gioventù, infatti lui ha un’attenzione particolare alla storia. Hegel ha uno spirito giovanile inquietante e ribelle, ma col passare degli anni assume un atteggiamento conservatore. Cambia 1) perché era molto ambizioso (aveva avuto molta fortuna in Accademia) e 2) perché arriva a diventare professore dell’Università di Berlino dove aveva molta fama. Vive, infatti, una fama assoluta e viene considerato come colui che influisce sulle sorti della giornata. Hegel opererà un’operazione di filosofia nella storia con un’ottica conservatrice ed esalterà il conservatorismo nato dopo il congresso di Vienna. Egli è il simbolo dello Stato nascente Prussiano. Hegel è un pensatore sistematico. Il coglimento dell’assoluto è la sua finalità, che supera il dualismo Kantiano e ci fornisce una visione monista della realtà (non ci sono più fratture tra noumeno e fenomeno, ma tutto è assoluto e l’assoluto si coglie nella realtà storica). Quindi la finalità è la ricerca dell’assoluto nella realtà storica attraverso un metodo, il metodo dialettico, ossia un metodo tripartito/triadico, diviso quindi in tre fasi: tesi, antitesi, sintesi. La storia, infatti, si manifesta dialetticamente.
Quest’opera è l’introduzione dei temi dell’enciclopedia. Il tema centrale di Hegel è la manifestazione dialettica dello spirito (spirito, nella fenomenologia, viene chiamato anche coscienza). Infatti, questa viene definita romanzo della coscienza. Romanzo perché ha una forma narrativa e per coscienza si intende lo spirito (coscienza individuale che ha a che fare con l’universale). L’assoluto è la sintesi conclusiva di questo percorso. Hegel racconta la storia di come l’uomo ha perduto l’unità dell’assoluto. Nell’antichità, nella storia greca, c’era un’unità, una composizione dell’assoluto, non c’era scissione, dualismo. Hegel ha nostalgia di questo assoluto. La filosofia di Hegel analizza il dispiegarsi dello spirito nella storia. Quest’opera ha una funzione pedagogica, indica la finalità della filosofia. Nella Fenomenologia il metodo è strutturato così:
applicazione delle norme). In realtà l’eticità, prima di arrivare allo Stato, si tripartirebbe a sua volta in famiglia (microcosmo), società civile (più famiglie), Stato (macrocosmo concreto). Visione dello Stato Hegeliana viene definita visione di tipo organicista, Stato come una totalità organica, lo Stato è un organismo attraverso cui vivono i suoi componenti; è uno Stato forte che esalta il collettivo sull’individuo.
Marx nasce nel 1818 e muore nel 1883. Studia diritto a Berlino dove si avvicina alla filosofia grazie ad alcune letture di Hegel. Trasferitosi a Parigi conosce Engels, che sarà suo amico e collaboratore con il quale scrive “L’ideologia tedesca” e su incarico della lega dei comunisti “Il manifesto del partito comunista” , carta ideologica e politica del movimento operaio.
divisione del lavoro causa la perdita di contatto del lavoratore con il prodotto del proprio lavoro: il lavoro diviene, perciò un oggetto esteriore, altro da sé. E il capitalista ritorce contro l’operaio la ricchezza prodotta da quest’ultimo, instaurando un rapporto di sfruttamento e riducendo a cosa l’operaio stesso. L’emancipazione del lavoratore deve passere, dunque, attraverso la riappropriazione del proprio lavoro. La proprietà privata è la causa dei mali della società borghese, Marx non vuole tuttavia, estendere la proprietà a tutti, ma sopprimere la proprietà privata dei mezzi di produzione. Egli persegue lo sviluppo dialettico verso una nuova società, la società comunista. Marx fustiga come illusoria e utopica la pretesa del socialismo francese di poter mantenere separati il problema sociale da quello più complessivo dello Stato. Il comunismo non è pertanto, un ideale, ma un movimento reale che abolisce lo Stato presente, facendo leva sulle contraddizioni della società capitalistica, prima fra tutte l’antagonismo strutturale di classe dominante e classe operaia (che provoca la lotta di classe ). Il manifesto del partito comunista contiene l’espressione più matura del materialismo storico ; si tratta non di una teoria astratta, ma dell’analisi reale delle condizioni storiche e materiali degli uomini in una data società. La liberazione dalle condizioni materiali si attua attraverso il lavoro e ha come sbocco la costruzione di una società comunista. L’economia politica è a fondamento della teoria scientifica dello sviluppo della società che Marx elabora nel Capitale, si suole contrappore il materialismo dialettico del Capitale con il materialismo storico del periodo precedente. Marx, recupera, infatti, se pur con l’intento di rovesciarla, la dialettica hegeliana , l’idea che la comprensione delle cose passa per la loro negazione. La dialettica diventa, nelle mani di Marx uno strumento rivoluzionario nel momento in cui afferma che la società capitalista è destinata a generare essa stessa la propria negazione. Il materialismo dialettico ha alla sua base una sorta di anatomia della società, costruita dalle dottrine più propriamente economiche: tra di esse la più conosciuta è la teoria del valore. Secondo Marx, ogni merce ha un valore d’uso, dato dalla sua capacità di soddisfare un bisogno, e un valore di scambio, che è quella proporzione fra i valori d’uso di due oggetti tale da rendere possibile il loro scambio. Su tale base è possibile effettuare un’equazione valore-lavoro : il valore di scambio di un oggetto è uguale alla quantità di lavoro sociale che occorre a produrlo. La forza- lavoro che il capitalista acquista dall’operaio in cambio di un salario è dunque una merce. Si tratta però di una merce particolare poiché produce valore: è questo il plusvalore : differenza tra il valore prodotto dal lavoratore e il valore del suo salario, che non viene pagato all’operaio e che va al capitalista in un processo di accumulazione del capitale. Marx sottolinea la contraddizione oggettiva presente in tale processo di produzione: il capitalismo dipende dal lavoro salariato, che porta alla concentrazione del proletariato; l’unione dei proletari in tutto il mondo condurrà alla lotta contro il capitalismo, fino alla sua soppressione finale.
Essi rappresentano l’altro lato del Romanticismo perché hanno due vite molto complicate. Loro propongono una visione pessimistica della realtà e dell’uomo. La filosofia affronta per la prima volta l’inquietudine e la sofferenza umana (già Pascal ne aveva parlato confluendo in una religiosità). Schopenhauer, invece, apre alla modernità filosofica. L’uomo è consapevole della sua finitezza e quindi soffre. L’irrazionalismo si antepone a Hegel, infatti loro sono due pensatori antihegeliani (superamento della ragione dogmatica).
Come conosco la volontà? La posso percepire, ma non la posso conoscere. La volontà la sento fisicamente, è una percezione metafisica. La volontà è qualcosa di intimo ed è l’incessante volere dentro ognuno di noi. È qualcosa di istintivo, infatti l’uomo ha un istinto di sopravvivenza e ha dei bisogni che devono essere appagati. La volontà ha questi attributi:
Kierkegaard nasce a Copenaghen nel 1813 e muore nel 1855 di dolore. Egli vive una vita originale. Sembra amare la sofferenza, infatti è profondamente pessimista, diverso da Schopenhauer che ha un pessimismo legato al concetto di volontà e non all’individualità come Kierkegaard. Egli vive un amore corrisposto, ma che si auto-nega per paura che questo amore non duri all’infinito. Possiamo, quindi, capire che egli ha una particolarità di carattere, è un individuo che si lacera. Egli ha in sé tutti i tratti del Romanticismo in senso generale, tra cui la tensione verso l’infinito. A differenza di Schopenhauer egli si concentra sul singolo, sull’individuo, sull’esistenza umana; egli è, infatti, precursore della filosofia esistenzialista del ‘900. Egli aveva vissuto anche una situazione familiare triste, perché gli era morta la mamma e 5 fratelli. Inoltre è stato educato dal padre alla religione pietista (corrente riformistica molto rigida) e questo lo spinge al senso di colpa dell’esistenza, lui sopravvissuto, mentre i suoi fratelli sono morti. Quasi tutti coloro che hanno vissuto tragedie portano con sé il senso di colpa, quindi lui non si sente degno di essere felice con la sua amata. TEMI (antihegeliani e a causa di ciò fu anche bullizzato):
afferma che l’uomo è alla ricerca continua del piacere, che però è un piacere effimero e che, quindi, non conduce alla gioia. È solo un libertinismo negativo.
Periodo storico : a cavallo tra la 1° e la 2° metà dell’’800, ma non siamo più nel Romanticismo, Marx ha solo un’indole romantica. Contesto sociale del periodo : industrializzazione che genera la società capitalista, quindi i loro temi sono legati alla questione sociale (l’opera principale di Marx è “Il capitale”). Per questione sociale si intende la drammaticità sviluppatasi nelle classi sociali subalterne, ossia il proletariato, in seguito al capitalismo. Marx, oltre che grande filosofo, è stato anche un grande attivista politico, infatti è fondatore della Internazionali socialiste, ossia movimenti operai di tutto il mondo per migliorare la questione sociale ed è anche teorizzatore del comunismo e fa una predizione storico-dialettica. Entrambi partono dalle idee di Hegel e sono vicini al suo pensiero, riservando un’attenzione alla questione sociale. Essi sono appartenenti alla sinistra Hegeliana. Quando muore Hegel si crea una destra e una sinistra: la sinistra è progressista e rappresenta la parte giovane Hegeliana, mentre la destra è tradizionalista. Sia Feuerbach che Marx fanno parte della sinistra e poi si distaccano essendo entrambi pensatori progressisti, pur mantenendo il concetto di dialettico, Marx in particolare. Ma Marx dice:” Devo rimettere in piedi la filosofia di Hegel che cammina con la testa”. Hegel è, infatti, troppo astratto, quindi si abbandona la metafisica e c’è un’attenzione alla materia.
Feuerbach nasce nel 1804 e muore nel 1872. I suoi orientamenti filosofici verranno poi ripresi da Marx. La sua opera principale, pubblicata nel 1840, è: “Essenza del Cristianesimo”. In quest’opera egli si distacca dalla sinistra Hegeliana e la centralità del suo pensiero è rivolta ad un interesse per l’uomo concreto nei suoi bisogni materiali per elevare lo spirito, infatti “l’uomo è ciò che mangia”.
Il capitalista acquista la forza-lavoro dell’operaio pagando un salario (= stipendio)
➢ Dittatura del proletariato ( antitesi ) ➢ Realizzazione della società comunista ( sintesi )
proletariato deve formare una classe intellettuale -> perché supererà il
Filologia: interpretazione dei testi al fine di ricostruire l’epoca a cui corrispondono quei determinati testi. Con il passare del tempo si evidenzia una patologia mentale, la follia, che inizia in maniera eclatante nel 1889 a Torino, dove avvengono due episodi di folli. Egli è, quindi, è dilaniato dalle sofferenze fisiche, in particolare respiratorie. Egli viaggiava molto, soprattutto per la malattia, lasciando il suo lavoro molto presto, ancor prima della malattia e passava molto tempo sulle montagne Svizzere. Egli è un uomo di grande successo dal punto di vista filosofico, infatti quando gli rilevano la patologia, lui è all’apice della sua carriera filosofica. La causa della sua malattia, probabilmente, è stata la sifilide. L’ultimo periodo è connotato, quindi, da questa follia. Egli viene ricoverato e si rifugia dalla madre, ma poi la madre muore e viene preso nelle mani della sorella. Purtroppo, lei era sposata con un folle che voleva costruire una colonia ariana, avendo un’ideologia nazionalista. Quindi Nietzsche, per molto tempo, viene strumentalizzato e indicato come anticipatore di alcuni temi nazisti. Colli e Montinari, due storici della filosofia, si sono occupati di fare un’operazione critica delle opere di Nietzsche, separando i brani e i passaggi scritti da lui da quelli scritti dalla sorella. Ad ogni elemento della sua vita corrisponde un momento filosofico e noi possiamo evidenziare 4 periodi del suo pensiero:
fondatore dell’etica fondamentale, ossia quella parte della filosofia che si occupa dei comportamenti umani alla ricerca della felicità seguendo il principio del bene che è conoscibile attraverso l’intelletto, la ragione, il razionale e l’Euripide della tragedia, sono visti da Nietzsche come i responsabili della crisi della tragedia. Secondo Nietzsche non esiste un ordine, ma noi ci raccontiamo delle favole, ossia che le nostre vite corrispondono ad un progetto che serve a qualcosa per paura del caos. Nella realtà, però, non c’è una morale, ma solo caos. Quindi i nemici di Nietzsche sono, da una parte Socrate e Platone e l’intellettualismo, dall’altra l’ebraismo che ha un progetto. Per lui, infatti, non esiste nessuna finalità nell’esistenza e tutti i valori non esistono oggettivamente, a differenza della tradizione religiosa che afferma siano stati imposti dal creatore e a differenza dell’intellettualismo etico. Periodo illuministico-critico/la filosofia del mattino à una volta abbandonata l’oscurità (l’ordine, il passato), arriva il mattino. Attraverso il metodo critico lui ricostruisce le origini della morale occidentale. Egli critica le tradizioni etiche descrivendone la nascita. Afferma che è un’origine troppo umana quella ebraica (opera “Umana troppo umana”). La sua è una filosofia atea, ma critica gli atei militanti perché dice che è talmente ovvio che Dio non esiste che non c’è bisogno di convincere nessuno, e l’immagine ovvia di questo postulato si trova nel “La gaia scienza”. Egli dice che Dio e i suoi valori non esistono, sono solo costruzioni umane; dice che lui è morto nel momento in cui gli uomini prendono consapevolezza che non esiste. Per Nietzsche non esiste nulla di stabile, perché tutte le regole sono creazioni umane. Egli ritiene, però, che gli uomini, dopo la morte di Dio, lo abbiano sostituito con qualcos’altro, ossia col nazionalismo. Egli, invece, parla dell’oltre-uomo come la vera soluzione a tutto ciò. L’oltre-uomo, infatti, fa ciò che vuole anche senza il permesso degli altri. Le persone si devono liberare del passato. Il nichilismo completo attivo è trovare un significato in ogni istante e avvenimento anche raccapricciante della nostra vita. Periodo dell’eterno ritorno/filosofia del meriggio à Pubblicata nel 1985, l’opera “Così parlò Zaratustra” introduce l’oltre-uomo e l’eterno ritorno. Lui si crea il suo sistema di valori, svincolato dal passato e dal futuro e questo uomo viene profetizzato da Zaratustra. Zaratustra sarebbe un personaggio semileggendario, persiano, fondatore della religione del Zoroatrismo che si basa sul dualismo tra il bene e il male, ma Nietzsche predica il superamento della morale e quindi in quest’opera fa pentire Zaratustra all’età di 30 anni dopo essere stato in isolamento, tornando tra gli uomini. Arrivato il momento di spiegare l’eterno ritorno, capisce che gli uomini non sono pronti, essendo una consapevolezza troppo raccapricciante. Egli, quindi, risale sulla montagna e riscende in città per tre volte, notando sempre che gli uomini non erano mai pronti, ma alla terza volta decide di dirlo. Tutta la nostra vita è un ciclo destinato a riviversi infinitamente. Nietzsche vuole sapere e si interroga su quale sarebbe la reazione delle persone alla consapevolezza dell’eterno ritorno e analizzando la nostra reazione capisce che tipo di uomo siamo, se ribelli, liberi o ancorati. Le due reazioni a questa consapevolezza possono essere: il rifiuto dell’eterno ritorno o la visione positiva del poter rivivere sempre la propria vita. Queste sono suggestioni, non è una dimostrazione pratica e quindi ognuno la può interpretare in modo diverso. Nelle letture à
I sogni sono un altro di quegli indizi, uno dei più importanti. I sogni nell’antichità erano delle previsioni con origine divina, una premonizione. Secondo la teoria della psicoanalisi, invece, il sogno è un tentativo di appagare, in forma immaginaria, dei desideri che non ho potuto appagare, ma che sono stati rimossi, che risalgono ai primi anni di vita. Il sogno è la maniera con cui l’ES può essere appagato, perché le regole del SUPER IO vengono abbassate, ma non del tutto. Quindi il sogno va interpretato per poter arrivare anche a traumi passati. Il ruolo della sessualità: in chiave positivistica la sessualità è riproduzione. La perversione per Freud è la sessualità non per scopo riproduttivo, ma semplicemente per piacere. Questa esiste anche nei bambini, ma è parziale, incompleta, che però esiste e deve essere risolta.