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Una introduzione alla classificazione e all'analisi dei costi in un contesto aziendale. Viene discusso il concetto di costo fissi e costo variabili, nonché la distinzione tra costo comune e costo specifico. Il testo include esempi e casi pratici per illustrare le applicazioni di queste classificazioni.
Tipologia: Appunti
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I concetti alla base di una buona gestione interna di un’organizzazione Sono strumenti per la guida della gestione, strumenti guida che danno informazioni durante la gestione e non dopo. Informazioni prevalentemente di natura economica Ci sono 2 macro-possibilità di gestione:
1. Approccio non formalizzato , fatto giorno per giornoàapproccio che ad oggi non funziona poiché non permette di capire cosa può fare realmente la nostra azienda. Le organizzazioni oggi devono poter capire come possono inserirsi nella società e per far questo è necessario darsi degli obiettivi (es. museo farà una programmazione triennale sulle mostre/teatro per gli spettacoli) e quindi bisogna programmare la propria attività attraverso 2. Approccio razionale/anticipatorio, oggi l’orizzonte temporale è diminuito rispetto al passato perché i settori sono diventati più complessi. Applicare questo approccio significa definire obiettivi, definire piani e azioni per raggiungere obiettivi, misurare e valutare gli obiettivi raggiunti. Attività di direzione: ci sono tre differenti tipologie di attività, tra loro complementari: - Pianificazione della strategia (riflettere su cosa si vuole essere e come comunicare col mercato, attività molto ampia) - Controllo direzionale (attuare piani per raggiungere l’obiettivo, controllo come supporto) - Controllo operativo (verificare come vengono svolte attività giorno per giorno) Controllo direzionale Finalità: - controllo economicoàmisurare i costi e i ricavi e confrontarli); - supporto al processo decisionale àgenerare dati e informazioni per capire l’azione da intraprendere. Esempio capire il prezzo minimo del biglietto da far pagare per non andare in perdita/chiedersi se conviene produrre internamente o esternamente/chiedersi quali siano le aree che assorbono più costi); - controllo esecutivoàè la valutazione delle performance e dei manager, è il controllo delle attività e degli obiettivi raggiunti dalle persone, valutabili tramite informazioni ottenute. I macro-elementi del controllo direzionale: andiamo a ragionare sul sistema di controllo quindi vedremo strumenti e algoritmi a supporto delle decisioni. Importante è il PROCESSO che le organizzazioni dovrebbero attuare ogni anno: processo di programmazione e controllo. Dovrebbe perché programmazione e controllo, a differenza del bilancio e della contabilità, non sono obbligatori (lo sono solo in certi settori esempio società di gestione aereoportuali, o ospedali). Ma sono strumenti volontari, nel momento in cui vengono usati: FASE 1àPROGRAMMAZIONEàdefinire obiettivi collegati a obiettivi strategici FASE 2 àFORMULAZIONE BADGETàdefinire e assegnare risorse materiali necessarie per raggiungere obiettivi definiti in fase di programmazione FASE 3 àSVOLGIMENTO DELL’ATTIVITA’ E MISURAZIONEàmisurazioni da fare di frequente FASE 4 àREPORTING E VALUTAZIONEàreporting: confrontare i risultati con obiettivi prefissati; genera nuove informazioni per azioni correttive che permettono di completare il processo di programmazione e controllo. Valutazione: capire le cause che hanno generato i risultati. Tre tipi di risultati: migliori, uguali, peggiori rispetto alle attese. Fondamentale da sapere: processo, le finalità, il significato di approccio anticipatorio. CAPITOLO 2 Classificazione costi e analisi differenziale Classificazione costi Costo: nell’accezione delle programmazioni e controllo è l’ammontare del fattore produttivo consumato per la realizzazione del prodotto/servizio. (qui siamo in ottica di analisi interna)
Esempi – materia prima per produzione fisica del prodotto (esempio catalogo)
TOTALE Aumenta quando aumenta il volume Costante In Direct costing dove analizzeremo il tema di PUNTO DI PAREGGIO e il MARGINE DI SICUREZZA, una seria di applicazioni che trovano loro fondamento nella distinzione fatta in base al volume di attività. Concetto che va declinato in base al settore, a cosa stia producendo o erogando. Ci possono essere dei COSTI MISTI: ad esempio che ha una componente fissa e una variabile Potremo trovarci anche di fronte alla situazione opposta, prima variabile e poi fisso, meno frequente ma può verificarsi COSTO MISTO Ultimo concetto per la classificazione dei costi: Un esempio di COSTO MISTO è quello della manutenzione, ore di funzionamento dell’impianto luce ha una quantità, superata questa il costo può aumentare Altro esempio affitto di macchina per 10000 km all’anno, fino ai 10.000 costo fisso, poi una parte variabile che sarà proporzionale all’utilizzo dell’auto Altro es. telefono fisso, con rata fissa e costo variabile in base ai minuti di telefonata.
COSTO A SCALINI: una volta raggiunta una certa quantità tendenzialmente aumenta, è un costo fisso, esempio costo per la sicurezza, avremo costo dello stipendio della persona, azienda assume più dipendenti, legge impone assunzione di supervisore, quindi una nuova unità lavorativa Altra classificazione che ci interessa è quella di COSTO COMUNE vs COSTO SPECIFICO COMUNE ci indica un fattore produttivo utilizzato da più linee di prodotto, SPECIFICO è un fattore produttivo utilizzato da una sola linea di prodotto, quindi di fatto sono complementari Es. controllo qualità è un costo fisso comune, anche affitto che è costo fisso (affitto teatro, eventi che organizzo sono sempre nello stesso teatro, stesso affitto) Se invece abbiamo attori che vengono esclusivamente per una rappresentazione teatrale sarà un costo specifico, oppure i vestiti è un costo specifico Quindi costo comune usato per più linee di prodotti Classificazione che si incrocia con quella di COSTO FISSO e COSTO VARIABILE Il costo variabile è per natura specifico e sono materia prima, provvigioni, mano d’opera; ci sono poi casi dove coste variabile è comune ed è l’energia elettrica, il fatto che sia variabile però dipende dal contratto, quindi va sempre contestualizzata la classificazione Poi abbiamo COSTO FISSO COMUNE (es. amministrazione, sarà spesso presente nei nostri esercizi) COSTO FISSO SPECIFICO (es. per museo allestimento, assicurazione sulle opere, ammortamento) Costo del responsabile dipende Marketing dipende se azienda, museo teatro, fa campagna di comunicazione che riguardano tutta l’attività o la specifica mostra, specifico evento. Quindi non ci sono fattori produttivi che hanno una classificazione assoluta, fatta eccezione per MOD, MP e PROVVIGIONI (CVS). Accenniamo ora COSTI DIRETTI e COSTI INDIRETTI DIRETTI costo direttamente implicabile all’unità di prodotto/servizio INDIRETTI costo che per essere imputato deve essere suddiviso tra più unità di prodotto attraverso una basa di riparto Es. di costo diretto materie prime, mano d’opera e provvigioni Costi variabili sono automaticamente direttià P x Q dove P è costo unitario produttivo e Q quantità Per INDIRETTO quale può essere criterio ad esempio per suddividere affitto nelle nostre 3 linee di prodotto? Il numero di prodotti oppure le ore di funzionamento dell’impianto, abbiamo un fattore produttivo impiegato per più unità dobbiamo individuare un criterio di ripartizione chiamato anche BASE di RIPARTO Per costo diretto dobbiamo ricordare che stiamo parlando di unità di prodotto come anche in costo indiretto Altro esempio prendo nuovo capannone, costo affitto tende a raddoppiare ovviamente rispetto all’affitto per un solo capannone. Per un teatro è più difficile che vada sistematicamente sul volume di produzione, spinga sul numero di eventi che fa e così anche un museo: il volume di attività è meno determinante per calcolare i costi rispetto ad un’azienda manifatturiera.
È il primo controllo di tipo economico che un’azienda deve fare Prezzo unitario 100 euro Costo variabile unitario del prodotto 150 euro Margine di contribuzione I livello unitario - 50 euroànegativo, devo fermare immediatamente la produzione perché più produco più continuo a perdere Se poi la quantità dei prodotti sarà di 10 unità il margine di contribuzione di I livello totale sarà
Secondo controllo: verifica del margine di contribuzione del secondo livello con analisi dei costi fissi specifici PREZZO UNITARIO MOD PER UNITA’ DI PRODOTTO MP UNITARIO PROVVIGIONI UNITARIE COSTO VARIABILE TOTALE UNIT. MARG.CONTRIB. VARIAB. ALTRO SCHEMA DA FARSI MANDARE Arrivo a un margine di secondo livello pari a – 10 per la linea B Elimino o no linea B? dipende dai costi fissi specifici, bisogna verificare se i costi fissi specifici sono eliminabili o meno Se elimino la linea: non ho più i ricavi, non ho più i costi variabili, due conseguenze automatiche E i costi fissi specifici della linea in perdita se sono eliminabili ovvero se possiamo dismettere il fattore produttivo sottostante al costo allora conviene eliminare la linea Altro scenario: possiamo eliminare l’ammortamento e il controllo qualità ma non il responsabile di linea, conviene eliminare linea B? no perché avremo una perdita di 80 2.Accettare o meno una commessa Accettazione di una commessa è in presenza di capacità produttiva disponibile Primo controllo: verifico che il margine di contribuzione primo livello della nuova commessa sia positivo quindi prezzo – costi variabili Secondo controllo: verificare la presenza di nuovi costi fissi specifici detti anche nuovi costi fissi specifici emergenti per determinare il nuovo margine di contribuzione di secondo livello. Solitamente ci sono quindi andiamo a calcolare nuovo margine, se positivo accetto la commessa, se negativo non accetto la commessa. Questo elemento informativo può diventare un elemento per una negoziazione. Offerta cliente: quantità 100 unità, prezzo – acquisto unitario 7 euro c.v. produzione unitario 4 euro nuovi cfs per: ammortamento 60, controllo qualità 70, manutenzione 50 quindi faccio schema: prezzo 7 c.v. 4 margine cont. primo livello unitario 3àpositivo, ok quantità 100 margine c. primo livello totale 300 ammortamento 60 controllo qualità 70 manutenzione 50 margine secondo livello 1 20 àpositivo conviene accettare
àvolume di produzione 32.500 unità àprezzo unitario 9 euro àcosto unitario/prodotto materia prima 1,7 euro àcosto unitario/prodotto mod 0,7euro àprovvigioni unitarie 0,9 euro àammortamenti 7. àcosto personale indiretto 17. àmarketing specifico della linea 15. Dati: offerta fornitore rispetto alla produzione della linea A àprezzo costo di acquisto 2 euro per unità, è un costo emergente àcosti di coordinamento legati al BUY 22.000 euro Altre informazioni qualitative: àpersonale indiretto potrebbe essere rimpiegato in un’altra linea aziendale (riferito ai 17.000 di prima) àimpianti e macchinari non possono essere rivenduti nel momento in cui si decide di scegliere l’opzione BUY (si riferisce al dato sugli ammortamenti) àil marketing specifico non subirebbe variazioni nel momento in cui si sceglie l’opzione BUY (si riferisce ai 15.000 euro del marketing di prima) Ora facciamo la nostra tabellina MAKE MATERIE PRIME 1.7 X 32.500=55. MOD 0,7 X 32.500 = 22. Non inseriamo le provvigioni Ora dobbiamo capire quale delle 3 informazioni qualitative ci dice che il prezzo non verrà più sostenuto. E in questo caso il personale viene rimpiegato quindi è un prezzo che non si riferisce più alla nostra linea. È un costo cessante quindi: PERSONALE INDIRETTO di 17.000 euro Tot MAKE= 95.000 euro
Prezzo costo d’acquisto: 2,00 euro X 32.500 = 65.000 euro Costi coordinamento sono costi fissi specifici emergenti: 22.000 euro Tot BUY= 87.000 euro, conviene esternalizzare poiché il BUY costa meno del MAKE con un risparmio pari a 8.000 euro 8.000 è il valore differenziale Prezzi e quantità di equilibrio tra MAKE e BUY Come si fa a scegliere quando make e buy hanno lo stesso valore, TOT MAKE= TOT BUY TOT MAKE è dato da costi totali variabili make + costi fissi specifici make TOT BUY è dato da prezzo costo acquisto buy + costi fissi specifici buy Costo variabile unitario make X quantità = (prezzo costo acquisto unitario X q) + costo fisso specifico buy Si isola quantità di pareggio dataà q= (costo specifico make – costo specifico buy) fratto prezzo costo acquisto unitario – costo variabile make
Prezzo = (Costo fisso make + costo variabile totale make – costo fisso specifico buy) fratto q Calcola p e q su base dei dati dell’esercizio del make e buy Tot make = tot buy scompongo e arrivo a trovare p e q Q = 22.000 – 17.000 fratto 2,4 - 2 = 12.000 àquantità di pareggio P = 95.000 – 22.000 fratto 32.500 = 2,24 àprezzo di pareggio 11/03/ Margine di contribuzione e altro non c’è nell’esame Appunti teatro Burlo quaderno Margine di contribuzione sul fattore scarso Che cos’è un fattor scarso? Collegato al concetto di limite dove limite è un fattore che non può essere superato. Quindi analisi è situazione in cui azienda si trova a prendere decisione considerando che debba tener conto di questo elemento che non deve essere superato esempio quantità di materia prima da acquistare o le ore di manutenzione del macchinario o per un teatro il numero di posti a disposizione. Dobbiamo andare ad utilizzare nel miglior modo possibile questo fattore scarso per massimizzare il risultato economicoàobiettivo di questa analisi: ottimizzare (impiegarlo nel miglior modo possibile) utilizzo del fattore scarso nel processo produttivo per ottenere un risultato economico più alto possibile. Il concetto di fattore scarso sta quindi ad indicare la presenza di un vincolo, vincoli possono essere o di natura produttiva o commerciale (esempio numero di biglietti che possiamo vendere oppure prezzi politici dei farmaci, si stabilisce che più di quel prezzo non si può stabilire perché deve essere accessibile a più persone possibile. Generalmente esercizi si soffermano sui vincoli dei fattori produttivi. Si parte da una determinata situazione t0 analizzare se è quella più conveniente e in caso andare a cambiarla secondo preciso procedimento per arrivare a t Procedimento:
F con reddito obiettivo = (CF + REDDITO OBIETTIVO) fratto (MC fratto FATTURATO) Riprendendo i dati numerici di primaà fatturato di pareggio = 2.000 fratto (40 fratto 100) = 5. euro; fatturato con reddito obiettivo = (2.000 + 500) fratto (40 fratto 100) = 6.250 euro dove 40 è dato da 100 – 60 = mc unitario Ipotesi di base è che azienda sia mono-prodotto In un’azienda multi-prodotto/multi-offerta il processo è un po’ più lungo, dobbiamo fare una serie di passaggi per capire Q1 di pareggio (che serve per coprire i costi fissi specifici) e Q2 di pareggio (che copre i costi fissi comuni) per arrivare alla Quantità di pareggio di pareggio data da Q1 + Q Partendo da questo presupposto dobbiamo sviluppare formule viste per trovare risultati intermedi di Q1 e Q2à per Q1 di pareggio ipotizziamo di avere linea A e B. Prima macro-fase: Q1 di A = CFS di A fratto MCunitario di A Q1 di B = CFS di B fratto MCunitario di B Quindi qui la formula è identica con unica differenza che vado a contestualizzare sulla specifica linea. Seconda macro-fase: per Q2 devo fare una serie di analisià
Fatturato attuale 60% Questa sopra è incidenza percentuale del fatturato di ciascuna linea sul fatturato totale. Fatturato obiettivo deve essere diviso tra le varie linee di prodotto/offerta culturale sulla base della percentuale di contribuzione delle linee al fatturato attuale. In altri termini trovo incidenza che varie linee hanno sul fatturato attuale e poi dato fatturato obiettivo va suddiviso tra linea A e linea B e per farlo devo capire quanto ciascuna delle due linee contribuisce al fatturato totale
semplicemente, poi uso stessa formula per reddito obiettivo. Quindi multi-prodotto si basa su formule e variabili della mono-prodotto solo applicate in un certo modo. Esercizio ROSSI S.P.A. soluzione sul quaderno. 20/03/ Full costing chiamato anche costo pieno è una configurazione di costo che si basa sulla differenza tra costi diretti vs indiretti, obiettivo principale capire quanto costa complessivamente realizzare un certo prodotto o erogare certa tipologia di offerta culturale. Diretti costi che vengono attribuiti moltiplicando prezzo per quantità (esempio materia prima, mod, provvigioni, royalties…). Costi indiretti sono fattori produttivi che svolgono la loro attività per più tipologie di prodotti. A differenza del direct costing che fa distinzione sulla linea del prodotto, qua la distinzione è sull’unità di prodotto, analizza quanto costa produrre un’unità di prodotto, quindi livello di analiticità del direct costing è maggiore. Nel momento in cui si prende unità di prodotto come oggetto del nostro calcolo si può fare distinzione tra costi diretti e indiretti. Costi indiretti hanno come fine quello di capire come questo fattore produttivo impiegato per più linee può essere ripartito tra le varie unità di prodotto per capire l’incidenza dello stesso a livello unitario. Ci permette di analizzare meglio i costi indiretti. Domanda è “come riusciamo ad attribuire i costi indiretti tra le varie unità di prodotto realizzate. Vedremo tutta una serie di tecniche volte ad approfondire in particolare i costi indirettiàè questo che fa il FULL COSTING. L’attribuzione di un costo indiretto significa suddividere il fattore produttivo tra le diverse unità di prodotto/servizio realizzato. Come si fa in generale a ripartire fattore comune a più linee? Tramite scelta di basi di riparto che sono quell’elemento che permette di suddividere il fattore produttivo indiretto tra le differenti unità di prodotto. Principio analisi costi indiretti per organizzazioni complesse ci sono tanti fattori produttivi che operano per più linee, mentre in direct costing abbiamo costi che vengono assorbiti per una determinata linea e poi abbiamo i costi fissi comuni, che servono per far funzionare intera organizzazione. Nel full costing situazione inversa: fissi sono una minoranza nei costi totali, sono per la maggior parte composti da costi indiretti. Le due tecniche sono per certi versi alternative, una volta applicata direct costing non necessariamente devo farne una di full costing e viceversa. Full costing ci permette di definire il prezzo per realizzare una penna, mi fa capire prezzo da fissare per far si che prodotto sia competitivo sul mercato. Per capire quale delle due tecniche usare ci sono delle caratteristiche da notare, ci possono essere una serie di elementi per capire quale è meglio adottare: DIRECT COSTING
1.Elevata incidenza dei costi indiretti
Full costing può essere a: Base unica: viene individuata una sola base di riparto per attribuire i costi indiretti al prodotto/servizio. È distorsiva, non corretta perché fare un’unica aggregazione dei costi indiretti ci dà un’informazione di costo non corretta. Base multipla: sono individuate più basi di riparto per attribuire i costi indiretti al prodotto/servizio. Con base unica arrechiamo tutti i costi indiretti che hanno natura diversa in un’unica sommatoria, troviamo base che non è detto rispecchi principio causa-effetto. Quella multipla fa base più dettagliata per individuare quale miglior percorso per attribuire i vari costi indiretti. Base multipla per aziende è un punto di partenza, applicazione di queste tecniche è fondamentale per iniziare a strutturare organizzazione per monitorare gestione dei fattori produttivi. Questi strumenti sono i fondamenti di qualsiasi struttura di controllo che un’organizzazione deve avere, sono da ricordare come competenze che uno deve avere. 25/03/ Quaderno Centro di costo. Può avere due accezioni:
Coincidono perché non abbiamo inserito nessuno costo diretto, negli altri è minore perché siamo andati a sottrarre la quota dei costi diretti. Totale dei costi attribuiti serve per misurare le performance economiche del responsabile del centro, serve per implementare il controllo esecutivo. È il lato che noi dobbiamo prendere in considerazione per sviluppare la fase 3 di allocazione quindi punto finale di una fase è quello iniziale per fase successiva. Dato finale rappresenta il punto di partenza della fase 3 che viene tecnicamente definita come FASE DI ALLOCAZIONE FASE 3: ha lo scopo di chiudere i centri di costo di struttura e ausiliari produttivi sui centri di costo finale, cioè di individuare le relazioni tra i centri di costo, c’è un meccanismo di chiusura dei centri di costo dove obiettivo è assegnare i costi sostenuti solo ai centri produttivi finali. Quindi in questa fase i centri di struttura ausiliari produttivi cedono loro costi ai centri più a valle A monte sono quelli ausiliari produttivi e i generali, a valle i produttivi finali. Due possibili alternative di allocazione per capire interazione (capire per quali centri produttivi finali hanno lavorato quelli ausiliari) tra i centri a monte e quelli a valle:
Ora numericamente prendiamo totale costi indiretti attribuiti Totale amministrazione = 501, ore lavorate =130 per centro commerciale e 170 per centro produzione, in totale 300, è la base di riparto. 501 fratto 300 ed è allocazione amministrazione = 1,67 che è il coefficiente, per ogni ora lavorata questo è il costo generato. 1,67 per 130= 217 che va al centro commerciale 1,67 per 170= 284 che va al centro produzione Abbiamo suddiviso amministrazione sugli altri centri, abbiamo allocato i costi indiretti presenti nel centro amministrazione su quelli più a valle in base ai rapporti che c’erano tra questi. Abbiamo una nuova struttura dei centri di costo che prevede sempre produzione, logistica, commerciale e amministrazione e ci interessa capire che l’amministrazione ha un valore 0 perché ha ceduto in parte il suo costo al commerciale 1030+217, la logistica continua ad avere valore di 497, mentre produzione avrà 1917 più 284. Abbiamo quindi ceduto i costi dell’amministrazione alla produzione e al commerciale quindi il totale dei costi è sempre uguale solo che viene ripartito in maniera diversa tra i centri a valle. Ma non abbiamo ancora terminato, dobbiamo rappresentare anche la seconda ipotesi che prende in considerazione il legame tra la logistica che è il nostro centro ausiliario produttivo. Dice che logistica che lavora esclusivamente per la produzione quindi sotto il totale della produzione era 2.201+ la quota della logistica di 497= 2.698. al termine della nostra fase di allocazione dobbiamo arrivare a una nuova struttura dei centri di costo in cui è possibile evidenziare solo il valore dei costi attribuiti ai centri di costo finali, nel nostro caso produzione e commerciale. PRODUZIONE LOGISTICA COMMERCIALE AMM. 1917 497 1030 284 217 2201 497 1297 0 497 0 0 2698 0 1297 0