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Riassunti ed Appunti di Storia dell'economia, Sbobinature di Storia Economica

Libro: Storia economica: Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione informatica. di Ennio de Simone Appunti: prof. Giovanni Farese

Tipologia: Sbobinature

2019/2020

In vendita dal 23/06/2020

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STORIA DELL’ECONOMIA
L’Unità d’Italia e l’economia nazionale
§. Gli ostacoli allo sviluppo economico dell’Italia
Fino al Rinascimento, l’Italia era considerata una delle zone più sviluppate d’Europa per poi
affacciarsi su un periodo di declino che venne superato solo a partire dal Settecento.
A testimonianza di ciò, il PIL pro capite nel ‘700 era l’80% di quello britannico, per poi ridursi al
53% nel 1820. Il decollo italiano ebbe inizio nel XX secolo con l’arrivo delle condizioni ideali.
Lo sviluppo era stato franato da numerosi ostacoli:
Lenta crescita della popolazione -> assenza dell’impulso per le attività produttive. Tra il
1750 e il 1850 la popolazioni aumentò del 60% a differenza di quella inglese che triplicò
Natura del suolo -> era arabile solo per metà e poche erano le zone pianeggianti, rendendo
la produzione non sufficiente a soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita
Scarsità di risorse minerarie -> modesta quantità di carbone e pochi giacimenti di minerale
ferroso. La Sicilia possedeva miniere di zolfo per l’esportazione
Inadeguatezza del sistema dei trasporti -> strade insufficienti a causa delle catene
montuose e di fiumi navigabili. Le distanze spesso erano molto grandi e le diverse parti
della Penisola erano collegate solo lungo le coste
Scarsa disponibilità di capitali -> quelli disponibili erano rivolti verso impieghi sicuri, terre
o titoli di Stato
Assenza di un mercato nazionale -> permanenza di mercati locali ristretti tanto che gli
uomini ambivano alla formazione di un mercato nazionale
Nel corso della seconda metà del Settecento erano state avviate diverse riforme da parte di
governi illuminati che vennero concluse nel corso dell’occupazione francese causa della
conclusione delle corporazioni, delle dogane interne e del regime feudale.
Il Congresso di Vienna aveva diviso l’Italia in 7 Stati:
- Regno delle Due Sicilie
- Regno di Sardegna
- Granducato di Toscana
- Stato Pontificio
- Ducato di Modena
- Ducato di Parma
- Il Lombardo-Veneto
§. L’Unità e il divario Nord-Sud
Il grande entusiasmo e le speranze dell’Unificazione scemarono man mano che si prese
consapevolezza delle condizioni economiche in cui il Paese versava. L’Italia scontava un ritardo
rispetto alle nazioni progredite europee avendo anche dei problemi interni dovuti agli squilibri
economici e sociali fra le varie regioni.
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STORIA DELL’ECONOMIA

L’Unità d’Italia e l’economia nazionale §. Gli ostacoli allo sviluppo economico dell’Italia Fino al Rinascimento, l’Italia era considerata una delle zone più sviluppate d’Europa per poi affacciarsi su un periodo di declino che venne superato solo a partire dal Settecento. A testimonianza di ciò, il PIL pro capite nel ‘700 era l’80% di quello britannico, per poi ridursi al 53% nel 1820. Il decollo italiano ebbe inizio nel XX secolo con l’arrivo delle condizioni ideali. Lo sviluppo era stato franato da numerosi ostacoli:  Lenta crescita della popolazione -> assenza dell’impulso per le attività produttive. Tra il 1750 e il 1850 la popolazioni aumentò del 60% a differenza di quella inglese che triplicò  Natura del suolo -> era arabile solo per metà e poche erano le zone pianeggianti, rendendo la produzione non sufficiente a soddisfare i bisogni di una popolazione in crescita  Scarsità di risorse minerarie -> modesta quantità di carbone e pochi giacimenti di minerale ferroso. La Sicilia possedeva miniere di zolfo per l’esportazione  Inadeguatezza del sistema dei trasporti -> strade insufficienti a causa delle catene montuose e di fiumi navigabili. Le distanze spesso erano molto grandi e le diverse parti della Penisola erano collegate solo lungo le coste  Scarsa disponibilità di capitali -> quelli disponibili erano rivolti verso impieghi sicuri, terre o titoli di Stato  Assenza di un mercato nazionale -> permanenza di mercati locali ristretti tanto che gli uomini ambivano alla formazione di un mercato nazionale Nel corso della seconda metà del Settecento erano state avviate diverse riforme da parte di governi illuminati che vennero concluse nel corso dell’occupazione francese causa della conclusione delle corporazioni, delle dogane interne e del regime feudale. Il Congresso di Vienna aveva diviso l’Italia in 7 Stati:

  • Regno delle Due Sicilie
  • Regno di Sardegna
  • Granducato di Toscana
  • Stato Pontificio
  • Ducato di Modena
  • Ducato di Parma
  • Il Lombardo-Veneto §. L’Unità e il divario Nord-Sud Il grande entusiasmo e le speranze dell’Unificazione scemarono man mano che si prese consapevolezza delle condizioni economiche in cui il Paese versava. L’Italia scontava un ritardo rispetto alle nazioni progredite europee avendo anche dei problemi interni dovuti agli squilibri economici e sociali fra le varie regioni.

L’unificazione si verificò in concomitanza dell’avvio della seconda rivoluzione industriale, basato su grandi imprese di nuove e costose attività produttive. La Penisola si caratterizzava per:

  • un’agricoltura arretrata
  • un’industria quasi inesistente
  • la rete ferroviaria era molto limitata
  • la marina militare si costituiva di velieri
  • il sistema bancario era inadeguato Al momento dell’Unità il Paese era ancora fortemente agricolo e il PIL pro capite si era ridotto a poco più del 40% rispetto a quello britannico. Vi era, inoltre, un forte divario economico e sociale tra le regioni sempre maggiore tanto che ancora oggi gli studiosi cercano di comprendere l’arretratezza del Mezzogiorno, due sono i filoni di pensiero principali: A. il Centro-Nord e il Mezzogiorno, dal punto di vista del PIL pro capite, non hanno un divario elevato B. il divario è inesistente. La vera differenza è tra Est e Ovest. Nonostante le posizioni differenti sul divario iniziale, tutti concordano sul fatto che si andò allargando. 5 sono le fasi che descrivono l’evoluzione del divario tra il Centro-Nord e il Sud-Isole: a. 1861-1890 stabilità -> primo trentennio dopo l’Unità, il divario aumentò di poco b. 1890-1920 formazione del divario -> trentennio successivo l’Unità, decollo industriale in alcune regioni del Nord grazie alle commesse belliche durante la Grande Guerra a differenza del Sud c. 1920-1950 divergenza -> ventennio fascista e IIGM, il divario aumentò d. 1950-1975 convergenza -> Miracolo Economico, il Mezzogiorno crebbe più del Nord e. 1975-oggi stagnazione -> divario ha ripreso a crescere Al momento dell’Unità, il ritardo del Mezzogiorno è più evidente se si prendano in considerazione altri elementi:  Infrastrutture -> più modeste al Sud in quanto in governo borbonico investiva poco per mancanza di fondi  Organizzazione creditizia  Livello di istruzione -> gli analfabeti sono crollati tra il 1871 e il 2011  Vita media -> divario quasi annullato Analizzandoli è possibile notare come le differenze fra Nord e Sud siano diminuite con il passare nel tempo fino a scomparire quasi del tutto oggi. Il mezzogiorno ha potuto beneficiare del diffuso processo di monetizzazione dell’intero Paese, particolarmente intenso dopo la IIGM ma, a differenza di quanto accaduto al Nord, a modernizzazione è stata solo passiva. Si trattò di un processo trascinato dal generale miglioramento economico e sociale del Paese, che però non è riuscito a stimolare la crescita delle regioni meridionali. Al tutto si aggiungono le istituzioni politiche ed economiche troppo legate, al Sud, agli interessi di pochi tanto da non promuovere lo sviluppo. §. Il divario nei settori produttivi Il ritardo era particolarmente evidente nel settore agricolo. Al Nord l’agricoltura si basava sulle grandi aziende agrarie della bassa Pianura Padana dove si produce una grande quantità di seta. Si praticava la cerealicoltura integrata da colture foraggere.

Venne unificato il debito pubblico. Tutti i debiti degli Stati precedenti vennero scritti, dal nuovo Stato, sul Gran libro del debito pubblico. Il più consistente fu quello del Regno di Sardegna per via dei lavori pubblici, delle spese militari e degli interessi, tutto il costo passò a carico dell’intera comunità nazionale. Seguivano le Due Sicilie e la Toscana. Il riordinamento del debito pubblico era necessario per dare fiducia ai risparmiatori nazionali e stranieri indotti ad effettuare nuovi investimenti. Infine, si sviluppò l’unificazione doganale , che accadde molto velocemente per via dell’esigenza di dare vita a un vasto mercato nazionale. Venne adottata la tariffa piemontese, la più bassa fra quelle in vigore negli Stati preunitari, nonostante ciò, per alcuni prodotti venne ulteriormente ridotta. LA I GUERRA MONDIALE La I Guerra Mondiale venne combattuta dal 1914 al 1918, fino al 1919 se si considera conclusa con il trattato di Versailles, fino agli anni ’20 con le premesse della crisi del 1929. Pur essendo scoppiata nel 1914, l’Italia entrò solo nel 1915. Due furono gli schieramenti:

  1. Gli imperi centrali dell’Alleanza  Asburgico (Austro-ungarico) e tedesco, a cui l’Italia era legata dalla Triplice Alleanza che sconfessa entrando a favore della Triplice Intesa. Non si trattava più di difesa bensì di attacco
  2. Intesa -> un certo numero di Paesi tra cui Francia, UK, Russia, Italia dal 1915 e dal 1917 USA. L’anno di svolta fu il 1917, quando:
  3. La Russia decise di firmare un trattato di pace separato ed esce dal conflitto. Dovette fare i conti con gli avvenimenti che ebbero luogo in quel frangente: la rivoluzione di ottobre e l’ascesa del comunismo.
  4. È l’anno dell’ingresso nel conflitto, a favore dell’ Intesa, degli USA. Era una potenza economica, finanziaria, industriale, militare che fece tendere le sorti del conflitto a favore delle ragioni dell’Intesa. Venne adottata una economia di guerra con la quale i paesi coinvolti cercarono di trovare i finanziamenti per la guerra. Fu un’economia: I. Più semplice ma onerosa -> per far fronte alle spese venne stampata moneta. Il costo era rilevante e generò anche inflazione. Aumentando i prezzi coloro che patiscono sono quelli con un reddito fisso, nelle società moderna, quindi, la maggioranza della popolazione. Tutti gli Stati che partecipano ricorrono a questo strumento, quindi immettono liquidità. II. Inasprimento della tassazione -> si inizia a tassare maggiormente i cittadini per aumentare le entrate fiscali dello Stato III. Si ricorre ai cittadini in un modo diverso -> vengono chiesti dei fondi emettendo titoli pubblici e chiedendo ai cittadini di prestare soldi al governo. Quasi tutti lanciano dei prestiti

di guerra con un significato patriottico e ci si aspetta che i cittadini accettino. La conseguenza fu l’aumento del debito pubblico. IV. Prestiti internazionali -> non si verificano tra governi e cittadini ma tra governi e governo-banca privata di un altro paese. Fu molto importante nel campo dell’Intesa, i debiti interalleati sono molto rilevanti specialmente perché USA prestarono a tutti gli altri paesi. Le conseguenze economiche della guerra Per larga parte sono da rintracciare nel trattato di Versailles. Nel 1918 a Parigi si tenne la Conferenza di pace, i cui lavori si protrassero per la prima metà abbondante del ‘900. Vengono prodotti una serie di trattati tra i singoli paesi sconfitti e i vincitori nell’insieme. Vennero firmati trattati tra i paesi vincitori e quelli sconfitti. Il principale tra quest’ultimi fu la Germania con il crollo dell’Impero e la formazione della Repubblica di Weimar. Contiene delle clausole militari, territoriali, economiche e finanziarie:  Militari -> smantellamento dell’intera industria bellica tedesca per evitare che si possa armare nuovamente  Territoriali -> si affronta la questione dell’Alsazia e Lorena. Vengono restituite alla Francia dopo averle prese in seguito alla guerra franco prussiana  Economiche e finanziarie -> si dispone che la Germania è il responsabile morale della guerra, l’ha scatenata e ha anche violato i confini di paesi neutrali. Si dispone che debba pagare una indennità di guerra, un ammontare che prende il nome riparazione di guerra , una somma che il vincitore impone nei confronti del vinto per riparare ai danni del conflitto, ma non essendo un contratto non deve essere considerata un debito. I lavori della conferenza di pace si arenano poiché fu difficile stabilire un ammontare: lo si considerò pari a 132 miliardi di marchi, ovvero 3 volte il reddito tedesco (PIL), come se oggi ci chiedessero di pagare €5 trilioni, una cifra esorbitante per molti ma sulla quale si impuntarono i francesi e gli inglesi nel particolare, mentre gli USA si mostrarono più riflessivi. Infatti, Francia e Inghilterra erano legati agli USA da un problema di debiti, devono restituire i fondi e hanno quindi interesse nel pagamento dei tedeschi. Alla Germania venne imposto un DICTAT una vera e propria imposizione, un obbligo calato dall’altro con la consapevolezza che fosse una cifra impossibile da ripagare e che avrebbe messo in ginocchio l’economia tedesca. Nel corso della Conferenza emerse, tra le fila della delegazione britannica, la figura di un giovane economista, Keynes. Questo partecipò ai lavori ma nell’estate del 1919, in disaccordo con la sua delegazione, decise di abbandonare in quanto voce autorevole che riteneva sbagliato chiedere riparazioni così elevate poiché sarebbero state dannose non solo per l’economia tedesca ma anche per quella europea e mondiale. Decise di ritornare nella campagna inglese e di scrivere un piccolo libro di grande importanza, un panflè , di contenuto politico ed economico ma con una forte vena polemica. Venne pubblicato alla fine del 1919 e diventò il primo grande successo editoriale nell’ambito economico a livello mondiale.

All’interno nasce un Parlamento dove non siedono solo i rappresentanti dei singoli governi ma anche quelli delle associazioni dei lavoratori e dei datori di lavoro di un singolo paese. Si vuole rappresentare e tutelare gli interessi economici, l’economia è una questione non eliminabile. ita -> ministro/sottosegretario, sindacalista, industriale Il ruolo degli USA Con la fine della IGM inizia un periodo della durata di 20/25 anni, che abbiamo definito di transizione egemonica, è un passaggio del testimone dalla Gran Bretagna. Dopo la IIGM gli USA divennero il nuovo paese egemone, con capitale New York e il dollaro al centro. Alla fine della IGM c’è un fatto nuovo: sono il più grande creditore a livello mondiale a livello netto diversamente da Francia, Italia e UK che alcune volte si sono indebitate tra di loro (UK è sia creditore vs Italia ma anche debitore vs USA). Si è completato il processo dell’industrializzazione, dell’ascesa della potenza USA tanto che alla conclusione si preparano a diventare il nuovo paese egemone tanto da poter considerare difficile un nuovo assetto senza il loro contributo. Nella Società delle Nazioni Wilson, presidente idealista e utopista, pensava che fosse impossibile così pensare ad una nuova guerra, gli USA stessi non partecipano rendendola debole pur avendola voluta loro stessi. Viene richiesta una ratifica degli accordi presi, vengono rigettati. Due poli che costituiscono l’oscillazione della politica americana: o isolazionista -> dopo essere stati coinvolti torniamo ad occuparci solo dei nostri affari, America First come Trump o interventista -> intervento in questioni economiche o politiche come Obama Non si può fare a meno degli USA. Non sono al centro della politica internazionale (pov istituzionale). Conseguenze indirette della guerra, di medio termine, lungo, strutturali:strutturali per l’economia -> allargamento della base produttiva, nei 4 anni di guerra un buon numero dei paesi coinvolti ha portato avanti una industrializzazione a tappe forzate. Ha messo al lavoro chiunque, ha usato tutte le risorse, ingenti spese, investimenti e ha investito nei settori dell’industria bellica (pesante). Iniziarono a crescere l’industria meccanica, siderurgica, chimica, elettrica. Grandi impianti che occupano un numero cospicuo di lavoratori. Grande immissione in ambito lavorativo delle donne. No specializzazioni ristrette (prevalentemente agricolo) ma settori importanti di base.  Strutturale ruolo Stato nella vita del Paese -> anche dopo il conflitto. Durante la guerra, per far fronte alle esigenze, l’intervento diventa molto significativo da molti aspetti: ambito fiscale, diretto nell’industria non sono pochi in cui gli impianti privati vengono confiscati dallo stato e vengono finalizzati per la guerra. È una economia di guerra. Alcuni settori vengono nazionalizzati, in quanto dotati di un interesse pubblico nazionale. Alla fine del conflitto gran parte dell’intervento resta i piedi formando un tratto permanente dei grandi Paesi dell’Europa. La tendenza continua nei decenni, anni ’60 intervento assimilabile come oggi. Lascia eredità importante da un punto di vista strutturale in chi è coinvolto.

Problemi da affrontare?

  1. Comune a tutti i paesi, la conversione dell’economia di guerra in economia di pace. Numerose situazioni diverse. Si verificò il ridimensionamento e lo sgonfiamento di alcuni settori che si erano gonfiati nel conflitto. La crescita di alcuni settori che era stata giustificata non lo è più, quindi la produzione deve essere riorientata, una parte significativa della manodopera deve essere licenziata, i debiti contratti con le banche per la produzione devono essere restituiti. Negli anni successivi alla guerra vi è una situazione di forte instabilità alla causa della chiusura di fabbriche, disoccupazione aumenta, problemi delle industrie che devono restituire i soldi alle banche che però non riescono a riottenerli. problema di convertire l’intero assesto da un contesto di guerra ad uno di pace. (la questione sociale ) Chi è partito aveva l’aspettativa di tornare a casa e di migliorare la condizione del proprio paese ma non è così, questo crea un brodo di cultura con l’emergere di forze politiche nuove:
  • reazionarie -> Italia, solo così si può capire l’ascesa del fascismo; Germania con il primo tentativo di colo di stato di Hitler
  • rivoluzionarie -> d’ottobre, biennio rosso (19-21) scontri serrati in campagne e fabbriche. 1921 nesce il partito comunista in molti paesi europei
  1. Stabilizzazione monetaria -> una delle strade seguita dai governi era stata la stampa della moneta. Non è solo un problema dei singoli ma il problema di come ricostruire il sistema monetario internazionale, intorno a quali regole per dare stabilità agli scambi e agli investimenti. Questa questione si trascina per tutti gli anni ’20, si convocano molte conferenza come Bruxelles, Genova. La soluzione risulta essere un sistema monetario simile a quello precedente noto come Gold Exchange Standard. Questo sistema che ha anche delle complicazioni tecniche, prevede la convertibilità in oro per la sterlina britannica, il franco francese e per il dollaro. Fa perno su 3 valute forti e più o meno stabili. Ha avuto una vita breve perché nel 1931 il paese perno, UK, lo abbandona e lascia fluttuare la sterlina, opera una forte svalutazione della sterlina. Era traballante poiché la parità viene stabilita ai livelli precedenti alla guerra che non corrispondono più alle situazioni di fatto del dopo guerra. Una parte dell’oro si è spostata negli US e per UK non si può più difendere una parità con un cambio così elevato. 1925 il cancelliere dello scacchiere Churchill decide il ritorno dell’Inghilterra in un sistema di parità aurea (attuale) ad una parità identica a quella pre-bellica, cioè a un cambio molto elevato. Keynes ebbe una posizione critica e scrisse “ Le conseguenze economiche del signor Churchill ”. Fa una critica serrata dell’attaccamento degli esseri umani all’oro: “L’oro è una reliquia barbara e … risponde stiamo sacrificando il bene del paese per oro e parità” C’è un problema: stabilizzazione si deve trovare un sistema di cambi fissi per i paesi che vogliono entrare a far parte di un sistema con pro e contro di un tale sistema: pro -> stabilità investimenti contro -> costo elevato per favorire l’aggiustamento dell’economia

individuale. La distribuzione però non fu equa. Si interruppero gli scambi tra la campagna e la città, la produzione dei crollò. Comandos di operai e soldati giunsero nelle campagne per procedere alla requisizione forata dei generi alimentari. Le industrie furono prima controllate dagli operai poi nazionalizzate. Durante la guerra civile non si riuscì a continuare la produzione industriale. Le banche e il commercio furono nazionalizzate, il commercio estero divenne monopolio di Stato e il commercio privato venne vietato. Le banche vennero assorbite dalla Banca di Stato. La Rivoluzione venne finanziata con una massiccia emissione di moneta cartacea che portò al crollo de rublo. 1921 Lenin decise nuova politica economica (Nep) con cui si fece una marcia indietro. Si rinunciò al socialismo per consentire la ripresa economica. Si liberalizzò l’agricoltura, la piccola industria e il commercio, lo Stato, invece, conservò il controllo delle grandi industrie, delle banche e del commercio estero. I contadini vennero autorizzati a vendere i propri prodotti sul mercato libero e si tornò ai livelli di produzione prebellici. La possibilità di dare in affitto la terra e di assumere salariati portò alla formazione di diversi gruppi: a) Proprietari rurali b) Contadini poveri c) Contadini medi d) Kulaki -> ricchi contadini che prendevano terre in affitto, le coltivavano grazie ai braccianti per vendere i prodotti sul mercato Il settore industriale fu diviso in due:

  1. imprese pubbliche -> grandi imprese
  2. imprese private -> meno di 20 dipendenti Quelle nazionalizzate avevano una gestione decentralizzata:
  • le più grandi controllate dall’URSS, che puntava sull’industria pesante
  • le medie controllate dalle repubbliche
  • le piccole controllate dalle autorità locali Il commercio interno fu liberalizzato e si creò una vasta zona di punti per la vendita al dettaglio, quello con l’estero rimase, al contrario, in mano allo Stato. Venne ricostruito il sistema bancario e venne fondata la Gosbank, incaricata di emettere il nuovo rublo che non venne definito in oro, in quanto l’URSS non entrò a far parte del Gold Exchange Standard. La nuova banca assunse un ruolo guida nel sistema e tutte le altre ruotarono intorno a lei dando origine a quello che venne definito un sistema monobanca. 1924 muore Lenin, gli succede Stalin dopo aver avuto la meglio su Trotzkij. Con lui l’economia sovietica prende una forma peculiare fino al crollo del comunismo, la caduta del muro di Berlino e dell’unione sovietica: diventa un’economia di piano, l’opposto speculare dell’economia di mercato. Sono retti da sistemi giuridici diversi:  Piano -> economia pubblica, quella privata è solo un’eccezione a quella generale. Abolita la proprietà privata, no libertà di iniziativa  Mercato -> proprietà privata esiste così come l’iniziativa privata, si è liberi di intraprendere un’attività economica

Pov economico come si forma il prezzo?  Piano -> non si forma sul mercato ma è fissato dall’autorità politica che, inoltre, fissa le quantità da produrre, gli obiettivi di produzione che poi con i suoi metodi coercitivi si impegna di rispettare. Un sistema tale ha una debolezza intrinseca di fondo: il prezzo non è più un veicolo di conoscenza/informazione. Calcolo economico su base razionale è impossibile.  Mercato -> il prezzo si forma sul mercato è determinato dal libero gioco di domanda ed offerta. Il prezzo può dire alcune cose agli operatori (quando un investimento è redditizio, quanto un bene è scarso…) che consentono il calcolo economico su base nazionale, di fare programmi, prevedere un andamento futuro In agricoltura si avviò una collettivizzazione delle terre per favorire l’introduzione delle macchine e aumentare la produzione. Era ammessa la proprietà privata ma i contadini erano spinti a creare dei kolchoz , aziende agricole collettive, conferendo loro terra. Si formarono anche i sovchoz , aziende sovietiche i cui dipendenti erano lavoratori statali e i prodotti erano distribuiti mediante aziende statali di commercio all’ingrosso. La pianificazione venne attuata dal 1928, i piani erano affidati al Gosplan, che doveva preparare i piani quinquennali e controllare che fossero attuati. Essi prevedevano le quantità e la qualità della produzione. Nel 1941, il terzo piano non venne concluso a causa dello scoppio della guerra. I primi due avevano consentito una rapida industrializzazione del Paese anche perché l’URSS non venne toccata dalla Grande Depressione degli anni ’30. Si sentiva minacciata dalla Germania nazista, dovendo quindi lottare per creare un apparato produttivo e assicurare difesa nazionale. Venne privilegiata l’industria pesante e la produzione di beni strumentali a scapito dei beni di consumo. Tutti dovettero rinunciare ai consumi di massa per la buona riuscita dei piani industriali. L’esperienza sovietica ebbe un valore simboli in quanto fece comprendere l’esistenza sulla scena di una alternativa, di uno sfidante del sistema capitalistico, che giocò un ruolo fondamentale dopo la crisi del ’29.

Con le difficoltà delle banche la crisi del ’29 passò da strettamente finanziaria e a poco a poco anche le imprese entrano in difficoltà poiché non riescono ad ottenere denaro in prestito, si genera disoccupazione e le persone sono senza reddito => si riducono i consumi Si generano una serie di eventi a catena, una spirale negativa. La crisi passa da Wall a Main Street , diventa una crisi dell’economia reale. Molto spesso avviene così da crisi finanziaria a crisi economica reale con un’incidenza sul livello di occupazione e reddito 4 milioni di disoccupati del ’30 -> ’33 triplo dei disoccupati che tenendo conto della popolazione attiva corrisponde al 30% Nella recente grande recessione neppure la Grecia ha raggiunto livelli tali (26%) La Grande Depressione è la prima vera crisi globale a differenza di quella di fine ‘800 che fu selettiva. Come è avvenuta? Negli anni precedenti l’economia americana si era espansa con una crescita importante dei consumi, una buona parte della popolazione si era potuta permettere un’auto quella che fino a prima era vista solo come un lusso, ma fu solo un apparente benessere Nel ’29 si assedia un presidente repubblicano Hoover, nel suo discorso di insediamento (marzo) disse: “Il futuro risplende di speranza. Questo è un grande paese continueremo [...]” A fronte di una crisi tale consigliava di non fare nulla ma di aspettare che si calmassero le acque. C’è una situazione di euforia sui mercati. La bolla speculativa è sia immobiliare che finanziaria, come nella recente. Finanziario: ’28-’29 si acquistano titoli non per tenerli in attesa di una buona cedola per le obbligazioni, o di profitti per le azioni ma si comprano per un motivo speculativo, per poi rivenderli perché le aspettative sono al rialzo, acquisto oggi per rivendere ad un prezzo più alto e chi acquista lo fa con il medesimo fine. Florida È fondamentale seguire Kindleberger , il maggiore storico delle crisi finanziarie, e i suoi scritti per comprenderne l’anatomia. Ha scritto un libro in cui ripercorre la storia delle crisi dalla metà del ‘700 ai suoi giorni compresa questa “ Boom. Mania. Panico. Crisi ” l’editore volle cambiarlo in “ Mania. Panico. Crisi .” Boom e mania -> fase ascendente del ciclo Panico e crisi -> fase discendete del ciclo Come funziona una crisi finanziaria secondo lui? Si verifica un boom che coinvolge solo un gruppo ristretto di operatori detti insider, operatori istituzionali. Dopo un rialzo e aspettative alte arriva la mania (euforia) che coinvolge anche gli outsiders ovvero tutti anche nonne e suore. È chiaro che questo gioco non può continuare all’infinito e quando gli insiders decidono di aver fatto abbastanza profitti, il più importante tra questi decide di non comprare più ma di vendere. Vista la sua influenza, trascina gli altri poiché i mercati finanziari si muovono sull’istante e rispondono a degli impulsi irrazionali, sono come una massa.

Freud aveva studiato la psicologia della massa, il comportamento in un gruppo è diverso di quello isolato specialmente se ci sono delle leve che risuonano nell’istinto come il profitto o il denaro. Vende uno vendono gli altri, in sintesi. Prima si ritirano gli insiders e solo dopo gli outsiders => panico Chi ha questi pezzi di carta senza valore non riesce a venderli vedendo l’investimento volatizzarsi. Tutte e 4 le parole del titolo sono significative. In questa dinamica un ruolo importante è svolto dalle banche che, per lui, hanno una funziona prociclica , assecondano/amplificano il ciclo:  fase ascendente -> sono inclini a fare credito anche a debitori che non rispecchiano tutti i criteri, anche ai non meritevoli, che vengono considerati affidabili perché si aspettano un rialzo dei prezzi. Gettano i semi della crisi  fase discendente -> tale è la sfiducia, il panico, la paura che non prestano neanche a chi è sano e meritevole di credito e in ciò amplificano la crisi (opposto). Raccolgono i frutti Ha tutto a che vedere con la psicologia (anche secondo Keynes). Qual è la dinamica di questa crisi finanziaria e di tutte? Cause : 2 scuole di pensiero

  1. strettamente finanziaria -> la crisi è il prodotto di un eccesso di facilità del concedere il credito, anche a soggetti non affidabili. Politica monetaria espansiva , di facilitazione creditizia. Senza discriminazioni. Fa leve sulle responsabilità delle banche e dell’autorità monetaria, troppo espansiva. Tassi bassi che incentivano al rischio e alla speculazione politicamente dx
  2. condizioni dell’economia reale -> è anche di sovrapproduzione, di sottoconsumo quindi. La macchina economica ha prodotto più beni di quanto il mercato fosse capace di assorbire per ragioni riguardanti la distribuzione del reddito : se distribuisco in modo diseguale quota che va ai profitti eccede quella che va al lavoro non ci sarà la domanda sufficiente per acquistare quei beni (economia reale) politicamente sx Queste due letture possono essere integrate, la crisi le incorpora entrambe. Negli Stati Uniti è di sovrapproduzione sicuro poi si innesca il motivo della speculazione finanziaria e creditizia Quali sono le conseguenze sull’economia mondiale, qual è l’eredità della crisi? Effetto Con la grande depressione finisce una stagione breve di cooperazione internazionale o di tentativi di cooperazione sia sotto il profilo commerciale (ritorno al protezionismo) sia sotto il profilo monetario (si conclude il gold exchange standard). Fine della cooperazione economica Con la IGM finisce il gold standard poiché dovendo stampare moneta non si può garantire la volontà. Alla fine si cerca di ripristinare un sistema assimilabile che non fa più perno sulla sterlina e la sua convertibilità in oro ma anche su altre monete. Le riserve delle banche centrali possono essere in oro o in un certo ammontare di monete chiavi convertibili in oro stabilite nella conferenza di Genova del ’22.

LE POLITICHE CONTRO LA DEPRESSIONE

“Caro presidente, voi siete diventato il vessillo di tutti coloro he in ogni paese cercano di correggere i mali della nostra condizione per mezzo di esperimenti ragionati, nel contesto dell’attuale sistema sociale. Se voi fallirete sarà gravemente pregiudicata la possibilità di formare in mondo secondo schemi razionali d esso resterà in balia dell’ortodossia e della rivoluzione. […] ” Lettera della fine del ’33 scritta da Keynes per Roosevelt e pubblicata il 21/12/33 sul New Tork Times. Maggior economista del XXI secolo e la maggiore personalità politica del ‘900 e non solo. Roosevelt Nel 1932 che era stato sottosegretario, senatore e segretario Aggiunto della Marina, proveniva dall’alta borghesia americana e nipote del presidente Teddy. Concluse la sua campagna elettorale promettendo un New Deal: “Mi impegno per voi e per me stesso per un New Deal” Spesso questa espressione è tradotta con nuovo corso , per indicare un nuovo inizio ma c’è un’allusione al vecchio Deal dello zio. Il suo fu sicuramente un programma opposto a quello del suo precedessore, Hoover, presidente repubblicano. Era un conservato, pragmatico ma con esperienza nell’ambito di crisi in quanto fu in grado di risolvere il grande problema dell’inondazione nel Sud sul finire degli anni ’20. Hoover non rispose alla crisi del ’29 attenendosi al dogma dell’economia classica o neoclassica secondo cui in caso di crisi il governo avrebbe dovuto fare nulla se non aspettare che finisse. Secondo la dottrina classica il sistema è capace di aggiustarsi da solo con due meccanismi:

  1. Tasso di interesse -> eccesso di risparmio rispetto agli interessi, tassi diminuiscono
  2. Prezzi -> In caso di eccesso di offerta i prezzi diminuiscono Il mercato si può aggiustare da solo trovando l’equilibrio. La crisi aveva un ruolo positivo, con cui separare i buoni banchieri e investitori dai cattivi, individuando i veri colpevoli. In questo modo la collettività paga la crisi. In quest’ottica, Hoover non fece nulla, o meglio fece qualcosa di coerente con la scuola classica e neoclassica: se la crisi fu anche vista come una crisi creditizia e finanziaria la risposta consisteva nello sgonfiare la bolla speculativa mediante l’aumento dei tassi di interessi (frenare interessi) e con una politica fiscale restrittiva (più tasse meno spese). Risposte simili a quelle degli anni recenti, anni di austerità. Un’austerità di cui Keynes scrisse: “il momento dell’austerità non è la fase di contrazione ma quella di espansione.” È qui che si può pensare di mettere in ordine il bilancio, in quella di contrazione si necessita una politica di espansione Metà anni ’20 Keynes scrisse Se gli economisti ….. abdicando alla loro funzione , non servono a molto Gli economisti della scuola dominante ritenevano inutile e dannoso l’intervento dello Stato perché le finanze pubbliche si sarebbero aggravate provocando anche uno spiazzamento.

Roosevelt nel marzo del ’33, dopo aver vinto, si appresta a tenere il suo discorso di insediamento. Alla fine di febbraio si concede due settimane di riposo in Florida dove, tenendo un discorso di ringraziamento verso gli elettori, una persona si alza, sale su una sedia e gli spara un colpo di rivoltella. L’ex sindaco di Chicago si frappone morendo. Questo aneddoto indica come in alcuni casi ci possono essere delle coincidenze che possono modificare la storia politica ed economica. 4/3/33 discorso di insediamento. Sono molto importanti. È uno dei più famosi. “Questo e più di ogni altro il momento di dire la verità, tutta la verità con franchezza, non dobbiamo rinunciare con ovvietà e franchezza le condizioni in cui versa oggi il nostro paese.” […] “Ebbene i cambia valuta speculatori sono fuggiti dagli scranni che occupano nel tempio… e ora possiamo ristabilire nel tempo le antiche verità. La felicità non consiste unicamente nel possesso del denaro, essa si concretizza nella gioia del raggiungimento di uno scopo, nell’emozione data da ogni sforzo di creazione. Questi giorni oscuri varranno tutto quel che ci costano se ci avranno insegnato che il nostro vero destino non e di essere governati, ma di governare noi stessi e i nostri simili. Il riconoscimento della falsità della ricchezza materiale come criterio di successo si accompagna con l’abbandono della falsa convinzione che gli uffici pubblici e l’elevata posizione politica debbano valutarsi soltanto con i criteri dell’orgoglio della posizione e del profitto personale; e deve potersi metter fine a una condotta degli affari bancari ed economici che troppo spesso risulta nel dare a un impegno sacro l’aspetto di un duro ed egoistico modo di agire.” “il nostro compito primario e imprescindibile è quello di mettere la gente al lavoro” 30% di disoccupazione secondo molti, pari alla totalità dello stato di New York, come se tutti i cittadini fossero disoccupati (12 milioni) Keynes : economista affermato a livello mondiale dalla pubblicazione delle conseguenze economiche della pace. Professore ma non di carriera a Cambridge, allievo di Marshall, collaboratore del governo. Presidente in una società di assicurazione, collezionista d’arte, scrittore, amico di Virginia Wolf. ’30 dopo il trattato sulla moneta, scritto di impostazione neoclassica, inizia a scrivere un nuovo libro come testimonia quanto inviato alla madre: “ho iniziato un piccolo libro ” Nel ’36 esce “teoria generale dell’occupazione, dell’interesse e della moneta” 3 parole fondamentali di cui la prima è occupazione, al centro di tutto. Per molti, imparato il titolo, si può dire anche solo Teoria generale di Keynes Alcuni mesi precedenti alla stampa aveva scritto all’amico Russell:

Un programma simile può invertire le aspettative rendendole positive rilanciando i consumi: programma di Roosevelt new deal lo incontra nel ’34 ma senza buone impressioni, Keynes si soffermò sulle mani mentre Roosevelt credeva di aver parlato con un matematico che lo aveva riempito di numeri. Durante la IIGM Keynes andò spesso negli USA raggiungendo anche un’intesa. Nel programma Roosevelt finisce per fare quanto suggerito da Keynes, si influenzano reciprocamente. K. ha trovato qualcuno che mette in pratica quanto da lui sostenuto R. trova un appiglio teorico Cos’è il New Deal? È un programma di politica economica che si compone di una serie di provvedimenti legislativi che istituiscono degli enti nuovi, che possiamo definire di scopo cioè enti pubblici posti al difuori dei ranghi dell’amministrazione ordinaria, creati per conseguire uno scopo. Ai vertici sono poste persone competenti e oneste che rispondono direttamente del loro operato al Presidente. L’obiettivo è quello di favorire la ripresa dell’economia e nello specifico di livelli di occupazione decenti. Era convinto che non fosse solo un problema economico ma una devastazione morale, che distrugge lo spirito della nazione e le basi su cui si fonda il consenso democratico. Prevede un intervento importante dello Stato nell’economia di mercato, che non muta i suoi caratteri di fondo:

  • si proprietà privata
  • prezzi sul mercato
  • si iniziativa libera Questo lo allontana da altri esperimenti come nel caso dell’URSS dove l’economia diventa di piano. Lì l’intervento dello Stato fu molto profondo tanto che le aziende vennero statalizzate, non esisteva la proprietà privata o l’iniziativa, il prezzo era stabilito da un’autorità centrale che si impegnava nel creare i piani quinquennali. È possibile riassumere questo programma politico con le 3R, ad ognuna delle quali viene associato uno degli enti, ognuno avente degli acronimi tanto da essere detti alfabetici. Fatti nei 100 giorni molti dei provvedimenti.
    1. RELIEF -> soccorso, primo aiuto. L’ente che può rappresentarlo è il Civilian Conservation Corps, corpi formati da civili per la tutela del territorio. Ciò significa assunzione nei ranghi di enti di persone dando loro un compito di interesse generale come quello di prendersi cura del territorio (parchi nazionali) e di dare loro un reddito con il pagamento dello stipendio, sapendo che larga parte sarebbe stato speso nella fase di contrazione
    2. RECONSTRUCTION -> ricostruzione, ripresa in termini generali. Molti esempi possibili poiché dopo la fase immediata. 2 enti importanti:
      • Public Works Administration -> ente di scopo dedicato ai lavori pubblici. Tralasciando il lato agricolo del New Deal, questo si concentrava su lavori pubblici con la costruzione di vie di comunicazione
      • Tennessee Valley Authority -> 5° essenza del programma stesso, ente della valle del Tennessee posto al di fuori dei ranghi dell’amministrazione, a capo di cui

viene collocato uno dei più importanti della sua cerchia nota come Brain Trust, il giurista David Lilienthal. Non si parla dello stato del Tennessee bensì di un’area vasta che attraversa 7 Stati del sud degli Stati Uniti, della parte meno avanzata, e attraversati dal fiume Tennessee. Nell’ambito dell’attività dell’ente stesso, acquisisce un ruolo fondamentale per irrigare, costruire dighe per consentire un salto tale da mettere in moto un impianto idroelettrico. 3 obiettivi principali:

  1. aspetti del territorio e agricoltura
  2. industria e l’economia dell’area
  3. di carattere sociale -> favorire maggiore partecipazione dei cittadini alla vita democratica. Fu lui ad inventare le biblioteche rurali consentendo anche una svolta culturale. Occupa principalmente di irrigazione, del problema del rimboschimento, dell’industria e dell’idroelettricità in particolar modo, si vuole portare l’elettricità in questa parte del paese con un ente pubblico che si mette in concorrenza con le società private che avevano creato un oligopolio. Un ente pubblico in sviluppo che sostituisce le imprese private venne visto come l’anti camera del socialismo. Uno degli obiettivi anche di R. era quello di contrastare la concentrazione del capitale solo in poche mani. Lilienthal vuole contrastare quella che definisce la falsa impresa privata, l’impresa che quando genera profitti li considera propri ma quando incappa in perdite le scarica sulle finanze pubbliche, cerca l’ombrello dello stato. A solo questa si oppone l’idea di un ente pubblico che operi rispettando i principi dell’economia, capace di garantire il proprio equilibrio, e che sia efficiente, gestita bene con competenza La Tennessee Valley Authority -> “si tratta di un’impresa che è rivestita dei poteri del governo ma che possiede la flessibilità e l’iniziativa di un’impresa capace” assume una certa forma giuridica potendo godere di alcuni strumenti tanto da potersi finanziare sul mercato. Questo intervento, di sviluppo in un’area depressa, diventa negli anni ’40 il modello per interventi analoghi in molte parti del mondo per:
  • Intervento su area vasta che supera i confini dei singoli stati
  • intervento di medio lungo termine con risorse di medio lungo termine In Italia era nata la Cassa per il Mezzogiorno ma fu fallimentare Come finanzia tutto ciò? Per molto fu rispettoso dell’ortodossia. Fino al ’36, pur avendo timidamente iniziato ad agire, cercò di muoversi tra l’istinto egli elettori. Nel ’36 con un discorso a Pittsburgh tenne: Bisogna riconoscere che quando alcune strade falliscono bisogna provarne delle altre. Accetto ….. La spesa in deficit Decise di ricorrere alla tecnica del doppio bilancio :  bilancio della pubblica amministrazione dove rispettare il pareggio, senza squilibrare le bilance pubbliche  bilancio della ricostruzione, degli enti di scopo in deficit pubblico e quindi il debito pubblico In questo modo si sarebbe verificata una ripresa economica tale che si sarebbero potuti compensare. La ricchezza generata si può tassare e può più che compensare il deficit (teoria del