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Riassunto di ''Vedere come una città"
Tipologia: Sintesi del corso
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Un mondo urbano
Crescere giovani? La fine dell’umano così come lo conosciamo L’uomo moderno ha acquisito un nuovo guscio, una nuova membrana sempre più tecnologizzata. Contemporaneamente ha esteso la propria estensione all’esterno e all’interno del nostro corpo: attraverso l’onnipresenza del trasporto e la densità dei nuovi iperoggetti globali (internet, cambiamento climatico …) l’uomo è diventato capace di produrre vaste collettività, nuove città , che mescolano le città attraverso migliaia di reti fra città. Queste nuove città sono una specie di foresta tecnologica dove umani e tecnologia producono un nuovo noi e interagiscono secondo un linguaggio trans-entità Pensando città pensanti Le città pensano … Come entità, grazie alla tecnologia: si tratta di una forma di pensiero computazionale ma, ovviamente, né cosciente né correlazionale … Come parti (non ultimi gli esseri umani): il pensiero è quindi molteplice e aperto Umani devono smettere di pensare al mondo come a un oggetto a loro disposizione: devono smettere di pensarsi in opposizione al mondo piuttosto che in simbiosi gradualmente stiamo però riuscendo a concepire gli oggetti come attori uguali e non opposti
cambiamento di cui l’infrastruttura testimonia il percorso: l’infrastruttura stabilisce il legame fra passato e futuro; non solo ci posiziona nello spazio ma dice anche quello che siamo.
In passato Oggi Alcuni Stati e città con servizi di alta qualità assicurati da regolamentazione ferrea e alta tassazione deregulation + privatizzazione … Possiamo addirittura dire che infrastrutture = macchine biopolitiche; Il materiale e la routine ad esse connessi stabiliscono l’ordine sociale in modo da farlo sembrare naturale, necessario, come un habitus. Sono la manifestazione tangibile dei progetti storici dello Stato e degli accordi della società, le tecnologie di governo incorporate nel meccanismo quotidiano della città (urbana). Joyce e Otter: innovazione infrastrutture nell’età Vittoriana fondamentale per l’inclusione della norma liberale in GB … Tuttavia non bisogna pensare alle infrastrutture come longa manus dello Stato; esse infatti contengono una serie riparazioni, adeguamenti, guasti, improvvisazioni che deviano dalle intenzioni originali (statali). Spesso evolvono autonomamente anche in contrasto coi centri di potere, modificando i comportamenti degli utenti e sovvertendo i progetti dei proprietari e regolatori.
successo, permettendo di nascondere anomalie e lacune dell’iniziativa che sottovaluta pesantemente le specifiche difficoltà della vita urbana Dal lato opposto del calcolo che governa la vita della città, stanno sorgendo interessanti iniziative di mappatura degli slums promosse e messe in atto dai poveri stessi gli abitanti degli slums possono farsi sentire le propria voce Le logiche dell’esperienza Logica del calcolo cieca rispetto alle concrete condizioni di vita che suggeriscono percorsi specifici di fuoriuscita dalla povertà. Essa si dissolve al confronto con le esperienze situate che si discostano dalle visioni aggregate Numerosi studi di caso 3 narrazioni prevalenti
Discutere della povertà urbana concentrandosi solo sui diritti infrastrutturali Urbanesimo infrastrutturale Critiche (ognuna con fondamento di verità)
potrebbe così divenire teatro per un rinnovamento delle procedure burocratiche senza peraltro dover rivoluzionare le reti esistenti: le nuove tecniche tipiche dell’attivismo diffondono possibili disegni alternativi e servono da moltiplicatori del benessere comune (ci sono già esperimenti in corso: app telefoniche, trasporto a basso costo, condivisione delle abitazioni …). Riconoscere il potere rimodellante delle infrastruttura la politica delle infrastrutture è ciò che ci da la possibilità di cambiare