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Quaderni di Serafino Gubbio sintesi, Sintesi del corso di Letteratura Italiana

Sintesi quaderni di serafino Gubbio

Tipologia: Sintesi del corso

2025/2026

Caricato il 10/04/2026

salvatore-porfido
salvatore-porfido 🇮🇹

2 documenti

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Quaderno primo e Quaderno secondo
Veniamo introdotti alla voce narrante, un Operatore cinematografico che si sente privo di un’anima
o di una propria autonomia in quanto se ne fa cibo quella macchina con cui lavora. Mentre gira
quella manovella, la macchina gli priva della sua anima e addirittura della sua vista, che utilizza per
catturare le immagini, aspettando che un giorno possa essere addirittura sostituito lo stesso
operatore, dovendosi gestire da sola.
Il protagonista eponimo è stato introdotto alla Kosmograph, compagnia cinematografica, da un suo
amico romano, lavorando insieme ad un film con la celebrata attrice Nestoroff, la quale ci viene
però presentata come una donna poco precisa, che rovina le scene che vengono girate, causando
problemi alla casa di produzione. Tuttavia, non è possibile sostituirla vista la sua nominata.
La vista della Nestoroff suscita in Serafino molti ricordi del passato, in particolare da quando
faceva da insegnante di greco e latino a Giorgio Mirelli, un giovane che viveva con la sorella e i due
nonni (Carlo e Rosa), il quale era aspirante artista, poi portato alla vita di Napoli grazie a Aldo Nuti,
un altro artista.
La Nestoroff, infatti, fu “scoperta”, o per meglio dire trovata, proprio da Giorgio Mirelli a Capri,
dove la donna era fuggita per scappare dalla colonia russa: si dice che, sola e senza soldi, fu presa
sotto la balia di un certo Nicola Nestoroff, sposandola e portandola a cantare in locali di infimo
ordine, finché la lasciò comunque sola e al lastrico per via dei suoi vizi lussuriosi. L’uomo scappò
per la volta di Berlino, in quanto ricercato dalla polizia, la donna fu costretta poi ad espatriare a
Capri. Ella però ha sempre negato tutto.
Giorgio Mirelli, poi, innamorato della donna, morì suicida, per via del rifiuto e delle mancate nozze,
alle quali infatti si opponevano Aldo Nuti, fidanzato di Duccella (sorella di Giorgio Morelli).
La macchina per Serafino quindi diventa modo di vendetta per Duccella e la nonna Rosa nei
confronti della Nestoroff, mentre lo scrivere e lo studio è passione.
Quaderno terzo
Viene introdotto l’ambiente della Kosmograph, luogo pieno di macchine, contorto, addirittura con
una trattoria a proprio nome dove gli attori e i cachet (le comparse) vanno a riposarsi.
E’ qui che scopriamo che il nomignolo, dato a Serafino da un comico, Fantappiè, è Si gira, perché è
sempre ciò che grida prima di una scena.
La Nestoroff e Serafino quindi hanno un alterco rispetto alla natura della tigre, e un passaggio legge:
“…non ci saremmo mai intesi; perché se a me stava a cuore la tigre, a lei il cacciatore”. Infatti,
l’attore che è tenuto ad uccidere la tigre e Carlo Ferro, amante dell’attrice.
Tutti gli attori infatti, presenti sulla scena del film, vengono descritti da Serafino come aventi “mala
voglia”, mentre invece gli attori e le compagnie teatrali sono costretti a rivolgersi a case
cinematografiche, vedendosi privati di un palcoscenico e di un pubblico e vedere rappresentate solo
alcune immagini della loro performance, catturate da quella macchina che muove il protagonista,
che per questo si affligge in parte la colpa.
In una parte del quaderno, Serafino afferma di star analizzando la Nestoroff, e in un momento di
pazzia immagina che la donna, presa a recitare durante una scena, voglia uccidersi davvero, ma
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Quaderno primo e Quaderno secondo Veniamo introdotti alla voce narrante, un Operatore cinematografico che si sente privo di un’anima o di una propria autonomia in quanto se ne fa cibo quella macchina con cui lavora. Mentre gira quella manovella, la macchina gli priva della sua anima e addirittura della sua vista, che utilizza per catturare le immagini, aspettando che un giorno possa essere addirittura sostituito lo stesso operatore, dovendosi gestire da sola. Il protagonista eponimo è stato introdotto alla Kosmograph , compagnia cinematografica, da un suo amico romano, lavorando insieme ad un film con la celebrata attrice Nestoroff, la quale ci viene però presentata come una donna poco precisa, che rovina le scene che vengono girate, causando problemi alla casa di produzione. Tuttavia, non è possibile sostituirla vista la sua nominata. La vista della Nestoroff suscita in Serafino molti ricordi del passato, in particolare da quando faceva da insegnante di greco e latino a Giorgio Mirelli, un giovane che viveva con la sorella e i due nonni (Carlo e Rosa), il quale era aspirante artista, poi portato alla vita di Napoli grazie a Aldo Nuti, un altro artista. La Nestoroff, infatti, fu “scoperta”, o per meglio dire trovata , proprio da Giorgio Mirelli a Capri, dove la donna era fuggita per scappare dalla colonia russa: si dice che, sola e senza soldi, fu presa sotto la balia di un certo Nicola Nestoroff, sposandola e portandola a cantare in locali di infimo ordine , finché la lasciò comunque sola e al lastrico per via dei suoi vizi lussuriosi. L’uomo scappò per la volta di Berlino, in quanto ricercato dalla polizia, la donna fu costretta poi ad espatriare a Capri. Ella però ha sempre negato tutto. Giorgio Mirelli, poi, innamorato della donna, morì suicida, per via del rifiuto e delle mancate nozze, alle quali infatti si opponevano Aldo Nuti, fidanzato di Duccella (sorella di Giorgio Morelli). La macchina per Serafino quindi diventa modo di vendetta per Duccella e la nonna Rosa nei confronti della Nestoroff, mentre lo scrivere e lo studio è passione. Quaderno terzo Viene introdotto l’ambiente della Kosmograph , luogo pieno di macchine, contorto, addirittura con una trattoria a proprio nome dove gli attori e i cachet (le comparse) vanno a riposarsi. E’ qui che scopriamo che il nomignolo, dato a Serafino da un comico, Fantappiè, è Si gira , perché è sempre ciò che grida prima di una scena. La Nestoroff e Serafino quindi hanno un alterco rispetto alla natura della tigre, e un passaggio legge: “…non ci saremmo mai intesi; perché se a me stava a cuore la tigre, a lei il cacciatore”. Infatti, l’attore che è tenuto ad uccidere la tigre e Carlo Ferro, amante dell’attrice. Tutti gli attori infatti, presenti sulla scena del film, vengono descritti da Serafino come aventi “mala voglia”, mentre invece gli attori e le compagnie teatrali sono costretti a rivolgersi a case cinematografiche, vedendosi privati di un palcoscenico e di un pubblico e vedere rappresentate solo alcune immagini della loro performance, catturate da quella macchina che muove il protagonista, che per questo si affligge in parte la colpa. In una parte del quaderno, Serafino afferma di star analizzando la Nestoroff, e in un momento di pazzia immagina che la donna, presa a recitare durante una scena, voglia uccidersi davvero, ma

Serafino si ricorda che è soltanto una mano e il suo compito è solo quello di girare. Subentra qui la figura dell’attrice Luisetta Cavalena. Nel frattempo, Serafino scopre che l’ uomo del violino è morto, quindi l’operatore si reca dall’amico Simone Pau, del quale si chiedeva perché non si recasse più alla Kosmograph , per andare a trovare l’uomo. L’intelligenza che scusi la bestia, si imbestialisce anch’essa. Pagg. 102-103: il signor Carlo Ferro (amante della Nestoroff) ferma Serafino mentre stavano uscendo dalla Kosmograph chiedendo all’uomo di parlare con il Polacco (definito da Ferro “uomo costruito ”, seguendo il ragionamento di Serafino che allude agli uomini che si “costruiscono”, cioè si mascherano e cambiano rispetto all’ambiente in cui vivono) riguardo la parte da uccisore della tigre, in quanto il Polacco, a detta sua, si approfitta del suo coraggio per compiere un delitto (il delitto non sarebbe tale se invece ad uccidere la tigre fosse un esperto tiratore, continua). La rabbia di Ferro deriva dalla paura che, fallendo l’uccisione della tigre, questa lo uccida, lasciando così ad Aldo Nuti la via libera per “prendere” la Nestoroff.