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Riassunto discorsivo del libro “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg, Dispense di Letteratura Contemporanea

Riassunto del libro “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg del corso di letteratura contemporanea E

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 31/12/2022

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martina-munaro-1 🇮🇹

4.2

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Martina Munaro
LESSICO FAMIGLIARE
NATALIA GINZBURG
• Luoghi, fatti e nomi di persone sono del tutto reali. L’autrice in questo libro
sente una forte intolleranza per il “finto” e per qualsiasi tipo di “invenzione”.
• È la storia della sua famiglia (ebrea), fatta e concretizzata di qualsiasi verità. La
storia si svolge a Torino fra gli anni 30 e 50 (durante fascismo)
È un diario scritto a posteriori, un memoriale che risente di Proust per il
genere, ma non per lo stile poiché lo stile di Natalia è molto spezzettato, ricco di
dialoghi. Del resto la madre Lidia fu una delle prime lettrici di Proust in Italia, e
Natalia tradusse “Alla ricerca del tempo perduto” in italiano.
• I fatti non sono narrati in ordine cronologico ma seguono il flusso dei ricordi.
Non c’è quindi coincidenza tra fabula e intreccio, in quanto presente, passato e
futuro si confondono e si sovrappongono come nel grande modello francese.
• Ci sono continue retrospezioni (ad esempio la morte di Leone Ginzburg, cui
accenna con un semplice “e non lo vidi più” molto discreto, viene narrato quando
ormai Natalia parla del dopoguerra nonostante sia morto durante la guerra)
C’è la presenza di continue anticipazioni (es. Balbo per Natalia e Adriano
Olivetti per Paola* non acquistano subito il valore che avranno poi nella loro
vita, ma quel ruolo viene anticipato) (il rapporto iniziale non è uguale a ciò che
diventa successivamente) *Paola sarebbe la sorella di Natalia
Il flusso dei ricordi è continuo, infatti il libro non è diviso in capitoli: ci sono
solo stacchi narrativi con uno spazio bianco tra una riga e l’altra
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Scarica Riassunto discorsivo del libro “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg e più Dispense in PDF di Letteratura Contemporanea solo su Docsity!

Martina Munaro

LESSICO FAMIGLIARE

NATALIA GINZBURG

  • Luoghi, fatti e nomi di persone sono del tutto reali. L’autrice in questo libro sente una forte intolleranza per il “finto” e per qualsiasi tipo di “invenzione”.
  • È la storia della sua famiglia (ebrea), fatta e concretizzata di qualsiasi verità. La storia si svolge a Torino fra gli anni 30 e 50 (durante fascismo)
  • È un diario scritto a posteriori, un memoriale che risente di Proust per il genere, ma non per lo stile poiché lo stile di Natalia è molto spezzettato, ricco di dialoghi. Del resto la madre Lidia fu una delle prime lettrici di Proust in Italia, e Natalia tradusse “Alla ricerca del tempo perduto” in italiano.
  • I fatti non sono narrati in ordine cronologico ma seguono il flusso dei ricordi. Non c’è quindi coincidenza tra fabula e intreccio, in quanto presente, passato e futuro si confondono e si sovrappongono come nel grande modello francese.
  • Ci sono continue retrospezioni (ad esempio la morte di Leone Ginzburg, cui accenna con un semplice “e non lo vidi più” molto discreto, viene narrato quando ormai Natalia parla del dopoguerra nonostante sia morto durante la guerra)
  • C’è la presenza di continue anticipazioni (es. Balbo per Natalia e Adriano Olivetti per Paola* non acquistano subito il valore che avranno poi nella loro vita, ma quel ruolo viene anticipato) (il rapporto iniziale non è uguale a ciò che diventa successivamente) *Paola sarebbe la sorella di Natalia
  • Il flusso dei ricordi è continuo, infatti il libro non è diviso in capitoli: ci sono solo stacchi narrativi con uno spazio bianco tra una riga e l’altra
  • Il titolo prende il nome proprio da una serie di vocaboli che per la famiglia hanno un significato
  • Nel romanzo si alternano piani temporali. Prevalgono gli spazi chiusi (dalle case si conosce anche la gente che le abita)
  • Il linguaggio di Natalia è semplice, popolare e per niente complesso
  • Ci sono due “Natalia”: una fa parte della vicenda narrata e l’altra è la narratrice
  • Non è solo la storia della sua famiglia ma anche la rappresentazione dello squarcio che avviene in Italia con le due guerre
  • Dalla casa dei Ginzburg passano personaggi molto importanti della politica: i socialisti del primo novecento (Turati, che viene ospitato mentre scappa dall’Italia, Bissolati, Anna Kulliscioff, la compagna di Turati)
  • Dalla casa dei Ginzburg passano anche uomini di cultura come Pavese, agli industriali, come Adriano Olivetti, uno dei primi a possedere un’automobile, che del resto amava condividere con chi ne avesse bisogno
  • L’argomento principale di questo libro non è il padre, non è lei o gli avvenimenti storici ma LA FAMIGLIA.
  • Si crea un codice, un insieme di frasi famose che rivestono la realtà di una patina fantastica

ANNO DI PUBBLICAZIONE

  • 1963

PERSONAGGI

I personaggi più importanti di questo romanzo sono: Natalia che è la protagonista del racconto, il padre Giuseppe, la madre Lidia, i fratelli, Gino, Mario e Alberto, la sorella Paola, la governante Natalina e Vittorio.

  • Natalia è la protagonista del racconto, nel testo lei non appare quasi mai, perché descrive sempre ciò che succede agli altri; soltanto verso la fine comincia a parlare molto di sé e di quello che le accade.
  • Giuseppe o Beppino , padre di Natalia, è una persona irascibile ed autoritaria con i figli. Pieno di abitudini strane, come fare la doccia fredda di mattina (anche sua moglie lo fa) oppure mangiare lo yogurt appena alzato, che lui chiama “mezzorado”. Un’altra sua particolarità è dare nomi inusuali come chiamare le barzellette “scherzettini” o gli sci “ski” oppure chiama “pipite” le pellicine delle dita. È importante anche la sua origine Triestina: come per la moglie, si capiscono così certe storpiature in senso “Veneto” date alle parole. È fuoribondo, sanguigno ma sincero, perché non si vergogna mai di dire apertamente la verità, come quando insulta le amiche della moglie perché chiacchierano troppo oppure quando torna a casa da lavoro con i suoi colleghi mettendosi a gridare il suo pensiero a tutto e tutti. È un personaggio burbero, critica tutti. Si sente circondato da “ sempi” nonché sciocchi ma a tutti, nel profondo del suo cuore, vuole bene. Inoltre, durante la guerra fu costretto ad emigrare a Liegi, in Belgio per sfuggire all’arresto Lessico di Giuseppe LeviMalignazzoSempiezzo (stupidata)MalagraziaNegriguraImpiastroTrattamento (=portare il tè agli invitati)

NegroLe mele carpandueBabare e ciaciare (=chiacchiere)

  • Lidia , madre di Natalia, corre in aiuto ai figli quando Giuseppe si arrabbia con loro. È di origini Triestine, caratterizzata dalla tranquillità in contrasto con l’amarezza del marito. Ama le chiacchiere con le amiche ( babe , così le chiama il marito) e con i Lopez e i Terni che invita spesso a casa. Per la famiglia ha rinunciato agli studi di medicina, è molto paziente infatti accontenta sempre il marito. Si affeziona facilmente ai luoghi, infatti il distacco con le vecchie case in fase di trasferimento è molto difficile. Ama la musica lirica e la musica in generale, a differenza del marito che la odia.
  • Gino , fratello di Natalia è considerato il più “studioso” dei fratelli ed è il figlio preferito del padre.
  • Mario è il secondo dei fratelli, Alberto è il terzo dei fratelli e quindi il più piccolo, non ha mai avuto voglia di studiare. Molto critico nei confronti dei socialisti di inizio secolo, il padre lo definisce fascista. Anche se in realtà non lo era affatto anche perché fu ricercato come cospiratore perché diffondeva opuscoli antifascisti. Fu costretto a emigrare in Francia mentre il padre e Gino passarono qualche tempo in carcere solo perché padre e fratello di un cospiratore. Era innamorato della Francia, diceva che era l’opposto dell’Italia in qualsiasi cosa.
  • Alberto è l’ultimo dei fratelli, meno diligente a scuola. La madre Lidia fa capire al padre che il figlio si circonda di gente intelligente e antifascisti come Pajetta.

GIULIO EINAUDI

Fonda la casa editrice negli anni del fascismo con la collaborazione di Leone Ginzburg tra mille difficoltà. Frequenta casa Levi ma è sempre timido e riservato. Natalia diventò anche collaboratrice della casa editrice

LO ZIO DEMENTE E SILVIO

Chiamano così lo zio perché curava i dementi non perché lui lo fosse. Silvio era un fratello della mamma che si era tolto la vita e che spesso era nei pensieri di Lidia.

BARBISON (PEREGO)

È uno zio materno, un personaggio decisamente secondario, eppure il romanzo si chiude con il suo nome. Se il padre di Natalia dice "Ah non cominciamo adesso col Barbison! Quante volte l'ho sentita contare questa storia!" Sembra quasi alludere appunto a quella struttura circolare della storia, che può ricominciare daccapo, come un ciclo che non finisce.