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Programmazione e Controllo - Prof. Memmola e Buccarella, Dispense di Programmazione e controllo

Programmazione e Controllo Appunti completi di formule, appunti e libro Prof Memmola e Buccarella Voto: 30

Tipologia: Dispense

2021/2022

In vendita dal 27/03/2023

lele0531
lele0531 🇮🇹

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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO 1° Parziale
1. IL RUOLO DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO IN
AZIENDA
I sistemi di programmazione e controllo sono strumenti a supporto dell’attività di direzione
d’impresa → coloro che guidano un’azienda (management aziendale) può trovare nei sistemi di
programmazione e controllo un aiuto fondamentale per aumentare l’efficacia della propria azione
L’attività di direzione d’impresa
Governare un’azienda significa prendere decisioni quotidianamente – ci sono due approcci
possibili:
Ø Approccio giorno per giorno (day-by-day management) → approccio non formalizzato
Approccio tipicamente imprenditoriale
Forte accentramento del potere decisionale = decide una sola persona o un
gruppo di persone ristrette
Orientato al presente → si cerca di fornire una soluzione ai problemi man mano
che si presentano = approccio reattivo – la soluzione è ottimale per il singolo
problema ma non è detto che sia ottimale in chiave sistemica rispetto al sistema di
governo dell’azienda
Approccio destrutturato → essendo basato sull’intuito imprenditoriale, non vengono
definiti processi e procedure o chi fa cosa all’interno dell’azienda, ma è l’imprenditore
che decide principalmente col proprio intuito
Ø Approccio razionale/anticipatorio (pensare prima di fare) → basato sui sistemi di:
o Pianificazione e programmazione → definizione degli obiettivi da conseguire nel
tempo in funzione delle caratteristiche d’ambiente e d’impresa e la loro costante
revisione nel tempo
o Controllo → guida dell’impresa verso gli obiettivi predefiniti e/o rivisitati
Orientamento al futuro → si prova ad anticipare i problemi e a fornire una soluzione
ad essi prima ancora che si verifichino = approccio proattivo
Basato sulla delega del potere decisionale → decidono più persone (key people) a
vari livelli = CDR (centro di responsabilità)
Approccio strutturato → precisa definizione di ruoli e delle responsabilità all’interno
dell’azienda
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PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO – 1° Parziale

1. IL RUOLO DEI SISTEMI DI PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO IN

AZIENDA

I sistemi di programmazione e controllo sono strumenti a supporto dell’attività di direzione

d’impresa → coloro che guidano un’azienda ( management aziendale ) può trovare nei sistemi di

programmazione e controllo un aiuto fondamentale per aumentare l’efficacia della propria azione

L’attività di direzione d’impresa

Governare un’azienda significa prendere decisioni quotidianamente – ci sono due approcci

possibili:

Ø Approccio giorno per giorno ( day-by-day management ) → approccio non formalizzato

  • Approccio tipicamente imprenditoriale
  • Forte accentramento del potere decisionale = decide una sola persona o un

gruppo di persone ristrette

  • Orientato al presente → si cerca di fornire una soluzione ai problemi man mano

che si presentano = approccio reattivo – la soluzione è ottimale per il singolo

problema ma non è detto che sia ottimale in chiave sistemica rispetto al sistema di

governo dell’azienda

  • Approccio destrutturato → essendo basato sull’intuito imprenditoriale, non vengono

definiti processi e procedure o chi fa cosa all’interno dell’azienda, ma è l’imprenditore

che decide principalmente col proprio intuito

Ø Approccio razionale/anticipatorio ( pensare prima di fare ) → basato sui sistemi di:

o Pianificazione e programmazione → definizione degli obiettivi da conseguire nel

tempo in funzione delle caratteristiche d’ambiente e d’impresa e la loro costante

revisione nel tempo

o Controllo → guida dell’impresa verso gli obiettivi predefiniti e/o rivisitati

  • Orientamento al futuro → si prova ad anticipare i problemi e a fornire una soluzione

ad essi prima ancora che si verifichino = approccio proattivo

  • Basato sulla delega del potere decisionale → decidono più persone ( key people ) a

vari livelli = CDR (centro di responsabilità)

  • Approccio strutturato → precisa definizione di ruoli e delle responsabilità all’interno

dell’azienda

  • Approccio manageriale → si cerca di capire quali sono i risultati che si vogliono

realizzare

⇒ Questo approccio porta a dirigere un’organizzazione verso il perseguimento delle proprie

finalità istituzionali significa sviluppare e realizzare tre differenti tipologie di attività, tra loro

complementari:

  1. Pianificazione strategica → è un processo che permette di delineare una strategia – si

definisce il sistema degli obiettivi di medio-lungo termine a valenza qualitativa

ES. In quali mercati si vuole operare? Dimensione nazionale o internazionale? Quale

posizionamento del brand?

⇒ Una volta definita la pianificazione strategica bisogna decidere gli obiettivi di breve termine a

valenza quantitativa che ci consentiranno di realizzare la nostra strategia:

  1. Programmazione → si definisce il sistema degli obiettivi di breve termine a valenza

quantitativa – attraverso lo strumento del budgeting

ES. Dato il quadro della strategia, quale obiettivo di fatturato realizzare nel 2022? Quale

livello di efficienza?

Il processo di programmazione deve essere improntato a criteri di efficienza ed efficacia =

si devono progettare gli obiettivi di breve termine cercando di minimizzare le risorse

impiegate rispetto al risultato da perseguire

→ Programmazione spetta agli organi di line = direttore commerciale, direttore

acquisti

→ Budgeting = spetta al controller – è la verifica della fattibilità economica, tecnica e

finanziaria di tali obiettivi

  1. Controllo direzionale → necessità di progettare degli strumenti che consentano di

verificare in itinere il grado di raggiungimento degli obiettivi prefissati, ossia se si sta

andando nella giusta direzione e se la direzione è quella giusta

↳ Esistono diversi strumenti di controllo = contabilità generale, analisi differenziale, analisi

di break-even-point, contabilità analitica e sistemi di reporting – vengono quindi individuate

le modalità attraverso cui raggiungere gli obiettivi strategici e vengono realizzate le azioni a

tal fine prescelte

  1. Controllo operativo → definisce il ruolo, le responsabilità e gli incentivi rispetto le

performance realizzate

Controllo direzionale ≠ controllo di gestione ≠ controllo operativo

  • Controllo direzionale e controllo di gestione → produzione e informazioni a supporto del

processo decisionale e verifica del raggiungimento delle performance prefissate

  • Controllo operativo → si verifica che i compiti specificamente attribuiti vengano eseguiti in

modo efficace ed efficiente

⇒ Tra fattori di input, sistema di controllo, fattori output esistono relazioni di interdipendenza

I fattori di input sono:

  • Fattori organizzativi – oltre alla struttura organizzativa, bisogna studiare anche la strategia

dell’azienda perché le aziende non sono organismi chiusi (Brunetti considerava l’azienda

chiusa)

  • Fattori sociali – sistema delle relazioni sociali, sistema della cultura e valorale presente

all’interno dell’azienda

  • Fattori individuali

I fattori di output sono:

  • Efficienza direzionale – capacità di ottenere il controllo economico e il controllo esecutivo –

la capacità di perseguire e raggiungere gli obiettivi

  • Motivazione morale – possibilità di condizionare il comportamento delle persone per il bene

dell’azienda

Sistema di controllo direzionale e di gestione – è il risultato dell’approccio situazionale

  • Struttura organizzativa → è l’azione attraverso la quale si definisce il sistema dei ruoli e

delle responsabilità all’interno dell’azienda = progettazione dei centri di responsabilità

  • Struttura tecno-contabile → serve ad assegnare obiettivi (budget), misurare i risultati

(contabilità analitica) e confrontare il risultato con gli obiettivi attraverso la contabilità

generale, la contabilità analitica, il budget e i sistemi di reporting

  • Processo di controllo direzionale → elaborare la strategia, definire la programmazione,

budgeting, reporting e valutazione e la revisione della strategia o del budget e si riparte

Intervengono nel processo decisionale in tempi e modi diversi, differenti tipologie di attori = top

management, responsabili CDR, collaboratori dei CDR e direzione amministrativa

Differenza tra programmazione e previsione:

Previsione → è una pura attività di uno scenario futuro su cui non è possibile avere

nessuna influenza – es. come si strutturerà il mercato

Programmazione → parte dall’evento previsto e ci si propone di influenzarlo definendo degli

obiettivi

D

2. I COSTI E LE DECISIONI AZIENDALI

Le principali classificazioni di costo

I costi possono essere classificati su una tassonomia basata su tre criteri di classificazione:

Ø Volume di attività

Ø Oggetto di calcolo → qualsiasi identità all’interno o all’esterno dell’azienda di cui interessa

ottenere un’informazione di costo – es. prodotto, unità organizzativa, linea di prodotto, ASA,

processo, ecc.

Ø Esigenze di controllo direzionale

VOLUME DI ATTIVITÀ → osservando il comportamento delle differenti classi di costo al variare

del livello di attività aziendale è possibile distinguere tra:

  • Costi variabili → costo che variano nel loro ammontare complessivo, in misura

strettamente proporzionale al variare del volume di attività

Andamento del costo variabile =

inizialmente varia in modo più che

proporzionale, dal punto di flesso invece in

modo meno che proporzionale perché a

partire dal punto di flesso operano:

  • Economie di scala
  • Economie di apprendimento
  • Sconti di mercato

↳ Più si produce più si realizzano sinergie

che permettono di essere efficiente

Funzione non lineare

!"!

#$

Dove il costo variabile unitario 𝐶𝑉

#$

è dato da:

#$

  • Standard fisico → è la quantità di fattore produttivo necessaria ad ottenere una unità di

prodotto

  • Standard monetario → è la valorizzazione monetaria dell’unità di riferimento del fattore

produttivo

  • Stipendio → è la retribuzione del ruolo impiegatizio e dirigenziale – struttura organizzativa

necessaria per esercitare l’attività d’impresa = costo fisso

  • Salario → è la retribuzione degli operai – per identificare il tipo di costo bisogna fare

riferimento al tipo di processo produttivo presente in azienda:

o Capital intensive → processo di produzione automatizzato

La produttività aziendale è riferita esclusivamente alla dotazione di impianti,

macchinari ⇒ dotazione di capitale

Il personale ha un ruolo marginale, svolge un ruolo di supervisione = MOIND

(manodopera indiretta, non è definito lo standard fisico) → per produrre di più

bisogna aumentare le ore di funzionamento della macchina = costo fisso

o Labour intensive → processo di produzione artigianale

La produttività è riferita esclusivamente al numero delle ore di manodopera del

personale MOD → per aumentare la produttività bisogna aumentare le ore

della manodopera = costo variabile

OGGETTO DI CALCOLO PRESCELTO → la classificazione dei costi in relazione all’oggetto di

calcolo assume come criterio discriminante la possibilità di attribuire oggettivamente e senza

l’ausilio di alcuna base di ripartizione determinate classi di costo ad oggetti di calcolo prescelti

Costi specifici e costi comuni – fanno riferimento a un fattore produttivo utilizzato per un

oggetto di calcolo

  • Costo specifico → quei costi che presentano una relazione diretta e immediata

rispetto ai predefiniti oggetti di calcolo che, in virtù di ciò, risultano ad essi

direttamente attribuibili

  • Costo comune → i costi che presentano una relazione indiretta e mediata rispetto a

predefiniti oggetti di calcolo e che, in virtù di ciò, risultano ad essi attribuibili solo

attraverso l’impiego di opportune basi di ripartizione

Costi diretti e costi indiretti → fanno riferimento con un’unità di prodotto/servizio – in questo

caso l’oggetto di calcolo

  • Costo diretto → i costi relativi a fattori di produzione che manifestano una relazione

immediata e diretta con l’unità di prodotto/servizio e che a questa possono essere

oggettivamente attribuiti

  • Costo indiretto → i costi relativi a fattori di produzione che manifestano una

relazione mediata con l’unità di prodotto/servizio, pur essendo riconducibili al

processo di produzione dello stesso – l’attribuzione di questi costi all’unità di

prodotto/servizio richiede l’individuazione di appropriati criteri di ripartizione

ESEMPIO – si ha un’impresa al cui interno c’è il reparto forni gestiti da un responsabile, all’interno

del reparto ci sono 3 forni (A, B, C)

Costi:

  • Ammortamento forno 𝐴 = 1000€
  • Stipendio responsabile = 200€
  • Affitto del capannone (dove sta il reparto) = 2000€

→ Supponendo oggetto di calcolo = forno A

  • Ammortamento forno A → costo specifico – si riferisce solo all’oggetto di calcolo
  • Stipendio responsabile → costo comune – si riferisce all’intero reparto

↳ Per individuare la quota da attribuire al costo specifico bisogna specificare un criterio di

distribuzione

  • Affitto del capannone → costo comune

→ Supponendo oggetto di calcolo = reparto forni

  • Ammortamento forno A → costo specifico – si riferisce solo all’oggetto di calcolo
  • Stipendio responsabile → costo specifico
  • Affitto del capannone → costo specifico

La distinzione tra costo comune e costo specifico dipende dall’oggetto di calcolo considerato – più

è ampio l’oggetto di calcolo, maggiore è la probabilità di individuare costi specifici – se l’oggetto di

calcolo si riferisce all’intera azienda tutti i costi saranno specifici

Se l’oggetto di calcolo è l’unità prodotto/servizio, l’ammortamento è un costo indiretto perché non

c’è la possibilità di identificare in modo oggettivo la parte di ammortamento attribuibile alla

produzione dell’oggetto = relazione indiretta rispetto all’unità di prodotto

Si ha una relazione diretta nel caso di costi diretti quando si può individuare uno standard fisico =

la quantità di fattore produttivo oggettivamente necessaria per un’unità di prodotto

Il costo diretto si ottiene dal prodotto di standard fisico e standard monetario → costo diretto ≈

costo variabile – relazione tendenziale

Costi diretti:

Ambito della produzione → materie prime MP, manodopera MOD, materie sussidiarie

MSUSS (non sempre), materiali di consumo (cerniere, chiodi, bulloni)

Ambito commerciale → provvigioni

ESIGENZE DI CONTROLLO DIREZIONALE → sono strumentali allo svolgimento di un’efficace

attività di controllo

  • Costi standard → configurazioni di costo-obiettivo che esprimono il consumo di risorse

richiesto per il raggiungimento di definiti risultati

𝑄 → volume di produzione venduta

Dal 𝑀𝐷𝐶 𝐼 si può calcolare 𝑀𝐷𝐶 𝐼𝐼 – margine di contribuzione di II livello:

𝐶𝐹𝑆 → costi fissi specifici

GLI ALGORITMI OPERATIVI: L’ANALISI DIFFERENZIALE

Il sistema decisione d’impresa

Il governo di un’impresa si traduce in un’attività di decisione – una decisione d’impresa implica la

scelta tra corsi alternativi d’azione alternativi futuri

  • Decisioni di breve periodo – operative
  • Decisioni di lungo periodo – strategiche

Analisi differenziale → tecnica di indagine che permette di identificare nel breve periodo, la scelta

tra due o più alternative d’azione quella più conveniente economicamente (non necessariamente a

livello strategico o finanziario), ossia la migliore differenza tra i ricavi e i costi emergenti che si

riferiscono all’alternativa decisionale presa in considerazione, rispetto ai ricavi e i costi cessanti

Valori emergenti → si riferiscono all’alternativa che si sta prendendo in considerazione

Valori cessanti → si riferiscono all’alternativa attuale

Regole su cui si basa l’analisi differenziale:

  1. Si considerano solo i valori differenziali = i valori che cambiano nelle due alternative

d’analisi

  1. Non si considerano i valori storici = i costi già sostenuti e i ricavi già conseguiti perché si

focalizza l’attenzione tra alternative che vanno ancora prese

ESEMPIO – L’azienda Beta ha stipulato per il biennio 2001-2002 un contratto di affitto di un

macchinario per 10 .000€ annui. Tale impianto consente di ottenere il prodotto finito con un costo

variabile unitario di 6€. Le quantità prodotte e vendute annualmente sono di 10. 000 pezzi ad un

prezzo ricavo di 10€. Alla fine del 2001 viene offerto all’azienda da un altro fornitore un impianto

che garantisce la possibilità di ridurre il costo variabile unitario del prodotto a 3 ,5€ al canone di

affitto di 20 .000€ annui.

Per il 2002 conviene sottoscrivere questo nuovo contratto?

Ricavi totali → 𝑃 • 𝑄

Costi variabili → 𝐶𝑉 %&

)

→ I ricavi totali non vanno considerati perché nelle due alternative non variano = non è un valore

differenziale

→ Il costo dell’affitto nell’alternativa 1 non va considerato perché è un costo storico

Alternativa 1 Alternativa 2 Delta

Affitto nuovo

macchinario

0 20. 000 20. 000

Costi variabili totali 60. 000 35. 000 25. 000

Totale 60. 000 55. 000 5. 000

Alcune decisioni di breve periodo

  1. Continuare a produrre o eliminare una linea di prodotto?
  2. Eliminare un prodotto utilizzando la capacità produttiva liberata per aumentare la

produzione di un altro prodotto?

  1. Accettare o no una commessa esterna?
  2. Make or buy?
  3. Come determinare il programma di produzione più conveniente in presenza di un vincolo?

ESEMPIOColombo srl che produce sedie e poltrone

  1. Eliminare o continuare una linea di prodotto?

Si suppone che il prezzo delle sedie passi da 10€ a 11€ – se cambia il prezzo, bisogna cambiare

le provvigioni

↳ Conviene smettere di produrre? Per saperlo bisogna fare la valutazione di convenienza

dell’alternativa (come prima)

𝑀𝐷𝐶 𝐼𝐼 = − 100 (smettere di produrre) è meno di 𝑀𝐷𝐶 𝐼𝐼 = − 70 (𝑃 = 11€) ⇒ si ha maggiore

convenienza a produrre, perché 𝑀𝐷𝐶 𝐼 copre in parte i costi fissi specifici non eliminabili – se i

costi specifici fossero stati eliminabili, la situazione sarebbe stata diversa

Osservazioni di carattere economico, ma non strategico

Quando conviene eliminare:

a. Se 𝑀𝐷𝐶 𝐼

%&

< 0 → non conviene produrre/vendere un prodotto – ogni unità aggiuntiva

prodotta/venduta genera una perdita

b. Se 𝑀𝐷𝐶 𝐼

%&

0 ed esistono 𝐶𝐹𝑆 𝑒𝑙𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖 → non conviene produrre/vendere un

prodotto se il suo 𝑀𝐷𝐶 𝐼 < 𝐶𝐹𝑆 𝑒𝑙𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖 (𝑀𝐷𝐶 𝐼𝐼 < 0 )

Quando conviene mantenere:

a. Se 𝑀𝐷𝐶 𝐼

%&

0 e non esistono costi fissi

specifici 𝐶𝐹𝑆

b. Se 𝑀𝐷𝐶 𝐼

%&

0 ed esistono

𝐶𝐹𝑆 𝑛𝑜𝑛 𝑒𝑙𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖 → conviene comunque

mantenere anche se 𝑀𝐷𝐶 𝐼𝐼 < 0 perché

𝑀𝐷𝐶 𝐼 permette di coprire almeno in parte i

costi fissi specifici

c. Se 𝑀𝐷𝐶 𝐼

%&

0 ed esistono 𝐶𝐹𝑆 𝑒𝑙𝑖𝑚𝑖𝑛𝑎𝑏𝑖𝑙𝑖 → conviene mantenere se 𝑀𝐷𝐶 𝐼 >

  1. Eliminare un prodotto utilizzando la capacità produttiva?

Si valuta se eliminare un prodotto che non ha una grande convenienza economica al fine di

reimpiegare la capacità produttiva per realizzare un altro prodotto ⇒ reimpiego/riallocazione della

capacità produttiva

Per capire quale sia la decisione economicamente conveniente si deve confrontare:

  • 𝑀𝐷𝐶 cessante – si riferisce alla situazione in essere che cessa di esistere
  • 𝑀𝐷𝐶 emergente – si riferisce alla possibile situazione alternativa che si sta prendendo in

considerazione

Conviene eliminare un prodotto riutilizzando la capacità produttiva quando:

Si decide di smettere di produrre sedie e si opera un programma di riallestimento dei macchinari,

in forza del quale si utilizza il macchinario prima adibito alla produzione delle sedie per aumentare

il volume di produzione delle poltrone – per fare ciò bisogna sostenere dei costi di riadattamento

pari a 150€ e permetterà di avere un Δ volume incrementale di poltrone pari a 30 unità

%&

↳ Conviene quindi eliminare la produzione di sedie e reimpiegare la capacità produttiva per le

poltrone

  1. Accettare o no una commessa esterna?

Conviene accettare una commessa esterna quando il 𝑀𝐷𝐶 𝐼

%&

0 garantito da ogni unità di

prodotto

In caso contrario, infatti, si rinuncerebbe ad un 𝑀𝐷𝐶 𝐼 %&

positivo continuando a sostenere gli stessi

costi fissi

Nel caso in cui emergano CFS di commessa, per rendere conveniente l’accettazione deve essere

  1. Make or buy?

Decisione di make (si produce all’interno) o buy (si produce all’esterno) e si valuta la convenienza

economica delle due alternative

→ Conviene acquistare all’esterno un prodotto/servizio se i costi di produzione cessanti sono

superiori rispetto ai costi di acquisizione

↳ Per tale decisione è sempre rilevante la quantità prevista di produzione del bene oggetto

di decisione – i ricavi e i costi commerciali solitamente non sono differenziali

NB. Gli esercizi di make or buy vanno sviluppati solo a valori totale e mai per valori unitari

Meditate GenteCome operano le diverse classi di costo nelle decisioni di make or buy?

→ I costi variabili di produzione risulteranno mediamente costi differenziali, in quanto tali saranno

rilevanti nelle decisioni di make or buy

→ I costi variabili commerciali (PROVV) non risulteranno mai differenziali nelle decisioni di make

or buy, poiché mediamente l’oggetto di valutazione dell’esternalizzazione è l’ambito produttivo e

non quello commerciale

→ I costi fissi specifici solo rilevanti ai fini dell’analisi differenziale solo ed solo esclusivamente se

sono eliminabili

→ I costi fissi comuni non saranno mai rilevanti perché non risulteranno mai differenziali nelle due

alternative d’analisi

  1. Come determinare il programma di produzione più conveniente in presenza di un vincolo?

Le valutazioni di convenienza economica fatte fino ad ora sono state realizzate nell’ipotesi di

capacità produttiva sufficiente – la valutazione si basa esclusivamente sulla misurazione di un

Ci sono delle situazioni in cui esiste una saturazione della capacità produttiva o di capacità

commerciale che determinano l’esistenza di un vincolo:

  • Vincolo tecnico → capacità produttiva insufficiente
  • Vincolo commerciale → capacità commerciale insufficiente

VINCOLO TECNICO

Es. Colombo srl :

  • STD fisico sedie per MOD in ore = 0 , 2 ℎ/𝑢𝑛𝑖𝑡à
  • Prezzo sedie = 15€
  • STD fisico poltrone per MOD in ore = 0 , 75 ℎ/𝑢𝑛𝑖𝑡à
  • Ore di MOD disponibili = 90 ℎ

L’azienda si trova in una situazione di capacità produttiva sufficiente? E se esiste un vincolo, qual

è il programma di produzione economicamente più conveniente?

Si verifica se esiste un vincolo analizzando la capacità produttiva assorbita dalle singole linee di

prodotto:

Capacità produttiva assorbita dalle sedie = 0 , 2 ∗ 100 = 20 ℎ

Capacità produttiva assorbita dalle poltrone = 0 , 75 ∗ 100 = 75 ℎ

Capacità produttiva necessaria = 95 ℎ di MOD ⇒ Esiste vincolo

Quante unità di sedie e quante unità di poltrone si devono quindi produrre dato che le ore

disponibili non sono sufficienti?

↳ Avendo poca capacità produttiva bisogna capire qual è il prodotto che sfrutta meglio l’unità di

fattore scarso a disposizione attraverso lo strumento margine di contribuzione su fattore

scarso → indica il margine che si riesce a realizzare in un’ora di MOD, ossia in presenza di vincoli

di fattori produttivi, il giudizio di convenienza economica è a favore del prodotto che massimizza il

rendimento del fattore scarso

%&

STD fisico → rappresenta l’unità di fattore scarso necessario per ottenere una unità di prodotto

finito

NB – Bisogna verificare, oltre all’esistenza del vincolo tecnico, anche la positività del 𝑀𝐷𝐶 di

entrambi i prodotti, potrebbe infatti capitare che il 𝑀𝐷𝐶 di uno dei due prodotti sia negativo – in

questa situazione non si ha convenienza nel produrre il prodotto; perciò, il vincolo è un finto

vincolo tecnico

L’ordine di convenienza economica indica qual è il prodotto a cui si dà precedenza nella

produzione per cui si utilizzerà tutta la capacità produttiva e se avanza capacità produttiva si

producono anche gli altri prodotti

In questo caso le sedie hanno la precedenza nella produzione sulle poltrone

Bisogna calcolare quante poltrone e sedie realizzare:

Capacità produttiva disponibile = 90 ℎ

  • Capacità produttiva assorbita dalle sedie = 20 ℎ

= Capacità produttiva disponibile per poltrone = 70 ℎ

𝑐𝑎𝑝𝑎𝑐𝑖𝑡à 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑢𝑡𝑡𝑖𝑣𝑎 𝑑𝑖𝑠𝑝𝑜𝑛𝑖𝑏𝑖𝑙𝑒

= 93 𝑢𝑛𝑖𝑡à

↳ (Arrotondamento per difetto)

VINCOLO COMMERCIALE

Il vincolo commerciale riguarda la dimensione commerciale = fatturato – di solito si ha

l’imposizione di un livello di fatturato massimo all’interno di un determinato mercato

ESEMPIO – nella Colombo srl

Fatturato sedie = 15 ⋅ 100 = 1500

Fatturato poltrone = 20 ⋅ 100 = 2000

Totale = 3500 → limite massimo di fatturato = 3000 - >> esiste un vincolo per 50€

  1. Linearità delle funzioni di costo e di ricavo – valida se si considera un ambito temporale

limitato e un ambito spaziale limitato → concetto dell’area di rilevanza

a. Costanza dei livelli di efficienza → si opera in un contesto dove non esistono

economie di scala e/o di apprendimento ⇒ STD fisico costante

b. Costanza dei prezzi-costo → si opera in un mercato dei fattori produttivi in cui non

esistono sconti commerciali ⇒ STD monetario costante

c. Costanza dei costi fissi → si opera in un orizzonte temporale di breve termine dove

la capacità produttiva è finita – di conseguenza, è possibile individuare dei costi che

nel loro ammontare complessivo non variano al variare del volume di attività

d. Costanza dei prezzi-ricavo → si opera in un mercato di prodotti finiti in cui non

esistono sconti commerciali – i ricavi totali crescono proporzionalmente al crescere

del volume di vendita

Modello grafico e algebrico della break-even

Modello grafico:

FOTO

Modello algebrico:

Relazione fondamentale → il risultato economico 𝑅𝐸 è dato da:

[(

%&

]

%&

%&

%&

%&

Punto di pareggio → se si ipotizza che 𝑅𝐸 = 0 – ossia si ha un pareggio:

%&

%&

-./

%&

Il 𝑀𝐷𝐶 𝐼

%&

deve coprire tutti i costi fissi

Risultato economico obiettivo azienda monoprodotto → se si ipotizza un 𝑅𝐸 ≠ 0

%&

%&

%&

%&

deve coprire tutti i costi fissi e il risultato economico

Break-even in un’azienda multiprodotto

Nell’analisi di break-even multiprodotto (azienda in cui vengono prodotti due o più prodotti) i costi

fissi si dividono in:

  • Costi fissi specifici → ogni prodotto deve coprire i costi fissi ad esso specifici – 𝐶𝐹𝑆 relativi

al prodotto considerato

  • Costi fissi comuni → si ricorre al margine medio ponderato a livello aziendale

Fasi della break-even:

I. Si valuta quale sia la 𝑄

-./

a copertura dei 𝐶𝐹𝑆 → 𝑄

-./ 1234

  • 𝐵𝐸𝑃 parziale

↳ Si considera ogni prodotto come se fosse un’azienda monoprodotto a sé

-./ 1234

%&

II. Si valuta quale sia la 𝑄

-./

a copertura dei 𝐶𝐹𝐶 → 𝑄

-./ 1232

  1. Si definisce il fattore (𝟏 − 𝒌) , dato da:

↳ Tale fattore rappresenta un margine medio a livello aziendale ponderato in funzione

del fatturato

  1. Determinazione del fatturato obiettivo → indica quanto si deve fatturare per coprire i

CFC, ma è un fatturato a livello globale perché non si ha sa a che linea di prodotto si

riferisce

  1. Si definisce il mix di vendita in forza del quale il fatturato sarà diviso tra le diverse linee

di prodotto

Mix di vendita → incidenza percentuale del fatturato di un prodotto sul fattore totale