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tutto il nazismo, ascesa hitler, putsch di monaco e dittatura
Tipologia: Dispense
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Quando nel 1918 finisce la guerra, in Germania scoppia la rivoluzione. E' una nazione esausta dalla guerra e la rivolta è spontanea, senza nessuna guida ideologica o organizzativa, alimentata dalla fame, dalla delusione della guerra perduta, dalla volontà diffusa di cacciare i responsabili. Il 30 settembre il cancelliere Hertling si dimette e la carica viene assunta il 3 ottobre dal principe Max von Baden, un monarchico liberale favorevole alle riforme interne e all'intesa internazionale. L'8 novembre il cancelliere Max von Baden chiede con fermezza all'imperatore di abdicare. In questo clima ormai prossimo alla rivoluzione totale, il 9 novembre 1918 il kaiser Guglielmo II fugge in Olanda e i leader socialdemocratici Friedrich Ebert e Philipp Scheidemann, da un balcone del Reichstag, proclamano la repubblica. Ebert diventa così il capo del primo governo repubblicano provvisorio di sei membri, tre socialdemocratici e tre indipendenti, che resisterà meno di due mesi. Il governo provvisorio si scioglie il 27 dicembre con le dimissioni degli indipendenti. L’11 novembre 1918 entrò ufficialmente in vigore l’armistizio richiesto dal nuovo governo tedesco, accettando le condizioni di resa imposte dagli alleati. Poche settimane dopo, nel gennaio 1919, nella Conferenza di Parigi, la Germania verrà considerata unica nazione responsabile della guerra, oltre che sconfitta da Inghilterra e Francia. Il 28 giugno 1919 la Conferenza di Parigi terminerà con la firma del Trattato di Versailles; il duro trattamento riservato alla Germania con condizioni estremamente punitive: in particolare, oltre alle mutilazioni territoriali e alla fine dell’impero coloniale, alla Germania fu imposto il pagamento di una gigantesca somma come riparazione di guerra, pari a 132 miliardi di marchi. Una cifra incredibilmente alta e insostenibile per qualunque nazione dell’epoca. Nel frattempo, dopo l’abdicazione di Guglielmo II, la Germania aveva cambiato sistema politico, diventando una democrazia rappresentativa, nota con il nome non ufficiale di repubblica di Weimar. Tuttavia il clima politico e sociale tedesco continuava ed essere estremamente turbolento visto la disastrosa situazione economica e sociale del paese, dovuta soprattutto al grande peso delle riparazioni di guerra. In effetti per la neonata repubblica il peso delle riparazioni belliche si rivelò ben presto insostenibile: per adempiere al pagamento delle spese di guerra lo stato tedesco iniziò a stampare enormi quantità di valuta, con il risultato che nel giro di poco tempo il marco finì per svalutarsi in maniera drammatica e inarrestabile. Ma la caduta del valore non si fermò solo al suo valore nominale, ma investì in maniera drammatica l’economia reale tedesca, generando soprattutto una gigantesca inflazione: i prezzi dei beni e servizi venduti in Germania iniziarono una costante ascesa, rendendo sempre più difficile la vita quotidiana della popolazione. La disastrosa situazione sociale portò anche ai conflitti tra le
fazioni. La sinistra con la “Lega di Spartaco”, guidata da militanti comunisti da Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg che volevano una rivoluzione sociale sul modello russo per uscire dalla crisi, la destra invece andava a formare gruppi di opposizione alla democrazia, considerata responsabile di aver accettato la resa in guerra e l’umiliante trattato di Versailles. Nei primi anni della Repubblica di Weimar i tentativi di sovvertire la democrazia furono numerosi: già nel gennaio del 1919 la Lega di Spartaco comunista, spartachisti, di Rosa Luxemburg e Karl Liebknecht tenta una sommossa rivoluzionaria, per abbattere il governo socialdemocratico, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1919, a Berlino, ma il tentativo fallisce in quanto l'alleanza tra socialdemocratici ed estrema destra è spietata e i due agitatori sono arrestati e trucidati dai Freikorps, oppure nel novembre 1923 un piccolo partito di destra, il NSDAP, con alla guida un giovane Adolf Hitler, tentò un colpo di stato, poi fallito, a partire dalla città di Monaco, divenuto noto con il nome di “Putsch della birreria”. Tra la fine del 1922 e l’inizio del 1923 la crisi economica tedesca raggiunse il suo apice: il marco era ormai divenuto una moneta senza alcun valore, e la crisi giunse al punto che gli stipendi venivano pagati e spesi giornalmente dai lavoratori per evitare che il giorno seguente la moneta valesse ancora meno. In questa situazione disastrosa, il governo tedesco dichiarò l’impossibilità di corrispondere le ulteriori rate delle riparazioni di guerra. Come risposta al mancato pagamento nel gennaio 1923 Francia e Belgio decisero di occupare militarmente la regione della Ruhr, la zona più ricca e industrializzata dell’intera Germania: oltre ad un duro colpo morale e simbolico l’occupazione fu un ulteriore problema per l’economia tedesca. In tutta risposta il governo tedesco, impossibilitato a rispondere con la forza, incoraggiò atti di sabotaggio e resistenza passiva da parte della popolazione. Nel momento più difficile per la nazione tedesca si formò un nuovo governo di unità nazionale, composto prevalentemente da cattolici e socialisti, con alla guida Gustav Stresemann: nelle idee del leader cattolico occorreva un deciso cambio di politica interna ed estera, cercando una nuova mediazione con le potenze straniere sulla questione delle riparazioni e una diversa politica economica in grado di fermare l’inflazione e la continua svalutazione della moneta. Tra le prime mosse di Stresemann ci fu il varo di una nuova moneta, il “ Rentenmark”, che nel novembre del 1923 iniziò a circolare in Germania sostituendo gradualmente il “ Papiermark”, e con il tempo raggiunse l’obiettivo di fermare l’inflazione. Insieme a queste misure il governo evitò di stampare ulteriore moneta e ridusse le spese per l’amministrazione, mentre si mostrò molto più deciso nel contrastare le spinte eversive contro la democrazia e la repubblica.
A questo punto Adolf Hitler inizia ad interessarsi alla musica ma anche alla politica, avvicinandosi a idee al tempo di gran moda come l’antisemitismo, il razzismo, e le tecniche di manipolazione di massa. Nel 1912 è a Monaco di Baviera: lavorerà per un po’ come operaio, e allo scoppio della Prima guerra mondiale si arruola come volontario con l’esercito tedesco col grado di caporale, distinguendosi per un po’, finché nel 1916 non viene ferito nella battaglia della Somme. Nel 1918 viene quasi accecato in battaglia da un gas letale, l’iprite: quando la Germania si arrende, Adolf Hitler si trova in ospedale, in preda ad una grave depressione. È sempre più convinto che la Germania ha perso per colpa di un tradimento interno, di cui i principali colpevoli erano stati i socialisti e gli ebrei, e per questo decide di darsi definitivamente alla politica. Il suo primo contatto con il Partito dei Lavoratori Tedeschi, una formazione antisemita e nazionalista, è nel 1919: con loro Adolf Hitler inizia a sviluppare doti di grande oratore, denunciando l’ingiustizia del trattato di Versailles. Hitler stava diventando una vera e propria sensazione: pur di sentirlo parlare, un buon numero di tedeschi si iscriveva al suo partito. Un partito che si stava evolvendo in fretta: nel 1921 cambia nome, ed è ormai ufficialmente la NSDAP, Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi, in altre parole il partito nazista, che già allora riconosce Hitler come leader. In una Germania in condizioni economiche disastrose, nel 1923, il partito conta già 56.000 membri, e moltissimi sostenitori. Il ‘putsch di Monaco’ Tra l’8 ed il 9 novembre del 1923 Adolf Hitler, che all’epoca ammirava molto Mussolini, tenta di coinvolgere il governo Bavarese in un’impresa ispirata alla Marcia su Roma: il putsch di Monaco. Il tentativo è anche ricordato come Putsch della birreria, essenzialmente perché partiva da un’enorme birreria situata al centro della città bavarese, dove si stava svolgendo un comizio di Gustav von Kahr, un vecchio politico reazionario. Il piano di Adolf Hitler era semplice: entrare nella birreria durante il comizio, aizzare la folla, occupare i palazzi del potere, e poi marciare verso Berlino con l’appoggio dell’esercito, dello stesso von Kahr e delle forze di polizia. Adolf Hitler era sicuro dell’appoggio di Ludendorff, un generale della prima guerra mondiale piuttosto influente, ma non quello di von Kahr, né tantomeno poteva fidarsi in quel momento delle forze dell’ordine. Seguito da una ventina di seguaci, tenta comunque l’impresa, irrompendo nella birreria con una pistola, gridando e proclamando l’inizio di una ‘rivoluzione nazionale’. Tra i 2.000 ed i 3.000 nazisti il mattino dopo marciano verso il ministero della difesa bavarese,
ma vengono fermati dai poliziotti in uno scontro a fuoco: c’è qualche morto, 4 poliziotti e 16 nazisti. Adolf Hitler ha subito una lussazione alla spalla, ma è anche ricercato per tradimento. Si rifugia per un po’ in casa di un amico, ma viene presto trovato e arrestato. Al processo l’accusa è piuttosto grave: alto tradimento. Durante il processo la sua fama aumenta. Alla fine se la caverà con una pena di cinque anni di prigione. Qui Adolf Hitler resterà in realtà per meno di un anno, durante il quale potrà ricevere visitatori e rispondere alle lettere dei suoi ammiratori. In questo anno,Hitler scrive, con l’aiuto di Rudolf Hess, il Mein Kampf, “la mia battaglia”. Mein kampf Il titolo originale del Mein Kampf doveva essere molto più lungo: “Quattro anni e mezzo di lotta contro la menzogna, la stupidità e la codardia”. L’editore, un ex commilitone di Adolf Hitler, lo convincerà, per ragioni di ‘marketing’, ad adottare un titolo più sintetico e funzionale: “la mia battaglia”. Il libro riscuote un certo successo anche fuori dalla cerchia degli iscritti al partito nazista, rendendo Hitler ancora più famoso: in qualche modo, i contenuti riescono a fare presa sui tedeschi. Il Mein Kampf uscirà nel 1925, otto anni prima che Adolf Hitler arriverà al potere. Nel frattempo, alla fine del 1924, il futuro dittatore era stato liberato in anticipo grazie ad un’amnistia. Essenzialmente, il libro delineava l’ideologia di Adolf Hitler ed i suoi piani futuri per la Germania. L’elemento più importante era la necessità di colonizzare altri paesi, poiché il popolo germanico aveva bisogno di spazio vitale dove poter prosperare senza essere contaminato da altre razze. Il popolo ebraico, al contrario, era per Hitler un popolo di parassiti, che infestavano quegli spazi che spettavano di diritto agli altri popoli: per avvalorare queste tesi, Hitler non si fa problemi ad utilizzare materiale falso e complottista, come i Protocolli dei Savi di Sion che sono un falso documentale creato dall'Ochrana, la polizia segreta zarista, con l'intento di diffondere l'odio verso gli ebrei nell'Impero russo. Un altro nemico da combattere, poi, erano socialisti e comunisti perché le loro idee negavano concetti come la classe e la nazione, due elementi fondanti del nazionalsocialismo. L’espansione tedesca profilata da Adolf Hitler avrebbe dovuto essere diretta verso est, perché ad est c’era il nemico, comunista ed asiatico. Soltanto così si sarebbe realizzato un ‘nuovo ordine Europeo’, naturalmente contrassegnato da una supremazia tedesca. NAZISMO
l’unico che poteva controllare queste organizzazioni. Non lo Stato, l’esercito o la polizia.
In soli 6 mesi, i nazisti riescono ad instaurare una dittatura fondata sul proprio partito, escludendo dal potere tutti gli altri:
Con lo scoppiare della guerra (1 settembre 1939), e la progressiva annessione di nuovi territori, la popolazione ebraica aumenta, ed inizia ad essere applicata una vera e propria politica di sterminio di massa. Soltanto da questo momento nei campi di concentramento, dove prima di allora si moriva comunque di stenti, verranno impiegate strutture espressamente dedicate ad uccidere persone in modo sistematico e massificato. L’1 settembre del 1939 Adolf Hitler firma anche un ordine che autorizzava l’eutanasia medica, che causò l’assassinio di tedeschi affetti da handicap fisici e mentali in ospizi creati appositamente dalle SS. Nel 1941 il personale delle SS sarebbe stato trasferito presso campi di sterminio allestiti in territorio polacco (uno dei quali ad Auschwitz). Economia e consenso Con l’avvento del nazismo al governo, la Germania era ancora un paese segnato da una disoccupazione e da un’inflazione gravissime. Per sanare il debito pubblico vengono stanziati 5 miliardi di marchi allo scopo di creare posti di lavoro, in particolare nel settore dell’edilizia (pubblica e privata) ed in quello dell’industria militare. Queste politiche provocheranno un netto calo della disoccupazione, da 5,5 milioni nel 1932 a 1,5 nel 1936. Il principale mezzo per creare posti di lavoro è il riarmo: l’economia della Germania nazista è indirizzata in modo netto verso la produzione di armi. Obiettivo del regime era la totale autosufficienza (autarchia), che portava i tedeschi a dover sostituire beni per loro di primo consumo (ad esempio il burro) con succedanei più economici (come la margarina). Alla fine del 1938 l’economia tedesca era in deficit, e l’unica alternativa al prendere accordi con gli altri paesi era la guerra. Nel 1938, in compenso, la disoccupazione era pressoché sparita. Le organizzazioni sindacali erano state sostituite dal Fronte tedesco del lavoro, che non negoziava condizioni vantaggiose per i lavoratori, ma li inquadrava piuttosto in una struttura paramilitare: in questo modo, ad esempio, la giornata lavorativa si allungava. Ciò non impediva agli industriali e allo stato di mantenere i prezzi bassi per i generi di consumo, riportando il potere d’acquisto dei tedeschi a livelli accettabili. Le aziende garantivano aree verdi, colonie estive per i figli dei dipendenti e pasti caldi in mensa (tutte novità, del resto, introdotte negli anni della Repubblica di Weimar). Se le ferie aumentavano, il tempo libero dei lavoratori veniva gestito dallo stato, che organizzava manifestazioni sportive e spettacoli cinematografici. La propaganda era il mezzo più utilizzato per ottenere consensi di massa e una sorta di silenzio assenso degli intellettuali. Le autorità religiose protestanti, pur prendendo le distanze dal nazismo, ne condividevano il progetto nell’ottica di
una lotta al comunismo, mentre la chiesa cattolica, pur condannando il nazismo prima del 1933, firmava un concordato con il regime nel luglio del 1933 (il Vaticano è tra i primi a riconoscere così la Germania nazista). Un nuovo imperialismo Alla base del programma nazista, così come alla base del consenso dei tedeschi, c’era anche una politica estera fondata su un imperialismo aggressivo, che andava a soddisfare quel bisogno di rivalsa della Prima Guerra Mondiale. Nell’ottobre del 1933 la Germania esce dalla Società delle Nazioni pechè il regime puntava sulla forza, piuttosto che sulla diplomazia. Nonostante questo, vengono stipulati accordi bilaterali con l’Unione Sovietica e con la Polonia. Un altro obiettivo di Adolf Hitler era quello di includere nella Germania nazista tutti i tedeschi d’Europa: un primo tentativo di annettere l’Austria fallisce nel 1934, mentre nel 1935 viene annessa la Saar, regione occidentale ricca di carbone occupata da Britannici e Francesi, attraverso un plebiscito. Anche l’energica politica nazista di riarmo violava apertamente il trattato di Versailles: durante una riunione del 1937 Adolf Hitler esponeva ai ministri il proprio progetto di scatenare una guerra l’anno successivo allo scopo di annettere Austria e Cecoslovacchia alla Germania. Gli oppositori a questa politica, membri del vecchio establishment conservatore, vengono allontanati. Il paese si era ormai trasformato in un’efficace ‘macchina da guerra’: nel 1938 vengono annesse l’Austria ed i Sudeti, nel 1939 la Boemia e la Moravia, territori cecoslovacchi. Il 1 settembre dello stesso anno, la Germania nazista invade la Polonia e scatena la seconda guerra mondiale. PUNTI CHIAVE IN BREVE Gli effetti della crisi del ‘29 in Germania sono devastanti: inflazione e disoccupazione sono alle stelle