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Riassunto dettagliato del libro universitario "Le fiabe raccontate agli adulti", Sintesi del corso di Pedagogia

Riassunto del libro "le fiabe raccontate agli adulti", per l'esame di pedagogia da sostenere con la prof.ssa Bastone.

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022
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La globalizzazione dei mercati e delle culture, linformazione delle conoscenze, la relativizzazione di sistemi di
significato pongono interrogativi per lo sviluppo dei singoli e delle società. Anche la spinta alla libertà
individuale può rendere complicato lo sviluppo personale; gli appunti sociali tradizionali (matrimonio,
genitorialità) non sono più tanto vincolanti, ma passaggi possibili nella vita dellindividuo.
Come orientare chi ha il compito di orientare e formare i giovani adulti?
Forme narrative comprendenti
fiabe e racconti possono fornirci suggerimenti.
Perché oggi parlare ancora di fiabe? Perché continuare a leggere le storie della tradizione e a produrne di
nuove?
1. Le fiabe parlano in un linguaggio universale e arrivano al destinatario indipendentemente dalletà,
dallappartenenza sociale o dal livello culturale;
2. Camuffate da cornici metaforiche e da linguaggi simbolici, le fiabe parlano delle tappe e dei
passaggi dellesistenza umana;
3. Le fiabe offrono soluzioni, ci mostrano che gli ostacoli possono essere superati e che le avversità
spesso servono a crescere.
La fiaba occupa un ruolo ben riconosciuto nei programmi educativi dei bambini. Tuttavia, si presta ad essere
analizzata da prospettive disciplinari differenti:
1. Lanalisi storica e socioeconomica di Propp: la morfologia della fiaba.
Nel saggio
Le radici storiche dei racconti di fate
, (1949) Propp
1
espone la teoria per cui le fiabe
prenderebbero avvio dagli antichi rituali di iniziazione delle società primitive, caratteristici dei clan di
cacciatori. Dopo una meticolosa analisi, Propp conclude che il tessuto narrativo delle fiabe risulta
caratterizzato dal ripetersi delle stesse funzioni in maniera analoga in moltissime parti del mondo. Intreccio e
personaggi possono cambiare, ma non le funzioni (insieme delle azioni che il personaggio compie per lo
svolgimento della vicenda); egli individua 31 funzioni che si presentano in ordine e numero diverso. Tappe
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Vladimir J. Propp: linguista e antropologo russo (poi sovietico).
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Scarica Riassunto dettagliato del libro universitario "Le fiabe raccontate agli adulti" e più Sintesi del corso in PDF di Pedagogia solo su Docsity!

La globalizzazione dei mercati e delle culture, l’informazione delle conoscenze, la relativizzazione di sistemi di significato pongono interrogativi per lo sviluppo dei singoli e delle società. Anche la spinta alla libertà individuale può rendere complicato lo sviluppo personale; gli appunti sociali tradizionali (matrimonio, genitorialità) non sono più tanto vincolanti, ma passaggi possibili nella vita dell’individuo.

Come orientare chi ha il compito di orientare e formare i giovani adulti? Forme narrative comprendenti

fiabe e racconti possono fornirci suggerimenti.

Perché oggi parlare ancora di fiabe? Perché continuare a leggere le storie della tradizione e a produrne di

nuove?

  1. Le fiabe parlano in un linguaggio universale e arrivano al destinatario indipendentemente dall’età, dall’appartenenza sociale o dal livello culturale;
  2. Camuffate da cornici metaforiche e da linguaggi simbolici, le fiabe parlano delle tappe e dei passaggi dell’esistenza umana;
  3. Le fiabe offrono soluzioni, ci mostrano che gli ostacoli possono essere superati e che le avversità spesso servono a crescere. - La fiaba occupa un ruolo ben riconosciuto nei programmi educativi dei bambini. Tuttavia, si presta ad essere analizzata da prospettive disciplinari differenti:
  4. L’analisi storica e socioeconomica di Propp: la morfologia della fiaba.

Nel saggio Le radici storiche dei racconti di fate, (1949) Propp^1 espone la teoria per cui le fiabe

prenderebbero avvio dagli antichi rituali di iniziazione delle società primitive, caratteristici dei clan di cacciatori. Dopo una meticolosa analisi, Propp conclude che il tessuto narrativo delle fiabe risulta caratterizzato dal ripetersi delle stesse funzioni in maniera analoga in moltissime parti del mondo. Intreccio e personaggi possono cambiare, ma non le funzioni (insieme delle azioni che il personaggio compie per lo svolgimento della vicenda); egli individua 31 funzioni che si presentano in ordine e numero diverso. Tappe (^1) Vladimir J. Propp: linguista e antropologo russo (poi sovietico).

narrative come l’allontanamento nel bosco, il divieto, la trasgressione, gli incantesimi e il rientro in comunità che sancisce l’entrata nel mondo adulto, ricordano i passaggi di molto rituali di iniziazione dei clan dei cacciatori. I ragazzi erano separati dalla famiglia e portati nel bosco dove venivano sottoposti a dure prove per dimostrare il raggiungimento della maturità. La casetta nel bosco rappresenta il luogo in cui avvenivano i rituali di iniziazione: l’offerta del cibo (a volte con connotazioni magiche), la pratica di mutilazioni, il dono di armi e la presenza di aiutanti magici con sembianze animali rifletterebbe il culto degli animali totemici; a conclusione di queste vicende l’eroe spesso si sposa e questo lo porta a ereditare il regno del padre e del suocero e avviene così il trapasso di potere dal suocero al genero attraverso la donna. Il rito di passaggio svolgeva l’importante funzione di sancire pubblicamente l’entrata nell’età pubblica e l’acquisizione dei saperi necessari a svolgere il proprio ruolo sociale. La fiaba è ciò che resta del rituale: con l’instaurarsi del nuovo regime socioeconomico basato sull’agricoltura, il rituale non risultò più necessario e diventò un racconto orale trasmesso dagli anziani del villaggio.

  1. La fiaba come rappresentazione simbolica della vita: da Bettelheim a Calvino La caratteristica principale della fiaba è di presentarsi come un racconto di fantasia, con elementi magici, fatti impossibili e linguaggio simbolico. La trama inizia con qualche problema che va a disturbare l’ordine prevedibile delle cose e si conclude con una soluzione ad esso. Attraverso la cornice meravigliosa fornisce

una rappresentazione simbolica della vita e il racconto non viene situato in tempo e spazio precisi. “C’era una

volta” è un’espressione che impedisce di identificare luogo ed epoca del racconto; nelle fiabe armene la

formula incipit è “Gar u cigar” (forse c’era, forse non c’era). Il tempo perfetto è anche quello che utilizzano i

bambini nel gioco simbolico ed indica un passato lontano dallo spazio-tempo attuale. Lo psicanalista Bettelheim^2 interpreta la fiaba come alienazione dei bisogni più universali dell’uomo con i temi classici dell’esistenza: esperienze di vita, difficoltà, tentativi di risoluzione. Il singolo fruitore da essi può individuarvi strumenti per affrontare gli avvenimenti della propria vita. Italo Calvino sosteneva che le fiabe rappresentano una spiegazione generale della vita; nel mondo delle fiabe accadono avvenimenti straordinari calati in realtà note, come animali che parlano, oggetti animati. La fiaba è correlata alla vita reale, complessa e problematica per sua natura. Tutti possiamo godere di una vita gioiosa e gratificante, ma non dobbiamo sottrarci alle prove. Fiabe e racconti ci mostrano l’intrinseca dell’esistenza attraverso l’uso di metafore e il linguaggio simbolico; la metafora produce rappresentazioni mentali che interpretano realtà e situazioni che essa descrive attraverso un linguaggio non convenzionale. L’efficacia formativa dei racconti risiede nella trasversalità comunicativa: possono essere raccontati a chiunque e compresi con facilità.

  1. Fiaba e psicoanalisi Fiabe, racconti e storie sono un mezzo per analizzare le paure e i sentimenti della vita. I principali autori che si sono occupati di analizzare il contributo psicoanalitico alle fiabe sono Bettelheim, Jung^3 e Von Franz^4 : i contenuti delle fiabe hanno significati ancestrali espressi attraverso archetipi (forme o i simboli che si (^2) Bruno Bettelheim: psicoanalista austriaco naturalizzato statunitense. Si occupò di psicologia dell'infanzia e si interessò in particolare all’autismo. (^3) Carl G. Jung: psichiatra, psicoanalista, antropologo, filosofo, esoterista e accademico svizzero, una delle principali figure intellettuali del pensiero psicologico, psicoanalitico e filosofico. (^4) Marie-Louise von Franz: psicoanalista svizzera. Ha indagato i fenomeni di sincronicità e i rapporti tra psiche, materia e numeri.

ipotetico-deduttivo. Per Rodari^6 , occorre che l’immaginazione recuperi il ruolo che le spetta nell’educazione e nei programmi didattici dei bambini perché una parola provoca una serie di reazioni a catena coinvolgendo suoni, immagini, analogie. L’esercizio alla narrazione in età precoce facilita l’attivazione di circuiti neurali che controllano competenze cognitive come l’attenzione, la pianificazione, il problem solving. Anche per l’adulto, l’immersione nel problem solving finzionale può migliorare la capacità di affrontare problemi reali e rappresenta un vantaggio in termini evolutivi: le storie lette forniscono un archivio mentale di situazioni che un giorno potremmo trovarci a dover affrontare.

  1. Fiabe e relazione educativa La fiaba è uno strumento di relazione educativa. La narrazione è capace di soddisfare bisogni molteplici del bambino: intimità, conforto, condivisione. La vicinanza fisica e affettiva che si realizza rafforza il legame con l’adulto che legge; il bambino non è interessato solo al contenuto delle storie, ma anche alle forme dell’espressione. Il vantaggio della lettura condivisa è il rispecchiamento emotivo tra bambino e adulto: il bambino osserva la mimica facciale dell’adulto e impara ad attribuire segnali fisiognomici a determinate emozioni e a fruirne della condivisione dello stato emotivo. Occorre ricordare che per il “bambino grande” sono presenti ancora alcune difficoltà per quanto riguarda la lettura; con l’inizio della scuola si associa la lettura ad un compito prettamente didattico che rischia di perdere l’attrattiva dei benefici relazionali e affettivi. La nascita di una letteratura per l’infanzia può essere collocata nel tardo ‘700; prima, l’infanzia non era percepita come età specifica e distinta dall’età adulta. I racconti precursori della letteratura sono insegnamenti che i popoli di tutto il mondo hanno trasmesso attraverso l’oralità; la conservazione delle narrazioni nasce dalla necessità di sopravvivenza stessa dei popoli. Solo con le pedagogie del ‘ 900 il bambino inizia ad emergere come soggetto protagonista del suo sviluppo e aumenta l’interesse per le letterature rivolte all’infanzia con finalità didattiche e abbondanti di bambini-modello idealmente perfetti. Il primo esempio controcorrente è Pinocchio di Collodi. Pinocchio incarna l’antieroe, il trasgressivo e ribelle; Pippi Calzelunghe, invece, incarna esperienze di leggerezza e spensieratezza. Pinocchio e Pippi piacciono ai bambini perché consentono di dare sfogo agli intimi desideri di ribellione e disubbidienza. Nell’ultimo ventennio dei ‘ 900 il libro viene concepito come oggetto che deve essere conosciuto fin dalla prima infanzia, come oggetto di gioco sensoriale. Il piacere della lettura muore quando il bambino o il giovane sono obbligati a leggere in modo nozionistico o a scopo didattico; tutto ciò toglie al libro ogni capacità di divertire e interessare. Anche “ordinare di leggere” ha un effetto controproducente; Calvino parla di lettura sensuale, ossia capace di assorbire tutti i nostri sensi e farci evadere in un mondo in cui si vorrebbe permanere. Il piacere della lettura da adulti si coltiva da bambini stimolando un rapporto con il libro all’insegna della libertà: libertà di scegliere i generi, i titoli, i personaggi preferiti. Montessori sostiene che avere nella propria stanza un angolo lettura alla portata del bambino consente di creare una piacevole abitudine che permane nel tempo.
  2. Fiabe per formare l’adulto Le fiabe mantengono la capacità di comunicare messaggi formativi anche all’uomo moderno, ma solo recentemente si sta valutando la possibilità l’applicazione e la funzionalità nella formazione degli adulti. (^6) Giovanni Rodari: scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano, specializzato in letteratura per l’infanzia e tradotto in molte lingue.

Le fiabe non sono solo strumento per addormentare i bambini, tramandano anzi un’antica saggezza capace di risvegliare la coscienza, di accompagnare l’essere umano a riconoscere e superare le opposizioni quotidiane. Oggi è superata l’idea di adultità come fase conclusiva del processo di formazione individuale; la formazione dell’essere umano avviene nel corso dell’intero ciclo di vita. Ogni fase della vita è esposta a sollecitazioni formative; secondo Demetrio^7 , gli adulti apprendono per evitare scompensi rispetto a nuove pressioni e circostanze. Persino nella formazione aziendale oggi si adottano le fiabe: consente di rileggere l’esperienza imprenditoriale, dal sogno iniziale da cui è scaturita l’impresa alla futura evoluzione. Sempre più spesso l’uomo attuale ha bisogno di trovare uno spazio e un tempo da dedicare alla riconsiderazione del passato, alle valutazioni intermedie e alla progettazione futura. Questo è possibile solo interrogando sé stessi e le storie possono rappresentare uno strumento di cambiamento, in quanto introducono revisioni minime su cui sviluppare nuove alternative e opportunità. È come se fornissero attrezzi per addomesticare l’errore. Nell’Altrove rappresentato dalla narrazione, l’essere umano si apre al rischio e all’imprevisto e riuscire a tradurre ciò che accade in una narrazione fantastica può mettere in luce qualche aspetto inatteso. Nel corso della vita, l’essere umano elabora delle personali mappe mentali in funzione di esperienze maturate; nel tempo esse sono assunte automaticamente come valide e orientano l’individuo nella sua interpretazione della realtà. Ognuno di noi può sviluppare il proprio potenziale; nell’adulto diventa fondamentale stimolare la capacità di autoapprendimento nel corso della vita, per responsabilizzare il proprio percorso di formazione.

  1. Fiabe dal mondo, tra universalità e particolarità Le fiabe sono il risultato della necessità narrativa tipicamente umana, con cui i popoli di ogni tempo e luogo hanno comunicato la propria specificità culturale. La presenza di elementi di continuità provenienti da contesti culturali molto differenti e distanti testimonia l’uso della fiaba come strumento trasversale per dare voce a difficoltà e a vissuti universali del ciclo di vita dell’essere umano. La fiaba ha sempre viaggiato cui territori dall’intero pianeta, trasportata dalle voci degli uomini che attraversavano rotte commerciali, stipulavano accordi, eccetera. Le prime produzioni riconducibili al genere fiabesco sono le storie raccolte da Le mille e una notte; le trame, i personaggi e la struttura narrativa influenzano tutta la narrativa fiabesca del mondo occidentale, come il racconto cornice ripreso da Boccaccio. Nell’Europa continentale la produzione più significativa è la raccolta dei fratelli Grimm; il recupero e la valorizzazione di racconti e fiabe popolari aveva lo scopo di far rivivere il grande passato della Germania e stimolare l’identificazione con lo spirito nazionale. I Grimm erano convinti che recuperare la forma originaria dei Märchen richiedesse di integrare stili e varianti differenti, capaci di rappresentare i tanti novellatori che nel tempo hanno dato voce alle storie della tradizione. Un altro patrimonio di fiabe popolari arriva dal territorio russo, attraverso Afanasjev^8 e Puškin^9 ; atmosfere miste di terrore, mistero, magia e spiritualità e personaggi noti come Baba Jaga, Vasilisa la Bella, il principe Ivan, dell’uccello di fuoco e del lupo grigio. In Europa scandinava ci imbattiamo in Andersen^10 , che si ispira alla propria tradizione popolare. Egli adotta il termine Eventyr per i suoi scritti, capace di trasmettere il profondo animismo che attraversa tutte le sue fiabe: oggetti parlanti sono spesso (^7) Duccio Demetrio: pedagogista, filosofo e accademico italiano. Le sue ricerche promuovono la scrittura di sé stessi, sia per lo sviluppo del pensiero interiore e auto analitico, sia come pratica filosofica. (^8) Aleksandr N. Afanas’ev: scrittore e linguista russo. È il più famoso dei folcloristi russi dell’Ottocento. (^9) Aleksandr S. Puškin: poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo. In filologia egli è considerato il fondatore della lingua letteraria russa contemporanea e le sue opere, tra le migliori manifestazioni del romanticismo russo, hanno ispirato numerosi scrittori, compositori e artisti. (^10) Hans C. Andersen: scrittore e poeta danese, celebre soprattutto per le sue fiabe. Tra le sue opere più note vi sono La principessa sul pisello (1835), Mignolina (1835), La sirenetta (1837), I vestiti nuovi dell’imperatore (1837), Il soldatino di stagno (1838), Il brutto anatroccolo (1843), La regina delle nevi (1844) e La piccola fiammiferaia (1848).

anche la fiaba cornice in cui si spiega la struttura dei racconti e il bisogno di ascoltare storie scaturito dalle arti magiche. La capacità di recuperare la letteratura del popolo e riadattarla per l’aristocrazia di corte è considerata prova della genialità di Basile. Anche altri autori italiani si sono dedicati alla produzione di fiabe, come Capuana^12 e Gozzano^13. La raccolta di Capuana risale al 1894 e nasce in un periodo di tristezza e inerzia intellettuale dello scrittore e cimentarsi nel genere fiabesco produce un effetto benefico. La raccolta di Gozzano è del 1914 e le sue fiabe appaiono sul Corriere dei Piccoli e contengono tutti gli elementi classici dei racconti fantastici popolari. Nel 1956 viene pubblicata la più grande raccolta di fiabe italiane ad opera di Calvino^14 ; la raccolta ha due obiettivi fondamentali, quello di rappresentare tutti i tipi di fiaba di cui è documentata l’esistenza nei dialetti italiani e quello di rappresentare tutte le regioni italiane. Il risultato dà voce a un patrimonio narrativo italiano di una ricchezza e varietà straordinarie ed è testimone della specificità culturale e lessicale di ogni regione. Le fiabe sono popolate da personaggi magici denominati con tipicità lessicale, come la masca piemontese, la mamma-draga siciliana, l’om romagnolo, eccetera.

  1. Doni fatati, aiutanti magici, colori, simboli metabletici Le fiabe di tutto il mondo presentano elementi di forte continuità, in primo luogo gli animali che compaiono sia come nemici sia come aiutanti magici. Secondo Propp, la forma più antica dell’aiutante fatato è proprio l’animale ed è testimonianza del culto totemico degli antichi clan dei cacciatori. Tra gli animali del bosco è emblematica la figura del cervo a cui si associano due situazioni: l’eroe insegue il cervo spinto da una forza attrattiva, smarrendosi nel bosco – perdersi nel bosco è la rappresentazione simbolica dello smarrimento interiore dell’eroe. Oppure, l’eroe incontra il cervo saggio, rappresentazione della saggezza del bosco, custode di incantesimi che aiuteranno l’eroe a superare le difficoltà. Alcune stereotipizzazioni delle fiabe occidentali sono note fin dalle produzioni di Esopo e Fedro, ad esempio la furbizia della volpe, la regalità del leone, la fragilità della pecora. Spostandoci in oriente, la parte del cattivo è giocata da altri animali. Anche l’oggetto magico presenta molti elementi di continuità. Qualsiasi oggetto può diventare magico: armi, vestiti, cibi e bevande, eccetera. Nella narrazione ciò che conta è il potere magico ad essi conferito. Ci sono anche simboli metabletici, capaci di produrre nel soggetto un cambiamento sul piano emotivo, cognitivo e relazionale: la foresta, luogo oscuro e misterioso in cui il protagonista si imbatte ed è simbolo dell’inconscio, fatto di paure e debolezze; il labirinto, un percorso misterioso fatto di passaggi e anfratti iscritti in uno spazio limitato che simboleggia la ricerca interiore. Da un punto di vista ludico, il gioco dell’oca è una rappresentazione di questa simbologia, fatto di caselle che richiamano avanzamenti, regressioni o situazioni di stallo con l’unico obiettivo di arrivare al centro. L’acqua è simbolo della rinascita e cambiamento. All’acqua sono attribuite valenze magiche e taumaturgiche, come la possibilità di ringiovanire e spesso la strada per raggiungerla è costellata di difficoltà, mostri, guardiani perché è una strada che implica la dimostrazione di abilità fondamentali. Spesso l’acqua è erogata da una fontana, un altro oggetto molto comune nelle fiabe: il simbolismo dell’acqua è associato al movimento circolatorio che ricorda la circolazione del sangue e della linfa. A volte il protagonista permane in una caverna, luogo a cui l’uomo attribuisce significati ricorrenti: ci si può proteggere, carpire i segreti della natura o essere sottoposti a riti. È un luogo di introspezione, la cui cavità riporta alla vita uterina, da cui l’eroe può rinascere. La fiaba predilige colori chiari e distinti come (^12) Luigi Capuana: scrittore, critico letterario e giornalista italiano, teorico tra i più importanti del Verismo. (^13) Guido Gozzano: poeta e scrittore italiano. Il suo nome è spesso associato alla corrente letteraria post-decadente del crepuscolarismo. (^14) Italo Calvino: scrittore italiano. Intellettuale di grande impegno politico, civile e culturale, è stato uno dei narratori italiani più importanti del secondo Novecento. Ha seguito molte delle principali tendenze letterarie a lui coeve, dal Neorealismo al Postmoderno, ma tenendo sempre una certa distanza da esse e svolgendo un percorso di ricerca personale e coerente.

l’oro, l’argento, il bianco, il nero e il rosso. La triade rosso-nero-bianco è molto comune e ad essa si associano simbologie presenti nei riti d’iniziazione di molti paesi e in tempi diversi: il bianco è associato ad elementi positivi, il nero alla guerra, il rosso al sangue e alle passioni forti. Questi colori si sono impressi nell’immaginario collettivo in virtù della correlazione ad aspetti fisiologici del corpo umano (sangue, latte) la cui produzione è associata all’intensificarsi di certe emozioni.

- In tutte le culture la nascita è un evento speciale, per questo hanno provveduto a strutturare un complesso di credenze e pratiche rituali per accompagnare la futura madre. Secondo molti esperti, non esiste altra esperienza nella vita della donna capace di modificarne l’identità, quanto quella della maternità. Stern^15 parla di assetto materno per descrivere l’organizzazione psichica che emerge nella futura madre gradualmente; ogni madre elabora un assetto mentale nuovo che coesisterà con quello precedente, durerà per tutta la vita e le consentirà l’accesso ad esperienze uniche. Il figlio segna importanti cambiamenti nelle relazioni di coppia introducendo il ruolo genitoriale. Oggi la genitorialità è una scelta libera e l’aumento della consapevolezza sull’accesso alla genitorialità non ha migliorato la serenità di approccio a questo ruolo. La nascita del primo figlio rappresenta un momento delicato dove individui, coppie e famiglie sperimentano il disorientamento o la carenza di un supporto educante. Il tema della nascita è presente nelle fiabe, ma c’è un aspetto che emerge con frequenza, ossia l’arrivo di un bambino che non corrisponde ai desideri dei genitori.

Fiabe come Pollicino insistono su questo tema: una coppia che desidera un figlio e dopo tante preghiere

riescono a diventare genitori, ma il bambino non corrisponde alle normali aspettative. La misura di Pollicino è metaforica e rappresenta la possibilità di non essere all’altezza delle attese genitoriali, non essere abbastanza bello, intelligente, capace. La metafora di una nascita minuscola è presente nelle fiabe di tutto il

mondo, per esempio la storia giapponese Issunboshi ricorda tantissimo la vicenda di Pollicino. A volte nelle

fiabe il figlio diverso viene rifiutato o soppresso, ad esempio nella fiaba L’asinello dei fratelli Grimm, dove un

re e una regina, dopo tanti tentativi, divennero genitori non di un bambino, ma di un asinello e la madre voleva assolutamente sbarazzarsene. Le fiabe incentrate su questo tema danno voce al processo ideativo dal nome di bambino immaginario, un processo di costruzione di fantasie attorno all’immagine del bambino atteso, la coppia inizia ad immaginare quali caratteristiche fisiche e della personalità avrà il bambino, e questo aiuta la coppia a prepararsi alla situazione futura. Il bambino reale e quello immaginario si incontrano al momento della nascita ed è necessario che tra i due non permanga una differenza marcata per evitare eventuali delusioni. Il bambino immaginario non scompare mai del tutto e permane come riferimento ideale nell’immaginario dei genitori. La nascita di altri figli impone alla coppia nuovi compiti evolutivi e si trova ad affrontare le dinamiche relazionali tra fratelli. La famiglia è nuovamente destabilizzata dall’entrata in una nuova fase del ciclo di vita; le relazioni tra fratelli rappresentano una palestra sociale di grande importanza per il bambino, segnata da emozioni intense. Il rapporto tra fratelli consente di fare esperienze di conflitto e di cooperazione e i genitori sono chiamati a monitorare lo sviluppo delle relazioni fraterne. Il conflitto è un aspetto fisiologico delle relazioni tra bambini ed è un’occasione per imparare strategie di interazione e di negoziazione. Le fiabe di tutto il mondo parlano di rapporti più o meno felici tra fratelli, sono tantissime le fiabe che raccontano di fratelli o sorelle indispettiti dalla bellezza, dalle abilità generalmente del fratello o della sorella minore e che utilizzano ogni strategia per annientarlo. Ad

esempio Cenerentola, ma anche fiabe meno note come I tre uccellini dei fratelli Grimm, Giricoccola di Calvino,

(^15) Daniel N. Stern: psichiatra e psicoanalista statunitense, fra i principali studiosi nel campo dello sviluppo psicologico infantile.

rinchiudere la figlia femmina in una capanna in riva al mare, infastidita e invidiosa della sua bellezza; nella

fiaba africana Sakunaka il bel giovane, una vedova impedisce al bellissimo giovane di sposarsi e

abbandonarla. La versione dei Grimm di Cenerentola inizia con il racconto della morte della madre che

vincola la figlia nell’eredità comportamentale e lei, non volendo deluderla, sopporta la crudeltà di matrigna e sorellastre. L’eco della madre morta è un vincolo di lealtà nei confronti della generazione precedente; tutti i genitori trasmettono ai figli aspettative e compiti che hanno funzione di aiutare a dirigere la loro vita, ma le aspettative possono anche diventare un vincolo che blocca lo sviluppo dell’individuo. La madre ricompare nella storia come aiutante magico, Cenerentola per partecipare ai balli del principe cerca conforto sulla tomba della madre che farà comparire un abito più bello dell’altro e viene ripristinato l’equilibrio tra sforzo e

ricompensa. In una fiaba persiana chiamata Il topo e il serpente è presente una relazione di attaccamento

sicuro tra madre e figlio; come affermato da Bowlby^17 , una relazione di attaccamento sicuro prevede una

figura caregiver capace di sostenere i movimenti esplorativi del piccolo rimanendo come punto di

riferimento. In questa fiaba, la mamma fornisce al topino le raccomandazioni sui pericoli che potrebbe

incontrare senza impedire la sua indipendenza. In una fiaba giapponese intitolata La principessa portavaso,

il ruolo di cura materna viene simbolizzato da un vaso posto sulla testa sulla figlia, che rappresenta la protezione della cavità uterina, e il vaso si romperà magicamente al suo matrimonio e al raggiungimento della maturità. Occorre lavorare su una genitorialità consapevole e responsabile, dove funzioni normative ed affettive vengono esercitate da madre e padre lasciando al figlio la propria indipendenza nello sperimentarsi.

- Anche per l’adulto può non essere semplice affrontare alcuni aspetti critici dello sviluppo, le capacità di verbalizzazione del bambino sono più limitate rispetto ad un adulto, ma non lo sono le sue capacità di comprensione e comunicazione. Il bambino è un essere dotato di una straordinaria capacità di apprendimento, con modalità di pensiero e ragionamento differenti a quelle dell’adulto. È compito dell’adulto mettersi nei panni del bambino, rispettandone i tempi e ritmi, immedesimarsi nelle sue capacità espressive e cognitive per realizzare una comunicazione più efficace (puerocentrismo). Alcuni temi possono creare perplessità, imbarazzo ed è importante che l’adulto trovi le parole e le modalità adatte per affrontare anche argomenti difficili. Tra questi temi rientrano la sessualità, l’esperienza del dolore e della morte. Alcuni argomenti sono da sempre tabù per molte culture umane, nel suo senso etimologico originale: tabù deriva dal

polinesiano tapu e unisce significati differenti che rimandano all’esperienza del sacro e a qualcosa di

pericoloso e proibito. Per il bambino è normale e legittimo porsi delle domande sulla sua maturazione sessuale o sui meccanismi della natura umana; i bambini si comportano come piccoli ricercatori, valutano ogni nuova

informazione, sperimentano ipotesi, eccetera. La fiaba di Cappuccetto Rosso è una storia che parla

innanzitutto dei pericoli connessi alla maturazione sessuale, parla di una bella bambina, resa attraente da questo caratteristico capo d’abbigliamento che la rende visibile nel bosco ed è anche un chiaro segno di seduzione. Il rosso simboleggia le emozioni forti, comprese quelle sessuali. C’è ambivalenza nel comportamento di Cappuccetto Rosso che dimostra curiosità per i tentativi di approccio del lupo: lei non esita a spiegargli (^17) John Bowlby: psicologo, medico e psicoanalista britannico, che ha elaborato la teoria dell’attaccamento, interessandosi in particolare agli aspetti che caratterizzano il legame madre-bambino e quelli legati alla realizzazione dei legami affettivi all’interno della famiglia.

con precisione il percorso da fare per raggiungere la casa della nonna. Nella versione di Perrault^18 il tema della sessualità è ben visibile nel momento in cui Cappuccetto arriva a casa della nonna e il lupo le chiede di stendersi a letto con lui, lei si spoglia ed entra nel letto. Cappuccetto affronta un pericoloso seduttore, attratto dalla sua ingenuità e dalla sua bellezza, ma la storia (nella versione dei Grimm) prevede l’entrata in scena di un’altra figura maschile, il cacciatore, che salva la bambina. La fiaba è dotata di compiutezza ed equilibrio, perché la figura maschile si presenta nelle sue sembianze minacciose ma anche come figura benevola. È formativa anche nel linguaggio simbolico, Cappuccetto viene estratta dalla pancia del lupo come metafora di una nuova nascita e crescita. Molte altre fiabe affrontano i rischi di un’appropriata gestione

della sessualità, come la fiaba di Barbablù, che racconta in modo molto cruento gli aspetti distruttivi della

sessualità. L’uomo consegna alla sposa la chiave di una stanza proibita; evidentemente la stanza simboleggia la cavità femminile e la necessità di preservarla. La donna è attratta da ciò che le è stato proibito e la spinta dalla curiosità entra nella stanza proibita, scoprendo così i corpi delle precedenti mogli appesi al soffitto. La ragazza lascia cadere la chiave che così facendo si sporca di sangue: poiché l’oggetto è fatato, ogni tentativo di pulizia risulta vano. Tornato dal suo viaggio, Barbablù si fa riconsegnare il mazzo di chiavi dalla moglie, e, una volta notata la macchia di sangue, decide di porre fine alla vita della moglie. La fiaba mette in guardia sui rischi dell’amore violento, possessivo e distruttivo. In alcune fiabe la sessualità emerge

come pulsione pericolosa, come in Le scarpette rosse di Andersen, dove l’autore racconta la storia di una

bambina di nome Karin e della sua passione per un paio di scarpette rosse, al punto di indossarle anche in situazioni inconvenienti, come in chiesa. Le scarpette sono stregate e la bambina sarà costretta a ballare senza sosta, senza avere il controllo su questo illecito impulso dionisiaco. Karin chiederà al boia di amputarle i piedi pur di liberarsi dalle scarpette, iniziando il suo percorso di espiazione che terminerà con la sua morte.

Una fiaba come Le scarpette rosse non risponde alle esigenze di un’appropriata educazione sessuale

nell’infanzia, in quanto la pulsione libidica emerge come fonte di pericolo e peccato dal quale occorre purificarsi, anche con mutilazione e/o morte. Nelle fiabe si ritrovano molti elementi della pratica dei riti di iniziazione dei giovani cacciatori, spesso il bambino viene abbandonato nel bosco per il desiderio dell’adulto di sbarazzarsene e questa ostilità comincia quando nella famiglia entra una persona nuova, come la matrigna. La paura dell’abbandono è un’emozione che richiede di essere accolta ed esplorata e non repressa. Anche il tema della morte suscita grande curiosità nel bambino. Il tema della perdita è ampiamente presente nelle fiabe, basti pensare ai tanti protagonisti orfani. Le fiabe pongono il bambino di fronte ai principali problemi umani e la lettura viene sperimentata in un contesto protetto. Oggi i bambini sono tenuti il più possibile lontani dal tema della morte, a costo di alimentare ancora più curiosità e confusione. In passato la morte era una cerimonia quasi pubblica attorno a cui si riuniva il gruppo sociale, bambini compresi. La

Sirenetta di Andersen è una fiaba che consente di parlare ai bambini dell’esperienza della morte; la versione

Disney di questa fiaba ha edulcorato il finale e ha privato la fiaba di un’importante potenziale formativo. Le sirene narrate da Andersen sono creature meravigliose e drammatiche: non hanno lacrime e soffrono più intensamente e non possiedono un’anima immortale. L’amore è l’unico mezzo con cui è possibile ottenere un’anima immortale e la Sirenetta deciderà di seguire questa possibilità. In cambio, deve rinunciare alla sua splendida voce e sopportare il dolore come se camminasse su coltelli appuntiti; la trasfigurazione in spuma di mare è metafora del passaggio di stato che la morte comporta. La sofferenza ha bisogno di un luogo in cui essere riconosciuta, comunicata e contenuta. (^18) Charles Perrault: scrittore francese, autore del celebre libro di fiabe Histoires ou contes du temps passé, avec des moralités, noto anche come Contes de ma mère l’Oye (I racconti di Mamma Oca), raccolta di undici fiabe, fra cui Cappuccetto Rosso, Barbablù, La bella addormentata, Pollicino, Cenerentola e Il gatto con gli stivali.

Il film Frozen: regno di ghiaccio si ispira vagamente alla fiaba di Andersen La regina delle nevi, ma nella

versione cinematografica risulta interessante dal punto di vista formativo. Elsa, la protagonista, è una bambina diversa, una figlia diversa. È dotata di un potere che poi si rivelerà invalidante. Ha difficoltà a gestire le emozioni (competenza emotiva): le folate di ghiaccio e neve che produce sono conseguenza di emozioni forti che non riesce a controllare e che sono responsabili di pericolosi effetti distruttivi. La capacità di produrre ghiaccio è uno dei pochi elementi di continuità rispetto alla fiaba originale; Andersen parla di uno specchio costruito dal diavolo e dotato della capacità di eliminare tutto ciò che è buono e bello ed ingigantire tutto ciò che è brutto e senza valore. Il diavolo frantuma lo specchio e le sue schegge si spargono nel mondo, penetrando negli occhi e nel cuore degli uomini, facendoli diventare di ghiaccio. I genitori di Elsa reagiscono a questa diversità attraverso una reclusione forzata all’interno del castello. I genitori sono spaventati dalla pericolosa stranezza della figlia e reagiscono alla sia diversità con l’occultamento e la negazione, quasi a negarne pubblicamente l’esistenza. Un isolamento depressivo la allontana da ogni contatto con la realtà esterna fino alla morte dei genitori, un veneto che le impone di prendere in mano il regno di Arendelle. Le vicende che seguono la porteranno ad un ripensamento della propria diversità e al desiderio di riscatto sociale. Emerge una figura di una donna moderna, complessa e caratterizzata da un’autosufficienza affettiva, Elsa non aspetta nessun Principe Azzurro. Il personaggio di Elsa rimanda parzialmente alla Regina delle Nevi di Andersen, la quale è descritta come donna dotata di grande intelletto; il personaggio di Elsa propone un modello femminile nuovo e moderno, capace di riflettere il processo di ridefinizione dei ruoli di genere. La rivoluzione di pensiero ha lanciato anche una nuova definizione dei ruoli di genere: per le donne si sono schiuse nuove possibilità di carriera, anche nei settori professionali e sociali prima riservati al genere maschile che hanno richiesto di assumere un ruolo più indipendente e competitivo. La cultura occidentale continua a propagandare concezioni domestiche della femminilità, ma contemporaneamente, alle giovani d’oggi viene richiesto di incarnare linguaggi e valori tradizionalmente maschili, necessari per accedere alla sfera professionale: determinazione, autocontrollo, padronanza di sé. La costruzione attuale dell’identità femminile è stata definita un doppio legame perché impone aspettative contradditorie. I sociologi parlano di super-donna. Elsa ci insegna che la rimozione, l’isolamento e l’oblio non sono una risposta a lungo termine. Occorre rimanere in contatto con la propria vita emotiva perché non esistono emozioni sbagliate, tutte le emozioni forniscono informazioni importanti sul nostro rapporto col mondo. Bisogna imparare a separare le emozioni dal comportamento: provare certe emozioni non è un male, ma può essere scorretto metterle in atto in modo da danneggiare gli altri o sé stessi. I confini spazio-temporali impediscono all’emozione di travolgere totalmente la personalità, la trasformazione delle emozioni in ghiaccio è in realtà il primo passo importante per la loro gestione: le emozioni sono rese oggetti concreti che si possono conoscere e manipolare. Elsa di Frozen ha comunicato in maniera forte ed esplicita la volontà di autonomia ed emancipazione delle eroine femminili fiabesche. I personaggi femminili

nelle fiabe tradizionali non ricoprono tutti ruoli passivi e di subalternità: ad esempio, in Hansel e Gretel è la

sorellina a gettare la strega nel forno e a partire da sola per un viaggio difficile e pericoloso alla ricerca dei

fratelli tramutati in corvi per un antico maleficio, nella fiaba dei Grimm intitolata I sette corvi. Ci sono fiabe

come Fantaghirò persona bella che giocano esplicitamente sugli stereotipi di genere che racconta un

modello di emancipazione femminile. Fantaghirò si propone come generale dell’esercito del padre per combattere una guerra contro il regno confinante. Di Fantaghirò si descrive nel dettaglio la vestizione da guerriero, il tema del travestimento delle fanciulle in abiti maschili è molto comune ed è associato alla

dimostrazione di un valore. In una fiaba celtica intitolata Il goblin, Ann è una ragazza soprannominata “Ann

senza paura”. Dopo la morte del padre, tutto il paese si preoccupa per lei, dato che la regione è terrorizzata

da un goblin, ma Ann ci tiene a difendere la sua indipendenza e non vuole sentire parlare di matrimoni o ammiratori. Ann si scontra personalmente con il goblin e riesce a liberare la regione dalla sua presenza. Alcune fiabe propongono un ribaltamento dei ruoli narrativi a cui siamo abituati, come fanciulle che partono

all’avventura per salvare l’amato. Nella fiaba islandese Hlini figlio di re la contadina Signy trova e libera il

figlio del re dalla prigionia di due orchesse. In alcune culture strutturate su un sistema organizzativo

patriarcale, non emergono facilmente queste intenzioni emancipatorie. Nella fiaba cinese Li chi e il serpente,

la protagonista si offre volontariamente in sacrificio ad un serpente, semplicemente perché essendo una donna è più inutile di un uomo e adatta al sacrificio. L’evoluzione dei personaggi femminili nelle storie attuali dimostra la capacità della fiaba di farsi portavoce dei cambiamenti sociali da cui prendono vita.

- La famiglia si configura sempre più come gruppo affettivo e sempre meno come istituzione: è un’area di relazioni regolata da un codice affettivo esclusivo, privato. Le fiabe ci hanno abituato a storie d’amore intense e struggenti, che si concludono con un lieto fine e il “E vissero felici e contenti”, ci insegnano che amarsi è un processo faticoso e rischioso che richiede di sottoporsi a sacrifici e rinunce, perché il sentimento

ha bisogno di maturare con calma. Ne La sposa sirena, una fiaba pugliese, la coppia protagonista deve

affrontare tutte le tappe tormentate di una storia d’amore: seduzione, tradimento, vendetta, sacrificio. In

Raperonzolo il figlio del re rischia la propria vita pur di vedere la bella amata e quando scopre che è stata

scacciata dalla maga e che non avrebbe più potuto vederla, dal dolore si lancia dalla torre, perdendo la vista. La cecità e la fame sono il contrappasso necessario per dare prova dell’autenticità del sentimento, che verrà premiato con il ricongiungimento con l’amata. L’innamoramento è un processo irrazionale e necessario alla formazione della coppia, caratterizzato da meccanismi di idealizzazione di sé e altro. Questa fase di idealizzazione del partner è necessaria per avviare un rapporto significativo perché consente di sviluppare la giusta dose di benessere e intimità. L’attrazione e tensione sessuale prevalenti in questo momento della vita della coppia alimentano un senso di fusionalità su cui la coppia può scommettere per tutta la vita o quasi.

L’Eros è generatore di vita, come viene narrato nella fiaba di Calvino L’amore delle tre melagrane, una storia

ricca di simbologie legate ai colori, ai frutti e ala mondo naturale. Un figlio del re, tagliando la ricotta, si ferisce ad un dito e una goccia di sangue finisce su di essa. Il bianco rappresenta la purezza, mentre il rosso è il colore della passione erotica e delle emozioni forti; il giovane riceverà in doto tre melagrane che genereranno la fanciulla dei suoi desideri, bianca come il latte e rossa come il sangue. I frutti del melograno simboleggiano la fertilità e il tema chiave della fiaba è l’Eros generatore di vita, la libido in senso freudiano intesa anche come pulsione di vita. La fanciulla viene uccisa, ma una goccia del suo sangue cade al suolo (il sangue feconda la terra) e da qui nasce una colomba. Anche la colomba viene trafitta a morte, ma una goccia del suo sangue cade nel giardino e da lì nasce un albero di melograno. La storia si chiude ciclicamente, perché dal frutto nasce nuovamente la fanciulla desiderata. È necessario che entrambi i partner siano disposti a una rinegoziazione delle immagini ideali iniziali per accettare l’altro nella sua realtà, questo processo nelle fiabe viene rappresentato da prove, incantesimi e sfide che richiedono di mettere in gioco intelligenza, empatia e impegno. Il cambiamento del partner nel corso del tempo è simbolizzato da una

metamorfosi fisica, cui va incontro uno dei partner della coppia, che rende irriconoscibile l’amat*. In Jorinda

e Joringhello dei Grimm, la fanciulla viene rapita e tramutata in uccello da una strega e quando Joringhello

la trova, l’amata si confonde in settemila gabbie di uccelli. Ma il sentimento autentico è in grado di riconoscere l’amata nonostante il mutamento di aspetto. Le metamorfosi femminili riguardano molto spesso il

acquisire e padroneggiare gli strumenti della conoscenza, sviluppare consapevolezza critica nel flusso di informazioni in cui siamo immersi. Paulo Fraire^19 afferma che acquisire l’alfabeto è un processo che non si riduce al semplice utilizzo di uno strumento linguistico, ma è soprattutto un processo di coscientizzazione: che consiste nello sviluppo della coscienza del proprio rapporto con il mondo. Imparare a leggere e scrivere non è, quindi, semplice acquisizione di una capacità ma l’occasione per affrontare il mondo come “problema” per l’uomo. Il processo di valorizzare le capacità pregresse attraverso la formazione, si chiama bilancio di competenze, e valorizza la trasferibilità degli apprendimenti: ciò che si apprende in un settore può tornare utile ed essere trasferito ed apprezzato in un nuovo contesto. Diventa fondamentale la capacità di apprendere dai vari contesti, rendendo il soggetto consapevole dell’applicazione delle conoscenze nelle situazioni concrete. In contesti come quello scolastico, non è necessario esporre le proprie conoscenze, ma

utilizzarle e mobilitarle per prendere una decisione. Nella fiaba de I tre porcellini, il passaggio a materiali

sempre più solidi riflette un’industriosità capace di reggere agli attacchi del mondo esterno. La formazione accompagna il soggetto a riscoprire o ad attivare le risorse personali che possono essere mobilitate per affrontare le situazioni; l’obiettivo di un percorso formativo è l’empowerment, processo attraverso cui gli individui accrescono la possibilità di controllare la propria vita, tramite padronanza di abilità e capacità che rafforzano il senso di sé. Dewey^20 afferma che la conoscenza ha un movimento a spirale: l’aumento della conoscenza ci rende consapevoli di nuovi problemi e di zone d’ombra, ma solo traducendo queste perplessità in ciò che ci è familiare, comprendiamo e risolviamo problemi. Propp parla di scienza furba: spesso l’eroe che si allontana da casa, incontra nella foresta un maestro che si prende cura di lui e soprattutto gli trasmette qualche forma d’arte, conoscenza o capacità magica. L’eroe apprende una scienza misteriosa che consente di agire sul mondo della natura in maniera nuova ed efficace, trasformandosi in animale o capendo un altro

tipo di linguaggio; ne La serpe bianca dei Grimm, un servo assaggia un pezzettino di una misteriosa serpe di

cui si nutriva il suo re e d’un tratto riesce a capire il linguaggio degli animali. Il secondo dono del Mago di Oz è il cuore del Boscaiolo di Latta, simbolo della competenza emotiva che Goleman^21 definisce come capacità di riconoscere i nostri sentimenti e quelli degli altri, di motivare noi stessi e di gestire le nostre emozioni. Oggi si riconosce alle emozioni un impatto significativo su tutto il comportamento umano, saper riconoscere i propri stati emotivi e comunicarli agli altri, saper riconoscere e identificarsi negli stati emotivi delle persone con cui interagiamo è un insieme di abilità fondamentali nella nostra vita professionale. Oggi si ritiene che la formazione non debba orientarsi solo all’acquisizione di nozioni, saperi e norme, ma anche alla conoscenza e alla gestione del proprio mondo emotivo. È fondamentale saper riconoscere e gestire le emozioni, specie quelle più spiacevoli al fine di una corretta consapevolezza del proprio mondo interiore. Mai ignorare o reprimere le proprie emozioni perché esse così si sfogheranno nella maniera sbagliata e influiscono negativamente sui processi di apprendimento. La motivazione rappresenta la forza interiore che stimola l’impegno lavorativo e che aumenta la prestazione del singolo e del gruppo. Il Leone Codardo ci ricorda che, senza un pizzico di coraggio, è impossibile affrontare nuove sfide per intraprendere nuovi percorsi. Il Mago di Oz, però, non regala nulla che i personaggi non abbiano già in loro stessi; lo Spaventapasseri dimostra di avere intuito, il Boscaiolo di Latta mostra solidarietà e compassione, il Leone Codardo affronta con grande valore molti pericoli. Il Kansas di Dorothy rappresenta la rete sociale, l’appartenenza al contesto fisico e sociale, risorsa imprescindibile dei nostri percorsi di vita. I protagonisti della fiaba richiedono tre doni che (^19) Paulo Freire: pedagogista brasiliano e un importante teorico dell’educazione. (^20) John Dewey: filosofo e pedagogista statunitense. È stato anche scrittore e professore universitario. Ha esercitato una profonda influenza sulla cultura, sul costume politico e sui sistemi educativi del proprio paese. Intervenne su questioni politiche, sociali, etiche, come il voto alle donne e sulla delicata questione dell’ingiusta condanna degli anarchici Sacco e Vanzetti. (^21) Daniel Goleman: psicologo, scrittore e giornalista statunitense, specialista in psicologia clinica e sviluppo della personalità.

sono una chiara simbologia di competenze trasversali oggi ritenute importanti, sono life skills e rimandano ad abilità trasversali dell’essere umano per affrontare l’ambiente dal punto di vista pragmatico e sociale: consapevolezza di sé, gestione dello stress e delle emozioni, empatia, pensiero creativo, eccetera.

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Il romanzo Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie viene pubblicato nel 1865 da Lewis Carrol, e il

concetto di “paese delle meraviglie” può essere assunto oggi come metafora della condizione di complessità delle società moderne. Alice, spinta dalla curiosità, si lancia nella tana del coniglio e viene così catapultata in un mondo fantastico e apparentante illogico e assurdo, guidata da personaggi bizzarri. Come sostiene Dewey, la curiosità è il primo passo per l’allargamento della conoscenza: in mondo come quello in cui si trova catapultata Alice, non è facile mantenere il proprio equilibrio e senso dell’orientamento. Non è raro sperimentare un senso di disorientamento nelle società attuali, caratterizzate dalla complessità, una situazione di interdipendenza economica, scientifica, culturale e politica a livello planetario, in cui trovare soluzioni semplici sembra impossibile. Oggi sono sempre meno le decisioni irreversibili, il mercato orienta a soluzioni provvisorie. La tecnologia e l’informatizzazione delle conoscenze procedono a grande velocità facendo apparire obsolete le novità dell’anno precedente. In questo modo, l’individuo ha difficoltà ha difficoltà a dare significato agli eventi, a decifrare le attese del sistema, rischiando di precipitare nella condizione di disorientamento. Alice, per affrontare un mondo così bizzarro e lontano sa ogni logica, cambia di dimensioni con l’aiuto di bevande e pasticcini che compaiono alla sua portata; attraverso la flessibilità, rappresentata nella fiaba dai repentini cambiamenti di dimensione che consentono ad Alice un cambio di prospettiva. La flessibilità consente ad Alice di ritrovarsi adeguata ad affrontare le varie situazioni che le si presentano. Bisogna possedere il potenziale per cambiare, quindi avere sviluppato più risorse che possano aiutare a adattarsi più flessibilmente ai cambiamenti. Tra le abilità superiori più importanti vi è la capacità di imparare a imparare, la quale consente di essere condizione di imparare nuove nozioni o competenze necessarie per affrontare l’accumulo di cognizione che lo sviluppo tecnologico attuale ha determinato. Alice, nonostante il senso di disorientamento, non arresta la sua curiosità e sete di conoscenza. Mantenere il passo con i cambiamenti imposti dalla società complesse assume le sembianze della fatica, al punto che anche la percezione di sé stessi può apparire sfumata e complicata. “Chi sei?” disse il Bruco. Non era un bel principio di conversazione. Alice rispose con qualche timidezza: “Davvero non te lo saprei dire ora. So dirti chi io fossi quando mi son alzata questa mattina, ma d’allora credo di essere stata cambiata parecchie volte”. “Che cosa mi vai contando? — disse austeramente il Bruco. —Spiegati meglio”. “Temo di non potermi spiegare, — disse Alice, — perché non sono più quella di prima, come vedi”. “Io non vedo nulla” rispose il Bruco. “Temo di non sapermi spiegare più chiaramente, — soggiunse Alice in maniera assai gentile, — perché dopo esser stata cambiata di statura tante volte in un giorno, non capisco più nulla”. Il cambiamento genera sofferenza, Alice piange a tal punto da rimanere sommersa dalle sue stesse lacrime. Non tutti riescono ad adattarsi alle richieste e alle aspettative sociali con la necessaria flessibilità; il cambiamento, soprattutto in età adulta, può generare forti resistenze poiché comporta una forma di

modo di mettere in gioco le loro abilità per cavarsi dalle trappole. I sei personaggi mettono in atto i principi di un team building:

  1. La definizione dell’obiettivo: la conquista della principessa e il riscatto del soldato sono l’obiettivo del gruppo, il risultato atteso, condiviso da tutti i membri del gruppo;
  2. La definizione del metodo: viene adottata un’efficace strategia per raggiungere il risultato, condivisa da tutti i membri del gruppo;
  3. La definizione dei ruoli: ogni personaggio trova un suo ruolo specifico all’interno del gruppo attraverso cui riesce a realizzare le proprie personali attitudini e capacità. I ruoli sono l’insieme delle aspettative sul mondo in cui dovrebbe comportarsi l’individuo che occupa una certa posizione del gruppo, devono essere chiari e condivisi da tutti i membri del gruppo. Nessun personaggio rimane escluso e tutti hanno la possibilità di giocare un ruolo determinante in vista dell’obiettivo comune.

La fiaba si conclude con un lieto fine: “I sei portarono a casa tutta quella ricchezza, se la spartirono e

vissero felici fino alla morte”. La buona riuscita dell’attività del gruppo è resa possibile grazie ad un’efficace

gestione della leadership, l’abilità di una persona all’interno di un gruppo di esercitare la propria influenza per motivare e guidare le persone a raggiungere obiettivi prefissati, contribuendo al successo del gruppo. Un leader è la guida del gruppo e questa figura si trova in molte storie, come re, imperatori, padri e madri, fratelli, eccetera. Nelle narrazioni con animali per protagonisti si sfrutta la stereotipizzazione degli animali per analizzare le caratteristiche comportamentali e le abilità personali che un buon leader dovrebbe

possedere per gestire un gruppo. Non sempre c’è una risposta univoca: nella fiaba indiana Il re degli uccelli

viene inizialmente scelto il gufo come capo per via della sua saggezza, ma l’arrivo del corvo instilla perplessità e dubbi sulla scelta fatta. La storia fa riflettere sul potere di influenzamento di una minoranza carismatica capace di ribaltare la decisione collettiva. Un buon leader non si autoelegge, ma è il gruppo stesso a sceglierlo per la sua capacità di guida, la figura del leader non è di certo quella che parla più degli altri o si rende visibile con il suo comportamento, è un buon osservatore e ascoltatore, riceve molta comunicazione dal gruppo perché i componenti ne riconoscono l’autorevolezza. Spesso è la fiaba stessa, grazie al contrappasso metaforico, a raccontare la storia di formazione del protagonista che assume il

corretto atteggiamento lavorativo. Una fiaba coreana dal titolo Il fannullone trasformato in bue, ne è un

esempio: cacciato di casa dalla moglie per il suo bighellonare, s’imbatte in un vecchio che lo trasforma in bue, destinato a sopportare la fatica che aveva cercato di evitare. Nelle fiabe vengono premiati soprattutto i personaggi capaci di dimostrare un’intelligenza flessibile e pragmatica, in grado di affrontare e risolvere i

problemi incontrati. Una fiaba birmana, Troppa conoscenza rende sciocchi, allerta sui rischi di una cultura

eccessivamente teorica: quattro giovani, ognuno specializzato in una disciplina, dimostrano di non sopravvivere perché le conoscenze acquisite diventano limite e presupposto di ottusità; spesso chi viene

premiato è il personaggio che dimostra acuità d’ingegno, impegno e intuizione, come nella fiaba persiana Il

lavoro ben fatto, dove lo schiavo protagonista riesce a riscattarsi e a diventare cortigiano. Le fiabe

analizzate testimoniano alcune caratteristiche fondamentali per il buon andamento di un gruppo organizzativo: un livello di competenze adeguato, una leadership motivante, un lavoro di team building basato sull’appropriata definizione di obiettivi.

Il formatore assume il ruolo di mediatore nel processo di apprendimento: ha il compito di selezionare e organizzare gli stimoli in modo tale che rappresentino significati comprensibili e validi per la persona cui sono proposti. Non sempre l’acquisizione di nuove abilità e conoscenze è accolta in maniera entusiasmante dall’interessato. Il cambiamento può essere infatti vissuto come un’esperienza di rottura di una forma non più valida e di ricomposizione di una nuova forma. Nella carenza di motivazione il soggetto percepisce un gap tra ciò che sa e ciò che avrebbe bisogno di sapere e occorre stimolare il desiderio di apprendere. L’azione pedagogica insita nel processo formativo è l’intervento di affiancamento del soggetto in formazione

nella realizzazione di una forma che senta e riconosca come propria. La storia narrata da Sepúlveda, Storia

di una Gabbianella e del Gatto che le insegnò a volare, presenta alcuni spunti di riflessione sulla motivazione

all’apprendimento. Le pagine dedicate alle lezioni di volo mostrano con semplicità la necessaria integrazione, per un buon formatore, tra competenze tecniche e relazionali, un connubio indispensabile per motivare il processo di apprendimento. La gabbiana Kengah, in fin di vita dopo essersi immersa in un mare carico di petrolio, affida io suo uovo al gatto Zorba, raccomandandogli di covarlo amorevolmente, di non mangiare il piccolo, e insegnargli a volare. Per la terza promessa, Zorba non solo deve affrontare la propria inesperienza in materia, ma anche la resistenza della gabbianella Fortunata che crescendo si convince di essere un gatto e di non aver bisogno di volare. Nell’essere umano la più potente motivazione ad apprendere è la percezione dell’apprendimento come un proprio bisogno o desiderio. Quando la motivazione è carente, occorre dedicare il tempo necessario all’appropriazione della finalità di apprendimento. Motivare la persona richiede tempo e pazienza, occorre individuare il modo più adatto per quell’individuo specifico, comprendere i suoi bisogni e offrire un ambiente che sappia accoglierli ed interpretarli. L’apprendimento è una forma di relazione e deve inevitabilmente tenere conto della componente emotivo-affettiva che sta alla base dell’incontro con l’altro. La capacità di entrare in relazione con il soggetto in formazione rappresenta il fattore motivazionale più

forte all’apprendimento perché consente di rispondere alla domanda “perché dovrei imparare a volare?”.

Zorba, in un discorso motivazionale, conferma la relazione di fiducia che si è instaurata, poi gratifica Fortunata riconoscendole un ruolo da protagonista nella relazione, in quanto anche lei ha insegnato ai gatti qualcosa di nuovo e infine carica emotivamente la Gabbianella, stimolandole la visione di un traguardo di felicità, attraverso il raggiungimento dell’obiettivo. Fortunata svela di aver paura del volo, ma i gatti del porto glielo insegnano. Diderot, il gatto più acculturato, inizia a studiare gli aspetti tecnici del volo, consultando anche gli studi di Da Vinci; affinché il messaggio sia persuasivo deve essere basato su dati di fatto facilmente avvicinabili e comprensibili dai destinatari e sui quali il formatore dimostra un’effettiva competenza. L’apprendimento è un processo che richiede tempo e il rispetto del tempo di acquisizione personale. Anche nella storia di Sepúlveda succede così, ad un certo punto, Fortunata decide che vuole imparare a volare e i gatti del porto ne hanno constatato il cambiamento: l’hanno colta a spiegare inavvertitamente le ali mentre osservava uno stormo di gabbiani in volo e l’hanno vista incuriosirsi sulla capacità dei gabbiani di volare anche nei giorni di burrasca. Motivare non significa imporre una decisione, ma responsabilizzarne il soggetto, offrendo l’opportunità di scegliere tra più alternative. Il primo tentativo di volo di Fortunata non va a buon fine, e così molti altri in seguito; lavorare nella trasformazione richiede di assumere una prospettiva non deterministica nell’affrontare i problemi, di acquisire la giusta apertura mentale che consenta di tollerare e affrontare l’incertezza, il senso di perdita e fallimento. La motivazione all’apprendimento è un processo che si costruisce insieme al soggetto in formazione e si ridefinisce strada facendo. Quando i gatti del porto capiscono di aver esaurito le proprie risorse, decidono di rivolgersi ad una figura esterna, infrangendo l’antico tabù che vieta loro di parlare il linguaggio degli esseri umani e dopo molte riflessioni la scelta cade su un poeta che trova in una poesia l’informazione mancante: la presenza del