Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Relazione Baxandall, Sintesi del corso di Storia dell'Arte Moderna

Relazione sul libro di Baxandall "Pitture ed esperienze sociali dell'Italia del Quattrocento"

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 14/02/2021

francesca-morrone-7
francesca-morrone-7 🇮🇹

4

(5)

8 documenti

1 / 2

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
“Pittura ed esperienze sociali nell’Italia del Quattrocento”
L’autore di questo libro, Michael Baxandall, decide di inquadrare uno dei più floridi periodi artistici
della storia: il Quattrocento. Il suo è un saggio frutto di una serie di lezioni svoltesi all’Università di
Londra che hanno l’intento di analizzare la storia dell’arte di quel tempo. Baxandall non compie
un’analisi anodina bensì assume per la prima volta un nuovo punto di vista ponendo la questione
dell’arte in correlazione con la storia sociale che nell’ultimo capitolo interesserà espressamente
l’ambiente artistico fiorentino.
Per una maggiore fruibilità, l’autore decide di suddividere il libro in tre capitoli, ciascuno
corrispondente a tre analisi di tre argomenti diversi. Il primo capitolo possiede una patina più
tecnica e introduttiva poiché mira ad esporre il grande giro di affari che stava dietro alla produzione
di un dipinto. Vi era infatti il “cliente” che commissionava un dipinto di cui stabiliva le
caratteristiche, successivamente trascritte all’interno di un documento legale, insieme al pittore che
pagava poi a lavoro terminato. Alcuni clienti, come il duca di Ferrara Borso d’Este, pagavano per
l’estensione in termini di dimensioni del quadro, altri invece più raffinati, come il mercante
fiorentino Giovanni de’ Bardi, pagavano per il tempo e i materiali impiegati nella produzione del
dipinto. Entrambi comunque erano accomunati dalla finalità che il dipinto aveva per loro: “fornire
stimoli piacevoli e indimenticabili” a coloro che lo avrebbero ammirato. Successivamente il criterio
adottato per stabilire il prezzo complessivo del lavoro cambia ulteriormente dando valore all’abilità
che il pittore dimostrava di avere con il pennello, come accade ad esempio per la commissione della
Madonna della misericordia di Piero della Francesca (1445-1462).
Nel secondo capitolo ci si addentra nello stile vero e proprio del pittore che Baxandall affianca al
fruitore stesso dell’opera. L’artista non produce un dipinto solo per il gusto di essere definito
splendido o benfatto ma mira al buongusto che il fruitore ne può trarre e ciò lo si deve soprattutto
alle capacità visive sviluppatesi all’interno della società. Infatti più un pittore riusciva a trascrivere
nella sua opera tali capacità, più egli conquistava l’appagamento dei destinatari. La maggior parte
dei dipinti del XV secolo erano di tipo religioso e ciascuno di essi doveva far fronte a un triplice
scopo illustrato nel Catholicon di Giovanni di Genova: istruire gli incolti, raccontare il mistero
dell’incarnazione e dei santi per ridestare la memoria collettiva ed infine stimolare il sentimento di
devozione tramite il senso della vista. Dunque tradurre le storie sacre nei loro dipinti non era un
compito facile per i pittori i quali dovevano far fronte alle esperienze precedenti del pubblico. Per
non andare contro alle reminiscenze che ciascuno di quegli uomini aveva nei confronti di un
personaggio o di un episodio, pittori come il Perugino o Bellini si limitavano a dipingere persone
comuni dando al fruitore delle semplici linee guida generali sulle quali poi egli stesso avrebbe
applicato la propria visualizzazione. Il Zardino de Oration aiutava gli individui a sviluppare
maggiormente la loro immaginazione e il miglior strumento a questo tipo di esercizi collettivi è
senza dubbio il sermone. I predicatori istruivano i loro fedeli dando loro modo di acquisire più
capacità interpretative possibili e in questo modo predicatore e pittore finivano per collaborare per
un unico scopo. Al centro delle loro storie vi era l’atteggiamento dell’uomo più della sua
fisionomia; vi erano ovviamente delle eccezioni nelle raffigurazioni di Cristo poiché si era convinti
di possedere una testimonianza oculare del suo aspetto all’interno di un rapporto apocrifo che un
governatore della Giudea avrebbe inviato al Senato romano. Facevano eccezioni le rappresentazioni
della Vergine e dei santi che a volte lasciavano al pittore la possibilità di spaziare con la fantasia.
Ancora più interessante era la capacità che gli uomini del Quattrocento avevano di saper tradurre i
gesti del corpo umano che corrispondevano ai moti dell’animo e ai pensieri della mente. Purtroppo
non vi sono dei veri e propri manuali di fisiognomica ma Leonardo suggerisce di studiarla tramite
gli oratori e i muti cioè tramite i predicatori e i monaci votati al silenzio; i primi soprattutto
fornivano una vasta gamma di gesti universali, devoti o laici, comprensibili anche nei feudi più
lontani.
pf2

Anteprima parziale del testo

Scarica Relazione Baxandall e più Sintesi del corso in PDF di Storia dell'Arte Moderna solo su Docsity!

“Pittura ed esperienze sociali nell’Italia del Quattrocento”

L’autore di questo libro, Michael Baxandall, decide di inquadrare uno dei più floridi periodi artistici della storia: il Quattrocento. Il suo è un saggio frutto di una serie di lezioni svoltesi all’Università di Londra che hanno l’intento di analizzare la storia dell’arte di quel tempo. Baxandall non compie un’analisi anodina bensì assume per la prima volta un nuovo punto di vista ponendo la questione dell’arte in correlazione con la storia sociale che nell’ultimo capitolo interesserà espressamente l’ambiente artistico fiorentino. Per una maggiore fruibilità, l’autore decide di suddividere il libro in tre capitoli, ciascuno corrispondente a tre analisi di tre argomenti diversi. Il primo capitolo possiede una patina più tecnica e introduttiva poiché mira ad esporre il grande giro di affari che stava dietro alla produzione di un dipinto. Vi era infatti il “cliente” che commissionava un dipinto di cui stabiliva le caratteristiche, successivamente trascritte all’interno di un documento legale, insieme al pittore che pagava poi a lavoro terminato. Alcuni clienti, come il duca di Ferrara Borso d’Este, pagavano per l’estensione in termini di dimensioni del quadro, altri invece più raffinati, come il mercante fiorentino Giovanni de’ Bardi, pagavano per il tempo e i materiali impiegati nella produzione del dipinto. Entrambi comunque erano accomunati dalla finalità che il dipinto aveva per loro: “fornire stimoli piacevoli e indimenticabili” a coloro che lo avrebbero ammirato. Successivamente il criterio adottato per stabilire il prezzo complessivo del lavoro cambia ulteriormente dando valore all’abilità che il pittore dimostrava di avere con il pennello, come accade ad esempio per la commissione della Madonna della misericordia di Piero della Francesca (1445-1462). Nel secondo capitolo ci si addentra nello stile vero e proprio del pittore che Baxandall affianca al fruitore stesso dell’opera. L’artista non produce un dipinto solo per il gusto di essere definito splendido o benfatto ma mira al buongusto che il fruitore ne può trarre e ciò lo si deve soprattutto alle capacità visive sviluppatesi all’interno della società. Infatti più un pittore riusciva a trascrivere nella sua opera tali capacità, più egli conquistava l’appagamento dei destinatari. La maggior parte dei dipinti del XV secolo erano di tipo religioso e ciascuno di essi doveva far fronte a un triplice scopo illustrato nel Catholicon di Giovanni di Genova: istruire gli incolti, raccontare il mistero dell’incarnazione e dei santi per ridestare la memoria collettiva ed infine stimolare il sentimento di devozione tramite il senso della vista. Dunque tradurre le storie sacre nei loro dipinti non era un compito facile per i pittori i quali dovevano far fronte alle esperienze precedenti del pubblico. Per non andare contro alle reminiscenze che ciascuno di quegli uomini aveva nei confronti di un personaggio o di un episodio, pittori come il Perugino o Bellini si limitavano a dipingere persone comuni dando al fruitore delle semplici linee guida generali sulle quali poi egli stesso avrebbe applicato la propria visualizzazione. Il Zardino de Oration aiutava gli individui a sviluppare maggiormente la loro immaginazione e il miglior strumento a questo tipo di esercizi collettivi è senza dubbio il sermone. I predicatori istruivano i loro fedeli dando loro modo di acquisire più capacità interpretative possibili e in questo modo predicatore e pittore finivano per collaborare per un unico scopo. Al centro delle loro storie vi era l’atteggiamento dell’uomo più della sua fisionomia; vi erano ovviamente delle eccezioni nelle raffigurazioni di Cristo poiché si era convinti di possedere una testimonianza oculare del suo aspetto all’interno di un rapporto apocrifo che un governatore della Giudea avrebbe inviato al Senato romano. Facevano eccezioni le rappresentazioni della Vergine e dei santi che a volte lasciavano al pittore la possibilità di spaziare con la fantasia. Ancora più interessante era la capacità che gli uomini del Quattrocento avevano di saper tradurre i gesti del corpo umano che corrispondevano ai moti dell’animo e ai pensieri della mente. Purtroppo non vi sono dei veri e propri manuali di fisiognomica ma Leonardo suggerisce di studiarla tramite gli oratori e i muti cioè tramite i predicatori e i monaci votati al silenzio; i primi soprattutto fornivano una vasta gamma di gesti universali, devoti o laici, comprensibili anche nei feudi più lontani.

Pertanto la quotidianità era al centro dei criteri di composizione per un pittore del XV secolo. Pittori come Botticelli si rifacevano alla danza o meglio la bassa danza, popolare nella prima metà del secolo, per l’organizzazione dei gruppi corali. Nozioni come la misurazione e i concetti geometrici della matematica commerciale, insegnata nelle scuole fiorentine, erano ricorrenti nella pittura del Quattrocento e aiutavano il pubblico a visualizzare meglio la composizione generale di un dipinto. La Regola del Tre o Regola Aurea o Chiave del Mercante era lo strumento aritmetico universale utilizzato dai mercanti per calcolare le proporzioni ed era la stessa a cui si rifacevano pittori o musicisti guadagnandosi una maggiore comprensibilità da parte del pubblico. Nel terzo ed ultimo capitolo ci viene presentato Cristoforo Landino, intellettuale di alto spicco culturale e soprattutto critico d’arte non professionista che propone un resoconto sugli artisti del Quattrocento nell’introduzione al suo commento alla Divina Commedia. Baxandall studia ed illustra i sedici termini utilizzati dal critico per descrivere l’operare di Masaccio, Filippo Lippi, Andrea del Castagno e il Beato Angelico. Mediante il senso della vista, principale organo di esperienza, le capacità e le abitudini della società sono sviluppate e diventano strumenti espressivi del pittore. Dunque storia dell’arte e storia sociale diventano l’una testimonianza dell’altra e grazie alle argomentazioni di Baxandall ne abbiamo un riscontro più che esaustivo. Francesca Morrone