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Libro: Storia economica: Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione informatica. di Ennio de Simone Appunti: prof. Giovanni Farese
Tipologia: Sbobinature
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L’Unità d’Italia e l’economia nazionale §. Gli ostacoli allo sviluppo economico dell’Italia Fino al Rinascimento, l’Italia era considerata una delle zone più sviluppate d’Europa per poi affacciarsi su un periodo di declino che venne superato solo a partire dal Settecento. A testimonianza di ciò, il PIL pro capite nel ‘700 era l’80% di quello britannico, per poi ridursi al 53% nel 1820. Il decollo italiano ebbe inizio nel XX secolo con l’arrivo delle condizioni ideali. Lo sviluppo era stato franato da numerosi ostacoli: Lenta crescita della popolazione -> assenza dell’impulso per le attività produttive. Tra il 1750 e il 1850 la popolazioni aumentò del 60% a differenza di quella inglese che triplicò Natura del suolo -> era arabile solo per metà e poche erano le zone pianeggianti, rendendo la produzione non sufficiente a soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita Scarsità di risorse minerarie -> modesta quantità di carbone e pochi giacimenti di minerale ferroso. La Sicilia possedeva miniere di zolfo per l’esportazione Inadeguatezza del sistema dei trasporti -> strade insufficienti a causa delle catene montuose e di fiumi navigabili. Le distanze spesso erano molto grandi e le diverse parti della Penisola erano collegate solo lungo le coste Scarsa disponibilità di capitali -> quelli disponibili erano rivolti verso impieghi sicuri, terre o titoli di Stato Assenza di un mercato nazionale -> permanenza di mercati locali ristretti tanto che gli uomini ambivano alla formazione di un mercato nazionale Nel corso della seconda metà del Settecento erano state avviate diverse riforme da parte di governi illuminati che vennero concluse nel corso dell’occupazione francese causa della conclusione delle corporazioni, delle dogane interne e del regime feudale. Il Congresso di Vienna aveva diviso l’Italia in 7 Stati:
L’unificazione si verificò in concomitanza dell’avvio della seconda rivoluzione industriale, basato su grandi imprese di nuove e costose attività produttive. La Penisola si caratterizzava per:
Venne unificato il debito pubblico. Tutti i debiti degli Stati precedenti vennero scritti, dal nuovo Stato, sul Gran libro del debito pubblico. Il più consistente fu quello del Regno di Sardegna per via dei lavori pubblici, delle spese militari e degli interessi, tutto il costo passò a carico dell’intera comunità nazionale. Seguivano le Due Sicilie e la Toscana. Il riordinamento del debito pubblico era necessario per dare fiducia ai risparmiatori nazionali e stranieri indotti ad effettuare nuovi investimenti. Infine, si sviluppò l’unificazione doganale , che accadde molto velocemente per via dell’esigenza di dare vita a un vasto mercato nazionale. Venne adottata la tariffa piemontese, la più bassa fra quelle in vigore negli Stati preunitari, nonostante ciò, per alcuni prodotti venne ulteriormente ridotta. LA I GUERRA MONDIALE La I Guerra Mondiale venne combattuta dal 1914 al 1918, fino al 1919 se si considera conclusa con il trattato di Versailles, fino agli anni ’20 con le premesse della crisi del 1929. Pur essendo scoppiata nel 1914, l’Italia entrò solo nel 1915. Due furono gli schieramenti:
di guerra con un significato patriottico e ci si aspetta che i cittadini accettino. La conseguenza fu l’aumento del debito pubblico. IV. Prestiti internazionali -> non si verificano tra governi e cittadini ma tra governi e governo-banca privata di un altro paese. Fu molto importante nel campo dell’Intesa, i debiti interalleati sono molto rilevanti specialmente perché USA prestarono a tutti gli altri paesi. Le conseguenze economiche della guerra Per larga parte sono da rintracciare nel trattato di Versailles. Nel 1918 a Parigi si tenne la Conferenza di pace, i cui lavori si protrassero per la prima metà abbondante del ‘900. Vengono prodotti una serie di trattati tra i singoli paesi sconfitti e i vincitori nell’insieme. Vennero firmati trattati tra i paesi vincitori e quelli sconfitti. Il principale tra quest’ultimi fu la Germania con il crollo dell’Impero e la formazione della Repubblica di Weimar. Contiene delle clausole militari, territoriali, economiche e finanziarie: Militari -> smantellamento dell’intera industria bellica tedesca per evitare che si possa armare nuovamente Territoriali -> si affronta la questione dell’Alsazia e Lorena. Vengono restituite alla Francia dopo averle prese in seguito alla guerra franco prussiana Economiche e finanziarie -> si dispone che la Germania è il responsabile morale della guerra, l’ha scatenata e ha anche violato i confini di paesi neutrali. Si dispone che debba pagare una indennità di guerra, un ammontare che prende il nome riparazione di guerra , una somma che il vincitore impone nei confronti del vinto per riparare ai danni del conflitto, ma non essendo un contratto non deve essere considerata un debito. I lavori della conferenza di pace si arenano poiché fu difficile stabilire un ammontare: lo si considerò pari a 132 miliardi di marchi, ovvero 3 volte il reddito tedesco (PIL), come se oggi ci chiedessero di pagare €5 trilioni, una cifra esorbitante per molti ma sulla quale si impuntarono i francesi e gli inglesi nel particolare, mentre gli USA si mostrarono più riflessivi. Infatti, Francia e Inghilterra erano legati agli USA da un problema di debiti, devono restituire i fondi e hanno quindi interesse nel pagamento dei tedeschi. Alla Germania venne imposto un DICTAT una vera e propria imposizione, un obbligo calato dall’altro con la consapevolezza che fosse una cifra impossibile da ripagare e che avrebbe messo in ginocchio l’economia tedesca. Nel corso della Conferenza emerse, tra le fila della delegazione britannica, la figura di un giovane economista, Keynes. Questo partecipò ai lavori ma nell’estate del 1919, in disaccordo con la sua delegazione, decise di abbandonare in quanto voce autorevole che riteneva sbagliato chiedere riparazioni così elevate poiché sarebbero state dannose non solo per l’economia tedesca ma anche per quella europea e mondiale. Decise di ritornare nella campagna inglese e di scrivere un piccolo libro di grande importanza, un panflè , di contenuto politico ed economico ma con una forte vena polemica. Venne pubblicato alla fine del 1919 e diventò il primo grande successo editoriale nell’ambito economico a livello mondiale.
All’interno nasce un Parlamento dove non siedono solo i rappresentanti dei singoli governi ma anche quelli delle associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro di un singolo paese. Si vuole rappresentare e tutelare gli interessi economici, l’economia è una questione non eliminabile. ita -> ministro/sottosegretario, sindacalista, industriale Il ruolo degli USA Con la fine della IGM inizia un periodo della durata di 20/25 anni, che abbiamo definito di transizione egemonica, è un passaggio del testimone dalla Gran Bretagna. Dopo la IIGM gli USA divennero il nuovo paese egemone, con capitale New York e il dollaro al centro. Alla fine della IGM c’è un fatto nuovo: sono il più grande creditore a livello mondiale a livello netto diversamente da Francia, Italia e UK che alcune volte si sono indebitate tra di loro (UK è sia creditore vs Italia ma anche debitore vs USA). Si è completato il processo dell’industrializzazione, dell’ascesa della potenza USA tanto che alla conclusione si preparano a diventare il nuovo paese egemone tanto da poter considerare difficile un nuovo assetto senza il loro contributo. Nella Società delle Nazioni Wilson, presidente idealista e utopista, pensava che fosse impossibile così pensare ad una nuova guerra, gli USA stessi non partecipano rendendola debole pur avendola voluta loro stessi. Viene richiesta una ratifica degli accordi presi, vengono rigettati. Due poli che costituiscono l’oscillazione della politica americana: o isolazionista -> dopo essere stati coinvolti torniamo ad occuparci solo dei nostri affari, America First come Trump o interventista -> intervento in questioni economiche o politiche come Obama Non si può fare a meno degli USA. Non sono al centro della politica internazionale (pov istituzionale). Conseguenze indirette della guerra, di medio termine, lungo, strutturali: strutturali per l’economia -> allargamento della base produttiva, nei 4 anni di guerra un buon numero dei paesi coinvolti ha portato avanti una industrializzazione a tappe forzate. Ha messo al lavoro chiunque, ha usato tutte le risorse, ingenti spese, investimenti e ha investito nei settori dell’industria bellica (pesante). Iniziarono a crescere l’industria meccanica, siderurgica, chimica, elettrica. Grandi impianti che occupano un numero cospicuo di lavoratori. Grande immissione in ambito lavorativo delle donne. No specializzazioni ristrette (prevalentemente agricolo) ma settori importanti di base. Strutturale ruolo Stato nella vita del Paese -> anche dopo il conflitto. Durante la guerra, per far fronte alle esigenze, l’intervento diventa molto significativo da molti aspetti: ambito fiscale, diretto nell’industria non sono pochi in cui gli impianti privati vengono confiscati dallo stato e vengono finalizzati per la guerra. È una economia di guerra. Alcuni settori vengono nazionalizzati, in quanto dotati di un interesse pubblico nazionale. Alla fine del conflitto gran parte dell’intervento resta i piedi formando un tratto permanente dei grandi Paesi dell’Europa. La tendenza continua nei decenni, anni ’60 intervento assimilabile come oggi. Lascia eredità importante da un punto di vista strutturale in chi è coinvolto.
Problemi da affrontare?
individuale. La distribuzione però non fu equa. Si interruppero gli scambi tra la campagna e la città, la produzione dei crollò. Comandos di operai e soldati giunsero nelle campagne per procedere alla requisizione forata dei generi alimentari. Le industrie furono prima controllate dagli operai poi nazionalizzate. Durante la guerra civile non si riuscì a continuare la produzione industriale. Le banche e il commercio furono nazionalizzate, il commercio estero divenne monopolio di Stato e il commercio privato venne vietato. Le banche vennero assorbite dalla Banca di Stato. La Rivoluzione venne finanziata con una massiccia emissione di moneta cartacea che portò al crollo de rublo. 1921 Lenin decise nuova politica economica (Nep) con cui si fece una marcia indietro. Si rinunciò al socialismo per consentire la ripresa economica. Si liberalizzò l’agricoltura, la piccola industria e il commercio, lo Stato, invece, conservò il controllo delle grandi industrie, delle banche e del commercio estero. I contadini vennero autorizzati a vendere i propri prodotti sul mercato libero e si tornò ai livelli di produzione prebellici. La possibilità di dare in affitto la terra e di assumere salariati portò alla formazione di diversi gruppi: a) Proprietari rurali b) Contadini poveri c) Contadini medi d) Kulaki -> ricchi contadini che prendevano terre in affitto, le coltivavano grazie ai braccianti per vendere i prodotti sul mercato Il settore industriale fu diviso in due:
Pov economico come si forma il prezzo? Piano -> non si forma sul mercato ma è fissato dall’autorità politica che, inoltre, fissa le quantità da produrre, gli obiettivi di produzione che poi con i suoi metodi coercitivi si impegna di rispettare. Un sistema tale ha una debolezza intrinseca di fondo: il prezzo non è più un veicolo di conoscenza/informazione. Calcolo economico su base razionale è impossibile. Mercato -> il prezzo si forma sul mercato è determinato dal libero gioco di domanda ed offerta. Il prezzo può dire alcune cose agli operatori (quando un investimento è redditizio, quanto un bene è scarso…) che consentono il calcolo economico su base nazionale, di fare programmi, prevedere un andamento futuro In agricoltura si avviò una collettivizzazione delle terre per favorire l’introduzione delle macchine e aumentare la produzione. Era ammessa la proprietà privata ma i contadini erano spinti a creare dei kolchoz , aziende agricole collettive, conferendo loro terra. Si formarono anche i sovchoz , aziende sovietiche i cui dipendenti erano lavoratori statali e i prodotti erano distribuiti mediante aziende statali di commercio all’ingrosso. La pianificazione venne attuata dal 1928, i piani erano affidati al Gosplan, che doveva preparare i piani quinquennali e controllare che fossero attuati. Essi prevedevano le quantità e la qualità della produzione. Nel 1941, il terzo piano non venne concluso a causa dello scoppio della guerra. I primi due avevano consentito una rapida industrializzazione del Paese anche perché l’URSS non venne toccata dalla Grande Depressione degli anni ’30. Si sentiva minacciata dalla Germania nazista, dovendo quindi lottare per creare un apparato produttivo e assicurare difesa nazionale. Venne privilegiata l’industria pesante e la produzione di beni strumentali a scapito dei beni di consumo. Tutti dovettero rinunciare ai consumi di massa per la buona riuscita dei piani industriali. L’esperienza sovietica ebbe un valore simboli in quanto fece comprendere l’esistenza sulla scena di una alternativa, di uno sfidante del sistema capitalistico, che giocò un ruolo fondamentale dopo la crisi del ’29.
Con le difficoltà delle banche la crisi del ’29 passò da strettamente finanziaria e a poco a poco anche le imprese entrano in difficoltà poiché non riescono ad ottenere denaro in prestito, si genera disoccupazione e le persone sono senza reddito => si riducono i consumi Si generano una serie di eventi a catena, una spirale negativa. La crisi passa da Wall a Main Street , diventa una crisi dell’economia reale. Molto spesso avviene così da crisi finanziaria a crisi economica reale con un’incidenza sul livello di occupazione e reddito 4 milioni di disoccupati del ’30 -> ’33 triplo dei disoccupati che tenendo conto della popolazione attiva corrisponde al 30% Nella recente grande recessione neppure la Grecia ha raggiunto livelli tali (26%) La Grande Depressione è la prima vera crisi globale a differenza di quella di fine ‘800 che fu selettiva. Come è avvenuta? Negli anni precedenti l’economia americana si era espansa con una crescita importante dei consumi, una buona parte della popolazione si era potuta permettere un’auto quella che fino a prima era vista solo come un lusso, ma fu solo un apparente benessere Nel ’29 si assedia un presidente repubblicano Hoover, nel suo discorso di insediamento (marzo) disse: “Il futuro risplende di speranza. Questo è un grande paese continueremo [...]” A fronte di una crisi tale consigliava di non fare nulla ma di aspettare che si calmassero le acque. C’è una situazione di euforia sui mercati. La bolla speculativa è sia immobiliare che finanziaria, come nella recente. Finanziario: ’28-’29 si acquistano titoli non per tenerli in attesa di una buona cedola per le obbligazioni, o di profitti per le azioni ma si comprano per un motivo speculativo, per poi rivenderli perché le aspettative sono al rialzo, acquisto oggi per rivendere ad un prezzo più alto e chi acquista lo fa con il medesimo fine. Florida È fondamentale seguire Kindleberger , il maggiore storico delle crisi finanziarie, e i suoi scritti per comprenderne l’anatomia. Ha scritto un libro in cui ripercorre la storia delle crisi dalla metà del ‘700 ai suoi giorni compresa questa “ Boom. Mania. Panico. Crisi ” l’editore volle cambiarlo in “ Mania. Panico. Crisi .” Boom e mania -> fase ascendente del ciclo Panico e crisi -> fase discendete del ciclo Come funziona una crisi finanziaria secondo lui? Si verifica un boom che coinvolge solo un gruppo ristretto di operatori detti insider, operatori istituzionali. Dopo un rialzo e aspettative alte arriva la mania (euforia) che coinvolge anche gli outsiders ovvero tutti anche nonne e suore. È chiaro che questo gioco non può continuare all’infinito e quando gli insiders decidono di aver fatto abbastanza profitti, il più importante tra questi decide di non comprare più ma di vendere. Vista la sua influenza, trascina gli altri poiché i mercati finanziari si muovono sull’istante e rispondono a degli impulsi irrazionali, sono come una massa.
Freud aveva studiato la psicologia della massa, il comportamento in un gruppo è diverso di quello isolato specialmente se ci sono delle leve che risuonano nell’istinto come il profitto o il denaro. Vende uno vendono gli altri, in sintesi. Prima si ritirano gli insiders e solo dopo gli outsiders => panico Chi ha questi pezzi di carta senza valore non riesce a venderli vedendo l’investimento volatizzarsi. Tutte e 4 le parole del titolo sono significative. In questa dinamica un ruolo importante è svolto dalle banche che, per lui, hanno una funziona prociclica , assecondano/amplificano il ciclo: fase ascendente -> sono inclini a fare credito anche a debitori che non rispecchiano tutti i criteri, anche ai non meritevoli, che vengono considerati affidabili perché si aspettano un rialzo dei prezzi. Gettano i semi della crisi fase discendente -> tale è la sfiducia, il panico, la paura che non prestano neanche a chi è sano e meritevole di credito e in ciò amplificano la crisi (opposto). Raccolgono i frutti Ha tutto a che vedere con la psicologia (anche secondo Keynes). Qual è la dinamica di questa crisi finanziaria e di tutte? Cause : 2 scuole di pensiero
“Caro presidente, voi siete diventato il vessillo di tutti coloro he in ogni paese cercano di correggere i mali della nostra condizione per mezzo di esperimenti ragionati, nel contesto dell’attuale sistema sociale. Se voi fallirete sarà gravemente pregiudicata la possibilità di formare in mondo secondo schemi razionali d esso resterà in balia dell’ortodossia e della rivoluzione. […] ” Lettera della fine del ’33 scritta da Keynes per Roosevelt e pubblicata il 21/12/33 sul New Tork Times. Maggior economista del XXI secolo e la maggiore personalità politica del ‘900 e non solo. Roosevelt Nel 1932 che era stato sottosegretario, senatore e segretario Aggiunto della Marina, proveniva dall’alta borghesia americana e nipote del presidente Teddy. Concluse la sua campagna elettorale promettendo un New Deal: “Mi impegno per voi e per me stesso per un New Deal” Spesso questa espressione è tradotta con nuovo corso , per indicare un nuovo inizio ma c’è un’allusione al vecchio Deal dello zio. Il suo fu sicuramente un programma opposto a quello del suo precedessore, Hoover, presidente repubblicano. Era un conservato, pragmatico ma con esperienza nell’ambito di crisi in quanto fu in grado di risolvere il grande problema dell’inondazione nel Sud sul finire degli anni ’20. Hoover non rispose alla crisi del ’29 attenendosi al dogma dell’economia classica o neoclassica secondo cui in caso di crisi il governo avrebbe dovuto fare nulla se non aspettare che finisse. Secondo la dottrina classica il sistema è capace di aggiustarsi da solo con due meccanismi:
Roosevelt nel marzo del ’33, dopo aver vinto, si appresta a tenere il suo discorso di insediamento. Alla fine di febbraio si concede due settimane di riposo in Florida dove, tenendo un discorso di ringraziamento verso gli elettori, una persona si alza, sale su una sedia e gli spara un colpo di rivoltella. L’ex sindaco di Chicago si frappone morendo. Questo aneddoto indica come in alcuni casi ci possono essere delle coincidenze che possono modificare la storia politica ed economica. 4/3/33 discorso di insediamento. Sono molto importanti. È uno dei più famosi. “Questo e più di ogni altro il momento di dire la verità, tutta la verità con franchezza, non dobbiamo rinunciare con ovvietà e franchezza le condizioni in cui versa oggi il nostro paese.” […] “Ebbene i cambia valuta speculatori sono fuggiti dagli scranni che occupano nel tempio… e ora possiamo ristabilire nel tempo le antiche verità. La felicità non consiste unicamente nel possesso del denaro, essa si concretizza nella gioia del raggiungimento di uno scopo, nell’emozione data da ogni sforzo di creazione. Questi giorni oscuri varranno tutto quel che ci costano se ci avranno insegnato che il nostro vero destino non e di essere governati, ma di governare noi stessi e i nostri simili. Il riconoscimento della falsità della ricchezza materiale come criterio di successo si accompagna con l’abbandono della falsa convinzione che gli uffici pubblici e l’elevata posizione politica debbano valutarsi soltanto con i criteri dell’orgoglio della posizione e del profitto personale; e deve potersi metter fine a una condotta degli affari bancari ed economici che troppo spesso risulta nel dare a un impegno sacro l’aspetto di un duro ed egoistico modo di agire.” “il nostro compito primario e imprescindibile è quello di mettere la gente al lavoro” 30% di disoccupazione secondo molti, pari alla totalità dello stato di New York, come se tutti i cittadini fossero disoccupati (12 milioni) Keynes : economista affermato a livello mondiale dalla pubblicazione delle conseguenze economiche della pace. Professore ma non di carriera a Cambridge, allievo di Marshall, collaboratore del governo. Presidente in una società di assicurazione, collezionista d’arte, scrittore, amico di Virginia Wolf. ’30 dopo il trattato sulla moneta, scritto di impostazione neoclassica, inizia a scrivere un nuovo libro come testimonia quanto inviato alla madre: “ho iniziato un piccolo libro ” Nel ’36 esce “teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” 3 parole fondamentali di cui la prima è occupazione, al centro di tutto. Per molti, imparato il titolo, si può dire anche solo Teoria generale di Keynes Alcuni mesi precedenti alla stampa aveva scritto all’amico Russell:
Un programma simile può invertire le aspettative rendendole positive rilanciando i consumi: programma di Roosevelt new deal lo incontra nel ’34 ma senza buone impressioni, Keynes si soffermò sulle mani mentre Roosevelt credeva di aver parlato con un matematico che lo aveva riempito di numeri. Durante la IIGM Keynes andò spesso negli USA raggiungendo anche un’intesa. Nel programma Roosevelt finisce per fare quanto suggerito da Keynes, si influenzano reciprocamente. K. ha trovato qualcuno che mette in pratica quanto da lui sostenuto R. trova un appiglio teorico Cos’è il New Deal? È un programma di politica economica che si compone di una serie di provvedimenti legislativi che istituiscono degli enti nuovi, che possiamo definire di scopo cioè enti pubblici posti al difuori dei ranghi dell’amministrazione ordinaria, creati per conseguire uno scopo. Ai vertici sono poste persone competenti e oneste che rispondono direttamente del loro operato al Presidente. L’obiettivo è quello di favorire la ripresa dell’economia e nello specifico di livelli di occupazione decenti. Era convinto che non fosse solo un problema economico ma una devastazione morale, che distrugge lo spirito della nazione e le basi su cui si fonda il consenso democratico. Prevede un intervento importante dello Stato nell’economia di mercato, che non muta i suoi caratteri di fondo:
viene collocato uno dei più importanti della sua cerchia nota come Brain Trust, il giurista David Lilienthal. Non si parla dello stato del Tennessee bensì di un’area vasta che attraversa 7 Stati del sud degli Stati Uniti, della parte meno avanzata, e attraversati dal fiume Tennessee. Nell’ambito dell’attività dell’ente stesso, acquisisce un ruolo fondamentale per irrigare, costruire dighe per consentire un salto tale da mettere in moto un impianto idroelettrico. 3 obiettivi principali: