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I Quaderni di Serafino Gubbio, Appunti di Letteratura Italiana

Riassunto del libro I quaderni di Serafino Gubbio

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 24/04/2026

Annalisa.Accurso
Annalisa.Accurso 🇮🇹

5

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15 documenti

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Scarica I Quaderni di Serafino Gubbio e più Appunti in PDF di Letteratura Italiana solo su Docsity!

Quaderno |: capitolo | ‘Serafino si presenta come un personaggio diverso e segnato da un senso di estraneità rispetto agli altri e che li guarda con uno sguardo umoristico. La maggioranza degli uomini non può rendersi conto della propria condizione mentre Serafino sì. Emerge un’idea della vita contemporanea segnata da un dinamismo che è una continua sollecitazione e carica distruttrice. La vita viene ridotta a un ingegno meccanico. Fragore, vertigine, stordimento => termini importanti che inducono la riflessione. C’è una spoecizzazione e una disumanizzazione. Quello che resta è la società dello svago che da una momentanea sospensione dello stato di affanno. In realtà ci lascia più stanchi di prima. Guardo => si pone come spettatore Elemento apocalittico => ben presente _ Serafino Gubbio viene immerso in questo mondo moderno. E un operatore cinematografico e lavora nel campo dello svago. Lui non opera ma semplicemente riprende le azioni davanti a lui. Lui stesso osserva una finzione (doppio livello; ciò che accade nella cena e ciò che succede nella vita. | due livelli si mescolano). Illusione => altro termine importante. Si tratta di un personaggio disilluso e disincantato. Rapporto con la macchina => centrale. Quando incontra il signore, la sua funzione viene ridotta alla meccanicità del movimento di una mano. Lui però dice che chiunque faccia il suo lavoro deve mostrarsi impossibile (disumanizzazione e alienazione). Secondo Pirandello gli uomini non sanno cosa fare del tempo libero. Capitolo Il Scrivendo soddisfa un bisogno di sfogo e girando la manovella, si vendica. Le figure meccaniche diventano le nuove divinità e dalle quali tutti noi dipendiamo. Macchine voraci => gli uomini si danno in pasto alle macchine mostri. L’uomo moderno meccanizzato è frammentato, atomizzato, alienato e privo di sentimenti. Camera da presa => mangia le immagini e le persone. Lui perde l’anima ma anche gli spettatori stessi la perdono. La vita diventa un continuo muoversi, frenetico. Il battito del cuore non si avverte più ldliiimanizzaziOnE) Capitolo III È presente il primo flashback. Serafino è arrivato a Roma (da un anno) da un luogo non ben precisato e ci si presenta subito come un diseredato e squattrinato che si porta una sola misera valigetta. Simone Pau gli propone di dormire nel suo albergo e lui accetta. La Roma notturna che viene descritta non è certo la Roma splendida del piacere di D'Annunzio. Nella descrizione c'è una vena zoomorfica, propria come ne | Malavoglia, per legarsi all'aspetto animalesco dei personaggi. Gli uomini si distinguono dagli animali solo perché sono dotati di un superfluo (non necessario per la sopravvivenza; si tratta della scontentezza della propria posizione, come dice anche Leopardi nell’islandese e nella storia del genere umano). Il superfluo ogni tanto verrà rievocato. L'uomo amplifica questo tormento del superfluo attraverso la meccanizzazione della modernità. Simone Pau conduce Serafino all’ospite o per mendicanti, i cui ospiti, ogni sette giorni, devono spostarsi per lasciare il posto a qualcun altro. Capitolo IV Il luogo è spersonalizzante ma è servito a qualcosa, perché ha avuto l'opportunità di trovare lavoro nel campo cinematografico. In questo luogo ha avuto anche l'occasione di conoscere l’uomo le cui sorti stanno a significare quanto sia miserabile la sua condizione, tanto il progresso migliora. L'uomo del violino => controfigura di Serafino, che rappresenta la triste sorte dell’artista che viene conquistato e schiacciato dal trionfo della macchina. Anche a livelli somatici, i due personaggi si somigliano. Questo uomo eredità dal padre un importante tipografia ma, essendo chiamato dalla vocazione artistica, trascura l’atti paterna. Così facendo si riduce in rovina. Da Perugia arriva a Roma suonando divinamente. Non avendo successo si riduce all'alcolismo e a mettere in pegno il violino. Incontra poi un conoscente che lavora in una tipografia e lo invita a lavorare con lui. La macchina di cui deve occuparsi ha le sembianze di una bestia nera che fa tutto da sé. Si sottopone solo per una settimana a quella tortura e riesce a riprendersi il violino. Leggendo il giornale, legge di un avviso di una occupazione nel cinema per un uomo con un violino e decide di accettare. Nuovamente però si trova davanti a un’altra macchina. (Questo uomo non parla più e questo ci anticipa il destino di Serafino, tutto viene raccontato da Simone). Ora beve e non suona più. Capitolo VI Nell’ospizio arriva una casa cinematografica che vuole cogliere dal vero, la vita umile in tale ospizio. A capo di questa casa c’era un suo amico d'infanzia, Cocò Polacco. Serafino è disgustato dal fatto che la povertà venga utilizzato come prodotto commerciale. La sua attenzione viene catturata però da un'attrice, Varia Nestoroff, che viene accostata a un felino. (Uno dei titoli dell’opera era stato la tigre). Il suo incontro gli fa tornare alla mente un mucchio di ricordi. Questa donna ha portato scompiglio e morte, quindi è una donna pericolosa. L'incontro con la donna è fondamentale. Polacco gli offre poi l'opportunità di lavorare assieme a lui. Quaderno Il Capitolo | Parla della casa di campagna che gli era venuta in mente rivedendo la Nestoroff, che viene rievocata come un altro flashback. La casa è vecchia e lontana da quella modernità, in cui le cose sono animate dalla vita. Si crea un forte contrasto tra l’ambiente naturale della casa e quello artificiale di Roma, l'autenticità e la vita contro la disumanizzazione della vita moderna. La casa si contrappone all’azione annichilente della macchina. In questa casa, il tempo resta immobile, non è in continuo movimento. La casa viene vista come un Locus amenus che viene descritto come felice. Si tratta però di qualcosa di sbiadito e non più attuale. Nella sua mente risuona un nome, Giorgio Mirelli che abitava da casa con la sorella Lidia Duccella e con i nonni, Carlo e Rosa. | genitori sono scomparsi molto presto e i nonni crescono i nipoti in questa casa che separa nettamente i bambini dal mondo esterno. Nonni riescono a proteggere i bambini fino all’arrivo di Varia Nestoroff. Anche quest’ultima è una sradicata che viene da lontano. Giorgio era un aspirante pittore e lascia questo Eden e va a Napoli. Quando era uno studente liceale, Serafino gli dava ripetizioni di greco e latino. Ad attirarlo verso la vita di Napoli è stato Aldo Nuti, giovane di nobili origini e aspirante attore. Egli poi esercita un certo fascino sulla sorella. Questo idillio inizia a infrangersi. Capitolo Il Dopo quattro anni, incontra nuovamente Giorgio e Serafino parla della propria formazione. Aveva compiuto studi tecnici a che ha lasciato per dedicarsi agli studi umanistici. Era riuscito a recarsi alla facoltà di filosofia ma seguendo i consigli dei parenti, si iscrive agli studi tecnici e Liegi (Belgio). Anche Pirandello ha studiato all’estero. La sua vita diventa priva di valore, in cui guarda tutto da lontano. Rinuncia alla possibilità stessa di ricevere conforto della vita, se non la pietà. Conclusi gli studi, torna a Napoli, frequentando gli scapigliati, tra cui Polacco e Giorgio, il quale viveva lì ormai da due anni e che aveva iniziato ad esporti propri quadri. Essendo un artista vero, ha un che di malato. Anche Giorgio ha un che di estraneo è diverso rispetto agli altri. Giorgio aveva anche dipinto per un anno a Capri, dove ha incontrato Varia. Capri non è una scelta casuale, era una meta artistica, soprattutto dei russi. per lei nel guardarla [insoddisfazione provata di fronte sia agli angeli che alle bestie]. La Nestroff decide di vendicarsi dell’atteggiamento di Giorgio, facendo sì che lui la vedesse come la vedono tutti gli altri, seducendolo e portandolo a farle la proposta di matrimonio. Nuti però si oppone a questa decisione, in quanto non vuole che una ragazza come Ducella si debba confrontare con una donna come la Nestroff. Serafino in seguito non ha certezze su come proseguì la vicenda e procede nel racconto attraverso personali punti di vista. La Nestroff, pare, che abbia voluto prendere l'iniziativa di sedurre anche Nuti il giorno prima del matrimonio e, Giorgio, venuto a sapere di tale vicenda decide di suicidarsi. Le conseguenze della relazione tra Nuti e la donna sono quindi due: *. La rottura del fidanzamento tra Nuti e Ducella * L'allontanamento di Nuti e la Nestroff in quanto tra loro si interpone il fantasma di Giorgio La Nesoroff così, viene studiata molto attentamente da Serafino e, ciò permette di mettere in crisi lo stereotipo della donna fatale [il topos della donna fatale ricopre la figura nella letteratura e nel cinema in quegli anni]. Grazie allo sguardo di Serafino la donna si mostra sì perversa, ma esibisce un’anima fragile e tormentata [eroina tragica che non gode della malvagità di cui si macchia]. È un'attrice impeccabile, la quale esce sempre dal campo, confine che indica il confine entro il quale lei può essere ripresa dalla macchinetta [metafora dell'instabilità psicologica della donna, non vuole essere fissata di una maschera]. La reazione della donna mentre si guarda è molto esilarante, ella rimane atterrita del suo atteggiamento, vede un’altra che non è lei, una personalità inconscia e inafferrabile [il film permette di visualizzare l’oltre che è presente nella donna; è una variante cinematografica già sperimentata da Pirandello nell'opera uno, nessuno, centomila, solo che al posto della macchinetta vi è uno specchio]. In seguito viene mostrata la superbia antropocentrica, data dal fatto che gli uomini uccidono per svago mentre le bestie uccidono per fame per cui gli uomini si riducono peggio delle bestie. QUADERNO TERZO: -Parte centrale, chiave del romanzo. Quaderno molto costruito sui pensieri del protagonista e sentiamo forte la presenza di Pirandello stesso. -Verga e Pirandello condividono il modo di vedere il progresso. Scrittori che hanno stile di cose VS scrittori che hanno stile di parole. Nella prima (di cui fanno parte VERGA, Dante, Machiavelli) si tratta di una letteratura concreta che punta al concetto piuttosto che al bello stile, nella seconda si tratta di una letteratura bella in apparenza, ma vuota in sostanza (con rappresentanti Petrarca, D'ANNUNZIO); -Contrapposizione netta tra la macchina e la carrozzella: nell'auto ci sono tre attrici (Mondo cinematografico associato alla modernità) nella carrozzella c'è Serafino che viene superato dall'auto e che si sente staccato dal nuovo mondo, ultimo superstite del mondo vecchio, come il violinista. Sottolinea le risate ed il senso di comicità e superficialità delle attrici: avvertimento del contrario; sentimento del contrario in Serafino: riflessione sul mutamento della realtà all'avvento della modernità. -TEMA FRENESIA: Vita dai ritmi lenti della vita di una volta VS ritmi veloci della modernità che spazzano via la poesia e la bellezza della natura. Descrizione della gente della grande città come stressata, smaniosa, frenetica a causa della modernità e velocità. -CITTA' VS CAMPAGNA: Contrapposizione netta tra bellezza, poeticità della campagna e squallore della città che si concentra sulla rappresentazione disforica della casa cinematografica. -DESCRIZIONE DELLA KOSMOGRAPH: all’interno la Kosmograph è un luogo disforico. Si crea un contrasto tra interno ed esterno: dentro tenebre e buio, fuori la luce. - Si insiste molto sul concetto di vita ingoiata dalle macchine da presa, la macchina da presa risucchia la vita restituendo non vita. -Nel terzo paragrafo tema della spersonalizzazione e alienazione: l’uomo diventa congegno della macchina (come un'inversione dialettica) ritorno di tutti i temi centrali. Attenzione sui termini utilizzati in ACCUMULAZIONE, provvedimento molto usato in Pirandello dare come un senso di soffocamento. QUADERNO QUARTO Ù Serafino è certo che la Nestoroff sia a conoscenza della sua amicizia con Giorgio Mirelli (suicidatosi per lei) - in quei giorni Aldo Nuti sarà di ritorno nella compagnia ed ella dovrà rifare i conti con la morte di Giorgio, con la sua cattiveria - per questo guarda con sdegno e sprezzo Serafino. Questa situazione diventa ancora più evidente e intensa quando Serafino deve riprendere con la macchinetta una scena della Nestoroff che, seminuda, deve recitare la scena di un rito indiano fingendo di uccidersi con due pugnali sul finale. Il Alla Kosmograph si attende ‘una signorina di buona famiglia”, Luisetta Cavalena, a cui è stata affidato un ruolo in una piccola scena di un film. La Nestoroff è la prima ad accoglierla all’interno della casa. La ragazza è molto timida e lo dimostra ad ogni persona a cui viene presentata (Serafino però, Pensa di essere l’unico a non metterla a disagio). Luisetta Cavalena è figlia del Cavalena (detto anche “suicida”) un uomo terribilmente oppresso dalla gelosia della moglie che gli impedisce di trovare un'occupazione stabile; per sopperire ai bisogni della famiglia confeziona scenari cinematografici (nei quali non riesce a non far capitare un suicidio). Polacco decide di affidare una parte a Luisetta insieme a Carlo Ferro e alla Nestoroff. Serafino riflette sul suo ruolo, le persone (Luisetta) lo vedono come “qualcuno” o come una “cosa”? - La tragedia rappresentata nell'opera pirandelliana è la stessa tragedia che lo stesso scrittore vive. Anche sua moglie a causa del fallimento dell'impresa, e alla perdita della dote diventa pazza e, tale pa: si manifesta sottoforma di una gelosia paranoica prima nei confronti delle studentesse a cui Pirandello tiene lezioni, poi verso la figlia, che a causa di tale comportamento tenta il suicidio e poi scappa di casa. I Serafino va a trovare Simone Pau che da qualche tempo non si vede in giro, scopre che l'uomo con violino sta morendo. Si raccolgono tutti intorno al corpo dell’uomo con il violino (Serafino + Simone Pau + Cesarino + Tre zitellone) e parte una discussione sul lavoro. Siamo il lavoro che facciamo o è il lavoro che facciamo a diventare parte di noi? Secondo Pau è impossibile scindere la propria vita dal proprio lavoro, lui sarà sempre professore e Serafino sarà sempre un operatore cinematografico, anche dopo la morte. Nonostante bile. questo Simone Pau in realtà incoraggia Serafino dicendogli che il suo è un lavoro invi IV Tornando verso casa Serafino viene raggiunto da Carlo Ferro, iniziano una discussione: Carlo Ferro sospetta che Palacco (amico di Nuti) abbia affidato a lui la parte del cacciatore che deve uccidere la tigre, perché consapevole del fatto che non sia capace, essendo lui coraggioso e non calmo e freddo (aspetti necessari per uccidere una belva feroce) ad uccidere la tigre. Vv Polacco esorta Serafino ad andare a vivere con Nuti nell’appartamento in affitto di Cavalena. Quinto quaderno Capitolo uno: il capitolo si apre a casa ‘avalena. Una parte importante consiste nel colloquio tra Serafino ed Aldo, che offre a Serafino molti spunti lessione, perché vede in lui un esempio vivente delle contraddizioni degli uomini; vede una profonda dissociazione fra quello che dice e quello che egli prova dentro di sé e non vuole accettare né comunicare. Serafino proprio come per Cavalena prova pietà per Aldo. Quest'ultimo porta în sé il segno di questo episodio traumatico del suicidio di Giorgio. Aldo Nuti non vuole ammettere di essere stato abbindolato dalla Nestoroff, vuole raggirare la sua innocenza ed il suo essere uomo, ma come spiega il triangolo amoroso? Dice a Serafino che lui ha fatto quello che ha fatto per il bene di Giorgio, tra lui e Giorgio quello che non ha mantenuto la parola è stato proprio questfiultimo togliendosi la vita. La Nestorov voleva allontanarsi, salvando così Giorgio da ogni possibile illusione, secondo Serafino; tante ipotesi ma nessuna certezza. Aldo fa sapere a Serafino che la Nestorov non si è concessa a lui, ma gli ha fatto intendere che l'avrebbe fatto. Dunque Serafino si rende conto che Aldo non è solo sconvolto dalla morte dellfiamico, ma è anche frustrato per il suo orgoglio virile ferito. Alla conclusione di questo dialogo cfiè un passo importante: finito il colloquio e Serafino esce preoccupato, voleva stemperare lo stato dfianimo di Aldo ma non ci è riuscito. Il giorno dopo Nuti, caduto in una febbre delirante, e da lì inizia a profilarsi un altro triangolo amoroso tra Serafino, Nuti e Luisetta, la quale prova attrazione nei confronti di Aldo. Serafino si reca alla Kosmograph per mettere Polacco al corrente della situazione, il quale gli raccomanda di non fare parola a nessuno dellfiarrivo di Aldo, e comunica a Serafino di aver avuto un colloquio con la Nestoroff, cercando di convincerla a far allontanare Carlo Ferro da Roma, perché Polacco teme degli scontri tra Nuti e l'attuale compagno dell'attrice. Racconta ancora che la Nestoroff ha accettato chiedendo di avere anche lei una parte del film della tigre che si stava girando, perché vuole dimostrare la sua superiorità di fronte ad Aldo, oppure perché vuole stare lì per approfittare della situazione senza Ferro. In effetti la Nestoroff avvicina Aldo senza specificare cosa si dicono. Nel frattempo Nuti è a casa, amorevolmente assistito da Luisetta, la quale accetta di sostenere un gioco delle parti, perché nel suo delirio Nuti scambia Luisetta per la sua ex, Duccella, rivolgendole parole d'amore e chiedendole perdono, e Luisetta con la scusa di dover sostenere il malato finge di essere Duccella; ella, però, ricambia davvero Ifiaffetto e le parole dolci. Questo interessante gioco di scambio di identità ci riporta davanti ad uno dei nuclei forti di questo romanzo, la sottile linea tra realtà e finzione, che darà a Serafino non pochi spunti di riflessione. Capltolo quattro: Serafino capisce che la vita è irriducibile a ‘qualsiasi spiegazione razionale, non è spiegabile; non è riconducibile a cose prefissate, bensì a momenti imprevedibili. Non solo ha imparato ciò osservando questa situazione, ma ammette che sta anche avvenendo un cambiamento dentro di lui. Se la prende con Luisetta perché è la responsabile di questo sentimento così amaro. Contrariamente a quanto lui stesso dichiarava di sé, suo malgrado scopre di non essere più un semplice spettatore che osserva la vita impassibilmente, ma la tenerezza amorosa nei confronti di Luisetta lo richiama alla vita; alla fine della sua parabola trionferà però il suo silenzio assoluto, dunque questo richiamo nella la vita verrà per sempre cancellato. Si concentra în queste pagine su Luisetta, per il forte senso di costruzione che lei vive in ambito familiare dei rapporti burrascosi tra madre e padre. Luisetta cercherà di trovare la sua strada, dinamiche che troviami vari personaggi e che in vario modo sono riconducibili all'idea di costrizione, di reclusione e della prigionia da cui i personaggi cercano di uscire (riguarda anche la belva feroce ossia la "Tigre" che ogni tanto Serafino va a visitare, e anche la Nestoroff). Grazie alle attenzioni ed alle cure di Luisetta, Aldo riesce a mettersi in piedi; riprendendosi vuole tornare sul set, che tornare a Napoli come tutti vorrebbero convincerlo. Capltolo cinque: Nuti è come resuscitato da questa situazione delirante. Polacco è andato a trovare Aldo, al fine di convincerlo a terminare la convalescenza a Napoli. Troviamo un Nuti con un nuovo taglio di baffi, ciò sembra avere un valore simbolico ovvero nuova attitudine e la traccia di sangue che si è procurato radendosi viene vista come oscura premonizione di un evento violento che potrebbe verificarsi, soprattutto per lo sguardo cupo e pieno di odio che lo sostiene. Anche Luisetta dovrà recarsi sul set dove lavora come comparsa; di fronte alla proibizione della madre, Luisetta si ribella e si allontana senza consenso. Serafino, attento osservatore di tutte queste dinamiche, sa che dentro di lei oltre all'insofferenza nei confronti della madre, cfiè il desiderio di rimanere vicino ad Aldo. post-naturalistico: romanzo antropomorfo o antropocentrico (il primo), espressione e continuazione del ceppo narrativo ottocentesco; e romanzo tecnomorfo (il secondo), dove la linearità del soggetto si dissolve, e i testi si costruiscono sui dettami delle scienze nuove (ad es. il romanzo cinematografico di Pirandello, modellato sulle tecniche della sceneggiatura e del montaggio a quadri rapidamente sovrapposti). Nel mondo interiore resta sigillato il “superfluo” rispetto al presente meccanizzato, e cioè gli estri, le passioni, persino l'arte. Serafino è cosciente di questa duplicità, tant'è vero che si rende conto che l'astio degli attori nei suoi confronti deriva da un “furto d'identità”, o di aura, operato dalla macchinetta; mentre la diffidenza che egli nutre verso l'attrice Varia Nestoroff, e che fuoriesce solo quando Serafino si separa dalla sua macchinetta, deriva da eventi passati (la Nestoroff è stata per anni l'amante di un caro amico di Serafino, e l'ha infine condotto al suicidio dopo averlo prosciugato). Così, Serafino si lascia divorare dalla macchina, ma anche vendicare, perché attraverso di essa egli ruba agli altri l'individualità e la condizione naturale, proprio quello che la macchina ha sottratto a lui in primis. Così come sono separati i due temi, sono separati anche i registri usati da Pirandello per trattarli: infati ad esempio, per trattare della rievocazione del tempo naturale, Pirandello usa una sorta di “romanzo nel romanzo”, costruito sugli archetipi tardo- ottocenteschi del “romanzo d'artista” (ad es. “Eva” di Giovanni Verga). Esso tratta della storia di Giorgio Mirelli, caro amico di Serafino, della sua perdizione e dei sentimenti allusivi ma pudici. Un segmento kitsch, quasi gemello delle “care cose di pessimo gusto” di Gozzano, che si snoda per quasi tutto il secondo quaderno, con un'appendice al paragrafo 4 del sesto quaderno (dove peraltro si assiste ad un “ribaltamento”, in cui il presente fa trovare sfigurate e grottesche le immagini evocate ed idealizzate nel passato). In questa “enclave” la fa da padrone la descrizione della “dolce casa di campagna presso Sorrento”, espressa attraverso una prosa lenta e ripetitiva, una semantica dell'accumulazione, dell'immobilità e del segreto, che vorrebbe esorcizzare la morte ma in realtà assume toni da museo delle cere; che nell'appendice del sesto quaderno svela gli effetti devastanti del tempo, l'Eden caduto e i miti rassicuranti e protettivi legati ai cicli della natura, con esso caduti. Brano 3. “Dolce casa di campagna [...]” (p. 67) — quasi una preghiera alla casa dei nonni di Giorgio e Lidia Mirelli, da Serafino frequentata molto spesso (dato che era il precettore di Giorgio). Ricorda il crepuscolarismo di Gozzano, con le “piccole cose di pessimo gusto” della Signorina Felicita , ed è permeato da un senso di sicurezza e nostalgia (data dalla ripetizione dell'aggettivo “cara” in più punti). Dall'altra parte, il diario metropolitano di Serafino è reso con una prosa ritmata, incalzante e frammentata, quasi febbricitante, vertiginosa e rumorosa. Questa opposizione è ben riassunta nella scena del cavallo e dell'automobile. Serafino sta filmando delle attricette che corrono in macchina, trasportato da un carretto tirato da un cavallo, lento e stanco. Le due visioni (quella veloce delle signore in macchina, e quella naturale di Serafino sul carretto) sono messe a confronto, evidenziando nella prima una sorta di “comicità”, probabilmente data dal ricordo di certi effetti delle prime gag comiche cinematografiche (velocizzate), e nella seconda l'associazione della lentezza alla comunione con la natura (si noti anche la descrizione lirico-idillica del paesaggio, che cozza con la vertigine e la confusione prodotta dal passaggio della veloce automobile). Questa scena metaforizza quindi il tempo della memoria che rimane travolto dal tempo della macchina, e vi si concilia soltanto nella forma della resa e della paralisi (censura e cancellazione di rutti gli slanci vitali) — il giardino di Sorrento distrutto, la tigre ripresa e “digerita” dalla cinepresa mentre uccide l'attore. Brano 4. “Un lieve sterzo [...]” (p.95) + contrasto tra la velocità dell'auto e la lentezza del carretto. Si tratta di un instant book, ovvero un libro pubblicato in tempi molto rapidi, sul cinema ed è il primo romanzo italiano a riflettere sul fenomeno che più avrebbe modificato l’immaginario. Pirandello fu eswemamente audace nel pubblicare un romanzo incentrato sulla forza propagandistica e di diversione caratterizzante del momento, la QUADERNI DI SERAFINO GUBBIO OPERATORE di Luigi Pirandello RIASSUNTO Quaderno primo Dopo alcune considerazioni generali sulla vita e sulla sua professione attuale, Serafino comincia a raccontare gli avvenimenti che lo hanno portato ad essere una "mano che gira", Tutto comincia quando egli, che ha compiuto studi di filosofia, si trovava a Roma, disoccupato; è allora che incontra un vecchio amico, Simone Pau, che lo porta a dormire nel luogo che lui ha liberamente scelto come sua dimora: il dormitorio pubblico. Lì presente a Serafino un essere eccezionale: un violinista che di fronte alla violenza della civiltà delle macchine ha rinunciato all'arte. La notte passata nell'ospizio segna la sorte di Gubbio: alla mattina fa irruzione in quel luogo desolato un'intera troupe della casa cinematografica "Kosmograph" per girarvi alcune scene; c'è la "diva" Varia Nestoroff, e il regista Nicola Polacco, un amico di Gubbio, che gli propone di diventare operatore, l'addetto a girare la manovella della macchina da presa. Quaderno secondo La vista della Nestoroff ha suscitato in Serafino il ricordo di una vicenda lontana; egli aveva dato ripetizioni a un ragazzo, Giorgio Mirelli, che abitava con i nonni e la sorella Duccella in una villetta vicino a Sorrento. Nella memoria, quel luogo tranquillo era diventato una sorta di paradiso terrestre, che però era stato sconvolto dalla tragedia. Giorgio Mirelli si era trasferito a Napoli per dedicarsi completamente alla pittura e qui aveva conosciuto Varia Nestoroff, un'attrice russa dal passato misterioso. Egli se ne era innamorato e la voleva sposare; ma al progetto si opponeva Aldo Nuti, il fidanzato di Duccella. A questo punto Serafino non può fare che delle supposizioni per spiegare il fatto che la Nestoroff alla vigilia delle nozze con Giorgio si fosse data ad Aldo Nuti: forse per dimostrare una volta di più la forza che essa esercitava su tutti gli uomini che l'avvicinavano; il fatto è che Giorgio Mirelli si era ucciso, dopo aver appreso il tradimento dallo stesso Nuti che, non potendo più sposare Duccella, era fuggito senza più dare notizie di sé. Quaderno terzo Il racconto si sposta sull'attività che Serafino compie presso gli studi della "Kosmograph", sul suo rapporto con la macchina da presa, con gli attori, Si apprende così che "si gira" è il nomignolo che gli hanno affibbiato nell'ambiente. Negli stabilimenti intanto si sta preparando un nuovo film: la storia di una Miss inglese, vera divoratrice di uomini, che fa un viaggio nella giungla con un seguito di spasimanti; è prevista una Il critico Castellana sostiene che i Quaderni possono essere considerati un instant book, cioè un libro scritto a ridosso di un nuovo fatto storico. In questo caso il fatto storico in questione nel 1916 è la nascita dell'industria cinematografica (cinema) in Italia. Il cimema nasce grazie agli esperimenti fatti dai fratelli Lumiere. Nel 1911 si realizza il primo lungometraggio italiano, nel 1913 Pirandello propone al corriere della sera un romanzo che parli dell'industria cinematografica e in particolare della Kosmograph, casa cinematografica esistente. Verrà poi pubblicato solo nel 16 con il titolo Si gira... mentre in Italia c'è la prima guerra mondiale. Già negli anni 20 del 900 la scuola di Francoforte (filosofi) hanno avvertito la novità di un'arte che sembra andare incontro alle masse, svolgendo una funzione “democratica”, che Walter Benjamin chiama “valore di esposizione”: l’arte è più esposta, più leggibile anche da parte di un pubblico che prima di solito non lo avvicinava. Questo significa che l’arte viene omologata cd è strumento di omologazione. Questo è anche il discorso che fa Pirandello a proposito di cinema: per la prima volta si vede la nascita di una industria che come qualsiasi industria produce delle merci, che in questo caso nel mondo della Kosmograph sono le opere d'arte. Prima di allora non si era mai detto che di un’opera d’arte si potesse fare una merce, che oltretutto andasse incontro ad un consumo popolare. Infatti, non è necessario un alto tasso di alfabetizzazione perché si vada al cinema e si goda di uno spettacolo della industria cinematografica. Questa cosa a noi sembra la normalità, ma allora era una assoluta novità e soprattutto all’interno della scuola di Francofonte la reazione fu (secondo Umberto Eco) quasi apocalittica: i filosofi pensarono che la riduzione dell’arte a merce, la nascita dell'industria culturale non fosse altro che un’apocalisse che avrebbe distrutto l’umanesimo e il modo di vedere l’arte e la letteratura come un'esperienza sacra, come lo era stata fino a quel punto. La posizione di Pirandello a riguardo è simile: pensa che l'industria culturale sia giunta a portare l'apocalisse nel mondo in cui finora ha vissuto. Il violinista nel romanzo è una vittima dell’apocalisse. Di fronte a questa apocalisse egli non oppone resistenza, perché è un mondo che ormai non può essere cambiato o restituito alla purezza originale. Ciò che viene registrato in questo romanzo è la perdita dell’aura da parte dell’arte con l'avvento del cinema. Pirandello in questo romanzo non immagina mai che la Nestoroff, Aldo Nuti ecc siano davvero degli attori, perché secondo lui il cinema è refrattario all'arte degli attori. Per lui il cinema e l'arte dell'attore sono incompatibili. Pensa che l'industria cinematografica ha un livello di produzione bassissimo e si accorge che quello che l'industria cinematografica sta facendo è una traduzione in immagini il mondo narrativo del romanzo popolare ottocentesco (feuilleton). Pirandello non coglie che il pubblico che fa nascere l'industria culturale è un pubblico composito che sfrutta opere di livelli estetici diversi. Non esiste quindi una omologazione. I quaderni sono un'opera innovativa e ribadiscono il valore del romanzo che era una forma letteraria in crisi all’inizio del 900 perché non se ne scrivevano più, si scrivevano piuttosto brevi testi narrativi o saggistici (epoca del frammentismo). Allo stesso tempo però questo romanzo contesta il modello ottocentesco di romanzo sin dalla prima pagina, perché non è costruito come una “parabola” con un inizio, uno svolgimento e una fine: è invece continuamente frammentato, come se fossero quaderni di diario nei quali vengono concentrati i pensicri del narratore riguardo fatti accaduti alcuni mesi prima. In apertura “Studio la gente” proporre un romanzo come se fosse uno studio è un retaggio ottocentesco: come Balzac che intendeva studiare la società, come Verga e Zola intendevano studiare l’uomo. Serafino vuole studiare la gente nelle sue occupazioni quotidiane, la materia propria del romanzo realista. (riferimento al romanzo realista) Subito dopo aggiunge “...’ perché lui è il narratore a cui manca qualcosa, la certezza, che fa di lui un tipo di narratore opposto a quello ottocentesco: di fatti il narratore ottocentesco è certo di star guardando il mondo in modo oggettivo, il mondo è così e lo descrive per come si presenta ai suoi occhi. Romanzo ottocentesco: fondato sulla oggettività del reale, esiste un mondo reale ed un modo oggettivo di guardarlo. Esempio, Verga presenta il mondo dei Malavoglia, il loro mondo è così c non ci sono diversi punti di vista che suggeriscono che forse non è così. Qui invece manca la certezza di capire il mondo, perché il mondo non è oggettivo, non può essere studiato scientificamente, non può essere descritto, è soltanto interpretabile -> fondamento dell’etica pirandelliana. Serafino guarda il mondo come un operatore, una figura professionale del cinema, oggi molto diversa. Lui però dice che non opera nulla, cioè non fa nulla: infatti per noi operare significa svolgere un lavoro, e che siano impegnati in questo lavoro sia la nostra mente che la nostra mano. Mentre nel caso dell'operatore è importante che sia attiva solo la mano e che la mente non sia impegnata. Quello che sente Serafino Gubbio è che nella condizione moderna l'uomo è stato ridotto ad una mano e non ha più una mente. Infatti la mano che gira la manovella delle macchine non ha niente di umano, è qualcosa di meccanico. E' la macchina che usa l’uomo come forza motrice. Il narratore della storia è Serafino Gubbio. “Scusi, non si è trovato ancor modo di far girare la macchinetta da sé? Ecc...” Qui parla la paura dell’uomo che dinnanzi alla creazione delle macchine pensa che lui diventerà eccessivo. Un tema che è ancora attuale man mano che la tecnologia avanza. Questa è uno dei temi fondamentali della narrazione di questo romanzo. L'uomo ha sempre avuto il pensicro di forze maggiori che potevano sovrastarlo, prima crano gli dei o la natura, adesso sono le macchine. “Dolce casa di campagna ecc...” Nel Quaderno secondo Serafino racconta un antefatto. Questa casa (dei nonni di Giorgio, ragazzino a cui Serafino dava lezioni di Lettere, in cui egli si recava per le lezioni) in cui la bellezza della casa stessa ma anche l'armonia tra le persone che la abitano sembrano a Serafino un mondo edenico. La vede come un luogo in cui ci si sente a proprio agio, come in una famiglia. Dice che i mobili sono di vecchio stile e significa che questi oggetti hanno una memoria, la memoria di Serafino ma anche delle persone che la hanno abitata prima ancora che Scrafino vi entrasse. Non erano semplici cosc ma simboli del passato e dei ricordi. 45:26. I nomi in Pirandello sono importanti: Il nome Serafino allude al doctor Seraphicus di Bonaventura e Gubbio si riferisce a un fatto importante narrato nei fioretti di San Francesco in cui egli parla con il lupo di Gubbio e lo ammansisce (il nome di Serafino allude quindi al sacro). “Un lieve sterzo...” qui c'è il punto di vista della macchina: le tre attrici che si girano e vedono la carrozzella diventare man mano sempre più piccola nel viale alberato adottano il punto di vista della velocità della macchina. E' un punto di vista a cui noi adesso siamo così abituati che sembra una cosa normale, ma allora era assolutamente nuovo: la prima volta che il paesaggio era stato visto secondo una velocità diversa da quella dell'andare a cavallo era stata con l'invenzione del treno nell'ottocento. L'umanità fino all'ottocento aveva guardato il pacsaggio con una velocità massima molto inferiore. Quando Serafino dice “la carrozzella era scomparsa? Ma che” vediamo il paesaggio non più dalla prospettiva delle tre attrici (nella macchina) ma dal punto di vista di Serafino (che si trova nella carrozza) e infatti lui dice che era la macchina ad essere scomparsa dalla sua visuale. In questo romanzo non è tanto importante la trama, il nodo principale sono delle questioni filosofiche presenti nelle parti riflessive del romanzo. Per questo è definibile come un romanzo-saggio nel senso che mescola delle parti saggistiche c delle parti narrative, ma anche perché nel racconto vengono raccolte delle riflessioni. Ad esempio nella parte precedente analizzata quando Serafino dice “avete voluto le macchine? Adesso beccatevi queste vertigini” ha un intento riflessivo. Luisetta, che inizialmente viene coinvolta in una rapida scena di un film che le fa accarezzare il sogno di diventare attrice. Capitolo due: la convivenza di Cavalena con una moglie patologicamente segnata è un parallelismo con la condizione di Pirandello. Non è nemmeno particolarmente fortunato come sceneggiatore, poiché le sue innumerevoli trame di suicidi avevano fatto sì che Polacco lo rifiutasse. Serafino è sempre più attratto dalla figlia di Cavalena, è l'unica concessione che il protagonista fa al richiamo al rimettersi interamente dentro la vita: lui ci ha sempre detto che è uno spettatore, ma la presenza di Luisetta gli offre questo richiamo. Serafino accompagna Luisetta e gli altri attori a fare la ripresa a cui era stata casualmente coinvolta. Capitolo tre: con una digressione, Serafino ci racconta che è andato a trovare Simone Pau nell’ospizio, poiché è venuto a sapere che l’uomo col violino è in punto di morte. Parlando con Pau fuoriesce il tema della bestia e del suo rapporto con l'uomo: ogni individuo si trova intrappolato in una condizione che gli è stata data e alla quale è difficile sottrar: Dunque vi è anche un’impossibilità di essere chi si vorrebbe essere fino in fondo. Simone Pau osserva che occorre avere pietà nella bestia che abbiamo in ognuno di noi: la pietà è una delle caratteristiche dell'umorista, che sa andare al di là delle apparenze e sa capire che dentro gli uomini a volte può prendere il sopravvento la “bestia”. Con Pirandello, come si evince da queste pagine, il cuore dell'interesse non sta nell'osservare le cose come sono (come naturalisti e veristi), io problema è l'inspiegabilità dell'essenza delle cose, il fatto che le cose si sottraggano a una spiegazione che li riconduca a un senso. Questa nuova attitudine, che segna lo scarto rispetto alla narrativa dei decenni precedenti, è particolarmente forte e sensibile. Capitolo quattro: chiusa la parentesi che ruota attorno alla morte del violinista, vi è un colloquio molto serrato tra Serafino e Carlo Ferro. Quest'ultimo va a cercare Serafino per sapere fino a che punto lui è coinvolto nel ritorno di Aldo Nuti, che infastidisce l'amante della Nestoroff. Dialogo interessante, perché Ferro dimostra di essere meno grossolano e più intelligente di quanto Serafino sospettasse. Ferro infatti, sospetta che Cocò Polacco gli abbia assegnato il ruolo del cacciatore per esporlo al rischio e sperare in un suo errore affinchè la belva lo divori; inoltre, l'uomo si rivela geloso nei confronti di Varia, poiché teme che l’arrivo di Nuti possa risvegliare nella donna antichi sentimenti. Capitolo cinque: ritroviamo l'attenzione sul signor Cavalena, tipica figura umoristica che al tempo stesso suscita riso e pietà, e che al tempo stesso è un filosofo umorista, con una consapevolezza acuta a partire da ciò che lo tocca più da vicino, ossia quella della moglie. Anche lui è un personaggio affine a Serafino, entrambi esclusi e sconfitti. Abbiamo lasciato Serafino dopo un colloquio con Carlo Ferro, legato alla Nestorovi il fuoco dellfiattenzione dinamica della narrazione si sposta sul personaggio di Cavalena, autore di sceneggiature che fornisce presso la casa la Kosmograph. In questo capitolo conosciamo le caratteristiche e le vicende di questa figura umoristica, allfiinsegna del riso e della pietà. Viene fatto riferimento all'atteggiamento geloso della moglie nei suoi confronti; Polacco gli aveva già parlato della gelosia di questa donna che mette in continua difficoltà il Cavalena. La donna rimprovera il marito per delle colpe che non ha, unione fra riso ma anche pietà per un povero uomo il quale a volte reagisce sottraendosi a questa situazione nella quale è imprigionato. Cavalena da un punto di vista è un Pascal meno coraggioso, dfialtra parte ha tratti simili a Serafino il quale vive in una condizione di margine lavorando come operatore e cercando di disfarsi di questo ruolo. "Cavalena cerca conforto tra gli amici di un tempo..." da questi trova accoglienza di facciata perché quando è c'è da sostenerlo economicamente, questi si tirano indietro; emerge un lato ipocrita ed egoista della società. Sappiamo che Cavalena ad un certo punto sente di tornare dentro di sé il richiamo di quella vita consueta e quotidiana dalla quale cerca di liberarsi. “Avvilito con la faccia verde di bile ma chiazza come se gli amici mortificandolo..." idea delle parole come qualcosa che feriscono, ce Ifiha con la moglie, giura a sé stesso di non tornare da lei. Tenta di ricominciare da capo ma ormai è come se si fosse talmente abituato a questa condizione che è impossibile disabituarsi. Dinamica tra vita e forma, questi non sono personaggi statici ma problematici. Come Cavalena è oggetto del riso altrui per la sua situazione, così al tempo stesso lui in prima persona agisce provando pietà verso gli altri, e verso la moglie: è un filosofo umorista. Come Serafino ha avuto vari fallimenti; è un medico che non può esercitare la professione apportato nel mondo della cinematogr: ma pur sempre medico, e la sua consapevolezza lo porta a riflettere che la moglie sia malata (umorismo tipico di chi riflette e vede anche Ifialtra faccia della medaglia). Viene posta maggiormente l'attenzione sul fatto che Cavalena chiese a Serafino di portarlo a parlare con Cocò Polacco; allfiingresso dellfiufficio di questfiultimo troviamo Aldo Nuti. Qui il destino di Serafino si intreccia a quello di Aldo, perché Nicolò preoccupato per le condizioni del Nuti chiede a Serafino di sorvegliarlo, e per farlo colloca sia Aldo che Serafino a casa di Cavalena (che era solito affittare camere). Quinto quaderno Capitolo uno: il capitolo si apre a casa di Cavalena. Una parte importante consiste nel colloquio tra Serafino ed Aldo, che offre a Serafino molti spunti di riflessione, perché vede în lui un esempio vivente delle contraddizioni degli uomini; vede una profonda dissociazione fra quello che dice e quello che egli prova dentro di sé e non vuole accettare né comunicare. Serafino proprio come per Cavalena prova pietà per Aldo. Quest'ultimo porta in sé il segno di questo episodio traumatico del suicidio di Giorgio. Aldo Nuti non vuole ammettere di essere stato abbindolato dalla Nestoroff, vuole raggirare la sua innocenza ed il suo essere uomo, ma come spiega il triangolo amoroso? Dice a Serafino che lui ha fatto quello che ha fatto per il bene di Giorgio, tra lui e Giorgio quello che non ha mantenuto la parola è stato proprio questfiultimo togliendosi la vita. La Nestorov voleva allontanarsi, salvando così Giorgio da ogni possibile illusione, secondo Serafino; tante ipotesi ma nessuna certezza. Aldo fa sapere a Serafino che la Nestorov non si è concessa a lui, ma gli ha fatto intendere che l'avrebbe fatto. Dunque Serafino si rende conto che Aldo non è solo sconvolto dalla morte dellfiamico, ma è anche frustrato per il suo orgoglio virile ferito. Alla conclusione di questo dialogo cfiè un passo importante: finito il colloquio e Serafino esce preoccupato, voleva stemperare lo stato dfianimo di Aldo ma non ci è riuscito. Il giorno dopo Nuti, caduto in una febbre delirante, e da lì inizia a profilarsi un altro triangolo amoroso tra Serafino, Nuti e Luisetta, la quale prova attrazione nei confronti di Aldo. Serafino si reca alla Kosmograph per mettere Polacco al corrente della situazione, il quale gli raccomanda di non fare parola a nessuno dellfiarrivo di Aldo, e comunica a Serafino di aver avuto un colloquio con la Nestoraff, cercando di convincerla a far allontanare Carlo Ferro da Roma, perché Polacco teme degli scontri tra Nuti e l'attuale compagno dell’attrice. Racconta ancora che la Nestoroff ha accettato chiedendo di avere anche lei una parte del film della tigre che si stava girando, perché vuole dimostrare la sua superiorità di fronte ad Aldo, oppure perché vuole stare lì per approfittare della situazione senza Ferro. In effetti la Nestoroff avvicina Aldo senza specificare cosa si dicono. Nel frattempo Nuti è a casa, amorevolmente assistito da Luisetta, la quale accetta di sostenere un gioco delle parti, perché nel suo delirio Nuti scambia Luisetta per la sua ex, Duccella, rivolgendole parole d'amore e chiedendole perdono, e Luisetta con la scusa di dover sostenere il malato finge di essere Duccella; ella, però, ricambia davvero Ifiaffetto e le parole dolci. Questo interessante gioco di scambio di identità ci riporta davanti ad uno dei nuclei forti di questo romanzo, la sottile linea tra realtà e finzione, che darà a Serafino non pochi spunti di riflessione. Capitolo quattro: Serafino capisce che la vita è irriducibile a qualsiasi spiegazione razionale, non è spiegabile; non è riconducibile a cose prefissate, bensì a momenti imprevedibili. Non solo ha imparato ciò osservando questa situazione, ma ammette che sta anche avvenendo un cambiamento dentro di lui. Se la prende con Luisetta perché è la responsabile di questo sentimento così amaro. Contrariamente a quanto lui stesso dichiarava di sé, suo malgrado scopre di non essere più un semplice spettatore che osserva la vita impassibilmente, ma la tenerezza amorosa nei confronti di Luisetta lo richiama alla vita; alla fine della sua parabola trionferà però il suo silenzio assoluto, dunque questo richiamo nella la vita verrà per sempre cancellato. Si concentra in queste pagine su Luisetta, per il forte senso di costruzione che lei vive in ambito familiare dei rapporti burrascosi tra madre e padre. Luisetta cercherà di trovare la sua strada, dinamiche che troviamo in vari personaggi e che in vario modo sono riconducibili all'idea di costrizione, di reclusione e della prigionia da cui i personaggi cercano di uscire (riguarda anche la belva feroce ossia la "Tigre" che ogni tanto Serafino va a visitare, e anche la Nestoroff). Grazie alle attenzioni ed alle cure di Luisetta, Aldo riesce a mettersi in piedi; riprendendosi vuole tornare sul set, invece che tornare a Napoli come tutti vorrebbero convincerlo. Capitolo cinque: Nuti è come resuscitato da questa situazione delirante. Polacco è andato a trovare Aldo, al fine di convincerlo a terminare la convalescenza a Napoli. Troviamo un Nuti con un nuovo taglio di baffi, ciò sembra avere un valore simbolico ovvero nuova attitudine e la traccia di sangue che si è procurato radendosi viene vista come oscura premonizione di un evento violento che potrebbe verificarsi, soprattutto per lo sguardo cupo e pieno di odio che lo sostiene. Anche Luisetta dovrà recarsi sul set dove lavora come comparsa; di fronte alla proibizione della madre, Luisetta si ribella e si allontana senza consenso. Serafino, attento osservatore di tutte queste dinamiche, sa che dentro di lei altre all’insofferenza nei confronti della madre, cfiè il desiderio di rimanere vicino ad Aldo. = valore metaDISCORSIVO, quasi una mise en abyme (finzione nella finzione) -“soddisfo un bisogno, uno sfogo prepotente” *nella danza dei pugnali pare che la Nestoroff si stia suicidando = forte realismo che supera l’atto di finzione del momento. * ANAMORFOSI = METAffOLIZZAZIONE E ASSUEFAZIONE rassegnata e distruttiva (meccanicità) + METAMORFOSI -> lenta trasformazione in altro, tratti positivi *anamorfosi al culmine ne ‘I Giganti della Montagna” - giganti sovrastano cultura = politica ® NATURAESILIATA dalla realtà artificiale, non c'è posto per lei = assenza anima nell’uomo e natura soccombe a ritmi e volontà della finzione = uccisione tigre VERA ffESTIA per una scena di finzione + colpevolizzazione bestia per aver adempito ai suoi istinti naturali STRUTTURA Diaristica EDIZIONI 1° - 191tti/15 = “Si gira...” - a puntate nella “Nuova Antologia” 2° - 1916 = pubblicazione in volume 3°- 1925 = cambio titolo in “Quaderni di Serafino Gubbio operatore” PERSONAGGI: VIOLINISTA = convinzione (dal trauma) che lo allontana dalla sua arte + ulteriore delusione quando sta per essere assunto dalla casa di produzione -> tornerà alla vita alcolizzata (dopo nuovo successo al pub) "> Dovrebbe suonare melodia sopra pianola ELETTRONICA = PREDOMINIO MACCHINA VARIA NESTOROFF - Distrutta e straniata dal cinema, non riconosce se stessa riguardando pellicole - ALIENAZIONE = Tema DIVISMO e sessismo nel cinema (stereo tipizzazione corpo donna e superamento forzato di argomenti tabù per l'epoca) - vertigine eros per appagamento piacere tramite schermo. "> Uomo ritorna a uno stato animale con istinti primordiali -> banalità pellicole dell’epoca e riduzione corpo a godimento organico + cinema non è vera arte, ma ELEMENTARE MATERIALITÀ Il romanzo attirerà il filosofo Walter Benjamin. figli cita “Si gira..’' all’interno del saggio ‘L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica”’, del 1936 tianno della prima pubblicazione tradotta in italiano). Al centro dell’opera vi è l’attenzione per i meccanisi prospettiva diversa rispetto a quella di Theodor Adorno, presentata in “Minima Moral fIstetica”. Quest'ultimo valuta in luce assolutamente pessimista le innovazioni tecnologiche dell’epoca moderna, in quanto strumento di asservimento totalizzante delle coscienze. produttivi della cultura di massa, considerati da una ? e “Teoria Benjamin, invece, tende a un'apertura costruttiva, considerando la rivoluzione tecnica, che ha portato alla diffusione di nuovi mezzi espressivi ticome la fotografia e il cinema), ha avuto l’effetto di modificare il rapporto tra arte e pubblico. La preziosità dell'esemplare originale unico -propria delle forme artistiche classiche come la pittura o la scultura - ha perduto il suo valore esclusivo rispetto alle copie. Nella fotografia e nel cinema l'originale si riproduce in un numero infinito di copie tra loro equivalenti, ergo: l'originalità non esiste più. Perciò, la riproducibilità tecnica ha prodotto il crollo dell’aura sacrale classica dell'originale insostituibile, ma ha anche introdotto una disponibilità finora inimmaginabile del pezzo artistico e ne ha accreditato il valore espositivo. In pratica ne ha aumentato la democratizzazione, dilatando la possibilità di usufruirne collettivamente, in maniera sempre più libera. Benjamin legge “Si gira...’ in francese, riconoscendo a Pirandello il merito di essere stato tra i primi a sottolineare la differenza tra la recitazione dell'attore nel cinema e la recitazione dell'attore in teatro. Indicativo come nella Postilla, la nota conclusiva del saggio, il filosofo interpreta in chiave marxista le tendenze imperialistiche del fascismo, che iniziarono a manifestarsi negli anni trenta in varie guerre d’aggressione, come la guerra in fItiopia tra il 1935 e il 1936. Un antefatto significativo è visto da Benjamin nell’estetizzazione della guerra promossa dal Futurismo, diventando un'efficace forma di mistificazione propagandistica delle ragioni effettive che hanno causato gli scontri armati. L'estetizzazione della guerra è una forma di imperialismo industriale e tecnologico, che