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Riassunto conciso dell'articolo di Bonomi sugli effetti della televisione sulla famiglia.
Tipologia: Sintesi del corso
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Domenica 3 gennaio 1954 iniziarono le trasmissioni regolari della televisione, fu l'avvento di una nuova era delle comunicazioni di massa che fu accompagnata da animate discussioni riguardanti la ricezione passiva e acritica, l'omologazione e il conformismo. Da parte cattolica si denunciavano invece i pericoli di carattere morale derivanti dallo spalancare il santuario della famiglia alla perniciosa penetrazione della cultura di massa. Eloquente è la copertina della domenica del Corriere che uscì quel giorno e che ritrae una famiglia riunita intorno al televisore che trasmettono la partita di calcio, tutti gli sguardi convergono magneticamente sul video e l'illustrazione recita: “rivoluzioni in famiglia”. Gli storici dell'Italia repubblicana appaiono concordi nel riconoscere all'avvento della televisione un ruolo di primo piano nei processi di cambiamento che investirono il paese. Paul Ginsborg sostiene che nessuna novità ebbe in questi anni un impatto più grande sulla vita di tutti i giorni della televisione. La storiografia infatti si è concentrata molto sulla storia della televisione, sui suoi legami con la politica e il sistema radio visivo, ma è rimasto in ombra proprio l'impatto che la televisione ebbe sulla vita quotidiana. Riguardo alle forme di fruizione del nuovo medium sembra aver riscosso maggiore interesse la visione collettiva in locali pubblici come bar, nonostante la fruizione domestica sia diventata in breve tempo prevalente e poi largamente dominante. In questo articolo si vuole quindi studiare l'avvento della televisione nelle culture abitative degli italiani, adottando lo spazio privato della casa come specifico ambito di indagine, e prendendo in considerazione l'arco cronologico che va dal 1954 alla metà degli anni 60. Secondo i dati della Rai gli abbonamenti nel 1965 salirono fino a toccare i sei milioni, periodo nel quale il 42% delle famiglie italiane possedeva un apparecchio televisivo. Questi dati tendono a sottostimare la reale diffusione anche in ragione delle forme di evasione del canone, infatti secondo altri studi il 49% delle famiglie possedeva un televisore. Nonostante questo, il periodo in oggetto segnò il passaggio del televisore da novità ultramoderna di nicchia a bene di consumo di massa. L'acquisto del primo televisore è un evento saliente, letteralmente immemorabile nella biografia delle persone. Esso emerge dalle scritture personali, coeve o retrospettive, come un apparecchio dotato di un'aurea quasi soprannaturale. Esso è frequentemente associato a quello di altri beni durevoli che rappresentano vere e proprie icone del miracolo economico, della rivoluzione dei consumi e della modernizzazione degli stili di vita, come gli elettrodomestici e le auto. Tra le motivazioni che spingevano all'acquisto troviamo spesso la ricerca di privacy il desiderio di indipendenza e maggiore comfort nella visione di programmi. Infatti nei locali del circolo poiché tutti volevano assistere i programmi bisognava andare con largo anticipo a prendere i posti. I racconti di coloro che hanno vissuto la televisione collettiva nei pub ci portano a ridimensionare l'immagine un po idealizzata delle prime forme di visione collettiva, immagine presumibilmente alimentata anche dalle considerazioni degli osservatori coevi che esaltavano il valore comunitario e socializzante di queste forme di consumo culturale contrapponendo al carattere privatizzato e attualizzante della fruizione domestica. Trattandosi di un acquisto piuttosto dispendioso non sorprende che la percentuale di possessori salisse notevolmente al crescere del reddito. Per gli acquirenti a reddito medio basso la strada obbligatoria era quella del pagamento rate, e per coloro che non potevano permettersi questo vi era un sistema di rateazione particolare montato sul televisore. Nelle famiglie di condizioni più modesta capitava che intorno all'acquisto del televisore si accende discussioni e conflitti, ma comunque in tutte le famiglie, al di là della diversa condizione sociale, ricorre un contrasto di fondo tra la prudenza e la parsimonia delle mogli, molto attente agli equilibri dell'economia domestica, e la maggiore inclinazione consumo da parte dei mariti. Sono atteggiamenti che chiamano in causa non solo differenti valutazioni delle possibilità e delle priorità familiari ma anche diverse percezioni del benessere che si andava diffondendo. L'ambiente nel quale veniva collocato l'apparecchio rappresentava una questione cruciale per le famiglie. Tra gli architetti vi fu chi propose di allestire una stanza apposita, Ma tutti i riscontri documentari indicano che di norma il televisore trovava posto in uno degli ambienti comuni della casa. Le famiglie di condizione più modesta lo collocavano in cucina o al tinello; nelle case dei ceti medi e borghesi il televisore veniva talvolta posizionato nel locale in cui si consumavano i pasti, confermandola suddivisione funzionale tra una stanza di famiglia per la vita di tutti i giorni è un salotto buono riservato alle occasioni. In altri casi era invece collocato nell'ambiente destinato ad accogliere gli ospiti.
Quest'ultima era la soluzione raccomandata dall'enciclopedia pratica della casa che spiegava che il televisore avrebbe dovuto stare nella stanza di soggiorno, dove insieme alla radio al giradischi sarebbe andata a sostituire la sagoma del pianoforte. La presenza in questi ambienti del televisore agì nel senso di renderli più aperti all'uso quotidiano da parte della famiglia. Essa diete così un contributo significativo alla lenta evoluzione del modello del salotto tradizionale, stanza di rappresentanza da arredare con la massima cura a testimonianza dello status e del decoro familiare, quindi rigidamente preclusa ai bambini, al moderno soggiorno inteso come ambiente multifunzionale capace di coniugare l'attività quotidiana degli abitanti con una più informale accoglienza degli ospiti. Il televisore tendeva a diventare un punto focale dell'ambiente in cui si trovava e poteva rendersi necessario adattare la disposizione degli arredi in funzione della sua presenza. I magazine popolari abbondavano di consigli in materia, anche perché il suo inserimento nello spazio domestico poteva rivelarsi tutt'altro che semplice. A preoccupare non erano solo le dimensioni del televisore ma ancor più la natura di apparecchi tecnologici che conferiva loro un carattere freddamente meccanico e un aspetto poco gradevole. Il problema doveva essere talmente sentito che persino il settimanale della Rai lo affronto più riprese. Al Di là delle diverse gradazioni del problema delle specifiche soluzioni proposte il dato di fondo è che ti avvertiva il bisogno di rendere l'apparecchio televisivo compatibile con l'ambiente che si voleva intima accogliente della casa, occultando lo schermo o perlomeno mimetizzando. Già le aziende produttrici provvedevano a dissimulare il carattere tecnologico dei televisori, venivano proposti mobili TV o radio tv di stile moderno e classico. È evidente che si cercasse di conferire alla nuova tecnologia un aspetto più familiare, inoltre i produttori affidavano ai messaggi pubblicitari il compito di neutralizzare timori e diffidenze valorizzando la qualità estetica e l'aspetto domestico degli apparecchi. Significativa infine appare l'usanza di coprire l'apparecchio televisivo con delle tovagliette ricamate, sia i rotocalchi che i manuali pratici per la casa abbondano infatti di esortazione ad astenersi dal decorare eccessivamente il televisore e di raccomandazioni a non coprirlo troppo. Sulla stampa nazionale a più riprese furono lanciati allarmi per le conseguenze sociali che la televisione andava producendo nei paesi dove era già entrati in funzione, secondo questi la tv minacciava di mettere a repentaglio l'intimità domestica e di inaridire i rapporti familiari aprendo la strada all'incomunicabilità e alla chiusura in se stessi. Dal 1954 anche in Italia vi furono analoghe apprensioni, ad esempio Giuliano gramigna lamentava che la sua diffusione cacciasse via dalle case l'abitudine della conversazione. Al contrario la Rai e le aziende produttrici di apparecchi televisivi puntavano nelle pubblicità all'immagine della famiglia felicemente riuniti intorno al piccolo schermo, tali retoriche ricorrevano alla metafora del nuovo focolare per esaltare in chiave rassicurante la natura domestica del televisore la sua capacità di rinsaldare i legami familiari. In effetti in questi anni guardare la tv era un'attività che tendeva ad avere a carattere collettivo piuttosto che individuale anche all'interno delle abitazioni. Ma guardare la tv in compagnia non era sempre piacevole, anzi in alcuni casi era vissuta come una sgradita imposizione, oppure non poteva essere vista in solitario. Ma vi era chi in virtù della posizione occupata nella gerarchia familiare sapeva ritagliarsi spazi di autonomia. Ben diversa la posizione di alcuni degli osservatori che denunciavano gli effetti nocivi della televisione sui processi di interazione familiare, i quali vedevano una minaccia proprio nella rottura della dimensione prevalentemente collettiva che i contratti estingueva la visione televisiva delle origini e nella sua sostituzione conforme di fruizione individuale. Un fattore che contribuì a favorire questa dinamica fu l'introduzione del secondo canale nel novembre del 1961. Le preoccupazioni maggiormente avvertiti dai telespettatori, tra i quali In primo tempo poi non erano mancate perplessità e ragioni di malcontento per l'impatto della televisione sulla vita familiare, riguardavano la coincidenza tra l'inizio delle trasmissioni serali e l'ora di cena. Tutte queste riserve manifestate non devono indurre a dipingere un quadro a tinte eccessivamente fosche degli effetti che l'avvento della televisione produsse sulla vita familiare. L’ingresso Della televisione nelle case fu inevitabilmente mediato dalle differenze di genere virgola di generazione e di classe che innervavano lo spazio domestico. La sua presenza chiamo in causa e in alcuni casi mise in discussione e contribuire a ridefinire i rapporti basati su tali differenze. Per quanto riguarda i rapporti tra generazioni essa giocò un ruolo non secondario nella negoziazione degli spazi domestici tra i membri della famiglia, in particolare contribuendo ad aprire il salotto all'uso da parte dei figli.
Proprio per il loro carattere improvvisato e per l'affollamento che talvolta le contrassegnava, queste riunioni tendevano ad assumere un tono informale che consentiva di discostarsi dal contegno solitamente richiesto quando ci si recava in casa d'altri. Si può affermare che la televisione contribuì a favorire lo sviluppo di una socialità più libera informale che si sarebbe affermata a partire degli anni 60, nell'ambito più generale dell'evoluzione del costume. Tuttavia in contesti meno esposti alla modernizzazione sociale culturale, resistevano atteggiamenti meno spigliati e forme di deferenza tradizionali. Dunque la visione collettiva nelle abitazioni poteva agevolare la mescolanza di strati sociali diversi, infrangendo alcune barriere di classi esistenti a livello di condominio di vicinato, essa poteva anche sortire l'effetto opposto Riaffermando le differenze e rinsaldando le gerarchie esistenti. In generale però essa ebbe indubbiamente l'effetto di favorire la socialità domestica aprendo la casa nuove forme di svago in compagnia di amici, parenti e semplici vicini. Negli anni del boom il televisore diventò un nuovo baricentro della vita quotidiana, esso comportò un ripensamento e spesso una trasformazione dello spazio domestico. Il suo avvento si inserì in processi di lunga durata contribuendo all'evoluzione delle culture abitative, esso rappresenta un fattore decisivo per il passaggio dal modello del salotto tradizionale al moderno soggiorno, e quindi ha una socialità più informale. Superata la fase iniziale la tv concorso ad alimentare uno stile di vita incentrato sulla casa e la famiglia. Mentre alcuni evidenziano come esso abbia accentuato la tendenza a un uso passivo e familiare del tempo libero, a scapito dei passatempi a carattere collettivo e socializzante; altri hanno sottolineato come la tv abbia costituito un'efficace strumento di aggregazione delle famiglie, dando anche vita a nuovi rapporti sociali. In effetti nel periodo preso in esame la tv assumeva frequentemente il carattere di un'esperienza collettiva e creavano le occasioni di socializzazione, favorendo una maggiore interazione a livello di vicinato. La televisione catalizza una serie di apprensioni relative all'istituto familiare, alla sua coesione e ai rapporti tra i suoi membri. In realtà in questo articolo sia dimostrato come il piccolo schermo non azzero il dialogo in famiglia, esso assunse sia un ruolo significativo nella vita quotidiana, modificandone le abitudini, ridefinendone i tempi o dando vita a nuovi riti, ma nel complesso il suo impatto fu meno radicale di quanti molti contemporanei si aspettassero o temessero. In conclusione l'avvento della tv non comporta uno stravolgimento della vita domestica né una rivoluzione in famiglia, ma si andò a innestare come fattore cumulativo, per quanto di notevole rilievo, in processi più ampi e di più lungo corso.