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Reverse engineering, macchina CMM, principio di funzionamento, fattori di criticità, sistemi di coordinate, hardware e software CMM, fasi processo di reverse engineering, sistemi ottici laser, studio performance dei sistemi di reverse engineering, studio e sviluppo di una metodologia finalizzata a misurare il sovra-metallo, luce strutturata, differenze laser scanner e luce strutturata, controllo numerico
Tipologia: Appunti
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Una macchina CMM o macchina di misura coordinate è una macchina che viene controllata attraverso un percorso programmato tramite pc e attraverso il cosiddetto controllo numerico. Con CAM parliamo di computer aidded manufacturing, cioè lavorazione assistita dal calcolatore nell’ambito di una fresa o un tornio stabilisce quelle che sono le movimentazioni relative tra pezzo e utensile per avere il taglio del pezzo e ottenere il prodotto finale. Il concetto di CAM è fondamentalmente l’interfacciamento con una macchina per farli fare dei movimenti e questi movimenti avvengono attraverso un listato di operazioni, ovvero un listato di comandi che inviamo attraverso delle istruzioni codificate che dobbiamo necessariamente seguire e imparare per poter far muovere la macchina. Le reverse engineering è una tecnica che consente di ottenere dei CAD tridimensionali di un pezzo esistente. Questa tecnica è utilizzata soprattutto quando la generazione del Cad si presenta difficile da realizzare attraverso i comandi del CAD stesso, in altri termini la reverse engineering agevola la produzione di superfici complesse. La tecnica si basa sull’uso di una testa laser il cui fascio scansiona e acquisisce le coordinate dei punti dell’oggetto. Questa scansione genera una nuvola di punti di coordinate XYZ, e deve essere trasformata in una superficie con opportuni software. L’insieme delle superfici costituisce il solido 3D virtuale utilizzabile per l’applicazione finale. Il modello geometrico si ricava dal modello fisico attraverso due fasi: la digitalizzazione tridimensionale del modello fisico è la realizzazione del suo modello geometrico digitale. Quando il prodotto fisico viene scansito non otteniamo direttamente l’informazione geometrica ma una nuvola di punti acquisiti attraverso una tecnologia hardware, la nuvola di punti non ha informazioni né su dimensioni né sulle superfici dell’oggetto. Attraverso un software si uniscono questi punti e si realizzano le superfici. Alla fine dopo un’operazione di smoothing attraverso la quale si arriva ad un’unica superficie che unisce tra loro le superfici adiacenti aventi lo stesso orientamento geometrico, si ottiene il modello geometrico che può essere usato per una prototipazione rapida, una modellazione solida o semplicemente per fem. Nelle fasi del processo quindi abbiamo:
Per garantire l’accuratezza e la precisione della misura bisogna rispettare alcune condizioni. Ogni costruttore stabilisce le condizioni ambientali necessarie per garantire la precisione della misura:
Prima di fare questo è opportuno effettuare una rapida finitura per eliminare alcune zone superflue della nuvola di punti. Per far ciò si seleziona l’opzione “delete Selected” dal menu “misured” del software che consente di generare un piano parallelo a XY, YZ o XZ e di eliminare tutti i punti che si trovano al di sopra o al di sotto di esso. In questo caso si decide di procedere generando un piano parallelo a XY ad una quota leggermente al di sopra del piano di lavoro per eliminare tutti i punti situati al di sotto di esso. Lo stesso comando offre anche la possibilità di selezionare una qualsiasi zona in cui vi siano punti da eliminare in quanto prodotti per esempio dall’interazione tra il fascio laser e le particelle di polvere nell’aria. Tuttavia, la mesh ottenibile può soffrire di alcuni difetti derivanti da una scansione non ottimale. Le zone più critiche sono quelle in cui si hanno dei veri e propri buchi nella nuvola di punti, corrispondenti in genere a zone particolari della superficie che lo scanner non è riuscito ad acquisire a causa, ad esempio, di un’orientazione della testa non ottimale o un’inclinazione della superficie particolare. La prima operazione di finitura la si può fare direttamente in focus lite attraverso alcune opzioni messe a disposizione dal software prima di esportare il file in formato STL. Tra queste è stata utilizzata una funzione “Smooth” che permette di levigare la superficie del modello. Terminata la finitura si utilizza il comando “fuse” che permette di fondere tutte o solo alcune superfici per generare la mesh. La mesh poligonale collega la nuvola di punti ottenuta dalla scansione e genera una superficie formata da tanti poligoni adiacenti i cui vertici sono proprio i punti della nuvola acquisita. Il risultato finale viene esportato nel formato STL, in codice ASCII o binario a seconda del software da utilizzare. Una volta esportata definitivamente la mesh si possono utilizzare alcuni software specifici in grado di riparare o migliorare il risultato ottenuto. Nel caso del volto del Dio Attis il modello è stato importato nel programma MeshLab tra i cui comandi è presente “Feel hole” che permette di riempire per interpolazione i vuoti presenti sulla superficie: una volta selezionato il comando compare una lista delle zone di vuoto presenti, ed è possibile selezionare quelle che si vogliono riparare. Successivamente è stato utilizzato un altro software MeshMixer, grazie al quale è stato possibile risolvere tramite il comando di allineamento una problematica derivante direttamente dalla macchina impiegata: la posizione del volto del Dio Attis, sul piano di misurazione della macchina, questo è infatti traslato rispetto all’origine del sistema di riferimento della macchina stessa. Terminata la finitura della mesh, affinché questo file possa essere importato in un software è necessario convertirlo in IGES oppure STEP. Il software utilizzato per questa operazione e Geomagic Wrap 2017. La prima operazione che il programma chiede di effettuare e una revisione del modello denominata “Meches Doctor”, per risolvere alcune eventuali criticità sfuggite ai controlli precedenti. Successivamente è possibile effettuare la conversione tramite il comando “superficie automatica” che genera la superficie. Dal menu è possibile impostare alcuni parametri per la conversione: tipo di geometria del modello, numero di patch (le patch sono zone delimitate da curve 2D che ricoprono l’intera superficie del modello e non sono da confondere con i poligoni della mesh), taglio della superficie regolabile tramite uno slider tra valore minimo e massimo, tolleranza dell’adattamento della superficie alla mesh. Alla fine della conversione il file viene esportato nel formato IGES. Cos’è la Reverse Engineering? Nell’ambito meccanico: “ricostruzione del modello matematico partendo dall’oggetto fisico mediante acquisizione di informazioni topologiche” A chi e quando conviene applicare la Reverse Engineering?
Quindi la prima cosa da fare è cambiare il colore delle nuvole di punti per renderle più visibili e distinguibili. Dopodiché bisogna registrare le due nuvole di punti e quindi andiamo su “Build” e selezioniamo “register “-> “2shell” - > “initial”, e allineiamo le due nuvole di punti. Quando le allineiamo dobbiamo consentire al software non solo di riconoscere le due nuvole di punti ma anche di sovrapporle, il software inizia quindi a calcolare le distanze tra i punti delle due nuvole e alla fine esce un messaggio finale che conferma che queste sono state sovrapposte. Dopo quindi con la registrazione viene registrato il nuovo orientamento. Bisogna ora effettuare la merge delle due nuvole di punti allineate per unire i punti in modo da poter fare un post-processing finalizzato ad ottenere delle superfici. Successivamente bisogna procedere con la pulizia della nuvola di punti (tramite funzione “filter noise”) ed eliminare quindi il cosiddetto rumore. Fatto questo possiamo effettuare un altro comando sempre finalizzato alla pulizia della nuvola di punti che elimina i punti sovrapposti. La densità dell’immagine derivante da questo filtro è molto più blanda rispetto alla densità dei punti presenti nell’immagine di prima. Ora bisogna passare alla triangolazione della nuvola di punti al fine di ottenere una superficie tridimensionale e questo lo si fa tramite la funzione “triangulate”. Dopo una prima triangolazione potremmo ottenere degli errori dovuti al fatto che le normali non sono orientate correttamente e dobbiamo quindi invertirle per alcune porzioni di superficie. Una volta fatto questo potrebbero però ancora essere presenti delle problematiche e cioè oltre a zone di colore diverso possono esserci delle zone vuote in quanto non ci sono punti, questi possono essere andati persi durante la pulizia o potrebbero non essere proprio stati acquisiti durante la scansione. Iniziamo quindi a lavorare nell’ottica dei poligoni e andiamo alla ricerca delle “Abnormal Faces” ovvero quelle superfici che non ci sembrano avere la corretta orientazione della normale. Fatto questo andiamo invece alla ricerca dei fori e alla loro chiusura, in questa fase introduciamo però altri errori come ad esempio il raggio di curvatura dei raccordi. Alla fine, otteniamo quindi la superficie finale, la quale in alcune zone risulta essere regolare ovvero nelle zone in cui vi erano più punti acquisiti durante la scansione e in altre zone risulta essere più irregolare ovvero nelle zone in cui mancavano i punti o in cui siamo dovuti intervenire manualmente. IL SISTEMA DI FOTOGRAMMETRIA DIGITALE ZSCAN ZScan é uno strumento per l‘acquisizione di nuvole di punti mediante l’uso di una camera fotografica digitale, una slitta di precisione e un software basato su un innovativo algoritmo proprietario di analisi multifocale dell’immagine. Il Kit ZScan é composto da:
Poi si deve lanciare la rettifica della posizione sulla baseline immessa: durante questa fase ZScan si costruisce già un modello 3D provvisorio che l’utente però non può visualizzare. Il passo seguente è definire un’Area di Interesse (AoI), cioè l'area che sarà utilizzata per generare il modello. Se nessuna area viene definita l'intera immagine sarà utilizzata per la generazione del modello 3D. In questa fase è possibile anche selezionare lo Step, cioè il numero di pixel letti dal software e la Noise Reduction, cioè il valore (da minimo a molto alto) con cui filtrare il risultato per ridurre l’errore nella ricostruzione del modello (un valore troppo alto tenderebbe ad appiattire gli spigoli e fare perdere dettaglio in alcune zone). Infine il processo di generazione può essere avviato, cliccando con il tasto destro del mouse sull'ultima colonna. Prima di elaborare le immagini ZScan chiederà di specificare se e come triangolare una superficie sulle nuvole generate. La triangolazione è necessaria quando si vogliono applicare le texture ai modelli 3D. Si possono triangolare tutte le nuvole indifferentemente oppure impostare un valore di soglia sullo step, per cui solo le nuvole al di sopra di un certo passo saranno triangolate. Tramite il fattore Alpha è inoltre possibile intervenire sulla densità dei triangoli: solo i punti tra loro più vicini della soglia Alpha costituiranno un triangolo. Un fattore Alpha troppo basso determina quindi una superficie triangolata con piccoli triangoli e molti "buchi", viceversa un valore troppo alto porterà a molti triangoli fuori luogo. Un valore ottimale per il fattore Alpha può essere ottenuto moltiplicando per 10 il valore dello step in unità di disegno, riportato nella finestra AoI accanto a ciascun livello. Quando il processo è terminato la cella nell'ultima colonna apparirà verde. Selezionando "View" o "View with ScanView" è possibile visualizzare il modello 3D generato. Il modello 3D può essere salvato come nuvola di punti in formato .vtp o esportato come file ASCII. È inoltre possibile cambiare le proprietà di visualizzazione (Points, wireframe, surface), impostare la dimensione dei pixel e delle linee sullo schermo e modificare la colorazione dei punti o della texture. Da menù "Tools/Accuracy Info" del workspace si può aprire la tabella riassuntiva dei dati di accuratezza. Nelle colonne sono riportate le distanze di riferimento tra la camera e l'oggetto fotografato. Le righe descrivono l'accuratezza in profondità, dipendente sia dalla distanza tra camera e oggetto che dalla baseline utilizzata per realizzare la tripletta di scatti. Questa tabella non è statica e contiene valori basati sul particolare certificato della camera utilizzato nel progetto. Prestazioni e caratteristiche del software
Al termine del processo sarà chiesto se inserire o meno il DEM generato. Rispondendo affermativamente il DEM sarà inserito direttamente nella finestra CAD. Altrimenti sarà possibile farlo in seguito aprendo il relativo file GTIF da menù Inserisci > Superificie. Affinchè il DEM sia visibile occorre trovarsi in “vista piana” rispetto al’UCS sul quale si è scelto di proiettarlo. Bisogna quindi selezionare tale UCS come corrente utilizzando la voce di menù Visualizza > Viste 3D > Vista Piana UCS Corrente. Se ci si trova in una vista diversa da quella piana, sarà mostrato solo il rettangolo del bordo del DEM: Inserimento e rappresentazione di un DEM nel CAD I DEM sono superfici e come tali possono essere inseriti nel CAD tramite il menù Inserisci > Superificie. Il DEM associa ad ogni pixel un colore che ne individua la quota. L'utente ha la facoltà di scegliere il tipo di colore/rappresentazione di ogni DEM: da menù Superfici > Rappresentazione è possibile accedere al dialogo che consente tale scelta. Si deve selezionare il DEM sul quale intervenire cliccandoci sopra con il tasto sx del mouse e poi con quello dx per conferma. Una volta selezionato il DEM, dobbiamo scegliere la rappresentazione tra “geografica, raster o a gradiente”: La rappresentazione "Geografica" è quella che utilizza colori da cartina geografica ed è ottimizzata per lavorare su elevazioni territoriali
Generazione di ortofoto Un'ortofoto è una fotografia di cui si conoscono le coordinate di riferimento spaziali associate ad ogni pixel. Ad una ortofoto si può pervenire grazie ad un Raddrizzamento Prospettico o ad una Proiezione. Il primo tipo di trasformazione è bidimensionale (omografica), ovvero non considera una superficie ma solo un piano di appoggio sul quale viene stirata l'immagine originale. La Proiezione invece è una trasformazione tridimensionale di un'immagine rispetto ad una superficie di proiezione (DEM). In generale il Raddrizzamento è un'operazione che si effettua verso superfici che non presentano dislivelli (assimilabili ad un piano). In tutti gli altri casi si consiglia di procedere con una Proiezione. L’ortofoto viene salvata in formato TIF tiled, mentre le informazione spaziali saranno contenute in un file .tfw. Generazione di un ortofotomosaico Dopo aver generato una serie di ortofoto separate si può generare un ortofotomosaico componendo le singole ortofoto. Uno degli aspetti principali nella realizzazione di mosaici di ortofoto è costituito dall’assemblaggio delle diverse immagini. Questo problema si esplicita nel trovare, all'interno delle aree di sovrapposizione, il percorso ottimale delle linee di giunzione tra le varie ortofoto. Queste linee sono chiamate Linee di Taglio. La corretta selezione delle linee di taglio incide sulla qualità del mosaico, in quanto rende quasi invisibili i punti di stacco tra un'ortofoto e l'altra. Una volta calcolate le Linee di taglio si puo' procedere con la mosaicatura delle ortofoto sulla base di tali linee. Si seleziona la voce di menù Proiezione Immagini > Mosaico e si seleziona ogni ortofoto da mosaicare. L'algoritmo "True Orthophoto" riempie le zone d'ombra che si generano nelle ortofoto quando un lato di un oggetto non e' completamente visibile, integrando le parti mancanti con i pezzi di altre ortofoto eventualmente disponibili da altre angolazioni. Gestione dei Modelli 3D È possibile inserire un modello 3D nuvola di punti direttamente all'interno della finestra CAD. Tale modello sarà poi trattato come una semplice entità. Si seleziona quindi la voce di menù Inserisci > Modello 3D che aprirà la schermata di apertura file. I formati gestibili sono il vtp, vtk e pvtp. Terminata l'apertura del modello, questo apparirà sul CAD, in un layer omonimo che può essere spento o acceso. Una volta che il modello 3D è inserito nel CAD è possibile cambiare le sue proprietà di visualizzazione dal menù Strumenti > Modello 3D > Opzioni. L'interfaccia 3DOrbit consente di ruotare il modello visualizzato nella finestra CAD in modo molto semplice e intuitivo. È inoltre possibile effettuare le operazioni di zoom in e out o di pan così come si fa in AUTOCAD. Si ricorda che sono inoltre presenti una serie di viste predefinite, tramite le quali è possibile ruotare il modello su posizioni fisse. La selezione di tali viste avviene tramite menù Visualizza > Viste 3D. Georiferimento del Modello 3D Dopo che un modello è stato inserito nel CAD, se si dispone dei suoi dati di georeferenziazione è possibile traslare l'entità modello nella sua corretta posizione spaziale. Dal menù Strumenti > Modello 3D > Georiferisci Modello 3D si apre l'interfaccia di definizione dei punti di controllo per la georeferenziazione. Sono necessari almeno 3 punti per definire la rototraslazione necessaria a portare il modello 3D nella nuova posizione. Se i punti di controllo sono stati forniti in un file di testo generico, cliccando il tasto destro del mouse sull'elenco apparirà un menù contenente la voce "Aggiungi punti da File". Se non si dispone di un file di appoggio oppure si vogliono aggiungere nuovi punti di controllo, si può selezionare dal menù contestuale la voce "Aggiungi Punto“. Una volta aggiunti i punti all'elenco, occorre procedere alle loro collimazioni sul modello. Si preme il tasto destro del mouse sul punto da collimare e si seleziona la voce "Collima punto" dal menù che appare. L'interfaccia sparirà e si dovrà individuare il punto sul modello con il tasto sinistro del mouse: Una volta collimati i punti di controllo si potrà premere il tasto "Calcola Trasformazione". In questo modo viene costruita la matrice di rototraslazione per portare il modello nella nuova posizione. Al termine del calcolo le righe dell'elenco dei punti di controllo saranno colorate in funzione dei valori di residuo ottenuti. Un valore verde corrisponde a residui più bassi rispetto al valore di soglia, viceversa saranno rossi. Alla pressione del tasto "Applica" la rototraslazione calcolata sarà applicata al modello selezionato. Il modello georiferito viene poi salvato come nuovo modello, per distinguerlo dall'originale. Al termine dell'operazione di salvataggio il modello georiferito apparirà nella finestra CAD. Definizione e gestione di un UCS Solitamente, una volta che un modello è stato inserito, si definisce un piano di lavoro (UCS, User Coordinates System) dove saranno proiettate le entità restituite. Il piano di lavoro sarà visualizzato in semitrasparenza direttamente sul modello. Per definire un nuovo UCS si sceglie la voce di menù Strumenti > UCS. All'interno di questo menù si trovano le voci "Individua" e "Individua con Asse X Orizzontale". "Individua " consente di specificare un asse del piano personalizzato e trasversale al modello. Questo è utile per generare UCS conformi a modelli non allineati alle viste 3D ortogonali (in bolla).
Per effettuare lo studio delle performance ci rifacciamo a delle norme in particolare per lo studio dell’incertezza ci rifacciamo alla norma UNI EN ISO 15530-3: 2011 che prevede l’utilizzo di un artefatto che non è altro che è una sfera di calibrazione di raggio 15,0329 mm. Questa è ottenuta mediante lavorazioni per asportazione di truciolo ed è verificata dimensionalmente mediante CMM e profilometro. È stata quindi effettuata la scansione di questa sfera utilizzando il testatore, la testa laser e la luce strutturata. Sono state effettuate 150 misurazioni totali, ovvero 30 misurazioni per ognuna delle cinque configurazioni. Secondo il vocabolario internazionale di metrologia per incertezza di una misura si intendono i relativi parametri U non negativi che caratterizzano un intervallo di valori attribuiti a un misurando Y che in questo caso è il raggio della sfera. Si possono avere due contributi di incertezza ovvero: la ripetibilità che indica quanto le singole misure sono in accordo tra loro e l’accuratezza che indica quanto la misura è prossima al valore corretto. In particolare si possono verificare il quattro situazioni:
scansione il migliore è risultato essere il laser scanner. È stato quindi scelto di utilizzare il laser scanner in quanto l’obiettivo era quello di ridurre i tempi ottenendo un’accuratezza del decimo di millimetro come da specifiche di progetto. Una volta iniziata la scansione si sono presentate delle difficoltà date principalmente dai limiti del laser scanner e dall’ingombro dell’oggetto che non permetteva di acquisire alcune zone in quanto potremmo avere più raggi riflessi e questo si traduce quindi in un rumore nella nuvola di punti. Si sono incontrate quindi difficoltà nell’acquisire superfici inclinate rispetto alla verticale. Infatti, per poter avere un’acquisizione completa dell’oggetto bisogna rispettare gli angoli di inclinazione. Vi è una combinazione ottimale per l’inclinazione superficie-laser per la quale noi riusciamo ad ottenere l’acquisizione completa dell’oggetto. Un ulteriore difficoltà si è presentata nell’acquisizione delle cave strette e profonde o nell’acquisizione delle superfici cilindriche a causa della lucentezza del materiale. Quindi una soluzione a queste problematiche è quella di utilizzare in combinazione lo scanner laser con il tastatore. STUDIO E SVILUPPO DI UNA METODOLOGIA FINALIZZATA A MISURARE IL SOVRAMETALLO Per ottenere un determinato pezzo si parte dal grezzo di progetto. Il grezzo da cui realmente si parte non è detto però che sia uguale a quello progettato in quanto questo è realizzato con tecniche di additive manufatcuring. Possono verificarsi in particolare tre scenari:
Le varie macchine utensili è caratterizzata da movimenti dell’utensile o del pezzo e quindi le varie macchie utensili e le varie lavorazioni si distinguono anche per tipologia dei moti. La tecnologia del controllo numerico è sostanzialmente un metodo per controllare automaticamente, con elevata precisione e ripetibilità, questi modi sulla base di un programma scritto in un opportuno linguaggio. Le macchine a controllo numerico presentano molti vantaggi riassumibili in un’elevata automazione e flessibilità con conseguente riduzione dei tempi passivi e aumento della produzione, miglioramento della qualità del prodotto, riduzione degli scarti e del costo della manodopera. In generale nelle macchine a controllo numerico ogni asse a un suo sistema di movimentazione basato su un motore elettrico e su un trasduttore che rileva la posizione istantanea del componente in movimento. Questi vengono gestiti da un’unità elettronica chiamata unità di governo. In generale gli assi controllati sono denominati secondo normativa EIA RS267A. Abbiamo gli assi X,Y e Z che si occupano della traslazione e gli assi A, B e C per la rotazione. Mentre u,v e w sono assi di traslazione secondari paralleli ai principali. Le macchine a controllo numerico si possono classificare in: