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Programmazione e Controllo, Dispense di Programmazione e controllo

L'importanza del controllo di gestione e dei sistemi di controllo direzionale per la gestione di un'organizzazione. Vengono descritti gli approcci alla direzione aziendale, la pianificazione strategica, la programmazione e il budgeting. Viene inoltre presentato il modello di Brunetti e la classificazione dei costi. utile per comprendere i concetti di controllo di gestione e per prepararsi ad un esame.

Tipologia: Dispense

2022/2023

In vendita dal 02/12/2022

federica.colombo09
federica.colombo09 🇮🇹

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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO !
controllo di gestione è quasi sempre uguale a controllo direzionale !
governare un'azienda significa decidere !
come si può decidere?!
si decide tramite gli approcci alla direzione aziendale. il punto A è un azienda fortemente presente in un
contesto internazionale. !
Day by day management (approccio del giorno per giorno)= vede un forte accentramento del potere 1.
decisionale, decide una persona sola. orientato al presente, alla risoluzione dei problemi man mano che
questi si presentano, approccio non sistemico perché ogni problema vede la sua soluzione senza
perseguire un'ottimizzazione complessiva. è un approccio destrutturato perché essendo basato sull'intuito
imprenditoriale non necessita di particolari informazioni. !
approccio razionale ed anticipatoria - basato sulla delega del potere decisionale, pensare prima di fare- 2.
approccio proattivo non reattivo, molto ad anticipare la soluzione del problema e quantomeno a fornire
soluzioni in ottica sistemica. Tiene conto di tutto il sistema ed è strutturato e basato sulla delega del
potere decisionale-decidono più persone a vari livelli. I manager prendono il nome di responsabili di CDR
(centro di responsabilità). !
!
Il punto B rappresenta il nostro punto di arrivo, vision dell'azienda -> rappresenta la strategia ovvero l'insieme
degli obiettivi di medio lungo termine a valenza prettamente qualitativa che mi propongo di realizzare. Lo
strumento per la strategia è il piano strategico e il processo è la pianificazione strategica. !
la mission rappresenta il mio fine istituzionale, ragion d'essere (chi sono, cosa faccio di mestiere).!
la vision ha una connotazione dinamica, è l'obiettivo ultimo che intendo realizzare (diventare l'azienda
leader nel mondo) -> strategia!
pianificazione strategica è diverso da programmazione !
programmazione è diverso da budgeting !
!
definita la pianificazione strategica occorre definire gli obiettivi di breve termine a valenza quantitativa che ci
consentiranno di realizzare la nostra strategia. !
il processo attraverso il quale definisco gli obiettivi di breve termine prende il nome di programmazione, lo
strumento è il budget. la programmazione spetta agli organi di line cioè direttore commerciale/acquisti!
il budgeting è la verifica della fattibilità economica, tecnica, finanziaria di tali obiettivi e spetta al controller !
!
dobbiamo verificare in itinere se la direzione è quella giusta e se stiamo andando nella giusta direzione. per
fare ciò dobbiamo progettare un sistema di controllo direzionale che ci permetterà di verificare i risultati delle
nostre decisioni e in ultima analisi ci porterà a dotarci di strumenti quali contabilità analitica, sistemi di
reporting, analisi di scostamenti !
l'attività di governo aziendale presuppone anche meccanismi di coordinamento organizzativo (Henry
Mintzberg) !
Bisogna progettare gli opportuni meccanismi di valutazione delle performance e di incentivazione rispetto ai
risultati realizzati !
!
FINALITA' DEL CONTROLLO DIREZIONALE !
Se correttamente progettati, predisposti e fatti funzionare, i sistemi di controllo direzionale sono in grado di
offrire un contributo indispensabile alla gestione di un'organizzazione in termini di: !
controllo economico -> è la possibilità garantita da un sistema di controllo direzionale di spezzare la
complessità aziendale identificando dunque i driver/ le determinanti dei risultati economici aziendali.
attraverso un sistema di controllo direzionale riesco dunque a capire come le diverse asa (area strategica
d'affari) contribuiscono alla formazione dei risultati economici aziendale!
controllo esecutivo -> controllo economico ed esecutivo sono due facce della stessa medaglia. è la
possibilità garantita da un sistema di controllo direzionale di valutare.i risultati/le performance dei
responsabili dei centri di responsabilità presenti in azienda. un business unit è un CDR (centro di
responsabilità)-> !
è un unità organizzativa !
affidata a un responsabile !
che negozia degli obiettivi (budget) !
che riceve delle risorse per perseguire tali obiettivi, !
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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

controllo di gestione è quasi sempre uguale a controllo direzionale governare un'azienda significa decidere come si può decidere? si decide tramite gli approcci alla direzione aziendale. il punto A è un azienda fortemente presente in un contesto internazionale.

  1. Day by day management (approccio del giorno per giorno)= vede un forte accentramento del potere decisionale, decide una persona sola. orientato al presente, alla risoluzione dei problemi man mano che questi si presentano, approccio non sistemico perché ogni problema vede la sua soluzione senza perseguire un'ottimizzazione complessiva. è un approccio destrutturato perché essendo basato sull'intuito imprenditoriale non necessita di particolari informazioni.
  2. approccio razionale ed anticipatoria - basato sulla delega del potere decisionale, pensare prima di fare- approccio proattivo non reattivo, molto ad anticipare la soluzione del problema e quantomeno a fornire soluzioni in ottica sistemica. Tiene conto di tutto il sistema ed è strutturato e basato sulla delega del potere decisionale-decidono più persone a vari livelli. I manager prendono il nome di responsabili di CDR (centro di responsabilità). Il punto B rappresenta il nostro punto di arrivo, vision dell'azienda -> rappresenta la strategia ovvero l'insieme degli obiettivi di medio lungo termine a valenza prettamente qualitativa che mi propongo di realizzare. Lo strumento per la strategia è il piano strategico e il processo è la pianificazione strategica.
  • la mission rappresenta il mio fine istituzionale, ragion d'essere (chi sono, cosa faccio di mestiere).
  • la vision ha una connotazione dinamica, è l'obiettivo ultimo che intendo realizzare (diventare l'azienda leader nel mondo) -> strategia pianificazione strategica è diverso da programmazione programmazione è diverso da budgeting definita la pianificazione strategica occorre definire gli obiettivi di breve termine a valenza quantitativa che ci consentiranno di realizzare la nostra strategia.
  • il processo attraverso il quale definisco gli obiettivi di breve termine prende il nome di programmazione , lo strumento è il budget. la programmazione spetta agli organi di line cioè direttore commerciale/acquisti
  • il budgeting è la verifica della fattibilità economica, tecnica, finanziaria di tali obiettivi e spetta al controller dobbiamo verificare in itinere se la direzione è quella giusta e se stiamo andando nella giusta direzione. per fare ciò dobbiamo progettare un sistema di controllo direzionale che ci permetterà di verificare i risultati delle nostre decisioni e in ultima analisi ci porterà a dotarci di strumenti quali contabilità analitica, sistemi di reporting, analisi di scostamenti l'attività di governo aziendale presuppone anche meccanismi di coordinamento organizzativo (Henry Mintzberg) Bisogna progettare gli opportuni meccanismi di valutazione delle performance e di incentivazione rispetto ai risultati realizzati FINALITA' DEL CONTROLLO DIREZIONALE Se correttamente progettati, predisposti e fatti funzionare, i sistemi di controllo direzionale sono in grado di offrire un contributo indispensabile alla gestione di un'organizzazione in termini di:
  • controllo economico -> è la possibilità garantita da un sistema di controllo direzionale di spezzare la complessità aziendale identificando dunque i driver/ le determinanti dei risultati economici aziendali. attraverso un sistema di controllo direzionale riesco dunque a capire come le diverse asa (area strategica d'affari) contribuiscono alla formazione dei risultati economici aziendale
  • controllo esecutivo -> controllo economico ed esecutivo sono due facce della stessa medaglia. è la possibilità garantita da un sistema di controllo direzionale di valutare.i risultati/le performance dei responsabili dei centri di responsabilità presenti in azienda. un business unit è un CDR (centro di responsabilità)-> ◦ è un unità organizzativa ◦ affidata a un responsabile ◦ che negozia degli obiettivi (budget) ◦ che riceve delle risorse per perseguire tali obiettivi,

◦pone in essere delle azioni che producono dei risultati sui quali si innesca una valutazione di performance realizzate.

  • supporto al processo decisionale -> è la possibilità garantita da un sistema di controllo direzionale di decidere sulla base dell'evidenza di informazioni certe, misurabili, attendibili, ancorchè non sempre oggettive. perché il sistema di controllo direzionale è frutto di scelte soggettive.
  • motivazione/ morale -> è una possibilità garantita da una sistema di controllo direzionale di introdurre meccanismi di comportamento organizzativo basati sui concetti di controllo sostanziale, autonomia, meritocrazia. MODELLO DI BRUNETTI - MOLTO IMPORTANTE L'ATTIVITA' DI DIREZIONE DI IMPRESA pianificazione strategica: processo che permette di delineare una strategia. vengono definite sia le finalità dell'organizzazione sia le linee guida per il loro raggiungimento: si definisce la strategia aziendale. controllo direzionale: breve termine e verifica delle capacità di conseguire gli obiettivi. vengono individuate le modalità attraverso le quali raggiungere gli obiettivi strategici e vengono realizzate le azioni a tal fine prescelte. controllo operativo : non è il mestiere del controller. si verifica che i compiti specificamente attribuiti vengano eseguiti in modo efficace ed efficiente. LA CLASSIFICAZIONE DEI COSTI - MOLTO IMPORTANTE PER ESAME (domanda esempi: come si sviluppa il criterio di classificazione basato sul controllo direzionale, producete due esempi) Si sviluppa su una tassonomia basata su 3 criteri di classificazione
  • volume di attività ◦ costi variabili ◦ costi fissi -> es. ammortamento
  • oggetto di calcolo -> è una qualsiasi entità all'interno o all'esterno dell'azienda di cui vi interessa ottenere un informazione di costo. può essere un prodotto o il servizio che erogo ai clienti, un'unità organizzativa, un'area strategica d'affari, un'area geografica, un processo aziendale, un'attività. ◦ 1 ‣ costi diretti ‣ costi indiretti ◦ 2 ‣ costi specifici ‣ costi comuni
  • esigenze del controllo direzionale ◦ 1 ‣ costi standard ‣ costi effettivi ◦ 2 ‣ costi controllabili ‣ costi non controllabili Osservando il comportamento delle differenti classi di costo al variare del livello di attività aziendale è possibile distinguere tra: COSTI VARIABILI -> costi che variano, nel loro ammontare complessivo , in misura strettamente proporzionale al variare del volume di attività.

manodopera indiretta - stipendi amministrazione, commerciale, ufficio marketing PRODUZIONE

  • Labour intensive- > processo di produzione in cui i volumi di produzione dipendono dalle mani degli operai -> il parametro di riferimento è l'ora manodopera (ora -mod), sono in presenza di un costo variabile diretto
  • Se siamo in presenza di capital intensive -> la produttività è basata sull'utilizzo di un impianto che mi permette di determinare la quantità di produzione, il parametro di riferimento è l'ora macchina, in questo caso il costo del lavoro è un costo fisso che è anche indiretto e se sono in presenza di costo fisso si parla di manodopera indiretta la classificazione dei costi in relazione all'oggetto di calcolo assume come criterio discriminante la possibilità di attribuire oggettivamente e senza l'ausilio di alcuna base di ripartizione determinate classi di costo ad oggetti di calcolo prescelti COSTI SPECIFICI: si definiscono specifici quei costi che presentano una relazione diretta ed immediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano ad essi direttamente attribuibili. DIVERSO DA COSTI DIRETTO -> i costi relativi a fattori di produzione che presentano una relazione immediata e diretta con l'unità di prodotto /servizio e che a questa possono essere oggettivamente attribuiti. DOMANDA : scrivere differenza di costi diretti e specifici e produrre esempi COSTI COMUNI = si definiscono comuni i costi che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto a predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano ad essi attribuibili solo attraverso l'impiego di opportune basi di ripartizione. COSTI INDIRETTI = si definiscono indiretti i costi relativi a fattori di produzione che manifestano una relazione mediata con l'unità di prodotto/servizio, pur essendo riconducibili al processo di produzione dello stesso; l'attribuzione di questi costi all'unità di prodotto/servizio richiede di l'individuazione di appropriati criteri di ripartizione. esempio reparto forni Come attribuiamo il costo del responsabile reparto a ciascun forno? per individuare la quota parte del costo comune per individuare la quota da distribuire al costo specifico devo definire un criterio di attribuzione. devono essere ripartiti attraverso un CRITERIO DI ATTRIBUZIONE. si tratta di un criterio soggettivo. se cambia l'oggetto di calcolo, cambia anche la classificazione dei costi. nel caso di costo diretto e indiretto faccio riferimento a un oggetto particolare che è l'unità prodotto. sono in presenza di un costo diretto ogni qualvolta esiste uno standard fisico cioè una misura puntuale della quantità di fattore produttivo necessaria per ottenere un'unità di prodotto. es.costo diretto materie prime, manodopera, semilavorati tendenzialmente, materiali di consumo, provvigioni (compenso che pago agli agenti di commercio sulle vendite realizzate). costo variabile = costo diretto -> sempre vero? LA CLASSIFICAZIONE DEI COSTI IN RELAZIONE ALLE ESIGENZE DI CONTROLLO DIREZIONALE sono strumentali allo svolgimento di un'efficace attività di controllo le seguenti classificazione di costo:
  • COSTI STANDARD -> si definiscono costi standard le configurazioni di costo-obiettivo che esprimono il consumo di risorse richiesto per il raggiungimento di definiti risultati. Il costo standard è un costo che viene definito in sede di predisposizione del budget. rappresenta un costo obbiettivo che mi propongo di sostenere rispettando predefiniti livelli di efficienza. è dato dal seguente prodotto: COSTO STANDARD = STANDARD FISICO * STANDARD MONETARIO. possiamo ottenere una tendenziale equivalenza fra costo variabile, costo diretto e costo standard. un costo standard è un costo diretto, un costo diretto tendenzialmente è un costo variabile. tendenzialmente perché ci possono essere eccezioni che ci portano a parlare di costo variabile indiretto. COSTO VARIABILE = COSTO DIRETTO = COSTO STANDARD. es. di costo variabile indiretto = costo dell'energia.
  • COSTI EFFETTIVI -> si definiscono costi effettivi le configurazioni di costo-risultato che esprimono il valore consuntivo delle risorse utilizzate per il raggiungimento degli obiettivi prefissati. Rappresenta la

valorizzazione a consuntivo delle risorse consumate rispetto ad un dato oggetto di calcolo. COSTO EFFETTIVO = CVE * PUE -> CVE è il consumo unitario effettivo è il corrispondente a consuntivo dello standard fisico. rappresenta la quantità di fattore produttivo effettivamente consumato per unità di prodotto. PUE è il prezzo unitario effettivo. è la valorizzazione effettiva dell'unità di riferimento del fattore produttivo.

L'ANALISI DIFFERENZIALE

L'analisi differenziale è una tecnica d'indagine che permette di orientare, nel breve periodo, la scelta tra corsi alternativi d'azione. Si prenderanno in considerazione a tal fine I RICAVI E I COSTI DIFFERENZIALI cioè la differenza tra i valori che caratterizzano i differenti corsi alternativi d'azione. L'analisi differenziale è un algoritmo operativo che ci permette di identificare, nel breve periodo, fra due alternative in azione quella economicamente più conveniente. è una valutazione che si sviluppa nel breve periodo, non ha valenza strategica né finanziaria. la prospettiva è quella economica. Prendiamo in considerazione esclusivamente i ricavi e i costi differenziali, ovvero i valori economici che cambiano passando da un'alternativa all'altra. per sviluppare l'analisi differenziale bisogna rispettare un complesso sistema di regole. Le regole alla base dell'analisi differenziale sono:

  1. i valori storici non sono mai rilevanti ai fini dell'analisi differenziale, sono quindi irrilevanti perché le decisioni sono orientate al futuro
  2. focalizzo l'attenzione solo ed esclusivamente sui valori differenziali ovvero sui valori che cambiano nelle due alternative d'analisi VALORE RILEVANTE O DIFFERENZIALE -> valore previsto futuro che varia nelle diverse alternative decisionali ◦ i valori storici non sono di per sé rilevanti poiché le decisioni sono orientate al futuro ◦ i valori storici possono solamente costituire una base di riferimento per le decisioni ◦ un valore non è rilevante se non varia nelle differenti alternative. valore differenziale: esempio 20.000 e 35.000 è un valore emergente, cioè è un valore che emerge nella nuova alternativa d'analisi. 60.000 è un valore cessante, cioè è un valore che può cessare se si sceglie la nuova alternativa il costo di affitto del primo macchinario, in quanto storico, non è rilevante per la decisione. Bisogna ragionare sulle possibili applicazioni dell'analisi differenziale -> alcune decisioni di breve periodo
  • continuare a produrre o eliminare una linea di prodotto?
  • eliminare un prodotto utilizzando la capacità produttiva liberata per aumentare la produzione di un altro prodotto?
  • accettare o no una commessa esterna?
  • make or buy?
  • come determinare il programma di produzione più conveniente in presenza di un vincolo? Per rispondere a queste domanda dobbiamo conoscere prima uno strumento che è essenziale il primo strumento preso in considerazione è MCDIun = margine di contribuzione di primo livello unitario -> che è la differenza tra il prezzo unitario di un prodotto e i costi variabili unitari. -> MDCIun = Pun - CVun Nel momento in cui devo valutare la convenienza economica nel produrre o vendere un prodotto, deve essere sempre rispettata questa condizione -> MDCIun > 0 -> condizione necessaria ma non sufficiente Devo determinare il margine di contribuzione di primo livello complessivo MDCI che è uguale al margine di contribuzione di primo livello moltiplicato per la quantità -> MDCI = MDCIun * Q. Q rappresenta il volume di produzione/vendita Posso calcolare un margine di contribuzione di secondo livello uguale al margine di contribuzione di primo livello meno i costi fissi specifici -> MDCII = MCDI - CFS Affinché si realizzi la piena sufficienza il margine di contribuzione di secondo livello deve essere maggiore o uguale di zero -> MDCII >= materie prime, manodopera, materiali di consumo e forza motrice prendono il nome di costi variabili di produzione. schema riassuntivo slide

BREAK EVEN IN UN'AZIENDA MULTI-PRODOTTO

In un'azienda multi prodotto abbiamo costi fissi specifici e costi fissi comuni. La break even di un'azienda multiprodotto prevede due momenti:

  1. copertura dei costi fissi specifici -> BEP PARZIALI
  2. copertura dei costi fissi comuni + copertura dei costi fissi specifici -> BEP TOTALE ogni prodotto deve coprire almeno i propri costi fissi specifici.
  3. COPERTURA DEI COSTI FISSI SPECIFICI -> Qbep, cfs= CFS/MDCI un i risultati devono essere sempre arrotondati all'eccesso
  4. COPERTURA COSTI FISSI COMUNI PUNTO DI PAREGGIO --> Ipotizzando un risultato economico pari a zero (pareggio) avremmo: (P-CVu) *Q - CF = quindi la quantità che garantisce tale risultato (QBE, quantità di break-even) è la seguente: Qbe = CF / (P-CVun) = CF / MDC un Margine medio ponderato = 1-k = MDCI compl /fatturato complessivo il fattore 1-k richiede almeno 4 cifre dopo la virgola il fattore 1-k esprime una marginalità media ponderata a livello aziendale, una marginalità che tiene conto della marginalità generata da ogni singolo prodotto e del fatturato complessivo a livello aziendale. su 100 euro di fatturato, l'azienda a livello globale genera una marginalità di 32,86 destinata alla copertura dei costi fissi comuni. fatturato obiettivo (equilibrio) = CFC /1-K -> ci dice che un'azienda deve fatturare 1521 euro per coprire i costi fissi comuni. fatturato obiettivo per prodotto -> percentuale di incidenza per prodotto * fatturato obiettivo quantità di break even che ciascuno deve generare per coprire la quota di costo fissi comuni -> rapporto tra fatturato obiettivo per prodotto e prezzo di ogni prodotto quantità di break even totale -> somma tra quantità BEP parziale + quantità BEP CFC voglio raggiungere un risultato operativo di 300 euro. per un'azienda monoprodotto Qbep -> (costo fisso + risultato operativo) /MDCI un per un'azienda multiprodotto -> fatturato obiettivo = (CFC +RO)/1-K Se voglio conoscere il fatturato BEP totale -> quantità bep totale * prezzo di vendita. domande da fare a casa
  5. qual è la condizione minima indispensabile per la quale un'azienda è in condizioni di sostenibilità economica ovvero quando un'azienda può raggiungere il break even?
  6. quando un'azienda non raggiungerà mai il break even ed è condannata al fallimento?
  7. come un progetto di efficientamento dei processi produttivi aziendali impatta sulla break even di un'azienda? rappresenta sia in senso grafico che in senso quantitativo
  8. come un percorso di down-sizing a livello aziendale si traduce in un miglioramento o peggioramento dei livelli di break even?
  9. come l'aumento del prezzo di vendita del prodotto impatta sul punto di break even?
  1. Condizione minima -> MDCI un > 0 (deve coprire i costi fissi man mano che aumenta il volume) -> perché il coefficiente angolare delle curve di ricavo totale e costo totale. Il coefficiente angolare della curva di costo totale è il coefficiente angolare della curva dei costi variabili totale. Il coefficiente angolare della curva dei costi variabile totale è il costo variabile totale. Il coefficiente angolare della curva dei ricavi totale è rappresentato dal prezzo unitario. Affinché la curva dei ricavi totali possa intersecare e superare la curva dei costi totali è necessario che abbia un coefficiente angolare più alto del coefficiente angolare della curva dei costi totali. Ottengo come condizione necessaria e sufficiente che il Prezzo unitario deve essere maggiore al costo variabile unitario. Se non ho un MDCI un > 0 i costi fissi non potranno mai essere coperti.
  2. Un'azienda non raggiungerà mai il break event quando il MDCI un è negativo e il coefficiente angolare della curva dei ricavi totali è più basso del coefficiente angolare della curva dei costi totali.
  3. il costo variabile unitario è pari al prodotto dello standard fisico per lo standard monetario. un progetto di efficientamento è ottenere lo stesso risultato minimizzando gli input cioè ridurre la quantità di fattore produttivo per unità di prodotto cioè lo standard fisico. se riduco lo standard fisico si riduce il costo variabile unitario. MDCI un = P - CV un. se si riduce il CV un, aumenta il MDCI un. se il Q bep = CF /MDCI un , ma se faccio aumentare IL MDCI un, aumenta il Qbep. si riduce il coefficiente angolare della curva dei costi totali cioè diventa più piatta per effetto della riduzione della curva dei costi variabili. e la quantità di break even si realizza prima
  4. downsizing significa ridimensionamento (divento più piccolo e più flessibile) -> le conseguenze di un downsizing: si traduce in una riduzione dei costi fissi cioè una traslazione verso il basso della curva dei costi fissi e della curva dei costi totali. l'intersezione con la curva dei ricavi totali si realizza prima e quindi si ha una curva di break even più bassa perchè sono meno i costi fissi da coprire. LEVA OPERATIVA E MARGINE DI SICUREZZA la differenza tra i tre grafici è da ricondurre alla differenza dei costi
  • il primo grafico ha costi fissi più alti e una curva tendenzialmente piatto
  • la seconda è un ibrido
  • la terza ha costi fissi molto bassi e la curva dei costi totali molto inclinata tutte e tre le azienda hanno lo stesso risultato operativo. Un primo strumento per sintetizzare la struttura dei costi delle 3 aziende- GRS - GRADO DI RIGIDITà STRUTTURALE ed è dato dal rapporto di costi fissi e costi totali. più sono alti i costi fissi, più sarà alta il GRS e più l'azienda sarà rigida. la prima azienda è quindi un 'azienda ad alto grado di rigidità strutturale mentre la terza è flessibile, a basso grado di rigidità strutturale. la prima azienda raggiunge il break even a un volume più alto rispetto alla terza azienda. nella prima azienda l'ampiezza della forbice tra ricavi e costi è molto ampia mentre nella terza azienda, è molto più stretta. la scelta è legata alla propensione al rischio. il rischio imprenditoriale nella prima azienda è molto alto e si ha una bassa propensione al rischio, mentre il rischio nella terza azienda è molto basso. in un contesto economico di recessione la terza azienda è sostenibile perché è flessibile e riesce a sostenere la riduzione del volume mentre la prima azienda non riesce a sostenere una riduzione del volume di attività. mentre in un contesto di espansione è il contrario, la prima azienda guadagna di più --> RISCHIO OPERATIVO GRADO DI LEVA OPERATIVA : esprime la variazione percentuale del risultato economico dovuta ad una variazione percentuale unitaria del fatturato. La leva operativa è applicabile solo a variazioni di fatturato derivanti da una variazione dei volumi di vendita. nel caso in cui si abbia una variazione di fatturato generata da variazioni del prezzo di vendita, il reddito operativo aumenta o diminuisce di un importo pari, in valore assoluto, all'aumento/diminuzione del fatturato. si calcola a livello di prodotto -> GLO = MDCI tot/MDCII tot a livello aziendale -> GLO= MDCI tot/RO Il grado di leva operativa rappresenta una misura dell'elasticità dei risultati economici aziendali rispetto a variazioni intervenute nel volume di attività -> il grado di leva operativa ci dice di quanto variano i risultati economici aziendali rispetto a variazioni intervenute nel volume di attività. tanto più è alto iI grado di leva operativa, tanto maggiore sarà la misura di questa sensibilità/elasticità il GDL risulterà particolarmente elevato nel caso della prima azienda con GRS elevato mentre sarà più basso nell'ultima azienda con GRS basso ed è più flessibile.

ci sono delle differenze tra contabilità generale e contabilità analitica:

  • SCOPO: ◦ produrre attraverso il bilancio informazioni sulla situazione economica, patrimoniale e finanziaria all'esterno dell'azienda. ◦ produrre informazioni per decidere a supporto del processo decisionale
  • DESTINATARI ◦ informativa esterna, bilancio civilistico e fiscale ◦ informativa interna, informazioni per il management cioè manager che prendono decisioni
  • MOMENTO DI RILEVAZIONE ◦ variazione di moneta o di credito ◦ rilevo il costo in contabilità analitica quando si realizza effettivamente il consumo del fattore produttivo;
  • AMPIEZZA: ◦ la contabilità generale riguarda tutti i possibili ambiti gestionali registrando i costi per natura cioè tutti i costi e i ricavi. ◦ la contabilità analitica riguarda solo i costi e ricavi della gestione caratteristica cioè l'ambito gestionale istituzionale dell'azienda direttamente collegabile alla mission, perché è quella direttamente influenzata dalle decisioni prese all'interno dell'azienda.
  • TIPOLOGIA ◦ Valori aggregati per natura ◦ valori aggregati per destinazione -> la contabilità analitica, se correttamente progettata, deve rispondere a queste domande: dove le risorse sono consumate all'interno dell'azienda? come sono consumate in condizione di efficienza o inefficienza? se lo sono di quanto sono inefficiente?queste risorse per quali linee di prodotto sono consumate? da chi sono consumate?
  • PROFONDITA' DI ANALISI ◦ informazioni sintetiche ◦ devo sviluppare un approccio analitico funzionale al soddisfacimento del fabbisogno informativo -> informazioni al massimo livello di analisi, riaggregate in funzione del fabbisogno informativo.
  • ORIZZONTE TEMPORALE ◦ dati storici ◦ può funzionare su dati sia consuntivi che previsionali la corretta progettazione di un sistema di misurazione dei costi non può prescindere dalle seguenti scelte fondamentali e relative a:
  1. OGGETTI DI CALCOLO -> Attorno a quali entità "polarizzare" le informazioni di costo?
  2. TIPOLOGIE DI INFORMAZIONI DI COSTO A. Su quali elementi di costo il sistema dovrà lavorare? -> La contabilità analitica limita la propria attenzione sui costi e sui ricavi della gestione caratteristica. Per ogni informazione di costo dobbiamo sviluppare un'opportuna valutazione costi-benefici cioè confrontare il costo di produzione dell'informazione rispetto al beneficio che può generare l'informazione stessa. B. quale configurazione di costo dovrà costituire l'output del sistema? la scelta delle configurazioni di

costo vede due possibili estremi fra un continuo di soluzioni intermedie. a. possiamo decidere di operare con una configurazione di direct costing in cui il costo di prodotto è determinato unicamente dalla considerazione dei costi diretti (ogni costo per cui è possibile definire uno standard fisico). b. con il full costing il costo di prodotto è determinato dalla considerazione sia dei costi diretti sia dei costi indiretti. bisogna individuare un criterio di imputazione in forza del quale una quota parte del costo della risorsa indiretta dovrà essere imputata al costo di prodotto. con il diret costing posso decidere di considerare solo costi diretti di produzione oppure aggiungere a questi i costi diretti commerciali. nel full costing posso avere diversi livelli di aggregazione dei costi:

  • costo primo di fabbricazione -> considera i costi diretti (MP, MOD, altri costi diretti variabili di fabbricazione)
  • costo pieno industriale -> aggiungo i costi indiretti di produzione (energia elettrica, costo manutentori, affitto capannone)
  • costo pieno commerciale -> sommo i costi diretti e indiretti commerciali (marketing, commerciale, pubblicità)
  • costo pieno aziendale -> sommo i costi amministrativi e generali (ufficio acquisti) fisiologicamente lo sviluppo della contabilità analitica dovrebbe svolgere in modo strategico. per progettare un sistema di contabilità analitica bisogna avere una prospettiva strategica. per dare una risposta strutturata e sistemica alle 6 questioni rilevanti di prima bisogna partire dalla strategia cioè identificare le opportunità e minacce, i punti di forza e punti di debolezza dell'azienda. IL COSTO DEL SISTEMA DI CONTABILITA' ANALITICA: Il sistema direct si presenta come un sistema costing di livello più basso rispetto al full. la prima componente è il costo della tecnologia, la seconda è il costo dei processi cioè il costo legato al fatto che l'azienda deve essere organizzata in un certo modo. la terza competente di costo sono le competenze. se voglio un informazione completa devo fare il full costing ma il full costing porta a un informazione soggettiva La struttura di costo -> quando si ha una elevata incidenza di costi diretti cioè la percentuale di costi indiretti supera il 15% devo utilizzare il full costing. Fase del ciclo di vita del prodotto -> nella fase maturità /declino conviene utilizzare il direct costing mentre nella fase di introduzione/sviluppo è meglio il full costing. perchè nella fase di introduzione abbondano i costi diretti e per questo è meglio full costing mentre nella maturità e declino troviamo più costi indiretti Sfruttamento capacità produttiva -> se è elevato faccio full costing mentre se è ridotto facciamo direct costing. quando la capacità produttiva non è satura scelgo di utilizzare il direct costing perché l'obiettivo è generare margine che possa coprire i costi fissi almeno in parte e con il full costing il MDCI sarebbe negativo e non si riuscirebbero a coprire i costi fissi. Processo decisionale -> nel caso di decisioni strategiche è meglio full costing mentre nel caso di decisioni
  • risulta molto difficile definire un'unica base di ripartizione realmente evocativa delle risorse indirette da parte degli ofc (oggetti finali di calcolo) --> i costi indiretti sono per loro natura disomogenei. si passa da un full costing a base unica a base multipla. FULL COSTING A BASE MULTIPLA Dobbiamo ragionare su due livelli di informazioni di costo: aggiungiamo agli oggetti finali di calcolo, un aggregato intermedio di costo --> è un raggruppamento omogeneo di costi indiretti. ogni raggruppamento vedrà l'utilizzo di una specifica base di imputazione quali sono i criteri che possiamo seguire per individuati gli aggregati intermedi di costi?
  • categoria di fattore produttivo
  • funzione aziendale
  • centro di costo
  • attività se utilizzo come metodologia di calcolo le activity based costing. Tutti questi metodi funzionano attraverso un approccio:
  • analizzare i costi aziendali,
  • classificare i costi diretti e indiretti,
  • individuare gli aggregati intermedi di costo,
  • calcolare il costo dell'aggregato intermedio
  • calcolare il costo dell'oggetto finale di calcolo ORIENTAMENTO AI FATTORI PRODUTTIVI l'orientamento ai fattori produttivi prevede che l'aggregato intermedio di costo sia rappresentato dalla specifica tipologia di fattore produttivo indiretto (es. ammortamento, manodopera indiretta, spese generali, spese di manutenzione) Vantaggi :
  • è di facile progettazione,
  • a ridotta complessità,
  • relativamente facile da mantenere Svantaggi :
  • prevede degli aggregati caratterizzati da disomogeneità
  • impossibilità di esercitare qualsivoglia forma di controllo esecutivo (controllo esecutivo: capacità di valutare le performance dei responsabili aziendali) -> non si riesce perché i manager controllano un'unità organizzativa e non riesco a dare l'informazione di costo dell'ambito che controllano perché calcolo quanto mi costa tutti gli ammortamenti e non della singola parte dell'azienda
  • necessità di definire un driver di volta in volta diverso per ogni singola tipologia di fattori produttivi questo orientamento funziona in contesti a basso livello di complessità e con costi indiretti che non incidano per più del 10/15% sui costi totali dell'azienda -- > ESERCIZIO I 90 ORIENTAMENTO FUNZIONALE l'orientamento funzionale prevede che gli aggregati intermedi di costo siano rappresentati dalle funzioni aziendale. ogni funzione aziendale rappresenta un aggregato intermedio di costo Vantaggi :
  • approccio relativamente semplice da progettare e mantenere,
  • facilmente intuibile dal punto di vista organizzativo,
  • supportare il controllo esecutivo (dico quali sono i costi controllati da ogni singola funziona aziendale) Svantaggi :
  • siamo in presenza di un aggregato intermedio di costo che è disomogeneo
  • il controllo esecutivo è supportato solo rispetto alle funzioni aziendali; non sempre le funzioni aziendali rappresentano un livello organizzativo rilevante rispetto al processo decisionale. ORIENTAMENTO AI CENTRI DI COSTO l'aggregato intermedio di costo è rappresentato da un concetto solo di programmazione e controllo. un centro di costo -> due definizioni:
  1. orientamento prevalentemente contabile -> si definisce centro di costo l'unità minima cui si fa riferimento per la raccolta e l'aggregazione delle informazioni di costo
  2. orientamento prevalentemente gestionale -> si definisce centro di costo una unità organizzativa che, sotto

la guida di un responsabile, governa autonomamente definite risorse e, svolgendo una serie di attività elementari, ottiene risultati apprezzabili prevalentemente in termini di livelli di attività e efficienza raggiunti -> definizione di centro di responsabilità quelle errate sono le 2 e la 3 --> foto ci sono 2 strutture di costo:

  • centro di responsabilità e un centro di costo
  • un centro di responsabilità e più centro di costo devo lavorare sempre contemporaneamente su due prospettiva di analisi: una di tipo contabile e una di tipo organizzativo. la prospettiva contabile fornisce informazioni di costo quella di organizzativo mi dice chi è il responsabile dell'informazione di costo il centro di responsabilità deve essere sempre sopra il centro di costo. per ogni centro di costo ci dovrà essere uno e uno solo responsabile GLI STEP in che sono e le criticità della fase di allocazione? domanda esame
  1. Identificazione della commessa che costituisce l’oggetto di calcolo
  2. Identificazione delle categorie di costi diretti e loro attribuzione alla commessa
  3. Identificazione delle categorie di costi indiretti e scelta degli aggregati intermedi (centri di costo)
  4. Definizione alla struttura (quanti e quai) dei centri di costo ( fase di localizzazione)
  5. Collocazione dei costi all’interno del sistema di centri di costo (fase di attribuzione )
  6. Individuazione delle relazioni esistenti fra i vari CdC e con l’oggetto di calcolo ( fase di allocazione );
  7. Determinazione del costo dell'oggetto di calcolo (fase di imputazione ) FASE DI LOCALIZZAZIONE La fase di localizzazione è fase a contenuto prettamente progettuale. si propone l'obiettivo di definire il piano e la struttura dei centri di costo. quanti centri di costo dobbiamo attivare? quali tipologie di centri di costo si renderanno necessari? il numero dei centri di costo è strettamente correlato al soddisfacimento dei fabbisogni informativi legati al processo decisionale. dobbiamo individuare il numero dei centri di costo sviluppando un approccio situazionale e sistemico (modello di brunetti 1 capitolo del libro) ->
  • approccio situazionale: dobbiamo tenere conto di tutti gli elementi che rendono peculiare l'azienda rispetto al resto del mondo -> quelli chiamati fattori di input -> i fattori di input sono la struttura dell'azienda, le persone, la strategia, i prodotti che fa, i concorrenti, i clienti
  • approccio sistemico -> ci sarà una relazione di forte interdipendenza non solo fra fattori di input e sistema di controllo ma anche una relazione di forte interdipendenza fra struttura organizzativa, struttura tecnico funzionale e processo Cosa devo fare:
  1. analisi documentale -> raccolto tutti quei documenti che mi permettono di capire come è organizzata l'azienda, come si crea valore cioè l'organigramma, piano dei conti di contabilità generale, statistiche che vengono prodotte per la direzione commerciale o produzione, eventuali documenti prodotti dal processo di certificazione di qualità
  2. interviste alle persone che prendono le decisioni nell'azienda (manager)
  3. analisi dei processi di produzione intesi nel senso più ampio del termine -> come si sviluppa il processo di engagement del cliente Questo lavoro di analisi porterà all'individuazione di centri di costo:
  • centri di costo area produttiva - > centri di costo nell'ambito dei quali si realizza il processo di trasformazione tecnico-fisica da materie prime e prodotti finiti. Possiamo individuare tanti costi indiretti quanti costi diretti. La quota costi variabili materie prime e manodopera risulta prevalentemente ◦ di produzione -> dove materialmente avviene questa trasformazione ◦ ausiliari -> si svolgono attività a supporto di ciò che avviene nei centri di costo di produzione (manutenzione, magazzino)
  • il metodo a cascata
  • un'allocazione reciproca La scelta della metodologia di allocazione dipende dalle relazioni fornitore-cliente che si instaura fra centri di costo intermedi e centri di costo finali. I centri di costo intermedio è fornitore di un servizio, eroga un servizio mentre il cliente è il centro di costo finale o intermedio che riceve quel servizio. Nell'allocazione diretta la manutenzione eroga i propri servizi ai tre centri di costo finali mentre nell'allocazione a cascata, l'amministrazione, oltre ad erogare i propri servizi ai tre centri di costo finali, lo fa anche nei confronti della manutenzione. L'allocazione diretta è possibile solo qualora le relazioni fornitore-cliente si instaurino fra centri di costo intermedi e centri di costo finali. Nell'allocazione diretta non ci possono essere relazioni fornitore-cliente tra centri di costo intermedi. L'allocazione a cascata diventa necessaria nel momento in cui esistono relazioni fornitori-cliente fra centri di costo intermedi e centri di costo intermedi. L'amministrazione scarica i propri costi anche sulla manutenzione. L'allocazione viene avviata partendo dal centro di costo intermedio che ha attive il maggior numero di relazioni fornitore-cliente. Proprio perché è necessario valutare le relazioni fornitore-cliente che si instaurano fra diversi centri di costo intermedi, nel caso dell'allocazione a cascata, sono obbligato a calcolare un totale intermedio ogni volta avrò allocato un centro di costo. L'allocazione reciproca si realizza nel momento in cui esistono relazioni fornitore-cliente a carattere reciproco. l'amministrazione eroga servizi alla manutenzione e la manutenzione eroga servizi all'amministrazione. viene gestita con un sistema di due equazioni lineari con due incognite:
  • Costi amministrazione= costi amministrazione + X costi manutenzione
  • Costi manutenzione = costi manutenzione + Y costi amministrazione DOMANDE: Definizione della fase di allocazione (centri di costo finale e intermedi), metodologie di allocazione, criteri per la definizione delle basi di allocazione allocazione reciproca no esercizi GLI INDICATORI DI IMPIEGO Gli indicatori di impiego sono tre:
  • indicatori di impiego
  • indicatori di attività
  • indicatori di capacità Negli indicatori di impiego troviamo molti costi variabili. siamo in presenza di un centro di costo a struttura di costo flessibile i cui costi aumentano all'aumentare del suo volume di attività. Negli altri due casi siamo in presenza di un centro di costo intermedio in cui prevalgono i costi fissi. La differenza tra i tre indicatori è il posizionamento del livello di attività. Nel caso di indicatori di impiego il livello di attività è indicato nel centro intermedio, nel caso di indicatori di attività è indicato nei centri finali mentre nel caso di indicatori di capacità non abbiamo più il livello di attività ma troviamo la capacità produttiva richiesta. L'esempio tipico di un centro di costo intermedio per cui devo utilizzare un indicatore di impiego è un centro di costo che eroga attività di manutenzione. L'esempio di un centro di costo per cui utilizzo un indicatore di attività è l'amministrazione. L'esempio per gli indicatori di capacità è il magazzino. INDICATORE DI IMPIEGO Il tema della definizione delle basi di allocazione ovvero dei driver che consentono di ribaltare i centri di costo intermedi sui centri di costo finali è un passaggio critico nella progettazione della contabilità analitica. la definizione della base di allocazione deve essere sviluppata tenendo conto di due aspetti:
  1. la struttura di costo del centro di costo intermedio
  2. il tipo di relazione fornitore-cliente che si instaura fra centro di costo intermedio e centro di costo finale. Possiamo definire una tassonomia di tre indicatori di allocazione:

utilizzeremo un indicatore di impiego nel momento in cui il livello dei costi del centro di costo intermedio è direttamente determinato/correlato dal livello di attività in esso generato dalle richieste dei centri di costo finali. -> siamo in presenza di un centro di costo intermedio nell'ambito del quale i costi variabili risultano prevalenti, i costi totali cresceranno al crescere del volume di attività del centro intermedio. la ratio alla base della nozione degli indicatori di impiego è che i centri di costo finali debbono ricevere una quota di costi del centro di costo intermedio direttamente proporzionale al livello di attività del centro di costo intermedio che avranno generato con le proprie richieste. (varia al variare delle richieste che vengono fatte come la manutenzione) INDICATORE DI ATTIVITA' L'indicatore di attività è un parametro che possiamo utilizzare per definire la base di allocazione nel momento in cui siamo in presenza di un centro di costo a struttura prettamente rigida il cui livello di attività non è direttamente correlato alle richieste effettuate dai centri di costo finali. In questo caso gli indicatore di attività è un parametro espressivo del livello di attività raggiunto dai centri di costo finali, muovendo dall'ipotesi che la quota di costo attribuita al centro di costo finale sarà tanto è più alta quanto maggiore è l'attività del centro di costo finale. INDICATORI DI CAPACITA' L'indicatore di capacità è un parametro su cui costruisco la base di allocazione nel momento in cui sono in presenza di un centro di costo a struttura di costi rigida il cui modello di costo dipende da una capacità produttiva finita messa a disposizione dei centri di costo finali. La ratio è che i centri di costo finali riceveranno una quota di costo del centro di costo intermedio direttamente collegata alla quota di capacità produttiva messa a loro disposizione, sia che utilizzo la capacità produttiva sia che non la utilizzo. FASE DI IMPUTAZIONE è l'ultima fase della contabilità analitica. segue la fase di allocazione e ha l'obiettivo di procedere alla determinazione del costo dell'oggetto finale di calcolo. dobbiamo tenere presente il tipo di processo produttivo dell'azienda. ci sono tre tipologie di sistemi produttivi:

  • produzione a flusso continuo
  • produzione a lotti
  • produzione su commessa a queste tre tipologie di sistemi produttivi corrispondono una strutturazione della fase di imputazione totalmente differente. I costi diretti vengono imputati agli oggetti finali di calcolo direttamente. Solo i costi indiretti vengono aggregati in aggregati intermedi di costo al fine di poter ottimizzare il processo di imputazione. se dal punto di vista del costo di prodotto, i costi diretti devono essere imputati direttamente; attraverso i centri di costo imputo solo i costi indiretti. una volta che ho finito la fase di attribuzione, devo calcolare il totale dei costi indiretti. Nel caso in cui siamo in presenza di una produzione a lotti l'approccio per lo sviluppo della fase di imputazione è quello classico, strutturato su centri di costo intermedi, centri di costo finali e centri di costo finali che vengono imputati ai lotti, alle singole unità di prodotto tramite opportuni coefficienti di imputazione opportunamente configurati. PROCESSO A FLUSSO CONTINUO : siamo in presenza di un prodotto altamente standardizzato, nella produzione a flusso continuo, sono in presenza di un prodotto sempre uguale a sé stesso. è tipico dell'industria petrolchimica, raffino petrolio, ottengo benzina. sono in presenza di un solo prodotto e ogni processo di produzione porta ad avere quel prodotto. per ottenere il costo del singolo prodotto:
  • totale costi di produzione / volume di produzione l'obiettivo è la determinazione del costo della fase del processo produttivo. (quanto mi costa il commerciale?) Nel processo su commessa sono in presenza di un processo produttivo intermittente che non è continuo. il grado di standardizzazione dei processi è inesistenti, ogni commessa è diversa una dall'altra. I centri di costo finali si identificano con le singole commesse. si identificano poi centri di costo ausiliari e di struttura. la fase di allocazione coincide con la fase di imputazione. una volta finita la fase di allocazione, avrò