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Reverse engineering e CAM, Appunti di Tecnologia Meccanica

Reverse engineering, macchina CMM, principio di funzionamento, fattori di criticità, sistemi di coordinate, hardware e software CMM, fasi processo di reverse engineering, sistemi ottici laser, studio performance dei sistemi di reverse engineering, studio e sviluppo di una metodologia finalizzata a misurare il sovra-metallo, luce strutturata, differenze laser scanner e luce strutturata, controllo numerico

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 17/01/2023

Ric11
Ric11 🇮🇹

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REVERSE ENGINEERING
Una macchina CMM o macchina di misura coordinate è una macchina che viene controllata attraverso un percorso
programmato tramite pc e attraverso il cosiddetto controllo numerico.
Con CAM parliamo di computer aidded manufacturing, cioè lavorazione assistita dal calcolatore nell’ambito di una fresa o un
tornio stabilisce quelle che sono le movimentazioni relative tra pezzo e utensile per avere il taglio del pezzo e ottenere il
prodotto finale. Il concetto di CAM è fondamentalmente l’interfacciamento con una macchina per farli fare dei movimenti e
questi movimenti avvengono attraverso un listato di operazioni, ovvero un listato di comandi che inviamo attraverso delle
istruzioni codificate che dobbiamo necessariamente seguire e imparare per poter far muovere la macchina.
Le reverse engineering è una tecnica che consente di ottenere dei CAD tridimensionali di un pezzo esistente. Questa tecnica è
utilizzata soprattutto quando la generazione del Cad si presenta difficile da realizzare attraverso i comandi del CAD stesso, in
altri termini la reverse engineering agevola la produzione di superfici complesse. La tecnica si basa sull’uso di una testa laser il
cui fascio scansiona e acquisisce le coordinate dei punti dell’oggetto. Questa scansione genera una nuvola di punti di coordinate
XYZ, e deve essere trasformata in una superficie con opportuni software. L’insieme delle superfici costituisce il solido 3D virtuale
utilizzabile per l’applicazione finale.
Il modello geometrico si ricava dal modello fisico attraverso due fasi: la digitalizzazione tridimensionale del modello fisico è la
realizzazione del suo modello geometrico digitale.
Quando il prodotto fisico viene scansito non otteniamo direttamente l’informazione geometrica ma una nuvola di punti acquisiti
attraverso una tecnologia hardware, la nuvola di punti non ha informazioni né su dimensioni né sulle superfici dell’oggetto.
Attraverso un software si uniscono questi punti e si realizzano le superfici. Alla fine dopo un’operazione di smoothing attraverso
la quale si arriva ad un’unica superficie che unisce tra loro le superfici adiacenti aventi lo stesso orientamento geometrico, si
ottiene il modello geometrico che può essere usato per una prototipazione rapida, una modellazione solida o semplicemente
per fem.
Nelle fasi del processo quindi abbiamo:
acquisizione dati 3D
ricostruzione mesh poligonale
ricostruzione superficie parametrica
definizione modello Cad
Gli input del processo di scansione possono essere prototipi fisici, pezzi esistenti, pezzi rotti o deteriorati, parti da ispezionare o
mock-up.
PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO
Il principio di funzionamento più diffuso sul quale si basano i processi di scansione e il principio della triangolazione ottica.
Abbiamo un emettitore laser, il quale colpisce l’oggetto e viene riflesso ma non nella stessa direzione da cui arriva in quanto la
superficie potrebbe non essere piana e viene poi catturato da una telecamera.
Per riconoscere la posizione del punto colpito nello spazio, bisogna triangolare le informazioni. Non è però scontato che il raggio
riflesso possa essere catturato dalla telecamera, in quanto potrebbe riflettersi in ogni direzione. Per ovviare a questo problema
bisogna effettuare più scansioni della stessa superficie con inclinazioni della testa laser differenti.
In genere queste tecniche vengono utilizzate per ridurre il tempo connesso alla valutazione della qualità del prodotto e quindi
determinare:
l’accuratezza, ovvero il grado di concordanza tra i risultati di una misurazione ed il valore vero del misurando
la precisione, ovvero il parametro associato al risultato di una misurazione che caratterizza la dispersione dei valori
ragionevolmente attribuibile al misurando e viene di solito espressa tramite la varianza
la risoluzione, che rappresenta la più piccola quantità del misurando che può essere rilevata mediante una misura in
determinate condizioni
il rumore, ovvero dati errati risultanti dal processo di scansione
Qualunque acquisizione venga fatta, o attraverso un testatore o attraverso un laser scanner, è sempre e unicamente un
problema di misura e conseguentemente è un problema di accuratezza e precisione della misura. L’unica cosa certa è che la
misurazione non corrisponderà alla misura reale. Si parla quindi di maggiore probabilità che ciò che noi misuriamo risulti essere
effettivamente da misura reale.
Per verificare le dimensioni di un pezzo conviene usare una macchina che misura coordinate con un testatore montato sulla
testa, questo colpisce il pezzo e rileva un punto di esso poi si sposta e così via. Tale processo richiede però molto tempo, ma
indipendentemente dalla tecnica utilizzata per la verifica bisogna sempre ottenere valori di accuratezza e precisione
particolarmente bassi (che sono caratteristici della tecnologia di misurazione utilizzata)
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REVERSE ENGINEERING

Una macchina CMM o macchina di misura coordinate è una macchina che viene controllata attraverso un percorso programmato tramite pc e attraverso il cosiddetto controllo numerico. Con CAM parliamo di computer aidded manufacturing, cioè lavorazione assistita dal calcolatore nell’ambito di una fresa o un tornio stabilisce quelle che sono le movimentazioni relative tra pezzo e utensile per avere il taglio del pezzo e ottenere il prodotto finale. Il concetto di CAM è fondamentalmente l’interfacciamento con una macchina per farli fare dei movimenti e questi movimenti avvengono attraverso un listato di operazioni, ovvero un listato di comandi che inviamo attraverso delle istruzioni codificate che dobbiamo necessariamente seguire e imparare per poter far muovere la macchina. Le reverse engineering è una tecnica che consente di ottenere dei CAD tridimensionali di un pezzo esistente. Questa tecnica è utilizzata soprattutto quando la generazione del Cad si presenta difficile da realizzare attraverso i comandi del CAD stesso, in altri termini la reverse engineering agevola la produzione di superfici complesse. La tecnica si basa sull’uso di una testa laser il cui fascio scansiona e acquisisce le coordinate dei punti dell’oggetto. Questa scansione genera una nuvola di punti di coordinate XYZ, e deve essere trasformata in una superficie con opportuni software. L’insieme delle superfici costituisce il solido 3D virtuale utilizzabile per l’applicazione finale. Il modello geometrico si ricava dal modello fisico attraverso due fasi: la digitalizzazione tridimensionale del modello fisico è la realizzazione del suo modello geometrico digitale. Quando il prodotto fisico viene scansito non otteniamo direttamente l’informazione geometrica ma una nuvola di punti acquisiti attraverso una tecnologia hardware, la nuvola di punti non ha informazioni né su dimensioni né sulle superfici dell’oggetto. Attraverso un software si uniscono questi punti e si realizzano le superfici. Alla fine dopo un’operazione di smoothing attraverso la quale si arriva ad un’unica superficie che unisce tra loro le superfici adiacenti aventi lo stesso orientamento geometrico, si ottiene il modello geometrico che può essere usato per una prototipazione rapida, una modellazione solida o semplicemente per fem. Nelle fasi del processo quindi abbiamo:

  • acquisizione dati 3D
  • ricostruzione mesh poligonale
  • ricostruzione superficie parametrica
  • definizione modello Cad Gli input del processo di scansione possono essere prototipi fisici, pezzi esistenti, pezzi rotti o deteriorati, parti da ispezionare o mock-up. PRINCIPIO DI FUNZIONAMENTO Il principio di funzionamento più diffuso sul quale si basano i processi di scansione e il principio della triangolazione ottica. Abbiamo un emettitore laser, il quale colpisce l’oggetto e viene riflesso ma non nella stessa direzione da cui arriva in quanto la superficie potrebbe non essere piana e viene poi catturato da una telecamera. Per riconoscere la posizione del punto colpito nello spazio, bisogna triangolare le informazioni. Non è però scontato che il raggio riflesso possa essere catturato dalla telecamera, in quanto potrebbe riflettersi in ogni direzione. Per ovviare a questo problema bisogna effettuare più scansioni della stessa superficie con inclinazioni della testa laser differenti. In genere queste tecniche vengono utilizzate per ridurre il tempo connesso alla valutazione della qualità del prodotto e quindi determinare:
  • l’accuratezza, ovvero il grado di concordanza tra i risultati di una misurazione ed il valore vero del misurando
  • la precisione, ovvero il parametro associato al risultato di una misurazione che caratterizza la dispersione dei valori ragionevolmente attribuibile al misurando e viene di solito espressa tramite la varianza
  • la risoluzione, che rappresenta la più piccola quantità del misurando che può essere rilevata mediante una misura in determinate condizioni
  • il rumore, ovvero dati errati risultanti dal processo di scansione Qualunque acquisizione venga fatta, o attraverso un testatore o attraverso un laser scanner, è sempre e unicamente un problema di misura e conseguentemente è un problema di accuratezza e precisione della misura. L’unica cosa certa è che la misurazione non corrisponderà alla misura reale. Si parla quindi di maggiore probabilità che ciò che noi misuriamo risulti essere effettivamente da misura reale. Per verificare le dimensioni di un pezzo conviene usare una macchina che misura coordinate con un testatore montato sulla testa, questo colpisce il pezzo e rileva un punto di esso poi si sposta e così via. Tale processo richiede però molto tempo, ma indipendentemente dalla tecnica utilizzata per la verifica bisogna sempre ottenere valori di accuratezza e precisione particolarmente bassi (che sono caratteristici della tecnologia di misurazione utilizzata)

Per garantire l’accuratezza e la precisione della misura bisogna rispettare alcune condizioni. Ogni costruttore stabilisce le condizioni ambientali necessarie per garantire la precisione della misura:

  • temperatura (20+-1)°C,
  • gradiente termico 0,5°C/h,
  • umidità (50+-5)%. Per garantire invece il semplice funzionamento ma non la precisione le condizioni ambientali necessarie risultano ovviamente meno restrittive:
  • temperatura 15/25°C,
  • umidità 40/80%. Anche le condizioni ambientali di stoccaggio sono fondamentali in quanto indicano le condizioni in cui si deve trovare la macchina quando non viene utilizzata. FATTORI DI CRITICITA’ Nell’ambito di queste scansioni esistono dei fattori di criticità che possono essere di: carattere formale (relativo alla geometria), carattere materico (relativo, ad esempio, alla colorazione del corpo), carattere ambientale. SISTEMI DI COORDINATE Una macchina di misura coordinate, in genere è dotata di una struttura a portale e un sistema di riferimento cartesiano. Quando abbiamo una macchina di misura coordinate e come se essa si muovesse all’interno di un diagramma cartesiano prestabilito. La prima cosa da fare è fissare quindi lo zero macchina e lo zero pezzo, cioè dire da quale punto vogliamo che la macchina inizi le misurazioni. I sistemi di riferimento possono essere differenti a seconda delle differenti macchine ma si basano sempre su dei concetti fondamentali cioè gli assi saranno sempre XY e Z per ogni movimento. In generale i sistemi di coordinate sono due: sistema di coordinate macchina (si parla quindi di zero macchina), sistema di coordinate pezzo (si parla quindi di zero pezzo). Le macchine di misura coordinate quindi possono utilizzare: un testatore (che tocca un componente e comunica la sua posizione indicando le coordinate nel sistema di riferimento) o una testa laser (uno scanner laser che è in grado di acquisire molti punti durante una singola scansione). Il movimento della testa può essere gestito via software oppure manualmente tramite un controller esterno collegato alla macchina. DESCRIZIONE HARDWARE CMM Da un punto di vista hardware la CMM non funziona senza una strumentazione software a supporto. In genere una CMM e dotata di vari accessori:
  • banchetto di appoggio e livellamento della macchina
  • basamento con sedi di staffaggio dei pezzi
  • montante principale
  • testatore
  • sonda laser
  • cannotto
  • testa
  • traversa
  • montante di contrasto
  • mouse, monitor, tastiera
  • winkey
  • pulpito di comando
  • rack del controllo numerico Ora vediamo nello specifico da cosa è caratterizzata la macchina: L’hardware sostanzialmente è il rack di controllo numerico, dove è presente il computer con l’unità disco e il pulpito di comando. Quest’ultimo consente di accendere o spegnere la macchina ed è composto da:
  • una chiave di accensione,
  • il pulsante di accensione dei motori,
  • una spia di accensione dei motori,
  • una spia per la notifica di pressione dell’aria insufficiente (in quanto la macchina si muove lungo le diverse direzioni grazie a dell’aria in pressione. In particolare, ci sono CMM che sono macchine pneumatiche e altre nelle quali al posto dell’aria si utilizza l’olio e sono quindi macchine oleodinamiche queste consentono spostamenti e mantenimento della posizione raggiunta con maggiore accuratezza e precisione),
  • un fungo di emergenza
  • una spia di emergenza.

Prima di fare questo è opportuno effettuare una rapida finitura per eliminare alcune zone superflue della nuvola di punti. Per far ciò si seleziona l’opzione “delete Selected” dal menu “misured” del software che consente di generare un piano parallelo a XY, YZ o XZ e di eliminare tutti i punti che si trovano al di sopra o al di sotto di esso. In questo caso si decide di procedere generando un piano parallelo a XY ad una quota leggermente al di sopra del piano di lavoro per eliminare tutti i punti situati al di sotto di esso. Lo stesso comando offre anche la possibilità di selezionare una qualsiasi zona in cui vi siano punti da eliminare in quanto prodotti per esempio dall’interazione tra il fascio laser e le particelle di polvere nell’aria. Tuttavia, la mesh ottenibile può soffrire di alcuni difetti derivanti da una scansione non ottimale. Le zone più critiche sono quelle in cui si hanno dei veri e propri buchi nella nuvola di punti, corrispondenti in genere a zone particolari della superficie che lo scanner non è riuscito ad acquisire a causa, ad esempio, di un’orientazione della testa non ottimale o un’inclinazione della superficie particolare. La prima operazione di finitura la si può fare direttamente in focus lite attraverso alcune opzioni messe a disposizione dal software prima di esportare il file in formato STL. Tra queste è stata utilizzata una funzione “Smooth” che permette di levigare la superficie del modello. Terminata la finitura si utilizza il comando “fuse” che permette di fondere tutte o solo alcune superfici per generare la mesh. La mesh poligonale collega la nuvola di punti ottenuta dalla scansione e genera una superficie formata da tanti poligoni adiacenti i cui vertici sono proprio i punti della nuvola acquisita. Il risultato finale viene esportato nel formato STL, in codice ASCII o binario a seconda del software da utilizzare. Una volta esportata definitivamente la mesh si possono utilizzare alcuni software specifici in grado di riparare o migliorare il risultato ottenuto. Nel caso del volto del Dio Attis il modello è stato importato nel programma MeshLab tra i cui comandi è presente “Feel hole” che permette di riempire per interpolazione i vuoti presenti sulla superficie: una volta selezionato il comando compare una lista delle zone di vuoto presenti, ed è possibile selezionare quelle che si vogliono riparare. Successivamente è stato utilizzato un altro software MeshMixer, grazie al quale è stato possibile risolvere tramite il comando di allineamento una problematica derivante direttamente dalla macchina impiegata: la posizione del volto del Dio Attis, sul piano di misurazione della macchina, questo è infatti traslato rispetto all’origine del sistema di riferimento della macchina stessa. Terminata la finitura della mesh, affinché questo file possa essere importato in un software è necessario convertirlo in IGES oppure STEP. Il software utilizzato per questa operazione e Geomagic Wrap 2017. La prima operazione che il programma chiede di effettuare e una revisione del modello denominata “Meches Doctor”, per risolvere alcune eventuali criticità sfuggite ai controlli precedenti. Successivamente è possibile effettuare la conversione tramite il comando “superficie automatica” che genera la superficie. Dal menu è possibile impostare alcuni parametri per la conversione: tipo di geometria del modello, numero di patch (le patch sono zone delimitate da curve 2D che ricoprono l’intera superficie del modello e non sono da confondere con i poligoni della mesh), taglio della superficie regolabile tramite uno slider tra valore minimo e massimo, tolleranza dell’adattamento della superficie alla mesh. Alla fine della conversione il file viene esportato nel formato IGES. Cos’è la Reverse Engineering? Nell’ambito meccanico: “ricostruzione del modello matematico partendo dall’oggetto fisico mediante acquisizione di informazioni topologiche” A chi e quando conviene applicare la Reverse Engineering?

  • Alle aziende prive della funzione creativa che si propongono come target produttivo il superamento dell’esistente.
  • Come approccio ingegneristico complementare a quello tradizionale.
  • All’interno del processo produttivo nel controllo e nel collaudo di accettazione.
  • Nel settore biomedicale specie per la produzione di protesi interne ed esterne.
  • Nella reingegnerizzazione di un prodotto.
  • Nella realizzazione di prodotti ergonomici.
  • Nella produzione digitale di beni artistici e architettonici e nella loro conservazione.
  • Nella riproduzione di componenti per cui non è nota la geometria. A cosa serve la Reverse Engineering? La ricostruzione del modello matematico, all’interno della ingegnerizzazione, è particolarmente importante per:
  • Recuperare la matematica redatta con software divenuti obsoleti o non più traducibili;
  • Recuperare il know-how aziendale su prodotti di cui si ha insufficiente documentazione;
  • Riprogettare parzialmente una parte;
  • Ricostruire il layout di grandi impianti;
  • Tradurre completamente informazioni estetiche La ricostruzione del modello matematico, all’interno della fase di produzione, è particolarmente importante per:
  • Controllo di qualità su parti di cui l’accettazione avviene da parte del committente;
  • Controllo di qualità su parti in cui i punti di riferimento sono particolarmente numerosi;
  • Su parti in cui la velocità di acquisizione e la dimensione sono parametri vincolanti;
  • Su parti in cui il contatto è precluso. La ricostruzione del modello matematico, all’interno della gestione dell’informazione è importante per:
  • Tradurre completamente informazioni estetiche;
  • Ricostruire e preservare elementi in condizioni critiche;
  • Produrre modelli virtuali per l’archeologia;
  • Realizzare ambienti virtuali ad alto contenuto informativo;
  • Restauro ricostruttivo. La Reverse Engineering, in qualità di tecnica-metodologia di ricostruzione “virtuale” (matematica) di oggetti “reali” permette all’operatore, al progettista e all’azienda di ridurre in modo molto consistente i tempi ed è considerata a pieno titolo tecnica di Time Compression. I campi di applicazione della reverse engineering sono:
  • Medicale per la ricerca medica, la diagnosi e la pianificazione di interventi chirurgici.
  • Art e design per la riproduzione e la catalogazione, la riproduzione di parti o componenti
  • Beni culturali e architettonici per un restauro ricostruttivo e riproduzione.
  • Cinema e animazioni per l’acquisizione, per la creazione di animazioni di scene 3D e attori virtuali.
  • Applicazioni ingegneristiche per la creazione di database prodotti, sviluppo di nuovi prodotti o reingegnerizzazione, collaudo di accettazione e riduzione del time tu market. FASI PROCESSO REVERSE ENGINEERING Il processo di reverse engineering si compone di quattro fasi principali: acquisizione dei dati, preelaborazione dei dati, segmentazione creazione di superfici, creazione del modello CAD. Prima di procedere all’acquisizione della nuvola di punti del pezzo si deve: acquisire le informazioni morfologiche dell’oggetto, calibrare la strumentazione, pulire le superfici, fissare il pezzo su un supporto adeguato, studiare preliminarmente il pezzo per minimizzare il numero delle acquisizioni e individuare il sistema più opportuno, trattare adeguatamente le superfici con spray opacizzante e posizionare i marcatori. L’acquisizione può avvenire secondo un processo continuo, si parla allora di scansione, oppure secondo un processo discreto, in tal caso si utilizzerà il termine digitalizzazione. In entrambi i casi alla fine il processo porta all’ottenimento di una nuvola di punti. Questa è una serie di coordinate spaziali che descrivono le posizioni relative dei punti rilevati sull’oggetto. Il numero di punti acquisiti e il loro ordine dipende dalla tecnologia di scansione. Talvolta poi la geometria del pezzo risulta tale per cui è opportuno applicare dei marcatori adesivi per poter procedere durante le fasi successive all’allineamento delle diverse nuvole di punti derivanti dalle differenti scansioni. Per quanto la fase di preparazione possa essere accurata, inevitabilmente il sistema avrà acquisito non solo punti appartenenti all’oggetto in esame, ma anche una serie di punti estranei che vengono detti “noise”: la loro presenza è dovuta a disturbi di differente natura, quali luce troppo intensa, vibrazioni, o riflessioni, che caratterizzano il processo. Durante la fase di pre-processing vengono eliminati alcuni punti. Solitamente ogni sistema di scansione è fornito con un suo preprocessore integrato che ha come obiettivo principale quello di ridurre le dimensioni del file al fine di renderlo più gestibile. Spesso poi i software di cui sono equipaggiati i sistemi di rilevamento permettono di effettuare operazioni più elaborate, quali quelle di merging o di alignment, che consentano per esempio di allineare ed unire in un unico file le nuvole di punti provenienti da diverse scansioni dello stesso oggetto. Spesso tali software non consentono di effettuare tutte le operazioni necessarie per ottenere la ricostruzione delle superfici, pertanto è opportuno affidarsi a software appositi. La creazione della mesh per ogni singola scansione è dunque il passo successivo, a cui segue l’allineamento tra differenti immagini (l’ordine di questa sequenza può essere alterato). L’allineamento richiede l’immissione, da parte dell’operatore di almeno tre coppie di punti corrispondenti appartenenti a due diverse scansioni. È evidente che effettuando più scansioni bisogna curare che vi sia una certa sovrapposizione. L’uso di marker facilita l’operazione. L’individuazione di punti corrispondenti consente al software di effettuare la rototraslazione necessaria al fine di allineare correttamente le due mesh, questa operazione comporta un notevole dispendio in termini computazionali Dalle diverse immagini allineate si ottiene una mesh unica (merge). Si procede quindi a:
  • Eliminazione delle superfici irregolari, come ad esempio triangoli con alto allungamento ed eventuali zone con sovrapposizione di mesh provenienti da scansioni differenti.
  • Riempimento di eventuali buchi nella superficie. L’operatore può scegliere se effettuare il riempimento tramite un’ulteriore acquisizione o se interpolare tramite una delle strategie proposte dal software.
  • Lisciatura delle piccole asperità della superficie tramite la funzione smoothing, operazione da effettuare con cautela soprattutto se l’oggetto è caratterizzato da spigoli vivi. Il passo successivo è quello di segmentazione = suddivisione logica della nuvola di punti in sottoinsiemi. Questi dovrebbero contenere i soli punti appartenenti ad una particolare superficie. Nella fase di segmentazione e di allestimento delle superfici, il software, mediante algoritmi opportuni, individua le regioni caratterizzate dal possedere le caratteristiche topologiche (esempio complanarità) e condizioni di raccordo comuni, e provvede in prima battuta a delimitare i confini di tali zone. La ricostruzione delle superfici si basa sull’utilizzo di funzioni parametriche, quali le superfici NURBS o Bèzier, che dividono lo spazio in patches di quattro lati ciascuna. Una volta terminata la fase di segmentazione si è ottenuto un insieme di patches collegate in modo da rappresentare la superficie dell’oggetto. Lo step successivo è quello che prevede la creazione del modello CAD, che viene creato in automatico dal software e può essere esportato in vari formati per essere gestito da altri programmi opportuni (file .STL, .STEP, .IGES)

Quindi la prima cosa da fare è cambiare il colore delle nuvole di punti per renderle più visibili e distinguibili. Dopodiché bisogna registrare le due nuvole di punti e quindi andiamo su “Build” e selezioniamo “register “-> “2shell” - > “initial”, e allineiamo le due nuvole di punti. Quando le allineiamo dobbiamo consentire al software non solo di riconoscere le due nuvole di punti ma anche di sovrapporle, il software inizia quindi a calcolare le distanze tra i punti delle due nuvole e alla fine esce un messaggio finale che conferma che queste sono state sovrapposte. Dopo quindi con la registrazione viene registrato il nuovo orientamento. Bisogna ora effettuare la merge delle due nuvole di punti allineate per unire i punti in modo da poter fare un post-processing finalizzato ad ottenere delle superfici. Successivamente bisogna procedere con la pulizia della nuvola di punti (tramite funzione “filter noise”) ed eliminare quindi il cosiddetto rumore. Fatto questo possiamo effettuare un altro comando sempre finalizzato alla pulizia della nuvola di punti che elimina i punti sovrapposti. La densità dell’immagine derivante da questo filtro è molto più blanda rispetto alla densità dei punti presenti nell’immagine di prima. Ora bisogna passare alla triangolazione della nuvola di punti al fine di ottenere una superficie tridimensionale e questo lo si fa tramite la funzione “triangulate”. Dopo una prima triangolazione potremmo ottenere degli errori dovuti al fatto che le normali non sono orientate correttamente e dobbiamo quindi invertirle per alcune porzioni di superficie. Una volta fatto questo potrebbero però ancora essere presenti delle problematiche e cioè oltre a zone di colore diverso possono esserci delle zone vuote in quanto non ci sono punti, questi possono essere andati persi durante la pulizia o potrebbero non essere proprio stati acquisiti durante la scansione. Iniziamo quindi a lavorare nell’ottica dei poligoni e andiamo alla ricerca delle “Abnormal Faces” ovvero quelle superfici che non ci sembrano avere la corretta orientazione della normale. Fatto questo andiamo invece alla ricerca dei fori e alla loro chiusura, in questa fase introduciamo però altri errori come ad esempio il raggio di curvatura dei raccordi. Alla fine, otteniamo quindi la superficie finale, la quale in alcune zone risulta essere regolare ovvero nelle zone in cui vi erano più punti acquisiti durante la scansione e in altre zone risulta essere più irregolare ovvero nelle zone in cui mancavano i punti o in cui siamo dovuti intervenire manualmente. IL SISTEMA DI FOTOGRAMMETRIA DIGITALE ZSCAN ZScan é uno strumento per l‘acquisizione di nuvole di punti mediante l’uso di una camera fotografica digitale, una slitta di precisione e un software basato su un innovativo algoritmo proprietario di analisi multifocale dell’immagine. Il Kit ZScan é composto da:

  • una fotocamera digitale reflex ad alta risoluzione, dotata di ottica fissa: la camera é sottoposta ad accurata calibrazione eseguita presso i laboratori Menci Software,
  • una slitta di precisione con carrello a ricircolo di sfere (lunga 500 o 900 mm) con testa tilt ,
  • un treppiede professionale,
  • il software Zscan. Procedura operativa
  1. piazzare il treppiede, montare la slitta e posizionare la camera sul carrello
  2. realizzare una sequenza di tre scatti dalle posizioni calibrate sulla barra. Durante questa fase non muovere il treppiede
  3. ripetere gli scatti da diverse posizioni così da riprendere per intero gli oggetti da ricostruire. Tempo necessario per l’operazione : pari all’esecuzione di 3 fotografie (10-15 sec.) Procedura software All'avvio di ZScan appare una finestra di dialogo tramite la quale è possibile aprire un progetto già esistente (formato del file .zsc) o creare un progetto nuovo. Quando si crea un progetto nuovo è necessario selezionare il certificato (ovvero la calibrazione della macchina) della camera digitale utilizzata. Infine, apparirà la pagina vuota del workspace di ZScan. Per creare un nuovo progetto è necessario importare la tripletta di immagini nel software ZScan (si possono importare solo i formati tiff, jpg, nef e cr2). Ogni tripletta corrisponde ad una posizione ed è possibile importare più posizioni contemporaneamente. Ogni posizione importata corrisponderà ad una riga del workspace del software. Se le triplette importate sono tante, è possibile selezionare l’opzione “Small Icons” e si ridurrà automaticamente la dimensione di ogni riga. Il Workspace è dato da una tabella righe per colonne. Ogni riga rappresenta una posizione ZScan. Nelle colonne si trovano: Image : mostra le immagini di cui è composta la posizione. Name : nome della posizione come concatenazione dei nomi delle immagini. Baseline : la distanza totale tra il primo e il terzo scatto (centro di presa) della camera all'interno della posizione corrente. Rectified : mostra se la posizione è stata o meno sottoposta al processo di rettifica. Ground control point : consente di inserire i punti di controllo (se utilizzati) Area of Interest : consente di selezionare l'AOI (Area of Interest) cioè l'area (o le aree) dell'immagine da utilizzare nella generazione del modello 3D. Point Cloud : mostra se il modello 3D e' stato generato o meno. In caso positivo e' possibile visualizzarlo altrimenti si può eseguire la generazione. Innanzitutto si deve selezionare la baseline cliccando col tasto dx sul mouse sulla corrispondente cella. I numeri sulla baseline corrispondono a diverse distanze dall’oggetto.

Poi si deve lanciare la rettifica della posizione sulla baseline immessa: durante questa fase ZScan si costruisce già un modello 3D provvisorio che l’utente però non può visualizzare. Il passo seguente è definire un’Area di Interesse (AoI), cioè l'area che sarà utilizzata per generare il modello. Se nessuna area viene definita l'intera immagine sarà utilizzata per la generazione del modello 3D. In questa fase è possibile anche selezionare lo Step, cioè il numero di pixel letti dal software e la Noise Reduction, cioè il valore (da minimo a molto alto) con cui filtrare il risultato per ridurre l’errore nella ricostruzione del modello (un valore troppo alto tenderebbe ad appiattire gli spigoli e fare perdere dettaglio in alcune zone). Infine il processo di generazione può essere avviato, cliccando con il tasto destro del mouse sull'ultima colonna. Prima di elaborare le immagini ZScan chiederà di specificare se e come triangolare una superficie sulle nuvole generate. La triangolazione è necessaria quando si vogliono applicare le texture ai modelli 3D. Si possono triangolare tutte le nuvole indifferentemente oppure impostare un valore di soglia sullo step, per cui solo le nuvole al di sopra di un certo passo saranno triangolate. Tramite il fattore Alpha è inoltre possibile intervenire sulla densità dei triangoli: solo i punti tra loro più vicini della soglia Alpha costituiranno un triangolo. Un fattore Alpha troppo basso determina quindi una superficie triangolata con piccoli triangoli e molti "buchi", viceversa un valore troppo alto porterà a molti triangoli fuori luogo. Un valore ottimale per il fattore Alpha può essere ottenuto moltiplicando per 10 il valore dello step in unità di disegno, riportato nella finestra AoI accanto a ciascun livello. Quando il processo è terminato la cella nell'ultima colonna apparirà verde. Selezionando "View" o "View with ScanView" è possibile visualizzare il modello 3D generato. Il modello 3D può essere salvato come nuvola di punti in formato .vtp o esportato come file ASCII. È inoltre possibile cambiare le proprietà di visualizzazione (Points, wireframe, surface), impostare la dimensione dei pixel e delle linee sullo schermo e modificare la colorazione dei punti o della texture. Da menù "Tools/Accuracy Info" del workspace si può aprire la tabella riassuntiva dei dati di accuratezza. Nelle colonne sono riportate le distanze di riferimento tra la camera e l'oggetto fotografato. Le righe descrivono l'accuratezza in profondità, dipendente sia dalla distanza tra camera e oggetto che dalla baseline utilizzata per realizzare la tripletta di scatti. Questa tabella non è statica e contiene valori basati sul particolare certificato della camera utilizzato nel progetto. Prestazioni e caratteristiche del software

  • distanza di lavoro da pochi centimetri a 6 metri (per la barra da 500 mm) o 10 metri (per quella da 900 mm)
  • la precisione dei modelli 3d dipende dalla distanza tra la camera e l’oggetto, dalla baseline scelta e dal tipo di ottica
  • tutte le nuvole di punti hanno colori con fedeltà fotografica. Su ogni modello 3d é possibile applicare la propria texture, dopo il processo di triangolazione
  • facilità di trasporto e brandeggiabilità. La camera può essere rimossa senza compromettere la calibrazione
  • estrema facilità d’uso. Chiunque può operare senza competenze specifiche
  • ogni modello 3d é frutto di soli 3 scatti (senza nessun altro intervento)
  • la generazione dei modelli 3d NON richiede alcun punto di controllo o misura preliminare. È comunque possibile avvalersi dei punti di controllo , se disponibili, per facilitare la registrazione dei modelli, il disegno 3d, la generazione di ortofoto
  • la fase di post-processing delle nuvole di punti (editing, merging, esportazione...) é completamente disponibile all’interno del software Z-Map, prodotto da Menci Software. SOFTWARE DI POST PROCESSING Z-MAP LASER Z-Map Laser (ZML) é un software per la restituzione CAD e la produzione di ortofoto su nuvole di punti. Z- Map Laser offre numerose funzioni avanzate per l’edit di superfici, la generazione di ortomosaici, la gestione e l’unione di modelli 3d, l’orientamento e il disegno su immagini. Definizione di Ortofoto: Una ortofoto o ortofotografia è una fotografia aerea che è stata geometricamente corretta (cioè che ha subito un procedimento di ortorettifica) e georeferenziata in modo tale che la scala di rappresentazione della fotografia sia uniforme, cioè la foto può essere considerata equivalente ad una mappa. A differenza di una foto aerea, una ortofoto può essere usata per misurare distanze reali, in quanto essa raffigura una accurata rappresentazione della superficie della Terra. Infatti è stata aggiustata in base ai rilievi topografici, alla distorsione della lente e all'orientamento della macchina fotografica (roll, pitch, heading). La stessa tecnica di rappresentazione è sempre più diffusa anche nella fotogrammetria del vicino. Avvio e creazione di un progetto All’avvio di Z-Map Laser per creare un nuovo progetto selezionare File > Nuovo Una volta compilati correttamente i campi del dialogo che apparirà, verrà creata, nella posizione richiesta, una cartella avente il nome assegnato al progetto. Ogni file di progetto Z-Map avrà estensione .sfp. Per creare un progetto già esistente occorre invece selezionare File > Apri: si aprirà una maschera in cui viene chiesto di selezionare il progetto da aprire (estensione .sfp).

Al termine del processo sarà chiesto se inserire o meno il DEM generato. Rispondendo affermativamente il DEM sarà inserito direttamente nella finestra CAD. Altrimenti sarà possibile farlo in seguito aprendo il relativo file GTIF da menù Inserisci > Superificie. Affinchè il DEM sia visibile occorre trovarsi in “vista piana” rispetto al’UCS sul quale si è scelto di proiettarlo. Bisogna quindi selezionare tale UCS come corrente utilizzando la voce di menù Visualizza > Viste 3D > Vista Piana UCS Corrente. Se ci si trova in una vista diversa da quella piana, sarà mostrato solo il rettangolo del bordo del DEM: Inserimento e rappresentazione di un DEM nel CAD I DEM sono superfici e come tali possono essere inseriti nel CAD tramite il menù Inserisci > Superificie. Il DEM associa ad ogni pixel un colore che ne individua la quota. L'utente ha la facoltà di scegliere il tipo di colore/rappresentazione di ogni DEM: da menù Superfici > Rappresentazione è possibile accedere al dialogo che consente tale scelta. Si deve selezionare il DEM sul quale intervenire cliccandoci sopra con il tasto sx del mouse e poi con quello dx per conferma. Una volta selezionato il DEM, dobbiamo scegliere la rappresentazione tra “geografica, raster o a gradiente”: La rappresentazione "Geografica" è quella che utilizza colori da cartina geografica ed è ottimizzata per lavorare su elevazioni territoriali

  • La rappresentazione "Raster" assegna ad ogni pixel il colore del relativo punto rilevato dal laser scanner nel modello VTP di partenza
  • La rappresentazione a "Gradiente" consente all'utente di personalizzare la gamma di colori che rappresentano le quote. Il blu viene associato alla quota minima tra i pixel di un DEM e il rosso a quella massima, variando sugli altri colori per le quote intermedie. Editing del DEM Una volta estratto ed inserito un DEM nel progetto è necessario correggere gli errori di rappresentazione generati nella fase di scansione del modello e riproiettati sul DEM. È comunque molto più facile intervenire sul DEM che non direttamente sul modello nuvola di punti, sia per la chiarezza della rappresentazione, sia per la minore complessità e pesantezza dei dati. In particolare, all'interno di Z-Map, il DEM è costituito da un'immagine raster e dunque ad esso possono essere applicate tecniche correttive derivate direttamente dall'image editing. Individuazione e gestione dei punti di controllo I Punti di Controllo servono a porre dei vincoli che associano le immagini raster con oggetti quali DEM e nuvole di punti. Un Punto di Controllo è solitamente un punto che è facilmente individuabile sia sull'immagine che sul DEM o sulla nuvola, in modo da stabilire una corrispondenza certa tra le due entità. Occorre anzitutto definire almeno un UCS di riferimento nella finestra CAD, rispetto al quale i punti di controllo saranno inseriti. Esistono delle regole generali nell'individuazione dei Punti di Controllo che valgono in qualsiasi caso:
  1. distribuire uniformemente i punti;
  2. i punti dovrebbero essere disposti in modo da includere la massima area possibile. In generale si dovrebbe tendere a individuare i punti nell'area perimetrale della foto, più almeno uno nella parte centrale;
  3. la quantità dei punti da individuare varia di caso in caso, ma in generale il sistema e' tanto più preciso quanti più punti sono individuati. Si accede alle funzioni di individuazione e gestione dei Punti di Controllo tramite la voce di menù Orientamenti > Punti di Controllo. L'inserimento e la gestione dei Punti avverrà tramite la Finestra di Inserimento e selezione delle immagini di lavoro. I punti di Controllo possono anche essere importati da file ASCII e vengono automaticamente posti su un loro layer separato. È possibile procedere al loro inserimento ("Inserisci") e successivamente alla loro collimazione ("Collima") oppure inserire e collimare direttamente ogni punto ("Inserisci e Collima "). Il punto non collimato apparirà di colore giallo, quello collimato sarà di colore verde. I colori di default che indicano lo stato dei punti visualizzati sono:
  • giallo: normalmente indica un punto non ancora collimato;
  • verde: individua un punto collimato;
  • rosso: individua un punto non valido (ad esempio collimato fuori dall'immagine);
  • ciano: indica i punti di controllo attualmente non attivi. Georiferimento di un’immagine È necessario inserire i punti di controllo che definiscono la posizione georiferita dell'immagine nel CAD e procedere alla loro collimazione. Per far questo è necessario aprire la finestra di visualizzazione delle immagini di lavoro da menù Orientamenti > Seleziona/Visualizza Immagini di Lavoro. Una volta aperta la finestra si deve inserire l'immagine da georiferire. Inserita l'immagine nella finestra di visualizzazione, si possono collimare i punti di controllo su di essa e terminata la collimazione di almeno 3 punti selezionare la voce di menù Proiezione Immagini > Georiferisci Immagine (affine). Fatta la proiezione del fotogramma, l’immagine georiferita viene inserita nel CAD e può poi essere compressa e salvata.

Generazione di ortofoto Un'ortofoto è una fotografia di cui si conoscono le coordinate di riferimento spaziali associate ad ogni pixel. Ad una ortofoto si può pervenire grazie ad un Raddrizzamento Prospettico o ad una Proiezione. Il primo tipo di trasformazione è bidimensionale (omografica), ovvero non considera una superficie ma solo un piano di appoggio sul quale viene stirata l'immagine originale. La Proiezione invece è una trasformazione tridimensionale di un'immagine rispetto ad una superficie di proiezione (DEM). In generale il Raddrizzamento è un'operazione che si effettua verso superfici che non presentano dislivelli (assimilabili ad un piano). In tutti gli altri casi si consiglia di procedere con una Proiezione. L’ortofoto viene salvata in formato TIF tiled, mentre le informazione spaziali saranno contenute in un file .tfw. Generazione di un ortofotomosaico Dopo aver generato una serie di ortofoto separate si può generare un ortofotomosaico componendo le singole ortofoto. Uno degli aspetti principali nella realizzazione di mosaici di ortofoto è costituito dall’assemblaggio delle diverse immagini. Questo problema si esplicita nel trovare, all'interno delle aree di sovrapposizione, il percorso ottimale delle linee di giunzione tra le varie ortofoto. Queste linee sono chiamate Linee di Taglio. La corretta selezione delle linee di taglio incide sulla qualità del mosaico, in quanto rende quasi invisibili i punti di stacco tra un'ortofoto e l'altra. Una volta calcolate le Linee di taglio si puo' procedere con la mosaicatura delle ortofoto sulla base di tali linee. Si seleziona la voce di menù Proiezione Immagini > Mosaico e si seleziona ogni ortofoto da mosaicare. L'algoritmo "True Orthophoto" riempie le zone d'ombra che si generano nelle ortofoto quando un lato di un oggetto non e' completamente visibile, integrando le parti mancanti con i pezzi di altre ortofoto eventualmente disponibili da altre angolazioni. Gestione dei Modelli 3D È possibile inserire un modello 3D nuvola di punti direttamente all'interno della finestra CAD. Tale modello sarà poi trattato come una semplice entità. Si seleziona quindi la voce di menù Inserisci > Modello 3D che aprirà la schermata di apertura file. I formati gestibili sono il vtp, vtk e pvtp. Terminata l'apertura del modello, questo apparirà sul CAD, in un layer omonimo che può essere spento o acceso. Una volta che il modello 3D è inserito nel CAD è possibile cambiare le sue proprietà di visualizzazione dal menù Strumenti > Modello 3D > Opzioni. L'interfaccia 3DOrbit consente di ruotare il modello visualizzato nella finestra CAD in modo molto semplice e intuitivo. È inoltre possibile effettuare le operazioni di zoom in e out o di pan così come si fa in AUTOCAD. Si ricorda che sono inoltre presenti una serie di viste predefinite, tramite le quali è possibile ruotare il modello su posizioni fisse. La selezione di tali viste avviene tramite menù Visualizza > Viste 3D. Georiferimento del Modello 3D Dopo che un modello è stato inserito nel CAD, se si dispone dei suoi dati di georeferenziazione è possibile traslare l'entità modello nella sua corretta posizione spaziale. Dal menù Strumenti > Modello 3D > Georiferisci Modello 3D si apre l'interfaccia di definizione dei punti di controllo per la georeferenziazione. Sono necessari almeno 3 punti per definire la rototraslazione necessaria a portare il modello 3D nella nuova posizione. Se i punti di controllo sono stati forniti in un file di testo generico, cliccando il tasto destro del mouse sull'elenco apparirà un menù contenente la voce "Aggiungi punti da File". Se non si dispone di un file di appoggio oppure si vogliono aggiungere nuovi punti di controllo, si può selezionare dal menù contestuale la voce "Aggiungi Punto“. Una volta aggiunti i punti all'elenco, occorre procedere alle loro collimazioni sul modello. Si preme il tasto destro del mouse sul punto da collimare e si seleziona la voce "Collima punto" dal menù che appare. L'interfaccia sparirà e si dovrà individuare il punto sul modello con il tasto sinistro del mouse: Una volta collimati i punti di controllo si potrà premere il tasto "Calcola Trasformazione". In questo modo viene costruita la matrice di rototraslazione per portare il modello nella nuova posizione. Al termine del calcolo le righe dell'elenco dei punti di controllo saranno colorate in funzione dei valori di residuo ottenuti. Un valore verde corrisponde a residui più bassi rispetto al valore di soglia, viceversa saranno rossi. Alla pressione del tasto "Applica" la rototraslazione calcolata sarà applicata al modello selezionato. Il modello georiferito viene poi salvato come nuovo modello, per distinguerlo dall'originale. Al termine dell'operazione di salvataggio il modello georiferito apparirà nella finestra CAD. Definizione e gestione di un UCS Solitamente, una volta che un modello è stato inserito, si definisce un piano di lavoro (UCS, User Coordinates System) dove saranno proiettate le entità restituite. Il piano di lavoro sarà visualizzato in semitrasparenza direttamente sul modello. Per definire un nuovo UCS si sceglie la voce di menù Strumenti > UCS. All'interno di questo menù si trovano le voci "Individua" e "Individua con Asse X Orizzontale". "Individua " consente di specificare un asse del piano personalizzato e trasversale al modello. Questo è utile per generare UCS conformi a modelli non allineati alle viste 3D ortogonali (in bolla).

Per effettuare lo studio delle performance ci rifacciamo a delle norme in particolare per lo studio dell’incertezza ci rifacciamo alla norma UNI EN ISO 15530-3: 2011 che prevede l’utilizzo di un artefatto che non è altro che è una sfera di calibrazione di raggio 15,0329 mm. Questa è ottenuta mediante lavorazioni per asportazione di truciolo ed è verificata dimensionalmente mediante CMM e profilometro. È stata quindi effettuata la scansione di questa sfera utilizzando il testatore, la testa laser e la luce strutturata. Sono state effettuate 150 misurazioni totali, ovvero 30 misurazioni per ognuna delle cinque configurazioni. Secondo il vocabolario internazionale di metrologia per incertezza di una misura si intendono i relativi parametri U non negativi che caratterizzano un intervallo di valori attribuiti a un misurando Y che in questo caso è il raggio della sfera. Si possono avere due contributi di incertezza ovvero: la ripetibilità che indica quanto le singole misure sono in accordo tra loro e l’accuratezza che indica quanto la misura è prossima al valore corretto. In particolare si possono verificare il quattro situazioni:

  1. le misure non sono in accordo tra loro e non sono prossimo al valore atteso quindi si ha una bassa accuratezza e una bassa ripetibilità o precisione e cioè una varianza elevata.
  2. le misure non sono in accordo tra loro ma sono prossime al valore atteso, abbiamo quindi un’elevata accuratezza ma una bassa ripetibilità e precisione
  3. le misure sono in accordo tra loro ma non prossime al valore atteso, si ha quindi una varianza bassa e ciò significa che le misure sono poco accurate ma molto precise.
  4. le misure sono in accordo tra loro e prossime al valore atteso, si ha quindi un’elevata accuratezza e un’elevata ripetibilità, si può parlare quindi di dato preciso. L’incertezza quindi non si calcola ma si stima, in quanto non si ha mai un risultato preciso. La stima dell’incertezza si effettua con la formula: Nella quale il parametro K è detto fattore di sicurezza. Dai risultati ottenuti si è quindi potuto notare che la luce strutturata risulta inadeguata in quanto presenta un’elevata incertezza e tempi di scansione molto elevati, quindi a livello di accuratezza il migliore è risultato essere il tastatore, mentre per tempi di

scansione il migliore è risultato essere il laser scanner. È stato quindi scelto di utilizzare il laser scanner in quanto l’obiettivo era quello di ridurre i tempi ottenendo un’accuratezza del decimo di millimetro come da specifiche di progetto. Una volta iniziata la scansione si sono presentate delle difficoltà date principalmente dai limiti del laser scanner e dall’ingombro dell’oggetto che non permetteva di acquisire alcune zone in quanto potremmo avere più raggi riflessi e questo si traduce quindi in un rumore nella nuvola di punti. Si sono incontrate quindi difficoltà nell’acquisire superfici inclinate rispetto alla verticale. Infatti, per poter avere un’acquisizione completa dell’oggetto bisogna rispettare gli angoli di inclinazione. Vi è una combinazione ottimale per l’inclinazione superficie-laser per la quale noi riusciamo ad ottenere l’acquisizione completa dell’oggetto. Un ulteriore difficoltà si è presentata nell’acquisizione delle cave strette e profonde o nell’acquisizione delle superfici cilindriche a causa della lucentezza del materiale. Quindi una soluzione a queste problematiche è quella di utilizzare in combinazione lo scanner laser con il tastatore. STUDIO E SVILUPPO DI UNA METODOLOGIA FINALIZZATA A MISURARE IL SOVRAMETALLO Per ottenere un determinato pezzo si parte dal grezzo di progetto. Il grezzo da cui realmente si parte non è detto però che sia uguale a quello progettato in quanto questo è realizzato con tecniche di additive manufatcuring. Possono verificarsi in particolare tre scenari:

  1. il sovra metallo presente sul grezzo prodotto è pari a quello definito dal grezzo di progetto e quindi non dobbiamo modificare il part program.
  2. il sovra metallo presente sul grezzo prodotto è maggiore di quello definito dal grezzo di progetto, in questo caso problema è facilmente risolvibile in quanto basterebbe modificare il part program per poter fare una passata in più.
  3. il sovra metallo presente sul grezzo prodotto è inferiore a quello definito dal grezzo di progetto, questo potrebbe determinare uno scarto proprio perché non c’è sovra metallo sufficiente per realizzare le lavorazioni per asportazione di truciolo. Bisogna quindi valutare il sovra metallo presente ricostruendo il modello CAD delle superfici reali sfruttando la combinazione laser scanner e tastatore. Il problema che si pone è però la compatibilità delle informazioni ottenute da laser scanner e tastatore, in quanto il laser scanner genera nuvole di punti da cui otteniamo un modello poligonale, invece il testatore genera dei punti da cui otteniamo delle superfici e inoltre utilizziamo software differenti per ognuno. Questo significa che i dati ottenuti da entrambi devono essere esportati e importati in un altro ambiente software per poter effettuare una completa ricostruzione CAD del manufatto. Per poter scegliere quindi il software di ricostruzione bisogna effettuare un’analisi preliminare delle performance dei vari software. Viene quindi prodotto un test case sul quale vengono definite delle caratteristiche topologiche da valutare sul relativo modello CAD ricostruito, e cioè il raggio di curvatura e la distanza tra due piani. Si effettua quindi la ricostruzione del modello mediante per ogni software scelto e infine si confrontano le misure ottenute da ognuno di questi e si sceglie quello con cui si sono ottenute le misure più vicine a quelle reali, in particolare abbiamo scelto GeoMagic. Successivamente sono state ricreate tre giranti in PLA per effettuare il test del metodo le quali avevano uno spessore di sovra metallo pari a 2 mm. È stata quindi effettuata la scansione mediante laser scanner. Le superfici non acquisite dallo scanner laser ovviamente erano la sede della linguetta e le parti interne, la sede della linguetta è stata acquisita tramite tastatore mentre le parti interne risultavano impossibili da acquisire in quanto non vi era accessibilità da parte del tastatore. Dalle due scansioni si sono ottenuti file STL e IGES che sono poi stati importati in GeoMagic per ottenere il risultato finale, e sono poi stati confrontate le dimensioni del sovra metallo di progetto con quello ottenuto dal processo di ricostruzione. Successivamente si è effettuata la validazione del metodo su una girante prodotta in SLS che rappresentava la vera e propria girante. LUCE STRUTTURATA La luce strutturata fa parte delle tecnologie di acquisizione della forma basati su strumenti ottici. Trova applicazione nel controllo di qualità, nella prototipazione, nel test e simulazione, nella progettazione della lavorazione e nella progettazione CAD. Il principio di funzionamento è simile a quello del laser scanner e cioè si acquisisce una nuvola di punti, si crea la mesh del modello 3D, si fa una comparazione delle misure dimensionali con il modello ottenuto, si ricostruisce la geometria e infine si ottiene il modello solido. Il vero limite della luce strutturata è rappresentato dall’utilizzo dell’hardware. Tuttavia, agendo sul software di post-processing e sul metodo di scansione si riesce ad aumentare l’accuratezza della misura ottenuta. Rispetto al laser scanner questa è utile per l’acquisizione di grandi superfici come ad esempio una turbina. Inoltre, nonostante i pezzi siano molto grandi e possibile via via acquisire dei punti sempre più vicini tra loro fino a una risoluzione di 0,6 mm. L’obiettivo primario della luce strutturata è la misura di distanze e di forma di superfici. Il suo funzionamento è basato tutto sull’emissione di una luce detta appunto luce strutturata, ovviamente è presente un principio attraverso il quale generiamo questa luce strutturata. In particolare, la luce viene strutturata nell’ottica di consentire anche la visione della terza dimensione. Questa funziona in maniera simile alla visione stereo, abbiamo quindi una sorgente di luce che investe l’oggetto con fasci di luce verticali ed orizzontali, sono presenti due telecamere le quali visualizzano due cose diverse in quanto sono codificate da un software ed ovviamente non è possibile utilizzare una qualunque luce in quanto ha una sua lunghezza d’onda e una sua frequenza e la macchina sa di preciso quali sono questi valori. Quindi si può capire che il problema principale consiste nella codifica e nella decodifica. Il matching tra luce proiettata e luce catturata può essere risolto unicamente codificando il pattern di luce che investe l’oggetto.

CRONTOLLO NUMERICO

Le varie macchine utensili è caratterizzata da movimenti dell’utensile o del pezzo e quindi le varie macchie utensili e le varie lavorazioni si distinguono anche per tipologia dei moti. La tecnologia del controllo numerico è sostanzialmente un metodo per controllare automaticamente, con elevata precisione e ripetibilità, questi modi sulla base di un programma scritto in un opportuno linguaggio. Le macchine a controllo numerico presentano molti vantaggi riassumibili in un’elevata automazione e flessibilità con conseguente riduzione dei tempi passivi e aumento della produzione, miglioramento della qualità del prodotto, riduzione degli scarti e del costo della manodopera. In generale nelle macchine a controllo numerico ogni asse a un suo sistema di movimentazione basato su un motore elettrico e su un trasduttore che rileva la posizione istantanea del componente in movimento. Questi vengono gestiti da un’unità elettronica chiamata unità di governo. In generale gli assi controllati sono denominati secondo normativa EIA RS267A. Abbiamo gli assi X,Y e Z che si occupano della traslazione e gli assi A, B e C per la rotazione. Mentre u,v e w sono assi di traslazione secondari paralleli ai principali. Le macchine a controllo numerico si possono classificare in:

  • macchine monoscopo: come ad esempio torni fresatrici e alesatrici
  • macchine multiscopo: ovvero i centri di tornitura e i centri di lavorazione I centri di tornitura rappresentano l’evoluzione dei turni, si tratta di tornio a controllo numerico dotati di torretta porta utensili sulle quali è possibile montare utensili rotanti in modo da effettuare sui pezzi torniti anche lavorazioni di fresatura di foratura fuori asse. Di lavorazioni invece rappresentano l’evoluzione di macchine come fresatrici e alesatrici quindi con moto di taglio posseduto dall’utensile che fanno largo uso di sistemi di cambio automatico dell’utensile e di movimentazione del pezzo. Quanto riguarda il sistema di controllo questo può essere ad anello chiuso o ad anello aperto.
  • Quello d’anello chiuso il segnale elettrico che pilota il motore dell’asse è sempre il risultato di un confronto tra il valore programmato e il valore misurato istante per istante da un apposito trasduttore ed esistono sempre due anelli di questo tipo uno per la velocità e uno per la posizione. Inoltre i sistemi ad anello chiuso sono più affidabili e anche più complessi.
  • In quelli ad anello aperto invece non abbiamo un feedback di ritorno e questo significa che bisogna effettuare un controllo visivo delle posizioni. Unità di governo controlla completamente il funzionamento della macchina e a una struttura hardware tipica di UNI computer ma con un certo numero di schede per l’interfacciamento con la macchina.la struttura è basata su tre schede principali:
  • scheda microprocessore: utilizzata per la gestione dell’interfaccia operatore delle memorie RAM e dei supporti magnetici,
  • Scheda master: adesso sono demandati i compiti importanti che richiedono elevate capacità e velocità di calcolo come l’interpolazione la generazione dei segnali per il controllo degli assi eccetera
  • Una o più schede di input output con circuiti di interfaccia analogici e digitali verso la macchina tra cui servo sistemi di trasduttori e vari altri dispositivi di cambio pezzo. Per quanto riguarda la programmazione della macchina controllo numerico questa avviene tramite la creazione di un part program il quale contiene informazioni geometriche (percorso utensile e tipo di movimento) e informazioni tecnologiche (selezione utensile, parametri di taglio, presenza fluido di taglio…). La creazione dei part program può avvenire in maniera automatica o in maniera manuale. Quando viene creato in maniera manuale viene utilizzato un linguaggio ISO il quale è composto da varie istruzioni: Istruzioni N: serve per assegnare un numero identificativo e progressivo al singolo blocco. Istruzioni G: si chiamano preparatorie in quanto predispongono il controllo a particolari modalità operative. Istruzioni dimensionali che servono per definire il percorso relativo utensile pezzo in particolare quali assi devono muoversi. Istruzioni S ed F: che si riferiscono rispettivamente all’indicazione del valore della velocità di taglio e dell’avanzamento. Istruzioni T: utilizzata per richiamare l’utensile desiderato. Istruzioni M: permettono di eseguire determinate operazioni sulla macchina attivando direttamente procedure operative preimpostate. La compensazione del diametro dell’utensile viene effettuata con l’utilizzo della funzione G e in particolare con la funzione G 41 la nostra presa si andrà a posizionare a sinistra del profilo programmato, con G 42 si andrà a posizionare a destra del profilo programmato e con G 40 non si effettua nessuna compensazione e quindi la fresa si posizionerà esattamente sul profilo programmato.

CRONTOLLO NUMERICO

Le varie macchine utensili è caratterizzata da movimenti dell’utensile o del pezzo e quindi le varie macchie

utensili e le varie lavorazioni si distinguono anche per tipologia dei moti.

La tecnologia del controllo numerico è sostanzialmente un metodo per controllare automaticamente, con

elevata precisione e ripetibilità, questi modi sulla base di un programma scritto in un opportuno linguaggio.

Le macchine a controllo numerico presentano molti vantaggi riassumibili in un’elevata automazione e

flessibilità con conseguente riduzione dei tempi passivi e aumento della produzione, miglioramento della

qualità del prodotto, riduzione degli scarti e del costo della manodopera.

In generale nelle macchine a controllo numerico ogni asse a un suo sistema di movimentazione basato su un

motore elettrico e su un trasduttore che rileva la posizione istantanea del componente in movimento. Questi

vengono gestiti da un’unità elettronica chiamata unità di governo.

In generale gli assi controllati sono denominati secondo normativa EIA RS267A. Abbiamo gli assi X,Y e Z che si

occupano della traslazione e gli assi A, B e C per la rotazione. Mentre u,v e w sono assi di traslazione

secondari paralleli ai principali.

Le macchine a controllo numerico si possono classificare in:

• macchine monoscopo: come ad esempio torni fresatrici e alesatrici

• macchine multiscopo: ovvero i centri di tornitura e i centri di lavorazione

I centri di tornitura rappresentano l’evoluzione dei turni, si tratta di tornio a controllo numerico dotati di

torretta porta utensili sulle quali è possibile montare utensili rotanti in modo da effettuare sui pezzi torniti

anche lavorazioni di fresatura di foratura fuori asse.

Di lavorazioni invece rappresentano l’evoluzione di macchine come fresatrici e alesatrici quindi con moto di

taglio posseduto dall’utensile che fanno largo uso di sistemi di cambio automatico dell’utensile e di

movimentazione del pezzo.

Quanto riguarda il sistema di controllo questo può essere ad anello chiuso o ad anello aperto.

• Quello d’anello chiuso il segnale elettrico che pilota il motore dell’asse è sempre il risultato di un

confronto tra il valore programmato e il valore misurato istante per istante da un apposito

trasduttore ed esistono sempre due anelli di questo tipo uno per la velocità e uno per la posizione.

Inoltre i sistemi ad anello chiuso sono più affidabili e anche più complessi.

• In quelli ad anello aperto invece non abbiamo un feedback di ritorno e questo significa che bisogna

effettuare un controllo visivo delle posizioni.

Unità di governo controlla completamente il funzionamento della macchina e a una struttura hardware tipica

di UNI computer ma con un certo numero di schede per l’interfacciamento con la macchina.la struttura è

basata su tre schede principali:

• scheda microprocessore: utilizzata per la gestione dell’interfaccia operatore delle memorie RAM e dei

supporti magnetici,

• Scheda master: adesso sono demandati i compiti importanti che richiedono elevate capacità e

velocità di calcolo come l’interpolazione la generazione dei segnali per il controllo degli assi eccetera

• Una o più schede di input output con circuiti di interfaccia analogici e digitali verso la macchina tra cui

servo sistemi di trasduttori e vari altri dispositivi di cambio pezzo.

Per quanto riguarda la programmazione della macchina controllo numerico questa avviene tramite la

creazione di un part program il quale contiene informazioni geometriche (percorso utensile e tipo di

movimento) e informazioni tecnologiche (selezione utensile, parametri di taglio, presenza fluido di taglio…).

La creazione dei part program può avvenire in maniera automatica o in maniera manuale.

Quando viene creato in maniera manuale viene utilizzato un linguaggio ISO il quale è composto da varie

istruzioni:

Istruzioni N: serve per assegnare un numero identificativo e progressivo al singolo blocco.

Istruzioni G: si chiamano preparatorie in quanto predispongono il controllo a particolari modalità operative.