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Dispensa completa di tutte le lezioni del corso di Programmazione e controllo tenuto dal professor Massimo Memmola e dal professor Gianluca Buccarella anno accademico 2021/2022. La dispensa contiene anche dei consigli su temi e domande maggiormente richiesti all'esame.
Tipologia: Dispense
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Questo argomento viene chiesto raramente (questo non significa che non viene chiesto). Non è pre- sente sul libro. Il controllo di gestione si pone l’obiettivo di produrre informazioni che possano supportare il processo decisionale in azienda. Come si sviluppa l’attività decisionale all’interno di un’azienda? Governare un’azienda è uguale a decidere in azienda.
L’imprenditore può decidere in due differenti modi. Approccio day-by-day management (approccio imprenditoriale) È l’approccio tipico delle imprese di prima generazione dove c’è un imprenditore che decide ac- centrando il processo decisionale (decide una sola persona). L’imprenditore decide rispondendo di volta in volta alle problematiche che gli si presentano utilizzando l’intuito imprenditoriale; è un approccio orientato al presente, un approccio destrutturato: non ha bisogno di meccanismi parti- colari. Il punto di domanda presente nella figura significa che non si sa dove l’azienda andrà a pa- rare. Non ha alcun orientamento al futuro. L’approccio imprenditoriale è difficilmente sostenibile nel momento in cui cresce l’azienda. Approccio razionale ed anticipatorio (approccio manageriale) È un approccio manageriale, basato sulla delega del potere decisionale e sulla correlata respon- sabilizzazione ( empowerment ). Delego il potere decisionale e chiedo conto dei risultati ottenuti alla persona a cui ho delegato. Qui non decide solo una persona, ma tutti i manager ai vari livelli dell’azienda. È un approccio fortemente orientato al futuro; è un approccio strutturato: ho biso- gno di informazioni per sviluppare il governo sull’azienda. I due approcci sono fortemente dicotomici. La diversità sta nel fatto che nell’approccio imprendi- toriale decido sulla base dell’intuito, nell’approccio razionale/anticipatorio decido sulla base del- l’evidenza scientifica delle informazioni prodotte dal controllo di gestione.
Strategia Il punto B è l’obiettivo che l’azienda si propone di realizzare: l’obiettivo strategico. La strategia (punto B) è l’insieme sistemico degli obbiettivi di medio-lungo termine a valenza qualitativa. Esempio: in quali mercati voglio operare? Quali saranno i miei clienti? Quale tecnologia all’interno dell’azienda? Il processo con cui definisco la strategia prende il nome di pianificazione strategi- ca.
Programmazione Dopo aver definito la strategia devo definire il percorso di avvicinamento alla strategia, ovvero gli obiettivi di breve termine a valenza quantitativa. Quando sviluppo questa fase - che prende il nome di programmazione - definisco gli obiettivi di breve termine che rappresentano il percorso di avvicinamento alla strategia. Gli obiettivi di breve termine a valenza quantitativa mi permette- ranno di minimizzare le risorse utilizzate, dunque tali obiettivi saranno sviluppati con condizioni di efficienza. Lo strumento che utilizzo è il budget. È nel budget che leggo gli obiettivi di breve pe- riodo. Meccanismi di controllo
metteranno di verificare se sto andando nella giusta direzione e se la direzione è quella giusta. I meccanismi di controllo sono la contabilità generale, contabilità analitica e analisi degli sco- stamenti. Meccanismi di coordinamento Infine dobbiamo definire dei meccanismi di coordinamento all’interno dell’azienda: definire chi fa cosa, quali obiettivi per ciascun manager all’interno dell’azienda, quali obiettivi e quali responsa- bilità, quali incentivi rispetto ai risultati realizzati. 22/09/ Controllo direzionale I vantaggi del controllo di gestione (o controllo direzionale) sono i seguenti.
Questi argomenti sono molto probabilmente presenti nell’esame. Possibili domande:
- (^) Quali sono i criteri di classificazione dei costi? (Scarsa probabilità di accadimento perché troppo generale). - (^) Come si classificano i costi rispetto al volume di attività o rispetto al criterio dell’oggetto di calcolo? Fornite almeno due esempi rispetto alle specifiche declinazioni. (Domanda molto probabile). - (^) Qual è la differenza tra un costo diretto e un costo specifico. (Domanda fondamentale). Queste domande permettono di capire il grado di interiorizzazione dei nostri concetti.
Esistono 3 criteri di classificazione dei costi a seconda di:
È un costo che nel suo ammontare complessivo (costi variabili totali) cresce in modo direttamen- te proporzionale al crescere del volume di attività. Esempi: materie prime, manodopera. In microeconomia:
Economie di scala e economia di apprendimento impattano sulla quantità di materia prima. Sconto commerciale impatta sul prezzo della materia prima. Costo variabile unitario (CVun) = STDfisico*STDmonetario
sponsabile del reparto di produzione è un costo comune, infatti si riferisce ad un fattore produtti- vo utilizzato per quota parte dei tre impianti. Immaginiamo che questi 3 impianti siano all’interno di un capannone per cui ho un affitto di 300.000, quest’ultimo sarà un costo comune. Dunque nel momento in cui ho un fattore produttivo che sia utilizzato congiuntamente su più og- getti di calcolo per cui si pone un problema di individuazione della quota parte siamo in presenza di un costo comune. Uno dei criteri che potremmo utilizzare per ripartire il costo comune (es. l’affitto di 300.000) tra i tre impianti è l’ampiezza dei reparti. Costi diretti Il costo diretto è sempre un costo che ha una relazione diretta ed immediata, tuttavia in questo caso io non parlo di impianti, di unità organizzative o di oggetti di calcolo in generale, ma parlo di uno specifico oggetto di calcolo che è l’unità di prodotto/servizio. Perciò dico che un costo è di- retto solo e solo esclusivamente quando ha una relazione diretta ed immediata, non con il prodot- to, ma con la singola unità di prodotto. Ho un costo diretto ogniqualvolta posso definire uno standard fisico. Ne deriva che media- mente un costo variabile è anche un costo diretto. I costi diretti sono principalmente la manodopera diretta, le materie prime e le provvigioni (che vengono pagate percentualmente sul prezzo di vendita). C’è un’importante eccezione rappresen- tata da un costo variabile che però è indiretto: l’energia elettrica.
Classificazione dei costi in relazione alle esigenze di controllo direzionale
Contesto: produzione delle informazioni a supporto del processo decisionale. L’approccio razio- nale-anticipatorio ha bisogno di essere alimentato da informazioni che andremo a produrre ora. Il contesto decisionale non è quello strategico (lungo periodo), ma quello operativo (breve periodo). Definizione L’analisi differenziale è un algoritmo operativo dei sistemi di controllo direzionale in forza del qua- le fra due o più alternative d’azione è possibile individuare la scelta economicamente più conve- niente.
In un tema di analisi differenziale focalizzo la mia attenzione esclusivamente sui valori futuri, su costi che devo ancora sostenere.
**1. I costi già sostenuti (storici) non sono rilevanti ai fini dell’analisi differenziale.
Per rispondere a questa domanda occorre introdurre uno strumento che è il MdCun (Margine di Contribuzione unitario). MDCun = Pun - CVun
La prima condizione (condizione necessaria ma non sufficiente) affinché vi sia convenienza a pro- durre e vendere è che il margine di contribuzione di primo livello unitario sia positivo. Tuttavia non stiamo considerando i costi fissi; allora devo calcolare il margine di contribuzione di primo livello. MDCI = MDCIun * Q (volume attività/vendita) Una volta che ho calcolato il margine di contribuzione di primo livello complessivo posso calcola- re il margine di secondo livello. MDCII = MDCI - CF La valutazione se conviene produrre o meno devo farla sul margine di secondo livello. Esercizio “Calcolo MDC”. L’algoritmo è il seguente. Il margine di contribuzione I unitario è positivo?
È evidente che i vincoli tecnici anche nella realtà di tutti i giorni sono più frequenti dei vincoli commerciali. Sicuramente noi tratteremo i vincoli tecnici. Per i vincoli di natura commerciale si faccia riferimento al libro. Vincoli tecnici Esercizio “Convenienza economica”. Esercizio “GDM”.
La break-even ha valore di certezza di essere proposta nella prova intermedia. Le domande della break-even possono riguardare:
- (^) Definizione e concetto di break even - (^) Presupposti alla base del modello di break-even - (^) Modello algebrico e grafico della break-even - (^) Break-even multi prodotto - (^) What if analysis Domanda esame. Come un progetto di efficientamento aziendale impatta sul break-even aziendale? Sviluppate un modello grafico della break-even. Definizione. La break-even è una tecnica d’indagine, un algoritmo dei sistemi di controllo dire- zionale che mi permette di individuare il volume di attività in corrispondenza del quale si realizza l’equazione RT (ricavi totali) = CT (costi totali). È il punto in corrispondenza del quale realizzo il pareggio aziendale. È il punto in corrispondenza del quale l’azienda potrà cominciare a maturare un profitto. Tutte le domande sulla break-even partono da questa definizione. Noi dobbiamo sempre riportare quanto appena detto.
Possiamo individuare due grandi ambiti su cui costruiamo le ipotesi alla base del modello.
L’ inclinazione della curva dei costi variabili totali, e dunque dei costi totali, è data dal costo va- riabile unitario. Il coefficiente angolare della curva dei ricavi totali è dato dal prezzo di vendita. Domanda esame. Qual è la condizione che si deve porre necessariamente affinché un’azienda mono- prodotto possa raggiungere la condizione di break-even? Che il coefficiente angolare della curva dei ricavi totali sia superiore al coefficiente angolare della curva dei costi totali. Dunque che il prezzo unitario di vendita superi il costo variabile unitario generando un margine di contribuzione di I li- vello unitario positivo. Infatti MDCIun = P - CVun. Domanda esame. Come un percorso di efficientamento aziendale - a parità di ogni altra condizione - impatta sul punto di break-even? Analizzate le conseguenze utilizzando tanto il modello algebrico della break-even, quanto quello grafico. Si veda l’analisi “What if?”. Modello algebrico dell’analisi di break-even Esempio “Modello algebrico BEP”. Esercizio BEA mono-prodotto. Esercizio “Food for pets”. Analisi “What if?” È l’analisi che permette di verificare l’impatto sul punto di break-even derivante da un cambia- mento di uno qualsiasi degli elementi su cui è strutturato il modello di analisi della break-even. L’efficienza è misurata dallo standard fisico. Un percorso di efficientamento all’interno dell’azien- da che riguarda i processi produttivi impatta sul parametro che permette di misurare l’efficienza, ovvero lo standard fisico. Generare una riduzione dello standard fisico, utilizzare una minore quantità di fattore produttivo per produrre un’unità di prodotto. Cvun = STDfisico * STDmonetario Se si riduce lo standard fisico si riduce anche il costo variabile unitario. Se si riduce quest’ultimo il coefficiente angolare della curva del costo variabile, e quindi del costo totale, si abbassa. Il Cvun viene utilizzato per la determinazione del MDCIun che so essere dato da P - Cvun. Se si riduce Cvun aumenta il MDCIun. La quantità di break even è data da: CF/MDCIun Se il MDCIun aumenta la quantità di pareggio si abbassa. Se si abbassa il Cvun la curva CV diventa più bassa, così come la curva CT. Il punto di interse- zione si sposta verso l’origine degli assi: la quantità di break even diminuisce. Domanda esame. Quale conseguenza si ha sul punto di break even a fronte di un incremento degli investimenti che si traduce in un aumento dei costi fissi? Vado a verificare dal punto di vista grafico se io faccio lievitare verso l’alto i costi fissi, conseguentemente lievitano verso l’alto i costi totali. In questo modo aumenterà la quantità di break even.
Domanda esame. Cosa accade se aumenta, a parità di ogni altra condizione, il prezzo unitario di vendita? La curva dei ricavi totali diventa più inclinata e si riduce la quantità di break even. Analisi break even azienda multi prodotto Esercizio BEP multi-prodotto. Esercizio Mirco spa. Analisi costi-volumi-risultato è lo stesso che dire analisi di break-even.
Grado di leva operativa È una misura del rischio operativo aziendale che dice di quanto variano i risultati economici aziendali a fronte di una variazione intervenuta nei volumi di attività. È una misura di elasticità. A livello di prodotto : MDCI / MDCII. A livello aziendale o divisionale : MDCI / RO. L’azienda più rischiosa è quella che presenta il G.L.O. più elevato. Se consideriamo che a parità di ogni altra cosa ci sia una variazione dei volumi di attività del 10%, questa variazione nel caso dell’azienda A genera una variazione del RO del 24%, nel caso invece dell’azienda C genera una variazione del RO del 15%. Per trovare queste due percentuali occorre moltiplicare la variazione del volume per il grado di leva operativa al fine di ottenere la variazione del risultato operativo. Attenzione! La leva operativa è applicabile solo a variazioni di fatturato derivanti da una variazio- ne dei VOLUMI di vendita. Nel caso in cui si abbia una variazione di fatturato generata da varia- zioni del PREZZO di vendita, il reddito operativo aumenta o diminuisce di un importo pari, in valo- re assoluto, all’aumento/diminuzione del fatturato. Margine di sicurezza È una misura correlata al grado di leva operativa e al rischio aziendale. Il margine di sicurezza rappresenta la variazione percentuale massima di volume sostenibile prima di incorrere in una perdita. Di quanto si può ridurre il volume di un prodotto prima che il MDCII diventi negativo? Il margine di sicurezza si calcola sempre come reciproco del grado di leva operativa:
La contabilità analitica risponde alle seguenti domande. Q uanto costa il mio prodotto? Quale marginalità genera il mio prodotto? Quale marginalità genero su un’area strategica d’affari? Contabilità direzionale. È quella parte del sistema informativo aziendale deputata a raccogliere, elaborare, presentare informazioni su fatti di gestione accaduti (contabilità generale e contabilità analitica) o che devono ancora accadere (budget) o sul confronto tra obiettivi prefissati e risultati effettivamente raggiunti (sistemi di reporting). Qui si hanno tutti gli strumenti del controllo direzio- nale. Fanno parte del controllo direzionale anche una serie di informazioni non necessariamente di ca- rattere contabile. Informazioni che possono riguardare il processo di produzione largo senso (scarti, efficienza) oppure informazioni che riguardano il livello di soddisfazione dei clienti.
Definizione. La contabilità analitica è un sottosistema informativo della contabilità direzionale grazie al quale vengono rilevati in maniera sistematica i dati elementari di costo e di ricavo. Tali dati elementari vengono successivamente organizzati in relazione a prescelti oggetti di calcolo.
La contabilità analitica permette di perseguire le finalità più tipiche.