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Recensione libro Comunità, Guide, Progetti e Ricerche di Storia dell'Educazione

Recensione del libro Comunità della professoressa Livia Romano con bibliografia e sitografia. Prova valutata a fini di esame

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2022/2023

In vendita dal 27/07/2023

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L. ROMANO, COMUNITA’, SCHOLE’, MILANO 2022, PP. 202
Anno 2022/2023
Scienze Pedagogiche
Persona e comunità
Il libro “Comunità”  stato pubblicato il 17 febbraio 2022 dall’autrice Livia Romano con casa
editrice Schol della Morcelliana. Il testo  suddiviso in quattro capitoli:
1. La comunità come bisogno educativo;
2. La comunità educativa tra pratiche e teorie dalla preistoria all’Ottocento;
3. Teorie e pratiche di comunità nel secolo breve;
4. Un arcipelago di comunità nel tempo della tarda modernità.
Il termine comunità, dal latino communittem, indica in primo luogo la comunanza tra un gruppo di
persone che condividono un fine, sia esso culturale, religioso o politico, ed ha la sua radice nella
parola commùnis, che rimanda al senso dell’essere insieme dando qualcosa (dono) e ricevendo in
cambio qualcos’altro.
La comunità rappresenta un vero e proprio luogo inclusivo dove tutte le diverse soggettività
vengono integrate e accolte. Bisogna però affermare che non si può parlare di comunità in maniera
univoca poiché ne esistono diverse forme differenziate e dobbiamo distinguerla dalla società.
Comunità, che si occupa della centralità della persona,  un legame che unisce le persone ed 
durevole; la società, invece, lega gli individui soltanto per uno scopo ed  temporanea.
L’autrice, nell’introduzione del suo volume, scrive che questo  dedicato alla comunità come
questione pedagogica e parte dall’ipotesi che una delle molte sfide educative della nostra epoca
consiste nell’affrontare la perdita di memoria delle nuove generazioni, che spesso ignorano il senso
storico, sociale e culturale della realtà che li circonda e aspettano il futuro con ansia e senza
progettualità.
Sono giovani che non hanno in generale un buon rapporto col futuro, rapporto che resta segnato da
una vera e propria caduta della speranza e che fa loro percepire il tempo avvenire piuttosto come
una minaccia. Questa perdita di speranza nei confronti del futuro sarà sicuramente dettata dalla
mancata consegna di ideali di vita buona dalla piccola comunità educante, ovvero la famiglia.
È noto, ad oggi, come le generazioni tendono ad essere caratterizzate da una forte
individualizzazione proprio perché i rapporti con l’altro vengono drasticamente spezzati e questo
porta i singoli individui ad occuparsi della formazione del sé in totale solitudine, privilegiando uno
stile di vita orientato al consumismo e all’acquisizione di atteggiamenti prettamente egoistici.
Questa situazione porta un calo della presa di impegni a lungo termine; infatti, si nota come i
matrimoni tendono a diminuire e la causa potrebbe essere la difficoltà nel trovare un lavoro stabile
che permetta di mantenere una famiglia e che permetta l’uscita da casa dei genitori.
A tal proposito si  notato come gli individui, dopo esser usciti dalla casa della famiglia di origine,
tendano ad estraniarsi completamente da questi ultimi cadendo nel fenomeno dell’atomizzazione
causando, purtroppo, l’estremo esclusivismo e odio nei confronti dell’altro.
Da quanto affermato, emerge il mio interesse nei confronti della persona e proprio per questo ho
deciso di trattare il tema persona e comunità.
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L. ROMANO, COMUNITA’, SCHOLE’, MILANO 2022, PP. 202

Anno 2022/ Scienze Pedagogiche Persona e comunità Il libro “Comunità” è stato pubblicato il 17 febbraio 2022 dall’autrice Livia Romano con casa editrice Scholè della Morcelliana. Il testo è suddiviso in quattro capitoli:

  1. La comunità come bisogno educativo;
  2. La comunità educativa tra pratiche e teorie dalla preistoria all’Ottocento;
  3. Teorie e pratiche di comunità nel secolo breve;
  4. Un arcipelago di comunità nel tempo della tarda modernità. Il termine comunità, dal latino communitàtem , indica in primo luogo la comunanza tra un gruppo di persone che condividono un fine, sia esso culturale, religioso o politico, ed ha la sua radice nella parola commùnis , che rimanda al senso dell’essere insieme dando qualcosa (dono) e ricevendo in cambio qualcos’altro. La comunità rappresenta un vero e proprio luogo inclusivo dove tutte le diverse soggettività vengono integrate e accolte. Bisogna però affermare che non si può parlare di comunità in maniera univoca poiché ne esistono diverse forme differenziate e dobbiamo distinguerla dalla società. Comunità, che si occupa della centralità della persona, è un legame che unisce le persone ed è durevole; la società, invece, lega gli individui soltanto per uno scopo ed è temporanea. L’autrice, nell’introduzione del suo volume, scrive che questo è dedicato alla comunità come questione pedagogica e parte dall’ipotesi che una delle molte sfide educative della nostra epoca consiste nell’affrontare la perdita di memoria delle nuove generazioni, che spesso ignorano il senso storico, sociale e culturale della realtà che li circonda e aspettano il futuro con ansia e senza progettualità. Sono giovani che non hanno in generale un buon rapporto col futuro, rapporto che resta segnato da una vera e propria caduta della speranza e che fa loro percepire il tempo avvenire piuttosto come una minaccia. Questa perdita di speranza nei confronti del futuro sarà sicuramente dettata dalla mancata consegna di ideali di vita buona dalla piccola comunità educante, ovvero la famiglia. È noto, ad oggi, come le generazioni tendono ad essere caratterizzate da una forte individualizzazione proprio perché i rapporti con l’altro vengono drasticamente spezzati e questo porta i singoli individui ad occuparsi della formazione del sé in totale solitudine, privilegiando uno stile di vita orientato al consumismo e all’acquisizione di atteggiamenti prettamente egoistici. Questa situazione porta un calo della presa di impegni a lungo termine; infatti, si nota come i matrimoni tendono a diminuire e la causa potrebbe essere la difficoltà nel trovare un lavoro stabile che permetta di mantenere una famiglia e che permetta l’uscita da casa dei genitori. A tal proposito si è notato come gli individui, dopo esser usciti dalla casa della famiglia di origine, tendano ad estraniarsi completamente da questi ultimi cadendo nel fenomeno dell’atomizzazione causando, purtroppo, l’estremo esclusivismo e odio nei confronti dell’altro. Da quanto affermato, emerge il mio interesse nei confronti della persona e proprio per questo ho deciso di trattare il tema persona e comunità.

Il difficile rapporto tra persona e comunità La comunità è il luogo privilegiato dove la persona può attuare il progetto di sé e sviluppare nel massimo grado la solidarietà e la partecipazione. Questo, tuttavia, è un ideale difficile. Oggi da ogni parte è sentita l'esigenza della comunità, ma in pari tempo assistiamo al disagio di individui che non riescono ad inserirsi o vengono emarginati. Ciò dipende forse dal fatto che non è stato ancora sufficientemente analizzato e risolto il problema del rapporto persona-comunità, e ciò è fonte di disagio o di disadattamento. C'è , infatti, un rapporto tendenzialmente conflittuale tra le esigenze della persona e quelle della comunità. Si tratta di armonizzare due aspetti complementari di una stessa realtà, senza pregiudicare nessuna delle due componenti. Nella comunità tutti dovrebbero trovare accoglienza, anche i diversi, gli immaturi, gli svantaggiati, i non realizzati. Essa, infatti, dovrebbe promuovere integrazione ed inclusione facendo leva sulla solidarietà̀ tra tutti i cittadini. La costruzione della comunità resta dunque un obiettivo di primaria importanza nel nostro tempo, in quanto essa sola può consentire lo sviluppo e l'inserimento di tutti senza discriminazioni. << Vincolare la persona alla “sua” diversità o alla sua specialità rischia di bloccare lo sviluppo dell’identità e la realizzazione delle potenzialità umane>> (Pedone 2021, p.103). La comunità deve incitare a promuovere delle vere e proprie relazioni solidali per far fronte alla solitudine che i processi economici e sociali della globalizzazione hanno generato; la cultura emergente spinge l’individuo a vivere in solitudine, privilegiando aspetti superflui piuttosto che aspetti necessari. Potremmo far riferimento ad un fenomeno denominato Weltanschauung, una concezione di vita, che illumina una nuova visione del mondo dove emerge la figura del “singolo” volto alla realizzazione del proprio sé. Tutto ciò è dovuto soprattutto al rapporto negativo che intercorre tra la persona e la comunità e secondo De Pieri Severino: << Forma comunità un insieme di persone che vivono rapporti più o meno intensi di relazione reciproca e di solidarietà, inserite in un determinato contesto-ambiente dove vengono assimilati e vissuti valori e modelli di comportamento. In essa la persona, maturando, passa dalla relazione «io-tu» al «noi», attraverso un progressivo processo di identificazione con persone o gruppi di riferimento>>. (De Pieri Severino, 1988, Una Comunità educativa che accoglie e responsabilizza, in Rivista, note di pastorale giovanile). La coesione comunitaria è motivata da interessi comuni, dalla ricerca di un fine, e questo obiettivo reca ai membri una gratificazione maggiore di quella semplicemente affettiva, ma non basta da solo a mantenere il legame comunitario. La comunità si fonda anche su valori ideali, comunemente accettati, condivisi e vissuti, elementi tutti che costituiscono gli obiettivi dell'educazione alla comunità. Grazie a quest’ultima verrebbero acquisiti atteggiamenti e ideali, tra cui l’accoglienza dell’altro, eliminando i pregiudizi e sospendendo i vari stigmi, stimolando la capacità di ascolto e dialogo, comprendendo i bisogni delle persone che vivono con noi ed essendo solidali per la realizzazione degli impegni comuni. Bisogna promuovere una cultura prettamente inclusiva e per far ciò non serve solo parlarne ma dobbiamo prima di tutto praticarla. << Per fare in modo che il cambiamento progettuale sia migliorativo, è necessario mutare radicalmente, cioè alla radice, i nostri paradigmi concettuali>> (Pedone 2021, p.99). Il primo ambiente in cui avviene l'educazione della persona ed anche la sua formazione alla vita di comunità è la famiglia. Questa istituzione, nonostante la crisi che attraversa, resta indispensabile per la costruzione della persona e delle comunità. La famiglia, comunità essa stessa, ha come obiettivo quello di trasmettere valori in maniera non solo cognitiva, ma soprattutto affettiva ed esperienziale.

Obiettivo di Olivetti era quindi quello di creare un nuovo tipo di comunità centrata sulla piena valorizzazione della persona e contemporaneamente delineare una società più giusta e attenta ai bisogni primari della stessa. La Comunità, per Olivetti, infatti è un luogo molto importante in quanto rende possibile la piena realizzazione e la crescita integrale della persona ed è proprio per questo che bisogna lavorare sodo per ottenere una comunità concreta che possa sviluppare degli ideali adeguati. << Si tratta di un luogo dove la relazione virtuosa tra persona e comunità si concreta: essa è , infatti, una scuola di democrazia comunitaria, uno spazio in cui la formazione personale, quella professionale e la diffusione della cultura si traducono in prassi democratica >> (Romano 2022, pp 116-117). Conclusioni Viviamo, oggigiorno, in un’epoca nella quale tutto è in continuo e veloce mutamento. Dare una definizione esatta delle cose è sempre più difficile, perché il mondo è sempre più complesso e complesse sono le reazioni che esistono al suo interno. Viviamo in un’epoca dove il senso della comunità sembra talvolta perdersi. Viviamo episodi dove la persona, a causa di caratteristiche o modi di fare differenti rispetto ad altri, viene esclusa ed emarginata e ciò causa un’estrema individualizzazione. Viviamo una crisi di solitudine globale e per tornare Comunità serve prenderci cura l’uno dell’altro. La comunità è il posto dove una persona dovrebbe sentirsi al sicuro, accettata e libera di trasmettere le proprie idee, ma alle volte diventa tutto il contrario. Dobbiamo cercare di eliminare questa visione negativa che si ha della comunità; bisogna educare i giovani di oggi all’ascolto, all’accettazione dell’altro, all’empatia, a relazionarsi con l’altro e, soprattutto, a guardare il futuro con speranza. Non basta nemmeno stare con le persone: bisogna fare insieme. Le comunità, infatti, rischiano di essere luoghi esclusivi creati basandosi solo sul criterio della similitudine, ma riscoprire il valore sovversivo e radicale della cura per rimetterlo al centro del nostro agire comporta impegnarsi ad andare oltre. Significa, cio è, avviare un movimento di avvicinamento reciproco che faccia superare la paura, scoprire cosa ci unisce e saper apprezzare le differenze, assumendosi, però, il rischio del conflitto insito nell’incontro con l’Altro, riscoprendolo come una parte imprescindibile dello stare in società e come motore del cambiamento. Una trasformazione che non implica il dover essere amici di tutti, ma riconoscere per ciascuno lo stesso diritto alla dignità, al dare e ricevere cura come vorremmo fosse per noi. Significa, quindi, saper ammettere che spesso ciò che è meglio per la collettività non è ciò che sarebbe meglio per noi. Secondo il mio punto di vista, trasmettere ai giovani il buon senso e legarli ad una buona educazione, significa poter vivere seguendo dei giusti comportamenti necessari per integrarsi in modo sereno e pacifico in quella che è la nostra istituzione sociale e se così non fosse significherebbe far emergere atteggiamenti di tipo nocivo e sviluppare il fenomeno dell’individualismo. Dobbiamo tutti capire che far parte di una comunità significa partecipazione, sostegno, confronto e soprattutto significa inclusione massima di tutti, senza fare differenze. Bisogna educare al rispetto dell’altro salvaguardandone la sua libertà per poter procurare il benessere comune e lo sviluppo integrale della persona. Quest’ultima, ritrovandosi in un’ottica di comunità positiva ed organizzata, vede nella sua centralità l’opportunità di ampliare le proprie competenze, riconoscendo il bisogno di sé e costruendo una propria identità, aumentando il senso della responsabilità e sentendosi parte del mondo.

Bibliografia Bellingreri A. (2014). La famiglia come esistenziale. Saggio di antropologia pedagogica. La scuola, Brescia De Pieri Severino. (1988), Una Comunità educativa che accoglie e responsabilizza, in Rivista, note di pastorale giovanile. Pedone F. (2021). Includere per apprendere, apprendere per includere. Pensa Multimedia. Romano L. (2020), La Persona nel Comunitarismo di Adriano Olivetti, In Articolo. Romano L. (2022). Comunità. Scholè- Morcelliana. Sitografia https://notedipastoralegiovanile.it/index.php?