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Resilienza: Un Concetto Pedagogico e le sue Applicazioni - Prof. Falaschi, Appunti di Letteratura

Il concetto di resilienza, analizzando le sue origini, i fattori di rischio e di protezione, e le sue applicazioni in diversi contesti, come l'educazione, la letteratura per l'infanzia e lo sport. Il testo evidenzia l'importanza della resilienza come capacità di affrontare e superare le avversità, sviluppando strategie di coping efficaci. Viene anche discusso il ruolo dell'umorismo e dell'embodiment nella costruzione della resilienza.

Tipologia: Appunti

2023/2024

Caricato il 01/02/2025

cristinagalluzzi00
cristinagalluzzi00 🇮🇹

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TALENTO E RESILIENZA
Elena Falaschi
CAPITOLO 4 - DECOSTRUIRE LA RESILIENZA
1. LA RESILIENZA: UN CONCETTO GENERICAMENTE ABUSATO O UN VALIDO DISPOSITIVO
PEDAGOGICO?
La resilienza è un costrutto che definisce un processo basato sull’interazione di fattori biologici,
neurologici, evolutivi, ambientali e culturali. È definibile come un fenomeno che viene manifestato da
soggetti che portano a compimento un percorso evolutivo nonostante abbiano vissuto forme di traumi,
disagio o stress che avrebbero potuto comportare conseguenze negative. La parola deriva dal latino
resalio che significa saltare, rimbalzare. Coniato in fisica dei materiali per indicare la resistenza a una
rottura determinabile con una prova d’urto. Nella letteratura psicologica indica la capacità umana di
affrontare, superare e uscire rinforzati da esperienze negative. È, dunque, il processo con cui alcuni
individui, famiglie o gruppi, in situazioni di difficoltà, resistono a un evento negativo e mantengono
padronanza, attivando adeguate strategie di coping. Storicamente possiamo individuare tre fasi di
ricerca sulla resilienza:
1) 40 anni fa, ha esaminato i fattori di rischio nei bambini;
2) successivamente: indagine sulle condizioni che proteggono i bambini dagli effetti negativi dei fattori
di rischio;
3) obiettivo del terzo periodo: dimostrare che la resilienza è un processo “interattivo-dinamico”, non è
innata ma è un comportamento appreso.
I FATTORI DI RISCHIO Secondo Cyrulnik, la resilienza è la modalità di elaborazione di un trauma,
costituito da due “colpi”: il primo è l’evento reale che provoca il dolore, il secondo è la rappresentazione
dell’evento. Alcuni fattori di rischio:
- Ambito individuale: bassa autostima; isolamento sociale; scarso attaccamento alle figure parentali;
aspettative inadeguate; insuccesso scolastico;
- Contesto familiare (abusi, alcolismo, assenza figura paterna) e sociale (povertà, frequente mobilità).
Il concetto di vulnerabilità fa riferimento a tutti i soggetti che, per fragilità psichiche, disabilità, differente
appartenenza linguistico-culturale, possono vivere in modo ancora più traumatico le conseguenze di
un’emergenza.
I FATTORI DI PROTEZIONE Ruolo determinante nel contrastare gli effetti negativi degli eventi
traumatici o stressanti:
- Fattori individuali: apertura alle relazioni sociali; buona intelligenza; autostima; empatia; competenze
comunicative; umorismo
- Fattori di protezione familiare: sostegno affettivo; equilibrio tra dimensione affettiva e regolativa;
coesione fra i genitori
- Fattori sociali: presenza ricca rete sociale di pari; presenza adulto significativo fuori della famiglia. La
presenza di una “base-sicura” è uno dei fattori protettivi che maggiormente influenzano il bambino (nei
primi anni di vita e da adulto).
La resilienza è legata all’attaccamento da un doppio filo:
- la presenza di una base sicura è una garanzia per il soggetto in termini di resilienza;
- alcuni bambini, che non hanno la possibilità di crescere con una figura che si prenda cura di loro,
sviluppando un attaccamento non sicuro, possono soccombere agli eventi e sviluppare una serie di
patologie più o meno evidenti, oppure reagire e crescere senza particolari disturbi psicologici.
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TALENTO E RESILIENZA

Elena Falaschi

CAPITOLO 4 - DECOSTRUIRE LA RESILIENZA

1. LA RESILIENZA: UN CONCETTO GENERICAMENTE ABUSATO O UN VALIDO DISPOSITIVO

PEDAGOGICO?

La resilienza è un costrutto che definisce un processo basato sull’interazione di fattori biologici, neurologici, evolutivi, ambientali e culturali. È definibile come un fenomeno che viene manifestato da soggetti che portano a compimento un percorso evolutivo nonostante abbiano vissuto forme di traumi, disagio o stress che avrebbero potuto comportare conseguenze negative. La parola deriva dal latino resalio che significa saltare, rimbalzare. Coniato in fisica dei materiali per indicare la resistenza a una rottura determinabile con una prova d’urto. Nella letteratura psicologica indica la capacità umana di affrontare, superare e uscire rinforzati da esperienze negative. È, dunque, il processo con cui alcuni individui, famiglie o gruppi, in situazioni di difficoltà, resistono a un evento negativo e mantengono padronanza, attivando adeguate strategie di coping. Storicamente possiamo individuare tre fasi di ricerca sulla resilienza:

  1. 40 anni fa, ha esaminato i fattori di rischio nei bambini;
  2. successivamente: indagine sulle condizioni che proteggono i bambini dagli effetti negativi dei fattori di rischio;
  3. obiettivo del terzo periodo: dimostrare che la resilienza è un processo “interattivo-dinamico”, non è innata ma è un comportamento appreso. I FATTORI DI RISCHIO Secondo Cyrulnik, la resilienza è la modalità di elaborazione di un trauma, costituito da due “colpi”: il primo è l’evento reale che provoca il dolore, il secondo è la rappresentazione dell’evento. Alcuni fattori di rischio:
  • Ambito individuale: bassa autostima; isolamento sociale; scarso attaccamento alle figure parentali; aspettative inadeguate; insuccesso scolastico;
  • Contesto familiare (abusi, alcolismo, assenza figura paterna) e sociale (povertà, frequente mobilità). Il concetto di vulnerabilità fa riferimento a tutti i soggetti che, per fragilità psichiche, disabilità, differente appartenenza linguistico-culturale, possono vivere in modo ancora più traumatico le conseguenze di un’emergenza. I FATTORI DI PROTEZIONE Ruolo determinante nel contrastare gli effetti negativi degli eventi traumatici o stressanti:
  • Fattori individuali: apertura alle relazioni sociali; buona intelligenza; autostima; empatia; competenze comunicative; umorismo
  • Fattori di protezione familiare: sostegno affettivo; equilibrio tra dimensione affettiva e regolativa; coesione fra i genitori
  • Fattori sociali: presenza ricca rete sociale di pari; presenza adulto significativo fuori della famiglia. La presenza di una “base-sicura” è uno dei fattori protettivi che maggiormente influenzano il bambino (nei primi anni di vita e da adulto). La resilienza è legata all’attaccamento da un doppio filo:
  • la presenza di una base sicura è una garanzia per il soggetto in termini di resilienza;
  • alcuni bambini, che non hanno la possibilità di crescere con una figura che si prenda cura di loro, sviluppando un attaccamento non sicuro, possono soccombere agli eventi e sviluppare una serie di patologie più o meno evidenti, oppure reagire e crescere senza particolari disturbi psicologici.

CARATTERISTICHE DELLE PERSONE RESILIENTI Alcuni tratti accomunano le persone resilienti:

  • l’autostima (tendono a nutrire una certa sicurezza nelle loro abilità);
  • la motivazione (avendo chiaro ciò che è importante e significativo nella propria vita ed avere la volontà di muoversi in quella direzione);
  • mantenere buone relazioni con la famiglia, gli amici e le persone con cui entrano in contatto;
  • l’umore-buono (porta ad apprezzare e a produrre umorismo);
  • la cura dei rapporti interpersonali (accompagnata dalla cura verso se stessi);
  • l’adattabilità e la flessibilità (sapendo guardare al cambiamento come parte integrante della propria vita). DALLA VULNERABILITÀ ALLE OPPORTUNITÀ Fragilità e resilienza sono qualità degli esseri umani. La persona fragile non è debole, suggestionabile o manipolabile ma è vulnerabile, perché possiede una speciale sensibilità. La resilienza è riparazione ma anche cambiamento. L’elemento chiave di tutti gli interventi per educare e educarsi alla resilienza è lo spostamento dello sguardo dai deficit alle risorse, con il coinvolgimento dell’intero contesto di appartenenza. L’abilità cognitiva rappresenta un requisito per ottenere comportamenti resilienti. Tuttavia, non è possibile “insegnare” la resilienza attraverso i canali delle abilità cognitive. I ragazzi dotati presentano una serie di caratteristiche che li rendono vulnerabili. Individuate quattro aree nello specifico:
  • lo sviluppo asincrono tra le diverse sfere (sfera cognitiva, sociale, emotiva e fisica);
  • falsi miti sul concetto di gifted (con conseguenti aspettative irrealistiche da parte degli adulti di rferimento);
  • mancanza di ambiente di apprendimento sufficientemente stimolante;
  • difficolta sociali ed emotive dovute al problema di trovare gruppo di pari appropriato.
  1. LA RESILIENZA ECOLOGICA E IL DINAMISMO ADATTIVO. IMMAGINI ANALOGIE E METAFORE La mente è in grado di “ scoprire analogie fra il visibile e l’invisibile ”. Il ricorso alle immagini, alle analogie e alle metafore è particolarmente utile per cogliere la vera essenza del concetto di resilienza. Le METAFORE riescono ad attivare contemporaneamente l‘emisfero cerebrale sinistro e quello destro, consentendo la rilevanza simultanea, a più livelli, dell’esperienza e del significato restituendo una forma sintetica e immediatamente percepibile di sensazioni e concetti complessi. Per l’ecologia , la resilienza esprime la quantità di anomalie che un ecosistema può tollerare senza cambiare i propri processi. Vale a dire, da una parte, la capacità di recupero o di rigenerazione di un organismo, dall’altra, l’attitudine di un ecosistema a riprendersi più o meno rapidamente da una perturbazione. In ambito socioeconomico e antropologico, la resilient community , si riferisce alla capacità intrinseca delle organizzazioni e delle comunità di continuare a funzionare, ritrovano lo stato iniziale di equilibrio (o costruendone uno nuovo) dopo una crisi o in presenza di stress prolungato. La tecnica del KINTSUGI è un’arte giapponese che significa “aggiustare tramite l’oro”. Riconoscendo la bellezza di un oggetto frantumato e il suo valore, guarda ai “traumi” in termini riparativi. Rappresenta una metafora del concetto di resilienza. L’operazione riparativa restituisce integrità e funzionalità ma allo stesso tempo aumenta il suo valore. La resilienza viene così a rappresentare l’arte di far fronte in maniera positiva e costruttiva ad eventi traumatici, riuscendo addirittura a valorizzarli e a trarne beneficio. I comportamenti resilienti , al contrario, sono quelli che si muovono con la consapevolezza che è necessario cercare al buio, pur sapendo che questa esplorazione comporterà fatica e frustrazione, ma sarà l’unica veramente efficace.
  • Pollicino - resilienza strategica : per non farsi mangiare dall’Orco e per arricchire la sua famiglia, il fratello più piccolo, Pollicino, escogita un espediente dietro l’altro, senza farsi abbattere da alcuni insuccessi;
  • I musicanti di Brema - resilienza di gruppo : i protagonisti mettono in fuga i briganti;
  • Senza famiglia - resilienza perseverante : la perseveranza del protagonista nell’affrontare con tenacia il susseguirsi di molte situazioni traumatiche, grazie al sostegno delle reti amicali;
  • Pippi calzelunghe - caratteristiche di una persona resiliente : Pippi riusciva ad uscire da tutti i guai grazie alle sua caratteristiche di personalità, forte e coraggiosa, piena di umorismo, di bontà e di generosità;
  • Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza - resilienza come caparbietà della volontà e come difesa delle proprie convinzioni : Ribelle iniziò coraggiosamente un viaggio alla ricerca di risposte. In ambito pedagogico, le favole dimostrano concretamente la possibilità di educare alla resilienza attraverso l’identificazione, da parte del lettore o dell’ascoltatore, con il “talento resiliente” dei protagonisti, espressione di un particolare “potenziale comportamentale” che può e che deve essere educato.
  1. NELL’UMORISMO OVVERO L’ANELLO DI CONGIUNZIONE TRA “TALENTO” E “RESILIENZA” Kant rileva la connessione tra umorismo e talento. Mettendosi volontariamente nella disposizione d’animo che consente di “giudicare” qualcosa in modo del tutto diverso dall’ordinario, l’umorismo implica improvvisi salti tra tipi logici e insieme la discriminazione tra quei salti. L’ironia è un traslato attraverso cui si attribuisce alle parole un significato opposto a quello nominato: si comunica l’opposto di quello che si dice ma facendolo intendere. Tra tutti i comportamenti umani, l’umorismo è il più ricco poiché comprende aspetti intellettuali, emotivi, sociali, fisiologici ed è legato alla creatività. Howard Gardner, parlando di intelligenze multiple, attribuisce importanza anche all’” intelligenza umoristica ”, competenza intesa sia come capacità di scherzare ed essere spiritoso sia come capacità di apprezzare l’umorismo. L’ironia non è solo un dispositivo cognitivo. È anche stile personale/vissuto di approccio al reale, è una forma di esistenza, una forma mentis. Colui che sa apprezzare, produrre e condividere ironia è un soggetto che, si pone al di sopra delle situazioni problematiche cui la vita lo espone: non le evita ma le domina con sguardo intelligente e disincantato. Un concetto proprio della psicologia dell’emergenza sostiene che non sono tanto le cose in sé che fanno stare male, quanto il modo in cui noi le percepiamo. L’umorismo si offrirebbe quale risorsa per ridimensionare l’evento accaduto e reagire più appropriatamente, in quanto permetterebbe di conferire allo stimolo stressante significati alternativi. Operare un ripensamento del metodo, che includa nell’insegnamento la valorizzazione dell’intuito, dell’inusuale e dell’ironico. I vantaggi che si possono trarre dal prendere in considerazione o dall’usare l’umorismo come strumento didattico sono:
  • La diminuzione della distanzia piscologica tra insegnanti e alunni;
  • La creazione di un’atmosfera gradevole in classe con il conseguente abbassamento della tensione psicologica;
  • L’aumento dell’attenzione;
  • La possibilità di utilizzare l’umorismo come un correttore dei comportamenti.

Uno studio conferma che gli individui resilienti dimostrano una propensione a cogliere e apprezzare maggiormente l’aspetto umoristico degli stimoli ambientali rispetto ai soggetti con più bassi punteggi resilienti. Sia il “talento” che la “resilienza” assumono come caratteristica comportamentale un approccio umoristico. Questo, a sua volta, si configura come “dispositivo” formativo che alimenta sia il “talento” che la “resilienza” collocandoli all’interno di un processo dinamico di reciproca contaminazione e in continua evoluzione.

  1. NELLO SPORT OVVERO DAL TRAUMA DEL KORPER AL PODIO DEL LEIB Per cercare di interpretare la complessità che caratterizza la relazione mente-corpo, nell’ambito degli studi sul concetto di embodiment , si può affermare che noi non abbiamo/possediamo un corpo, ma siamo un corpo. Molti autori hanno studiato il corpo fisico-organico (Körper) e il corpo vivo (Leib). Nello specifico, il Leib rappresenta il fondamento esistenziale della comunicazione, poiché con esso e per mezzo di esso (dei suoi sensi, delle sue funzioni) si possono incontrare gli altri, toccarli, guardarli, ascoltarli. L’ambiente sportivo rappresenta un contesto privilegiato in cui è possibile approfondire questa analisi. Le attività sportive consentono di sentirsi coinvolti e di vivere un atteggiamento attivo, sperimentando attraverso il corpo quella capacità data da ripetute esperienze di efficacia personale e di controllo, che confermano che i propri sforzi potranno essere premiati. Se per resilienza si intende un processo dinamico che include un adattamento positivo in situazioni avverse, il contesto sportivo si offre come “palestra”. In ambito sportivo, la possibilità di trasformare un evento critico e destabilizzante in motore di ricerca personale, è ciò che permette al singolo individuo o alla squadra di utilizzare tutte le possibili risorse come fattori di protezione e di supporto per riorganizzare positivamente quell’evento. Un importante fattore di protezione per costruire la resilienza è costituito anche dai rinforzi positivi provenienti dall’ambiente sociale. Infatti, essere abituati a “fare squadra”, non adeguarsi a schemi classici ma riorganizzare le proprie convinzioni, il proprio comportamento e i propri obiettivi in relazione ai diversi contesti e diversi avversari, saper rispettare ruoli, regole e turni, sono comportamenti utili anche in molte altre situazioni, come metafora della vita. Una sconfitta non è una tragedia, l’importante è come si reagisce. [Lo sport per le persone con disabilità si articola in tre livelli fondamenti: lo sport come mezzo curativo e terapeutico; lo sport come valore ricreativo e psicologico; lo sport nel significato di integrazione e inclusione sociale.] L’educazione sportiva è sempre un’educazione alla resilienza, perché riesce a far convivere vulnerabilità e forza.