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I Generi Letterari: Storia, Evoluzione e Teorie - Prof. Sinopoli, Appunti di Letteratura

Riassunto capitolo 4 del manuale di letteratura comparata

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 02/08/2020

maria-costanza-fonzoli
maria-costanza-fonzoli 🇮🇹

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I generi letterari
Premessa etimologia e storica
Il GENERE è definito come una categoria di oggetti specifici aventi in comune degli elementi essenziali, pur
distinguendosi l'un l'altro per la presenza di tratti peculiari.
Il termine “genere” deriva dal latino genus, -nĕris, a sua volta derivante dal greco εἶδος, entrambi
significanti “stirpe”. Nell'italiano è attestato nel XII secolo e conserva nel significato la radice verbale
indoeuropea di gignere, cioè “generare”, da cui il suo utilizzo nel senso di “sesso”, rimandando
all’equivalente greco di “terra” quale “generatrice di ogni cosa” (Isidoro da Siviglia).
Aristotele nella Logica lo definisce come CATEGORIA UNIVERSALE, sotto la quale sono collocate le diverse
specie. Fa riferimento al massimo grado di genericità, accezione ripresa dalle scienze umane. In campo
poetico invece delineò i generi fondamentali quali:
- Genere MIMETICO-DRAMMATICO;
- Genere ESPOSITIVO-NARRATIVO;
- Genere MISTO;
L’intenzione di Aristotele era meramente CONOSCITIVA e DESCRITTIVA; si limita a presentare un sistema
letterario storicamente determinato come quello della letteratura greca antica. La normatività si svilupperà
in epoca alessandrina sino al XVI secolo, quando Aristotele verrà riscoperto e la Poetica diventa il testo sul
quale elaborare delle regole.
Il termine genere, nell’accezione di “genere letterario”, è attestato nel Cinquecento in Benedetto Varchi,
per indicare un tipo di composizione avente specifici caratteri di contenuto e di norma e sarà ripreso, nel
1674, nel trattato poetico classicista di Boileau “Art poétique”.
Sarà il Romanticismo a far perdere forza a questo insieme di regole, proponendo una concezione di genere
ESSENZIALISTICA. Goethe fa riferimento a delle pure forme naturali della poesia. In epoca romantica viene
introdotta la dimensione storica nel discorso sui generi, che arriva a distinguere delle vere e proprie epoche
di dominio di un genere rispetto ad un altro.
Hegel, nella sua Estetica del 1835, assegna ai tre generi maggiori (epica, lirica e dramma) un valore
universale in funzione della sua rilettura della storia europea, individuando tre periodi:
1) Orientale/simbolico;
2) Greco-romano/classico;
3) Medievale-moderno/romantico.
Dei riferimenti alla ricorsività dei generi erano già nella “Scienza nuova” di Giambattista Vico (1744).
Il Romanticismo opera una frattura con la tradizione che voleva i generi letterari come enorme definite
una volta per tutte. I romantici sostengono che i generi sono potenzialmente infiniti, perché dai generi
pregressi, se ne possono formare altri per ibridazione
Si praticano FORME MISTE. C’è una progressiva definizione in termini storici dei rapporti tra generi e
sottogeneri. Si propone un inquadramento critico dei nuovi generi, apparsi nel medioevo (novella e
romanzo), estranei ai modelli classici, oppure da questi ultimi talmente distanziati da aver dato vita a forme
originali, oltre ad altre forme moderne di romanzo.
L’ideologia romantica vede il percorso dei generi come un percorso EVOLUTIVO della letteratura, concetto
che culmina nella visione positivista del genere come ORGANISMO BIOLOGICO.
Benedetto Croce, oppositore di questo concetto, lo definisce “pseudoconcetto”.
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I generi letterari Premessa etimologia e storica Il GENERE è definito come una categoria di oggetti specifici aventi in comune degli elementi essenziali, pur distinguendosi l'un l'altro per la presenza di tratti peculiari. Il termine “genere” deriva dal latino genus, -nĕris, a sua volta derivante dal greco εἶδος , entrambi significanti “stirpe”. Nell'italiano è attestato nel XII secolo e conserva nel significato la radice verbale indoeuropea di gignere, cioè “generare”, da cui il suo utilizzo nel senso di “sesso”, rimandando all’equivalente greco di “terra” quale “generatrice di ogni cosa” (Isidoro da Siviglia). Aristotele nella Logica lo definisce come CATEGORIA UNIVERSALE , sotto la quale sono collocate le diverse specie. Fa riferimento al massimo grado di genericità, accezione ripresa dalle scienze umane. In campo poetico invece delineò i generi fondamentali quali:

  • Genere MIMETICO-DRAMMATICO;
  • Genere ESPOSITIVO-NARRATIVO;
  • Genere MISTO; L’intenzione di Aristotele era meramente CONOSCITIVA e DESCRITTIVA; si limita a presentare un sistema letterario storicamente determinato come quello della letteratura greca antica. La normatività si svilupperà in epoca alessandrina sino al XVI secolo, quando Aristotele verrà riscoperto e la Poetica diventa il testo sul quale elaborare delle regole. Il termine genere, nell’accezione di “genere letterario”, è attestato nel Cinquecento in Benedetto Varchi, per indicare un tipo di composizione avente specifici caratteri di contenuto e di norma e sarà ripreso, nel 1674, nel trattato poetico classicista di Boileau “ Art poétique”. Sarà il Romanticismo a far perdere forza a questo insieme di regole, proponendo una concezione di genere ESSENZIALISTICA. Goethe fa riferimento a delle pure forme naturali della poesia. In epoca romantica viene introdotta la dimensione storica nel discorso sui generi, che arriva a distinguere delle vere e proprie epoche di dominio di un genere rispetto ad un altro. Hegel, nella sua Estetica del 1835, assegna ai tre generi maggiori (epica, lirica e dramma) un valore universale in funzione della sua rilettura della storia europea, individuando tre periodi:
  1. Orientale/simbolico;
  2. Greco-romano/classico;
  3. Medievale-moderno/romantico. Dei riferimenti alla ricorsività dei generi erano già nella “Scienza nuova” di Giambattista Vico (1744). Il Romanticismo opera una frattura con la tradizione che voleva i generi letterari come enorme definite una volta per tutte. I romantici sostengono che i generi sono potenzialmente infiniti , perché dai generi pregressi, se ne possono formare altri per ibridazione Si praticano FORME MISTE. C’è una progressiva definizione in termini storici dei rapporti tra generi e sottogeneri. Si propone un inquadramento critico dei nuovi generi, apparsi nel medioevo (novella e romanzo), estranei ai modelli classici, oppure da questi ultimi talmente distanziati da aver dato vita a forme originali, oltre ad altre forme moderne di romanzo. L’ideologia romantica vede il percorso dei generi come un percorso EVOLUTIVO della letteratura, concetto che culmina nella visione positivista del genere come ORGANISMO BIOLOGICO. Benedetto Croce, oppositore di questo concetto, lo definisce “pseudoconcetto”.

Dalla seconda metà del Novecento, nel clima di un rovesciamento generale della storia letteraria, ad una storia per autori, si inizia a contrapporre una storia della letteratura in quanto STORIA DELLE STRUTTURE DI LUNGA DURATA. Opere e autori sono radicati ad un’epoca mentre generi, forme, poetiche, istituzioni letterarie trascendono dai loro creatori. Todorov identifica il genere come la forma più stabile della tradizione letteraria, della poetica generale e della storia letteraria e costituisce un oggetto privilegiato, il che potrebbe valergli l’onore di diventare, il personaggio principale degli studi letterari. Teoricamente, si può concepire una moltiplicazione infinita di generi letterari, a partire da atti linguistici originari attraverso la loro elaborazione, trasformazione, il coordinamento tra diversi generi o l’amplificazione di caratteristiche di alcuni generi. Le due forme di critica letteraria, che pongono al centro dei loro studi il genere e le strutture stabili della letteratura sono: ermeneutica e teoria della ricezione. ERMENEUTICA : si occupa dell’interpretazione dei testi. Ha la funzioni di tramite tra l’autore e i lettori, a proposito del significato del testo preso in esame. Si interessa al genere dalla prospettiva del rapporto che lega il testo alla sua ricodificazione in ambito interpretativo. TEORIA DELLA RICEZIONE: mette a fuoco l’importanza del genere per l’interpretazione del testo. È una CONVENZIONE che i lettori possiedono che gli consente di PRECOMPRENDERE un testo nuovo. Per entrambe le discipline, il LETTORE è fondamentale. Per l’estetica della ricezione di Jauss, la nozione di genere è fondamentale per l’elaborazione del concetto stesso di RICEZIONE. Grazie alla sua paradigmaticità storicamente determinata, il genere assicura l’impossibilità di attualizzare tutti gli aspetti del testo, proprio perché ci sono degli aspetti del testo che sono di appartenenza dell’autore e del testo. Wellek e Warren, in Theory of Literature, elaborano una contrapposizione tra TEORIA CLASSICA E TEORIA MODERNA: TEORIA CLASSICA  Ha come caratteri fondamentali normatività e prescrittività. È finalizzata alla definizione di un canone di regole da seguire per la corretta composizione di un’opera. I generi non sono combinabili tra loro, vige la “purezza del genere”. Il numero dei generi è limitato e stabilito. Il genere è un MODELLIZZATORE, un modello da seguire. TEORIA MODERNA (dal Romanticismo in poi)  La teoria di limita a descrivere, non si basa sull’idea di canone fisso, bensì su quella del RELATIVISMO e della PROCESSUALITÀ della forma, a seconda del contesto storico culturale di cui è espressione. I generi possono mescolarsi tra loro generandone di nuovi per ADDIZIONE o per RIDUZIONE. Non viene posto alcun limite al numero di generi possibili. Il genere opera come MODIFICATORE. Rapporto tra i generi e la letteratura comparata Paul Van Tieghem afferma come il genere, in quanto struttura stabile, seppur mutevole, sia un oggetto di interesse della letteratura comparata, quando ci muoviamo tra testi di letterature diverse. Guillén definisce il genere come “tema metacritico”. Schaeffer si è occupato dei caratteri di TRASFORMAZIONE e TRASGRESSIONE dei generi letterari, legando questi due caratteri alla GENERICITÀ INTERTESTUALE dove, la genericità è un fenomeno di produzione e ricezione testuale nel suo complesso. Genette ingloba nell’intertestualità gli IPERTESTI ossia, testi che derivano da altri testi (ipotesti) attraverso operazioni di trasformazione o di imitazione.

all’interno delle sue strutture tematiche e narrative. “ Iper” allude ad un campo “metadiscorsivo”, che racconta allo stesso tempo più storie e può riflettere sui modi dell’atto stesso del raccontare, sul rapporto tra realtà e finzione, autore e lettore. Due grandi esempi di iper-romanzo sono “ Se una notte d’inverno un viaggiatore ” di Italo Calvino e “ Rayuela ” di Julio Cortázar. In entrambi non c’è una conseguenzialità, non si puoi ricostruire una trama. L’antenato dell’iper-romanzo è il romanzo enciclopedico di Ottocento e Novecento , che cerca di rappresentare il caos della realtà, attraverso diversi linguaggi, stili e temi, nutrendo l’utopia che la letteratura possa rappresentare e dare un sapere generale sul mondo. Il “mondo ordinato” crolla e all’autore non resta che cercare di descrivere la complessità della realtà attraverso un soggetto deformato e una pratica descrittiva portata agli estremi (MIMESI OMNICOMPRESNIVA E FALLIMENTARE). Il postmoderno partirà invece dal presupposto che la realtà è inconoscibile e l’unica utopia minimale che può seguire e rappresentare questa natura “pulviscolare”, attraverso la costruzione di una narrazione a rizoma. “ Se una notte d’inverno un viaggiatore ” ha 10 incipit, è un romanzo aperto che permette diverse possibilità di lettura. “Rayuela” invece è definita un’ “opera-puzzle”, metafora che Perec usa per parlare dell’iper- romanzo che diventa il collegamento tra autore e lettore: l’autore dà vita a dei tasselli e da questi è legato a colui/colei che ricostruirà il puzzle attraverso di loro. In “Rayuela”, Cortázar non propone una regola del gioco, ma è il lettore a doversela costruire. Romanzo modernista:

  • Rottura con la tradizione letteraria ottocentesca, vissuta come un incubo
  • Incertezza epistemologica
  • Letteratura come utopia di un sapere generale sul mondo
  • Romanzo enciclopedico Iper-romanzo postmoderno:
  • Tradizione come riserva da cui attingere e da demistificare
  • Incertezza epistemologica e ontologica, realtà come dimensione disgregata e inconoscibile
  • Utopia minimale, letteratura dell’insufficienza
  • Enciclopedia-rizoma (rete narrativa in cui ogni punto è collegabile a un altro, tale da permettere tutti i percorsi possibili, ma dove nessun porto conduce a un centro, che di per sé è assente tanto quanto lo è l’idea di periferia). Genere letterario come tema Un aspetto metaletterario fondamentale, che Calvino ci sottolinea, è la mise en abime del testo stesso e/o del suo tipo di genere che si duplica al suo interno autorappresentandosi. In questa autoriflessività di sé stessa, la letteratura comprende anche il suo rapporto con la sua ricezione: piegare i materiali della letteratura al fine di coinvolgere il lettore e spingere su una attività intellettuale per metterla in azione. Fuentes, parlando della letteratura mondiale attuale, la definisce un contesto da cui scaturiscono “ polinarrative ”, che testimoniano la mancanza tanto di una centralità canonica della letteratura quanto, di periferie a essa debitrici. Kundera, tornando in ambito europeo, collega le nuove forme di romanzo al romanzo modernista stesso, quando incorpora la riflessione saggistica nella sua struttura e la maggiore libertà data a questa struttura compositiva stessa, grazie alle digressioni e ai giochi metanarrativi. In tutti questi casi, ad essere tema, è la questione del romanzo stesso non solo come genere polimorfico, ma come genere del canone europeo e come specchio dell’idea occidentale di letteratura.

È importante sottolineare anche una grande forma di denaturalizzazione del genere come quella attuata dalla letteratura prodotta dalle scrittrici. A proposito della relazione tra gender e genere è interessante come la critica femminista operi una revisione delle teorie del romanzo più accreditate, delle quali mette in evidenza, la mancanza di tenuta nel caso della letteratura prodotta dalle donne.