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Programma Latino 5° Anno, Sintesi del corso di Latino

L'elegia (tibullo, properzio, ovidio), Livio, Seneca, Lucano, Persio, Petronio, Plinio il vecchio, Marziale, quintiliano, Plinio il Giovane, Giovenale, Tacito, accenni di Sant'Agostino

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

In vendita dal 10/07/2019

claudiat21
claudiat21 🇮🇹

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LATINO
L’ELEGIA
Nasce in Grecia, significa “canto di lamento”. I maggiori poeti dell’età augustea sono Cornelio
Gallo, Tibullo, Properzio e Ovidio. E’ una poesia formalizzata, ovvero si compone di una serie di
topoi (luoghi comuni) → il poeta-innamorato vota la sua vita all’amore per una donna, spesso
un’etera, definita domina (signora) e l’uomo diventa schiavo sia della donna ma anche della sua
stessa condizione di fronte ai facili tradimenti della donna, di fronte agli altri uomini il poeta cerca
di muovere la donna quasi a pietà (atteggiamenti di autocommiserazione, di disperazione, tormento,
dubbio). Scorre accanto a questa situazione di sofferenza la dimensione del sogno e del desiderio di
un rapporto ideale, dove la domina vive con lui un rapporto basato sulla fides. E’ una poesia
disimpegnata, ci si vuole tirare fuori dal nuovo principato augusteo e l’unico modo è quello di
parlare di argomenti fittizi e ideali.
TIBULLO : Ama rifugiarsi in un atmosferica bucolica dove lui è l’unico protagonista, lo stesso
amore per Delia ha una dimensione onirica e distaccata dalla realtà, è qualcosa che potrebbe essere
ma non è, Delia è una liberta sposata incline al tradimento, così Tibullo si dispera e soffre, ma
parallelo a questo vi è la dimensione del desiderio e del sogno (uso del congiuntivo, il modo del
dubbio e dell’incertezza).
SULPICIA : è l’unica voce femminile giunta a ni da Roma antica. Racconta l’amore per Cerinto, un
ragazzo di condizione inferiore, un amore dunque che doveva lottare contro i pregiudizi della
società augustea.
PROPERZIO : l’amore tormentato e mai felice per Cinzia, Cinzia è una figura prorompente dura e
crudele col poeta, splendida fanciulla quando dorme, a volte gelosa e fedele amante, spesso
traditrice.
OVIDIO : ama descrivere le cose e i sentimenti umani, vuole raccontare la vita, anche le stesse
Metamorfosi raccontano l’universalità dei sentimenti umani attraverso il mito.
AMORES : elegie, l’amore è vissuto con leggerezza, le donne appaiono come
consapevolmente partecipi di un gioco in cui preda e cacciatore si scambiano spesso ruolo.
Rappresenta le situazioni più svariate, l’Ovidio innamorato rappresenta tutti gli innamorati,
vuole rappresentare il carattere universale della psicologia umana spogliandosi di ogni
criterio moralistico della politica augustea.
HEROIDES : o Epistule heroidum (lettere di eroine) rappresentano le lettere delle eroine del
mito scritte al proprio amato durante la sua assenza, esprimono il lamento della donna
abbandonata. E’ un occasione per raccontare il sentimento di quelle donne che non doveva
essere vissuto diversamente da quelle del suo tempo.
ARS AMATORIA : un poema didascalico sulle tecniche dell’amore, sia gli uomini che le
donne sono invitati a fingere, l’amore è una caccia basato su un inganno consapevole,
raccomanda sempre di non eccedere però per non sforare nel volgare o nella sofferenza,
l’amore deve essere vissuto solo nella dimensione superficiale del gioco.
METAMORFOSI : vuole raccontare la storia del mondo dalle origini fino a Roma attraverso
vicende mitiche che si snodano attraverso numerosi espedienti e sono tutte accomunate dalla
metamorfosi, rappresenta la realtà come divenire, tutto si trasforma, la vita intera è
metamorfosi. Dentro questo relativismo è dunque necessario accogliere tutto ciò che il
mondo ci racconta di sé senza censure moralistiche e pregiudizi.
LIVIO
Scrive Ad Urbe condita libri (Libri dalla fondazione di Roma), un racconto annalistico dalle origini
fino alla morte di Augusto.
Il fine non è quello di chiarire la veridicità dei fatti ma vuole immortalare la storia di Roma per
mostrare come sia diventata grande grazie alla virtus dei suoi cittadini e come questa è cominciata a
corrompersi. E’ dunque una celebrazione di Roma prima e un compianto per la sua decadenza dopo,
una riflessione pessimistica sulla corruzione dei costumi. Vuole essere un insegnamento morale
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LATINO

L’ELEGIA

Nasce in Grecia, significa “canto di lamento”. I maggiori poeti dell’età augustea sono Cornelio Gallo, Tibullo, Properzio e Ovidio. E’ una poesia formalizzata, ovvero si compone di una serie di topoi (luoghi comuni) → il poeta-innamorato vota la sua vita all’amore per una donna, spesso un’etera, definita domina (signora) e l’uomo diventa schiavo sia della donna ma anche della sua stessa condizione di fronte ai facili tradimenti della donna, di fronte agli altri uomini il poeta cerca di muovere la donna quasi a pietà (atteggiamenti di autocommiserazione, di disperazione, tormento, dubbio). Scorre accanto a questa situazione di sofferenza la dimensione del sogno e del desiderio di un rapporto ideale, dove la domina vive con lui un rapporto basato sulla fides. E’ una poesia disimpegnata, ci si vuole tirare fuori dal nuovo principato augusteo e l’unico modo è quello di parlare di argomenti fittizi e ideali. TIBULLO : Ama rifugiarsi in un atmosferica bucolica dove lui è l’unico protagonista, lo stesso amore per Delia ha una dimensione onirica e distaccata dalla realtà, è qualcosa che potrebbe essere ma non è, Delia è una liberta sposata incline al tradimento, così Tibullo si dispera e soffre, ma parallelo a questo vi è la dimensione del desiderio e del sogno (uso del congiuntivo, il modo del dubbio e dell’incertezza). SULPICIA : è l’unica voce femminile giunta a ni da Roma antica. Racconta l’amore per Cerinto, un ragazzo di condizione inferiore, un amore dunque che doveva lottare contro i pregiudizi della società augustea. PROPERZIO : l’amore tormentato e mai felice per Cinzia, Cinzia è una figura prorompente dura e crudele col poeta, splendida fanciulla quando dorme, a volte gelosa e fedele amante, spesso traditrice. OVIDIO : ama descrivere le cose e i sentimenti umani, vuole raccontare la vita, anche le stesse Metamorfosi raccontano l’universalità dei sentimenti umani attraverso il mito.

  • AMORES : elegie, l’amore è vissuto con leggerezza, le donne appaiono come consapevolmente partecipi di un gioco in cui preda e cacciatore si scambiano spesso ruolo. Rappresenta le situazioni più svariate, l’Ovidio innamorato rappresenta tutti gli innamorati, vuole rappresentare il carattere universale della psicologia umana spogliandosi di ogni criterio moralistico della politica augustea.
  • HEROIDES : o Epistule heroidum (lettere di eroine) rappresentano le lettere delle eroine del mito scritte al proprio amato durante la sua assenza, esprimono il lamento della donna abbandonata. E’ un occasione per raccontare il sentimento di quelle donne che non doveva essere vissuto diversamente da quelle del suo tempo.
  • ARS AMATORIA : un poema didascalico sulle tecniche dell’amore, sia gli uomini che le donne sono invitati a fingere, l’amore è una caccia basato su un inganno consapevole, raccomanda sempre di non eccedere però per non sforare nel volgare o nella sofferenza, l’amore deve essere vissuto solo nella dimensione superficiale del gioco.
  • METAMORFOSI : vuole raccontare la storia del mondo dalle origini fino a Roma attraverso vicende mitiche che si snodano attraverso numerosi espedienti e sono tutte accomunate dalla metamorfosi, rappresenta la realtà come divenire, tutto si trasforma, la vita intera è metamorfosi. Dentro questo relativismo è dunque necessario accogliere tutto ciò che il mondo ci racconta di sé senza censure moralistiche e pregiudizi. LIVIO Scrive Ad Urbe condita libri (Libri dalla fondazione di Roma), un racconto annalistico dalle origini fino alla morte di Augusto. Il fine non è quello di chiarire la veridicità dei fatti ma vuole immortalare la storia di Roma per mostrare come sia diventata grande grazie alla virtus dei suoi cittadini e come questa è cominciata a corrompersi. E’ dunque una celebrazione di Roma prima e un compianto per la sua decadenza dopo, una riflessione pessimistica sulla corruzione dei costumi. Vuole essere un insegnamento morale

attraverso degli exlempa delle virtus romane (La fides – la lealtà, la fortitudo – il coraggio, l’abstinentia – la temperanza, la disciplina – l’obbedienza, la pietas – la devozione verso la patria, la religione e la famiglia). Una storia fatta di exempla è una storia fatta di individui votati al bene comune ma estranei alla massa, che rimane un’entità passiva ricca solo di vizi. SENECA Maestro e consigliere di Nerone fino alla congiura dei Pisoni (dopo la morte di Agrippina), dove Seneca fu accusato e costretto a togliersi la vita (insieme a Lucano e Petronio, era il 65). Vede il mondo guidato da un principio superiore, il Logos, che è un principio razionale che dà ordine e armonia, viene spesso identificato con la Natura (l'oggettivazione materiale del Logos). Il Logos si identifica dentro l’uomo con la ragione, vivere secondo natura significa dunque vivere secondo ragione, secondo le virtù, sconfiggere le passioni (sopratutto l’ira). Bisogna stare dunque lontano dai vizi delle masse senza cercare di ignorare la propria interiorità per nascondere quel “taedium vitae” (male di vivere). Il tempo è una dimensione interiore che coincide con la capacità di rendere utile per la propria crescita personale quel tempo che ci ha dato la Natura, tutto il resto è “iactura” (perdita, ore buttate via). Imparare a vivere significa anche imparare a morire con la consapevolezza che nessuna vita è troppo breve o troppo lunga se vissuta rettamente. Per l’humanitas senecana ogni uomo è sacro (homo, sacra res homini) e ha diritto a uguale considerazione senza confini né sociali né geografici = cosmopolitismo senecano, ogni uomo è cittadino di un unico cosmo, di quella “una omnium dominum” (unica casa di tutti), Anche se crede che il saggio abbia il dovere di impegnarsi in politica dopo gli avvenimenti con Nerone abbraccerà una visione pessimistica ritenendo impossibile per il saggio contribuire al bene dello Stato.

  • LE DIVI CLAUDII APOKOLOKYNTOSIS : un libello satirico scritto dopo la morte dell’imperatore Claudio, significa “zucchificazione del divo Claudio” o “deificazione di una zucca” (richiamando la stupidità di Claudio). Si immagina che Claudio non venga accolto negli dei a causa dello sdegnato Augusto che enumera tutti i suoi delitti, è condannato a giocare ai dadi continuamente ma vanamente (usa una coppa senza fondo), la tortura finisce quando Caligola lo fa suo schiavo e lo cede poi ad Eaco che lo cede infine al liberto Menandro. Si prendono in giro le colpe più gravi (cittadini messi a morte con processi sommari e la sottomissione ai liberti).
  • CONSOLATIONES : destinate a chi aveva subito un lutto o un dolore personale → Consolatio ad Marciam = aveva perso il figlio, ricorda che la morte non va temuta perché non è un male per noi; Consolatio ad Helviam matrem = fa forza alla propria madre per il suo esilio; Consolatio ad Polybium = Polibio era un liberto di Claudio che aveva perso il fratello, è semplicemente un tentativo di convincimento per il principe Claudio di revocare il suo esilio.
  • DE IRA : tra le passioni la peggiore è l’ira perché è la negazione assoluta e violenta della ragione, sconvolge la tranquillità dell’animo fino a deformarne anche i lineamenti del volto.
  • DE BREVITATE VITAE : titolo antifrastico, vuole dimostrare la lunghezza di ogni vita vissuta pienamente nella propria interiorità.
  • DE VITA BEATA : la felicità risiede nell’adesione alla propria natura razionale. Si difende dalle accuse nei suoi confronti, dicendo che il saggio non deve evitare la ricchezza ma che i beni materiali se ben usati possono essere d’aiuto e ricorda inoltre che lui ha trovato la strada per la virtù, ma non che sia riuscita a compierla.
  • DE TRANQUILLITATE ANIMI/DE OTIO : al saggio è impossibile incidere nella vita politica, nonostante dovrebbe, è meglio rifugiarsi nell’otium e raggiungere una tranquillità interiore.
  • DE CLEMENTIA : trattato rivolto a Nerone nei suoi primi anni di operato, il principe giusto deve avere un atteggiamento di clemenza, ovvero deve evitare l’ira e la crudeltà.

abbraccia la concezione panteistica dell’universo stoico (come Seneca) in cui il mondo si identifica con l’intelligenza divina che ritiene essere immanente all’universo e all’uomo, in un rapporto di simpatica con l’uomo e tutti gli uomini in un sentimento di reciproca solidarietà, “per un mortale aiutare un mortale è essere dio, e questa è la via per la gloria eterna”. L’uomo ha dunque una posizione centrale e privilegiata ma appare a Plinio anche come l’essere più infelice e miserabile dell’universo, afferma che “per l’uomo la maggior parte dei mali provengono dall’uomo”, la vita umana è infelice e precaria, consapevole della mutevolezza dell’esistenza , afferma che la più grande felicità concessa all’uomo è quella di non essere infelice, “la natura non ha dato agli uomini nulla di meglio della brevità della vita”. Nonostante queste incertezze domina un vero e proprio culto della natura, l’uomo deve sempre rispettarla in quanto divinità. MARZIALE Scrive epigrammi. Fa sua la brevitas Callimachea che diventa per Marzia la garanzia di una poesia vera e sincera che parla al cuore degli uomini attraverso temi concreti e reali. Ha un’attenzione per la realtà “minore”, quella della Roma di ogni giorno ma sempre filtrata attraverso la sua visione. Parla della metropoli ricca, potente, affollata e caotica, dove vi sono variegati tipi umani, trasformati spesso in personaggi paradossali che però Marziale non giudica mai moralisticamente, condanna interiormente le storture del mondo ma sorride come colui che sa che così va e andrà sempre. QUINTILIANO

  • INSTITUTIO ORATORIA : (la formazione dell’oratore) vuole proporre in dodici libri un manuale organico e definitivo sull’educazione e l’istruzione del perfetto oratore, sulla strada sopratutto di Cicerone, suo modello e piano di riferimento. Nei primi due libri tratta i problemi di pedagogia, dal terzo libro inizia la parte più tecnica basata sui cinque momenti dell’oratore [l’inventio (la ricerca degli argomenti) la dispositio (l’ordine dell’argomentazione), l’elocutio (l’elaborazione in uno stile appropriato), la memoria (la memorizzazione) e l’actio(la voce e la gestualità)], nell’ultimo libro definisce la figura dell’oratore ideale al quale non deve mancare sopratutto cultura e onestà e integrità morale. Ovvia per Quintiliano è lacrisi della retorica al suo tempo che va di pari passo a una decadenza morale generale che si riversa nella decadenza delle scuole da un punto di vista etico e tecnico, dove gli insegnanti frettolosi vogliono anticipare sempre i frutti del proprio lavoro su allievi non ancora maturi. Ripropone la figura ciceroniana del vir bonus dicendi peritus, e dunque sulla necessità della moralità dei costumi tanto del maestro quanto del futuro oratore, ma delinea anche un quadro di educazione coerente e ordinato, la preparazione non deve essere solo tecnica ma anche culturale in senso lato, come per Cicerone, la formazione dell’oratore significa formazione dell’uomo. Esalta la scuola pubblica per il suo ruolo socializzante e stimolante, valorizza il gioco come momento didattico, rifiuta la violenza come metodo di insegnamento, diversifica le strategie didattiche in base alle diverse tipologie umane e psicologiche degli alunni. PLINIO IL GIOVANE Trattiene un fitto epistolario con Traiano e con tutti gli uomini di spicco della società per cui ha sempre parole di elogio. Scrive un Panegirico (encomio) a Traiano che nasce come ringraziamento al princeps per la propria nomina a console, gli rivolge delle sincere lodi, Traiano rispetta i senatori, li tratta da amici, gli riconosce libertas e dignitas. Dichiara che anche i principi cattivi avevano ricevuto i loro encomi (come Domiziano) ma che erano forzati e nascevano dal timore, quello di Plinio nasce invece dal cuore, è sinceramente convinto dell’infallibilità del suo imperatore

GIOVENALE

Scrive sedici satire in cui critica aspramente la società cosmopolita di Roma, in cui sono ormai smarriti gli antichi valori morali. La musa ispiratrice è l’indignatio (facit indignatio versus), la qualità delle sue satire risiede dunque nella sua libertà di espressione, nello scrivere tutto ciò che il suo animo suggerisce. I tempi in cui vive non gli permettono però di rivolgere i suoi attacchi al presente, è costretto dunque a rivolgersi al mondo, ma non manca di coraggio nel denunciare il mondo attorno a se, “E quando vi fu più grande abbondanza di vizi? I posteri niente di peggio potranno aggiungere alla nostra depravazione, essi faranno e brameranno le medesime cose, ogni vizio è giunto al fondo”, Giovenale ha dunque la consapevolezza che i mali di cui parla sono universali solo che oggi s’è toccato il fondo. Nella terza satira offre uno spaccato della capitale che afferra e distrugge chi non ha mezzi per difendersi, come il suo amico Umbricio che ha deciso di trasferirsi nella più tranquilla Cuma, a Roma per l’onesto Umbricio non c’è più spazio, dilaga il malaffare con gli speculatori e gli imbroglioni che fanno soldi a palate (astrologi, maghi, indovini), qui si innesta uno spirito xenofobo con la famosa requisitoria contro i Graeculi che hanno invaso Roma inserendosi nella vita socio economica e politica dell’impero, si instaura verso di essi un odio fondato sulla roso mancanza di rispetto nei confronti della res publica e l’eccessivo individualismo, e a Roma era ormai avvenuto unh melting pot di culture in cui i valori Romani andavano sbiadendosi ed è dunque al dilagare dell’ellenismo greco che il poeta imputa le cause della corruzione e dello sfacelo di Roma. Nella sesta satira attacca con aggressione il sesso femminile, la donna dell’alta società romana si è abbassata alle forme più abiette del malcostume e del vizio, il potere del denaro e una società basata sull’arricchimento economico hanno determinato per Giovenale l’emancipazione spropositata della “donna per bene” causando la perdita della pudicizia e di abdicare i ruoli dello status femminile per abbracciare quelli di appannaggio maschile, come l’atletica o la politica, il parlare in pubblico, l’interesse per la critica letteraria. TACITO Sotto l’imperatore Domiziano l’atmosfera irrespirabile e ostile a qualsiasi forma di espressione dovette segnare per sempre la sua visione della storia (pessimistica), con l’ascesa di Nerva e di Traiano poi le cose cambiarono ma Tacito non è in grado di vivere serenamente questa “felicitas temporum” riconosce però che ora “si torna a respirare” (Agricola/ nunc... redit animus) e così, giunto ai quarant’anni, può finalmente dedicarsi alla storiografia per cercare delle risposte ai problemi politici e morali che si erano protratti in quegli anni, com’era stato possibile che la corruzione morale era arrivata a quel punto? Tacito non è per nulla in linea con l’ottimismo traianeo, la sua visione del mondo e dell’animo umano è profondamente pessimistica.

  • AGRICOLA : scritto per il suocero Agricola (generale militare ritiratosi per l’invidia di Domiziano) che morì mentre lui e la moglie si trovavano fuori Roma, per scrivere questo elogio funebre dovette aspettare quattro anni che Domiziano finisse la sua tirannide dato che elogiare Agricola significava criticare Domiziano. E’ una monografia/biografia che, abbracciando l’idea dell’elogio funebre, vuole lodare le virtù di Agricola, a questo si sovrappone il verso interesse dello storico (come si vede nell’excursus sulla Britannia o il racconto delle vicende belliche). Fra i tratti più qualificanti di Agricola si evidenzia la sua discrezione, la sua serietà, la sua obbedienza al principe perché il principe è lo Stato e a questo si deve obbedire senza discutere. Nell’esaltazione di questo comportamento si può leggere l’esigenza di Tacito nel voler giustificare se stesso il quale è lo stesso ad aver dovuto subire in silenzio l’oppressione degli anni di Domiziano.
  • GERMANIA : trattato etnografico sui popoli della Germania a cui riconosce un pericolo consistente ed incombente perché vede in essi una serie di qualità morali che i Romani hanno ormai perso. Nonostante la rozzezza di quei popoli la loro primitività ha conservato il senso dell’onore e il rispetto dei valori e dalle tradizioni.
  • DIALOGUS DE ORATORIBUS : paternità non certa. Questione della decadenza dell’oratoria, la grande oratoria è espressione di una realtà politica viva e conflittuale, non ha