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Psicologia Generale: Esercizi e Quiz - Prof. Lepri, Appunti di Psicologia Generale

Una serie di esercizi e quiz relativi a diversi argomenti di psicologia generale, tra cui la tossicodipendenza, la teoria del cervello di mclean, la comunicazione tra i primati e l'indagine scientifica in psicologia. Gli esercizi e i quiz sono progettati per aiutare gli studenti a consolidare la loro comprensione dei concetti chiave e a sviluppare le loro capacità di analisi e di ragionamento critico.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 21/03/2025

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PSICOLOGIA GENERALE
Il parco dei topi (Rat Park in inglese) è il titolo dato ad uno studio sulla
tossicodipendenza condotto alla fine degli anni 70 dallo psicologo canadese
Bruce K. Alexander. L’ipotesi proposta da Alexander era che la dipendenza da
sostanze non fosse da attribuire al legame chimico se non in minima parte.
L’o ss er va z io ne sp er im e nt al e c he s i a ve va su gl i e sa mi d i l ab o rat o ri o di ca vi e c he
eGettivamente mostravano l’instaurarsi di una dipendenza a seguito di un
consumo di sostanze stupefacenti veniva quindi spiegato con motivazioni
diverse dalla dipendenza fisica o comunque che riduce molto la sua importanza
nello sviluppo della dipendenza.La dipendenza nelle cavie da laboratorio si
sviluppa sì per una sostanza tossica ma a causa delle condizioni di vita
estremamente stressanti in cui veniva tenuta la cavia stessa.In eGetti l’ambiente
in cui viveva la cavia era ristretto, privo di stimoli positivi e in totale isolamento
tanto da essere quanto più dissimile possibile dall’ambiente naturale in cui è
abituata a vivere un topo.Per testare questa ipotesi che contraddiceva le allora
conoscenze in merito alle droghe, Bruce Alexander creò un ambiente più
spazioso con abbondanza di cibo e la presenza di più animali di entrambi i sessi
nella stessa gabbia, fornì alle sue cavie anche giochi, diversivi, forme di svago e
zone in cui poter riprodursi e prendersi cura delle prole; in poche parole sempre
una gabbia ma a misura di cavia.Lesperimento consisteva poi nel fornire a dei
topi un consumo di acqua con morfina per un tempo di 57 giorni e poi portarli al
Rat Park e dare loro la possibilità di consumare sia acqua normale che acqua
con morfina aggiunta.Il risultato fu che i topi che sceglievano di consumare
l’acqua con morfina erano una minoranza tanto da mostrare che nonostante i
quasi 2 mesi di esposizione alla droga non avevano manifestato i sintomi di una
dipendenza.Questo a diGerenza di ciò che avveniva nell’esperimento classico,
in cui la maggioranza dei topi sceglie di continuare ad amministrare l’acqua con
la sostanza tossica.Un esperimento del genere, compiuto sugli esseri umani,
esiste già. È la Guerra del Vietnam. Durante l’invasione, il 20% dei soldati Usa è
diventato dipendente dall’eroina. Un dato incredibile, dal momento che voleva
dire che c’erano più drogati in Vietnam che in tutti
gli Usa. Lallarme era alto: cosa sarebbe successo al momento del ritorno a
casa? Si temevano scenari apocalittici e, invece, non è successo nulla. Il 95%, in
un anno, ha smesso. Del restante 5%, molti assumevano eroina anche prima di
partire. Per Alexander l’esperimento della gabbia solitaria mostrava sì che il topo
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Scarica Psicologia Generale: Esercizi e Quiz - Prof. Lepri e più Appunti in PDF di Psicologia Generale solo su Docsity!

Il parco dei topi (Rat Park in inglese) è il titolo dato ad uno studio sulla tossicodipendenza condotto alla fine degli anni 70 dallo psicologo canadese Bruce K. Alexander. L’ipotesi proposta da Alexander era che la dipendenza da sostanze non fosse da attribuire al legame chimico se non in minima parte. L’osservazione sperimentale che si aveva sugli esami di laboratorio di cavie che eGettivamente mostravano l’instaurarsi di una dipendenza a seguito di un consumo di sostanze stupefacenti veniva quindi spiegato con motivazioni diverse dalla dipendenza fisica o comunque che riduce molto la sua importanza nello sviluppo della dipendenza.La dipendenza nelle cavie da laboratorio si sviluppa sì per una sostanza tossica ma a causa delle condizioni di vita estremamente stressanti in cui veniva tenuta la cavia stessa.In eGetti l’ambiente in cui viveva la cavia era ristretto, privo di stimoli positivi e in totale isolamento tanto da essere quanto più dissimile possibile dall’ambiente naturale in cui è abituata a vivere un topo.Per testare questa ipotesi che contraddiceva le allora conoscenze in merito alle droghe, Bruce Alexander creò un ambiente più spazioso con abbondanza di cibo e la presenza di più animali di entrambi i sessi nella stessa gabbia, fornì alle sue cavie anche giochi, diversivi, forme di svago e zone in cui poter riprodursi e prendersi cura delle prole; in poche parole sempre una gabbia ma a misura di cavia.L’esperimento consisteva poi nel fornire a dei topi un consumo di acqua con morfina per un tempo di 57 giorni e poi portarli al Rat Park e dare loro la possibilità di consumare sia acqua normale che acqua con morfina aggiunta.Il risultato fu che i topi che sceglievano di consumare l’acqua con morfina erano una minoranza tanto da mostrare che nonostante i quasi 2 mesi di esposizione alla droga non avevano manifestato i sintomi di una dipendenza.Questo a diGerenza di ciò che avveniva nell’esperimento classico, in cui la maggioranza dei topi sceglie di continuare ad amministrare l’acqua con la sostanza tossica.Un esperimento del genere, compiuto sugli esseri umani, esiste già. È la Guerra del Vietnam. Durante l’invasione, il 20% dei soldati Usa è diventato dipendente dall’eroina. Un dato incredibile, dal momento che voleva dire che c’erano più drogati in Vietnam che in tutti gli Usa. L’allarme era alto: cosa sarebbe successo al momento del ritorno a casa? Si temevano scenari apocalittici e, invece, non è successo nulla. Il 95%, in un anno, ha smesso. Del restante 5%, molti assumevano eroina anche prima di partire. Per Alexander l’esperimento della gabbia solitaria mostrava sì che il topo

cade in dipendenza se sottoposto a consumo di stupefacenti ma questo è legato ad una condizione di stress. Gino paoli (cantante che cantò una pallottola nel cuore poiché realmente aveva una pallottola nel cuore ). Quest’ultimo disse che l’esperimento del Rat Park era molto soggettivo , lui aveva ad esempio le donne più belle , la casa più bella e le 4 macchine più volute in italia , ma ciò non lo rendeva veramente felice. Poiché il nostro parco è un qualcosa , qualcuno o un posto che ci allontani dai disturbi depressivi. APPROFONDIMENTO:il ricordo è la metafora del cassetto , qualcosa che io metto nel cassetto e che poi ritirò fuori. Qualcosa che metto nella memoria e che viene modificato di conseguenza. Le cattive abitudini non solo modificano il nostro presente ma anche il nostro passato. Ogni cosa che io apprendo modifica ciò che c’era prima e viene modificato di conseguenza da ciò che c’era prima. LA TEORIA DEL CERVELLO DI MCLEAN il nostro cervello può essere considerato la sovrapposizione del cervello di un rettile , con sopra un mammifero e ancora più sopra un neocorticale (i nostri antenati come nel caso delle scimmie ) 1)neocorteccia (razionalità) 2)Limbice (emozioni) 3)Rettiliano (sopravvivenza) Maurizio Ceccarelli, schema blu. Modello che associa ogni parte anatomica del cervello a motivazioni, comportamento ecc. Cosa fa quella parte del cervello? A che età si è sviluppata? In psicologia quando si parla di istinto, di cosa si parla? In psicologia si parla delle caratteristiche automatiche (più automatiche, più profonde). Tronco encefalico (temperatura corporea, fame, accoppiamento.... istinti) PAROLE DIVERSE, EFFETTI DIVERSI

’articolo “Can Monkeys Talk?” di Robert Seyfarth esplora la comunicazione tra i primati, concentrandosi in particolare sulla capacità delle scimmie di trasmettere informazioni attraverso vocalizzazioni. Seyfarth e la sua collega, Dorothy Cheney, hanno svolto ricerche approfondite sul comportamento comunicativo delle scimmie vervet in Africa, evidenziando i parallelismi e le diGerenze con il linguaggio umano. Le vocalizzazioni dei vervet: segnali specifici per i predatori Le scimmie vervet utilizzano suoni specifici per avvisare il gruppo della presenza di predatori diversi. Ad esempio:

  • Un suono particolare segnala la presenza di un leopardo. In risposta, le scimmie si arrampicano sugli alberi.
  • Un altro suono allerta della presenza di un’aquila. In questo caso, le scimmie cercano riparo tra i cespugli o le coperture vegetali.
  • Un terzo richiamo segnala un serpente, e le scimmie iniziano a ispezionare attentamente il terreno. Queste vocalizzazioni dimostrano che le scimmie non producono suoni casuali, ma segnali che hanno un significato preciso e provocano reazioni mirate. Questo suggerisce che i vervet posseggono una forma di comunicazione complessa, basata su richiami referenziali, ovvero suoni che fanno riferimento a oggetti o situazioni specifiche nell’ambiente. Limiti della comunicazione delle scimmie Nonostante questo sistema di allarme sia notevolmente avanzato, Seyfarth sottolinea che esso presenta limiti importanti rispetto al linguaggio umano. Le vocalizzazioni delle scimmie non possono essere combinabili o modificate per generare nuovi significati. Ciascun suono è legato a un contesto ben definito (ad esempio, un predatore specifico) e non può essere usato per descrivere eventi astratti o combinato con altri segnali per formare strutture più complesse, come avviene nel linguaggio umano.

Il linguaggio umano si distingue per la sua produttività: possiamo unire parole in sequenze nuove e creative, sviluppare concetti astratti e riferirci a eventi passati o futuri. Al contrario, la comunicazione delle scimmie è rigida e strettamente legata all’immediato contesto in cui si trovano. Capacità cognitive e comunicazione Seyfarth e Cheney hanno inoltre osservato che, sebbene le scimmie siano capaci di comprendere informazioni dettagliate sulle relazioni sociali all’interno del gruppo (ad esempio, sanno chi è dominante e chi no), non possono comunicare tali informazioni attraverso il loro sistema di vocalizzazioni. Questo suggerisce che la loro capacità cognitiva è molto avanzata, ma che il loro sistema di comunicazione non si è evoluto al punto da poter esprimere idee complesse o relazioni sociali astratte. Conclusione: le scimmie non “parlano” come gli umani In definitiva, Seyfarth conclude che, pur avendo una forma di comunicazione sofisticata, le scimmie non possono essere considerate “parlanti” nel senso umano del termine. Il loro sistema è eGicace per segnalare minacce o eventi specifici, ma manca delle caratteristiche fondamentali che rendono il linguaggio umano unico: la sintassi, la produttività e la capacità di esprimere concetti astratti e creativi. Quindi, la domanda “Le scimmie possono parlare?” trova una risposta negativa: mentre le scimmie possono comunicare, il loro modo di farlo non raggiunge la complessità e la flessibilità del linguaggio umano. psicologia e Indagine Scientifica La psicologia è una disciplina scientifica che si basa su un rigoroso metodo di indagine. Il suo oggetto di studio principale è il comportamento umano e i processi mentali, rappresentati attraverso variabili. Per comprendere questi fenomeni, la psicologia utilizza l’indagine scientifica, che mira ad acquisire

L’indagine descrittiva ha lo scopo di osservare e descrivere l’andamento delle variabili di un fenomeno comportamentale o di un processo mentale, senza alcun intervento o manipolazione da parte del ricercatore. Il suo obiettivo principale è fornire una rappresentazione accurata di ciò che accade. Un esempio classico è lo studio della durata del sonno nei neonati durante il primo anno di vita. In tale studio, si potrebbe osservare il numero di ore di sonno notturno e diurno in 100 bambini, per ogni fascia d’età, durante sette giorni consecutivi. In questo tipo di indagine non vi è alcuna ipotesi su relazioni di causa-eGetto tra le variabili, né tentativi di manipolare l’andamento del fenomeno studiato. Le variabili osservate sono tutte dipendenti, nel senso che non vengono influenzate dal ricercatore. Inoltre, è importante che vi siano dei controlli per garantire che i risultati siano rappresentativi, come ad esempio selezionare un campione di bambini senza particolari problemi di sonno e usare un metodo di misurazione uniforme. Indagine Correlazionale L’indagine correlazionale si concentra sull’identificazione di relazioni reciproche tra variabili dipendenti, senza però stabilire una relazione di causa-eGetto. Un esempio potrebbe essere lo studio della relazione tra il senso di comunità e il numero di note prese da studenti in corsi online universitari. Questo tipo di indagine è utile per comprendere come due variabili si influenzano a vicenda, ma non permette di aGermare che una variabile sia la causa dell’altra. Ad esempio, in uno studio sulla relazione tra la durata del sonno nei bambini e il tempo di gioco madre-figlio, si osserva come queste due variabili siano correlate. Tuttavia, poiché non vi è manipolazione delle variabili, non è possibile aGermare che una variabile sia la causa dell’altra. Si possono solo identificare relazioni di influenza reciproca.

Ad esempio, si potrebbe osservare che le madri i cui bambini dormono di più hanno più energia e quindi giocano di più con i loro figli, oppure che i bambini che giocano di più sono più rilassati e dormono meglio. Ma in nessuno di questi casi si può aGermare che una delle due variabili sia la causa diretta dell’altra. Indagine Sperimentale L’indagine sperimentale mira a identificare relazioni di causa-eGetto tra variabili. Per fare ciò, si manipola una variabile indipendente (causa) per osservare come questa influenzi una variabile dipendente (eGetto). Un esempio potrebbe essere uno studio sul rapporto tra la durata del gioco madre-figlio e la durata del sonno nei bambini tra 0 e 12 mesi. In un vero esperimento, si suddividono casualmente i partecipanti in due gruppi. Nel caso dell’esempio, le coppie madre-bambino potrebbero essere divise in due gruppi, uno a cui viene chiesto di giocare per un’ora al giorno e l’altro per tre ore al giorno. La variabile indipendente sarebbe quindi la durata del gioco, mentre la variabile dipendente sarebbe la durata del sonno. Alla fine dell’esperimento, si misurerebbero le diGerenze tra i due gruppi in termini di ore di sonno. È essenziale controllare le variabili disturbanti che potrebbero influenzare i risultati, come il benessere della madre o le condizioni della stanza. Se, dopo la manipolazione della variabile indipendente (durata del gioco), si riscontrano diGerenze significative nella variabile dipendente (durata del sonno), allora si può aGermare che vi è una relazione causa-eGetto tra le due variabili. Quasi Esperimento Un quasi esperimento è simile a un esperimento vero, ma con la diGerenza che la manipolazione della variabile indipendente non può essere eGettuata dallo sperimentatore per motivi etici o pratici. Ad esempio, non si può chiedere a delle madri di modificare drasticamente il tempo di gioco con i propri figli. In questi casi, i ricercatori osservano gruppi che naturalmente presentano diGerenze nei livelli della variabile indipendente. Un esempio di quasi esperimento potrebbe essere lo studio delle diGerenze di ansia tra maschi e femmine. Non è possibile manipolare il genere dei