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Riassunto libro Compendio, Sintesi del corso di Linguistica Generale

Riassunto del libro Compendio di Sintassi italiana.

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

Caricato il 06/03/2026

Simonam12
Simonam12 🇮🇹

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BERRUTO –
LA LINGUISTICA: UN CORSO INTRODUTTIVO
Riassunto completo
CAPITOLO 1
IL LINGUAGGIO VERBALE
1.1 Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione
La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua.
Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali: la
linguistica generale, che si occupa di che cosa sono, come sono
fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica, che si
occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le
lingue e fra lingua e cultura.
Nella tradizione italiana, spesso si contrappone alla “linguistica
generale”
la “glottologia”, come ambito che copre la linguistica storica e lo
studio
comparato delle lingue antiche.
Oggetto della linguistica sono dunque le cosiddette lingue storico-
naturali, vale a dire le lingue nate spontaneamente lungo il corso
della civiltà umana e usata dagli esseri umani ora o nel passato. Es:
italiano, francese, romeno, russo, cinese, latino..
Tutti i sistemi linguistici esistenti ed esistiti sono manifestazione
del linguaggio verbale umano, il quale è la facoltà di
comunicare linguisticamente.
La distinzione tra lingue e dialetti è basata unicamente su
considerazioni sociali e storico-culturali.
È fondamentale la nozione di segno: un segno è qualcosa che sta
per qualcos’altro. Comunicare = mettere in comune, rendere
comune. Tutto può comunicare qualcosa, ogni fatto culturale può
essere interpretato da qualcuno. Fondamentale, nella
comunicazione, è l’intenzionalità, da parte del mittente, di far
passare l’informazione al ricevente. (
Passaggio di informazione
)
Si distinguono 3 categorie chiave della comunicazione, a
seconda di ichi produce il messaggio (emittente) e chi lo riceve e
interpreta (ricevente/interpretante) e dell’intenzionalità del loro
comportamento:
1. COMUNICAZIONE IN SENSO STRETTO:
- emittente intenzionale;
- ricevente intenzionale (es. linguaggio verbale umano, segnali
stradali..).
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BERRUTO – LA LINGUISTICA: UN CORSO INTRODUTTIVO

Riassunto completo CAPITOLO 1 IL LINGUAGGIO VERBALE 1.1 Linguistica, lingue, linguaggio, comunicazione La linguistica è il ramo delle scienze umane che studia la lingua. Lo studio della lingua si può dividere in due sottocampi principali: la linguistica generale, che si occupa di che cosa sono, come sono fatte e come funzionano le lingue, e la linguistica storica, che si occupa dell’evoluzione delle lingue nel tempo e dei rapporti fra le lingue e fra lingua e cultura. Nella tradizione italiana, spesso si contrappone alla “linguistica generale” la “glottologia”, come ambito che copre la linguistica storica e lo studio comparato delle lingue antiche. Oggetto della linguistica sono dunque le cosiddette lingue storico- naturali , vale a dire le lingue nate spontaneamente lungo il corso della civiltà umana e usata dagli esseri umani ora o nel passato. Es: italiano, francese, romeno, russo, cinese, latino.. Tutti i sistemi linguistici esistenti ed esistiti sono manifestazione del linguaggio verbale umano, il quale è la facoltà di comunicare linguisticamente. La distinzione tra lingue e dialetti è basata unicamente su considerazioni sociali e storico-culturali. È fondamentale la nozione di segno : un segno è qualcosa che sta per qualcos’altro. Comunicare = mettere in comune, rendere comune. Tutto può comunicare qualcosa, ogni fatto culturale può essere interpretato da qualcuno. Fondamentale, nella comunicazione, è l’intenzionalità , da parte del mittente, di far passare l’informazione al ricevente. ( Passaggio di informazione) Si distinguono 3 categorie chiave della comunicazione , a seconda di ichi produce il messaggio (emittente) e chi lo riceve e interpreta (ricevente/interpretante) e dell’intenzionalità del loro comportamento:

1. COMUNICAZIONE IN SENSO STRETTO:

  • emittente intenzionale;
  • ricevente intenzionale (es. linguaggio verbale umano, segnali stradali..).

B. Passaggio di informazione:

- emittente non intenzionale;

  • ricevente intenzionale (es. comunicazione non verbale umana, postura, etc). C. Formulazione di inferenze:
  • nessun emittente (vi è un oggetto culturale che viene interpretato come volto a fornire un’informazione);
  • interpretante (es. modi di vestire = questa persona segue la moda). 1.2 Segni, codice Il segno è l’unità fondamentale della comunicazione. Esistono diversi tipi di segni.
  1. INDICI : motivati naturalmente/non intenzionali (basati sul rapporto causa o condizione scatenante > effetto). Es: occhiaie = sonno; nuvole = pioggia; fumo = indice di incendio.
  2. SEGNALI : motivati naturalmente/usati intenzionalmente. Es: luce accesa di notte su una montagna = segnalo la mia presenza; segnali stradali
  3. ICONE : motivati analogicamente/intenzionali (basati sulla similarità di forma o struttura, riproducono proprietà dell’oggetto designato). Es: carte geografiche, icone del pc.
  4. SIMBOLI : motivati culturalmente/intenzionali. Es: cristianesimo = croce; colomba = pace.
  5. SEGNI (in senso stretto): non motivati/intenzionali. Es: comunicazione gestuale, lingua dei segni, sono arbitrari, non motivati e basati su una convenzione. Suoni linguistici (non c’è un motivo per cui la parola cane significhi un cane (arbitrario), ma una volta scelto quel nome è necessario mantenerlo altrimenti non ci si comprende). Sono prodotti intenzionalmente per comunicare. Il " codice " è un insieme di convenzioni che stabilisce come interpretare segni diversi. Tutti i sistemi di comunicazione sono codici, e i segni linguistici formano il codice della lingua. LE PROPRIETA DELLA LINGUA:
  6. Una prima proprietà ovvia è la biplanarità , il fatto che ci siano in un segno due piani compresenti: significante e significato. Il “ significante ”(espressione) è la parte fisicamente percepibile del segno, quello che cade sotto i nostri sensi; il “ significato ” (contenuto) è la parte non materialmente percepibile, l’informazione veicolata dalla faccia percepibile. Un codice si può allora definire come un insieme di corrispondenze fra significati e significanti, e un segno come l’associazione di un significante e un

Più strettamente iconici sembrano i cosiddetti “ ideofoni ”, cioè espressioni imitative o interiezioni descrittive che designano fenomeni naturali o azioni, frequentemente usate nei fumetti. Sulla presenza tutt’altro che marginale di caratteri iconici nel linguaggio verbale umano hanno posto l’accento recenti concezioni che tendono a ridurre l’importanza dell’arbitrarietà come carattere costitutivo totale dei segni linguistici. Un’altra prospettiva che tende a vedere nei segni linguistici più motivazione di quanto si creda è quella che sostiene l’importanza del “ fonosimbolismo ”, affermando che certi suoni avrebbero per la loro stessa natura associati a sé certi significati. Affermazioni del genere incorrono tuttavia in controesempi così evidenti e numerosi da non poter essere prese seriamente come argomenti contro il principio dell’arbitrarietà dei segni linguistici. Doppia articolazione Una proprietà molto importante del linguaggio verbale umano è quella che viene chiamata “doppia articolazione”. Consiste nel fatto che il significante di un segno linguistico è articolato a 2 livelli nettamente diversi:

  1. A un primo livello, il significante di un segno linguistico è organizzato e scomponibile in unità che sono ancora portatrici di significato e che vengono riutilizzate per formare altri segni ( prima articolazione ). Tali pezzi o elementi costituiscono le unità minime di prima articolazione, e non sono ulteriormente articolati (scomponibili) in elementi più piccoli che rechino ancora un proprio significato. Le unità minime di prima articolazione, che chiameremo “ morfemi ”, sono ancora segni, i segni più piccoli. A un secondo livello ( seconda articolazione ), esse sono a loro volta scomponibili in unità più piccole che non sono più portatrici di significato autonomo. Tali elementi, che non sono più segni in quanto non hanno un significato e che chiameremo “ fonemi ”, costituiscono le unità minime di seconda articolazione. Ogni segno linguistico è analizzabile, scomponibile in unità di seconda articolazione. Si noti che unità minime di prima e seconda articolazione possono coincidere nella loro forma. La doppia articolazione dei segni linguistici costituisce una proprietà cardine del linguaggio verbale umano, secondo cui si sviluppa la struttura generale del sistema linguistico. Essa consente alla lingua una grande

economicità di funzionamento: con un numero limitato di unità di seconda articolazione, “mattoni” elementari di costruzione privi di significato, si può costruire un numero grandissimo di unità dotate di significato. È di conseguenza importante nella strutturazione della lingua il principio della combinatorietà : la lingua funziona combinando unità minori, possedute in un inventario limitato, prive di significato proprio, per formare un numero indefinito di unità maggiori (segni). È tale principio che permette alla lingua la produttività illimitata. Trasponibilità di mezzo Il significante dei segni linguistici, oltre ad essere doppiamente articolato, possiede un’altra proprietà molto importante, caratterizzante della lingua: può essere trasmesso o realizzato sia attraverso il mezzo aria, il canale fonico-acustico, sia attraverso il mezzo luce, il canale visivo- grafico. A tale proprietà si dà il nome di trasponibilità di mezzo. Anche se i segni linguistici possono essere trasmessi o oralmente o graficamente, il carattere orale è tuttavia prioritario rispetto a quello visivo: il canale fonico-acustico (o vocale-uditivo) appare per varie ragioni il canale primario, talché spesso si dice che una delle proprietà del linguaggio verbale umano è la fonicità. Occorre aprire un excursus su lingua parlata e lingua scritta. Il parlato è anzitutto prioritario antropologicamente rispetto allo scritto. Tutte le lingue che hanno una forma e un uso scritti sono (o sono state) anche parlate, mentre non tutte le lingue parlate hanno anche una forma e un uso scritti: migliaia di lingue, soprattutto in Africa e Oceania, non hanno una scrittura. Ovviamente questo dato di fatto non contraddice la proprietà generale della trasponibilità di mezzo. Inoltre l’importanza che risulta avere oggi per noi la scrittura è piuttosto recente. Ancora, il

concomitanza con molte altre prestazioni fisiche e intellettive;

  • permettono la localizzazione della fonte di emittenza del messaggio;
  • la ricezione è contemporanea alla produzione del messaggio, avviene in diretta.
  • l’esecuzione parlata è più rapida di quella scritta
  • il messaggio può essere trasmesso simultaneamente a un gruppo di destinatari diversi e può essere colto da ogni direzione;
  • il messaggio è evanescente, ha rapida dissolvenza, non permane a ingombrare il canale ma lascia subito libero il passaggio ad altri messaggi. Si noti però che questo vantaggio può essere in certi casi uno svantaggio: non per nulla un noto detto latino recita scripta manent, verba volant;
  • l’energia specifica richiesta è molto ridotta, il parlare è concomitante con la respirazione e ne può essere considerato entro certi termini un sottoprodotto specializzato. Dal punto di vista meramente fisiologico, appare evidente che il linguaggio verbale umano è dotato di “specializzazione”: il parlare, pur avvenendo in concomitanza con particolari funzioni fisiologiche, non assolve alcun altro compito fisio-biologico che quello della comunicazione ed è quindi un’attività altamente specializzata. Nelle società moderne, tuttavia, lo scritto ha una priorità sociale : avere una forma scritta è un requisito indispensabile per una lingua evoluta. Linearità e discretezza Un’ulteriore proprietà dei segni linguistici è la linearità. Per “ linearità del segno” si intende che il significante viene prodotto, si realizza e si sviluppa in successione nel tempo e/o nello spazio. Successione lineare tale che non possiamo decodificare il segno se non dopo che siano stati attualizzati uno dopo l’altro tutti gli elementi che lo costituiscono. Sempre relativa in primo luogo al significante è la proprietà dei segni linguistici di essere discreti. Per discretezza dei segni si intende il fatto che la differenza tra gli elementi, le unità della lingua, è assoluta: in altre parole, le unità della lingua non costituiscono una materia continua, ma

c’è un confine preciso fra un elemento e un altro. Onnipotenza tematica, plurifunzionalità e riflessività Tocchiamo ora una proprietà generale del linguaggio verbale umano che lo contrassegna profondamente. Si tratta di quella che viene spesso chiamata onnipotenza semantica, che consisterebbe nel fatto che con la lingua è possibile dare un’espressione a qualsiasi contenuto. L’onnipotenza semantica si riferisce dunque al fatto che con la lingua si può parlare di tutto. Poiché risulta difficilmente provabile che con la lingua si possa veramente dire tutto, è prudente parlare piuttosto di plurifunzionalità, come proprietà tipica e spiccata della lingua. Per plurifunzionalità si intende che la lingua permette di adempiere a una lista molto ampia di funzioni diverse. In linea di principio, le funzioni a cui serve la lingua formano una lista aperta. Fra le più rilevanti, si possono menzionare:

  1. l’esprimere il pensiero. La concezione della lingua fondamentalmente come riflessione del pensiero contrassegna in modo deciso alcune fra le più importanti correnti teoriche della linguistica contemporanea, per esempio la linguistica generativa;
  2. Il trasmettere informazioni
  3. l’instaurare, mantenere, regolare attività cooperative e rapporti sociali;
  4. il manifestare, esternare i propri sentimenti e stati d’animo;
  5. il risolvere problemi;
  6. il creare mondi possibili (si pensi all’impiego letterario). Occorre fare un cenno a un modello di classificazione molto noto. Si tratta dello schema proposto da R. Jakobson , che identifica sei (classi di) funzioni, sulla base di un modello generale dell’evento comunicativo. Ogni funzione sarebbe incentrata su uno dei sei fattori, che costituisce anche il criterio di riconoscimento della funzione: un messaggio linguistico volto a esprimere sensazioni del parlante avrebbe funzione prevalente emotiva ; uno volto a specificare aspetti del codice o a calibrare il messaggio sul codice avrebbe funzione prevalente

forma semplice applicabili ricorsivamente. La ricorsività è posseduta in maniera evidente dalla lingua ed è una proprietà formale molto importante della lingua; significa che uno stesso procedimento è riapplicabile un numero teoricamente illimitato di volte. Distanziamento e libertà da stimoli Un’altra proprietà del linguaggio verbale umano è stata chiamata distanziamento. Si tratta di una proprietà che riguarda il modo di significazione della lingua e che ha una notevole importanza. Per distanziamento si intende la possibilità di poter formulare messaggi relativi a cose lontane, distanti nel tempo, nello spazio o in entrambi dal momento e dal luogo in cui si svolge l’interazione comunicativa o viene prodotto il messaggio. Il distanziamento consiste dunque essenzialmente nella possibilità di parlare di un’esperienza in assenza di tale esperienza. Con questo, la nozione di distanziamento in fondo viene a coincidere con un altro aspetto, vale a dire la libertà da stimoli. Essa consiste nel fatto che i segni linguistici rimandano a una elaborazione concettuale della realtà esterna, e non semplicemente stati dell’emittente. Trasmissibilità culturale Dal punto di vista antropologico, ogni lingua è trasmessa per tradizione all’interno di una società. Le convenzioni che costituiscono il codice di una determinata lingua, le regole specifiche che ne costituiscono la norma, e il suo patrimonio lessicale passano da una generazione all'altra per insegnamento/apprendimento spontaneo. Ogni essere umano impara e conosce almeno una lingua, quella della comunità sociale in cui è nato; e può apprenderne, sempre per trasmissione culturale, un’altra o più altre. Questo non vuol dire tuttavia che il linguaggio verbale umano sia un fatto unicamente culturale. Al contrario, la componente innata, facente parte

del patrimonio genetico della specie umana è anch’essa importante nel linguaggio verbale: in esso vi è infatti sia una componente culturale- ambientale , sia una componente innata , che fornisce la “facoltà del linguaggio”, cioè la predisposizione a comunicare mediante una lingua. Il linguaggio è in tal senso universale, le lingue storico-naturali sono particolari. L’interazione fra componente naturale, innata e componente culturale, appresa, fa sì che abbia un ruolo particolare nel processo di acquisizione/apprendimento della lingua non solo la prima infanzia, ma anche il periodo della cosiddetta prepubertà linguistica. Complessità sintattica Vi sono due proprietà della lingua molto interessanti, meno legate alla natura materiale dei segni e più inerenti alla natura e configurazione interna del sistema linguistico. Una di queste consiste nel fatto che i messaggi linguistici possono presentare un alto grado di elaborazione strutturale, con una ricca gerarchia di rapporti di concatenazione e funzionali fra gli elementi disposti linearmente. La disposizione reciproca in un segno linguistico degli elementi che lo costituiscono non è mai indifferente; e i rapporti fra gli elementi dànno luogo a una fitta trama plurima, percepibile nella sintassi del messaggio. Questa proprietà si può definire complessità sintattica. Fra gli aspetti che hanno rilevanza nella trama sintattica vi sono:

  1. l’ordine degli elementi contigui, le posizioni lineari in cui essi si combinano;
  2. le relazioni strutturali e le dipendenze che vigono fra elementi non contigui. In generale, i rapporti gerarchici fra gli elementi che costituiscono una frase rappresentano una “seconda” trama della strutturazione sintattica;
  3. le incassature ;

come la lingua sia proprio e caratteristico soltanto degli essere umani. Le opinioni degli studiosi non sono del tutto concordi, ma è largamente prevalente la considerazione che la facoltà verbale, di esprimersi attraverso sistemi comunicativi come le lingue, sia specie-specifica dell’uomo e sia maturata come tale nel corso dell’evoluzione. Solo l’uomo possiede le precondizioni anatomiche e neurofisiologiche necessarie per l’elaborazione mentale e fisica del linguaggio verbale, vale a dire:

  • adeguato volume del cervello, quantità delle circonvoluzioni della corteccia cerebrale, quantità e plasticità dei collegamenti interneuronali;
  • conformazione del canale fonatorio cosiddetta “a due canne”, con un angolo, un cambiamento di direzione, fra una “canna”, il cavo orale, e l’altra, la laringe, e con un’ampia cavità intermedia (la faringe, che fa da cassa di risonanza). La prima condizione rende possibile la memorizzazione, l’elaborazione e la processazione di un sistema così neurologicamente e cognitivamente complesso quale il linguaggio; la seconda consente le sottili distinzioni articolatorie e sfumature nella produzione fonico necessario per la comunicazione orale. Negli ultimi 25 anni del secolo scorso sono stati compiuti svariati esperimenti di insegnamento di (elementi di) sistemi di comunicazione strutturati sul modello del linguaggio verbale umano ai primati più vicini all’uomo nell’evoluzione genetica (gorilla e soprattutto scimpanzé). Si è cercato di far apprendere sperimentalmente sistemi di comunicazione che possedessero le stesse caratteristiche fondanti del linguaggio verbale, e in primo luogo la cosiddetta lingua dei segni, basata su gesti e atteggiamenti del viso e degli arti invece che sul canale vocale. Ma i risultati sembrano scarsi e tutto sommato deludenti. Più di un autore sostiene che è presumibile che i primati producano quelle combinazioni semplicemente come risposta a uno stimolo a cui sono stati addestrati.

In conclusione, sembra ci siano a tutt’oggi più argomenti per dare ragione a Noam Chomsky, il più noto linguista contemporaneo, quando sostiene che il linguaggio è una capacità innata ed esclusiva della specie umana, che non per dargli torto. Definizione di lingua Potremmo dire che la lingua è “un codice che organizza un sistema di segni dal significante primariamente fonico-acustico, fondamentalmente arbitrari ad ogni loro livello e doppiamente articolati, capaci di esprimere ogni esperienza esprimibile, posseduti come conoscenza interiorizzata che permette di produrre infinite frasi a partire da un numero finito di elementi”. Principi generali per l’analisi della lingua Sincronia e diacronia La prima di queste distinzioni è quella fra sincronia e diacronia. I termini di sincronia e diacronia si impiegano per indicare due diverse condizioni con le quali si può guardare alle lingue e ai fatti linguistici in relazione all’asse del tempo. Per diacronia si intende la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua lungo lo sviluppo temporale, nella loro evoluzione storica. Per sincronia si intende invece la considerazione delle lingue e degli elementi della lingua facendo un “taglio” sull’asse del tempo, e guardando a come essi si presentano in un determinato momento agli occhi dell’osservatore. Nei fatti linguistici è impossibile separare nettamente la dimensione sincronica da quella diacronica. C’è un rimando continuo fra sincronia e diacronia. La distinzione fra la considerazione diacronica e la considerazione

sintagmatico. Tale distinzione concerne un duplice instaurarsi di rapporti nel funzionamento del sistema linguistico e nella produzione di messaggi verbali. Ogni attuazione di un elemento del sistema di segni in una certa posizione nel messaggio implica una scelta in un paradigma (o insieme) di elementi selezionabili in quella posizione: l’elemento che compare effettivamente esclude tutti gli altri elementi che pur potrebbero comparire in quella posizione. Si può anche dire che l’asse paradigmatico riguarda le relazioni a livello del sistema, l’asse sintagmatico riguarda invece le relazioni a livello delle strutture che realizzano le potenzialità del sistema. Dimensione paradigmatica e dimensione sintagmatica costituiscono dunque la duplice prospettiva secondo cui funzionano le strutture, le combinazioni di segni linguistici. La prima fornisce i serbatoi da cui attingere le singole unità linguistiche, la seconda assicura che le combinazioni di unità siano formate in base alle restrizioni adeguate per ogni lingua. L’organizzazione secondo i due principi dell’asse paradigmatico e dell’asse sintagmatico è molto importante in quanto dà luogo alla diversa distribuzione degli elementi della lingua. Livelli d’analisi Fondamentalmente, esistono nella lingua quattro livelli di analisi , stabiliti in base alle due proprietà della biplanarità e della doppia articolazione, che identificano tre strati diversi del segno linguistico: lo strato del significante inteso come mero significante, lo strato del significante in quanto portatore di significato, e lo strato del significato. Tre livelli d’analisi sono relativi al piano del significante: uno per la seconda

articolazione, che consiste nella fonetica e fonologia ; due per la prima articolazione, che consistono nella morfologia e nella sintassi. E un ulteriore livello è relativo al solo piano del significato e consiste nella semantica. Occorre aggiungere che vi sono sottolivelli secondari di analisi della lingua: la grafematica (che riguarda i modi in cui la realtà fonica è tradotta nella scrittura), e la pragmatica e testualità (che riguarda l’organizzazione dei testi in situazione).

ARGOMENTI / DOMANDE IMPORTANTI DEL 1° CAPITOLO - Il linguaggio verbale:

  1. Definizione di linguistica, lingue storico-naturali
  2. Segno e codice
  3. Arbitrarietà dei segni e triangolo semiotico
  4. La doppia articolazione
  5. Proprietà della lingua:
  • economicità
  • combinatorietà
  • trasponibilità del mezzo
  • priorità del parlato e vantaggi dell’oralità
  • linearità e discretezza
  • plurifunzionalità e funzioni della lingua
  • ricorsività
  • libertà da stimoli
  • complessità sintattica
  • equivocità
  1. Principi generali per l’analisi della lingua:
  • sincronia e diacronia
  • langue e parole
  • asse sintagmatico e paradigmatico CAPITOLO 2 - FONETICA E FONOLOGIA Fonetica Abbiamo detto che il significante, o mezzo fisico, è di carattere fonico- acustico: suoni e rumori, onde sonore che passano attraverso l’aria.

vocali. Il flusso d’aria passa poi nella faringe, e da questa nella cavità boccale (o orale). Nella cavità orale, svolgono una funzione importante nella fonazione alcuni organi mobili o fissi: la lingua, il più importante degli organi mobili, in cui si distinguono una “radice”, un “dorso” e un “apice”; il palato, in cui occorre considerare separatamente il velo; gli alveoli, vale a dire la zona immediatamente retrostante ai denti; i denti; le labbra. Anche la cavità nasale può partecipare al meccanismo di fonazione, quando il velo e l’ugola si trovano in posizione di riposo. Il luogo in cui viene articolato un suono costituisce un primo parametro fondamentale per la classificazione e identificazione dei suoni del linguaggio; un secondo parametro fondamentale è dato dal modo di articolazione, e cioè dal restringimento relativo che in un certo punto del percorso si frappone o no al passaggio del flusso d’aria. Un terzo parametro importante è dato dal contributo della mobilità di singoli organi. In base al modo di articolazione abbiamo una prima grande opposizione fra i suoni del linguaggio: quella fra suoni prodotti senza la frapposizione di ostacoli che creino perturbazioni al flusso d’aria fra la glottide e il termine del percorso e suoni prodotti mediante la frapposizione di un ostacolo parziale o totale al passaggio dell’aria in qualche punto del percorso. I primi tipi di suoni costituiscono le vocali , i secondi le consonanti. I suoni prodotti con concomitante vibrazione delle corde vocali accostate e tese sono detti “ sonori ”, i suoni prodotti senza vibrazione delle corde vocali discoste sono detti “ sordi ”. Le vocali sono normalmente tutte sonore, le consonanti possono essere sia sonore che sorde. Consonanti

Modo di articolazione Le consonanti sono caratterizzate dal fatto che vi è frapposizione di un ostacolo al passaggio dell’aria. A seconda che questo ostacolo sia completo, cioè mediante il contatto di parti di organi provochi un’occlusione o blocco momentaneo ma totale al passaggio dell’aria, o sia invece parziale, cioè consista in un restringimento della cavità in cui passa il flusso d’aria senza vero contatto e senza quindi che si crei un momento di blocco, si riconoscono due grandi classi di consonanti: rispettivamente, le “ occlusive ” e le “ fricative ”. A un livello maggiore di precisione, occorre distinguere dalle fricative le cosiddette “ approssimanti ”, in cui l’avvicinamento degli organi articolatori non arriva a provocare una frizione o un fruscio così sensibile come nel caso delle vere fricative. Esistono suoni consonantici la cui articolazione inizia come un’occlusiva (con una rapidissima occlusione del canale) e termina come una fricativa (l’occlusione appena iniziata si trasforma in un restringimento del canale). Si tratta di consonanti per così dire “composte”, costituite da due fasi, fuse assieme, e vengono chiamate “ affricate ”. Nel modo di articolazione pertinente per alcuni tipi di consonanti intervengono altri fattori quali movimenti o atteggiamenti della lingua o la partecipazione anche della cavità nasale alla produzione del suono. Abbiamo così consonanti “ laterali ”, quando l’aria passa solo ai due lati della lingua e “ vibranti ”, quando si hanno rapidi contatti intermittenti tra la lingua e un altro organo articolatorio. Laterali e vibranti possono essere riunite sotto l’etichetta di “liquide”. Si hanno invece consonanti “ nasali ” quando vi è un passaggio dell’aria anche attraverso la cavità nasale.