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questionario filosofico Heidegger, Esercizi di Filosofia

esercitazione di comprensione su Heidegger

Tipologia: Esercizi

2020/2021

Caricato il 11/05/2021

fabiola_99
fabiola_99 🇮🇹

5 documenti

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Domande
1) Posizione di Heidegger nei confronti del fenomeno e della dottrina di Kierkegaard.
2) Perché per Heidegger la vita è veramente desolata?
3) Per Heidegger il termine trascendente che significato assume?
4) Di conseguenza, il termine immanente a cosa va attribuito?
5) In conclusione: cos'è la metafisica?
6) Differenza fra esserci e esistenza.
7) Perché l'uomo vive solo una delle infinite possibilità che avrebbe potuto avere?
8) In che modo l'uomo cerca di dare un senso alla sua esistenza?
9) In che modo l'uomo cerca di attuare la sua libertà?
10) In che modo l'uomo cerca di modificare la sua vita?
Risposte
1) Riguardo l’esistenzialismo, Heidegger trascura i problemi riguardanti l’origine dell’uomo,
del suo fine e tutto ciò che riguarda il piano ontologico, egli si limita ad osservare i
fenomeni, ovvero solo ciò che si rivela immediatamente alla coscienza, ignorando tutto ciò
che non fa riferimento alla vita immediata. Il filosofo, quindi ricerca il significato dell’essere
nell’esistenza temporale, riprendendo la filosofia di Kierkegaard che si contrapponeva alla
dottrina della Ragione Universale di Hegel, che uccide l’uomo nella sua concretezza. Ma
in Heidegger non ritroviamo quel sentimento religioso che invece ritroviamo in
Kierkegaard, quindi l’angoscia che pervade l’uomo nasce dal senso di vuoto e di nulla e
non dalla coscienza del proprio peccato e dal desiderio di Dio.
2) Secondo Heidegger, l’uomo proviene dal nulla, con la nascita si affaccia sul mondo e
con la morte torna nel nulla: se il fondamento della vita è il nulla, allora la vita è veramente
desolata.
3) 4) 5) Proprio perché l’uomo esiste, trascende il nulla per porsi nel mondo e rapportarsi
con i suoi elementi, viventi e non. Per cui, il termine “trascendente” per Heidegger assume
un significato diverso rispetto a quello dato dai filosofi precedenti: non si riferisce ad una
sostanza distinta e separata dal mondo; che ha una realtà in sé fuori del tempo e dello
spazio, ma semplicemente ad un altro essere che sta davanti all'individuo, al mondo nel
quale lo stesso individuo si trova inserito. Di conseguenza anche il termine immanente non
va attribuito all'Essere assoluto che coincide con i singoli esseri particolari considerati
come sua manifestazione, ma agli esseri esistenti che vivono nel tempo che muovono dal
nulla e nel nulla ritornano. Conseguenza logica metafisica non indica l'essere in sé = la
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Scarica questionario filosofico Heidegger e più Esercizi in PDF di Filosofia solo su Docsity!

Domande

  1. Posizione di Heidegger nei confronti del fenomeno e della dottrina di Kierkegaard.
  2. Perché per Heidegger la vita è veramente desolata?
  3. Per Heidegger il termine trascendente che significato assume?
  4. Di conseguenza, il termine immanente a cosa va attribuito?
  5. In conclusione: cos'è la metafisica?
  6. Differenza fra esserci e esistenza.
  7. Perché l'uomo vive solo una delle infinite possibilità che avrebbe potuto avere?
  8. In che modo l'uomo cerca di dare un senso alla sua esistenza?
  9. In che modo l'uomo cerca di attuare la sua libertà?
  10. In che modo l'uomo cerca di modificare la sua vita?

Risposte

  1. Riguardo l’esistenzialismo, Heidegger trascura i problemi riguardanti l’origine dell’uomo, del suo fine e tutto ciò che riguarda il piano ontologico, egli si limita ad osservare i fenomeni, ovvero solo ciò che si rivela immediatamente alla coscienza, ignorando tutto ciò che non fa riferimento alla vita immediata. Il filosofo, quindi ricerca il significato dell’essere nell’esistenza temporale, riprendendo la filosofia di Kierkegaard che si contrapponeva alla dottrina della Ragione Universale di Hegel, che uccide l’uomo nella sua concretezza. Ma in Heidegger non ritroviamo quel sentimento religioso che invece ritroviamo in Kierkegaard, quindi l’angoscia che pervade l’uomo nasce dal senso di vuoto e di nulla e non dalla coscienza del proprio peccato e dal desiderio di Dio.
  2. Secondo Heidegger, l’uomo proviene dal nulla, con la nascita si affaccia sul mondo e con la morte torna nel nulla: se il fondamento della vita è il nulla, allora la vita è veramente desolata.
      1. Proprio perché l’uomo esiste, trascende il nulla per porsi nel mondo e rapportarsi con i suoi elementi, viventi e non. Per cui, il termine “trascendente” per Heidegger assume un significato diverso rispetto a quello dato dai filosofi precedenti: non si riferisce ad una sostanza distinta e separata dal mondo; che ha una realtà in sé fuori del tempo e dello spazio, ma semplicemente ad un altro essere che sta davanti all'individuo, al mondo nel quale lo stesso individuo si trova inserito. Di conseguenza anche il termine immanente non va attribuito all'Essere assoluto che coincide con i singoli esseri particolari considerati come sua manifestazione, ma agli esseri esistenti che vivono nel tempo che muovono dal nulla e nel nulla ritornano. Conseguenza logica metafisica non indica l'essere in sé = la

realtà assoluta, l'essenza al di là delle apparenze sensibili, ma l'esistenza contingente e finita dei singoli esseri.

  1. Per spiegare in quale modo l’individuo viene fuori dal nulla e si inserisce nel mondo, Heidegger fa una differenza tra l’esserci e l’esistenza. “Esserci” esprime la condizione concreta, singolare ed irripetibile di un individuo in un preciso momento della sua vita, da qui si può affermare che “esserci” può essere inteso come “essere-ci”. “Esistenza” non significa il passaggio dall’essere universale al singolo individuo, esprime, invece, le varie possibilità dell’esserci. L’esserci, infatti, non è immutabile come la sostanza della filosofia tradizionale, bensì è aperto ad innumerevoli possibilità di azioni e può avvalersi di qualsiasi attributo, modificando incessantemente la sua forma: tali forme sono reali, o come le definisce Heidegger, esistenziali.
      1. L’uomo vive una sola delle infinite possibilità che avrebbe potuto avere perché è vincolato dalle condizioni particolari quali tempo e luogo: l’uomo, infatti, è collocato in un determinato tempo e in un determinato luogo ed è una delle tante traduzioni dell’esistenza nell’esserci. In questa situazione l'uomo cerca di dare una spiegazione ed un senso alla sua esistenza e, rivolto al futuro, tenta di progettare una sua vita, scegliendo tra innumerevoli possibilità. Il futuro però è sempre legato al passato e dipende da ciò che è già avvenuto: anche se si sforza modificare lo stato in cui si trova, non ottiene alcun risultato ed ogni suo tentativo risulta vano perché le condizioni particolari della sua vita lo determinano senza che abbia alcuna possibilità di uscire dalla sua situazione effettiva. Di conseguenza, l'incessante impulso a trascendersi, a modificare la propria vita, considerata come manifestazione di libertà, è inutile e rimane una semplice aspirazione: il passato e il presente dell'individuo (ciò che è stato e ciò che è) condizionano il futuro, per cui l’esistenza umana è un circolo in quanto ripete incessantemente se stessa in costante uniformità.
  2. Incapace di modificare la sua vita, l’individuo può scegliere tra due possibilità: una vita inautentica e una vita autentica.
  • Esistenza inautentica, che si attua nell'utilizzare gli enti. L'inautenticità dell'esserci è la tendenza a deresponsabilizzarsi e ad affidarsi al mondo del Si impersonale, in cui dominano la chiacchiera, la curiosità e l'equivoco; ciò denota lo smarrimento dell'esserci nel mondo inautentico del Si e dell'anonimia. È una vita convenzionale, perché l’uomo non crea una sua personalità né una sua autonomia, ma si comporta come tutti gli altri, immergendosi nella massa, che è dominata dalla preoccupazione del domani e della morte
  • Esistenza autentica, ossia il riferirsi responsabilmente alle possibilità che l'esserci incontra. La struttura fondamentale dell'esistenza autentica è l'angoscia, che nasce dalla consapevolezza dell'essere per la morte. Mentre Kierkegaard, infatti, postulava tre scelte essenziali e significanti, Heidegger afferma che ogni scelta dell'uomo è nullificante, ossia ha come essenza il nulla perché ha come fine la morte. La morte, infatti, è l'estrema possibilità necessaria e significante, la "possibilità della pura e semplice impossibilità dell'esserci". L'esserci, quindi, esiste come un ente sempre in vista della sua fine, ossia come essere-per-la-morte. La morte come possibilità estrema, però, apre l'esserci alle altre possibilità in modo autentico; mantenersi costantemente nell'imminenza della morte