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Riassunto di ''Vedere come una città", Sintesi del corso di Geografia Economica

Riassunto di ''Vedere come una città"

Tipologia: Sintesi del corso

2021/2022

Caricato il 12/06/2023

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mattia-rizzato 🇮🇹

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1. GUARDANDO ATTRAVERSO LA CITTA’
Un mondo urbano
1) Solo un piccolo numero di città (la > parte nel Nord del Mondo) guida la crescita economica globale la
maggior parte del benessere economico del mondo ruota attorno alle condizioni di fornitura che rendono
queste città competitive
2) Potere economico delle città si appoggia su molteplici concentrazioni urbane di potere: città =
concentrazioni di conoscenza, influenza culturale e simbolica, forza finanziaria, innovazione alcuni
indici (Kearney Global Cities Index) tentano di fare una classifica dell’influenza globale delle città: le città ai
vertici della classifica esercitano un potere che spiazza quello degli Stati e della politica Sassien: futuro
geopolitico dominato da 20 o poco + reti urbane strategiche di livello mondiale
3) Città = centro di colocalizzazione di mondi sociali profondamenti divisi e diversi, in cui le risorse sono
appannaggio di pochi (in termini relativi): crescente urbanizzazione delle popolazione espansione di zone
di povertà ed emarginazione, in cui gli individui sopravvivono all’interno di un’economia prettamente
informale
4) Città e ambiente:
Metabolismo urbano = 60-80% del consumo energetico, 75% emissioni
Rischi: prezzi elevatissimi di cibo ed energia, esposizione a eventi climatici estremi, alti livelli di
inquinamento e congestione, saturazione infrastrutture …
5) La centralità urbana non si traduce in aumento di potere delle autorità locali, ostacolate da vincoli giuridici
e fiscali, e dal ruolo di forze non governative (élite urbane, coalizioni di interesse, reti illegali …) che hanno
progetti diversi sull’urbano e compromettono l’autonomia e l’autorità delle amministrazioni locali
Urbanicità
- Ultimi anni: svolta relazionale degli studi sulla città città = campo di forza combinatorio governato da
equilibri di potere fra molte autorità
- Il comportamento sociale degli abitanti delle città (da quelle controllate dai software a quelle a basso
contenuto tecnologico) è materialmente mediato dall’ambiente urbano paesaggio urbano = habitat,
apparato sensoriale in cui si estendono gli istinti e le intelligenze dei corpi
Conoscere la città
Come cogliere la complessità delle città? Secondo i sostenitori dell’approccio quantitativo, ciò è finalmente
possibile grazie all’avanzamento nella raccolta dei dati e nelle analisi al netto di alcune critiche … questo
approccio si è rivelato capace di cogliere specificità e sfumature delle dinamiche sottostanti i fenomeni
urbani city leader affascinati da queste affermazioni si sono, quando possibile, dotati di unità di
intelligence: si tratta delle iniziative sulla smart city, basate su insiemi di dati e su sistemi computazionali in
grado di sviluppare scenari probabilistici i decisori, tuttavia, sono spesso caduti nell’errore di credere di
poter governare le città a partire da esperti e modelli ignorando altre forme di intelligenza e conoscenza già
all’opera nella città (pluralismo della conoscenza) conoscere queste pratiche di conoscenza (molte sono
nascoste, informali) non è semplice … tuttavia esistono alcuni principi generali cui attenersi:
Mantenimento e incanalamento della rete di centri locali di conoscenza
Creazione di un centro per le decisioni strategiche sulla città aperto a diversi modelli di analisi e ai
vari centri di conoscenza locali al fine sviluppare progetti urbani alternativi
2. SPOSTANDO L’INIZIO: L’ANTROPOCENE
- Città = groviglio di infrastrutture … ma anche momenti della circolazione (snodi) di persone e cose
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Scarica Riassunto di ''Vedere come una città" e più Sintesi del corso in PDF di Geografia Economica solo su Docsity!

1. GUARDANDO ATTRAVERSO LA CITTA’

Un mondo urbano

  1. Solo un piccolo numero di città (la > parte nel Nord del Mondo) guida la crescita economica globale  la maggior parte del benessere economico del mondo ruota attorno alle condizioni di fornitura che rendono queste città competitive
  2. Potere economico delle città si appoggia su molteplici concentrazioni urbane di potere: città = concentrazioni di conoscenza, influenza culturale e simbolica, forza finanziaria, innovazione …  alcuni indici (Kearney Global Cities Index) tentano di fare una classifica dell’influenza globale delle città: le città ai vertici della classifica esercitano un potere che spiazza quello degli Stati e della politica  Sassien: futuro geopolitico dominato da 20 o poco + reti urbane strategiche di livello mondiale
  3. Città = centro di colocalizzazione di mondi sociali profondamenti divisi e diversi, in cui le risorse sono appannaggio di pochi (in termini relativi): crescente urbanizzazione delle popolazione  espansione di zone di povertà ed emarginazione, in cui gli individui sopravvivono all’interno di un’economia prettamente informale
  4. Città e ambiente:  Metabolismo urbano = 60-80% del consumo energetico, 75% emissioni  Rischi: prezzi elevatissimi di cibo ed energia, esposizione a eventi climatici estremi, alti livelli di inquinamento e congestione, saturazione infrastrutture …
  5. La centralità urbana non si traduce in aumento di potere delle autorità locali, ostacolate da vincoli giuridici e fiscali, e dal ruolo di forze non governative (élite urbane, coalizioni di interesse, reti illegali …) che hanno progetti diversi sull’urbano e compromettono l’autonomia e l’autorità delle amministrazioni locali Urbanicità
  • Ultimi anni: svolta relazionale degli studi sulla città  città = campo di forza combinatorio governato da equilibri di potere fra molte autorità
  • Il comportamento sociale degli abitanti delle città (da quelle controllate dai software a quelle a basso contenuto tecnologico) è materialmente mediato dall’ambiente urbano  paesaggio urbano = habitat, apparato sensoriale in cui si estendono gli istinti e le intelligenze dei corpi Conoscere la città Come cogliere la complessità delle città? Secondo i sostenitori dell’approccio quantitativo, ciò è finalmente possibile grazie all’avanzamento nella raccolta dei dati e nelle analisi  al netto di alcune critiche … questo approccio si è rivelato capace di cogliere specificità e sfumature delle dinamiche sottostanti i fenomeni urbani  city leader affascinati da queste affermazioni  si sono, quando possibile, dotati di unità di intelligence: si tratta delle iniziative sulla smart city , basate su insiemi di dati e su sistemi computazionali in grado di sviluppare scenari probabilistici  i decisori, tuttavia, sono spesso caduti nell’errore di credere di poter governare le città a partire da esperti e modelli ignorando altre forme di intelligenza e conoscenza già all’opera nella città ( pluralismo della conoscenza )  conoscere queste pratiche di conoscenza (molte sono nascoste, informali) non è semplice … tuttavia esistono alcuni principi generali cui attenersi:  Mantenimento e incanalamento della rete di centri locali di conoscenza  Creazione di un centro per le decisioni strategiche sulla città aperto a diversi modelli di analisi e ai vari centri di conoscenza locali al fine sviluppare progetti urbani alternativi
  1. SPOSTANDO L’INIZIO: L’ANTROPOCENE
  • Città = groviglio di infrastrutture … ma anche momenti della circolazione (snodi) di persone e cose
  • Oggi = antropocene = riconfigurazione della terra da parte della forza umana, la cui velocità è connessa all’estensione e all’intensificazione delle infrastrutture (intese non solo nel senso fisico ma anche come strutture di contatto delle più svariate forme): in questa era le città sono i veri cittadini globali, simili ad alveari che condividono la responsabilità per la terra Spostando l’inizio: la Pangea Rivoluzione agricola  nascono le città: effetti + (arte, scrittura, commercio, architettura …) … ma anche – (dieta cerealicola, vicinanza col bestiame  problemi alla salute, malattie …): si può quindi dire che la rivoluzione agricola abbia prodotto un essere umano controevoluto rispetto a quello delle pietra e che l’Antropocene sia da collegare alla costruzione di un regno urbano dipendente da fonti di cibo che sono solo parzialmente adatte alla costituzione umana. Cambiamento alimentazione + > mobilità  mescolamento genetico (relativamente lento) … ma anche altri cambiamenti, + rapidi e visibili
    1. A livello geologico: l’essere umano ha spostato una grande quantità di materiali incidendo un segno permanente nell’eredità geologica del pianeta
    2. A livello climatico: cambiamento della composizione chimica dell’atmosfera
    3. Le piante: impatto misurabili non solo in termini di deforestazione e compromissione della portata dell’effetto della fotosintesi … ma anche come reazione adattiva delle pianta alla presenza e all’azione umana
    4. Animali: hanno un immensa importanza nella biosfera Recentemente, in conseguenza dell’opera dell’uomo, le ecologie stanno mutando a una velocità vertiginosa: numerosi sono gli indicatori dell’accelerazione del cambiamento  Estinzione di numerose specie  Aumento del movimento e mescolamento di animali e piante: gli essere umani hanno redistribuito gran parte della flora e della fauna terrestre con conseguenze positive (aumento biodiversità) o negative (specie invasive)  movimento nell’Antropocene = fatto naturale supportato dall’infrastruttura sottostante Lo sfondo diviene primo piano Infrastruttura = tutti i condotti che permettono agli esseri umani e alle cose ad essi legate (olio, acqua, elettricità, informazioni, segnali radio, mail …) di circolare  città = luogo di concentrazione di queste infrastrutture. Infrastrutture:  Effetti anche drammatici sull’ambiente  Talmente diffuse che spesso vengono date per scontate  Contengono la storia delle scelte che hanno contribuito a crearle e rappresentano la storia del cambiamento del mondo urbano in cui viviamo  Rappresentano la storia della capacità di movimento degli esseri umani  Ascensori: simboli della verticalità della città moderna che hanno invertito la stratificazione sociale delle abitazioni (i ricchi, oggi, stanno in alto)  Rimandano alla storia della circolazione delle cose: gli oggetti che possediamo contengono le storie dei loro viaggi attraverso le infrastrutture globali  Permettono agli uomini di spostarsi e alle comunità di diffondersi nel mondo attraverso diaspore e migrazioni  Sono una caratteristica consolidata del paesaggio urbano in cui viviamo, luoghi di azione del comportamento umano dove ci aspettiamo che si svolgano alcune tipologie di movimenti  Mediano il nostro modo di vivere anche da un punto di vista sensoriale: si pensi ai rumori, di cui il mondo è saturo, che formano una loro ecologia acustica e diventano loro stessi paesaggi associativi Flussi di incoscienza

Crescere giovani? La fine dell’umano così come lo conosciamo L’uomo moderno ha acquisito un nuovo guscio, una nuova membrana sempre più tecnologizzata. Contemporaneamente ha esteso la propria estensione all’esterno e all’interno del nostro corpo: attraverso l’onnipresenza del trasporto e la densità dei nuovi iperoggetti globali (internet, cambiamento climatico …) l’uomo è diventato capace di produrre vaste collettività, nuove città , che mescolano le città attraverso migliaia di reti fra città. Queste nuove città sono una specie di foresta tecnologica dove umani e tecnologia producono un nuovo noi e interagiscono secondo un linguaggio trans-entità Pensando città pensanti Le città pensano …  Come entità, grazie alla tecnologia: si tratta di una forma di pensiero computazionale ma, ovviamente, né cosciente né correlazionale …  Come parti (non ultimi gli esseri umani): il pensiero è quindi molteplice e aperto Umani devono smettere di pensare al mondo come a un oggetto a loro disposizione: devono smettere di pensarsi in opposizione al mondo piuttosto che in simbiosi  gradualmente stiamo però riuscendo a concepire gli oggetti come attori uguali e non opposti

  • La politica delle città consta di 2 elementi  Politica umana  Politica di decisioni congelate nel tempo che si riverberano attraverso l’infrastruttura, spesso sotto forma di vulnerabilità e decadenza  quale politiche dell’infrastruttura? Molteplici possibilità:
  1. Rendere più visibile il lavoro di manutenzione e riparazione delle infrastrutture  ciò permette di pensare ai diversi usi alternativi dell’infrastruttura
  2. Ripensamento delle istituzioni democratiche: la democrazia è sempre più vaga, né esiste una grande varietà, e sempre più spesso le sue istituzioni sono messe a repentaglio o vengono sostituite da nuovi attori (la burocrazia o i media, per esempio)
  3. Ascoltare l’infrastruttura, ascoltare le domande poste dalla città: Serres parla di una dinastia di scienziati, promotori urbani ancorati ai valori del bisogno reciproco e delle sostenibilità, in sintoni con i problemi sia immediati che di lungo periodo
  4. Modificare le infrastrutture in maniera tale che non agiscano su binari separati ma possano costituire un’alternativa l’una l’altra  significa cambiare il modo in cui funzionano le città:  sottrazioni abili, riciclo, recupero, riuso … piuttosto che distruzione  innovazioni sociali … e non solo tecniche: consentono nuove forme d’azione e
  5. Dare a tutte le cose il diritto di partecipazione al dibattito pubblico (il parlamento delle cose di Latour)  serve un ripensamento radicale di come gli uomini descrivono il mondo, cosa che è perfettamente nelle nostre corde (vedi totemismo o l’ecologia delle foreste delle tribù native)
  6. Inserire questi cambiamenti nelle interazioni che costituiscono la vita quotidiana Conclusioni Mondo vitale sempre ingegnerizzato  sempre + infrastrutturale in tutte le sue dimensioni  in questo scenario l’immaginazione e il fantastico diventano argomento di molta letteratura urbana che parla di città parallele basate su infrastrutture, abitate da cose che non hanno riguardo per il benessere umano ma in cui abitano ancora esseri coscienti in cerca di qualcosa. Queste città sono coinvolte in un flusso costante di

cambiamento di cui l’infrastruttura testimonia il percorso: l’infrastruttura stabilisce il legame fra passato e futuro; non solo ci posiziona nello spazio ma dice anche quello che siamo.

  1. QUESTIONI DI ECONOMIA Città = luoghi in cui si manifestano con + evidenza problemi di equità: sono i luoghi in cui si produce + ricchezza ma anche quelli in cui si concentra la povertà
  • Tema della ricchezza urbana:  Città = motori di crescita economica: le prospettive di crescita delle nazioni sono legate al loro sviluppo urbano  Le possibilità di un mondo urbano dipendono dalla capacità generativa e distributiva delle città  Successi e fallimenti dell’economia dipendono in qualche misura dalle città  Letteratura dell’agglomerazione spaziale: +) vantaggi economici -) diseconomie Il vantaggio competitivo delle città deriva dalla concentrazione spaziale di persone, tecnologie, infrastrutture, istituzioni, imprese che costituiscono il fondamento di domanda e offerta di crescita, di efficienza e innovazione Costo della congestione e della sovrappopolazione, fallimenti infrastrutturali e istituzionali  occorre adeguata gestione dell’agglomerazione perché funzioni al meglio, verso una crescita sostenibile Città = campo di forze, groviglio di logiche e geografie differenti senza necessarie affinità  difficile capire che cosa sia l’agglomerazione, se sia essa a produrre i vantaggi indicati e se i suoi vantaggi siano locali  piuttosto … le città devono essere pensate come un tessuto infrastrutturale che influenza le performance economiche Spiegare la prosperità urbana Città = sede di ogni tipo di economia e attività economica  queste varietà è assorbita dalle reti transnazionali; le performances delle iniziative economiche localizzate (anche le piccole imprese) in una città non possono mai attribuirsi solo al suo sviluppo interno  siamo tuttavia lontani dal dire che le fonti della prosperità economica urbana non possono essere conosciute … tutt’altro, significa essere scettici verso talune stereotipizzazione di città ( distillazioni esistenzialiste : Londra = città della finanza, Bologna = città dei cluster industriali …) che riducono le città a un insieme di principi standard e trattano le condizioni immanenti di una città come determinanti fisse di performance di economia urbana.  l’attenzione deve piuttosto essere spostata sull’ habitat transazionale di ogni città e sui fattori che in esso si combinano: di questo habitat l’ambiente infrastrutturale è un aspetto centrale, in quanto le città, prima di tutto, sono reticolati di infrastrutture intrecciate che regolano ogni aspetto dell’economia e sorreggono i mercati … in sostanza città = macchine infrastrutturali  ed ecco emergere le differenze: città ricche con poderosa dotazione infrastrutturale vs città povere con infrastrutture vulnerabili Città tecnologicamente avanzate Città del Sud Infrastrutture smart regolano la distribuzione di risorse, persone e conoscenza … ma influenzano anche le azioni umane (individuali e politiche) Anche le infrastrutture di raffazzonate, improvvisate modellano l’esperienza sociale e dominano l’esistenza quotidiana Che cosa è allora il bene comune urbano? I substrati della produttività urbana L’infrastruttura è presente in tutti i settori dell’economia urbana  lo hanno capito le organizzazioni e le istituzioni sovranazionali che raccomandano ai governi il rinnovamento delle infrastrutture  UN-Habitat: strade = motori della prosperità urbana

In passato Oggi Alcuni Stati e città con servizi di alta qualità assicurati da regolamentazione ferrea e alta tassazione deregulation + privatizzazione … Possiamo addirittura dire che infrastrutture = macchine biopolitiche; Il materiale e la routine ad esse connessi stabiliscono l’ordine sociale in modo da farlo sembrare naturale, necessario, come un habitus. Sono la manifestazione tangibile dei progetti storici dello Stato e degli accordi della società, le tecnologie di governo incorporate nel meccanismo quotidiano della città (urbana).  Joyce e Otter: innovazione infrastrutture nell’età Vittoriana fondamentale per l’inclusione della norma liberale in GB … Tuttavia non bisogna pensare alle infrastrutture come longa manus dello Stato; esse infatti contengono una serie riparazioni, adeguamenti, guasti, improvvisazioni che deviano dalle intenzioni originali (statali). Spesso evolvono autonomamente anche in contrasto coi centri di potere, modificando i comportamenti degli utenti e sovvertendo i progetti dei proprietari e regolatori.

  1. INQUADRARE LA POVERTA’ Città = luoghi di profonda disuguaglianza economica
  • Neuwirth: si prevede che metà della crescita economica del mondo nei prossimi decenni deriverà dalle città emergenti, per la maggior parte nei mercati di strada a nelle baraccopoli, attraverso attività rese possibili proprio dall’assenza o dalla degradazione dell’infrastruttura
  • Povertà > o <? Città = vantaggio o aggravante per le possibilità dei poveri? Non consenso Le logiche del calcolo Ambiguità dei numeri  ruoli differenti nella riduzione della povertà: permettere di elogiare, celebrare, criticare, condannare Stati e politiche socio-economiche.
  • UN-Habitat  2 rapporti ( Slums of the World del 2003 e State of the World’ Cities del 2008) confrontando i quali si nota un cambio di registro che riflette non solo un miglioramento nella raccolta dei dati e delle competenze, ma anche l’assunzione di una nuova prospettiva (decisamente + ottimista) sulle città Slums of the World Vita negli slums = privazioni multiple, pochi diritti, poche possibilità (è così per sempre) State of the World’ Cities (+ vicino al rapporto della BM) Riduzione della povertà si collega allo sviluppo economico e alla competitività urbana; il linguaggio dei diritti lascia spazio al linguaggio della possibilità e della facilitazione  creazione di opportunità di partecipazione dei poveri alla crescita delle città attraverso un miglioramento dell’accesso ai beni e ai servizi La logica del calcolo, fatta di numeri filtrati dalle strutture, spesso selezionati e strumentalizzati, sembra molto lontana dalla realtà … tuttavia ciò non l’ha minimamente intaccata: i dati di numerose organizzazioni hanno contribuito alla mappatura globale della povertà urbana ispirando riforme e politiche  logica del calcolo = fondamentale per l’analisi e la mitigazione della povertà urbana  UE: Millennium Development Goal per riduzione povertà: nazioni ricche promotrici ne hanno definito il successo sulla base di numeri opachi e indicatori indiscussi  il calcolo, da strumento, diventa calcolatore di misure e strumenti per il

successo, permettendo di nascondere anomalie e lacune dell’iniziativa che sottovaluta pesantemente le specifiche difficoltà della vita urbana Dal lato opposto del calcolo che governa la vita della città, stanno sorgendo interessanti iniziative di mappatura degli slums promosse e messe in atto dai poveri stessi  gli abitanti degli slums possono farsi sentire le propria voce Le logiche dell’esperienza Logica del calcolo cieca rispetto alle concrete condizioni di vita che suggeriscono percorsi specifici di fuoriuscita dalla povertà. Essa si dissolve al confronto con le esperienze situate che si discostano dalle visioni aggregate Numerosi studi di caso  3 narrazioni prevalenti

  1. Nuova posizione di UN-Habitat: riscoperta e valorizzazione della resilienza, dell’intraprendenza, dello sforzo, dell’improvvisazione sociale finanche della capacità imprenditoriale dei poveri degli slums in un contesto di assenza infrastrutturale.  Doug Sanders, Arrival city (2010): parla delle periferie della città che raccolgono i migranti rurali impoveriti (favelas in Brasile) come di spazi caratterizzati da una morfologia spaziale e sociale più libera. Si tratta si spazi di transizione che l’autore propone come risposta alla povertà di massa a patto che vi sia un mercato libero fondato sulla proprietà privata e un governo disposto a investire  Neuwirth, Shadow city (2005): entusiasmo per il potere sociale di questi spazi  no risanamento o reinsediamento con approccio top-down: distruggono i legami sociali e familiari locali … al contrario la riqualificazione deve essere messa in atto dai locali sulla base del diritto all’occupazione : gli insediamenti abusivi, infatti, diventano col tempo quartieri funzionali a patto che le autorità permettano e incoraggino l’iniziativa dei cittadini (Nairobi esempio negativo: assenza sicurezza abitativa + assenza organizzazione  persone intrappolate nell’isolamento e nell’insicurezza  mancanza impresa sociale e manutenzione di quartiere)
  2. Considera i poveri come capaci di azione e di produzione della storia … ma sottolinea anche (a differenza del primo approccio) il netto squilibrio tra povertà e fragilità dei risultati raggiunti. Questo approccio pone l’accento sull’ingegnosità delle persone ma mostra anche come in condizioni di assenza istituzionale (e infrastrutturale), pericolo e incertezza, sono diffusi sprechi e disillusioni, e il legame fra capacità e risultati è piuttosto precario  Katherin Boo, Behind the Beautiful Forevers (2012): si concentra sulla vita di specifici alcuni individui, sospesi al limite della, o impantanati nella povertà e in una pervasiva incertezza. Gli spazi che l’autrice descrive offrono familiarità e favori che rendono possibile la sopravvivenza … ma sono anche luoghi di gelosie e ostilità. L’insicurezza che ne deriva spinge gli individui all’improvvisazione che funziona per i più intraprendenti ma non è garanzia assoluta di stabilità.  Ravi Sundaram (2010): pirateria tecnologica degli abitanti di Dehli che improvvisano per accedere alla connettività e al divertimento (musica, tv, radio) sopperendo alla mancanza di infrastrutture … tuttavia questo presenta dei rischi: cavi scoperte, veicoli che si muovono in strade strette ecc…  De Boeck (2013): creatività nelle strade di Kinshasa necessaria per sopravvivere in un contesto di precarietà materiale e incertezza
  3. Si concentra sulle mediazione della politica ritenute decisive nel plasmare le fortune individuali e collettive. Riconosce una tendenza politica: espansione demografica, pressione infrastrutturale, e fiscale, cattura dello Stato da parte di élite e mercati  < impegno per i poveri, abbandono delle promesse fatto dallo Stato di impegnarsi per il benessere dei poveri. I poveri e i loro insediamenti sono trattati come zone di eccezione, un peso, un mondo a parte. La logica è la seguente:  Stato e amministrazioni locali si occupano dei poveri solo marginalmente  Élite vogliono eliminare i poveri e riorganizzare le città per favorire interessi e stili di viti consolidati

Discutere della povertà urbana concentrandosi solo sui diritti infrastrutturali Urbanesimo infrastrutturale Critiche (ognuna con fondamento di verità)

  • Aiuta a costruire voce, capacità e coalizione dei poveri e una città dei beni comuni più equamente distribuiti
  • Mette in luce i luoghi del potere nascosto: attori, tecnologie e reti a loro connessi non sono neutrali nella distribuzione delle opportunità urbane  una politica dei diritti infrastrutturali potrebbe dare il via a una contro-politica in grado di fornire un cambiamento maggiore di quello che si possa pensare
    • Non si affrontano le cause della povertà (disuguaglianza e potere asimmetrico)
    • Città dei servizi rischia di attirare sempre più poveri aumentando pressione su risorse, sovraffollamento e inquinamento EPILOGO Infrastrutture (così come l’ambiente, le competenze e le tecnologie) hanno un ruolo primario nelle dinamiche della ricchezza, della povertà, della socialità, del cambiamento climatico.  Se si vuole una città che operi per il bene comune, la macchina urbana deve essere governata in modo tale che le infrastrutture siano concepite per un progetto di recupero globale (contro il rischio di una città post-apocalittica detronizzata)  4 ordini di problemi:
  1. Macchina urbana è complessa, caratterizzata da mutevolezza e incertezza  occorre intelligenza anticipatrice e flessibilità organizzativa
  2. Città = macchina politica  infrastrutture = forme di governo; i sistemi sociotecnici hanno una propria political economy tanto che la distribuzione spaziale e sociale dei beni e servizi pubblici rimane profondamente diseguale; aggiornamento sistemi sociotecnici = strumento per rafforzare le disuguaglianze
  3. Macchina urbana dipende dalle forme convenzionali di governo: il problema è capire chi e come gestisce in un regime di governance distribuito, differenziato e incompleto.  il governo deve essere collaborativo, strategico e inclusivo (non panottico): i leader delle città devono progettare con l’aiuto di molte comunità di conoscenza, devono saper lasciare alcune cose all’informalità. Contemporaneamente devono mantenere una direzione e gestire i sistemi sociotecnici delle città in modo da espandere opportunità e benefici. In sostanza … la loro attività deve essere allo stesso tempo direttiva e consultiva, decisa ma aperta a continui aggiustamenti
  4. La città ha una propria vita e una forma mutevole, fragile, dotata di un ordine che è solo parziale. È un ibrido il cui potere deriva da cose riunite in maniera + o – efficace  occorre una grande quantità di competenze impegnata nell’articolazione e nell’adeguamento dei diversi elementi della città Alcune considerazioni:  Nella storia ci sono esempi di città che hanno prodotto un cambiamento a beneficio della popolazione mobilitando infrastrutture (Costantinopoli, Dehli, S. Pietroburgo, città britanniche del XIX attorno alla politica dell’acqua, dell’illuminazione, dell’igiene … fino all’interesse contemporaneo per le smart cities).  Esistono anche esempi di fallimenti di questa idea:  Prosciugamento di risorse per trovare un rimedio  Potenti si sono appropriati delle espansioni per metterle al servizio di fini circoscritti  Interventi = operazioni politiche in cui gli attori coinvolti hanno poi ricavato dividendi dalla fornitura di massa spesso a danno dei conti pubbliche Quali city leader? Occorrono una serie di competenze combinatorie che propendono verso alcune qualità: leadership attenta e inclusiva, buona gestione del progetto, nozioni di buon governo. Sono necessarie, dunque, tutte quelle abilità che consentono di adeguare i numerosi e concorrenti interessi delle popolazioni urbane. Serve superare la visione burocratica gerarchica e settorializzata degli interventi pubblici in favore di politiche che mettono in connessione ambiti apparentemente diversi. Il macchinario urbano

potrebbe così divenire teatro per un rinnovamento delle procedure burocratiche senza peraltro dover rivoluzionare le reti esistenti: le nuove tecniche tipiche dell’attivismo diffondono possibili disegni alternativi e servono da moltiplicatori del benessere comune (ci sono già esperimenti in corso: app telefoniche, trasporto a basso costo, condivisione delle abitazioni …). Riconoscere il potere rimodellante delle infrastruttura  la politica delle infrastrutture è ciò che ci da la possibilità di cambiare