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PROGRAMMA COMPLETO FILOSOFIA QUINTA SUPERIORE, Appunti di Filosofia

il documento tratta i seguenti filosofi e rispettive correnti: KANT BREVE INTRODUZIONE AL ROMANTICISMO HEGEL SCHOPENHAUER KIERKEGAARD FEUERBACH MARX BREVE SINTESI POSITIVISMO NIETSCHE FREUD

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 11/10/2021

marta.celli
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PROGRAMMA COMPLETO FILOSOFIA
QUINTA SUPERIORE
-KANT
-BREVE INTRODUZIONE AL ROMANTICISMO
-HEGEL
-SCHOPENHAUER
-KIERKEGAARD
-FEUERBACH
-MARX
-BREVE SINTESI POSITIVISMO
-NIETSCHE
-FREUD
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PROGRAMMA COMPLETO FILOSOFIA

QUINTA SUPERIORE

- KANT

- BREVE INTRODUZIONE AL ROMANTICISMO

- HEGEL

- SCHOPENHAUER

- KIERKEGAARD

- FEUERBACH

- MARX

- BREVE SINTESI POSITIVISMO

- NIETSCHE

- FREUD

KANT

Kant appartiene alla filosofia moderna e la supera, infatti tocca gli apici dell’Illuminismo e lo supera; possiamo, quindi, dire che rompe gli schemi concettuali. Kant nasce il 22 Aprile nel 1724 a Konnisberg e vive una vita ordinaria e regolata. Questo suo rigore morale lo ritroveremo anche nella sua filosofia. A 46 anni diventa professore universitario e sin da piccolo il padre lo educa alla religione pietista fatta di rigore, intransigenza e sistematicità. Egli erige, quindi, una filosofia organizzata strutturalmente e che tocca tutti gli aspetti del sapere. Lo fa in due periodi:

  • Periodo precritico
  • Periodo critico al quale appartengono le seguenti opere: critica della ragion pura (gnoseologia), critica della ragion pratica (morale), critica del giudizio (estetica). La frase tipica di Kant che riprende la sua filosofia è: “Il cielo stellato sopra di me (critica della ragion pura), la legge morale dentro di me (critica della ragion pratica).” La filosofia Kantiana viene definita sia filosofia del limite, che è l’esperienza, sia criticismo per due ragioni:
  • Definizione che viene dalle sue opere
  • Critica= indagine delle possibilità e dei limiti della ragione stessa, mette quindi in discussione la ragione Egli attua una sorta di rivoluzione copernicana: come Copernico teorizza l’eliocentrismo spostando il sole al centro dell’universo, Kant sposta l’asse del soggetto che diventa centrale. Con Cartesio il soggetto era al centro, ma non c’era l’esperienza, con Kant il soggetto lavora con le sue facoltà a priori nell’esperienza. Il soggetto non subisce una modifica dall’esperienza, ma è attivo nel momento in cui conosce, agisce e percepisce. Esso plasma l’oggetto in base alle facoltà che gli sono proprie a priori. Unirà razionalismo (dogmatico, unica certezza nella ragione, ragione universale) ed empirismo (unica certezza è il dato esperienziale nel momento in cui lo conosco). Questa operazione concettuale Kantiana viene chiamata rivoluzione copernicana trascendentale.

CRTICA DELLA RAGION PURA

Nella Critica della ragion pura, Kant indaga la ragione e le facoltà del soggetto e afferma che il limite della ragione è l’esperienza. Kant si pone, poi, tre domande:

  • Cosa posso conoscere?
  • Cosa devo fare?
  • Cosa posso sperare? Tra il primo e il secondo quesito c’è, poi, una sotto-domanda: è possibile una metafisica come scienza? Ossia, posso io definire con i caratteri della metafisica il mondo metafisico? La matematica è a priori pur aggiungendo qualcosa alla nostra conoscenza. Vuole, quindi, operare nella dinamica dell’”a priori”, ma con un’estensione alla conoscenza (sintesi tra razionalismo ed empirismo: il razionalismo è a priori, ma non aggiunge niente alla conoscenza e, quindi, opera con giudizi analitici a priori; l’empirismo, invece, è a posteriori e aggiunge qualcosa alla conoscenza e, quindi, opera con giudizi sintetici a posteriori). Egli applica i giudizi sintetici a priori della matematica, ma all’ambito metafisico. Usciamo, quindi, dallo scetticismo dell’empirismo, ma si fa, comunque, influenzare dall’esperienza. Egli afferma che l’uomo ha delle modalità di conoscenza a priori. La critica della ragion pura è strutturata sempre avendo come centralità il concetto di trascendentale. Questo schematismo si sviluppa in tre parti:
  • Estetica trascendentale (sensibilità)
  • Analitica trascendentale (intelletto)

infatti io posso pensare il noumeno, ma non lo posso conoscere, proprio come le idee innate della metafisica.

CRITICA DELLA RAGION PRATICA

Kant, in realtà, fa la stessa operazione di quella pura, ma nell’agire pratico. La domanda è: cosa devo fare? Egli ricerca, quindi, le condizioni a priori dell’agire pratico. “La legge morale dentro di me” è un fatto di ragione (morale= perseguire il bene). La ragion pura indica al soggetto l’agire, l’azione; la ragione prescrive, quindi, al soggetto le norme da seguire, possiamo dire che la ragione manda dei comandi a sé stessa. La morale Kantiana si orienta rispondendo agli imperativi categorici della ragione, ossia a norme impositive che la ragione impone a sé stessa. Questi imperativi prescrivono il dovere per il dovere (virtù). La ragione, quindi, comanda il “Tu devi”, non c’è un evento esterno che ci impone il dovere, ma è la ragione stessa ad imporlo. Si tratta di agire come la morale impone, quindi la morale è:

  • Libera dall’esperienza
  • Autonoma, ossia dentro di me
  • Universale, ossia a priori e valida per tutti L’etica Kantiana viene definita deontologica, ossia agisce per il dovere e non per la felicità. Conclusione: anima, mondo e Dio sono postulati della ragione, ovvero sono verità assodate, inconfutabili, perché l’uomo per rendere concreto il proprio agire pratico, si deve conformare idealmente a qualcosa più grande di lui.

IL ROMANTICISMO

Il Romanticismo si sviluppa dal 1798 e nasce in Germania espandendosi poi in Europa. Esso è un fenomeno eterogeneo perché:

  • Si sviluppa a un’eterogeneità geografica (diversità tra nazioni)
  • Tocca tutti gli ambiti del sapere Caratteristiche comuni:
  • L’elemento principale è il sentimento. In filosofia si parla di un’inquietudine (ne parla anche Pascal). Questa inquietudine rappresenta la tensione verso Dio ed è generata tra finito ed infinito, inteso come dimensione trascendente perché l’uomo sa di essere finito, ma vuole proiettarsi all’infinito (come assoluto).
  • L’interesse per la natura
  • L’arte (anche la musica), intesa come la dimensione che salva l’uomo
  • La storia (Hegel è il filosofo della storia) La filosofia romantica persegue una duplice strada. Essa genera:
  • Da una parte una visione pessimistica (come Schopenhauer e Kierkegaard)
  • Da una parte una risposta ottimistica della ragione da parte di Hegel. Egli è idealista, si parla infatti di iperuranio, ossia di tensione ideale verso l’assoluto, che è una dimensione metafisica. Altri due grandi pensatori tedeschi sono: Fichte (che darà il nome alla corrente stessa, ossia l’idealismo, che è una corrente filosofica progressista ottimista privilegiata del Romanticismo) e Schelling Il Romanticismo opera il superamento del criticismo Kantiano. Kant è limitato dai limiti che la ragione pone a sé stessa, invece il Romanticismo ha una tensione verso l’assoluto che verrà colto. Il Romanticismo supera, quindi, la definizione di dualismo perché tutto è assoluto e l’assoluto è coglibile.

HEGEL

Hegel nasce nel 1770 e muore nel 1831 di colera. Egli esalta la figura di Napoleone nella sua gioventù, infatti lui ha un’attenzione particolare alla storia. Hegel ha uno spirito giovanile inquietante e ribelle, ma col passare degli anni assume un atteggiamento conservatore. Cambia 1) perché era molto ambizioso (aveva avuto molta fortuna in Accademia) e 2) perché arriva a diventare professore dell’Università di Berlino dove aveva molta fama. Vive, infatti, una fama assoluta e viene considerato come colui che influisce sulle sorti della giornata. Hegel opererà un’operazione di filosofia nella storia con un’ottica conservatrice ed esalterà il conservatorismo nato dopo il congresso di Vienna. Egli è il simbolo dello Stato nascente Prussiano. Hegel è un pensatore sistematico. Il coglimento dell’assoluto è la sua finalità, che supera il dualismo Kantiano e ci fornisce una visione monista della realtà (non ci sono più fratture tra noumeno e fenomeno, ma tutto è assoluto e l’assoluto si coglie nella realtà storica). Quindi la finalità è la ricerca dell’assoluto nella realtà storica attraverso un metodo, il metodo dialettico, ossia un metodo tripartito/triadico, diviso quindi in tre fasi: tesi, antitesi, sintesi. La storia, infatti, si manifesta dialetticamente.

  • Nella tesi una determinata realtà si manifesta affermativamente
  • Nell’antitesi il momento negativo si antepone alla realtà precedente
  • Nella sintesi le determinazioni precedenti coesisteranno senza più contraddirsi (Aufhebung= superamento con conservazione) “Ciò che è reale è razionale, ciò che è razionale è reale.” È la frase simbolica del pensiero Hegeliano. La realtà storica è sempre manifestazione della ragione e la ragione (intesa come assoluto) la cogliamo nella realtà storica. È una visione circolare della realtà (che ripete il medesimo andamento) di tipo dialettico. Realtà= storia= assoluto= spirito (Hegel parla di assoluto come spirito) = ragione

FENOMENOLOGIA DELLO SPIRITO

Quest’opera è l’introduzione dei temi dell’enciclopedia. Il tema centrale di Hegel è la manifestazione dialettica dello spirito (spirito, nella fenomenologia, viene chiamato anche coscienza). Infatti, questa viene definita romanzo della coscienza. Romanzo perché ha una forma narrativa e per coscienza si intende lo spirito (coscienza individuale che ha a che fare con l’universale). L’assoluto è la sintesi conclusiva di questo percorso. Hegel racconta la storia di come l’uomo ha perduto l’unità dell’assoluto. Nell’antichità, nella storia greca, c’era un’unità, una composizione dell’assoluto, non c’era scissione, dualismo. Hegel ha nostalgia di questo assoluto. La filosofia di Hegel analizza il dispiegarsi dello spirito nella storia. Quest’opera ha una funzione pedagogica, indica la finalità della filosofia. Nella Fenomenologia il metodo è strutturato così:

  • Tesi: coscienza
  • Antitesi: autocoscienza
  • Sintesi: ragione C’è la tripartizione della storia e il coglimento avviene attraverso il metodo. Ci sono tre tappe/fasi attraverso cui si sviluppa l’assoluto nella storia. Ogni tappa è a sua volta tripartita e le sotto-figure delle tre fasi storiche sono le figure storiche (universali, ma calate nella dimensione concreta). COSCIENZA : nella prima fase si percepisce l’oggetto

applicazione delle norme). In realtà l’eticità, prima di arrivare allo Stato, si tripartirebbe a sua volta in famiglia (microcosmo), società civile (più famiglie), Stato (macrocosmo concreto). Visione dello Stato Hegeliana viene definita visione di tipo organicista, Stato come una totalità organica, lo Stato è un organismo attraverso cui vivono i suoi componenti; è uno Stato forte che esalta il collettivo sull’individuo.

  • SINTESI: spirito assoluto= si divide in:
  1. Arte (tesi)= momento soggettivo. L’arte coglie l’assoluto come intuizione del soggetto, qualcosa di immediato ed effimero, non definitivo. La ragione torna in sé, pertanto tutta la dimensione finita.
  2. Religione (antitesi)= fornisce un coglimento temporaneo dell’assoluto da un punto di vista oggettivo attraverso la rappresentazione simbolica.
  3. Filosofia (sintesi)= unione dei due momenti precedenti. L’assoluto nella filosofia si manifesta in quanto concetto, ossia il dispiegamento nel reale storio della ragione (reale= storia= razionale= filosofia). Nella sua famosa frase c’è sempre una coincidenza di filosofia con storia e viceversa. La storia è sempre storia della filosofia e la filosofia è sempre filosofia della storia.

Marx

Marx nasce nel 1818 e muore nel 1883. Studia diritto a Berlino dove si avvicina alla filosofia grazie ad alcune letture di Hegel. Trasferitosi a Parigi conosce Engels, che sarà suo amico e collaboratore con il quale scrive “L’ideologia tedesca” e su incarico della lega dei comunisti “Il manifesto del partito comunista” , carta ideologica e politica del movimento operaio.

  • Nella riflessione di Marx confluiscono le principali correnti operaie della prima metà dell’Ottocento, la filosofia hegeliana, spesso mediata dalla critica di Feuerbach, le analisi dell’economia classica inglese (Smith e Ricardo) e le tesi del socialismo utopistico.
  • Marx segna la fine della filosofia che interpreta il mondo e l’inizio di quella che vuole cambiarlo. Per quanto riguarda la filosofia di Hegel nonostante una prima adesione, Marx rifiuta la sua concezione di Stato, con una critica simile a quella di Feuerbach sulla religione. Secondo Marx, infatti, è l’uomo che fa lo Stato e non viceversa , l’uomo e non l’idea è il soggetto reale della dialettica. Il filosofo, inoltre, si schiera contro la filosofia speculativa , quella che chiama ideologia. Per Marx una critica solo teorica è insufficiente: le catene degli uomini non sono le loro rappresentazioni e concetti, ma le loro condizioni materiali. Bisogna invertire il legame tra la produzione delle idee ( la sovrastruttura : diritto, religione, metafisica, istituzioni politiche e sociali) e la produzione economica ( la struttura ). Sono, quindi, le condizioni di vita che determinano la personalità e la coscienza, che è dunque un prodotto storico. La prassi rivoluzionaria: per Marx l’emancipazione della Germania deve essere, non solo politica, quindi ideale, ma anche economica e sociale, reale, solo la praxis umana , ossia l’azione rivoluzionaria delle masse, può modificare il modo di pensare degli uomini e liberare il mondo; non la critica ma la rivoluzione è la forza motrice della storia. Questa concezione è alla base della critica a Feuerbach, accusato di restare sul terreno dell’astrazione e dell’ideologia: anche il sentimento religioso è difatti un prodotto sociale, e l’alienazione religiosa è solo un aspetto della più general alienazione legata all’organizzazione della società. La religione è per Marx, l’oppio dei popoli, una consolazione che distoglie l’uomo dell’ingiustizia e dalla lotta economica, per dargli solo una felicità illusoria. Sulla stessa linea, Marx critica l’economia classica, giudicando le leggi economiche naturali e immodificabili, affermando che esse sono storiche, proprie del mondo di produzione capitalistico, l’analisi economica porta alla demistificazione e alla riappropriazione della filosofia hegeliana: Marx sottolinea il carattere reale e storico del concetto di alienazione, che è la condizione del proletariato nel capitalismo. Nel processo di produzione economico capitalistico, infatti, la

divisione del lavoro causa la perdita di contatto del lavoratore con il prodotto del proprio lavoro: il lavoro diviene, perciò un oggetto esteriore, altro da sé. E il capitalista ritorce contro l’operaio la ricchezza prodotta da quest’ultimo, instaurando un rapporto di sfruttamento e riducendo a cosa l’operaio stesso. L’emancipazione del lavoratore deve passere, dunque, attraverso la riappropriazione del proprio lavoro. La proprietà privata è la causa dei mali della società borghese, Marx non vuole tuttavia, estendere la proprietà a tutti, ma sopprimere la proprietà privata dei mezzi di produzione. Egli persegue lo sviluppo dialettico verso una nuova società, la società comunista. Marx fustiga come illusoria e utopica la pretesa del socialismo francese di poter mantenere separati il problema sociale da quello più complessivo dello Stato. Il comunismo non è pertanto, un ideale, ma un movimento reale che abolisce lo Stato presente, facendo leva sulle contraddizioni della società capitalistica, prima fra tutte l’antagonismo strutturale di classe dominante e classe operaia (che provoca la lotta di classe ). Il manifesto del partito comunista contiene l’espressione più matura del materialismo storico ; si tratta non di una teoria astratta, ma dell’analisi reale delle condizioni storiche e materiali degli uomini in una data società. La liberazione dalle condizioni materiali si attua attraverso il lavoro e ha come sbocco la costruzione di una società comunista. L’economia politica è a fondamento della teoria scientifica dello sviluppo della società che Marx elabora nel Capitale, si suole contrappore il materialismo dialettico del Capitale con il materialismo storico del periodo precedente. Marx, recupera, infatti, se pur con l’intento di rovesciarla, la dialettica hegeliana , l’idea che la comprensione delle cose passa per la loro negazione. La dialettica diventa, nelle mani di Marx uno strumento rivoluzionario nel momento in cui afferma che la società capitalista è destinata a generare essa stessa la propria negazione. Il materialismo dialettico ha alla sua base una sorta di anatomia della società, costruita dalle dottrine più propriamente economiche: tra di esse la più conosciuta è la teoria del valore. Secondo Marx, ogni merce ha un valore d’uso, dato dalla sua capacità di soddisfare un bisogno, e un valore di scambio, che è quella proporzione fra i valori d’uso di due oggetti tale da rendere possibile il loro scambio. Su tale base è possibile effettuare un’equazione valore-lavoro : il valore di scambio di un oggetto è uguale alla quantità di lavoro sociale che occorre a produrlo. La forza- lavoro che il capitalista acquista dall’operaio in cambio di un salario è dunque una merce. Si tratta però di una merce particolare poiché produce valore: è questo il plusvalore : differenza tra il valore prodotto dal lavoratore e il valore del suo salario, che non viene pagato all’operaio e che va al capitalista in un processo di accumulazione del capitale. Marx sottolinea la contraddizione oggettiva presente in tale processo di produzione: il capitalismo dipende dal lavoro salariato, che porta alla concentrazione del proletariato; l’unione dei proletari in tutto il mondo condurrà alla lotta contro il capitalismo, fino alla sua soppressione finale.

SCHOPENHAUER E KIERKEGAARD

Essi rappresentano l’altro lato del Romanticismo perché hanno due vite molto complicate. Loro propongono una visione pessimistica della realtà e dell’uomo. La filosofia affronta per la prima volta l’inquietudine e la sofferenza umana (già Pascal ne aveva parlato confluendo in una religiosità). Schopenhauer, invece, apre alla modernità filosofica. L’uomo è consapevole della sua finitezza e quindi soffre. L’irrazionalismo si antepone a Hegel, infatti loro sono due pensatori antihegeliani (superamento della ragione dogmatica).

Come conosco la volontà? La posso percepire, ma non la posso conoscere. La volontà la sento fisicamente, è una percezione metafisica. La volontà è qualcosa di intimo ed è l’incessante volere dentro ognuno di noi. È qualcosa di istintivo, infatti l’uomo ha un istinto di sopravvivenza e ha dei bisogni che devono essere appagati. La volontà ha questi attributi:

  • È unica, estesa a tutta la realtà
  • È eterna, senza tempo
  • È cieca
  • È irrazionale Ogni appagamento sospende il dolore, ma non ci si accontenta mai, quindi l’uomo è un pendolo tra dolore e noia e soffre a causa dell’incessante volere della volontà. C’è, però, qualche tentativo di fuga dall’incessante dolore:
  1. La via estetica, ossia l’arte. In questo caso si rimane nell’ambito della temporaneità. La manifestazione artistica prediletta è la musica, in particolare quella Wagneriana. C’è anche la tragedia dove viene evidenziata la catarsi, ossia l’oggettivazione della realtà.
  2. La via etica. Anche in questo caso si rimane nell’ambito della temporaneità. Qui si tratta il tema della compassione, ossia del patire insieme. Si esce dai bisogni individuali sublimandoli in una dimensione altra, dedicandomi al prossimo.
  3. L’ascesi. Questa è l’unica possibilità di annullare questa volontà- L’ascesi è una contemplazione, una sorta di meditazione. Conclusione: la sospensione del dolore è data dal mistico.

KIERKEGAARD

Kierkegaard nasce a Copenaghen nel 1813 e muore nel 1855 di dolore. Egli vive una vita originale. Sembra amare la sofferenza, infatti è profondamente pessimista, diverso da Schopenhauer che ha un pessimismo legato al concetto di volontà e non all’individualità come Kierkegaard. Egli vive un amore corrisposto, ma che si auto-nega per paura che questo amore non duri all’infinito. Possiamo, quindi, capire che egli ha una particolarità di carattere, è un individuo che si lacera. Egli ha in sé tutti i tratti del Romanticismo in senso generale, tra cui la tensione verso l’infinito. A differenza di Schopenhauer egli si concentra sul singolo, sull’individuo, sull’esistenza umana; egli è, infatti, precursore della filosofia esistenzialista del ‘900. Egli aveva vissuto anche una situazione familiare triste, perché gli era morta la mamma e 5 fratelli. Inoltre è stato educato dal padre alla religione pietista (corrente riformistica molto rigida) e questo lo spinge al senso di colpa dell’esistenza, lui sopravvissuto, mentre i suoi fratelli sono morti. Quasi tutti coloro che hanno vissuto tragedie portano con sé il senso di colpa, quindi lui non si sente degno di essere felice con la sua amata. TEMI (antihegeliani e a causa di ciò fu anche bullizzato):

  • L’individuo
  • Le possibilità che l’individuo può avere
  • La scelta e la responsabilità (ad ogni scelta corrisponde una responsabilità e quindi corrisponde un carico di sofferenza). Egli individua 3 vite, 3 stadi di vita che sono tra loro inconciliabili (“la logica del salto”), differendo da Hegel:
  1. La vita estetica, rappresentata dal Don Giovanni e del quale parla molto nel “Diario del seduttore” all’interno della sua opera più famosa intitolata “Aut Aut” (“O, o” in latino). Egli

afferma che l’uomo è alla ricerca continua del piacere, che però è un piacere effimero e che, quindi, non conduce alla gioia. È solo un libertinismo negativo.

  1. La vita etica, contrassegnata dal rigore, dal dovere. La vita matrimoniale e lavorativa ineccepibile è ciò che rappresenta il dovere, ma questo porta alla noia, ala monotonia, alla ripetizione e, quindi, all’insoddisfazione.
  2. La vita religiosa, l’unica che pone fine a un’inquietudine esistenziale. L’uomo vive uno squilibrio tra dimensione finita ed eterna. Attraverso il “salto della fede” arriva alla vita religiosa e questo salto è dato dal pentimento per la vita vissuta fino ad allora. Nella vita religiosa l’uomo diventa consapevole. Anche la scelta della fede, però, produce angoscia data dalla responsabilità, infatti la scelta di fede è una scelta irrazionale ed è fatta dall’uomo razionale, di conseguenza viene definita come paradosso e scandalo

FEUERBACH E MARX

Periodo storico : a cavallo tra la 1° e la 2° metà dell’’800, ma non siamo più nel Romanticismo, Marx ha solo un’indole romantica. Contesto sociale del periodo : industrializzazione che genera la società capitalista, quindi i loro temi sono legati alla questione sociale (l’opera principale di Marx è “Il capitale”). Per questione sociale si intende la drammaticità sviluppatasi nelle classi sociali subalterne, ossia il proletariato, in seguito al capitalismo. Marx, oltre che grande filosofo, è stato anche un grande attivista politico, infatti è fondatore della Internazionali socialiste, ossia movimenti operai di tutto il mondo per migliorare la questione sociale ed è anche teorizzatore del comunismo e fa una predizione storico-dialettica. Entrambi partono dalle idee di Hegel e sono vicini al suo pensiero, riservando un’attenzione alla questione sociale. Essi sono appartenenti alla sinistra Hegeliana. Quando muore Hegel si crea una destra e una sinistra: la sinistra è progressista e rappresenta la parte giovane Hegeliana, mentre la destra è tradizionalista. Sia Feuerbach che Marx fanno parte della sinistra e poi si distaccano essendo entrambi pensatori progressisti, pur mantenendo il concetto di dialettico, Marx in particolare. Ma Marx dice:” Devo rimettere in piedi la filosofia di Hegel che cammina con la testa”. Hegel è, infatti, troppo astratto, quindi si abbandona la metafisica e c’è un’attenzione alla materia.

FEUERBACH

Feuerbach nasce nel 1804 e muore nel 1872. I suoi orientamenti filosofici verranno poi ripresi da Marx. La sua opera principale, pubblicata nel 1840, è: “Essenza del Cristianesimo”. In quest’opera egli si distacca dalla sinistra Hegeliana e la centralità del suo pensiero è rivolta ad un interesse per l’uomo concreto nei suoi bisogni materiali per elevare lo spirito, infatti “l’uomo è ciò che mangia”.

CARL MARX

KARL MARX -

Filosofo, attivista politico, economista (con base filosofica), sociologo e storico->

condizioni materiali dell’uomo che si sviluppano nella storia

È il grande male perché si genera quando:

l’attività trasforma l’uomo in oggetto

quindi bisogna superarla

Materialismo umanista di Fuerbach superato da Marx

Hegel parla di processo dialettico che Marx prende in considerazione e chiama

materialismo storico-dialettico (= analizza le condizioni materiali del proletariato

nel processo dialettico)

Testo di riferimento “L’ideologia tedesca”

Alla base della storia -> LAVORO

Concetto di Struttura e Sovrastruttura

STRUTTURA = base materiale della società -> insieme delle forze economiche

sociali che sulle quali si sviluppa il processo dialettico -> dato dalla lotta di classe

Esprime i modi di produzione :

➢ Forza produttive -> forza-lavoro (operai), mezzi (macchine), conoscenze tecniche

e scientifiche

➢ Rapporti di produzione -> sistemi di organizzazione del lavoro e relazioni che si

stabiliscono nel processo produttivo

SOVRASTRUTTURA = produzioni culturali che determinano la struttura =

economia determina le idee (determinate dal tipo di società economica nella quale

sono inserite)

Tra queste due -> rapporto complesso e dinamico

La presa di coscienza della classe proletaria dell’esigenza dei bisogni materiali che

porteranno al benessere spirituale

Analisi economica:

opera di riferimento -> “Il capitale” (= insieme dei beni mobili e immobili) -> mette

in discussione i principi dell’economia classica

Tema: modi di produzione

Il doppio valore della merce (= capitale mobile):

➢ Valore d’uso -> indica l’utilità della merce

➢ Valore di scambio -> quando due tipi di merci diverse vengono rese equiparabili

e confrontabili (dunque scambiabili)

Attraverso un valore ideale basato su un tempo di produzione -> il capitalista genera

più profitto, calcolato in base al tempo medio di produzione in un determinato

periodo

Il capitalista acquista la forza-lavoro dell’operaio pagando un salario (= stipendio)

-> basato sul proprio sostentamento (= quanto occorre per sopravvivere)

Concetto di plusvalore -> spiega l’importanza del tempo di produzione nel processo

del capitalista -> non retribuito -> tempo di lavoro non pagato che crea valore non

pagato

Concetto di pluslavoro -> forza-lavoro di cui il capitalista si appropria gratuitamente

Il profitto del capitalista si genere attraverso:

➢ Capitale costante -> macchinari e materie prime

➢ Capitale variabile -> salari degli operai

Le contraddizioni del sistema capitalistico:

implementazione dell’efficienza dei sistemi di produzione

➢ Caduta tendenziale del saggio di profitto (aumento macchine -> meno operai ->

meno salari -> meno acquisti

➢ Diminuzione del potere d’acquisto della popolazione (conseguenza dei meno

acquisiti)

➢ Crisi di sovrapproduzione

La rivoluzione come risoluzione del conflitto di classe (critica dello stato moderno)

Unica risoluzione -> RIVOLUZIONE SOCIALE (dialettica quindi triardica)

➢ Dittatura del proletariato ( antitesi ) ➢ Realizzazione della società comunista ( sintesi )

(Sul libro da pag 96 a 102)

MARXISMO STORICO = tutto ciò che ha a che fare con l’influenza di marx nel

contesto storico della rivoluzione russa e della nascita di partiti

MARXISMO FILOSOFICO = elementi delle teorie di marx nella storia della filosofia

nel secondo 900 (rivoluzione culturale del 68)

Antonio Gramsci = intellettuale e fondatore del partito comunista italiano e grande

sostenitore della filosofia di marx

inverte il concetto di struttura e sovrastruttura -> la sovrastruttura determina la

struttura -> superamento di marx

sovrastruttura = EGEMONIA CULTURALE BORGHESE -> determina il

mantenimento del capitalismo economico -> non è la struttura (capitalismo) che

determina la cultura ma il contrario

proletariato deve formare una classe intellettuale -> perché supererà il

mantenimento della società capitalista

coscienza di classe = consapevolezza di appartenere ad una classe sociale

bisogno creare un intellettuale organico = intellettuale a 360 gradi

? critica letteraria marxista

Filologia: interpretazione dei testi al fine di ricostruire l’epoca a cui corrispondono quei determinati testi. Con il passare del tempo si evidenzia una patologia mentale, la follia, che inizia in maniera eclatante nel 1889 a Torino, dove avvengono due episodi di folli. Egli è, quindi, è dilaniato dalle sofferenze fisiche, in particolare respiratorie. Egli viaggiava molto, soprattutto per la malattia, lasciando il suo lavoro molto presto, ancor prima della malattia e passava molto tempo sulle montagne Svizzere. Egli è un uomo di grande successo dal punto di vista filosofico, infatti quando gli rilevano la patologia, lui è all’apice della sua carriera filosofica. La causa della sua malattia, probabilmente, è stata la sifilide. L’ultimo periodo è connotato, quindi, da questa follia. Egli viene ricoverato e si rifugia dalla madre, ma poi la madre muore e viene preso nelle mani della sorella. Purtroppo, lei era sposata con un folle che voleva costruire una colonia ariana, avendo un’ideologia nazionalista. Quindi Nietzsche, per molto tempo, viene strumentalizzato e indicato come anticipatore di alcuni temi nazisti. Colli e Montinari, due storici della filosofia, si sono occupati di fare un’operazione critica delle opere di Nietzsche, separando i brani e i passaggi scritti da lui da quelli scritti dalla sorella. Ad ogni elemento della sua vita corrisponde un momento filosofico e noi possiamo evidenziare 4 periodi del suo pensiero:

  1. Periodo filologico-romantico (fase giovanile) à due testi: “La nascita della tragedia dello spirito della musica” e una serie di scritti intitolati “Le considerazioni inattuali”.
  2. Periodo illuministico-critico/filosofia del mattino (egli è l’uomo della svolta filosofica) à due opere: “Umano troppo umano” e “La gaia scienza” che è una critica al positivismo.
  3. Periodo dell’eterno ritorno/filosofia del meriggio (apice della sua concettualizzazione teoretica) à opere: “Così parlò Zarahtustra” (l’opera più corposa prima di essere colpito dalla pazzia), “Al di là del bene e del male”, “Un libro per tutti e per nessuno”.
  4. Periodo della volontà di potenza à opera: “Ceomo”. La sua scrittura è molto complessa, perché come Nietzsche rappresenta il bivio filosofico destrutturato, asistematico, nella scrittura emerge una concezione nuova di fare filosofia. La sua scrittura si fa sempre più ridotta, aforistica. Il linguaggio è una chiave filosofica da interpretare e decifrare e, quindi, la sua modalità di scrittura filosofica rende difficile la comprensione dei suoi testi. Possiamo dire che Nietzsche è dissacratore della filosofia, del cristianesimo. PENSIERO NIETZSCHIANO Periodo filologico-romantico/fase giovanile à nel periodo giovanile, che coincide con il suo insegnamento universitario di filologia, scrive “L’opera della tragedia” dove opera attraverso un percorso filologico, ossia opera una ricostruzione della storia della civiltà per porne in luce i limiti. Attua un percorso a ritroso per indagare i motivi della crisi contemporanea. Fa, quindi, un’analisi filologica della storia della civiltà. È un’opera con intenti filosofici, ma con un metodo filologico. È anche un tributo alla musica di Wagner e indirettamente a Schopenhauer. Wagner ci riconsegna il miracolo metafisico compiuto, ossia l’essenza costituiva tipica della tragedia greca, della quale Nietzsche è ammiratore. Possiamo capire che la musica di Wagner è associata alla tragedia classica. Secondo Nietzsche la cultura occidentale nasce con la tragedia greca e trova in Eschilo e in Sofocle la perfetta combinazione tra due principi fondanti, ossia l’apollineo e il dionisiaco, infatti nella tragedia greca c’è l’unità armonica di spirito dionisiaco ed apollineo. È perfetta armonia di misura e ordine rappresentata dal Dio Apollo con il caos, la forza vitale, l’eccesso rappresentati dal Dio Dioniso. È una contrapposizione che diventa forma armonica. La scena (statue, sondo con pitture) è apollinea, ossia ordinata, mentre il coro è dionisio, ossia ci riconsegna la forza di vivere perché il canto è portato dall’istinto, è in continuo mutamento. Col passare del tempo subentra il prevalere dell’apollineo, soprattutto per responsabilità di Euripide che è di un’epoca successiva rispetto ad Eschilo e Sofocle, di conseguenza la crisi inizia con Euripide che toglie la musica e poi peggiorerà con Socrate. Infatti, il Socrate della filosofia, che è il

fondatore dell’etica fondamentale, ossia quella parte della filosofia che si occupa dei comportamenti umani alla ricerca della felicità seguendo il principio del bene che è conoscibile attraverso l’intelletto, la ragione, il razionale e l’Euripide della tragedia, sono visti da Nietzsche come i responsabili della crisi della tragedia. Secondo Nietzsche non esiste un ordine, ma noi ci raccontiamo delle favole, ossia che le nostre vite corrispondono ad un progetto che serve a qualcosa per paura del caos. Nella realtà, però, non c’è una morale, ma solo caos. Quindi i nemici di Nietzsche sono, da una parte Socrate e Platone e l’intellettualismo, dall’altra l’ebraismo che ha un progetto. Per lui, infatti, non esiste nessuna finalità nell’esistenza e tutti i valori non esistono oggettivamente, a differenza della tradizione religiosa che afferma siano stati imposti dal creatore e a differenza dell’intellettualismo etico. Periodo illuministico-critico/la filosofia del mattino à una volta abbandonata l’oscurità (l’ordine, il passato), arriva il mattino. Attraverso il metodo critico lui ricostruisce le origini della morale occidentale. Egli critica le tradizioni etiche descrivendone la nascita. Afferma che è un’origine troppo umana quella ebraica (opera “Umana troppo umana”). La sua è una filosofia atea, ma critica gli atei militanti perché dice che è talmente ovvio che Dio non esiste che non c’è bisogno di convincere nessuno, e l’immagine ovvia di questo postulato si trova nel “La gaia scienza”. Egli dice che Dio e i suoi valori non esistono, sono solo costruzioni umane; dice che lui è morto nel momento in cui gli uomini prendono consapevolezza che non esiste. Per Nietzsche non esiste nulla di stabile, perché tutte le regole sono creazioni umane. Egli ritiene, però, che gli uomini, dopo la morte di Dio, lo abbiano sostituito con qualcos’altro, ossia col nazionalismo. Egli, invece, parla dell’oltre-uomo come la vera soluzione a tutto ciò. L’oltre-uomo, infatti, fa ciò che vuole anche senza il permesso degli altri. Le persone si devono liberare del passato. Il nichilismo completo attivo è trovare un significato in ogni istante e avvenimento anche raccapricciante della nostra vita. Periodo dell’eterno ritorno/filosofia del meriggio à Pubblicata nel 1985, l’opera “Così parlò Zaratustra” introduce l’oltre-uomo e l’eterno ritorno. Lui si crea il suo sistema di valori, svincolato dal passato e dal futuro e questo uomo viene profetizzato da Zaratustra. Zaratustra sarebbe un personaggio semileggendario, persiano, fondatore della religione del Zoroatrismo che si basa sul dualismo tra il bene e il male, ma Nietzsche predica il superamento della morale e quindi in quest’opera fa pentire Zaratustra all’età di 30 anni dopo essere stato in isolamento, tornando tra gli uomini. Arrivato il momento di spiegare l’eterno ritorno, capisce che gli uomini non sono pronti, essendo una consapevolezza troppo raccapricciante. Egli, quindi, risale sulla montagna e riscende in città per tre volte, notando sempre che gli uomini non erano mai pronti, ma alla terza volta decide di dirlo. Tutta la nostra vita è un ciclo destinato a riviversi infinitamente. Nietzsche vuole sapere e si interroga su quale sarebbe la reazione delle persone alla consapevolezza dell’eterno ritorno e analizzando la nostra reazione capisce che tipo di uomo siamo, se ribelli, liberi o ancorati. Le due reazioni a questa consapevolezza possono essere: il rifiuto dell’eterno ritorno o la visione positiva del poter rivivere sempre la propria vita. Queste sono suggestioni, non è una dimostrazione pratica e quindi ognuno la può interpretare in modo diverso. Nelle letture à

  • il nano sulle spalle di Zarathustra rappresenta la pesantezza, la porta carraia rappresenta il presente, le due strade rappresentano il passato e il presente.
  • Il serpente rappresenta l’eterno ritorno, il pastore è l’uomo comune, l’uomo cammello, e quando scopre l’eterno ritorno rischia di soffocare, ma quando arriva il profeta lui capisce che l’eterno ritorno bisogna assimilarlo e diventa un uomo nuovo. Per accettare la circolarità del tempo bisogna dare un’interpretazione ad ogni attimo in maniera indipendente dal passato e dal futuro.

I sogni sono un altro di quegli indizi, uno dei più importanti. I sogni nell’antichità erano delle previsioni con origine divina, una premonizione. Secondo la teoria della psicoanalisi, invece, il sogno è un tentativo di appagare, in forma immaginaria, dei desideri che non ho potuto appagare, ma che sono stati rimossi, che risalgono ai primi anni di vita. Il sogno è la maniera con cui l’ES può essere appagato, perché le regole del SUPER IO vengono abbassate, ma non del tutto. Quindi il sogno va interpretato per poter arrivare anche a traumi passati. Il ruolo della sessualità: in chiave positivistica la sessualità è riproduzione. La perversione per Freud è la sessualità non per scopo riproduttivo, ma semplicemente per piacere. Questa esiste anche nei bambini, ma è parziale, incompleta, che però esiste e deve essere risolta.

  • La prima fase della sessualità infantile è quella orale: i bambini mettono continuamente in bocca le cose.
  • Negli anni successivi c’è la fase anale: quando il bambino impara ad andare in bagno.
  • Poi c’è la fase genitale: riguarda gli organi che però non funzionano, comincia la curiosità. Subentra il pericolo di acquisire dei traumi per i bambini, ossia la paura di perdere quello che ha, il complesso di castrazione. Le bambine provano, invece, invidia per quello che hanno i maschi e loro no.
  • Poi si sviluppa un altro problema, ossia il complesso di Edipo o di Elettra: l’attrazione del bambino verso il genitore del sesso opposto. A Edipo gli era stato predetto che si sarebbe sposato con sua madre ed avrebbe ucciso suo padre. Lo mandano via, ma alla fine la profezia si avvera senza che lui lo sapesse, non conoscendo i suoi genitori. Questa è la fase in cui i bambini vogliono dormire in mezzo ai genitori.