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Riassunto per esame con la Prof.ssa Caggiano. Riassunto basato sul testo + slide. Università degli Studi di Bari (uniba)
Tipologia: Sintesi del corso
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Obiettivi e contenuti dell’igiene e dell’educazione sanitaria:
Nel linguaggio corrente, il termine “igiene” ha il significato di “pulizia” e come tale viene usato in espressioni come “igiene personale” o “igiene della casa”, mentre con il termine “igienista” si indica una persona eccessivamente, a volte ossessivamente, preoccupata di evitare tutto ciò che pensa possa far ammalare. La disciplina “igiene” ha ben altri significati, contenuti e obiettivi. Infatti l’igiene è la scienza che, in base alle conoscenze mediche e utilizzando anche conoscenze di altre discipline, ha come obiettivi di proteggere e di migliorare la salute nel suo complesso.
La protezione della salute è assicurata mediante una serie di interventi e procedure che consentono la prevenzione delle malattie e delle infermità. Tuttavia, essere esenti da malattie è una condizione indispensabile, ma non sufficiente per godere di una condizione piena di salute. La salute, secondo la classica definizione data dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, è una condizione di completo benessere fisico, mentale e sociale.
Forma globale di salute:
La salute deve essere garantita: Articolo 32 della Costituzione La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo.
La protezione e la promozione della salute, cioè la prevenzione delle malattie ed il miglioramento del benessere, possono essere ottenute con un insieme di interventi rivolte alle singole persone, alla popolazione nel suo complesso ed all’ambiente di vita e di lavoro. Parte degli interventi sono di ordine sociale e devono essere realizzati dallo Stato, dalle Regioni e dagli Enti territoriali. Altri riguardano scelte e comportamenti dei singoli cittadini e si inseriscono nello “stile di vita” degli individui e delle comunità di cui essi fanno parte. Ad esempio, il cancro del polmone, di cui causa principale è il fumo di sigarette, la sua presenza è oggi in diminuzione tra gli uomini che hanno recepito le informazioni sul vantaggio del rifiuto di fumo.
L’importanza dell’informazione sanitaria , costituisce la prima tappa del processo di educazione a scelte di vita salutari. L’educazione sanitaria ha appunto l’obiettivo di indurre le persone a fare scelte positive riguardo ad atteggiamenti e comportamenti atti a promuovere la salute ed a prevenire le malattie.
Adozione di uno stile di vita corretto: in condizione di salute per mantenersi sani.
Riabilitazione: in condizioni di malattia – disabilità per mantenere e potenziare le capacità residue, così da consentire le attività e la partecipazione nelle varie aree di vita.
Che cos’è la salute:
La salute non è soltanto assenza di malattia, ma la salute è determinata in parte anche da fattori ambientali, dall’ambiente fisico e sociale, ed in parte da fattori individuali sia soggettivi sia oggettivi.
I fattori dell’ambiente fisico sono i più vari: agenti climatici , come il caldo e il freddo eccessivo – agenti chimici , come sostanze nocive nell’aria o negli alimenti – agenti biologici , come i microrganismi responsabili di infezioni. Anche i fattori dell’ambiente sociale sono vari e si riferiscono alle condizioni di vita e di lavoro.
Sia i fattori dell’ambiente fisico, sia quelli dell’ambiente sociale possono agire in senso positivo o in senso negativo sulle condizioni di salute e sullo sviluppo di malattie. La salute, cioè la sensazione di benessere, dipende sia da fattori oggettivi che da fattori soggettivi, che riguardano il modo di sentire e di relazionarsi con gli altri da parte di ciascun individuo.
I bisogni di salute: percepiti e non percepiti, espressi e non espressi, indotti:
Come vi è una diversa percezione della propria condizione di salute, allo stesso modo, da una persona all’altra, vi può essere una diversa coscienza dei propri bisogni di salute. Si possono suddividere i bisogni di salute percepiti e non percepiti: in un quartiere in cui è assente il verde, i residenti possono avvertirne il bisogno di quello spazio verde e il disagio della sua assenza; mentre altri, pur avvertendone il disagio, non percepiscono la menomazione al loro stato di salute mentale e sociale. Ma anche tra coloro che hanno percepito il bisogno di spazi verdi per il proprio benessere fisico, mentale e sociale, non tutti sono saranno in grado di esprimere tale bisogno. Tra i compiti dell’educazione sanitaria vi è anche quello di far percepire i bisogni reali di salute e di indurre le singole persone e le comunità ad esprimerli correttamente.
Diverso è il caso dei bisogni di salute indotti. Essi non sarebbero né percepiti né espressi, perché di fatto non sono finalizzati al miglioramento del benessere, se non venissero suscitati in modo artificioso da chi ha interesse a trarne profitti economici. Un esempio è offerto dal bisogno di acqua oligominerale, indotto dalla pubblicità martellante che decanta le sue inesistenti proprietà salutari. In realtà, le acque minerali imbottigliate del commercio non hanno alcuna delle proprietà decantate (non rendono né più sani, né più belli, né depurano l’organismo), mentre è proprio l’acqua di rubinetto che è la più adatta all’uso potabile perché ha un contenuto ottimale di Sali, compreso il calcio prezioso per la salute delle ossa.
I successi ed i limiti della medicina scientifica di fronte ai bisogni di salute ed alla richiesta di “empatia” della popolazione:
Nel corso degli ultimi anni la medicina preventiva e la medicina curativa hanno raggiunto livelli di efficacia elevati: numerose malattie infettive e non infettive, vere calamità del passato, sono state eradicate o eliminate o sono sotto controllo, almeno nei paesi più ricchi (tetano, morbillo), mentre malattie incurabili in passato, come le malattie cardiovascolari, i tumori, sono oggi curate con successo. Il risultato di tutto ciò è testimoniato dal prolungamento della vita media della nostra popolazione, ai primi del ‘900 è giunta ad oltre 84 anni per le donne e ad oltre 78 per gli uomini.
Tuttavia, gli straordinari successi della medicina preventiva e della medicina curativa hanno indotto in molte persone aspettative di guarigione, e di immortalità, che non possono essere soddisfatte. Esistono ancora patologie che sfuggono alle attuali possibilità di intervento. Inoltre i progressi tecnici nei diversi campi della biologia e della medicina inducono talvolta ad un esasperato tecnicismo gli operatori della sanità, a scapito dell’approccio umano alla persona con problemi di salute. Questo atteggiamento è
In tutti i paesi sviluppati esistono dei servizi sanitari, anche se diversamente organizzati, che erogano prestazioni di prevenzione e di cura. A livello internazionale , l’organismo che specificamente opera nel campo della sanità è l’Organizzazione Mondiale della Sanità. In Italia , è il Servizio Sanitario Nazionale che ha compiti di promozione della salute, prevenzione e cura delle malattie, riabilitazione.
L’organizzazione sanitaria internazionale:
L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). I principali campi d’intervento e le attività dell’OMS che riguardano tutti i paesi membri sono:
Indicatori di salute: l’attenzione ai temi della salute della popolazione necessita di disporre di Indicatori che permettono di valutare:
Gli indicatori di salute sono:
Per conoscere gli indicatori vengono utilizzate: la Demografia, la Statistica e la Epidemiologia.
Elementi di demografia e di statistica sanitaria:
La demografia studia lo stato ed il movimento della popolazione. Lo stato della popolazione è dato dalla consistenza numerica (numero di abitanti) e dalla composizione (per sesso, età, distribuzione territoriale) della popolazione, mentre il movimento della popolazione è determinato dalle modificazioni che essa presenta nel tempo per le nascite, le morti ed i movimenti migratori.
I dati demografici relativi allo stato ed al movimento della popolazione sono indispensabili ai fini epidemiologici per valutare in termini quantitativi le condizioni di salute della popolazione. La conoscenza dei dati demografici relativi allo stato ed al movimento della popolazione è necessaria anche per valutare quantitativamente le condizioni di salute di una popolazione e non solo le condizioni di malattia.
Lo stato della popolazione. Il censimento:
Lo stato della popolazione deriva dal numero di abitanti e dalla loro distribuzione per sesso e per età. Dati relativi allo stato della popolazione si possono ottenere dagli uffici anagrafe dei comuni di sede locale. I dati più complessi ed affidabili sullo stato della popolazione provengono però dai censimenti.
Il censimento è la rilevazione istantanea del numero di abitanti, della loro suddivisione per sesso, per età e per stato civile, della loro distribuzione territoriale. Esso viene affermato ogni dieci anni e rileva le persone presenti nei diversi ambiti territoriali alla data stabilita per la sua effettuazione. I dati vengono rilevati per mezzo di appositi questionari rilasciati alle famiglie. I questionari vengono poi ritirati dai rilevatori ed elaborati dall’ISTAT che li pubblica, affinchè siano disponibili per tutti coloro che sono interessati a trarne informazioni. I dati riguardanti la distribuzione della popolazione per sesso e per età, sono di grande importanza non solo per fini amministrativi ed economici, ma anche per fini sanitari. Basti solo riflettere sul fatto che alcune malattie colpiscono prevalentemente i giovani ed altre gli anziani.
Una rivelazione istantanea delle principali caratteristiche di una popolazione è il censimento. In rapporto ai criteri di raccolta di dati si possono distinguere censimenti de jure e censimenti de facto :
Tassi di morbosità: incidenza e prevalenza delle malattie:
Mentre la frequenza delle morti si misura con i tassi di mortalità, la frequenza delle malattie si misura con i tassi di morbosità. Essenzialmente si calcolano due tassi di morbosità : i tassi di incidenza e i tassi di prevalenza. Per incidenza di una malattia si intende il numero di nuovi casi che si manifestano in un determinato arco di tempo; ad esempio il numero di nuovi casi di epatite B in un anno. Per prevalenza di una malattia di intende l numero di casi, vecchi e nuovi, presenti in un determinato momento; ad esempio, il numero di persone che risultano ammalate di cancro al polmone in un determinato giorno, indipendentemente dal fatto che si siano ammalate nello stesso anno o in anni precedenti.
Letalità: si tratta di una proporzione che permette di conoscere la percentuale di malati che muoiono per quella malattia.
La statistica:
La statistica studia una serie di dati provenienti dall’osservazione della popolazione (soggetti – auto prodotte in un anno). E’ una scienza esatta (segue leggi matematiche), ma essendo basata sullo studio di campioni della popolazione, è da considerare una scienza probabilistica.
Elementi di epidemiologia:
l’Epidemiologia è la scienza che studia la frequenza e la distribuzione delle malattie nelle popolazioni, le loro cause ed i fattori di rischio che ne inducono l’insorgenza e ne condizionano la diffusione, con il fine di attuarne la prevenzione. Gli studi sullo stato di salute della popolazione e gli studi per individuare e valutare gli interventi per migliorare la salute e la qualità della vita. In definitiva, lo scopo principale dell’epidemiologia è la scoperta delle cause delle malattie e dei fattori che le favoriscono o le ostacolano, mentre le metodologie epidemiologiche si usano anche per valutare l’efficacia e la convenienza degli interventi di diagnosi e cura degli interventi di prevenzione.
Gli studi epidemiologici possono essere distinti in studi osservazionali ed in studi d’intervento detti anche studi sperimentali. L’epidemiologia di osservazione studia la popolazione così come essa si presenta e gli eventi che in essa accadono naturalmente. L’epidemiologia di osservazione viene distinta in epidemiologia descrittiva ed in epidemiologia analitica in base agli obiettivi e alle metodologie impiegate. L’epidemiologia d’intervento o sperimentale studia gli effetti delle modificazioni indotte appositamente nella popolazione e nell’ambiente con l’introduzione di nuove terapie, l’applicazione di misure di prevenzione, comportamenti vantaggiosi per la salute, ecc. con questo tipo di studi si valuta il grado di efficacia di interventi e attuati sperimentalmente e con rigorosi metodi scientifici al fine di decidere la convenienza o meno di applicarli su larga scala.
Epidemiologia descrittiva o ecologica:
L’epidemiologia descrittiva studia la frequenza e la distribuzione delle malattie e dei parametri di salute nelle popolazioni. Essa si basa su “studi ecologici”, che spesso utilizzano dati correnti riguardanti l’intera popolazione d determinati ambiti territoriali o particolari comunità con proprie abitudini di vita.
Utilizza a tal fine le tecniche della statistica descrittiva per la raccolta corretta, sintesi e descrizione dei dati. Risponde alla domanda: Chi, Dove, Quando?
Epidemie e Pandemie:
Brusche variazioni, con aumento di frequenza limitato ad un breve periodo di tempo, denunciano un evento epidemico. Si parla di epidemia quando più casi di una stessa malattia si presentano nella stessa popolazione o nello stesso gruppo di individui in un breve periodo di tempo avendo un origine comune. Ad esempio l’aumento dei decessi registrati a Londra nel dicembre 1952 in coincidenza con l’aumento dello stato di inquinamento atmosferico.
Quando la diffusione epidemica va oltre i confini di un paese e dilaga attraverso i continenti, com’è tipico per l’influenza, si usa il termine di pandemia.
Un primo episodio epidemico che insorge in un gruppo di individui, il primo caso di malattia che introduce il contagio nel gruppo è detto caso indice, mentre tutti gli altri che da questo prendono origine sono detti casi secondari. Il periodo che intercorre tra l’inizio della malattia nel caso indice e l’inizio nel primo dei casi secondari è detto intervallo seriale.
I termini di epidemia e pandemia si applicano anche alle malattie cronico-degenerative: lo straordinario aumento di frequenza del cancro del polmone in tutto il mondo a causa della diffusione dell’abitudine al fumo di sigaretta viene considerato una pandemia.
Una malattia si considera endemica in un territorio quando l’agente responsabile è presente e circola nella popolazione, manifestandosi con un numero di casi in parte elevato ma uniformemente distribuito nel tempo.
Il caso sporadico è quello che si manifesta in una popolazione in cui una malattia è assente da tempo e che non si trasmette ad altri individui, rimanendo isolato. Possiamo considerare sporadici, ad esempio, i casi di malaria contratta all’estero e manifestatisi al rientro in Italia, senza dar luogo a casi secondari. Nella sua espressione più tipica, pertanto, la sporadicità esclude che l’agente patogeno sia stabilmente presente in quel territorio, diversamente dall’endemia.
Differenze spaziali:
La frequenza delle diverse malattie può variare da un paese all’altro, e nell’ambito dello stesso paese, da una regione all’altra. L’ipotesi eziologica è che tali differenze geografiche possono essere collegate con differenze dell’ambiente fisico e sociale e dello stile di vita delle diverse popolazioni.
Variabili personali:
le differenze maggiori si osservano in rapporto all’età, giacché alcune malattie sono esclusive o quasi dell’infanzia, altre di gran lunga più frequenti tra gli anziani, rispetto a tutte le altre età. Anche rispetto al sesso si possono presentare considerevoli differenze di frequenza per numerose malattie.
rispetto al gruppo di controllo. Nel caso di riduzione si avrà la prova dell’efficacia dell’intervento di prevenzione.
Risponde alla domanda: funziona?
Attualmente, non si ammette che si possa effettuare un qualsiasi atto medico, sia preventivo, curativo, riabilitativo, se non è stata dimostrata la sua efficacia.
Il fine ideale dell’igiene e dell’Educazione sanitaria è che ogni persona nasca sana e mantenga la propria condizione di salute al più alto livello fino al naturale componimento della vita. In pratica, ciò può essere attuato applicando le metodologie elaborate per la promozione della salute e per la prevenzione delle malattie.
Come si promuove la salute:
Secondo la definizione dell’OMS, la salute non è soltanto l’assenza di malattie, ma è una condizione dinamica di benessere fisico, mentale e sociale. Questa definizione implica che la condizione di benessere di cui gode una persona può essere ulteriormente migliorata. La condizione di benessere è determinata da fattori obiettivi, individuali e sociali.
La promozione della salute, cioè il suo innalzamento fino al più alto livello raggiungibile, si ottiene agendo sia sulle singole persone sia nel contesto culturale e sociale. Sul piano individuale, delle singole persone, occorre mettere in atto specifici interventi di educazione sanitaria che inducano alla scelta di stili di vita che contribuiscano all’efficienza fisica ed all’equilibrio mentale. L’efficienza fisica è determinata adottando comportamenti consoni con il buon funzionamento del metabolismo e la buona funzionalità dei vari organi ed apparati. I vantaggi sono determinati dall’alimentazione equilibrata, dall’esercizio fisico e dal rifiuto di abitudini nocive come il fumo e l’abuso di bevande alcoliche, oltre che dall’innalzamento dell’autostima necessaria per vivere serenamente la propria condizione. Occorre che la persona non solo “stia bene” (benessere oggettivo) ma anche che “si senta bene” (benessere percepito). Il benessere sociale è determinato dal modo con cui la persona è capace di relazionarsi con gli altri nell’ambito della famiglia, ecc., importante quindi è l’educazione civica.
Come si prevengono le malattie:
Attualmente, la prevenzione delle malattie, sia di quelle infettive sia di quelle cronico degenerative, è attuata secondo procedure ben controllate e la cui efficacia è scientificamente provata. Il fine della prevenzione è di impedire l’insorgenza e la progressione delle malattie nelle persone sane e nelle perone apparentemente sane. A seconda degli obiettivi e dei metodi di intervento si distinguono tre tipi di prevenzione: primaria, secondaria e terziaria.
La prevenzione primaria:
La prevenzione primaria ha l’obiettivo di impedire che le persone sane si ammalino. Se un intervento di prevenzione primaria contro una determinata malattia è efficace, esso determinerà la riduzione della frequenza della malattia nella popolazione. Le strategie della prevenzione primaria mirano a rimuovere le cause delle malattie o i fattori che ne facilitano l’insorgenza (fattori di rischio individuali ed ambientali). Se si riesce a rimuovere completamente la causa di una malattia o ad impedire che essa agisca sulla popolazione si osserverà la diminuzione della frequenza della malattia stessa fino alla sua scomparsa.
Quando la causa di una malattia non è conosciuta o non è possibile eliminarla, si può ottenere la riduzione della sua frequenza agendo sui fattori di rischio. Nel caso del cancro al polmone per esempio, sappiamo che il rischio attribuibile al fattore di rischio individuale “fumo di sigaretta”.
Metodologia della prevenzione secondaria:
La prima fase di qualsiasi intervento di prevenzione secondaria è costituita dall’esame delle persone apparentemente sane ma a rischio di malattia per effettuarne lo screening, al fine di individuare coloro che sono già ammalati pur non prestando ancora sintomi di malattia. Lo screening (letteralmente “crnita”) può essere rivolto a gruppi ristretti di persone (screening selettivo) o a larghi strati della popolazione (screening di massa). Lo screening di massa si effettua sull’intera popolazione o su fasce di popolazione, come ad esempio neonati, anziani.
Un tale esame (screening), deve avere delle caratteristiche particolari in quanto va applicato ad un numero elevato di persone che sono apparentemente sane e che sane si ritengono. Per questi motivi un test di screening per essere sottoposto deve essere:
Inoltre, il metodo d’esame da utilizzare deve essere sensibile e specifico: esso deve rilevare il maggior numero possibile di ammalati (test sensibile) e non deve indicare come malati delle persone sane (test specifico).
Sono poco numerosi gli interventi di screening che si ritengono effettivamente validi. Un esempio è il Pap Test.
La prevenzione terziaria:
La prevenzione terziaria differisce concettualmente e praticamente dalla prevenzione primaria e dalla secondaria, in quanto ha obiettivi e metodologie di intervento del tutto diversi. Essa, infatti, non è rivolta a persone sane o apparentemente sane ma a persone ammalate e si prefigge di impedire che esse vadano incontro a uno stato di invalidità (prevenzione di invalidità). Gli interventi di prevenzione terziaria riguardano dunque persone con malattie croniche e persone portartici di handicap e costituito in procedure e tecniche di riabilitazione.
Le tecniche di riabilitazione debbono essere messe in atto precocemente per evitare complicanze della malattia principale durante il suo decorso e per ottenere il massimo recupero funzionale, con il fine del reinserimento familiare e sociale della persona malata. La riabilitazione fisica e l’assistenza psicologica hanno una particolare importanza nelle persone affette da artropatie invalidanti.
Obiettivi strategici della prevenzione:
l ’obiettivo della prevenzione secondaria e della prevenzione terziaria è: proteggere le singole persone dalle conseguenze delle malattie (protezione individuale). Gli obiettivi che si vogliono raggiungere con gli interventi di prevenzione primaria sono:
La protezione individuale:
La protezione delle singole persone è un obiettivo di per sé importante anche se limitato. Infatti, il coinvolgimento delle singole persone è indispensabile per il successo della maggior parte degli interventi di prevenzione primari. Basta citare, ad esempio, la prevenzione del morbillo o la prevenzione del cancro del polmone, che si possono attuare soltanto se le singole persone accettano, rispettivamente, di vaccinare i propri figli e di rifiutare il fumo di sigaretta.
La necessità del coinvolgimento delle singole persone è ancora più evidente nel caso della prevenzione secondaria, per la cui attuazione è necessario che tutti coloro che sono esposti al rischi di malattia si sottopongano ad esami di screening.
Occorre sottolineare ancora, che qualsiasi intervento di prevenzione, primaria o secondaria, dà il massimo dei risultati, soltanto se riesce a coinvolgere tutta o la maggior parte della popolazione.
Il controllo delle malattie:
Per controllo delle malattie si intende una significativa e stabile riduzione dei casi di malattia nella popolazione, grazie ad uno specifico intervento di prevenzione. La riduzione dei casi può restare stabile nel tempo o progredire di anno in anno, fino all’eliminazione ed all’eradicazione della malattia. Per il controllo della maggior parte delle malattie è necessario che gli, interventi di prevenzione siano mantenuti costantemente nel tempo (ad esempio la circolazione di acqua potabile).
L’eliminazione delle malattie:
Per eliminazione di una malattia si intende l’assenza di nuovi casi. L’eliminazione della malattia si ottiene dopo aver raggiunto il controllo, grazie all’efficacia del programma di prevenzione protratto nel tempo. Nuovi casi però possono presentarsi ancora se viene meno il rispetto delle norme e delle pratiche di prevenzione.
L’eradicazione delle malattie:
Una malattia può dirsi eradicata quando si è riusciti ad ottenere che nessuno si ammali più, grazie al fatto che è stato rimosso definitivamente l’agente eziologico, così che nuovi casi non potranno più presentarsi in futuro. L’unica malattia che sia stata finora eradicata a livello mondiale è il vaiolo, di cui l’agente eziologico, il virus del vaiolo, è definitivamente scomparso in tutto il mondo, grazie al programma globale di educazione condotto dall’OMS. Il grande vantaggio dell’eradicazione globale è che la malattia eradicata scompare per sempre, e per conseguenza, non c’è più bisogno di alcuna misura di prevenzione.
Le strategie dell’educazione sanitarie:
Generalità
L'educazione sanitaria, oggi, non è più la semplice trasmissione di informazioni con l'invito a tenere certi comportamenti, che ha origine da chi impartisce e giunge al destinatario. È, invece, un complesso intervento che coinvolge attivamente anche il destinatario (il singolo, la famiglia, la scuola, l'intera comunità), e passa attraverso le 3 fasi di acquisizione di conoscenze, modifica di atteggiamenti e adozione di comportamenti.
Le conoscenze comprendono:
a) Le nozioni relative al corpo ed alle sue cure;
b) Le informazioni relative alla disponibilità ed alle modalità d'uso dei servizi sanitari;
c) La comprensione dei meccanismi ambientali, occupazionali e comportamentali di rischio, nonché delle politiche nazionali in atto per la tutela della salute e per la lotta contro le malattie.
Il successo nella trasformazione di un messaggio in conoscenza dipende:
Dalla credibilità della sorgente di informazione e dal gradimento dell'uditorio nei confronti del comunicatore;
Dall'accuratezza ed alla qualità della trasmissione;
Dalla percezione di pertinenza, rilevanza ed utilità dell'informazione;
Dalla natura positiva, e non intimidente o terroristica, del messaggio;
Dalla semplicità del messaggio: e il pubblico che lo deve recepire;
Dalla novità del messaggio;
Dal fatto che questa conoscenza possa inserirsi armoniosamente o entrare in contrasto con altre formazioni già acquisite.
Gli atteggiamenti occupano un posto fondamentale nella strategia della promozione della salute, in quanto essi legano insieme le sensazioni (feeling), le convinzioni (beliefs) ed i valori (values) e determinano i comportamenti di rilevanza sanitaria.
È appurato che gli individui dotati di una forte auto-stima tendono ad un atteggiamento particolare verso la propria salute, non necessariamente però in senso positivo (ad esempio, abusando di farmaci di fronte al minimo sintomo); al contrario, una bassa autostima rende l'individuo più incerto e più incostante. Ecco quindi che nel processo di educazione sanitaria deve essere incoraggiata l'autostima.
Per quanto riguarda i comportamenti , si tratta delle azioni che ogni soggetto esplica quotidianamente ai fini della tutela della promozione della propria salute, sotto la propria responsabilità; ma anche delle azioni che gli stessi soggetti svolgono attivamente a favore dei loro simili e della collettività nell'ambito di una generale promozione della salute.
Approccio educativo tradizionale:
L’approccio educativo tradizionale è orientato alla malattia, e consiste nel fornire informazioni ai singoli destinatari sulle patologie fisiche o psichiche individuali e sui modi per evitarle: ad esempio sul tumore polmonare come conseguenza negativa del fumo di tabacco ecc.
Tale tipo di intervento presume che la scelta alternativa tra comportamento corretto e scorretto sia totalmente affidata all'arbitrio dell'individuo, e possa venire liberamente a seguito dell'interiorizzazione dell'informazione.
Questo approccio si è dimostrato in pratica assai poco fecondo. Infatti è basato su inviti a rinunciare a molte cose piacevoli o ad assumere comportamenti faticosi e sgradevoli.
Approccio intermedio :
Un approccio intermedio, invece che sulle malattie, è incentrato sui fattori di rischio, e sfrutta la conoscenza ormai acquisita che la stessa malattia può essere associata a più fattori di rischi, mentre lo stesso fattore può indurre più di una malattia. Quindi un programma basato sulla lotta al fumo può indurre vantaggi in tema di patologie coronariche ma anche di tumori, mentre la lotta ai tumori può avvalersi di interventi sia sul fumo che sulla dieta.
Anche quest'approccio, però, è più informativo che formativo, e riserva gli esperti il ruolo attivo, limitando quello dei destinatari.
Approccio innovativo:
L'approccio innovativo tiene conto del fatto che la semplice trasmissione di un'informazione non modifica necessariamente atteggiamenti e comportamenti. La comunicazione è a due vie, il processo educativo è un processo partecipato olio, l'obiettivo sono la progressiva convinzione e l'interiorizzazione, non l'imposizione.
L'approccio innovativo tiene conto della complessità del fenomeno salute e dei fattori che la influenzano, nonché della teoria e della pratica della moderna scienza dell'educazione, ed ha come obiettivo non la lotta contro la singola malattia o contro uno o più fattori di rischio, ma la promozione della salute intesa come fatto positivo e quantitativo (e quindi incrementabile).
I comportamenti da adottare per incrementare la salute vengono presentati in un insieme integrato, che costituisce un nuovo stile di vita, sottolineando soprattutto gli aspetti positivi di una dieta bilanciata e di un costante esercizio fisico ecc.
L’operatività dell’educazione sanitaria:
Generalità
L'educazione sanitaria si propone una modifica consapevole, convinta e durevole dei comportamenti dei singoli e della collettività, con l'obiettivo di incrementare la salute e di ridurre la diffusione dei fattori di rischio e l'incidenza delle malattie.
L'intervento educativo consiste in un processo di comunicazione basato su di un linguaggio (scritto, disegnato, parlato, con animazione ecc) comune a chi trasmette ed a chi riceve; l'informazione che viene trasmessa deve essere completa, comprensibile e scientificamente impeccabile.
I metodi di comunicazione possono essere unidirezionali (o indiretti) o bidirezionali (o diretti); mentre i primi sono adatti soprattutto a veicolare informazioni sanitaria o ad integrare campagne più complesse, i secondi, basati sulla creazione di rapporti interpersonali, sono da considerare il metodo privilegiato per attuare il processo partecipato della moderna educazione sanitaria.
Le fasi dell'azione:
Un intervento di educazione sanitaria si attua attraverso l'espletamento di 4 differenti fasi, e precisamente:
La fase operativa consiste nella realizzazione della soluzione prescelta secondo criteri di priorità e di fattibilità.
La fase valutativa presenta differenti momenti criteri di attuazione.
La valutazione dell'efficienza, tesa a verificare se il programma prescelto sia stato realizzato con la minima spesa possibile; la verifica di efficacia, consistente nella controllare se siano stati raggiunti gli obiettivi comportamentali, nonché gli obiettivi di salute (riduzione dei tassi di incidenza).
Le malattie infettive:
Le malattie infettive (o da infezione) sono le patologie determinate da microrganismi patogeni di varia natura, come virus, batteri, miceti, protozoi. Gran parte delle malattie infettive è sostenuta da microrganismi in grado di diffondersi, direttamente o indirettamente, da una persona infetta ad una persona recettiva stabilendo “il contagio”.
L’importanza di una malattia in una popolazione è definita dalla frequenza e dalla gravità con cui essa si presenta ed è valutata da diversi parametri, tra cui la contagiosità, la diffusibilità, nonché la patogenicità e la virulenza del microrganismo che la determina.
Eziologia delle malattie infettive: i microbi:
Con il termine microbi si designa una serie di organismi microscopici e submicroscopici con caratteristiche notevolmente diverse.
I virus: sono entità biologiche sub cellulari, parassiti endocellulari obbligati (di animali, piante, funghi e batteri), di dimensione comprese tra 10 e 400 nanometri. In termini semplici, una particella virale, detta virone, può essere considerata come un “contenitore” glicoproteico di un acido nucleico (DNA o RNA) privo di un proprio metabolismo, tanto da dover parassitare una cellula per svolgere il proprio ciclo vitale e replicarsi.
I batteri: i batteri sono organismi viventi unicellulari, di dimensioni da 0.5 a 5 micrometri (millesimi di millimetro), sono visibili solo al microscopico. Essi sono forniti di DNA e RNA. I batteri classici sono dotati di un ricco corredo di enzimi e pertanto, sono in grado di assumere dall’esterno sostanze nutritive, che utilizzano per il loro metabolismo e per riprodursi. Le clamidie , sono batteri di dimensioni più piccole rispetto ai batteri “classici”, per questo sono parassiti endocellulari obbligati e dipendono dalla cellula ospite, al cui interno soltanto possono riprodursi. I microplasmi sono i batteri con le dimensioni più piccole, capaci di vivere al di fuori di altre cellule.
I miceti: i miceti (o funghi) patogeni per l’uomo sono microrganismi che hanno un organizzazione cellulare di tipo eucariotico. Le infezioni causate da essi sono chiamate micosi. Le infezioni superficiali sono causate da miceti che si localizzano in tessuti ricchi di cheratina, quali lo strato corneo della pelle, le unghie e i capelli. L’infezione è causata da spore che vengono a contatto con la cute, il cui impianto è favorito da lesioni superficiali dovute anche ad un semplice sfregamento. Le micosi cutanee e sottocutanee interessano il derma e l’epidermide. Le micosi invasive invece, sono infezioni che interessano tessuti ed organi interni come i polmoni, il fegato, reni. Esse sono causate da miceti patogeni opportunisti, che possono invadere l’organismo soltanto in condizioni di grave debilitazione e immunodeficienza, come ad esempio nei malati di AIDS.
Concetto di malattia: La malattia è uno stato di malessere dell’organismo. Si distingue in:
L’agente eziologico: microrganismo che causa la malattia (la malattia infettiva generalmente prende il nome dell’agente eziologico).