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riassunto dettagliato, suddiviso in capitoli al fine di poter sostenere l'esame senza leggere il romanzo. Il romanzo fa parte del programma d'esame di culture performative dell'Italia contemporanea. Il professore è Emanuele Broccio.
Tipologia: Sintesi del corso
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Sicilia, 1980. Da una radio la musica di Franco Battiato si mischia al frinire delle cicale e allo spumare delle onde tra Scilla e Cariddi. Due ragazzi sono sdraiati all’ombra di un pino marittimo in un agrumeto sulle sponde del mare. Il sole sopra di loro, gli aghi di pino sotto la pelle. Ma l’unico movimento è quello del vento. Stranizza è la storia di due ragazzi che si sono innamorati una mattina di giugno. Che hanno vissuto un’estate insieme e che hanno sognato che una stagione potesse diventare una vita. Ispirata ai fatti reali del delitto di Giarre, una storia che parla d’amore e dell’odio cieco e immotivato che nasce dal pregiudizio. Riassunto del Romanzo suddiviso in capitoli Capitolo 1 Il romanzo si apre sulla scena di un autista di una corriera blu che percorreva la corsa da Catania a Fochi. Quel giorno l'autista non fu colto dal solito senso di noia, perché qualcosa lo turbava. Sulla corriera era rimasto un solo passeggero: un ragazzo di circa vent'anni che teneva una sacca di tela in mano. Arrivato alla fermata di Fochi, Marco scende e si ritrova sulla strada sterrata che portava al paese. L'aria era calda e soffocante, e sembrava lo stesso giorno di sei mesi prima, quando dei carabinieri l'avevano portato via. Il negozio di strumenti musicali Spina era aperto da un'ora quando Marco fece il suo ingresso. All'interno del negozio c'era una cliente con un grosso cappello a tesa larga, nonché una delle signore belle di Fochi. Marco entra dentro il negozio e va dritto nel bagno del retrobottega; si sfilò la camicia e controllò allo specchio le contusioni sul petto e sulla pancia. Almeno non si era fatto colpire in faccia: l'ultima volta l'occhio nero ci aveva messo giorni a guarire. Non gli piaceva fare a pugni, ma non si tirava indietro se qualcuno gli dava fastidio; in sei mesi era diventato quasi bravo. Era uno dei più giovani e, l'ultimo giorno, i secondini avevano pensato di lasciare che gli altri detenuti salutassero il "novellino" come si doveva. Marco prese il camice marrone appeso alla gruccia e lo infilò. Si affacciò dal retrobottega e notò che, nascosto dietro all'ampio abito della donna, vi era un bambino che forse era il figlio. Toccandosi in tasca trovò delle caramelle; ne prese un
paio e si avvicinò al piccolo piegandosi sulle ginocchia. Gli diede una caramella e, dopo poco, la donna uscì dal negozio con un violino che aveva comprato al figlio. La signora e il bambino si incamminano verso casa, ma in cima alla salita un furgoncino ostruiva il passaggio proprio davanti al loro portone d'ingresso. Conosceva il proprietario del furgoncino: era il signor Alfredo, anche detto "Titano" per la sua stazza fuori dal comune e i modi bruschi. La signora gli chiede di spostare il furgoncino, quando dal mezzo scese un ragazzo che era il figlio del Titano: si chiamava Gaetano, ma era conosciuto come Nino. Nino salutò la signora, consegnò le chiavi del furgoncino del padre e se ne andò verso il sentiero che aveva scoperto per caso la mattina in cui non era andato a scuola. Tale sentiero portava al fiume Gelo. Non appena arrivato al fiume, era sudato per la lunga camminata sotto al sole; si tolse rapidamente scarpe e vestiti, comprese le mutande, corse dentro l'acqua ghiacciata e cominciò a nuotare. Capitolo 2 Al negozio Spina la saracinesca era abbassata per metà. Marco passava la scopa, mentre Franco registrava gli incassi del giorno. Marco tornò nel retrobottega, indossò di nuovo la camicia sporca di terra e, senza salutare, sgusciò fuori. Il palazzo in cui viveva Carolina Scordino, la madre di Marco, era un bell'edificio d'inizio del Novecento; aveva un grande portone di legno sormontato da una testa di Medusa che fissava i passanti. La scena ritorna su Nino che guardava il cielo mentre galleggiava in acqua. Tornò a riva tremante, prese i vestiti e si accucciò sull'erba. Riconobbe quella sensazione muoversi tra le gambe: la stoffa delle mutande contro l'erezione. Sapeva che non era una buona cosa perché il parroco lo aveva spiegato; aveva detto che era peccato e che faceva piangere la Madonna. In più, alla scuola media l'ultimo anno, era iniziato uno strano rituale dopo l'ora di ginnastica, in cui tutti i compagni si allineavano davanti agli orinatoi. Lanciavano sguardi sui rispettivi vicini per controllare a che punto fossero. Nino fu felice di essere finalmente parte del gioco, e fiume Gelo divenne il luogo segreto in cui poteva giocare. Le fantasie di Nino non erano molto chiare: immaginava i suoi amici toccarsi come faceva lui, li ricordava mentre si masturbavano in bagno, li immaginava intenti a guardarlo mentre si stringeva il pene eretto. Disteso sull'erba, allungò una mano e si afferrò con le dita grinzose. Capitolo 3 Il terzo capitolo descrive la vita della signora Carolina Scordino che, nonostante avesse subito colpi duri, era ancora una donna avvenente. Al mattino si svegliava e combatteva con i segni dell'avanzare del tempo. Dopo una lunga preparazione, andava
aveva regalato un pianoforte. Alla fine della scuola dell'obbligo, Carolina lo aveva iscritto a un collegio musicale vicino Catania e, per quattro anni, Marco era tornato a casa solo a Natale e d'estate. Tutto sembrava andare liscio fino a quando Marco non si era fatto adolescente. Carolina per la prima volta sentì la parola "omosessuale", ma non aveva subito capito il significato. Non appena Franco fu tornato a casa, gli chiese cosa significasse. Dopo la sua spiegazione, Carolina gli spiegò che dicevano che Marco fosse omosessuale. Subito dopo Franco non c'era più: sbatté la porta d'ingresso e non si fece vedere né sentire per due settimane. Capitolo 5 Nino camminava veloce sulla strada che portava a Fochi. Aveva fatto più tardi del solito e di sicuro i suoi genitori erano furiosi; oltretutto si era dimenticato anche le ripetizioni di Ciro. Non appena entrò a casa, la madre si mostrò spaventata perché il figlio aveva fatto molto tardi, ma il padre Alfredo, come per difenderlo, disse a Carmela di lasciarlo stare poiché ormai "è grande, è maschio e avrà i suoi giri". Alfredo viene assalito da un forte dolore alla schiena, ma rassicura la moglie dicendo che dal giorno successivo Nino lo avrebbe affiancato sul lavoro. Capitolo 6 Il sesto capitolo parla dell'incontro tra Turi, Marco e altri uomini del paese all'interno del bar del centro, chiamato "L'Americano". Tutti sapevano che Marco fosse stato in carcere e, non appena entrò nel locale, tutti si zittirono. Il momento di stupore durò pochissimo perché Turi fece una battuta, dicendo che tutti gli uomini soli, chiusi tra quattro mura e senza una donna con cui passare il tempo, "si ricriano" (si divertono) tra loro. Marco rispose a tono e quasi stava per partire una lite. Capitolo 7 Marco è davanti alla saracinesca del negozio; Franco spunta da dietro l'angolo. Aprono il negozio e vanno a cambiarsi. Marco deve andare a ritirare un pacco urgente alle poste di Catania, prima che ritorni indietro e perdano il cliente. Intanto Nino è andato a lavorare con il padre, che quella mattina si era svegliato parecchio dolorante. Nel frattempo Marco corre verso la stazione per prendere il treno per Catania. Mancavano pochi minuti alla partenza; prende una scorciatoia e vede un furgoncino infilato con il muso dentro un magazzino. Prese la rincorsa e sbatté contro il mezzo degli Scalia. Nino stava legando l'ultimo scatolone quando si ritrova faccia a faccia con Marco. Marco gli sorride e ritorna per la sua strada. Nino ripensa alla camicia del ragazzo e si chiedeva come mai avesse così tanta fretta. Nel frattempo
Marco è riuscito a prendere il treno e ripensa allo sguardo di quel ragazzo e alle lentiggini che gli coprivano naso e zigomi. Capitolo 8 Marco è arrivato a Catania e si dirige verso casa di un certo Leo, un amico con cui non si vedeva da tanto tempo. Trascorrono tutta la giornata insieme raccontandosi molte cose. Viene infatti svelato il motivo della reclusione di Marco: era stato accusato da Franco di aver rubato un flauto, anche se Franco aveva poi raccontato alla polizia che aveva già rubato tre volte. Dopo la pena scontata, in ogni caso, è stato costretto a tornare a lavorare proprio da lui. La giornata passa e Marco non va a ritirare nessun pacco alle poste. Si rimette sul treno per tornare a casa e rientra senza paura di dire che non aveva portato a termine il suo compito. Franco gli alza le mani e la madre cerca di difenderlo ricordandogli che è suo figlio. Franco nega, sottolineando che lui non ha nessun figlio "finocchio". Capitolo 9 Franco era un uomo d'onore. Sognava una vita con una bella donna, dei bei figli e, soprattutto, di essere benvoluto da loro. Ma la sua vita non andò secondo i piani: la sua prima moglie morì e, dopo poco tempo che stava con Carolina, si ritrovò padre di Marco, che aveva rovinato tutto nascendo. Gli era capitato un figlio "puppu e ladro". Sperava che il carcere lo sistemasse e invece Marco aveva nuovamente ripetuto l'errore di rubargli i soldi. Franco aveva di nuovo contattato la polizia, ma il commissario gli aveva detto che stavolta si sarebbe beccato dai 3 ai 5 anni di carcere perché la fedina penale era già macchiata; allora ritirò la denuncia. Si organizzò per mettere in casa una cassaforte così che non potesse più rubare. Capitolo 10 Nino viene mandato dalla madre in farmacia per comprare un antidolorifico per i dolori alla schiena del padre. Mentre corre, salta una panchina su cui dormiva un ragazzo: Marco. Dopo quasi un litigio, i due decidono di fare colazione insieme al bar del corso. Riflettevano su come fosse strano che, pur abitando nello stesso paese, non si conoscessero, ma effettivamente Marco era andato al conservatorio per 4 anni. Nino chiese a Marco come mai dormisse su una panchina e Marco gli confessò quasi tutto — omette solo un dettaglio: non svela che Franco è suo padre. Gli disse anche di aver deciso di non andare più a lavorare da Franco e di volersi trasferire a Catania... in poche parole non voleva più tornare a casa, visto che trovava sempre sua madre ubriaca. Dopo la colazione, i due si dirigono a Fondachello. La spiaggia era già affollata e rumorosa; allora decidono di oltrepassare gli scogli e approdano in una spiaggia
Capitolo 15 Carmela era uscita per comprare le melanzane per fare la parmigiana al Titano. Dal fruttivendolo, però, i curtigghi fecero presto ad arrivare: le avevano detto che Marco non era un bravo ragazzo, che era omosessuale e che avrebbe rovinato il bravo Nino. Carmela non rispose al pettegolezzo, ma non appena Nino e Marco arrivarono a casa, lei non riuscì a guardarlo come prima... lo guardò con occhi diversi. Capitolo 16 Marco chiama Leo al telefono e, dopo avergli raccontato le ultime novità, gli chiede se può ospitarlo per qualche giorno a Catania, considerando che vuole lasciare questo nuovo lavoro. Mentre parlava al telefono, suona il citofono. Si affaccia: era Nino. Tornati a Fochi non si erano lasciati bene; Marco aveva rifiutato l'invito della signora Carmela perché era stanco di essere preso in giro ed era offeso con Nino perché non lo difendeva. Scende le scale e si dirigono verso il negozio di strumenti musicali. Marco ha preso di nascosto le chiavi: era tutto il giorno che voleva fare questa cosa, suonare una canzone davanti a Nino, e così fece. Questa canzone termina con un bacio sulle labbra. I due sapevano che l'indomani non si sarebbero visti perché non c'erano fiere. Si danno appuntamento per il dopodomani e si salutano con un bacio alla francese. Capitolo 17 Nino stava facendo fare i compiti a suo nipote Ciro, figlio di sua sorella Rita, ma non riusciva a smettere di pensare a quanto accaduto ieri. Nella testa gli rimbombavano anche le lezioni del catechismo e le parole del prete: era nato "puppo" o era stato per colpa di Marco che lo era diventato? Nino vede dalla finestra Marco e scende di corsa per parlargli. Si danno appuntamento per un'ora dopo, al muretto subito dopo Fochi. Capitolo 18 Marco si era seduto sul muretto di pietra e, dopo un bel po' di tempo che aspettava, vide arrivare Nino. Lì i due ragazzi pensavano di essere completamente soli, isolati dal mondo, e si abbandonarono quindi a un bacio spassionato, interrotto dal rumore di un motore di una lambretta che fece buttare giù dal muretto i due amanti. Non appena il rumore della lambretta si fece lontano, i due si avvicinarono e, presi dalla chimica, fecero l'amore. Nino esprime il suo desiderio di andare a Catania con Marco. Capitolo 19 Nei giorni successivi i due presero una nuova abitudine: quando non c'erano le fiere scappavano all'agrumeto. Quella domenica avevano iniziato a lavorare al mattino a causa della festa patronale e, non appena smontarono il banchetto, decisero di fare
una passeggiata in paese. All'inizio si tennero a distanza e poi, quando il vino aveva cominciato a fare effetto, si presero per mano mentre camminavano fra i vicoli. Vennero visti da alcuni ragazzi che passavano in bicicletta, che ben presto li prendono in giro faccia a faccia. Marco voleva punirli con degli schiaffi, ma Nino lo trattenne un attimo prima che riuscisse a colpirli. Nino e Marco accelerarono e si nascosero in un vicolo buio, mentre i ragazzini andarono per la loro strada. Capitolo 20 Marco non aveva dimenticato la promessa fatta a Nino e, appena si era presentata l'occasione di due giorni di fila senza fiere, aveva organizzato tutto chiamando Leo e comprando i biglietti del treno. Nino, che non era mai partito se non una volta sola per andare a Messina a un funerale, mise velocemente delle cose nello zaino e uscì dalla stanza. Nel corridoio lo aspettava il fratello Giovanni che, con il passare del tempo, si era allontanato da lui. Giovanni cominciò a fargli molte domande su dove stesse andando. Nino, però, non aveva detto che stava partendo con Marco. Dopo tutte queste domande, Giovanni si scansò e fece passare Nino. Era già sulla porta di casa quando gli arrivarono dal fratello queste parole: "Salutami Marco Accordino". Noncurante, Nino scese le scale e abbracciò Marco. Gli chiese di partire velocemente: sentiva una stretta alla gola che non era né afa né polvere. Era Fochi. Capitolo 21 Turi si reca allo sfasciacarrozze Scalia per conto dei due vecchi del bar. Confessa al vecchio Scalia (zio di Nino) che girano voci su Nino e Marco Accordino. Il vecchio reagisce male: se Marco sta disonorando la famiglia, bisognerà prendere provvedimenti. Turi riaccende la macchina e se ne va. Capitolo 22 Nino e Marco sono a Catania. Trascorrono una bella giornata insieme; lì si sentono liberi di essere chi sono, senza essere giudicati. Prima di cena vanno a casa di Leo e Nino, inizialmente imbarazzato, si chiedeva se anche Leo fosse "arruso" e, soprattutto, cosa legasse Marco e Leo. Nino venne ben accolto da Leo e, mentre bevevano, Leo chiese di essere invitato a Fochi. Anche Nino cominciò ad affermare che Fochi non ha niente di interessante. Capitolo 23 Leo spiega di essere nato a Trieste, di aver studiato a Padova e di aver sposato Giulia. Mentre lui era a Padova, però, e a Trieste c'era l'occupazione degli americani, Leo venne a sapere che Giulia era incinta di 3 mesi: era stata messa incinta da un soldato americano fuggito via dopo la notizia. Leo decise di stare accanto a sua moglie contro
Capitolo 26 A casa degli Scalia c'è di nuovo la sorella di Nino, Rita. Questa volta ha portato il secondogenito, Giulio. In casa in quel momento era presente anche Nino. Non sono mancati i rimproveri da parte di Giovanni verso la sorella che non si assume, a suo parere, il compito di madre. Nino non ha detto una parola e, non appena esce di casa con Marco per andare alla fiera, gli viene fatto un quadro chiaro della situazione: la sorella era rimasta incinta dopo la "fuitina", ha tentato un matrimonio riparatore ed è rimasta incinta un'altra volta inaspettatamente. Marco, in ogni caso, non riusciva a provare empatia nei suoi confronti: gli era sembrata molto antipatica. Capitolo 27 Quel pomeriggio, Turi aveva preso Giuseppina al lavoro e con una scusa l'aveva portata appena fuori Fochi. Mentre faceva sesso, Turi ripensava al maledetto calabrese che quel giorno era venuto al bar dicendo che aveva visto Nino e Marco baciarsi a Catania. Questa volta Turi non voleva farsi incastrare: aveva paura del vecchio Scalia. Capitolo 28 Turi, Marco e Giuseppina erano compagni di scuola elementare e passavano molti pomeriggi insieme. Un giorno Giuseppina fu esclusa da un'uscita di Marco e Turi, che entrarono in uno yacht stupendo. Giuseppina non riusciva a capire il motivo dell'esclusione, quindi decise di spiare l'interno della cabina. I suoi occhi non credevano a quello che stava guardando: Turi, Marco e un altro ragazzo stavano facendo una cosa a tre. Non riusciva a distogliere lo sguardo fino a quando Turi alzò lo sguardo su di lei. In quel momento scappò con gli occhi pieni di lacrime. Non appena arrivarono all'incrocio dove di solito si separavano, Turi diede uno schiaffo a Marco rimproverandolo per quanto successo. Giuseppina fu anche obbligata a mantenere questo segreto. Dopo quel pomeriggio il gruppetto di amici si sciolse. Marco e Turi furono visti insieme solo durante qualche rissa. Prima del riavvicinamento tra Giuseppina e Turi passarono molti anni. Capitolo 29 Nino e Marco sono sotto il pino che fanno l'amore. Dopo, ripensano a quanto fosse bello trasferirsi a Catania. Nino si mostra adesso scettico, quasi non crede che sia possibile trasferirsi lì: un po' per il lavoro, un po' perché non saprebbe cosa dire ai genitori. Nino chiede a Marco cosa avesse detto a sua madre e poi chiede cosa avesse detto a suo padre. Marco risponde dicendo che non ha un padre; effettivamente non
avevano mai parlato di Franco. Il vento asciugava il loro sudore e, dietro al muretto, il trasportatore di pomodori li osserva silenziosamente. Capitolo 30 Nino rientra a casa e Giovanni gli svela che tutti sanno di lui e di Marco. Lo dice come avvertimento: non sa di cosa siano capaci i suoi genitori, che avevano fatto tantissimi sforzi per l'onore e il nome degli Scalia. Turi è al bar e la riunione di Strazzulla e Privitera era già in corso: dicevano di aver visto i due "puppi" baciarsi a Catania. Intervenne anche Marco, il venditore di pomodori, che aggiunse di averli visti sotto al pino mentre facevano l'amore. Erano poco interessati a Marco; li preoccupava più l'onore degli Scalia, che Marco stava infangando, così come stava infangando la fama di Fochi. Capitolo 31 Questa volta la fiera è a Fondachello, un paesino che attira molti abitanti di Fochi. Per questo, l'umore di Nino e Marco non era dei migliori: si sentivano perennemente spiati. Un bambino si avvicina per comprare delle caramelle che Nino gli vende, mentre Marco è andato a comprare il pranzo. Il bambino poco dopo inizia a piangere perché la madre gli aveva tolto il pacchetto: si era resa conto che gli era stato venduto dai "puppi" di Fochi. Nino ha sentito questa frase e queste parole gli si sono piantate nella testa. Capitolo 32 Dopo aver lasciato Nino a casa, Marco si dirige verso casa sua quando ad un tratto viene fermato da Giuseppina che lo avverte. Gli racconta che tutti sanno di lui e di Nino e che per questo Turi viene tormentato al bar. Gli confessa di essere incinta e di vergognarsi, perché persone come lui a Fochi non ce ne devono essere. Dovevano andarsene via da lì il prima possibile. Giuseppina aveva ragione. Capitolo 33 Rita e Carmela sono in cucina che lavano i piatti. Nino è nel salotto con i suoi due nipoti. Rita e Carmela discutono sul fatto che Nino ha preso seriamente il lavoro delle fiere e Rita si mostra offesa perché Nino non fa fare più i compiti a Ciro. Rita confessa anche il fatto che circolano voci su Nino e Marco. La mamma le smentisce, ma Rita mostra vergogna e timore nei confronti di Ciro: ha già molti problemi, figurarsi se deve essere preso in giro perché ha uno zio "arruso". Arriva ad affermare che sia meglio che Ciro non passi più tempo con Nino. Capitolo 34
clacson, ma Nino lo guardò dalla finestra con uno sguardo implorante. Gli fece cenno di scappare: non voleva che gli sparassero davanti agli occhi. Giovanni era in stanza con Nino e gli ha promesso di aiutarlo a fuggire. Capitolo 38 Il vecchio Scalia quella mattina si recò più presto del solito allo sfasciacarrozze. Giuseppina arrivò lì a piedi implorando di lasciare stare Turi, che è il padre di suo figlio. Il vecchio Scalia la invita a sedersi per raccontarle un fatto. Capitolo 39 Nino viene svegliato dal nipote Ciro, che quella mattina si trova lì perché il vecchio Scalia aveva un grosso impegno. Sentendosi in trappola, Nino chiese a Ciro di fargli un favore: gli diede un foglio di carta insieme a delle indicazioni stradali. Ciro doveva portare quel biglietto a Marco. Nino diede a Ciro dei soldi così che lui potesse dire a Carmela che stava andando a prendere un gelato. Ciro esce di casa. Capitolo 40 Giuseppina cammina per le strade di Fochi come stordita. Si accarezza la pancia: temeva che il bambino potesse risentire della sua spossatezza. Passò davanti al bar ma non entrò. Capitolo 41 Ciro ritorna a casa da Nino. Contento, gli dice di aver fatto quello che gli aveva chiesto e che Marco aveva capito. Dovevano incontrarsi al tramonto in una viuzza nascosta vicino casa degli Scalia. Rimaneva da sperare che Giovanni lo aiutasse davvero. Prese un orologio che aveva in un cassetto e lo regalò a Ciro, dicendogli che così si sarebbe ricordato di lui da grande. Capitolo 42 Marco esce di casa per recarsi all'appuntamento. Mentre è in vespa, passa però dal bar e vede Franco. Istintivamente rallenta, poi mette il cavalletto e scende. Decide di prendere un caffè. Al bar sono presenti anche i due vecchi. Non appena Turi esce dal bagno e lo vede, comincia a insultarlo. Subito dopo l'uscita di Marco dal bar, Turi lo scaraventa per terra e lo picchia. Marco poco dopo si rialza, ingoia saliva e sangue e si rimette in sella. Capitolo 43
Nino è ancora nella sua stanza. Rita è venuta a prendere Ciro. Il tramonto si avvicina, deve sbrigarsi. Giovanni interviene e lo aiuta a scappare; prima, però, si abbracciano. La stanza di Nino è ormai vuota. Capitolo 44 Marco è già sul luogo dell'appuntamento, ma Nino tarda ad arrivare. Marco comincia a pensare di essere caduto in una trappola: non era sicuro che quel biglietto lo avesse scritto Nino. Si era anche pentito di essersi fermato al bar per sfidare l'ultima volta suo padre. Ad un certo punto, però, Nino spunta nel vicolo. Lo strinse a sé e lo baciò con foga; Nino lo scostò guardandosi intorno preoccupato. Rimasero così: tutti ora potevano guardarli e dire la propria. I due si promettono di stare insieme per l'eternità. Avevano pronunciato le loro promesse. Partono. Epilogo: LA FINE DELL'ESTATE Il sole è ormai calato oltre l'orizzonte, lasciando l'agrumeto nel buio. La vespa verde è per terra, poco lontano da Marco e Nino. Della musica proviene da Fochi. È sotto le sue fronde che finisce l'estate per Nino e Marco. L'esplosione dei fuochi d'artificio sopra le loro teste suona come una sinfonia di morte. Nino guarda nel cielo i fuochi e si ritrova con gli occhi pieni di lacrime. Piange come si fa quando si arriva alla fine. Un'esplosione e poi un attimo di silenzio, rotto dal respiro ansimante di Nino. "Lasciami sdraiare accanto a lui", Nino indica il corpo di Marco riverso a terra. Nino si stringe a quel corpo che sembra ancora vivo e chiude gli occhi inspirando forte. Persino chi ha sparato sente un brivido: l'inizio di una punizione che non avrà fine. Un altro colpo: ora sono due corpi morti. Mani intrecciate e due paia di occhi vuoti che si riflettono a vicenda. Poi un colpo sparato in aria. Che nessuno osi bisbigliare che quei due si erano amati. NOTA DELL’AUTORE. Stranizza è una storia inventata che prende ispirazione dalla storia di Giorgio Giammona e Antonio Galatola, due ragazzi vissuti a Giarre, in Sicilia. La loro morte purtroppo è vera. Il delitto di Giarre è il nome con cui viene ricordato oggi il fatto. Quando, il 31 ottobre del 1980, i quotidiani nazionali pubblicarono la notizia della loro morte, sulla stampa e tra la gente si accese un feroce dibattito. Due omosessuali morti in Sicilia era un titolo di grande effetto e per un po’ la loro storia fu sulla bocca di molti. Che fossero due ragazzi così giovani si scoprì nel tempo. Che fossero morti abbracciati si scoprì ancora più tardi. Che il loro fosse amore non si disse quasi mai. Secondo la prima versione ufficiale, Toni e Giorgio si erano suicidati. Ma dopo qualche giorno una pistola non registrata fu trovata sepolta poco distante dal luogo di morte. La versione