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Le cause potenziali di distorsioni nell'immagine corporea, tra cui standard culturali di bellezza, disturbi nello sviluppo dell'identità e del senso di autoefficacia, disturbi nello sviluppo psicosessuale e deficit di autostima. Viene inoltre discusso il processo di sviluppo dell'identità, che comprende l'esperienza puberale, la maturazione cognitiva e l'acquisizione del pensiero ipotetico-deduttivo, la riorganizzazione del concetto di sé o problematica dell'identità. anche diverse teorie sulla crisi d'identità e sullo sviluppo della formazione dell'identità durante l'adolescenza.
Tipologia: Sintesi del corso
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Gli studi della Markus permettono di capire il modo in cui vengono elaborate le informazioni sul sé. Abbiamo rilevato che l’autoschema corporeo è sia universale che particolare. Per quanto concerne la particolarità, essa riguarda le differenze che esistono tra i soggetti in relazione al dominio corporeo. Nella prospettiva della Markus, un soggetto schematico per qualche dimensione del sé elabora le informazioni rilevanti per questa dimensione in modo diverso rispetto a un individuo che è aschematico per quel dominio. Ad esempio, una persona schematica per l’aspetto fisico è particolarmente sensibile agli stimoli legati all’aspetto. Gli autoschemi hanno, inoltre, una certa pregnanza affettiva: se, ad esempio, un individuo schematico per il peso corporeo riceve informazioni negative su questo aspetto, si determina un aumento dell’insoddisfazione per l’immagine corporea. Per Neisser il sé fisico implica una conoscenza immediata e diretta del proprio corpo. Si tratta di una sorta di conoscenza tacita di sé e del proprio corpo, che si sviluppa nell’interazione con l’ambiente fisico e sociale. Il sé fisico non solo è caratterizzato da una conoscenza immediata e diretta, ma include anche l’insieme di atteggiamenti, sentimenti, memorie ed esperienze che l’individuo ha nei confronti del proprio corpo. Come tale, costituisce un aspetto significativo dell’autorappresentazione. Non tutti sono concordi nel valutare la stabilità o la modificabilità dell’immagine corporea. Roth e Armstrong hanno trovato che l’immagine corporea è influenzata da cambiamenti nello stato affettivo, dall’autoconsapevolezza, dall’essere osservati in pubblico e da interessi personali. Ciò non implica la mancanza di un livello globale di soddisfazione corporea, la quale in effetti può rimanere più stabile. LE DIMENSIONI PRINCIPALI. Secondo Cash e collaboratori, l’immagine corporea costituisce un costrutto multidimensionale con due dimensioni principali: una percettiva che implica la valutazione della taglia corporea; e una cognitiva che comprende atteggiamenti e opinioni sull’immagine corporea. Quest’ultima componente riguarda specifici domini somatici e dimensioni. In particolare, sono state individuate due dimensioni. La prima comprende valutazioni cognitive sul proprio corpo e le emozioni a esso legate. La seconda si riferisce all’importanza o entità dell’enfasi posta sui domini corporei. Quest’ultimo elemento comprende aspetti quali importanza del dominio, selettività dell’attenzione e relative implicazioni comportamentali. Shontz ritiene che il termine immagine corporea si riferisca all’esperienza corporea nel suo complesso. L’autore sottolinea l’estrema complessità dell’esperienza corporea e pensa che possa essere compresa analizzando le sue diverse funzioni e i diversi livelli cui queste si riferiscono. Per quanto riguarda tali funzioni, Shontz ne individua sette. Innanzi tutto il corpo ha una funzione di registrare ed elaborare le informazioni sensoriali che sono essenziali per i processi di percezione, apprendimento e memoria. Inoltre, è lo strumento principale per l’azione comportamentale. E’ sede di bisogni e pulsioni regolati biologicamente. L’esperienza corporea è qualcosa di estremamente personale e costituisce un mondo privato , condiviso solo con le persone intime. Ha una funzione di stimolo per sé stessi , in quanto gli individui sono consapevoli delle sensazioni interne del loro corpo. E’ anche uno stimolo sociale che comunica una parte di noi agli altri. In tal senso, è pure uno strumento espressivo e comunicativo: infatti, usiamo continuamente il linguaggio del corpo sia in modo deliberato che inconscio. Secodo l’autore possiamo individuare diverse componenti dell’esperienza corporea: lo schema corporeo , il sé corporeo , il concetto corporeo e il corpo immaginato. Lo schema corporeo si riferisce alla percezione del corpo come oggetto nello spazio.
Il livello del sé corporeo implica una distinzione tra le esperienze che accadono a me e quello che non mi riguardano. Il concetto corporeo si riferisce a conoscenze e nozioni sul corpo che vengono acquisite con l’educazione, piuttosto che con l’esperienza diretta. Il corpo immaginato , infine, si riferisce al piano simbolico e al significato che ciascuno può attribuire al proprio corpo, sia globalmente che a parti di esso. Stein distingue tra physical self-concept e body image. L’autrice ritiene che l’immagine corporea riguardi in modo specifico le valutazioni affettive dell’aspetto fisico, come confermato da diversi studi. L’IMMAGINE CORPOREA COME STRUTTURA COGNITIVA. Secondo la teoria della discrepanza del sé di Higgins il concetto di sé è costruito da molte credenze su di sé. Queste credenze sono organizzate in sé reale, ideale e del dovere. Specifiche discrepanze causano specifici tipi di emozioni. Alcuni ricercatori hanno rilevato che l’insoddisfazione per il proprio corpo è legata alla discrepanza tra l’aspetto fisico reali e gli standard culturali di bellezza. Altabe e Thompson mediate tre studi hanno confermato l’idea che l’immagine corporea agisca come una struttura cognitiva. I risultati hanno un valore rilevante per quanto riguarda i disturbi dell’immagine corporea e, soprattutto, in rapporto ai disturbi di alimentazione. Infatti, gli stimoli sociali centrali sugli ideali di bellezza e sulla loro importanza nella società occidentale potrebbero attivare eventuali discrepanze possedute dal soggetto e portare a conseguenze emozionali negative. DISTURBI ALIMENTARI. I disturbi dell’alimentazione si riferiscono a disordini psicologici che implicano comportamenti alimentari anomali. La distorsione dell’immagine corporea è l’elemento che li caratterizza e li differenzia da altre anomalie alimentari patologiche. I disturbi alimentari più diffusi sono la bulimia nervosa e l’anoressia nervosa. Entrambi si presentano soprattutto in soggetti di genere femminile. La bulimia nervosa si caratterizza per frequenti abbuffate di cibo, accompagnate da forti sensi di colpa e disgusto per sé stessi, a cui segue l’induzione del vomito da parte del soggetto. Le persone bulimiche presentano una forte paura di ingrassare, sono eccessivamente interessate al proprio peso e hanno difficoltà nel controllare i propri comportamenti alimentati, soprattutto durante le abbuffate. L’anoressia nervosa , invece, è caratterizzata dal rifiuto di mantenere il peso nella norma per età e altezza. Comporta disturbi dell’esperienza corporea (sentirsi e vedersi grassi a prescindere dal peso corporeo) e intensa ansia rispetto alla possibilità di ingrassare, anche quando si è sottopeso. Spesso, è accompagnata da comportamenti bulimici. I disturbi dell’alimentazione sono stati associati, frequentemente, a una distorsione dell’immagine corporea in relazione alla percezione, agli atteggiamenti e ai comportamenti legati al corpo. Tra le potenziali cause di sviluppo di distorsioni nell’immagine corporea vi sono gli standard culturali di bellezza, disturbi nello sviluppo dell’identità e del senso di autoefficacia, disturbi nello sviluppo psicosessuale e deficit di autostima. Gli ideali di bellezza stabiliti dalla cultura influenzano fortemente il nostro modo di vederci fisicamente e le autovalutazioni sul corpo. Garner e Garfinkel ritengono che sia lo scarto tra la percezione del proprio corpo reale e gli standard culturali a determinare l’insorgenza di disturbi alimentari. Diversi studi hanno evidenziato la potenziale utilità della teoria della discrepanza del sé nella comprensione di disfunzioni dell’immagine corporea e dei disturbi alimentari. Higgins e colleghi ritengono che l’insoddisfazione corporea sia legata principalmente alla discrepanza reale/ ideale. Sembra evidente che alcune zone del corpo abbiano un ruolo importante nel determinare il disagio corporeo. In particolare fianchi e natiche sono fonte di insoddisfazione soprattutto tra adolescenti e giovani
enhancement hypothesis e la Self- enhancement hypothesis. La Skill enhancement hypothesis prevede che la percezione della propria competenza influisca sull’autostima; mente la Self- enhancement hypothesis prevede che il livello di autostima posseduta dal soggetto influisca sulla percezione delle proprie competenze. Si tratterebbe, quindi di un processo circalre in cui percezione di sé e autostima si influenzano reciprocamente. Più nello specifico la Skill enhancement hypothesis si riferisce, in generale, al fatto che noi, nella vita quotidiana, ricerchiamo costantemente quelle aree o domini nei quali possiamo esprimere le nostre qualità. Perciò, una persona che pensa di avere buone abilità sportive sarà portata a praticare sport; in questo modo, avrà la possibilità di mostrare il proprio valore, ma anche di aumentare ulteriormente le proprie capacità fisiche. Più in particolare, una buona autostima porterà a un aumento del senso di autoefficacia e competenza, il quale inciderà positivamente sulla prestazione fisica. Inoltre il livello di autostima influirà sulla valutazione che viene data delle proprie performarce. FATTORI MEDIATORI NEL RAPPORTO TRA SE’ FISICO E AUTOSTIMA. Il sé fisico è un dominio centrale nella definizione si sé e sta assumendo un ruolo sempre maggiore in rapporto a modificazioni socioculturali in atto nella società occidentale. Per queste ragioni, il rapporto tra sé fisico e autostima è oggetto di un crescente interesse. Gli approcci cognitivi al concetto di sé suggeriscono che la relazione tra concetto globale di sé e domini specifici debba essere considerata in funzione dell’importanza che ogni dominio ha per il soggetto o in funzione degli standard ideali o di eccellenza che l’individuo ha per ogni dominio. INDICI DI IMPORTANZA. Una delle ipotesi più seguite è che i domini più importanti per il concetto di sé del soggetto influiscano maggiormente nel determinare il sé generale dell’individuo e la sua autostima. Rosemberg ha proposto un’ipotesi interattiva, secondo la quale, avere un concetto di sé positivo in uno specifico dominio contribuisce positivamente all’autostima, ma l’ampiezza di questo contributo dipenderà dall’importanza del dominio per l’individuo. L’influenza positiva sull’autostima sarà tanto più ampia quanto più positivo sarà il concetto di sé specifico e quanto maggiore sarà l’importanza del dominio spesso per il soggetto. INDICI BASATI SUGLI STANDARD IDEALI. Tra i fattori che possono mediare il rapporto tra sé fisico e autostima, sembra si possa attribuire un ruolo chiave al sé ideale e alla discrepanza tra sé reale e sé ideale. Il questo approccio, il sé generale viene definito come una funzione delle differenze tra sé reale e sé ideale. Si ipotizza che percezioni di sé elevate in un dominio specifico influiscano positivamente sul sé globale, mentre standard e ideali elevati in un dominio specifico dovrebbero contribuire negativamente al concetto globale di sé.
I giovani adolescenti si trovano a dover fare i conti con una serie di cambiamenti somatici che, sicuramente, determinano una modificazione del sé corporeo. Questa necessità di ristrutturare il sé fisico dipende sia dagli oggettivi cambiamenti legati allo sviluppo puberale, sia dalle diverse richieste ambientali. Il sé corporeo , come abbiamo avuto modo di vedere, non è qualcosa di statico, ma si modifica in relazione sia agli stimoli interni che alle pressioni ambientali. Il bambino durante la pubertà si trova di colpo dentro un corpo nuovo, per lo più conosciuto, che cambia rapidamente e profondamente. I cambiamenti della pubertà avvengono in modo repentino, e ciò determina uno sconvolgimento in un aspetto centrale del sé. E’ evidente, quindi, che questo processo richiederà dei tempi fisiologici, e spesso soggettivi, per il ripristino di un equilibrio. STUDI CLASSICI SULL’ADOLESCENZA. I primi studi sull’argomento si devono a Stanley Hall. Nella sua concezione, l’adolescenza è un periodo biologicamente determinato, caratterizzato dal prevalere di forza istintuali, che dominano a lungo l’individuo prima del raggiungimento della maturità. In psicologia si è presentato un problema classico, cioè se il comportamento debba essere ricondotto a fattori interni o a fattori esterni. Tra le interpretazioni che vedono i fattori interni come esplicativi, abbiamo le prospettive biologiche e quelle psicologiche. Invece, ai fattori esterni possiamo ricondurre le prospettive sociologiche, quelle antropologiche e quelle storico-culturali. In riferimento ai fattori interni, uno dei modelli psicologici principali è quello psicoanalitico. Al centro di questa concezione si colloca l’analisi di dinamiche conflittuali intrapsichiche che portano al distacco dall’autorità dei genitori. Anna Freud considera l’adolescenza un periodo in cui si intensifica il senso d’angoscia in conseguenza del riemergere del conflitti precedenti. In questa situazione, per difendersi dalle tensioni, l’adolescente ricorre a meccanismi di difesa specifici. Blos parla di un processo di seconda individuazione che avviene in adolescenza. Tale individuazione comporta la rinuncia ai genitori come oggetti primari d’amore e come simboli d’autorità. Se da un lato si determina il riattivarsi e il riacutizzarsi di conflitti sopiti durante la latenza, è anche un’opportunità per risolvere o risistemare tale conflitti. Non si tratta però di un ritorno a una fase precedente di sviluppo: il problema principale dell’adolescente è proprio il fatto che le condizioni del momento sono molto diverse rispetto alla situazione infantile. Secondo Blos , la paura dell’incesto spinge l’adolescente verso una ridefinizione del suo rapporto con le figure genitoriali. Le rappresentazioni infantili dei genitori, solitamente, sono fortemente idealizzate: i genitori appaiono come splendidi, onnipotenti e fonte esclusiva di gratificazione e d’amore. Nella prima adolescenza si manifestano intense reazioni e proteste critiche nei riguardi delle figure parentali. Essi di conseguenza, possono essere visti come persone normali, caratterizzati da comuni pregi e difetti. Nella concezione di Blos, il secondo processo di individuazione porta alla maturazione del Super-Io e dell’autonomia decisionale. Quindi conduce a un’indipendenza completa, che riguarda sia la sfera emotiva che la capacità di autoregolazione. Per ciò che concerne i fattori esterni, la prospettiva antropologica postula che l’adolescenza sia un fenomeno essenzialmente culturale. Per questo, nella complessa società culturale, l’adolescenza si configura come un periodo di conflitti e turbolenze, mentre, in altre culture, il passaggio all’età adulta avviene senza troppi scossoni. Sempre in riferimento alle componenti esterne, il modello sociologico sottolinea l’effetto delle richieste sociali sullo sviluppo del soggetto. Il concetto di ruolo occupa una posizione centrale. Durante l’adolescenza il ragazzo è chiamato a cambiamenti intraruolo e all’assunzione di nuovi ruoli. Spesso, i ruoli non sono scelti
Durante l’adolescenza, agli amici è attribuito un ruolo essenziale di sostegno e di protezione. In condizioni socioeconomiche e familiari a rischio, l’amicizia può svolgere un ruolo protettivo specifico. L’ESPERIENZA PUBERALE. L’inizio dell’adolescenza coincide con i cambiamenti fisici della pubertà. I cambiamenti fisici per la loro intensità e rilevanza impongono la ricerca di nuovi equilibri personali e interpersonali. Le trasformazioni somatiche hanno profonde ripercussioni sull’identità e l’emotività degli adolescenti. Oltre alle trasformazioni fisiche, la pubertà determina il risveglio delle pulsioni sessuali. L’investimento libidico si sposta inizialmente dai genitori verso il sé per poi essere indirizzato all’esterno, dopo un opportuno rafforzamento dell’Io. I CAMBIAMENTI SOMATICI DELLA PUBERTA’. L’accrescimento somatico rappresenta l’aspetto più visibile e immediato della pubertà. Si parla di salto della crescita che non riguarda solo l’altezza, ma anche l’aumento ponderale. Il salto della crescita non si presenta contemporaneamente per i tutti i soggetti. Nelle ragazze si manifesta, in genere, circa due anni prima che nei ragazzi e, inoltre, esistono notevoli differenze individuali e ambientali. Esteriormente, le differenze tra i sessi si accentuano in questo periodo. Abbiamo, infatti, l’arrotondamento dei fianchi e lo sviluppo del seno nelle ragazze, e l’allargamento delle spalle nei ragazzi. Si ha un forte aumento della massa muscolare, soprattutto nei ragazzi. L’età e la durata delle trasformazioni dipendono da fattori climatici, sociali e nutritivi. Nel nostro paese il periodo è compreso tra i 12-15 anni per le ragazze e i 14-18 anni per i ragazzi. L’allungamento degli arti inferiori precede quello del tronco, la testa le mani e i piedi raggiungono prima delle altre parti la loro forma definitiva. Anche le abilità fisiche sono influenzate dai cambiamenti somatici della pubertà. Di conseguenza le prestazioni sportive migliorano. In relazione alla pubertà, è stato individuato un fenomeno che viene definito “tendenza secolare”. Questo fenomeno si riferisce all’accelerazione dei ritmi di sviluppo attuali, sia dei bambini che degli adolescenti, rispetto all’800.
Possono essere individuati tre contesti diversi nei quali l’immagine del corpo cambia. Come punto di riferimento spaziale. Con la variazione delle proporzioni del corpo, per l’adolescente diventano diverse anche le dimensioni dell’ambiente che, in tal senso, assume una configurazione ignota. Come rappresentante simbolico. Il corpo rappresenta per l’adolescente un messo di espressioni simbolica dei propri conflitti, disagi, e modalità relazionali. Il corpo diviene espressione dell’affettività e degli investimenti libidici e aggressivi. Come comunione sociale. Il corpo diviene supporto di una comunicazione sociale, il cui scopo è sia di differenziarsi dagli altri (genitori), sia di assomigliare agli altri (coetanei). In tal senso, il corpo trasmette messaggi di appartenenza, soprattutto attraverso la moda. Due aspetti del cambiamento puberale possono essere importanti per il funzionamento psicologico: lo status puberale , cioè i cambiamenti aspettati da ogni individuo mentre matura fisicamente; e il timing puberale , cioè il momento in cui si verificano tali cambiamenti rispetto ai coetanei. Inoltre, a differenza di ciò che avveniva nell’infanzia, grazie allo sviluppo cognitivo, il ragazzo è ora pienamente consapevole di tali cambiamenti ed è, quindi, in grado di confrontarli con quelli dei suoi coetanei. I cambiamenti puberali determinano effetti psicologici negativi quando mettono l’adolescente in una condizione diversa rispetto a quella dei coetanei. In generale l’aspetto fisico è considerato come un fattore importante nei processi di socializzazione. Infatti
essendo la bellezza fisica un fattore di popolarità tra gli adolescenti, essa può favorire le relazioni sociali. Le persone attraenti hanno aspettative più positive riguardo le interazioni sociali e persino migliori abilità sociali rispetto ai coetanei non attraenti. Caratteristiche quali l’altezza e un corpo atletico nei ragazzi, un fisico slanciato e magro nelle ragazze, un bel viso in entrambi, secondo gli stereotipi culturali, sono associati a personalità e caratteristiche di successo. Un’immagine positiva del proprio corpo correla con la stima di sé. Anche le abilità fisiche hanno ripercussioni sul concetto di sé. Lo sviluppo muscolare, infatti, accresce potenzialmente la forza fisica, le capacità motorie e le prestazioni sportive. Tutto questo ha degli effetti positivi sull’efficacia fisica. I ragazzi con un elevato senso di efficacia tendono, inoltre, ad essere meno ansiosi nelle situazioni sociali. Infine, essendo le abilità sportive uno dei fattori di popolarità presso gli adolescenti, anche questo influisce positivamente sull’autostima. LE INFLUENZE AMBIENTALI. Sul sé corporeo influiscono, come fattori esterni, le modifiche degli atteggiamenti degli altri, che cambiano in relazione allo sviluppo somatico dell’adolescente. La percezione di sé, infatti, è influenzata dalle immagini rispecchiate dagli altri. In termini strettamente fisiologici, infatti, nella tarda adolescenza il ragazzo è già adulto. Dal punto di vista psicologico, invece presenta ancora una cerca immaturità emotiva. La figura corporea si modifica non solo per l’adolescente, ma anche per le persone che gli stanno attorno. Ciò spinge gli altri a cambiare il loro modo di vederlo e considerarlo, a comportarsi in modo differente nei suoi confronti e a elaborare una serie di nuovi atteggiamenti e aspettative. Il problema dell’approvazione o disapprovazione degli altri assume un’importanza cruciale. SVILUPPO DI DISCREPANZE, SE’ FISICO E DISAGIO EMOTIVO. Un ragazzo che averte un divario tra le proprie caratteristiche fisiche e il modello ideale, condiviso dagli amici, ne potrà risentire a livello emotivo. Il disagio sarà tanto più intenso, quanto più ampio è lo scarto tra le caratteristiche fisiche reali, che il soggetto pensa di avere, e le caratteristiche ideali e normative che, secondo lui, i suoi amici vorrebbero che avesse. Il maggior numero di studi sull’argomento è concentrato sulla discrepanza reale/ideale. La discrepanza tra aspetti reali e ideali è stata considerata come un indice di disadattamento. Per quanto concerne l’adolescenza, la teoria della discrepanza prevede, in quest’età, un aumento di autovalutazioni negative e di disturbi emotivi. Il paradigma della teoria della discrepanza del sé si rivela particolarmente utile, in quanto consente di conciliare diverti punti di vista riguardanti il corpo, le modificazioni puberali e le reazioni emotive degli adolescenti. Si può supporre che ogni ragazzo sviluppi un sistema normativo e un’immagine ideale del proprio corpo. Di conseguenza è probabile che desideri uno sviluppo puberale in linea con tale immagine. Nella realtà, però, difficilmente potrà raggiungere questi standard a causa dell’incontrollabilità dello sviluppo corporeo. Infatti, per gli adolescenti, sono importanti valori fisici come la bellezza, sviluppo armonico, altezza adeguata, magrezza, forza, agilità ecc. i quali non sono direttamente controllabili. Le differenze psicologiche legate alle discrepanze somatiche si manifestano in modo differente nei due sessi. Il genere femminile reagisce in modo peggiore rispetto ai cambiamenti puberali, e ciò comporta più disagio emotivo, ansia e depressione.
dall’ipotesi generale che la transizione dall’adolescenza alla condizione adulta implichi un progressivo rafforzamento del senso di identità. Waterman utilizza un modello descrittivo dello sviluppo degli stati. Nel corso del loro sviluppo, gli individui possono spostarsi da uno status all’altro. Gli stati differiscono per la maturità evolutiva che essi rappresentano. Rispetto a questa la Diffusione è considerata lo stato di livello inferiore ed il Raggiungimento dell’identità lo stato di livello superiore. Tuttavia la collocazione di Precusione e Moratoria tra gli altri due stati non è chiara, perché non si può dire in modo univoco quale dei due sia più avanzato. Per questa ragione gli studiosi dell’identità Berzonsky e Adams tendono ad abbandonare l’idea che i quattro stati possano essere ordinati in modo completo. Studi sull’identità mostrano durante la prima adolescenza una predominanza di cambiamenti verso stati che sono meno maturi e durante la tarda adolescenze una predominanza di cambiamenti verso stati più maturi. Van Hoof rifiuta la conclusione che le evidenze disponibili sostengano l’ipotesi generale di sviluppo dell’identità. Questa autrice si basa sulle sue analisi dei risultati di tutti gli studi evolutivi che indicano che la stabilità è predominante nei cambiamenti di stato di identità. Le conclusioni di Goossens sono in linea con quelle di Van Hoof e entrambi concludono che il modello degli stati di identità non è utile per studiare i processi evolutivi. Le pubblicazioni su una ulteriore differenziazione dei quattro stati di identità evidenziano altre traiettorie evolutive. Kroger trova una evidenza longitudinale per due tipi di preclusione, uno stato di preclusione definita rigida ed una evolutiva. Coloro che si trovano nello status di preclusione rigida mostrano un percorso molto stabile, mentre coloro che si collocano nella preclusione evolutiva progradiscono verso stati più maturi. Marcia riporta una differenziazione per lo status di diffusione. Flum indica che potrebbero esserci due strade per il raggiungimento dell’identità: la prima attraverso lo stato di moratoria, che comprende un’esplorazione più ampia dei temi dell’identità, e l’altra caratterizzata dall’esplorazione sequenziale di arre di conflitto limitate e circoscritte. SVILUPPO DEGLI IMPEGNI E’ molto probabile che gli impegni cambino nel tempo. Essi possono diventare più forti o più deboli, più rigidi o più flessibili, ed allo stesso modo può cambiare il loro contenuto. Lo sviluppo dell’identità può essere visto, in generale, come il complesso dei cambiamenti nella forza e nella qualità degli impegni. CONTENUTO E STRUTTURA VERSUS PROCESSO. Una concettualizzazione molto esplicita dei processi dell’identità può essere trovata nel testo di Breakwell. Mentre la maggioranza delle concettualizzazioni sull’identità enfatizzano il contenuto o la struttura, Breakwell, invece, focalizza il processo. Questa autrice distingue due processi, vale a dire assimilazione- accomodamento e valutazione: “l’assimilazione si riferisce all’assorbimento/inclusione di una nuova informazione all’interno della struttura di identità; l’accomodamento si riferisce all’adattamento che ha luogo nella struttura esistente per collocare l’informazione. L’altro processo è la valutazione: esso si riferisce all’attribuzione di valore agli elementi che sono assimilati nell’identità. Numerosi autori anche all’interno della tradizione di marcia hanno elaborato alcuni modelli dei processi dello sviluppo dell’identità. Un primo modello è quello suggerito da Grotevant. Egli assume che lo sviluppo dell’identità abbia luogo in diversi domini. Il suo modello descrive lo sviluppo all’interno di un dominio; la probabilità che una persona si impegni nell’elaborazione dell’identità è determinata dall’interazione tra caratteristiche individuali, fattori contestuali e processi di formazione dell’identità che hanno luogo contemporaneamente in altri domini. L’alta stima di sé, l’auto-controllo, la resistenza dell’io, l’apertura al cambiamento, le abilità cognitive e l’identità attuale sono caratteristiche individuali che è probabile abbiano un effetto positivo sull’esplorazione e sullo sviluppo dell’identità. Altri fattori contestuali riguardano la
famiglia, la scuola e l’ambiente lavorativo. Kerpelman nel suo approccio della teoria del controllo dell’identità, sottolinea l’interazione tra fattori socio- psicologici e intra-psichici nel processo di sviluppo dell’identità. Berzonsky elabora una visione dettagliata dei meccanismi che sono alla base dei processi di formazione dell’identità all’interno dei suoi studi sugli stili di identità. Gli stili di identità si riferiscono a differenze interindividuali stabili nei processi a breve termine: vale a dire si riferiscono alle modalità con cui gli individui costruiscono e rivedono o mantengono il loro senso di identità. Berzonsky non percepisce lo sviluppo dell’identità come una sequenza di stati, ma come un processo a lungo termine cheha diverse forme, a seconda dello stile di processo che l’individuo adotta. LA PROSPETTIVA DEI SISTEMI DINAMICI. Il modello di identità di Breakwell è un modello reattivo, che suggerisce che cosa accade quando una persona deve affrontare una minaccia al proprio senso di identità. Essenzialmente un modello di processi così esteso può essere schematizzato come un contesto (C), ed una persona (P), i quali sono influenzati attraverso una minaccia dallo stesso contesto. Quando questa interazione continua nel tempo, si costruisce una sequenza di interazioni che, in linea di principio, influenza sia la persona che il contesto. Si assume che la persona sia influenzata dal contesto, e che questo cambiamento nella persona a sua volta influenzi il contesto. Il cambiamento nel contesto influenza di nuovo la persona e così via. I processi iterativi dove le variabili interagiscono reciprocamente costituiscono un sistema dinamico. Van Geert definisce un sistema dinamico come un “gruppo di variabili che influenzano vicendevolmente i rispettivi cambiamenti nel tempo”. Le relazioni tra le variabili di questi sistemi sono caratterizzate da reciproca casualità e non linearità. LO SVILUPPO DELL’IDENTITA’ COME UNA SEQUENZA DI TRANSAZIONI PERSONA-CONTESTO. Gli impegni crescono, nel corso dello sviluppo adolescenziale, nell’interazione tra persona e contesto. I cambiamenti nella persona e/o nel contesto possono condurre a cambiamenti negli impegni, ma questi sono meno forti quanto più sono forti gli impegni esistenti. Differenze nei fattori individuali e contestuali possono procurare variazioni intraindividuali e differenze interindividuali nelle traiettorie di sviluppo. Lo dviluppo ha luogo nella continua corrente di transazioni con l’ambiente. In ciascun momento, una transazione può funzioanare o meno. Se funziona, essa non viene percepita consapevolmente come un successo, ma più diffusamente come un senso di benessere. Tale esperienza sostiene gli impegni esistenti: ci si sente bene nell’averli assunti. La situazione cambia se tra i propri impegni ed il conflitto sorge un conflitto. L’occorrere del conflitto fa insorgere l’azione. La nozione che un conflitto si necessario per dar luogo ad un cambiamento di identità è una caratteristica di numerosi modelli di identità. Un conflitto si verifica se la transazione causa specifiche preoccupazioni. L’insorgere di una preoccupazione stimola emozioni negative. Le persone cercano sempre di risolvere i loro problemi per mezzo dell’assimilazione, ad esempio cercando di cambiare la loro percezione o interpretazione della situazione in modo che essa possa di nuovo adattarsi ai loro interessi. Questa assimilazione spesso ha luogo automaticamente. Se l’assimilazione ha successo, gli impegni presenti sono confermati, e non c’è alcun bisogno di cambiamento. Un’altra soluzione potrebbe essere quella di re-interpretare la situazione. E’ molto probabile, comunque, che questa soluzione non sia efficace nel lungo periodo. Un’altra soluzione consiste nell’accomodare, nel cambiare i propri impegni. IMPLICAZIONI DEL MODELLO. Percepire lo sviluppo dell’identità come una sequenza di transazioni ha numerose implicazioni per la teoria, la ricerca ed il modo di pensare quotidiano sull’identità.
progressiva evoluzione dell’immagine o della rappresentazione di sé, che si svolge lungo l’intero arco della vita, consentendo al soggetto di pervenire ad un sentimento di identità con se stesso nonostante i tanti cambiamenti che intervengono nella sua persona, nella sua vita e nelle sue relazioni con gli altri. Erikson concettualizza il ciclo di vita come una successione di periodi, ciascuno dei quali presenta un conflitto bipolare che deve essere risolto perché il soggetto possa procedere al successivo. Ciascuno stadio è caratterizzato da uno specifico conflitto la cui risoluzione influenza l’intero processo di formazione dell’identità. Nel quinto stadio il soggetto si trova ad affrontare un periodo di temporanea incertezza e di confusione relative appunto alla propria identità. E’ quindi durante l’adolescenza e la giovinezza che diventa cruciale risolvere il conflitto tra identità e confusione di ruoli, superare la crisi, scegliere una propria prospettiva di sviluppo, dare significato, forma e continuità alla propria esistenza, in sostanza definire la propria identità. Contemporaneamente è in questa fase della vita che la comunità attribuisce, a sua volta, all’adolescente ed al giovane un’identità e contribuisce in tal modo alla costruzione del suo senso di sé. Secondo la prospettiva del contestualismo evolutivo l’identità si va formando nel corso di un processo dinamico, durante il quale il soggetto costruisce attivamente il senso della propria individualità, della propria singolarità e continuità nel tempo e delle proprie relazioni con gli altri, mediante il concorso di numerosi fattori che riguardano simultaneamente la sua persona ed il suo contesto di vita. Pur accogliendo, dunque, l’idea che la formazione dell’identità di ciascun soggetto possa assumere una direzione peculiare e dominante, tuttavia non si condivide una interpretazione seconda la quale lo sviluppo precederebbe per tappe prestabilite ed uguali per tutti. Si è avvertita l’esigenza di elaborare concezioni che risultassero più rispondenti alla complessità dei processi presi in esame ed alla differenziazione riscontrabile tra gli individui. Una diversa valutazione della variabile età, una maggiore attenzione al ruolo svolto dal contesto e, soprattutto, una peculiare enfasi sull’interconnessione si numerosi fattori di diversa natura, interni ed esterni hanno fatto emergere modelli probabilistici e multicausali che sottolineano la pluralità delle reciproche influenze tra individuo e contesto di sviluppo, all’interno di un sistema complesso. Lo sviluppo si realizza in un processo di autoregolazione nel quale il soggetto, piuttosto che conformarmi alla realtà contestuale, la rielabora e la trasforma: egli non è solo portatore di un repertorio di potenzialità legate alle sue disposizioni genetiche ma interagisce con le opportunità offerte dall’ambiente creando delle proprie traiettorie di sviluppo. Per Bronfenbrenner lo sviluppo è il processo attraverso il quale il soggetto interagisce con l’ambiente ecologico che lo circonda, lo comprende e lo ristruttura a livelli di complessità sempre maggiori. Lo sviluppo cioè è considerato come il risultato dell’azione individuale, volta a trovare la migliore realizzazione dei propri scopi e delle proprie potenzialità da parte di un soggetto che, così facendo, produce cambiamenti non solo nella propria persona ma anche nel proprio contesto di sviluppo. Tale concezione dello sviluppo si ricollega esplicitamente alle prime intuizioni contestualiste avanzate da Vygotskij. Quest’ultimo per primo ha evidenziato come lo sviluppo sia un processo di natura complessa, che risulta dall’intreccio di due processi diversi, l’uno riguardante l’evoluzione biologica della specie, l’altro riguardante lo sviluppo culturale. Vygotskij mostra come il cambiamento evolutivo riguardi un soggetto che è fin da subito un soggetto sociale e culturale, una unità inscindibile vista come bambino attivo in un contesto, il quale mediante l’interazione interiorizza gli strumenti forniti dalla cultura trasformando così le funzioni psichiche elementari in funzioni psichiche superiori. Anche Schaffer adotta una prospettiva contestualizzata ed affronta l’antica diatriba tra natura e cultura. Alla base della sua concezione del cambiamento evolutivo c’è l’idea che l’interazione con l’altro sia elemento costitutivo di ogni processo di sviluppo e rappresenti, quindi, la matrice delle forme che lo sviluppo assume nelle sue diverse componenti. Lo sviluppo è un’impresa congiunta tra più partner.
Un recente approccio allo sviluppo rispettoso della complessità e della differenziazione è costituito dalla teoria dei sistemi evolutivi elaborata da Ford e Lerner. Il loro approccio rappresenta il tentativo di fornire una struttura di riferimento per una comprensione di portata più ampia rispetto ai modelli tradizionali storicamente dominanti. Partendo da una dettagliata analisi si questi ultimi, Ford e Lerner attingono anch’essi contributi dall’interazionismo dinamico, dal modello dialettico, dal contestualismo puro. Nel loro approccio lo sviluppo umano può essere definito come un percorso costituito da processi incrementali di trasformazione che, attraverso il flusso delle interazioni tra gli aspetti attuali della persona e i suoi attuali contesti, producono una successione di cambiamenti relativamente duraturi, e tali da incrementare o rendere più complessa l’articolazione dei tratti strutturali e funzionali della persona e i paradigmi delle sue interazioni con l’ambiente, mantenendo al tempo stesso un’organizzazione coerente e un’unità strutturale e funzionale della persona come un tutto inscindibile. Anche a proposito della formazione dell’identità è stato sottolineato come questa possa essere opportunamente interpretata come evoluzione di un sistema dinamico, costituito essenzialmente da una sequenza di transazioni tra persona e contesto. A partire dalle prime formulazioni di Erikson, diverse sono state le focalizzazioni inerenti questo tema, ma queste sembrano tutte convergere verso una concezione dello sviluppo dell’identità intesa comeinterazione continua tra mondo interno ed esterno, come processo di collegamento tra le parti, come lavoro di sintesi che il soggetto realizza tra le esperienze progresse e quelle future, rialaborandole e integrandole nella sua esperienza attuale. Il soggetto attraverso la valutazione delle proprie esperienze e delle peculiari caratteristiche che lo differenziano da tutti gli altri e lo rendono unico, non può fare a meno di valutare contemporaneamente il modo in cui sente di essere percepito dagli altri, ripercorrendo le linee dell’interazione tra mondo interno e mondo esterno che traggono origine dal primo dialogo del bambino con la madre. L’identità può essere il tal senso concepita anche come la relazione tra centro e contesto. La gran parte di autori concordano nell’interpretare la formazione dell’identità come un processo che riguarda contemporaneamente un piano individuale ed un piano socio-contestuale. Il processo di sviluppo dell’uomo ed il processo della socializzazione sono entrambi basati su una paradossale associazione tra fattori apparentemente opposti: agency e communion, individualità e collettività, sé ed altri. Se l’agency esprime la funzione individuale della socializzazione, ed enfatizza i bisogni, ed i relativi processi, inerenti l’individualizzazione, la separazione, l’unicità; la communion esprime la funzione sociale, centrata sui bisogni e sui processi che possono favorire il senso di appartenenza, la partecipazione e l’unione con gli altri. Numerosi autori ritengono che la formazine dell’identità costituisca un processo evolutivo e dinamico, sia sul piano individuale sia sul piano sociale, un processo che si svolge nel contesto delle relazioni e dei ruoli che ciascun soggetto interpreta all’interno di queste. Le prime fasi del processo di formazione dell’identità, prendono l’avvio dell’introiezione delle figure genitoriali e si basano su meccanismi di identificazione che saranno, poi, gradualmente sostituiti da una struttura capace di imprimere allo sviluppo direzioni personale e di incorporare componenti di carattere sociale sempre più ampio, fino a comprendere anche quelle di carattere storico. Fin dall’inizio quindi, il processo di formazione dell’identità si fonda su una significativa relazione del soggetto con il contesto, all’interno di un intenso scambio reciproco nel quale l’uni influenza l’altro e ne è al tempo stesso influenzato. Le prime ricerche di psicologia dello sviluppo sottolineano il ruolo dei processi dell’identificazione e dell’imitazione, considerandoli come i principali responsabili dello sviluppo sociale. Tutte le impostazioni teoriche, seppure da diverse prospettive, condividono l’ipotesi della presenza di un meccanismo di controllo della consapevolezza di sé, del malessere, del confronto sociale, della risoluzione del conflitto. Nella formazione dell’identità è attivo un processo di tipo dialettico nel quale all’ansia e al malessere
In generale vengono attribuiti al sé i seguenti principali significati:
beneficiario o la vittima delle norme. Il sé costruisce significati attraverso la negoziazione con gli altri e con il mondo, rispettando le convenzioni ma restando al contempo autonomo. Perciò opera una mediazione tra identità personale e cultura o meglio rappresenta l’intersezione tra identità personale e cultura d’appartenenza. NASCITA E SVILUPPO DEL SE’. Così come la definizione della nozione del sé, anche la comprensione della sua nascita e sul sviluppo è argomento complesso, sebbene lo stato della ricerca attuale consenta di tracciare un profilo fi come il sé emerga e si sviluppi durante l’infanzia. Da un lato c’è chi sottolinea che il sé non esista ancora alla nascita ma compaia nel corso dell’esperienza sociale e si formi nelle prime interazioni del bambino con l’adulto che se ne prende cura. Tuttavia, in alcune teorizzazioni recenti, si tende a considerare il neonato come già provvisto di un sé, seppure si precisa che questo sé precoce può essere in effetti postulato ma difficilmente individuato sulla base di criteri di verifica empirica. Le principali linee evolutive proposte in letteratura mettono in luce che: Nel neonato. Nel neonato esisterebbe un sé presimbolico, inteso come il luogo dell’esperienza percettiva ed emotiva e dei processi auto-regolatori con cui l’organismo reagisce alle variazioni ambientali. Il sé presimbolico è postulato come base necessaria per il successivo emergere della coscienza di sé ma non è ancora coscienza di sé. La presenza di un adulto che si prende cura del bambino in maniera costante è indispensabile per assicurare continuità al sé presimbolico. Si è evidenziato inoltre che fin dalla nascita emerge una forma embrionale del sé, il sé emergente appunto, in virtù del quale il neonato sarebbe predisposto a percepire i processi di auto-organizzazione. Questo precoce senso del sé, definito anche sé esistenziale, sarebbe collegato alle prime esperienza percettivo-sensoriali. Tra il secondo ed il sesto mese. Tra il secondo ed il sesto mese emerge un sé in forma implicita, caratterizzato dal senso si effetto dell’azione. Il neonato comincia ora ad imparare che attraverso le sue azioni può influire sugli oggetti e sul comportamento delle altre persone ed avverte di essere agente di tali cambiamenti. A partire da questo si sviluppa il senso di un sé nucleare, che si forma quando il bambino avverte che egli stesso e la madre non entità fisiche separate, agenti distinti, con esperienze affettive e storie differenziate. Il senso del sé nucleare è costituito da almeno quattro elementi essenziali che consistono nel senso di un sé agente, nel senso di un sé coeso, di essere cioè una singola unità dotata di confini, nel senso di continuità, ed infine nel senso di possedere una propria affettività. Tra il settimo e il nono mese. Tra il settimo ed il nono mese si verificano cambiamenti significativi e si struttura un nuovo senso di sé, il sé soggettivo. In questo periodo il bambino quasi all’improvviso pare riconoscere una sorta di contenuto della propria mente, così come della mentre dell’altra persona con la quale interagisce, e sente altresì che i due contenuti possono o meno sovrapporsi. Verso la fine del primo anno. Verso la fine del primo anno compare il sé esistenziale, ovvero quel senso di sè che permette di sentirsi una persona distinta da tutte le altre. Ma è verso la fine del primo anno che si individua un più preciso significato sociale del sé, mano a mano che il bambino inizia ad attribuire menti ad altri corpi. Tra i quindici e i diciotto mesi. Tra i quindici e i diciotto mesi emerge la capacità di autoriconoscimento visivo, poiché il bambino mostra di essere in grado di riconoscere la propria immagine speculare e di averla interiorizzata indipendentemente da indizi contingenti o indizi morfologici. Dai diciotto mesi in poi. Dai diciotto mesi in poi si sviluppa il sé categorico, che consiste nella capacità del bambino di definirsi in termini di categorie quali sesso, età, dimensioni. Si realizza in tal modo il passaggio dall’autoriconoscimento visivo all’autoconsapevolezza. In questo periodo compare anche il senso del sé verbale, definito anche sé narrativo. Questo si forma quando il bambino comincia ad usare simboli e ad oggettivare se stesso. Il linguaggio apre un varco fra l’esperienza di sé quale è vissuta e quale viene