Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Classificazione e analisi dei costi: fissi, variabili, comuni e specifici - Prof. Passetti, Appunti di Programmazione e controllo

Una introduzione alla classificazione e all'analisi dei costi in un contesto aziendale. Viene discusso il concetto di costo fissi e costo variabili, nonché la distinzione tra costo comune e costo specifico. Il testo include esempi e casi pratici per illustrare le applicazioni di queste classificazioni.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 08/05/2019

AlbiKappa
AlbiKappa 🇮🇹

5

(1)

6 documenti

1 / 20

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
25/02
I concetti alla base di una buona gestione interna di un’organizzazione
Sono strumenti per la guida della gestione, strumenti guida che danno informazioni durante la
gestione e non dopo.
Informazioni prevalentemente di natura economica
Ci sono 2 macro-possibilità di gestione:
1. Approccio non formalizzato, fatto giorno per giornoàapproccio che ad oggi non funziona poiché
non permette di capire cosa può fare realmente la nostra azienda.
Le organizzazioni oggi devono poter capire come possono inserirsi nella società e per far questo è
necessario darsi degli obiettivi (es. museo farà una programmazione triennale sulle mostre/teatro
per gli spettacoli) e quindi bisogna programmare la propria attività attraverso 2. Approccio
razionale/anticipatorio, oggi l’orizzonte temporale è diminuito rispetto al passato perché i settori
sono diventati più complessi. Applicare questo approccio significa definire obiettivi, definire piani e
azioni per raggiungere obiettivi, misurare e valutare gli obiettivi raggiunti.
Attività di direzione: ci sono tre differenti tipologie di attività, tra loro complementari:
- Pianificazione della strategia (riflettere su cosa si vuole essere e come comunicare col
mercato, attività molto ampia)
- Controllo direzionale (attuare piani per raggiungere l’obiettivo, controllo come supporto)
- Controllo operativo (verificare come vengono svolte attività giorno per giorno)
Controllo direzionale
Finalità: - controllo economicoàmisurare i costi e i ricavi e confrontarli); - supporto al processo
decisionale àgenerare dati e informazioni per capire l’azione da intraprendere. Esempio capire il
prezzo minimo del biglietto da far pagare per non andare in perdita/chiedersi se conviene produrre
internamente o esternamente/chiedersi quali siano le aree che assorbono più costi);
- controllo esecutivoàè la valutazione delle performance e dei manager, è il controllo delle attività
e degli obiettivi raggiunti dalle persone, valutabili tramite informazioni ottenute.
I macro-elementi del controllo direzionale:
andiamo a ragionare sul sistema di controllo quindi vedremo strumenti e algoritmi a supporto delle
decisioni. Importante è il PROCESSO che le organizzazioni dovrebbero attuare ogni anno: processo
di programmazione e controllo. Dovrebbe perché programmazione e controllo, a differenza del
bilancio e della contabilità, non sono obbligatori (lo sono solo in certi settori esempio società di
gestione aereoportuali, o ospedali). Ma sono strumenti volontari, nel momento in cui vengono usati:
FASE 1àPROGRAMMAZIONEàdefinire obiettivi collegati a obiettivi strategici
FASE 2 àFORMULAZIONE BADGETàdefinire e assegnare risorse materiali necessarie per
raggiungere obiettivi definiti in fase di programmazione
FASE 3 àSVOLGIMENTO DELL’ATTIVITA’ E MISURAZIONEàmisurazioni da fare di frequente
FASE 4 àREPORTING E VALUTAZIONEàreporting: confrontare i risultati con obiettivi prefissati;
genera nuove informazioni per azioni correttive che permettono di completare il processo di
programmazione e controllo. Valutazione: capire le cause che hanno generato i risultati. Tre tipi di
risultati: migliori, uguali, peggiori rispetto alle attese.
Fondamentale da sapere: processo, le finalità, il significato di approccio anticipatorio.
CAPITOLO 2
Classificazione costi e analisi differenziale
Classificazione costi
Costo: nell’accezione delle programmazioni e controllo è l’ammontare del fattore produttivo
consumato per la realizzazione del prodotto/servizio. (qui siamo in ottica di analisi interna)
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14

Anteprima parziale del testo

Scarica Classificazione e analisi dei costi: fissi, variabili, comuni e specifici - Prof. Passetti e più Appunti in PDF di Programmazione e controllo solo su Docsity!

PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

I concetti alla base di una buona gestione interna di un’organizzazione Sono strumenti per la guida della gestione, strumenti guida che danno informazioni durante la gestione e non dopo. Informazioni prevalentemente di natura economica Ci sono 2 macro-possibilità di gestione:

1. Approccio non formalizzato , fatto giorno per giornoàapproccio che ad oggi non funziona poiché non permette di capire cosa può fare realmente la nostra azienda. Le organizzazioni oggi devono poter capire come possono inserirsi nella società e per far questo è necessario darsi degli obiettivi (es. museo farà una programmazione triennale sulle mostre/teatro per gli spettacoli) e quindi bisogna programmare la propria attività attraverso 2. Approccio razionale/anticipatorio, oggi l’orizzonte temporale è diminuito rispetto al passato perché i settori sono diventati più complessi. Applicare questo approccio significa definire obiettivi, definire piani e azioni per raggiungere obiettivi, misurare e valutare gli obiettivi raggiunti. Attività di direzione: ci sono tre differenti tipologie di attività, tra loro complementari: - Pianificazione della strategia (riflettere su cosa si vuole essere e come comunicare col mercato, attività molto ampia) - Controllo direzionale (attuare piani per raggiungere l’obiettivo, controllo come supporto) - Controllo operativo (verificare come vengono svolte attività giorno per giorno) Controllo direzionale Finalità: - controllo economicoàmisurare i costi e i ricavi e confrontarli); - supporto al processo decisionale àgenerare dati e informazioni per capire l’azione da intraprendere. Esempio capire il prezzo minimo del biglietto da far pagare per non andare in perdita/chiedersi se conviene produrre internamente o esternamente/chiedersi quali siano le aree che assorbono più costi); - controllo esecutivoàè la valutazione delle performance e dei manager, è il controllo delle attività e degli obiettivi raggiunti dalle persone, valutabili tramite informazioni ottenute. I macro-elementi del controllo direzionale: andiamo a ragionare sul sistema di controllo quindi vedremo strumenti e algoritmi a supporto delle decisioni. Importante è il PROCESSO che le organizzazioni dovrebbero attuare ogni anno: processo di programmazione e controllo. Dovrebbe perché programmazione e controllo, a differenza del bilancio e della contabilità, non sono obbligatori (lo sono solo in certi settori esempio società di gestione aereoportuali, o ospedali). Ma sono strumenti volontari, nel momento in cui vengono usati: FASE 1àPROGRAMMAZIONEàdefinire obiettivi collegati a obiettivi strategici FASE 2 àFORMULAZIONE BADGETàdefinire e assegnare risorse materiali necessarie per raggiungere obiettivi definiti in fase di programmazione FASE 3 àSVOLGIMENTO DELL’ATTIVITA’ E MISURAZIONEàmisurazioni da fare di frequente FASE 4 àREPORTING E VALUTAZIONEàreporting: confrontare i risultati con obiettivi prefissati; genera nuove informazioni per azioni correttive che permettono di completare il processo di programmazione e controllo. Valutazione: capire le cause che hanno generato i risultati. Tre tipi di risultati: migliori, uguali, peggiori rispetto alle attese. Fondamentale da sapere: processo, le finalità, il significato di approccio anticipatorio. CAPITOLO 2 Classificazione costi e analisi differenziale Classificazione costi Costo: nell’accezione delle programmazioni e controllo è l’ammontare del fattore produttivo consumato per la realizzazione del prodotto/servizio. (qui siamo in ottica di analisi interna)

Esempi – materia prima per produzione fisica del prodotto (esempio catalogo)

  • Manodopera direttaàcoloro che sono a stretto contatto con realizzazione fisica del prodotto
  • Manutenzione impianti
  • Attività di marketingàcampagne pubblicitarie e tutti i fattori produttivi collegabili ad essa
  • Costi per luce Misurare i costi è fondamentale, per farlo bisogna conoscere il COMPORTAMENTO/CLASSIFICAZIONE DEI COSTI, che può essere diviso in:
  1. Costi fissi vs variabili
  2. Costi comuni vs specifici
  3. Costi diretti vs indiretti
  4. Costi standard o preventivo vs consultivo
  5. Costo controllabile vs non controllabile Queste sono le 5 categorie con cui i costi possono essere classificati e serve per sviluppare i vari strumenti e analisi Esempio: 4. È usata quando si redigono i budget, 3 quando si vuole sapere il costo del servizio per stabilire il prezzo, 1 per capire margine di contribuzione della mia azienda Come si classifica? Le 5 categorie hanno criterio di classificazione
  6. COSTI FISSI VS VARIABILI Per distinguerli il criterio è il VOLUME DELLA PRODUZIONE (esempio numero biglietti venduti, numero ingressi ecc…). COSTO FISSO è un fattore produttivo che non varia al variare del volume di produzione (che io produca 10/100/0 il costo ad esempio dell’affitto non cambia). ESEMPIO AFFITTO graficamente costo il costo non cambia 800 CF 0 10 100 quanitità(produzione) COSTO VARIABILE: varia al variare del volume di produzione, indica che tanto più produco tanto maggiore sarà il costo Esempio la materia prima (costo cambia se produco 10 o 100 cataloghi) Esempio Per il numero di ora di apertura del teatro il costo dell’energia elettrica è un costo variabile. Graficamente: costo variabile 2 IPOTESI ALLA BASE: 1 - costo variabile è PROPORZIONALE 2 - K costante, rapporto costo unitario è costante K= costo variabile unitario è

TOTALE Aumenta quando aumenta il volume Costante In Direct costing dove analizzeremo il tema di PUNTO DI PAREGGIO e il MARGINE DI SICUREZZA, una seria di applicazioni che trovano loro fondamento nella distinzione fatta in base al volume di attività. Concetto che va declinato in base al settore, a cosa stia producendo o erogando. Ci possono essere dei COSTI MISTI: ad esempio che ha una componente fissa e una variabile Potremo trovarci anche di fronte alla situazione opposta, prima variabile e poi fisso, meno frequente ma può verificarsi COSTO MISTO Ultimo concetto per la classificazione dei costi: Un esempio di COSTO MISTO è quello della manutenzione, ore di funzionamento dell’impianto luce ha una quantità, superata questa il costo può aumentare Altro esempio affitto di macchina per 10000 km all’anno, fino ai 10.000 costo fisso, poi una parte variabile che sarà proporzionale all’utilizzo dell’auto Altro es. telefono fisso, con rata fissa e costo variabile in base ai minuti di telefonata.

COSTO A SCALINI: una volta raggiunta una certa quantità tendenzialmente aumenta, è un costo fisso, esempio costo per la sicurezza, avremo costo dello stipendio della persona, azienda assume più dipendenti, legge impone assunzione di supervisore, quindi una nuova unità lavorativa Altra classificazione che ci interessa è quella di COSTO COMUNE vs COSTO SPECIFICO COMUNE ci indica un fattore produttivo utilizzato da più linee di prodotto, SPECIFICO è un fattore produttivo utilizzato da una sola linea di prodotto, quindi di fatto sono complementari Es. controllo qualità è un costo fisso comune, anche affitto che è costo fisso (affitto teatro, eventi che organizzo sono sempre nello stesso teatro, stesso affitto) Se invece abbiamo attori che vengono esclusivamente per una rappresentazione teatrale sarà un costo specifico, oppure i vestiti è un costo specifico Quindi costo comune usato per più linee di prodotti Classificazione che si incrocia con quella di COSTO FISSO e COSTO VARIABILE Il costo variabile è per natura specifico e sono materia prima, provvigioni, mano d’opera; ci sono poi casi dove coste variabile è comune ed è l’energia elettrica, il fatto che sia variabile però dipende dal contratto, quindi va sempre contestualizzata la classificazione Poi abbiamo COSTO FISSO COMUNE (es. amministrazione, sarà spesso presente nei nostri esercizi) COSTO FISSO SPECIFICO (es. per museo allestimento, assicurazione sulle opere, ammortamento) Costo del responsabile dipende Marketing dipende se azienda, museo teatro, fa campagna di comunicazione che riguardano tutta l’attività o la specifica mostra, specifico evento. Quindi non ci sono fattori produttivi che hanno una classificazione assoluta, fatta eccezione per MOD, MP e PROVVIGIONI (CVS). Accenniamo ora COSTI DIRETTI e COSTI INDIRETTI DIRETTI costo direttamente implicabile all’unità di prodotto/servizio INDIRETTI costo che per essere imputato deve essere suddiviso tra più unità di prodotto attraverso una basa di riparto Es. di costo diretto materie prime, mano d’opera e provvigioni Costi variabili sono automaticamente direttià P x Q dove P è costo unitario produttivo e Q quantità Per INDIRETTO quale può essere criterio ad esempio per suddividere affitto nelle nostre 3 linee di prodotto? Il numero di prodotti oppure le ore di funzionamento dell’impianto, abbiamo un fattore produttivo impiegato per più unità dobbiamo individuare un criterio di ripartizione chiamato anche BASE di RIPARTO Per costo diretto dobbiamo ricordare che stiamo parlando di unità di prodotto come anche in costo indiretto Altro esempio prendo nuovo capannone, costo affitto tende a raddoppiare ovviamente rispetto all’affitto per un solo capannone. Per un teatro è più difficile che vada sistematicamente sul volume di produzione, spinga sul numero di eventi che fa e così anche un museo: il volume di attività è meno determinante per calcolare i costi rispetto ad un’azienda manifatturiera.

È il primo controllo di tipo economico che un’azienda deve fare Prezzo unitario 100 euro Costo variabile unitario del prodotto 150 euro Margine di contribuzione I livello unitario - 50 euroànegativo, devo fermare immediatamente la produzione perché più produco più continuo a perdere Se poi la quantità dei prodotti sarà di 10 unità il margine di contribuzione di I livello totale sarà

  • 150 Quindi margine deve essere positivo Concetto di margine serve per il concetto di DIRECT COSTING: analisi dei margini aziendali in base ai costi diretti. È un conto economico scalare (cioè si parte dai ricavi e si tolgono tipologie di costi per capire quali sono i margini e quali i risultati economici), è uno strumento di gestione interna quindi a discrezione delle aziende. Può essere di due tipologie: semplice o evoluto Ci interesserà maggiormente quello evoluto DIRECT COSTING SEMPLICE: si basa sulla differenza tra ricavi, costi variabili e costi fissi. Avendo due tipologie di prodotto, costruiamo direct costing su queste due A e B partendo dai ricavi, poi analizzando il costo variabile unitario e trovando margine di contribuzione di primo livello unitario per la quantità del prodotto troviamo così MARGINE DI CONTRIBUZIONE DI PRIMO LIVELLO TOTALE. Vanno ora sottratti i costi fissi che noi andiamo a inserire nella colonna totale sotto al margine di contribuzione di primo livello, troviamo così il risultato operativo aziendale (=MARG.CONTRIB.TOT.
  • COSTI FISSI). OSSERVAZIONE costi fissi non vengono suddividi in costi fissi comuni e costi specifici DIRECT COSTING EVOLUTO: anche qui abbiamo ricavi, costi variabili e costi fissi solo che vengono suddivisi in specifici e comuni Dal punto di vista di schema operativo la prima parte resta uguale fino a margine di cont. di primo livello totale Poi avremo prima costo fisso specifico 1 Costo fisso specifico 2 Costo fisso specifico 3 Ecc. Che andrò a togliere al I livello totale, troverò margine di contribuzione di secondo livello e avremo quindi un altro totale A questo tolgo costi fissi comuni (come l’amministrazione) e li metto nella colonna del totale Margine secondo livello indica l’ammontare dei ricavi che residuano dopo aver coperto i costi variabili e i costi fissi specifici, e se è positivo concorre alla copertura dei costi fissi comuni e quindi alla generazione del risultato operativo, se è negativo cosa dobbiamo fare dal punto di vista decisionale? O elimino la linea in perdita o non elimino la linea in perdita, ci si chiede se conviene o meno continuare a produrre. Per capirlo facciamo analisi differenziale È un confronto tra due alternative diverse per capire qual è la decisione migliore da prendere dal punto di vista economico. Quindi o l’azienda guadagna di più (massimizzare i ricavi) o perde di meno (minimizza i costi). Analisi differenziale ha 5 tipologie:
    1. continuare a produrre/eliminare la linea
    2. Accettare una nuova commessa da un cliente
    3. Make or buy (produrre internamente o acquistare all’esterno)
    4. Ridurre la produzione di una linea per aumentare la produzione dell’altra linea
    5. Analisi del margine di contribuzione sul fattore scarso
  1. continuare a produrre o eliminare la linea? Primo controllo: verifico il margine di contribuzione di primo livello che DEVE essere positivo

Secondo controllo: verifica del margine di contribuzione del secondo livello con analisi dei costi fissi specifici PREZZO UNITARIO MOD PER UNITA’ DI PRODOTTO MP UNITARIO PROVVIGIONI UNITARIE COSTO VARIABILE TOTALE UNIT. MARG.CONTRIB. VARIAB. ALTRO SCHEMA DA FARSI MANDARE Arrivo a un margine di secondo livello pari a – 10 per la linea B Elimino o no linea B? dipende dai costi fissi specifici, bisogna verificare se i costi fissi specifici sono eliminabili o meno Se elimino la linea: non ho più i ricavi, non ho più i costi variabili, due conseguenze automatiche E i costi fissi specifici della linea in perdita se sono eliminabili ovvero se possiamo dismettere il fattore produttivo sottostante al costo allora conviene eliminare la linea Altro scenario: possiamo eliminare l’ammortamento e il controllo qualità ma non il responsabile di linea, conviene eliminare linea B? no perché avremo una perdita di 80 2.Accettare o meno una commessa Accettazione di una commessa è in presenza di capacità produttiva disponibile Primo controllo: verifico che il margine di contribuzione primo livello della nuova commessa sia positivo quindi prezzo – costi variabili Secondo controllo: verificare la presenza di nuovi costi fissi specifici detti anche nuovi costi fissi specifici emergenti per determinare il nuovo margine di contribuzione di secondo livello. Solitamente ci sono quindi andiamo a calcolare nuovo margine, se positivo accetto la commessa, se negativo non accetto la commessa. Questo elemento informativo può diventare un elemento per una negoziazione. Offerta cliente: quantità 100 unità, prezzo – acquisto unitario 7 euro c.v. produzione unitario 4 euro nuovi cfs per: ammortamento 60, controllo qualità 70, manutenzione 50 quindi faccio schema: prezzo 7 c.v. 4 margine cont. primo livello unitario 3àpositivo, ok quantità 100 margine c. primo livello totale 300 ammortamento 60 controllo qualità 70 manutenzione 50 margine secondo livello 1 20 àpositivo conviene accettare

A B

àvolume di produzione 32.500 unità àprezzo unitario 9 euro àcosto unitario/prodotto materia prima 1,7 euro àcosto unitario/prodotto mod 0,7euro àprovvigioni unitarie 0,9 euro àammortamenti 7. àcosto personale indiretto 17. àmarketing specifico della linea 15. Dati: offerta fornitore rispetto alla produzione della linea A àprezzo costo di acquisto 2 euro per unità, è un costo emergente àcosti di coordinamento legati al BUY 22.000 euro Altre informazioni qualitative: àpersonale indiretto potrebbe essere rimpiegato in un’altra linea aziendale (riferito ai 17.000 di prima) àimpianti e macchinari non possono essere rivenduti nel momento in cui si decide di scegliere l’opzione BUY (si riferisce al dato sugli ammortamenti) àil marketing specifico non subirebbe variazioni nel momento in cui si sceglie l’opzione BUY (si riferisce ai 15.000 euro del marketing di prima) Ora facciamo la nostra tabellina MAKE MATERIE PRIME 1.7 X 32.500=55. MOD 0,7 X 32.500 = 22. Non inseriamo le provvigioni Ora dobbiamo capire quale delle 3 informazioni qualitative ci dice che il prezzo non verrà più sostenuto. E in questo caso il personale viene rimpiegato quindi è un prezzo che non si riferisce più alla nostra linea. È un costo cessante quindi: PERSONALE INDIRETTO di 17.000 euro Tot MAKE= 95.000 euro

BUY

Prezzo costo d’acquisto: 2,00 euro X 32.500 = 65.000 euro Costi coordinamento sono costi fissi specifici emergenti: 22.000 euro Tot BUY= 87.000 euro, conviene esternalizzare poiché il BUY costa meno del MAKE con un risparmio pari a 8.000 euro 8.000 è il valore differenziale Prezzi e quantità di equilibrio tra MAKE e BUY Come si fa a scegliere quando make e buy hanno lo stesso valore, TOT MAKE= TOT BUY TOT MAKE è dato da costi totali variabili make + costi fissi specifici make TOT BUY è dato da prezzo costo acquisto buy + costi fissi specifici buy Costo variabile unitario make X quantità = (prezzo costo acquisto unitario X q) + costo fisso specifico buy Si isola quantità di pareggio dataà q= (costo specifico make – costo specifico buy) fratto prezzo costo acquisto unitario – costo variabile make

Prezzo = (Costo fisso make + costo variabile totale make – costo fisso specifico buy) fratto q Calcola p e q su base dei dati dell’esercizio del make e buy Tot make = tot buy scompongo e arrivo a trovare p e q Q = 22.000 – 17.000 fratto 2,4 - 2 = 12.000 àquantità di pareggio P = 95.000 – 22.000 fratto 32.500 = 2,24 àprezzo di pareggio 11/03/ Margine di contribuzione e altro non c’è nell’esame Appunti teatro Burlo quaderno Margine di contribuzione sul fattore scarso Che cos’è un fattor scarso? Collegato al concetto di limite dove limite è un fattore che non può essere superato. Quindi analisi è situazione in cui azienda si trova a prendere decisione considerando che debba tener conto di questo elemento che non deve essere superato esempio quantità di materia prima da acquistare o le ore di manutenzione del macchinario o per un teatro il numero di posti a disposizione. Dobbiamo andare ad utilizzare nel miglior modo possibile questo fattore scarso per massimizzare il risultato economicoàobiettivo di questa analisi: ottimizzare (impiegarlo nel miglior modo possibile) utilizzo del fattore scarso nel processo produttivo per ottenere un risultato economico più alto possibile. Il concetto di fattore scarso sta quindi ad indicare la presenza di un vincolo, vincoli possono essere o di natura produttiva o commerciale (esempio numero di biglietti che possiamo vendere oppure prezzi politici dei farmaci, si stabilisce che più di quel prezzo non si può stabilire perché deve essere accessibile a più persone possibile. Generalmente esercizi si soffermano sui vincoli dei fattori produttivi. Si parte da una determinata situazione t0 analizzare se è quella più conveniente e in caso andare a cambiarla secondo preciso procedimento per arrivare a t Procedimento:

  1. analizzare il margine di contribuzione di primo livello delle linee che deve essere maggiore di 0 Se positivo si passa a 2. Verifica del vincolo produttivo, capire se l’attuale produzione supera o meno l’utilizzo massimo del fattore produttivo disponibile. Esempio nostro vincolo produttivo: 9.000 ore MOD, capire se con le mie tre linee produttive A, B, C supero questo vincolo àtot ore MOD A+B+C = 9.200, supero il vincolo
  2. calcolare il margine di contribuzione sul fattore scarso, nel nostro caso fattore scarso sono ore di mod quindi farò margine contribuzione di linea A fratto ore mod unitarie A e così per la linea B e C. quindi formula per calcolare margine sul fattore scarso = margine di contribuzione fratto fattore scarso. Il fattore scarso va ben individuato e poi va applicato nelle varie formule. Indica il rendimento economico del fattore scarso, ovvero quanto margine di contribuzione si ottiene dall’impiego di un’unità del fattore scarso.
  3. trovo ordine di convenienza delle varie linee in base ai risultati del rapporto tra margine di contribuzione su fattore scarso. Ordine di convenienza tra a b e c ci indica ordine che azienda deve seguire dal punto di vista produttivo per impiegare al meglio fattore scarso quindi per ottenere risultato produttivo più alto
  4. si definisca il nuovo programma di produzione che permetterà di ottenere il risultato economico più alto. ESERCIZIO Umberto Primo Edizioni musicali Costi fissi specifici e comuni non rientrano in questa analisi. Quaderno Ultima analisi che vediamo Ridurre/eliminare una linea per aumentare il volume di produzione dell’altra linea È un confronto tra due linee di produzione per capire quale produrre maggiormente.

F con reddito obiettivo = (CF + REDDITO OBIETTIVO) fratto (MC fratto FATTURATO) Riprendendo i dati numerici di primaà fatturato di pareggio = 2.000 fratto (40 fratto 100) = 5. euro; fatturato con reddito obiettivo = (2.000 + 500) fratto (40 fratto 100) = 6.250 euro dove 40 è dato da 100 – 60 = mc unitario Ipotesi di base è che azienda sia mono-prodotto In un’azienda multi-prodotto/multi-offerta il processo è un po’ più lungo, dobbiamo fare una serie di passaggi per capire Q1 di pareggio (che serve per coprire i costi fissi specifici) e Q2 di pareggio (che copre i costi fissi comuni) per arrivare alla Quantità di pareggio di pareggio data da Q1 + Q Partendo da questo presupposto dobbiamo sviluppare formule viste per trovare risultati intermedi di Q1 e Q2à per Q1 di pareggio ipotizziamo di avere linea A e B. Prima macro-fase: Q1 di A = CFS di A fratto MCunitario di A Q1 di B = CFS di B fratto MCunitario di B Quindi qui la formula è identica con unica differenza che vado a contestualizzare sulla specifica linea. Seconda macro-fase: per Q2 devo fare una serie di analisià

  1. Trovo il fatturato obiettivo aziendale: Costi fissi aziendali fratto (MC di primo livello aziendale fratto FATTURATO TOTALE attualmente realizzato). Questa è la formula del fatturato obiettivo in un’azienda mono-prodotto applicata in una multi-prodotto, è semplicemente un’applicazione delle solite variabili per un differente fine aziendale. Per trovare il FATTURATO AZIENDALE totale= fatturato A + fatturato B + fatturato N. lo stesso per il margine di contribuzione totale di primo livello = MC primo livello linea A + MC primo livello linea B + MC primo livello linea N. FATTURATO OBIETTIVO AZIENDALE DIVERSO DA FATTURATO TOTALE ATTUALE A Fatturato attuale 40%

B

Fatturato attuale 60% Questa sopra è incidenza percentuale del fatturato di ciascuna linea sul fatturato totale. Fatturato obiettivo deve essere diviso tra le varie linee di prodotto/offerta culturale sulla base della percentuale di contribuzione delle linee al fatturato attuale. In altri termini trovo incidenza che varie linee hanno sul fatturato attuale e poi dato fatturato obiettivo va suddiviso tra linea A e linea B e per farlo devo capire quanto ciascuna delle due linee contribuisce al fatturato totale

  1. Suddivisione del fatturato obiettivo delle linee sulla base del contributo percentuale che danno al fatturato totale
  2. Calcolo di Q2 di pareggio: FATTURATO OBIETTIVO A fratto PREZZO UNITARIO A = Q2 di A àquantità da realizzare e vendere del prodotto A per coprire i costi fissi comuni. FATTURATO OBIETTIVO B fratto PREZZO UNITARIO B = Q2 di B Passaggio da fare per ogni linea che ho, se ho 10 linee dovevo trovare Q2 fino ad arrivare alla decima linea Terza macro-fase: Sommiamo Q1 di A + Q2 di A = quantità di prodotto di A necessaria per ottenere un risultato economico di pareggio, e così anche per B e tutte le altre possibili linee. Parliamo sempre di quantità MINIMA per avere un risultato economico pari a zero. In questa formula multi-prodotto non ci sono elementi nuovi perché in prima macro-fase contestualizzo

semplicemente, poi uso stessa formula per reddito obiettivo. Quindi multi-prodotto si basa su formule e variabili della mono-prodotto solo applicate in un certo modo. Esercizio ROSSI S.P.A. soluzione sul quaderno. 20/03/ Full costing chiamato anche costo pieno è una configurazione di costo che si basa sulla differenza tra costi diretti vs indiretti, obiettivo principale capire quanto costa complessivamente realizzare un certo prodotto o erogare certa tipologia di offerta culturale. Diretti costi che vengono attribuiti moltiplicando prezzo per quantità (esempio materia prima, mod, provvigioni, royalties…). Costi indiretti sono fattori produttivi che svolgono la loro attività per più tipologie di prodotti. A differenza del direct costing che fa distinzione sulla linea del prodotto, qua la distinzione è sull’unità di prodotto, analizza quanto costa produrre un’unità di prodotto, quindi livello di analiticità del direct costing è maggiore. Nel momento in cui si prende unità di prodotto come oggetto del nostro calcolo si può fare distinzione tra costi diretti e indiretti. Costi indiretti hanno come fine quello di capire come questo fattore produttivo impiegato per più linee può essere ripartito tra le varie unità di prodotto per capire l’incidenza dello stesso a livello unitario. Ci permette di analizzare meglio i costi indiretti. Domanda è “come riusciamo ad attribuire i costi indiretti tra le varie unità di prodotto realizzate. Vedremo tutta una serie di tecniche volte ad approfondire in particolare i costi indirettiàè questo che fa il FULL COSTING. L’attribuzione di un costo indiretto significa suddividere il fattore produttivo tra le diverse unità di prodotto/servizio realizzato. Come si fa in generale a ripartire fattore comune a più linee? Tramite scelta di basi di riparto che sono quell’elemento che permette di suddividere il fattore produttivo indiretto tra le differenti unità di prodotto. Principio analisi costi indiretti per organizzazioni complesse ci sono tanti fattori produttivi che operano per più linee, mentre in direct costing abbiamo costi che vengono assorbiti per una determinata linea e poi abbiamo i costi fissi comuni, che servono per far funzionare intera organizzazione. Nel full costing situazione inversa: fissi sono una minoranza nei costi totali, sono per la maggior parte composti da costi indiretti. Le due tecniche sono per certi versi alternative, una volta applicata direct costing non necessariamente devo farne una di full costing e viceversa. Full costing ci permette di definire il prezzo per realizzare una penna, mi fa capire prezzo da fissare per far si che prodotto sia competitivo sul mercato. Per capire quale delle due tecniche usare ci sono delle caratteristiche da notare, ci possono essere una serie di elementi per capire quale è meglio adottare: DIRECT COSTING

  1. Elevata incidenza dei costi diretti (variabili o fissi specifici)
  2. Supporta processo decisionale operativo
  3. Oggettività dell’informazione elevata
  4. Complessità produttiva/commerciale più bassa
  5. Ciclo di vita maturità, decadimento
  6. Completezza informativa ridotta

FULL COSTING

1.Elevata incidenza dei costi indiretti

  1. Supporta processo decisionale di natura strategica (definire prezzo, …)
  2. Oggettività dell’informazione ridotta
  3. Complessità produttiva/commerciale più alta
  4. ciclo di vita nascita, sviluppo
  5. Completezza informativa elevata.

Full costing può essere a: Base unica: viene individuata una sola base di riparto per attribuire i costi indiretti al prodotto/servizio. È distorsiva, non corretta perché fare un’unica aggregazione dei costi indiretti ci dà un’informazione di costo non corretta. Base multipla: sono individuate più basi di riparto per attribuire i costi indiretti al prodotto/servizio. Con base unica arrechiamo tutti i costi indiretti che hanno natura diversa in un’unica sommatoria, troviamo base che non è detto rispecchi principio causa-effetto. Quella multipla fa base più dettagliata per individuare quale miglior percorso per attribuire i vari costi indiretti. Base multipla per aziende è un punto di partenza, applicazione di queste tecniche è fondamentale per iniziare a strutturare organizzazione per monitorare gestione dei fattori produttivi. Questi strumenti sono i fondamenti di qualsiasi struttura di controllo che un’organizzazione deve avere, sono da ricordare come competenze che uno deve avere. 25/03/ Quaderno Centro di costo. Può avere due accezioni:

  • In termini di centro di responsabilità. Centro di responsabilità è un’unità o sotto unità organizzativa in cui un responsabile viene valutato sulla base dei risultati ottenuti in relazione agli obiettivi assegnati.
  • Tecnico/contabileàunità/sotto unità organizzativa in cui sono stati utilizzati dei fattori produttivi di cui noi vogliamo conoscere l’ammontare economico/costo. Organizzazioni suddividono la propria struttura in tante tipologie di centro di costo e viene fatta lettura tecnico/contabile. Obiettivo della contabilità secondo il centro di costo è: 1. Suddividere azienda/organizzazione in tanti centri di costo; 2. capire l’ammontare economico dei fattori produttivi consumati in ciascun centro di costo. 3. Calcolare il costo pieno aziendale e industriale del prodotto. La contabilità per centro di costo prevede quattro fasi di implementazione/analisi: 1. L ocalizzazione 2. A ttribuzione 3. A llocazione 4. I mputazione 1. Risponde a quali centri di costo (tipologia) e quanti (numerosità). Numerosità dipende da due elementi: dimensione dell’azienda (che si misura o in numero dipendenti, o livello di fatturato o altri criteri) e la complessità aziendale. Tanto più grande è l’azienda maggiori saranno i costi che dovremo individuare. Per individuare tipologie di centri di costo dobbiamo conoscere le loro caratteristiche :
  • Omogeneità delle attività svolte/output prodotto
  • Deve esserci un responsabile del centro di costo che gestisce i fattori produttivi impiegati
  • Ammontare dei costi (fattori produttivi) attribuibili al centro di costo deve essere alto/abbastanza alto. Cioè dobbiamo creare centro di costo dove possiamo attribuire un numero sufficientemente alto di fattori produttivi. Se si creano dei centri di costo troppo piccoli poi il valore informativo diventa nullo e dal punto di vista gestionale l’informazione non è utile, non mi aiuta a valutare in modo preciso l’impiego dei fattori produttivi.
  • Autonomia di un centro rispetto agli altri centri. Cioè devono essere ben distinguibili gli uni dagli altri. Si prende organigramma e si fanno intervista ai responsabili per capire se attività loro può essere ulteriormente divisibile in altre sotto unità. Quattro tipologie di centro di costo: (gerarchia)
  1. Centri di costo di struttura/generali; sono unità o sotto unità che svolgono attività per tutta la struttura organizzativa. Esempio amministrazione perché cede la propria attività per il funzionamento di tutta l’azienda.
  2. Centri di costo ausiliari produttivi; svolgono la propria attività per far funzionare il processo produttivo. Sono intermedi dal punto di vista gerarchico. Esempio magazzino, manutenzione. Cedono attività ai centri produttivi finali.
  3. Centri produttivi finali, viene realizzata trasformazione fisico-tecnica.
  4. Rari ed occasionali: centri di costo virtuali, categoria residuale e vengono creati solo per soddisfare esigenze ad hoc, non corrispondono ad unità o sotto unità organizzativa, per questo detti virtuali. Non è detto che ci siano tutti gli anni. Quello che a noi interessa sono le prime tre tipologie. Nei centri produttivi finali si fa rientrare anche centro commerciale anche se non si occupa della trasformazione ma è quello che vende il prodotto, quindi sono quelli che “fisicamente” sono legati al prodotto. Caratteristiche e tipologie fondamentali perché nella realtà dovremo interpretarla e capire come i vari centri di costo possono essere classificati. Prima fase di localizzazione chiamata anche mappatura. Dopo mappatura si passa a fase 2: 2. Attribuzione dei fattori produttivi sostenuti dall’azienda ai vari centri di costo. Individuiamo le varie tipologie di centri di costo ora dobbiamo quali fattori produttivi sono stati consumati al loro interno. Aziende hanno strumento piano dei conti obbligatorio in quanto collegato al bilancio ed è la sintesi di tutti i fattori produttivi usati relativi al conto economico. Partendo da questo per ogni fattore produttivo bisogna chiedersi a quale centro di costo va attribuito. Attribuzione fattori produttivi obiettivo è capire l’ammontare economico dei fattori produttivi utilizzati in ciascun centro di costo. àpiano dei conti importante perché individua fattori produttivi che vanno poi assegnati a ciascun centro di costo. Dobbiamo poi ragionare in termini di costi diretti, costi indiretti specifici e costi indiretti comuni. Fase due dà sostanza ai vari centri di costo capendo l’ammontare economico dei fattori produttivi impiegati 27/03/ Costi diretti presi in considerazione per esigenza di misurazione della performance del responsabile del centro chiamato in sintesi controllo esecutivo. Costi diretti non li andiamo a prendere in considerazione per capire la quota dei costi che dobbiamo andare ad attribuire al prodotto. Non presi in considerazione per lo svolgimento della fase di allocazione. Altra tipologia di costo: costi indiretti specificiàcosto indiretto è rispetto al prodotto e costo specifico è rispetto al centro di costo perché il suo ammontare viene preso e assegnato completamente al centro di costo, perché impiegato esclusivamente in quel centro. Se abbiamo delle consulenze amministrative esempio di costo indiretto specifico perché sono state usate per far funzionare azienda però è un costo sostenuto solo dal centro di costo amministrativo, l’importo economico del fattore produttivo è assegnato ad un unico centro di costo, ricade in un unico centro. Hanno rapporto di 1: Costi indiretti comuniàindiretti rispetto al prodotto, comune significa che fattore produttivo è stato impiegato in più centri di costo. Fattore produttivo usato in almeno due centri, esempio energia elettrica avrò totale di consumo e devo capire come suddividerlo tra i fari centri nella fase di localizzazione. Più lunghi da analizzare, altro esempio manodopera indiretta cioè numero di persone che lavorano all’interno di ciascun centro, ho totale della mod indiretta e devo capire come suddividerla tra i vari centri. Qua si usa meccanismo di ripartizione: totale costo indiretto fratto base

Coincidono perché non abbiamo inserito nessuno costo diretto, negli altri è minore perché siamo andati a sottrarre la quota dei costi diretti. Totale dei costi attribuiti serve per misurare le performance economiche del responsabile del centro, serve per implementare il controllo esecutivo. È il lato che noi dobbiamo prendere in considerazione per sviluppare la fase 3 di allocazione quindi punto finale di una fase è quello iniziale per fase successiva. Dato finale rappresenta il punto di partenza della fase 3 che viene tecnicamente definita come FASE DI ALLOCAZIONE FASE 3: ha lo scopo di chiudere i centri di costo di struttura e ausiliari produttivi sui centri di costo finale, cioè di individuare le relazioni tra i centri di costo, c’è un meccanismo di chiusura dei centri di costo dove obiettivo è assegnare i costi sostenuti solo ai centri produttivi finali. Quindi in questa fase i centri di struttura ausiliari produttivi cedono loro costi ai centri più a valle A monte sono quelli ausiliari produttivi e i generali, a valle i produttivi finali. Due possibili alternative di allocazione per capire interazione (capire per quali centri produttivi finali hanno lavorato quelli ausiliari) tra i centri a monte e quelli a valle:

  1. chiusura/allocazione diretta: non ci sono relazioni tra i centri di struttura ausiliari e i centri ausiliari produttivi e quindi i costi dei centri di costo di struttura è allocato direttamente sui centri produttivi finali. Nel nostro esempio abbiamo amministrazione centro di struttura, se decidiamo di procedere con allocazione dirette ipotizzando nessuna relazione tra centro amministrazione e centri produttivi stiamo dicendo che amministrazione ha lavorato verso la produzione e il centro commerciale che sono i nostri centri finali, non si prendano in considerazione relazioni con la logistica quindi.
  2. chiusura/allocazione a cascata: i centri di struttura non lavorano per i centri ausiliari e i centri ausiliari lavorano per i centri produttivi finali. Quindi nel nostro esempio ipotizziamo che l’amministrazione abbia lavorato anche per la logistica e la logistica ha lavorato sulla produzione. Diretta più semplice perché ha una fase in meno, chiamata a due fasi A cascata chiamata anche a tre fasi. Gli aspetti che dobbiamo tenere chiari quando si parla della contabilità per centri di costo:
    • Fase di attribuzione
    • Fase di allocazione Che sono quelle più complicate da capire, in particolare allocazione è facile confondersi, FARE ESERCIZI!!! Bisogna capire prima di tutto quali sono i legami tramite un grafico. Sulla base del nostro esempio facciamo locazione diretta.
    • Amministrazione viene allocata sul centro produttivo e sul centro commerciale in base alle ore di attività amministrativa svolta nei confronti dei due centri.
    • La logistica svolge la propria attività solo per il centro produzione. Questi gli elementi qualitativi che ci permettono di capire se relazioni tra centri è diretta o a cascata. In questo caso l’amministrazione centro di costo di struttura svolge attività verso i nostri due centri di produzione finale, già questa informazione ci dice che non c’è relazione con quelli ausiliari produttivi (logistica). Schema Amministrazione Se fosse stato esempio di allocazione a cascata avrebbe sottolineato un’attività verso centri di produzione, commerciale e logistica (centro ausiliare produttivo).

Ora numericamente prendiamo totale costi indiretti attribuiti Totale amministrazione = 501, ore lavorate =130 per centro commerciale e 170 per centro produzione, in totale 300, è la base di riparto. 501 fratto 300 ed è allocazione amministrazione = 1,67 che è il coefficiente, per ogni ora lavorata questo è il costo generato. 1,67 per 130= 217 che va al centro commerciale 1,67 per 170= 284 che va al centro produzione Abbiamo suddiviso amministrazione sugli altri centri, abbiamo allocato i costi indiretti presenti nel centro amministrazione su quelli più a valle in base ai rapporti che c’erano tra questi. Abbiamo una nuova struttura dei centri di costo che prevede sempre produzione, logistica, commerciale e amministrazione e ci interessa capire che l’amministrazione ha un valore 0 perché ha ceduto in parte il suo costo al commerciale 1030+217, la logistica continua ad avere valore di 497, mentre produzione avrà 1917 più 284. Abbiamo quindi ceduto i costi dell’amministrazione alla produzione e al commerciale quindi il totale dei costi è sempre uguale solo che viene ripartito in maniera diversa tra i centri a valle. Ma non abbiamo ancora terminato, dobbiamo rappresentare anche la seconda ipotesi che prende in considerazione il legame tra la logistica che è il nostro centro ausiliario produttivo. Dice che logistica che lavora esclusivamente per la produzione quindi sotto il totale della produzione era 2.201+ la quota della logistica di 497= 2.698. al termine della nostra fase di allocazione dobbiamo arrivare a una nuova struttura dei centri di costo in cui è possibile evidenziare solo il valore dei costi attribuiti ai centri di costo finali, nel nostro caso produzione e commerciale. PRODUZIONE LOGISTICA COMMERCIALE AMM. 1917 497 1030 284 217 2201 497 1297 0 497 0 0 2698 0 1297 0