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Programma Storia Quinto Superiore, Appunti di Storia

Argomenti principali del quinto superiore

Tipologia: Appunti

2022/2023

In vendita dal 17/06/2025

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lisa-amichetti 🇮🇹

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L’alba del ‘900
IL ‘900
C’era tutta la questione meridionale e le varie problematiche.
Ci troviamo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900. Da un punto di vista politico
possiamo dire che tra la fine dell’800 e inizi del 900, l’Europa detiene il dominio, il
primato sul resto del pianeta. Un primato economico, culturale, veste un po’ tutti gli
ambiti. L’Europa è stata la culla della rivoluzione industriale, in particolar modo
l’Inghilterra, ma è stata anche la culla della rivoluzione francese. Il territorio in cui gli
ideali di uguaglianza e fratellanza sono nati. L’Europa è dunque la culla di una nuova
epoca e civiltà, basata su quelli che erano i principi del giusnaturalismo, illuminismo
e gli ideali conquistati dalla rivoluzione francese.
Primato economico dalla rivoluzione industriale che porta ad un miglioramento delle
condizioni di vita. Il 900 si apre dunque in maniera positiva. Il ceto sociale
emergente, ossia la borghesia nata dalla rivoluzione industriale, si è rafforzato, ha
acquisito potere e benessere. Fiducia che si basa su delle solide basi presenti.
Ricordati come gli anni della belle epoque. Non bisogna dimenticare che questi anni
nascondono numerose insidie e contraddizioni. Nel 1914 scoppierà un primo
conflitto mondiale. La rivoluzione industriale getta anche le basi di una spaccatura
sociale tra la borghesia industriale e il proletariato che acquista sempre più una
coscienza di classe, ossia aumenta la consapevolezza di quelle che sono le sue
condizioni, può andare ad inficiare il potere della borghesia. Inizia a capire che ha un
peso all’interno della società, il 900 è ricordato come il secolo in cui si diffondono i
partiti di massa, con l’intento di tutelare e far valere i diritti del proletariato.
Anche i sindacati acquistano un peso sempre maggiore
Da un lato nel 900 il liberismo politico ed economico cresce, viene incrementato.
Dall’altro è il secolo dei partiti di massa, delle lotte operaie, un secolo che contiene in
molte contraddizioni. Per la prima volta nel 900, la politica diventa una politica
mondiale (conflitti mondiali per la prima volta).
L’Italia in che posizione si trova?
La figura politica di riferimento è Giovanni Giolitti (1903-1914) età giolittiana che
coincide con una fase di forte sviluppo economico affiancato da un notevole
progresso civile. Assistiamo ad una serie di riforme volte ad incrementare l’economia
come ad esempio il suffragio maschile. Questo sviluppo però non è ugualmente
distribuita su tutto il territorio nazionale. Il sud rimarrà comunque indietro.
L’aumento della democrazia porterà ad aspre lotte, manifestazioni e a numerosi
scontri in parlamento tra le politiche in opposizione. Anche i partiti di massa
riescono ad entrare in parlamento per la prima volta. Giolitti era tendenzialmente un
liberale neutralista, quando poi vedremo l’ingresso dell’Italia in guerra, vedremo due
schieramenti, Giolitti sarà neutralista.
Nascita e sviluppo dell’ imperialismo e nazionalismo
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L’alba del ‘ IL ‘ C’era tutta la questione meridionale e le varie problematiche. Ci troviamo tra la fine del 1800 e gli inizi del 1900. Da un punto di vista politico possiamo dire che tra la fine dell’800 e inizi del 900, l’Europa detiene il dominio, il primato sul resto del pianeta. Un primato economico, culturale, veste un po’ tutti gli ambiti. L’Europa è stata la culla della rivoluzione industriale, in particolar modo l’Inghilterra, ma è stata anche la culla della rivoluzione francese. Il territorio in cui gli ideali di uguaglianza e fratellanza sono nati. L’Europa è dunque la culla di una nuova epoca e civiltà, basata su quelli che erano i principi del giusnaturalismo, illuminismo e gli ideali conquistati dalla rivoluzione francese. Primato economico dalla rivoluzione industriale che porta ad un miglioramento delle condizioni di vita. Il 900 si apre dunque in maniera positiva. Il ceto sociale emergente, ossia la borghesia nata dalla rivoluzione industriale, si è rafforzato, ha acquisito potere e benessere. Fiducia che si basa su delle solide basi presenti. Ricordati come gli anni della belle epoque. Non bisogna dimenticare che questi anni nascondono numerose insidie e contraddizioni. Nel 1914 scoppierà un primo conflitto mondiale. La rivoluzione industriale getta anche le basi di una spaccatura sociale tra la borghesia industriale e il proletariato che acquista sempre più una coscienza di classe, ossia aumenta la consapevolezza di quelle che sono le sue condizioni, può andare ad inficiare il potere della borghesia. Inizia a capire che ha un peso all’interno della società, il 900 è ricordato come il secolo in cui si diffondono i partiti di massa, con l’intento di tutelare e far valere i diritti del proletariato. Anche i sindacati acquistano un peso sempre maggiore Da un lato nel 900 il liberismo politico ed economico cresce, viene incrementato. Dall’altro è il secolo dei partiti di massa, delle lotte operaie, un secolo che contiene in sé molte contraddizioni. Per la prima volta nel 900, la politica diventa una politica mondiale (conflitti mondiali per la prima volta). L’Italia in che posizione si trova? La figura politica di riferimento è Giovanni Giolitti (1903-1914) età giolittiana che coincide con una fase di forte sviluppo economico affiancato da un notevole progresso civile. Assistiamo ad una serie di riforme volte ad incrementare l’economia come ad esempio il suffragio maschile. Questo sviluppo però non è ugualmente distribuita su tutto il territorio nazionale. Il sud rimarrà comunque indietro. L’aumento della democrazia porterà ad aspre lotte, manifestazioni e a numerosi scontri in parlamento tra le politiche in opposizione. Anche i partiti di massa riescono ad entrare in parlamento per la prima volta. Giolitti era tendenzialmente un liberale neutralista, quando poi vedremo l’ingresso dell’Italia in guerra, vedremo due schieramenti, Giolitti sarà neutralista. Nascita e sviluppo dell’ imperialismo e nazionalismo

L’Europa in questa prima fase domina gli altri continenti e fa valere questa sua forza politica economica culturale cercando di ampliare i propri territori, andando a conquistare delle colonie, nuovi territori. C’è questa forte spinta imperialistica. Da una parte è frutto del benessere, della stabilità politica ed economica. Dall’altra però sembra un po’ un ritorno al passato, una retrocessione. Sembra tradire quelli che erano gli ideali di autodeterminazione, di libertà e di pace che erano emersi dalla rivoluzione francese in poi. L’imperialismo avrà poi una degenerazione nel nazionalismo che poi sfocerà nel razzismo. Perché sfocia nel nazionalismo? Ideologia per cui ritengo che il mio popolo sia superiore rispetto ad un altro, superiore ai paesi conquistati. Quando questa percezione di superiorità diventa anche etnica, non più culturale ed economica, si inizia a parlare di razzismo. Questa fase getterà poi le base per le ideologie totalitarie successive. Nel 900 nascono e si sviluppano i primi movimenti femministi. Rivendicano una maggiore tutela nei riguardi della donna e un’acquisizione nei diritti. La donna doveva essere parte attiva e parte integrante nella scena politica. L’Italia rispetto ad altri paesi europei concederà molto tardi il diritto di voto alle donne. Questi movimenti iniziano tra la fine dell 800 e i primi del 900. BELLE EPOQUE periodo di benessere, pace e prosperità per la borghesia divisa in grande, media e piccola. Lo stile di vita borghese arriva anche nei paesi in cui l’aristocrazia aveva ancora una grande influenza. Era un periodo di luce per i ceti inferiori e per i borghesi in cui ci si avvicinava sempre di più ad uno stile di vita aristocratico. stile di vita bohémien. catena di montaggio, aumento dei profitti, lavoro svolto più velocemente e diminuzione dei costi. vaccino per la tubercolosi, raggi x e aspirina. aumento della popolazione e crescita demografica. Si sviluppa l’impressionismo Per Belle Époque si intende quel periodo della storia (soprattutto europea) che va dalla fine dell’Ottocento allo scoppio della Prima Guerra Mondiale. Centro del mondo è la città di Parigi che consacra questo suo ruolo con l’Esposizione Universale del 1899, per cui fu eretta la Torre Eiffel, posizionata all’ingresso dell’area espositiva. Le condizioni di vita nelle grandi città fecero crescere i consumi e con essi i desideri e il gusto per il tempo libero, gli svaghi e passatempi mondani. Era una società impetuosa che approfittava di tutte le scoperte che si susseguivano senza sosta. Parliamo di dame eleganti, invenzioni rivoluzionarie e del fiorire delle arti, ma anche del colonialismo esasperato e di ingiustizie sociali, questa era la belle époque che, come tutte le epoche, fu caratterizzata da luci e da ombre. Dunque il suo più grande errore è stato quello di pensare che l’umanità avesse imparato dai suoi errori precedenti, purtroppo lo scoppio della Prima Guerra

La Belle époque fu caratterizzata da un'ondata di positivismo, dovuta alle diverse scoperte e innovazioni in ogni ambito. —>L’utilizzo di treni, navi e i primi aerei: la costruzione di mezzi di trasporto sempre più avanzati, grossi e sfarzosi erano il risultato della combinazione tra industria, scienza e tecnologia. Uno dei simboli della Belle Epoque è il lussuoso treno Orient Express, nato il 2 maggio 1883 per collegare Parigi a Costantinopoli. —>La nascita del telefono, la creazione del motore a scoppio, l’introduzione dell’illuminazione elettrica: Il settore che si sviluppò maggiormente fu quello delle comunicazioni. Con l’invenzione del telefono, ideato dall’italiano Antonio Meucci ma prodotto a livello industriale negli Stati Uniti dal 1876, si permise alle persone di poter comunicare tra di loro anche a lunghe distanze. Nello stesso anno ci fu anche l’invenzione del motore a scoppio in Germania che velocizzò gli spostamenti di persone e merci. Il motore a scoppio fu utilizzato per creare motociclette, automobili e per la progettazione del primo aeroplano. All’inizio le automobili, essendo prodotte artigianalmente, avevano un prezzo molto elevato per questo erano riservate solo all’alta borghesia, ma con la produzione in serie intrapresa negli Usa da Henry Ford, le automobili divennero meno costose e quindi accessibili a più persone. Questa produzione in serie prevedeva la catena di montaggio, ossia suddividere il lavoro in varie operazioni e ciascuna di esse era affidata ad un lavoratore che doveva svolgere un lavoro ripetitivo e meccanico. Lo scopo di questa nuova organizzazione del lavoro era di aumentare i profitti, con un lavoro svolto più velocemente e diminuire i costi. —>Con i progressi compiuti dalla chimica, nella seconda metà dell’ottocento, si permise alla medicina di sviluppare il vaccino per la tubercolosi, gli antibiotici, i raggi X e l'aspirina che permisero l’eliminazione delle epidemie, il miglioramento della qualità della salute e dell’igiene. Tutti questi sviluppi in campo medico/scientifico garantirono inoltre un incremento della popolazione, quindi un aumento della crescita demografica. →Abbiamo anche innovazioni per lo svago e il tempo libero come radio, fotografia e cinema: nel 1895 i fratelli Lumière presentano al pubblico il cinematografo, la prima proiezione racconta le buffe imprese di un giardiniere maldestro. In seguito i fratelli Lumière e Charles Pathé fondano una società che dominerà il mercato fino agli anni '20 producendo e distribuendo film, cineprese e fondando il primo cinegiornale. Venne poi inventata la radio, Hertz usò semplici circuiti elettrici con cui venivano create delle scariche elettriche ad alta frequenza, realizzando così il primo oscillatore in grado di irradiare onde elettromagnetiche rilevabili a breve distanza. MOVIMENTO LETTERARIO Il decadentismo ha origine in Francia, dove si sviluppa in aperta polemica con il Naturalismo, e si diffonde poi nelle altre nazioni europee tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento. Il termine decadente ha, in origine, un senso

negativo; viene, infatti, utilizzato per indicare un gruppo di giovani poeti anticonformisti la cui vita e le cui opere rappresentavano uno scandalo per la società del tempo. Il termine diventa poi il simbolo di un nuovo modo di concepire l’esistenza, che esige l’esplorazione dei sentimenti, dei dubbi e delle ansie dell’individuo. Questo movimento culturale nasce dalla profonda crisi esistenziale che colpisce la società europea tra fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, crisi che si manifesta nel campo del pensiero come un’inquieta e sempre più accentuata sfiducia della ragione e degli ideali romantici. I caratteri principali di questo movimento sono: -> esasperazione dell’individualismo; si manifesta sotto due aspetti come esaltazione dell’individuo eccezionale, il superuomo, che si sente diverso dalla massa dei propri simili, o come sofferenza per l’incapacità dell’uomo a comunicare; -> mancanza di fiducia nella ragione; la ragione è decisamente ripudiata e viene rivalutata la dimensione irrazionale dell’uomo, in grado di penetrare i misteri della vita; -> isolamento della società; i grandi ideali del passato, l’impegno sociale e politico dello scrittore, la fiducia nelle grandi trasformazioni della società, sembrano essere definitivamente tramontati; -> evasione della realtà; i decadenti perseguono il ritorno all’infanzia vista come età magica, esaltano la bellezza in contrapposizione con la volgarità del mondo circostante e sono alla ricerca di esperienze esclusive e privilegiate; -> senso di angoscia e di solitudine; lo stato l’animo del poeta decadente è caratterizzato dalla noia, dal senso del vuoto e del nulla. Verificata l’impossibilità di conoscere la realtà, mediante l’esperienza e la ragione, i decadenti, soprattutto attraverso i testi poetici, si rendono conto che proprio le poesie, quando si basa sull’intuizione irrazionale immediata, può far cogliere il significato profondo delle cose. Essa diventa, così, la più alta forma di conoscenza, capace di palesare le sensazioni che affiorano dal profondo dell’animo. Chi scrive si serve di simboli, di analogie, di suoni suggestivi; le parole diventano pura musicalità, quella musicalità capace di descrivere le voci misteriose del mondo. Il linguaggio si fa vago, allusivo, oscuro, al limite della comprensibilità e i versi, liberati dalla regole della metrica, permettono nuove forme espressive. Gli autori principali sono: Pascoli, D’Annunzio, Svevo e Pirandello. CONCETTO DI NAZIONE Per nazionalizzazione si intende portare sotto il controllo dello stato qualcosa, in questo caso le masse. L'idea romantica di nazione, ossia lo spirito e il sentimento verso la propria patria, può essere percepito dalle parole di Ugo Foscolo nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis: “Il sacrificio della patria nostra è consumato”, “vi furono popoli che diedero all'incendio le loro case, le loro mogli, i loro figli sotterrando tra le ceneri la loro sacra indipendenza”. La massa intesa come folla indifferenziata al suo interno o insieme uniforme in cui le singolarità tendono a scomparire fu oggetto di indagine degli scienziati sociali sin dall’inizio dell’Ottocento. A seguito dell’evento spartiacque della Rivoluzione

tutte con un minimo comun denominatore: l’osservazione privilegiata del tempo specifico della sfera psicologica, diverso da quello delle scienze esatte. All’ottimismo delle filosofie borghesi faceva quindi posto un approccio critico alle scienze esatte che contemplava l’esistenza di correnti di pensiero irrazionaliste. Queste ultime, maturate in contesti politici diversi, avrebbero accentuato il pessimismo nei confronti degli istituti democratici. Contribuirono a determinare quel clima di sfiducia che si diffuse verso la democrazia e le sue istituzioni e che fu covato negli ambienti intellettuali europei nel periodo in cui la partecipazione alla vita politica si allargava per la nascita della società di massa. Ed è proprio in quel frangente che la consistenza del ceto medio urbano andò distinguendosi dagli strati superiori della borghesia. Dal punto di vista dei comportamenti sociali, le differenze erano naturalmente enormi. I ceti medi rifiutavano l’identificazione con la massa dei lavoratori ed erano refrattari alla sindacalizzazione puntando al merito individuale per lanciare la scalata sociale. Il senso della gerarchia e la sensibilità al verbo nazionalista erano contrapposti alla coscienza di classe operaia; allo stesso modo, veniva osteggiato il cosmopolitismo dell’alta borghesia industriale e bancaria che aveva dei comportamenti direttamente riconducibili alle vecchie classi aristocratiche. Il nuovo ceto medio giocò un ruolo sempre più importante nel campo economico nel duplice ruolo di produttore e consumatore ed ebbe un ruolo di ago della bilancia politico tra forze progressiste e conservatrici, spostandone le cause a seconda degli interessi momentanei. Un altro segno delle nuove dimensioni assunte dalla politica e dalla lotta sociale, fu costituito dalla rapida crescita delle organizzazioni sindacali. Il sindacalismo operaio era una realtà solida solo in Gran Bretagna nell’800. Negli ultimi anni dell’800 grazie alla nascita del movimento socialista, le organizzazioni dei lavoratori crebbero in numero non solo in Europa ma anche negli Stati Uniti. Gli operai riuscirono a far valere i propri diritti contro l’opposizione degli imprenditori e delle classi dirigenti conservatrici. Nel 1895 nacque la Confederazione Generale del Lavoro (CGL), costituita in Italia nel 1906. Furono istituiti sistemi di assicurazione contro gli infortuni e le prime pensioni. Si cercò di impedire il lavoro dei bambini in età scolare e furono introdotte limitazioni agli orari giornalieri degli operai e fu sancito il diritto al riposo settimanale. Ci fu un’estensione dei servizi pubblici (gas, acqua e trasporti). L’iniziativa del governo locale si concretizzò anche nel campo dell’istruzione, dell’assistenza e dell’edilizia popolare. Per far fronte all’aumento delle spese i governi centrali ricorsero a nuove forme di imposizione fiscale. La tendenza fu quella di aumentare il peso delle imposte dirette (ossia sul reddito di persone/società) a vantaggio di quelle indirette (cioè di quelle che colpiscono i consumi e che gravano soprattutto sui ceti popolari), introducendo il principio della progressività del carico fiscale (ciò significa che più alta è la fascia di reddito, più alta sarà la percentuale prelevata dal fisco). I NUOVI PARTITI Fino agli anni ‘70-’80 dell’800, i movimenti socialisti costituivano delle piccole minoranze che puntavano ad uno sconvolgimento radicale che potesse colpire le radici della società capitalistico-borghese e tutte le sue ingiustizie.

Il primo e più importante di questi partiti fu quello socialdemocratico tedesco (SPD) nato nel 1875. Il Marxismo, movimento sociale e politico fondato sulla interpretazione materialistica e dialettica della storia, formulata da Marx e Engels, venne assunto come dottrina ufficiale. La formazione del partito socialista francese fu più lenta e laboriosa, infatti la SFIO (sezione francese dell’Internazionale operaia) si costituì nel 1905. In Gran Bretagna i gruppi marxisti non riuscirono a imporre la loro egemonia sul movimento sindacale delle Trade Unions e quindi i sindacalisti crearono una formazione politica in grado di rappresentare tutto il movimento operaio britannico, denominato nel 1906 Partito laburista (Labour Party) ed era privo di divisioni dottrinarie. La nascita della Seconda Internazionale risaliva al 1889, quando i rappresentanti di partiti marxisti si riunirono a Parigi e approvarono alcune importanti leggi (come quella della giornata lavorativa di otto ore e proclamava a tale scopo una giornata mondiale di lotta ogni anno per il primo maggio). In conseguenza alla seconda internazionale si creò una divisione di orientamento: da un lato una divisione che aveva la tendenza di prendere in atto delle questioni politiche e sociali in modo da valorizzare l’aspetto democratico-riformistico dell’azione socialista (REVISIONISTI); dall’altro lato una divisione che tentava di bloccare le visioni legalitarie e parlamentarische in modo da recuperare l’originale impostazione rivoluzionaria (RIVOLUZIONISTI). Il filosofo più coerente del revisionismo fu il tedesco Eduard Bernstein che constatava le previsioni di Marx affermando per esempio che il proletariato non si impoveriva ma migliorava, il capitalismo aveva una grande capacità di modificarsi e di superare le crisi e che lo Stato borghese diveniva sempre più democratico. Grazie a questa visione la società socialista non sarebbe nata da una rivoluzione ma da una trasformazione graduale realizzata grazie al lavoro degli operai e dei sindacali. Negli stessi anni del revisionismo emersero anche nuove correnti di estrema sinistra che contestavano i revisionisti, accusati di non avere dei veri ideali rivoluzionari ma di voler praticare una pratica riformista e legalitaria. In particolare in Germania, grazie anche alla figura di Rosa Luxemburg, una giovane intellettuale di origine polacca, queste correnti rivoluzioniste giunsero a minacciare l’egemonia di quelle centriste. Inoltre ci fu un’altra dissidenza che si sviluppò nel partito socialista russo e che ebbe per protagonista Nikolaj Lenin. Lenin contestava il modello organizzativo della socialdemocrazia tedesca e gli contrapponeva il progetto di un partito votato alla lotta, formato da militanti professionisti con una direzione accentrata. Questa concezione si adattava alla situazione di un partito di come quello russo, che in quel periodo era costretto alla clandestinità. In un congresso del partito socialista russo svoltosi a Londra in esilio nel 1903, le tesi di Lenin ottennero la maggioranza. Il partito si spaccò in due correnti: una bolscevica (maggioritaria, guidata da Lenin) e una menscevica (minoritaria). Infine ci fu la creazione del sindacalismo rivoluzionario in Francia da parte di Sorel. Secondo questa dissidenza di sinistra il momento più importante dell’azione operaia era lo sciopero che era utile a rendere i lavoratori consapevoli della propria forza.

L'idea di nazione di Giuseppe Mazzini si differenziava da quella di Camillo Benso Conte di Cavour, in quanto il primo proponeva un'annessione consapevole del popolo in Roma, il secondo invece auspicava un'annessione immediata degli Stati dell'Italia meridionale, anche con l'abbandono di Roma e Venezia. Questa annessione immediata fu considerata da Mazzini inutile, indecorosa e funesta. Credeva infatti che sarebbero nati "germi di gelosia, di dissenso, d'irritazione tra una popolazione e un'altra, che il confondersi di entrambe in Roma avrebbe reso impossibili. Mentre Giuseppe Mazzini era teso alla concreta realizzazione dell'autocoscienza nazionale, consapevole di sé, Cavour pensava a un allargamento territoriale piuttosto che a una nazionalizzazione del popolo. Mentre quindi le élite, contese tra repubblica o monarchia decidevano le sorti dell'Italia, milioni di contadini rimasero all'oscuro del progetto risorgimentale. Entreranno come protagonisti battendosi contro l'unità ormai raggiunta: è il fenomeno del cosiddetto brigantaggio meridionale. ETÀ GIOLITTIANA Dopo l'assassinio del re Umberto I a causa di un anarchico (Gaetano Bresci) il 29 Luglio 1900, il nuovo re Vittorio Emanuele III nominò primo ministro Giuseppe Zanardelli, leader della Sinistra Parlamentare. Tale governo fu tuttavia limitato e nel 1903 il ministro dell'Interno, Giovanni Giolitti, salì al potere continuando l'obiettivo di Zanardelli: l'inserimento dei ceti subalterni nella vita politica in modo da fermare i conflitti sociali. Nel 1903 sale così al potere Giolitti il cui cardine era quella di conciliare gli interessi della borghesia industriale con le aspirazioni del proletariato. Fin da subito dimostra di voler effettuare diversi cambiamenti: Per età giolittiana s'intende quel periodo della storia italiana che va dal 1903 al 1914, un decennio che prese il nome dai governi del liberale Giovanni Giolitti, che caratterizzarono la vita politica italiana sino alla vigilia della prima guerra mondiale. Anche nei periodi in cui i governi non furono presieduti da Giolitti, egli mantenne comunque la sua preminenza sulla politica italiana. Tale periodo si inserisce nell’ultima fase della Sinistra storica: è anticipata da un primo governo transitorio, sul finire del XIX secolo, in un momento di crisi di Francesco Crispi, per cominciare propriamente dopo la crisi di fine secolo e, con l'ultimo governo di Giolitti, concludersi prima dell'instaurazione del regime fascista. L'età giolittiana fu caratterizzata da una notevole crescita economica e sociale, e si svolge nell'ultima parte di quel periodo chiamato, a livello internazionale, Belle Époque. Ebbe anche, sul finire, la ripresa del colonialismo italiano con la guerra di Libia. La politica interna di Giolitti fu caratterizzata certamente da una serie di successi verso la democrazia, tanto che, se per Cavour si parlava di stato liberale, ora si può usare la definizione di stato liberal-democratico. Nel 1903 sale così al potere Giolitti

il cui cardine era quella di conciliare gli interessi della borghesia industriale con le aspirazioni del proletariato. Fin da subito dimostra di voler effettuare diversi cambiamenti:

  • Allargare la base parlamentare del suo esecutivo e perciò tenta di unire al suo governo anche Filippo Turati, leader del partito socialista (diviso fra “massimalisti”, che volevano la rivoluzione socialista, e i minimalisti, che volevano agire attraverso riforme), il quale però rifiuta, in quanto accettando sarebbe andato contro il suo partito, mantenendo comunque una sorta di “alleanza” non dichiarata.
    • Promuove una politica di rigorosa neutralità nei confronti dei conflitti sindacali infatti comunica ai prefetti di tollerare gli scioperi economici ma non quelli di carattere politico.
  • Nel 1911 varò la legge sul suffragio universale maschile (almeno 21 anni e non analfabeti). La forza dei lavoratori era enormemente accresciuta grazie all'istruzione elementare obbligatoria, incentivata nel 1877 dalla Legge Coppino; inoltre fu inserito l'allargamento del diritto di voto, che coinvolge di più la popolazione; e al notevole incremento demografico che si traduce in un aumento della manodopera industriale e agricola. Nelle campagne si era diffuso il movimento delle “leghe” bianche e rosse, bianche dei cattolici e rosse dei socialisti. Giolitti riconobbe che una simile evoluzione della società non poteva essere oppressa ma controllata e indirizzata verso binari pacifici, decise quindi di garantire maggiore libertà di azione ai lavoratori e di promuovere una legislazione assistenziale e previdenziale adeguata. Siccome nel 1901 si verificarono ben 1400 scioperi circa, Giolitti decise di concedere ai lavoratori il diritto di sciopero, dichiarando lo stato neutrale, perciò le forze dell'ordine intervennero durante gli scioperi solamente in caso di effrazione delle leggi. Questo è solo uno dei tanti provvedimenti che prese, tra cui: 1902: nascita del consiglio superiore del lavoro, che garantiva il controllo delle condizioni di vita dei lavoratori, invece furono introdotte nel 1902 e 1906: norme che limitavano il lavoro, anche notturno, femminile e minorile, e garantivano il riposo settimanale. poco dopo venne introdotta l'assicurazione obbligatoria per infortuni sul lavoro Inoltre nel 1903: Giolitti invitò Turati, leader riformista, a portare i socialisti nell'esecutivo, ma questi si rifiutarono di collaborare a un governo liberale. 1906: nascita della CGIL Confederazione Generale del Lavoro riforme economico sociali: 1912: nascita del monopolio statale delle assicurazioni sulla vita, e creazione dell'INA (istituto nazionale delle assicurazioni) i cui utili furono devoluti alla cassa per la vecchiaia e l'invalidità dei lavoratori. Società I cattolici sono sempre più attivi nella vita della società attraverso l’Opera dei Congressi, che si occupava di assistenza caritativa e di animazione culturale, erano

Salvemini, accusarono Giolitti di non interessarsi del sud perchè queste leggi non ebbero alcun successo e anzi si aggravò la situazione di disuguaglianze, clientelismo e corruzione, per questo accusa Giolitti di essersi alleato con associazioni mafiose per ottenere i voti. La caduta di Giolitti La conquista della Libia non fu sufficiente a rendere Giolitti popolare, infatti l'ala più conservatrice del suo partito gli contestava l'eccessiva accondiscendenza verso le rivendicazioni popolari. Intanto nel 1906 nasceva la C.G.I.L. (Confederazione Generale dei Lavoratori), nel 1910 la Confederazione dell'Industria e dell'Agricoltura. Giolitti si dimise il 10 marzo 1914 e fu sostituito da Antonio Salandra che ebbe un atteggiamento fermo e risoluto nei confronti del movimento operaio. Nelle Marche e in Romagna le agitazioni di piazza ,capeggiate da Benito Mussolini e Pietro Nenni (settimana rossa dal 7 al 13 giugno 1914) furono ben presto sedate dal governo. Giolitti scompare definitivamente dalla scena italiana a causa della grande guerra perché lui era neutralista ma la parte predominante fu quella interventista visto che l’Italia entrò in guerra. A lui succedette Salandra.

che fosse in grado di risollevare una società che si era intorpidita, adagiata. Guerra percepita dunque come uno stimolo. La goccia che fece traboccare il vaso è l’attentato avvenuto il 14 giugno 1914, quando uno studente bosniaco uccise con due colpi di pistola l’erede al trono d’Austria l'arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie. Mentre attraversano le vie di Sarajevo. È l’episodio che ha fatto risvegliare tutto il sistema di alleanze e antiche rivalità che erano state sopite durante la belle epoque. L’austria fa la prima mossa, invia alla Serbia un ultimatum. Il secondo passo lo fa la Russia offrendo sostegno alla Serbia. La Serbia era il principale alleato russo sul territorio dei Balcani. La Serbia si sente allora forte e decide di accettare solo in parte l’ultimatum imposto dall’austria, respinge la clausola che prevedeva la partecipazione di funzionari Austriaci per indagare sull’attentato. È una risposta inaccettabile. Il 24 luglio 1914 Austria dichiara guerra alla Serbia. 28 luglio inizia la prima guerra mondiale, con la dichiarazione ufficiale. Interviene la Russia che si schiera in Occidente, non soltanto lungo i confini dell'Austria, ma anche lungo tutto il confine occidentale dell’Austria , ossia della Germania. La Germania interpreta questa cosa come atto di ostilità da parte della Russia nei suoi confronti. La Germania il 31 luglio 1914 invia un ultimatum alla Russia: "togli le truppe dai miei confini”. La Russia non risponde all’ultimatum, la Germania dichiara guerra alla Russia. Nel momento in cui la Germania dichiara guerra alla Russia, la Francia che era legata alla Russia, interviene sostenendo la Russia il 1º agosto. La Germania invia un ultimatum alla Francia che non risponde, dunque il 3 agosto 1914 la Germania dichiara guerra alla Francia. La Germania deve dunque combattere: Sul fronte orientale contro la Russia Sul fronte occidentale contro la Francia Nel tentativo di invadere la Francia, la Germania decide di passare per il Belgio che era un paese neutrale. Lo fa perché vuole puntare sull’effetto sorpresa perché la Francia non si aspettava di essere attaccata da un confine di un paese neutrale. La Gran Bretagna entra in gioco poiché non tollera l’invasione di un paese neutrale che d’altronde si affacciava sulle coste della Manica, vicino la Gran Bretagna. 4 agosto Gran Bretagna dichiara guerra alla Germania. Lo scoppio della guerra non viene accolto in maniera negativa, anzi ci sono molte manifestazioni patriottiche in favore della guerra. Molti intellettuali si schierarono a favore del conflitto, animati da ideali patriottici. In quell'epoca anche i socialisti non si schierarono attivamente contro la guerra, non la esaltavano e non la osteggiavano. In questa fase l’Italia non viene nominata poiché entrerà successivamente in guerra. Molti pensavano che si sarebbe trattata di una guerra lampo, una guerra veloce che non si rivelerà così. Viene chiamata sia guerra di logoramento, grande guerra, guerra di trincea o guerra di posizione poiché si innesca una modalità di combattimento poco dinamica, ma statica in cui vengono scavate le trincee lunghissime (750km) in cui i soldati vivevano e combattevano. Le aspettative di una guerra lampo furono

completamente disattese anche perché fondamentalmente non c’era un paese nettamente superiore ad un altro. Questo sistema di alleanze aveva fatto schierare delle potenze allo stesso livello è che rendeva molto più difficile e lento il prevalere uno schieramento sull’altro. Per la prima volta si combatte utilizzando questa modalità imprevista, ma anche molto diversa. Sempre nel 1914 il conflitto si amplia ulteriormente, il Giappone dichiara guerra alla Germania per impadronirsi dei possedimenti che la Germania aveva nel Pacifico. A novembre la Turchia interviene a favore di Austria e Germania. L’Italia entrerà solo nel 1915; gli stati uniti nel 1917, lo stesso anno in cui è uscita la Russia. La situazione italiana: neutralisti e interventisti Quando nell’agosto del 1914 scoppia la prima guerra mondiale al governo c’era Antonio Salandra che dichiara la neutralità dell’Italia, poiché l’Italia faceva parte della triplice alleanza (Germania e Austria). Voleva far leva sulla funzione difenditrice della triplice alleanza, non voleva intervenire quindi si dichiara neutrale. (L'Austria non è stata attaccata, ma è stata lei a dichiarare guerra.) In realtà l’Italia non voleva scendere in guerra in quanto militarmente impreparata. Inoltre molti italiani nutrivano ostilità nei confronti degli austriaci dal tempo del Risorgimento in quanto c’erano terre irredente che facevano parte dell’Austria, come Trentino. Nella popolazione c’era dunque chi voleva un ingresso a fianco alla triplice intesa (Russia Gran Bretagna e Francia), poiché volevano sfruttare questa guerra per annettere quei territori del Trentino che facevano parte dell'Austria. L’opinione pubblica è spaccata in 2: ● Interventisti: Sinistra democratica—> repubblicani, radicali e l’ala più moderna e riformista dei socialisti. Destra—> nazionalisti e liberal conservatori di cui faceva parte anche Salandra e l’attuale ministro degli Esteri. Associazioni irredentiste—> miravano all’annessione dei territori del Trentino, Friuli Venezia Giulia. Movimenti operai—> vedevano nella guerra un mezzo per rovesciare gli equilibri sociali in favore del proletariato ● Neutralisti—> esponente politico più importante è Giovanni Giolitti. Era convinto che l’Italia fosse militarmente ed economicamente incapace di sostenere una guerra. L’Italia può anche lavorare in maniera diplomatica per ottenere dall’austria quelle terre irredenti. (L’Italia rimane neutrale però in cambio riprendiamo i territori del Trentino e Friuli). Dei neutralisti ne faceva parte anche la religione con papa Benedetto 16, il partito socialista italiano, la CGL. C’è però Benito Mussolini che non aderirà alle idee del suo partito, quello socialista. Esce dal partito socialista e fonda un giornale “il popolo d’Italia” nel 1914 diventando il punto di riferimento degli interventisti di sinistra. I neutralisti erano la maggioranza rispetto agli interventisti, però non erano organizzati, non trovarono accordi. Dunque gli interventisti sono riusciti a far prevalere la propria posizione.

socialisti. A capo del governo viene posto Paolo Boselli, un anziano conservatore. In realtà questo governo di coalizione nazionale non comporta grandi mutamenti per quanto riguarda la situazione in guerra. Nel corso del 1916 ci saranno altre battaglie lungo il fiume Isonzo, ma anxhe questa volta non verrano ottenuti risultati rilevanti tranne la presa della città di Gorizia nell’agosto del 1916, che ha più un valore simbolico che effettivo. Il fronte francese Sul fronte francese gli schieramenti di ambo le parti rimasero quasi immobili durante il 1915: qui combattevano da un lato i francesi, dall’altro i tedeschi. Nel 1916 i tedeschi sferrano un attacco a Verdun con lo scopo di logorare le truppe nemiche: sarà una battaglia lunghissima che dura circa 4 mesi, logora entrambi gli schieramenti da un punto di vista fisico e psicologico, sarà molto costosa da un punto di vista economica (oltre 600000 perdite tra morti, feriti e prigionieri). I francesi aiutato dagli inglesi, nell’estate del 1916 tentarono un ulteriore attacco sul fiume Some, anche questa battaglia sarà estremamente cruenta perché si raggiungerà quasi un milione di vittime. Il fronte orientale È il fronte tra Russia, Germania e Austria Ungheria. Tra il 1915 e il 1916 i principali successi militari furono conseguiti soprattutto dagli imperi centrali, ossia la Germania e l’Austria Ungheria. Nell’estate del 1915 i tedeschi costrinsero i russi a abbandonare la Polonia. In autunno gli Austriaci costrinsero i russi, attaccando la Serbia, a retrocedere. La Serbia viene invasa, sconfitta e esce quasi subito dal conflitto. Gli inglesi e i francesi cercano di alleggerire la posizione russa spostando il fronte dei combattimenti verso la Turchia, alleata con Germania e Austria, ma questo tentativo fallisce. Nel 1916 la Romania, invogliata dai successi che stavano conseguendo Austria e Germania, decide di entrare in guerra a loro fianco, ma la situazione della Romania all’interno del conflitto durerà poco perché subirà la stessa sorte della Serbia. Nonostante Germania e Austria si trovassero in una situazione di vabtaggio, stavano portando a casa molte vittorie, pativano il blocco navale che i britannici avevano attuato verso loro. Nel 1916 la flotta tedesca tenta un attacco contro quella inglese ma la flotta tedesca viene sconfitta. Da questa sconfitta la Germania rinuncerà ad attaccare per mare l’Inghilterra. La prima guerra mondiale rappresenta dal punto di vista socio culturale un eventi a sé rispetto agli altri conflitti della storia. Oltre lungo i confini avversari, si combattevano anche altri conflitti interni ai vari paesi. La Prima Guerra mondiale rappresenta una differenza così epocale perché il periodo in cui è scoppiata è caratterizzato da notevoli innovazioni. Quando si parla di prima guerra mondiale la si definisce anche guerra totale: non coinvolge i soldati solo nelle battaglie vere e proprie ma coinvolge anche la società civile. Cambia la visione e il ruolo della donna all’interno della società; la prima guerra mondiale accelera il cambiamento che già era iniziato per una necessità

pratica. Se tutti gli uomini erano a combattere al fronte, la donna diventa il capo famiglia e inizia a coprire ruoli e incarichi che prima erano considerati solo per gli uomini: lavorano nei campi, nelle industrie che verranno molto modificate (riconversione industriale, il settore industriale viene quasi completamente utilizzato per riprodurre le armi che servono per i combattimenti e in queste industrie lavoravano le donne). Questo cambiamento legato al ruolo della donna sarà poi definitivo, non si tornerà più indietro alla situazione precedente. Anche da un punto di vista economico, i governi dei vari paesi attuano delle riforme volte a sostenere la società civile durante gli anni di guerra, sono anni difficili, di crisi economica. La Germania attua un piano economico definito “socialismo di guerra”: è un sistema in cui i prezzi vengono controllati dallo Stato e i prodotti agricoli vengono requisiti e redistribuiti in modo tale che tutti potessero avere la propria porzione di cibo. Si chiama socialismo di guerra perché si tratta di riforme molto simili a quelle attuate in Russia quando è diventata un paese socialista. In tutti i paesi c’è un massiccio intervento dello Stato sull’economia. Un’altra conseguenza relativa alla guerra nell’amministrazione degli stati è il fatto che la burocrazia e l’amministrazione statale vengono molto rinforzate in modo che il governo possa avere una gestione capillare dei territori. Un altro aspetto importante che nasce con questa guerra e verrà ripreso molto anche con la seconda è l’utilizzo della propaganda per scopi politici: quando scoppia la prima guerra mondiale l’opinione pubblica era favorevole perché c’era un forte elemento patriottico e la guerra non era percepita come il male assoluto, ma come mezzo di crescita e riscatto. Man mano che la guerra va avanti l’opinione pubblica inizia a rendersi conto delle privazioni e i sacrifici che la guerra comporta: i vari governi hanno bisogno di riportare dalla loro parte l’opinione pubblica e lo fanno attraverso la propaganda, ossia messaggi studiati ad oc per convincere l’opinione pubblica dell’importanza della guerra. La propaganda non è utilizzata solo nei confronti dei civili ma anche verso i soldati che si trovano al fronte; la situazione psicologica dei soldati nelle trincee era molto pesante, gli stessi soldati iniziavano a pensare che questa guerra fosse inutile e dannosa. In alcuni paesi la prima guerra mondiale viene percepita come il momento ottimale per delle rivalse interventistiche di alcune minoranze etniche all’interno di un paese: ad esempio gli Armeni erano una popolazione antica di religione cristiana e abitavano nella regione del Caucaso, divisa in impero ottomano e turco. I socialisti che si erano sempre dimostrati contrari alla guerra chiedono una pace senza annessioni e senza indegnità: firmiamo un trattato di pace, ciascuno resta come era prima del conflitto per quanto riguarda i territori, come se non si fosse mai combattuto. Questa proposta non viene concretizzata.