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Talento e Resilienza -Elena Falaschi- Riassunti capitoli 4-5, Sintesi del corso di Letteratura

Il documento riassume SOLO I CAPITOLI 4 E 5 del libro TALENTO E RESILIENZA della Professoressa Elena Falaschi. Anno: 2021 ISBN: 9788846760760 Casa editrice Edizione ETS Scienze della Formazione Primaria - Unipi - Corso di letteratura per l'infanzia.

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

Caricato il 06/01/2024

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marina-battistini-1 🇮🇹

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TALENTO E RESILIENZA
Con Sguardo Critico: Decostruire la Resilienza CAP. 4
1- La Resilienza: un Concetto Genericamente Abusato o un Valido Dispositivo Pedagogico?
RESILIENZA : Complesso costrutto che denisce un processo basato sull’interazione di fattori biologici, neurologici, evolutivi, ambientali e
culturali
- La parola deriva dal latino resalio , iterativo di salio che signica saltare, rimbalzare, per estensione di danzare.
- Il vocabolo è cognato in sica dai materiali per indicare la resistenza a una rottura dinamica determinabile con la prova d’urto (da qui,
viene usato metaforicamente in altre discipline)
- Nella letteratura psicologica indica la capacità umana di arontare, superare e uscire rinforzati da esperienze
negative→fa riferimento alla resistenza ma anche e soprattutto alla riparazione costruttiva
Negli ultimi anni questo concetto è entrato nel linguaggio comune in modo non pertinente in quanto privo del suo vero
signicato. Il termine è infatti diventato sinonimo di sopportazione, resistenza passiva, pazienza, indulgenza o
adattamento.
Proprio per tali motivi è necessario analizzare il termine in un’ottica de-costruttiva, in modo da poterne osservare le
potenzialità pedagogico/educative: La resilienza permette di raggiungere la salute emotiva, la competenza sociale e il
successo scolastico.
Storicamente la ricerca sulla resilienza si divide in 3 fasi:
- La prima ha esaminato i fattori di rischio nei bambini
- La seconda fase ha visto l’indagine sulle condizioni che proteggono i bambini dagli eetti negativi dei fattori di rischio delineando le
caratteristiche dei bambini resilienti
- La terza fase si pone l’obiettivo di dimostrare che la resilienza è un processo interattivo-dinamico e
quindi non innato ma appreso
Sulla base di queste indagini sono stati delineati:
Fattori di rischio :
Nell’ambito individuale abbiamo sia fattori esterni che interni, come la bassa autostima,la
dicoltà a instaurare/mantenere relazioni positive, l’isolamento sociale, lo scarso
attaccamento alle gure parentali, alti livelli di rabbia, aggressività, iperattività ecc, la
presenza di aspettative inadeguate, l’uso di sostanze psicoattive o l’insuccesso scolastico
Le cause di questi fattori si riconducono al contesto famigliare o a quello sociale.
Fattori di protezione :
I fattori di protezione individuali possono essere: un temperamento aperto alle relazioni
sociali, una buona intelligenza, autonomia, coping in ottica di problem solving, autostima,
autoecacia, empatia, umorismo ecc
I fattori di protezione famigliari sono ad esempio: il sostegno aettivo, un buon equilibrio
tra dimensione aettiva e regolativa, il coinvolgimento in attività pro-sociali, coesione
genitoriale, condivisione dei valori, buon attaccamento ecc.
La Base Sicura:
- Da un lato costituisce una sorta di garanzia per il soggetto
- Dall’altro lato la sua mancanza può portare allo sviluppo di patologie oppure a reazioni di resilienza e adattamento
I fattori protettivi sociali sono ad esempio una ricca rete sociale di pari, la presenza di un adulto signicativo al di fuori del
contesto familiare (tutore dello sviluppo), una comunità educante e supportante, un buon ambiente scolastico non
punitivo ecc.
La comunità resiliente costituisce un fattore di protezione indispensabile. Promuovere la resilienza in una comunità implica
valorizzarne le conoscenze, le competenze, i valori, la cultura, in modo tale che questi possano rappresentare una risorsa nel
fronteggiare le dicoltà e favorire i processi di adattamento.
Caratteristiche dei bambini resilienti :
autostima/autoecacia ecc
capacità di costruire e migliorare le proprie skills
motivazione/obiettivi
supporto sociale
adattabilità/essibilità
Possibilità di recupero che aiutano a trasformare la vulnerabilità in opportunità :
Fragilità e resilienza presentano una profonda ambivalenza; ma dallo sguardo sociologico emerge che le nuove generazioni
sono le più “deboli” in quanto essendo glie di situazioni favorevoli non sono state temprate da dicoltà come ad esempio i
grandi scontri bellici di quelle precedenti. Da questo emerge come non siano abituate alla pazienza, all’impegno e alla fatica.
Come diretta conseguenza la ducia nel proprio talento e nelle risorse delle proprie capacità è diventato un falso mito, le
nuove generazioni non sanno “incassare colpi”, resistere rimodellarsi ecc. Quindi da che risorse assorbono la loro resilienza?
La resilienza è riparazione ma anche cambiamento, dalla crisi può nascere un’opportunità→l’elemento chiave
nell’educazione è educare alla resilienza tramite lo spostamento dello sguardo dai decit alle risorse, non tramite il singolo
individuo ma tramite l’intero contesto sistemico di appartenenza.
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TALENTO E RESILIENZA

● Con Sguardo Critico: Decostruire la Resilienza CAP. 4

1- La Resilienza: un Concetto Genericamente Abusato o un Valido Dispositivo Pedagogico?

RESILIENZA : Complesso costrutto che denisce un processo basato sull’interazione di fattori biologici, neurologici, evolutivi, ambientali e culturali

  • La parola deriva dal latino resalio , iterativo di salio che signica saltare, rimbalzare, per estensione di danzare.
  • Il vocabolo è cognato in sica dai materiali per indicare la resistenza a una rottura dinamica determinabile con la prova d’urto (da qui, viene usato metaforicamente in altre discipline)
  • Nella letteratura psicologica indica la capacità umana di arontare, superare e uscire rinforzati da esperienze negative→fa riferimento alla resistenza ma anche e soprattutto alla riparazione costruttiva Negli ultimi anni questo concetto è entrato nel linguaggio comune in modo non pertinente in quanto privo del suo vero signicato. Il termine è infatti diventato sinonimo di sopportazione, resistenza passiva, pazienza, indulgenza o adattamento. Proprio per tali motivi è necessario analizzare il termine in un’ottica de-costruttiva, in modo da poterne osservare le potenzialità pedagogico/educative: La resilienza permette di raggiungere la salute emotiva, la competenza sociale e il successo scolastico. Storicamente la ricerca sulla resilienza si divide in 3 fasi:
  • La prima ha esaminato i fattori di rischio nei bambini
  • La seconda fase ha visto l’indagine sulle condizioni che proteggono i bambini dagli eetti negativi dei fattori di rischio delineando le caratteristiche dei bambini resilienti
  • La terza fase si pone l’obiettivo di dimostrare che la resilienza è un processo interattivo-dinamico e quindi non innato ma appreso Sulla base di queste indagini sono stati delineati: ⋄ Fattori di rischio : → Nell’ambito individuale abbiamo sia fattori esterni che interni, come la bassa autostima,la dicoltà a instaurare/mantenere relazioni positive, l’isolamento sociale, lo scarso attaccamento alle gure parentali, alti livelli di rabbia, aggressività, iperattività ecc, la presenza di aspettative inadeguate, l’uso di sostanze psicoattive o l’insuccesso scolastico Le cause di questi fattori si riconducono al contesto famigliare o a quello sociale. ⋄ Fattori di protezione : → I fattori di protezione individuali possono essere: un temperamento aperto alle relazioni sociali, una buona intelligenza, autonomia, coping in ottica di problem solving, autostima, autoecacia, empatia, umorismo ecc → I fattori di protezione famigliari sono ad esempio: il sostegno aettivo, un buon equilibrio tra dimensione aettiva e regolativa, il coinvolgimento in attività pro-sociali, coesione genitoriale, condivisione dei valori, buon attaccamento ecc. La Base Sicura:
  • Da un lato costituisce una sorta di garanzia per il soggetto
  • Dall’altro lato la sua mancanza può portare allo sviluppo di patologie oppure a reazioni di resilienza e adattamento → I fattori protettivi sociali sono ad esempio una ricca rete sociale di pari, la presenza di un adulto signicativo al di fuori del contesto familiare (tutore dello sviluppo), una comunità educante e supportante, un buon ambiente scolastico non punitivo ecc. La comunità resiliente costituisce un fattore di protezione indispensabile. Promuovere la resilienza in una comunità implica valorizzarne le conoscenze, le competenze, i valori, la cultura, in modo tale che questi possano rappresentare una risorsa nel fronteggiare le dicoltà e favorire i processi di adattamento. ⋄ Caratteristiche dei bambini resilienti : → autostima/autoecacia ecc → capacità di costruire e migliorare le proprie skills → motivazione/obiettivi → supporto sociale → adattabilità/essibilità ⋄ Possibilità di recupero che aiutano a trasformare la vulnerabilità in opportunità : → Fragilità e resilienza presentano una profonda ambivalenza; ma dallo sguardo sociologico emerge che le nuove generazioni sono le più “deboli” in quanto essendo glie di situazioni favorevoli non sono state temprate da dicoltà come ad esempio i grandi scontri bellici di quelle precedenti. Da questo emerge come non siano abituate alla pazienza, all’impegno e alla fatica. Come diretta conseguenza la ducia nel proprio talento e nelle risorse delle proprie capacità è diventato un falso mito, le nuove generazioni non sanno “incassare colpi”, resistere rimodellarsi ecc. Quindi da che risorse assorbono la loro resilienza? → La resilienza è riparazione ma anche cambiamento, dalla crisi può nascere un’opportunità→l’elemento chiave nell’educazione è educare alla resilienza tramite lo spostamento dello sguardo dai decit alle risorse, non tramite il singolo individuo ma tramite l’intero contesto sistemico di appartenenza.

→ La ricerca inoltre dimostra che l’abilità cognitiva rappresenta un requisito sia per la costruzione di comportamenti resilienti che per quelli di supporto. Parallelamente però emerge che non è possibile “insegnare” la resilienza tramite canali cognitivi. A questo proposito risultano molto utili letture di bibliograe di modelli resilienti come ad esempio quella di Stephen Hawking.

2- La Resilienza Ecologica e il Dinamismo Adattivo. Immagini, Analogie e Metafore

Il ricorso ad immagini, analogie e metafore sembra particolarmente utile per cogliere la vera essenza del concetto di resilienza, cercando di superare il livello superciale e “banalizzante” con cui spesso viene utilizzata e, soprattutto, sostenere il valore e l’importanza pedagogica. A partire dal suo signicato originario, il termine resilienza è stato utilizzato come metafora dalle più diverse discipline. In generale, nell’ambito dei sistemi complessi, la resilienza si caratterizza come una forma di omeostasi, di ricerca di un costante equilibrio che permette a un sistema di ritrovare le condizioni di partenza in un ambiente dinamico o mutevole, all’interno del quale interagiscono un numero importante di forze e di variabili.

  • Informatica: la chiamano system resiliency e indica la tolleranza a guasti e rotture, il potenziale di funzionamento in presenza di anomalie
  • Ecologia: esprime la quantità di anomalie che un sistema può tollerare mantenendo immodicati i propri processi di rigenerazione
  • Sociologia/economia: si parla di resilient community e intende la capacità intrinseca delle comunità di continuare a funzionare ritrovando un equilibrio (nuovo o precedente) La losoa di base è quella di abbracciare il danno e la scontta senza doversi vergognare delle ferite che si portano addosso → l’esempio perfetto è quello dei Kintsugi (da kin =oro e tsugi =unire), si tratta di un'arte che consiste nell’aggiustare vasi rotti mettendo nelle crepe dettagli in oro e quindi impreziosendo tramite le sue “ferite”. Scegliere una metafora piuttosto che una descrizione letterale signica assumere una forma di comunicazione vivace, non prolissa, che facilita il ricordo e che, talvolta, costituisce l’unico modo per esprimere un pensiero. L’eetto della metafora è anche quello di ristrutturare la nostra organizzazione della conoscenza poiché il fruitore è invitato ad esplorare ulteriormente le immagini presentate e ad attribuire i signicati per lui più convenienti, dal momento che la metafora, di per sé, non esprime alcun signicato proporzionale sso Un altro esempio metaforico: Con questa storia Paul Watzlawick apre uno dei quattro "giochi con il passato", intesi come meccanismi che, paradossalmente, crediamo che possano proteggerci. È più dicile trovare qualcosa nel buio (del passato) piuttosto che nella zona di luce (del presente). Il risultato è una doppia cecità→non utilizzando la giusta soluzione si complica la situazione e sotto alla crescente pressione del disagio ci si convince di non aver fatto abbastanza, e quindi si entra in un circolo vizioso senza ne. Al contrario i veri comportamenti resilienti si muovono con la consapevolezza che è necessario “cercare nel buio”, pur sapendo che l’esplorazione comporterà molta fatica, frustrazione e a volte dolore, ma è l’unica soluzione veramente ecace. Un ulteriore esempio metaforico: In ambito pedagogico-educativo è stato elaborato un modello metaforico, olistico e integrato in cui l’attenzione è posta sulle condizioni ambientali e individuali necessarie alla promozione e allo sviluppo della resilienza. Il modello si visualizza attraverso l’immagine di una casa chiamata Casita. ⋄ Il suolo rappresenta la soddisfazione dei bisogni biologici primari (salute, alimentazione, sonno ecc)→ il corpo è fondamentale per la resilienza psichica e mentale. Il suolo include le fondamenta di accettazione del sé, della famiglia, della comunità ecc ⋄ Nel giardino troviamo l’incontro con gli altri, con la natura, l'arte, gli animali ecc. →comporta l’uscire da noi stessi ⋄ Il piano terra corrisponde alla capacità di attribuire il senso ai nostri vissuti e al nostro percorso di vita ⋄ Al primo piano troviamo gli elementi della personalità e della socialità più complessi (autostima,attitudini, competenze, humor , e le varie strategie di adattamento) → riguarda la possibilità di costruire progetti concreti ⋄ Il tetto (o granaio) contiene tutte le esperienze (sia passate che future) Il libro in seguito propone alcune citazioni famose di soggetti resilienti conosciuti (es. “Ho fallito molte volte. Ed è per questo che alla ne ho vinto tutto”, “La vita non è aspettare che passi la tempesta, ma imparare a ballare sotto la pioggia”, “Nella vita capita che, abbassando lo sguardo per cercare ciò che hai perso, scorgi qualcos’altro che vale la pena raccogliere” ecc. [pag 122-123]). Ciò che accomuna tutti gli aforismi presentati è la capacità di adattamento, inteso come accettazione di una nuova situazione, auto-modicazione per reagire positivamente alle richieste adattive, modicazione dei contesti per “accomodare” il proprio comportamento in risposta ad alcune richieste adattive. Le modicazioni sono il risultato della continua interazione tra organismo e ambiente mediante i processi di assimilazione ed accomodamento che portano alla continua equilibrazione.

Immanuel Kant rivela la connessione tra umorismo e talento: “Mettendosi volontariamente in quella disposizione d’animo che consente di giudicare qualcosa in modo del tutto diverso dall’ordinario, l’umorismo implica improvvisi salti tra tipi logici e insieme la discriminazione di quei salti”. I bambini dotati in particolare, grazie al loro spiccato senso dell’umorismo, riescono a fare giochi di parole, osservazioni ironiche ecc agendo il pensiero divergente e cogliendo aspetti umoristici in situazioni critiche e disagevoli. Colui che ha una forma mentis ironica e umoristica si pone al di sopra delle situazioni problematiche della vita, non evitandole ma dominandole dall’alto con uno sguardo intelligente e disincantato. Nell’ironia, e attraverso la stessa riesce a sviluppare e far propria la resilienza. Un concetto proprio della psicologia è infatti che non sono i fatti in sé a fare male, quanto il modo in cui noi li percepiamo. In quest’ottica l’ironia è un’àncora di salvezza; per questo motivo va coltivata soprattutto nei luoghi di formazione, attraverso un approccio meno metodico e più euristico. Inserire nei programmi scolastici argomenti e metodi inusuali e “rischiosi”, basati sull’intuitività, sull’umorismo ecc signica aiutare i talenti ad esprimere al meglio loro stessi. (Lavorare sull’intuito inoltre aiuta a rendere il pensiero uido, essibile, originale ecc.) All’umorismo inoltre vengono attribuite diverse funzioni sociali:

  • controllo delle impressioni (si appare brillanti, positivi ecc)
  • strategia di inuenza interpersonale e controllo dell’altro (farsi accettare, controllare l’attenzione ecc)
  • facilitatore sociale (rasserena la situazione, mostra disponibilità all’amicizia ecc) Lo psicologo Avner Ziv, dopo un’accurata analisi statistica elenca tutti i vantaggi che, nell’insegnamento, si possono trarre dall’utilizzo dell’umorismo come strumento didattico: diminuzione della distanza psicologica tra insegnanti e alunni, creazione di un’atmosfera gradevole in classe, abbassamento della tensione psicologica, aiuto in concentrazione ed apprendimento, l’utilizzo di umorismo non frustrante come correttore di comportamenti errati, raorzamento dei legami di gruppo. Anche il cinema ha fornito il proprio contributo in questa direzione producendo alcuni esemplari lm d’azione come [Gli incredibili - Una “normale” famiglia di Supereroi], che presenta in chiave umoristica una profonda riessione sull’importanza di valorizzare le diversità legate al talento, e [Monster & co], che, in ottica resiliente, dimostra empiricamente la maggiore potenza dell’umorismo rispetto alla paura oltre ad indagare l’importanza del contatto tra “diversi” e delle risate come energie vitali. (Da pag 142 a 144 si trovano i riassunti delle trame dei 2 lm -che consiglio di guardare-)

3- Nello sport, ovvero dal trauma del Körper al podio del Leib

L'essere umano vive quotidianamente la tensione tra "avere un corpo" ed "essere un corpo". La risposta più corretta è che siamo un corpo. Infatti «la mente, i pensieri, le emozioni e i sentimenti non sarebbero neppure pensabili se privati o disincarnati da un corpo che li contenga e risponda ai loro bisogni».. Molti Autori hanno studiato il corpo sico-organico ( Körper ) e il corpo vivo ( Leib ), che vengono a costituirsi come intrecciati in un'unica giunzione ontologica. Nello specico, il Leib rappresenta il fondamento esistenziale della comunicazione, poiché con esso e per mezzo di esso (dei suoi sensi, delle sue funzioni) si possono incontrare gli altri, toccarli, guardarli, ascoltarli, entrare in contatto. A tal proposito lo sport risulta essere un contesto privilegiato nell’ottica pedagogica, sia in quanto orienta verso la ricerca del benessere che perché permette di sviluppare comportamenti resilienti. Le attività sportive consentono infatti di sentirsi coinvolti e di vivere un atteggiamento attivo, sperimentando attraverso il corpo impegnato negli allenamenti, l’”ottimismo appreso”, ovvero la capacità data da ripetute esperienze di ecacia personale e di controllo, che confermano alle persone che i loro sforzi potranno essere premiati. L’attività sportiva infatti si propone come palestra di vita, per allenare la propria personalità sottoponendosi: il vigore comportamentale, la validità dell’impegno, la sperimentazione della vittoria, ma anche quella della scontta, degli insuccessi, delle frustrazioni ecc. Nel caso degli sportivi la resilienza si manifesta tramite una maggiore tolleranza alle frustrazioni, un miglior senso di controllo e una speciale attitudine alla speranza. In ambito sportivo, la possibilità di trasformare un evento critico in un motore di ricerca personale, è ciò che permette al singolo individuo o alla squadra di utilizzare tutte le possibili risorse come fattori di protezione e di supporto per riorganizzare positivamente l’evento. Il Körper però può costituire o essere vissuto già di per sé come un trauma, rappresentando un “ostacolo” in ambito sportivo. Congiuntamente in questi casi il Leib può intervenire, sia come strumento di compensazione, che soprattutto come risposta resiliente per il riscatto personale (o

sociale). Ne è esempio la relazione tra sport e “genere”. A tal proposito l’esclusivo apprezzamento del risultato nale, risulta quindi dipendente dalla dierenza di performance tra corpo femminile e maschile. Ancora oggi questo è un “tasto dolente” in ambito sportivo e olimpico, nonostante le numerose conquiste da parte delle donne. (Di seguito il libro riporta gli esempi dettagliati delle vite di Kathrine Switzer e Tommie Smith) Emerge esemplare il binomio talento-resilienza in presenza di alcune speciche tipologie di disabilità (es. motorie-sensoriali) che rimandano ad una disgiunzione innaturale tra il Körper e il Leib , ovvero tra un corpo sico-organico dis-abile e un corpo vivo perfettamente abile. É in queste speciche situazioni di scissione che viene chiamata maggiormente in causa l’importanza di costruire una forte volontà resiliente. “Disabilità e talento non è un ossimoro il talento si costruisce come dono in relazione o valore in prospettiva o capitale umano connaturato all'essere persona di tutte le persone” Perciò la mancata scoperta e valorizzazione del talento è un problema degli educatori degli allenatori degli insegnanti non uno stato ontologico dell'allievo o dell'atleta. Lo sport è un mezzo curativo e terapeutico ha un valore ricreativo e psicologico e un signicato di integrazione e inclusione sociale. Le attività sportive dunque ricoprono sempre un aspetto fondamentale attraverso il quale si può allenare la ducia la collaborazione lo sviluppo dell'autostima la responsabilità verso se stessi e gli altri mettendosi costantemente in discussione per provare a superare quelle barriere e quegli ostacoli che siano sici o mentali che traslati nella vita possono rappresentare momenti di crisi l'educazione sportiva è sempre un'educazione alla resilienza perché riesce a far convivere vulnerabilità e forza scoraggiamento e determinazione senso dell'abbandono e orientamento alla riuscita fornendo strumenti a tutte le persone con o senza disabilità per costruirsi nuove realtà e scoprire nuovi funzionamenti