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Regioni e regionalizzazione Capitolo 1: Regioni e regionalizzazione: alcuni elementi teorici Il vivace di battito nato intorno alla nozione di regione ha alimentato specifiche correnti disciplinari all'interno della geografia scientifica sin dalla sua nascita. Per questi primi geografi la regione era uno spazio naturale fisico chiaramente identificabile mediante discriminanti essenziali geomorfologiche climatiche e dinamico vegetali. E in tale contesto culturale conosciuto con i termini di determinismo o ambientalismo che matura la prima concezione regionale moderna rigorosa punto tra la fine dell'Ottocento e i primi del novecento una nuova corrente di pensiero geografico passata alla storia con i diversi termini di ‘Possibilismo’ —Storicismo’ o ‘Ecologismo umanista, riprende le concezioni geografiche del determinismo per concepire un'idea più ampia e profonda di regione. Quest'ultima è il risultato delle influenze reciproche tra comunità umane e mondo naturale punto per i geografi del possibilismo la regione è uno spazio in cui una comunità umana interagisce con uno o più substrati fisici creando un organismo regionale e un paesaggio geografico dei tratti singolari e irripetibili. Sono i gruppi umani che hanno la possibilità di avviare i variegati processi di costruzione e modifica del territorio e di disegno del paesaggio antropofffisico in base ai quali gli spazi naturali sono trasformati in spazi sociali e produttivi. Diverse sono le accezioni regionali che si sono delineate nel tempo: ® Regione elementare se si considera l'estensione spaziale di un solo fenomeno, la delimitazione del territorio basata sulla valutazione di un solo fenomeno dominante ® Regione complessa quando una regione può essere considerata come area di diffusione di più fenomeni ® Regione omogenea, formale, integrale, nodale ci si riferisce a una porzione di superficie terrestre uniforme omogenea per i suoi caratteri costitutivi naturali e umani punto si tratterebbe della regione ideale per i geografi ® Regione funzionale un'area di individuata è delimitata dalla rete dei rapporti fra elementi antropici attivi sul territorio che contribuiscono a delineare delle strutture * Regioneospazio relazionale ambito spaziale delineato ma non delimitato dalle relazioni di varia natura fra individui ed enti che svolgono ruoli diversi possono emettere o ricevere le suddette relazioni e Regione problema un'area che è toccata da fenomeni o processi di grande rilievo politico economico sociale e che presenta problematiche interessanti in prospettiva scientifica e applicativa per le dinamiche regionali che ospita ® Regione di piano area specificatamente delimitata per scopi amministrativi gestionali o di pianificazione. Il concetto di regione ha progressivamente assunto un valore polisemico perché è stato impiegato sia per connotare entità fisiche ed elementi materiali distribuiti sulla superficie terrestre, sia per elaborare costruzioni e strutture più astratte e immateriali. | geografi contemporanei concordano sul fatto che le regioni del mondo attuale sono il riflesso di realtà storiche di decisioni politiche e di processi di trasformazione socio economici complessi, sono anche il risultato di spinte individuali e collettive associati in una progettualità geografica ora più o meno accentuata nel tempo e nello spazio, sono frutto di contesti etici e sinergici e divengono spazi concreti dell'azione materiale e immateriale dei gruppi umani e degli attori politici ed economici punto Le società umane i grandi attori economici e politici, i processi di globalizzazione hanno dimostrato la loro potenza nella modifica degli spazi, degli ambienti e dei paesaggi in cui sono collocate tali regioni. ogni passaggio regionale contemporaneo è il risultato perciò di conflitti mediazioni o equilibri più o meno precari tra i diversi attori che abitano o operano sul territorio. Negli ultimi decenni sulla regione hanno pesato le cosiddette architetture relazionali che sono poco o per nulla radicate nei territori locali e poco dipendenti dall'azione di attori collettivi locali. Il mondo globalizzato è oggi messo in discussione dalle pandemie,dalle disuguaglianze socio spaziali e dal cambiamento climatico che fa sentire i suoi effetti negativi sul sistema antropo fisico alle diverse scale geografiche. La globalizzazione ha generato cambiamenti profondi e in più direzioni, mostrando limiti evidenti. Le diverse regioni che compongono il mosaico terrestre non reagiscono agli stimoli Ehi interni ed esterni con modalità omogenee e attraverso tempi uniformi e sincroni punto i geografi le definiscono regioni marginali o periferiche perché ospitano ‘comunità conservatrici dei loro valori tradizionali, appaiono isolate rispetto ad altre più dinamiche, sono escluse o poco coinvolte nei macro processi della globalizzazione e delle politiche di governance territoriale. Altre si sono aperte in parte ai cambiamenti hanno accettato mutamenti graduali nelle loro funzioni e struttureterritoriali.in altri casi si possono innescare i cambiamenti regionali capaci di portare a una profonda riorganizzazione geografica del territorio. Cambiano così gli obiettivi della strategia regionale si delineano nuovi paesaggi sociali e produttivi punto il cambiamento introduce nuove traiettorie di sviluppo del territorio, delinea nuovi equilibri all'interno della regione emette Forme di governance più adatte alla nuova realtà punto le trasformazioni demografiche, socioterritoriali e politico — economiche Ehi raggiungono le loro forme parossistiche in molte regioni urbane dei paesi più avanzati di quelli emergenti punto i cambiamenti si riflettono sulla città, sugli abitanti, sugli insider e sui responsabili più immediati nella produzione materiale e immateriale. In queste regioni la globalizzazione ha ridisegnato in profondità il paesaggio metropolitano punto una tale varietà di regioni e processi regionali fa apparire il mondo sempre più come uno spazio privo di certezze assolute, nell'analisi regionale, le dimensioni da considerare non sarebbero più solo tre ereditate dalla filosofia cartesiana ma bisognerebbe tener conto di un'insieme di più dimensioni. Il quadro geografico diventa molto articolato e imprevedibile e può anche indurre al relativismo o far paura o ancor far parlare di antropocene una nuova era nella quale il sistema mondo è diventato una forza geologica per pervasiva nei confronti degli equilibri terrestri. Capitolo ff: Regioni e regionalizzazione: metodi e strumenti Il filosofo Barry Smith evoca un episodio della storia americana: l'operazione con la quale, nel 1784, Thomas Jefferson fece nascere gli Stati della cosiddetta ordinanza del nordflovest tracciando delle linee su una mappa. Egli creò delle entità che fino a quel momento non esistevano. Smith introduce nel discorso due categorie interpretative e ben distinte: gli oggetti bonafide e gli oggetti Fiat. Gli oggetti bonafide esistono nel mondo prima di e a, prescindere da ogni azione ha intenzione umana, sono autonomi e indipendenti nella nostra volonta. Gli oggetti Fiat sono il prodotto delle nostre azioni e delle nostre intenzioni, nel senso che derivano la loro esistenza dal fatto che c'è qualcuno che li ha progettati e creati in quanto tali possono essere sospesi e/o revocati in qualsiasi momento. Bonafide è tutto ciò che si trova in natura Fiat, tutto ciò che abbiamo prodotto noi. Gli oggetti bonafide non dipendono da noi, ma gli oggetti Fiat non dipendono dagli oggetti bonafide. Questo avviene perché è il frutto di atti di decisione umana come leggi o decreti politici. Non è tenuto a rispettare le discontinuità spaziali, le differenziazioni Qualitative fisiche sarebbe un ‘enorme errore vedere nella distinzione posta da Smith un problema esclusivamente filosofico, di natura puramente teorica. Adalberto Vallega ha posto il problema nei seguenti termini, la regione esiste nella realtà o è un'invenzione del pensiero? Richard Heartshorne. Intendeva dire che il fulero essenziale nel sapere geografico consiste nello studio comparato degli spazi terrestri: questi sono diversi gli uni dagli altri. Egli stesso nega che si possa parlare di un unico sistema oggettivo di regioni. Ogni suddivisione regionale appare determinata in funzione delle finalità proprie di ogni ricerca particolare e non può essere generalizzata a qualsiasi altra indagine sullo spazio stesso. Queste critiche Colpiscono nel segno, se le mettiamo in rapporto alle pratiche di ricerca così come sono state configurate nel tempo. Vidal opera una suddivisione. Che è riuscita a imporsi come l'unica possibile grazie a un equivoco di fondo. Descriveva qualcosa che era il frutto di una selezione di certi aspetti della realtà, ma lo presentava come se fosse l'unica maniera di farlo, cioè a discapito di altri. Il modo in cui parliamo delle regioni deve molto a nostro modo di ff sull'osservazione diretta delle forme visibili. Regionalizzare significa descrivere una fisionomia regionale uniforme. La regione naturale e la bioregione erano concepite come entità bonafide. Negli anni 60 del secolo scorso prende piede un nuovo approccio regionale, detto funzionalista, che è basato su metodi matematici e statistici. La regione funzionale, concepita come uno spazio gerarchizzato omogeneo e misurabile. Può essere descritta come un'area al cui interno si sviluppano funzioni di varia natura, l'obiettivo consiste nel capire se beni e servizi si distribuiscono nello spazio regionale. Un primo dato da cui partire, la presenza di più centri abitati notevolmente diversificati. La regione funzionale non è uniforme grazie a esse. Possiamo stabilire una gerarchia? Questi centri di rango superiore costituiscono una località centrale o nodo altri di rango inferiori. Sono dette località disperse. Un modo efficace per capire qual è il rango sta nel guardare alle varietà e rarità dei beni e servizi che produce in due grandi categorie. Possiamo suddividere i beni e servizi diffusi di uso comune dai costi accessibili e largo consumo e necessari per la sopravvivenza quotidiana e presenti in tutte le località e i beni e servizi rari specializzati con bassa frequenza di acquisto e costi più elevati. Questo ci consente di individuare con Relativa facilità il rango. Attorno a ogni località ruota un'area circostante, detta area di gravitazione che include le località di rango meno elevato. Le une e le altre sono complementari, ogni località centrale conserva la propria leadership fornendo beni e servizi agli abitanti della propria area di gravitazione e ricevendone in cambio risorse e prestazioni. Regionalizzare consiste nella stradale classificare mediante procedure. Logistico statistiche le strutture e le funzioni, le interdipendenze, le gerarchie e le aree di gravitazione presenti in un dato territorio, la metodologia per lo studio della regione funzionale e quantitativa e si basa sul ricorso a modelli matematici. | risultati ottenuti vengono espressi mediante elementi cartografici: tabelle, diagrammi, formule matematiche, indici, grafici, ecc. Capitolo 3: Regione fisica, naturale e ambientale tradizionalmente la geografia fisica come disciplina tratta caratteristiche del nostro pianeta che non sono legate alla presenza e all'attività dell'uomo. Queste includono le componenti biotiche e abiotiche, che a loro volta comprendono tutte le componenti del sistema terrestre, convenzionalmente raggruppate nei tre grandi insiemi denominati litosfera idrosfera. E atmosfera che rappresentano la componente solida minerale da acqua allo stato liquido o solido, e l'involucro gassoso che separa la terra dallo spazio interplanetario. La definizione tradizionale di geografia fisica confligge con una recente visione dell'uomo, come sempre elemento della biosfera è a tutti gli effetti parte dell'ambiente naturale, da questo deriva il concetto di antropocene Come periodo della storia geologica nel quale l'uomo ha avuto un impatto significativo sulle componenti del sistema terrestre. La geografia fisica si pone l'obiettivo di studiare le diverse componenti del sistema terrestre, singolarmente trattate da altre discipline e anche ponendole in relazione tra di loro. La geografia fisica basandosi sui risultati delle specifiche indagini disciplinari, pone ciascuna categoria in relazione con la sua posizione del nostro sistema, il concetto di regione fisica naturale è strettamente funzionale a questa necessità. Occorre sottolineare che si sta diffondendo. Tendenza di un'analisi unitaria dei fenomeni naturali a una scala più ampia. La presenza del termine region nei titoli e Tra le parole chiave e sporadica nei testi, è frequente. È un termine legato a un'accezione non disciplinare o specialistica, si riferisce a caratteristiche non fisiche. Il termine regione indica comunemente un'entità territoriale con caratteristiche fisiche omogenee. Un'accezione un po più restrittiva è quella che implica la presenza di confini naturali a delimitare una regione al di fuori dell'ambito scientifico. La categoria di regione viene frequentemente utilizzata come unità territoriale riferita all'ambiente naturale. La geografia fisica come disciplina, mutua, strumenti e metodi di indagine sia dalla geografia Che dalle scienze della terra. Esso si caratterizza per l'oggetto prioritario della sua indagine, che è rappresentato dalla sua componente abiotica e minerale del sistema terrestre. La geografia fisica presenta sostanziali punti di contatto con una tra le scienze della terra, la geomorfologia, con la quale condivide in buona parte l'oggetto di studio. Essa studia le forme del rilievo terrestre e si relaziona le loro classificazioni che, in relazione alla loro genesi ed evoluzione. Le forme del rilievo terrestre sono originate dal contrasto fra processi/ fattori endogeni ed esogeni. Queste due categorie di fattori si differenziano in relazione alla fonte di energia responsabile del modellamento di una particolare porzione della crosta terrestre, la fonte di energia responsabile dei processi endogeni va ricercata all'interno della terra dove si generano quei moti convettivi. Diversamente, i processi esogeni trovano la loro fonte energetica nella radiazione solare. Una morfostruttura è una forma del rilievo risultante dall'azione combinata di fattori endogeni ed esogeni, nella quale il ruolo dei primi risulta essere preminente nella determinazione dei suoi caratteri diagnostici. Si definiscono grandi morfostrutture, quelle porzioni del rilievo terrestre che presentano caratteri unitari, relazione alle caratteristiche del fenomeno geologico, prioritariamente responsabile del loro aspetto. Si individua numero limitato di tipologie di morfostrutture sulla superficie terrestre. A partire dall'inizio del secondo millennio si è andata diffondendo la consapevolezza che il progresso non possa essere semplicemente omologato alla crescita economica, ma che debba armonizzare diverse istanze. La tutela ambientale mira alla conservazione delle risorse naturali, affinché l'impatto delle attività dell'uomo sul pianeta sia sostenibile. | concetti di sostenibilità ambientale, di transizione ecologica hanno bisogno di una categoria che consenta di rappresentare spazialmente le unità del territorio, le quali possono essere applicati. La regione fisica è in grado di svolgere questo ruolo sia in fase conoscitiva che operativa all'unità territoriale da considerare ai fini della sostenibilità ambientale, deve essere correttamente dimensionata rispetto all'emergenza ambientale che si intende affrontare. Mitigazione dei cambiamenti climatici. Si intende un insieme di politiche ambientali volte a limitare il più possibile l'impatto delle attività umane sulla composizione dell'atmosfera terrestre e a contenere gli effetti sul territorio della variabilità climatica. Tali effetti amplificano la pericolosità di alcuni fenomeni naturali e aumentano il cosiddetto rischio idrogeologico. In climatologia si definiscono elementi climatici quelle grandezze fisiche dell'atmosfera che ne caratterizzano lo Stato e la cui combinazione determina il tempo metereologico. Tali grandezze sono in primis la temperatura e la quantità di precipitazioni, esse vengono misurate in stazioni meteorologiche diffuse sul territorio. Il clima è una descrizione statistica dello Stato dell'atmosfera. Per determinarlo, se utilizzano misure strumentali di grandezze fisiche, elaborate con strumenti matematici che vanno dalla semplice media mensile annua a sofisticati sistemi di analisi statistica delle serie temporali. Le situazioni meteorologiche restituiscono un'informazione di tipo puntuale, l'analisi del clima si può applicare ad un Area di estensione tanto limitata da poter essere misurata efficacemente tramite una sola stazione, Per la classificazione dei climi terrestri, il sistema proposto della prima metà del ventesimo secolo da Vladimir Koppen e standardizzato dai suoi allievi. | criteri classificativi utilizzati in questo sistema sono ancora oggi considerati efficaci. La classificazione di Koppen utilizzo una combinazione basata su semplici algoritmi degli elementi climatici: temperature e precipitazioni. All'interno di ciascuna regione climatica si rivelano variabilità locali anche consistenti degli elementi climatici determinate da fattori fisiografici. Ehi, un'efficace analisi delle Criticità ambientali legate ai caratteri climatici e alla loro evoluzione nel tempo e la conseguente strategia di mitigazione devono essere applicate a un'entità territoriale o fortunatamente estesa, definita sulla base di caratteri fisiografica chiaramente delineati. Po di categorizzazioni microscopiche degli elementi climatici. La superficie dello Stato più esteso, la Russia ha un valore doppio di quello del Canada. Ehi, le prime Sei Nazioni per estensioni sono molto diverse le une dall'altra, mentre ciascuna di esse presenta un certo grado di omogeneità al suo interno. Per quanto riguarda i caratteri fisiografica, il loro territorio è costituito per la maggior parte da uno più fratoni. Sia fioranti che ricoperti da rocce dei bacini sedimentari che anticamente si sono Fhi, instaurati al di sopra di essi. Apparentemente i creatori che sono le più estese morfo, strutture continentali della crosta terrestre si identificano grossolanamente, ciascuno con un territorio nazionale. Capitolo 4: Regione storia e umanizzata Il termine paesaggio trova la sua radice nella parola paese, nella prospettiva di Vidal della Blache la regione geografica è costituita da una sistematicità di concetti e nozioni quali genre de vie, il pays e il paesaggio. Omogeneità non si riflette sia nei loro aspetti fisici, sia nell'uniformità dell'impronta umana. Punto il dialogo tra società e ambiente si riflette nella costruzione di specifici paesaggi. Questa prospettiva è stata recuperata e affinata dai successivi studi del paesaggio. Per Sauer, il termine paesaggio designa un'area composta da distinte associazioni di forme sia fisiche sia culturali, Il geografo introduce la definizione di paesaggio culturale. La cultura è l'agente, gli elementi naturali sono il mezzo, il paesaggio culturale è il risultato. É Maximilien sorre, a rovesciare la prospettiva e a porsi il problema delle caratteristiche identificative di una regione, individuando in primis il paesaggio come espressione sensibile, visibile e fruibile dell'identità regionale. Il paesaggio è inteso come frutto Visibile dell'organizzazione umana del milieu. Lo studio e la classificazione delle forme del paesaggio sensibile diviene così uno strumento per identificare, caratterizzare e circoscrivere la diffusione delle regioni di cui sono espressione. Differenti aspetti paesaggistici corrispondono a diverse regioni. Gambi concorda con biasutti sulle differenze di elementi visibili tra vari paesaggi, ma si interroga sulle effettive finalità dell'indagine geografica. La ricerca può fermarsi alla mera descrizione, al riconoscimento di paesaggi geografici astratti, identificandone i singoli elementi. A notare la differenza tra il paesaggio dell'alberata della coltura promiscua mediterranea e lo spoglio paesaggio dell'openfield Atlantico deve spingere il ricercatore a interrogarsi sulle diverse influenze del contratto agrario mezzadrile o della sopravvivenza degli usi civici. Per gambi il paesaggio non è una semplice sintesi di elementi visibili, ma la struttura complessa prodotta dalle società nel corso della storia e la geografia umana e la storia della conquista conoscitiva e dell'elaborazione regionale della Terra in funzione di come si è andata organizzando la società e la regione stessa. Ehm. Il tema dei paesaggi storici di interesse regionale emerge con forza a livello amministrativo, nel momento in cui sono le regioni a doversi occupare della loro gestione e salvaguardia. Progressivamente affrancarsi dall’epistemologia Ehi, che considera le regioni come un dato aprioristico, gli studi geografici hanno ormai consolidato la lettura del decoupage territoriale come una costruzione intenzionale. | geografi sono stati costretti a ripensare le regioni come atti processuali, approcciando da un punto di vista teorico i processi che le hanno disegnate, rettificate, simbolizzate e istituzionalizzate attraverso pratiche, discorsi sociali. | risultati di tali processi di regionflbuilding costituiscono fatti sociali, a loro volta capaci di produrre, generare nuove azioni. La regione può essere considerata come un'istantanea di un processo storico continuo, la cui istituzionalizzazione procede in quattro fasi: 1. L'assunzione di una forma territoriale. ff. Lo sviluppo di una forma simbolica. 3. La formazione di una forma istituzionale. 4. Ilpieno riconoscimento come entità distintiva nella conoscenza sociale, nella normativa condivisa. Considerare le regioni come costrutti sociali, prodotti e riprodotti da attori sociali attraverso varie pratiche, discorsi che coinvolgono la legislazione rende necessario svelare, attraverso un approccio diacronico, i processi che hanno portato alla loro istituzionalizzazione e il ruolo chiave che gli attori sociali hanno giocato in essi. La geografia ha potuto beneficiare dei decisivi progressi interpretativi germogliati in seno agli studi storici riguardo all'idea di nazione Ehi, e alla sua rilettura da parte di Benedict Benedict Anderson, non comunità naturali di sangue e cultura, ma come una comunità immaginata, la cui identità, i cui simboli sono continuamente rielaborati e inventati a fini politici. Le categorie analitiche sulla costruzione dell'identità locale tramite il discorso pubblico possono essere proficuamente adottate a molteplici scale, traslando dosi da quella nazionale per affrontare direttamente anche quella regionale. Arjun Appadurai ha elaborato la nozione di produzione di località per dimostrare come i luoghi non rappresentino un dato naturale permanente. Partendo dallo studio dei discorsi di autorappresentazione locale nell'India coloniale post coloniale, Appadurai è convincente nell'argomentare come le società reagiscono a sollecitazioni di omogeneizzazione culturale come il comunismo o la globalizzazione, producendo le proprie immagini locali 7 attraverso il lavoro costante e intenzionale di vari attori per sviluppare la consapevolezza di appartenere in modo competente a una specifica località. Ehi, i primi tentativi di sistematizzare in regioni omogenee lo spazio italiano sono state individuati dalla ricerca geografico storica nelle carte realizzate nell'Italia illustrata di Flavio biondo e nella descrizione di tutta Italia di Leandro Alberti. Questi tentativi rimarranno per lungo tempo isolati, mentre nei secoli successivi la produzione cartografica prediligerà una rappresentazione della penisola divisa nei vari Stati preunitari. Voi occorre attendere l'Ottocento e il dibattito germogliato nel mondo culturale a seguito dei moti risorgimentali, per vedere rinascere una produzione di coreografie nazionali atte a suddividere l'Italia in nuovi compartimenti per meglio far conoscere i contenuti della nascente nazione indipendente. Numerosi studi internazionali hanno dimostrato il ruolo della potenza espressiva del medium cartografico nella costruzione dell'idea di Stato territoriale nel senso moderno, dotato di confini ben definiti, di un controllo dello spazio omogeneo ed esteso,non ultimo, evidenziando la progressiva introduzione delle carte tematiche politiche con confini altrettanto ben definiti e cromatismi omogenei sui poligoni corrispondenti all'entità geopolitiche. L'analisi svela non solo il valore ricostruttivo della carta come fonte per la geostoria territoriale, ma anche su potenziale progettuale in sito e come sistema di orientamento di scelte politiche e ideologiche. Maria Luisa sturani ha applicato tale modello concettuale, ponendo di interpretare la produzione cartografica italiana ottocentesca come strumento politico fortemente influenzato dalla progettualità di stampo irredentista con valenza costitutiva e naturalizzate in funzione di legittimazione dell'assetto che l'auspicata nazione italiana si proponeva di ottenere questo ruolo, risulta rafforzato, capace di allargare i canali di disseminazione rispetto a più ristrette pubblicazioni elitarie o aree di analisi statistiche. Con l'istituzione delle province nel 1865, la spinosa questione della rappresentazione del tessuto amministrativo nazionale si rivolse con l'approvazione del più ampio disegno costituito dai compartimenti inventati da Pietro maestri nel 1864. Capitolo 5: Regione culturale e linguistica Per molto tempo l'attività dei geografi è consistita nell'individuare regioni omogenee. Tali studi partivano da una premessa ontologica realista ed erano motivati da un'attitudine pragmatica. L'idea di regione come spazio omogeneo presuppone la presenza di caratteristiche che la distinguono dalle aree limitrofe, indipendentemente dalle ripartizioni di natura politica amministrativa, di livello sovranazionale o subnazionali. | criteri di base del processo di regionalizzazione possono essere divisi a seconda della funzione della dimensione considerata. Al termine regione affiancato un aggettivo, la ragione culturale può essere intesa come un ambito territoriale omogeneo per uno o più caratteristiche culturali. Tale nozione può essere applicata alle diverse scale geografiche, da quella globale a quella sub nazionale, la regione culturale è un ambito territoriale connotato culturalmente. I connotati culturali hanno perso gran parte del loro legame esclusivo con i territori di origine, dando avvio con presenze e meticciati culturali. La produzione di conoscenza geografica ha conosciuto importanti svolte e trasformazioni nel corso del tempo. Si tratta di capire se e in che modo sia possibile parlare di regioni culturali in ordine a quali caratteristiche, per quali obiettivi. La regionalizzazione degli spazi geografici era praticata tutte le scale geografiche, da quella mondiale a quella subnazionali. L'individuazione e l'analisi di uno spazio regionale specifico era una competenza che tutti i geografi dovevano dimostrare di possedere. L'idea di Regione e che sottendeva tali studi era quella di uno spazio omogeneo, contrassegnato da caratteristiche uniche che lo distinguevano dalle aree limitrofe, indipendentemente dalle ripartizioni di natura politica amministrativa. Gli studi di geografi si rivolgevano prevalentemente agli spazi rurali, forme materiali degli edifici, attrezzi e metodi per coltivare i campi, tradizioni, usi e costumi. La cultura assumeva un ruolo fondamentale nell'individuazione delle regioni ed era il criterio dell'omogeneità distributiva a guidare tali ricerche. La regione era concepita come spazio culturale uniforme, contraddistinto da specifiche tracce impresse sul paesaggio. | geografi della scuola fondata da finalità della geografia storica, con valori di documentazione sull'origine e sui significati originari, disegni e pratiche culturali. Tali studi possono essere finalizzati a sostenere o contestare le istanze del regionalismo politico di livello sub nazionale, quando esse faccio una leva sulla persistenza di presunto effettiva identità culturali che derivano da tratti sociopolitici del passato. La regione si associa alla nozione di identità regionale. La regione culturale può essere studiata non solo come entità spaziale che ha attinenza con determinati percorsi storici, caratteri economici, strutturali, istanze regionaliste, paesaggi e tracce materiali, ma come universo simbolico che sottende sensi di appartenenza che alimenta rappresentazione, comportamenti degli attori sociali. Per questo è attraverso dei discorsi, narrazioni, rappresentazioni che può essere indagata oggi, come quella che chiamiamo regione culturale. Per il geografo la lingua un oggetto di studio, quale fenomeno psicologico, sociale, culturale e politico, quale elemento che contribuisce a comunicare il pensiero che per la sua componente spaziale è intrinsecamente geografico. La geografia delle lingue si occupa dello studio, della distribuzione dei fenomeni linguistici sul globo, degli usi sociali, delle lingue e delle modalità attraverso le quali lingue, discorsi e veicolano espressioni di potere e autorità. Ehm. Questo interesse veniva riconosciuto da diversi decenni anche dal geografo francese Breton e più tardi dall'italiano barbina, i quali si concentravano sullo studio della distribuzione dei fatti linguistici. Lo spazio al fine di ricostruire nelle vicende economiche, sociali e politiche dei relativi gruppi umani, nella convinzione che la lingua contribuisce a delineare la forma mentis di un popolo. La regione linguistica poteva essere definita un'area caratterizzata dall'uniforme estensione di una parlata. Le regioni linguistiche possono essere rappresentate attraverso carte linguistiche che evidenziano i confini tra le parlate. Oggi la definizione di regione linguistica è meno semplice, lineare e anzi, è legittimo chiedersi se abbia Voi ancora senso utilizzare una definizione che risale all'epoca della formazione degli Stati nazione, per un concetto completamente mutato dai processi globali. La lingua comune costituiva uno strumento utile a garantire la legittimazione del potere accogliendo l'ideale illuministico.m Ehi, la nascita delle lingue nazionali porto all'emergere di un gruppo di lingue del potere che disegnarono nuove mappe, nelle quali i confini politici degli Stati nazione vennero associati alle regioni linguistiche. Aiuta le lingue, trovarono il proprio territorio, d'estensione le lingue nazionali assunsero così a segni territoriali marcatamente politici, espressione di un processo di regionalizzazione indissolubilmente legato al potere da solo interesse dei neonati Stati nazionali per la formazione di insegnanti che diffusero sul territorio la lingua comune. Questa uniformità non considerava la vitalità dei dialetti e delle parlate minori attorno alle quali si sono, in alcuni casi sviluppati movimenti di rivendicazione culturale o persino indipendentismo. Delle quasi 7000 lingue parlate al mondo dalla seconda metà del ventesimo secolo, circa un centinaio, parlato da gruppi numerosi di individui, mentre la quasi totalità della popolazione mondiale ne parla prevalentemente quattro, tutte le altre. Presentano gruppi umani più ristretti che si collocano nelle due aree maggiori, densità linguistica, il bacino del Congo in Africa occidentale, la fascia che va dall'India meridionale al Sud Est asiatico, fino all'Indonesia, alla Nuova Guinea, al Pacifico è possibile suddividere le lingue sulla base del potere politico ed economico dei loro parlanti. In tal caso si avranno lingue metropolitane. Lingue periferiche, le lingue metropolitane non sono divenute tali per una specifica caratteristica intrinseca alla lingua, ma in quanto prodotto del maggiore potere economico e politico dei popoli che le parlano. Ciò è valido per l'inglese. Come conseguenza di questa egemonia socioeconomica, per cui alcune lingue diventano globali in molte lingue periferiche, sono a rischio di scomparsa la morte di una lingua può avvenire in modo improvviso oppure in modo graduale, per quanto il livello di pericolo per una lingua possa variare a seconda del numero effettivo di parlanti, dell'uso di diversi fattori di pressione interni ed esterni in generale una lingua si può ritenere in pericolo di estinzione quando non viene più appresa dai bambini come lingua madre. L'UNESCO conta circa ff500 lingue in pericolo di estinzione, suddivise in 5 diversi livelli di pericolo. Tuttavia, con la scomparsa delle lingue locali si assiste spesso anche alla scomparsa di un sistema di valori, di conoscenze e di gestione delle risorse proprie dei popoli che le parlano. Le lingue sono parte di un complesso sistema ecologico, nel quale diversità biologiche e diversità culturali sono fortemente 10 connessi. Questo patrimonio biolinguistico si colloca nelle aree forestali, spesso minacciate da pratiche insostenibili di sfruttamento, deforestazione e senza che gli abitanti abbiano accesso a strumenti giuridici e capacità economiche in grado di tutelarle. Lingue diverse hanno usi diversi. Le lingue locali e globali hanno usi complementari, l'accesso a Internet, i social media, può giocare un ruolo importante nella preservazione delle lingue in pericolo di estinzione, promuovendo una loro rivitalizzazione, richiamando interesse mediatico per i popoli che le parlano attraverso la produzione di simboli che rappresentano la cultura locale all'interno della comunicazione globale. Gli studi regionali convergono verso una definizione malleabile, fluida e mutabile della regione come complesse costellazioni di materialità, agency, relazione sociale e potere che sono in una continua trasformazione. Per questo si preferisce parlare di processi regionali, di comunità che in un modo deliberato e consapevole intraprendono una strada della regionalità quale progetto sovralocale basato sulla condivisione di obiettivi economici e sociali, indipendentemente dalle tradizionali. Regioni amministrative basate su relazioni di potere gerarchiche. In tale prospettiva e nell'ambito degli studi sul regionalismo che la regione culturale può essere efficacemente studiata. V'è altra tendenza è quella di studiare gli spazi terrestri per specifici temi, in effetti, lingua, abitudini alimentari e tradizioni musicali e altri tratti culturali disegnano areali diversi che sono destinati a modificarsi nel tempo grazie ai continui processi di contaminazione culturale tipici del nostro tempo. Impostazioni tradizionali di impianto etnografico e derivazione soiana è ancora praticata nel corso degli anni ff000 si è osservata una crescente attenzione politica scientifica verso le cosiddette cultural and creative Industries, laddove per cultura si intendono opere artistiche, individuali o di gruppo, dalla musica al cinema, dall'artigianato al design. Nei computer Games ha le arti performative dai musei e concerti. Il contenuto simbolico, la trasmissione di valori e riconoscimento pubblico di prodotto artistico rientrano tra le caratteristiche di tali industrie, considerata una costola delle industrie creative in senso lato. Le industrie culturali sono divenute perno di progetti di sviluppo locale e regionale in diversi contesti del mondo, grazie al sostegno fornito da istituzioni e organizzazioni. Infine, molta attenzione dedicata alle dinamiche sociali e culturali che avvengono lungo i confini tra regioni e Stati diversi, in territori di transizione e contaminazione culturale per eccellenza. Rappresentano in modo esplicito quanto sta avvenendo anche dentro i confini regionali e statali. Capitolo 6: Regione geopolitica La dimensione regionale in ambito geopolitico sembra precisarsi in forma apparentemente semplice, quasi intuitiva. Se il complesso delle relazioni internazionali risponde per sua natura a una logica globale che configura e ordina le varie intraprendenze sistemiche tra attori politici, ne consegue che l'attributo regionale. Venga riferito a un quadrante spaziale di ordine inferiore. In tal modo viene considerato regionale un sistema intermedio tra il globale e qualsivoglia specificazione locale. Le vicende che segnano la realtà sociopolitica e spaziali di una città come Gerusalemme potranno essere lette nel quadro della regione, geopolitica del Medio Oriente. Il rapporto tra un consenso contesto concreto e il mondo sarà compreso e mediato dal complesso delle relazioni regionali che marcano gli equilibri di una area rilevante ma circoscritta e partecipe del gioco globale, anche per via del protagonismo di potenze regionali variamente coinvolte nei sistemi di alleanze dominati da potenze superiori di rango globale. In campo geopolitico la figura orizzontale della grande scacchiera è ancora dominante a seconda delle circostanze, si accendono conflitti o dispute territoriali in certe situazioni verticalmente localizzabili e solitamente associabili alle singole caselle di questa immaginaria griglia. Queste ultime corrispondono a una certa situazione territoriale piuttosto che un'entità statuale, in relazione a quelle confinanti, e nell'insieme sono partecipi di un aggregato regionale, quel campo intermedio al quale accennavamo sopra. Se tale identificazione risulta indubbiamente utile per cogliere in forma intuitiva quelli che Yves Lacoste ha concettualizzato come differenti livelli spaziali implicati nell'analisi dei fenomeni geopolitici in grado di influenzare strutturare la rappresentazione del mondo e dei processi di globalizzazione. Il mondo non è un immenso risiko nel quale il grande spazio globale contiene le dimensioni minori in forma gerarchicamente ordinata. Esso mostra con EE soluzione dei conflitti geopolitici. Il riferimento a un mondo inteso chiama in causa questioni rilevanti circa l'incontro politico e culturale tra civiltà, portatrici di differenti concezioni del potere e del suo esercizio sovrano, ma pone alla ribalta un tema di fondo che è opportuno considerare a partire dalla globalizzazione di fine 800, emerge un contrasto permanente tra dinamiche economiche e forme di organizzazione politica del mondo. Proprio riflettendo attorno all'ordine geopolitico globale. John Agnew e Stuart Corbridge rivelano che tale nozione sia affermata in assenza di un confronto critico adeguato con la geografia e la storia delle relazioni internazionali. La distribuzione del potere nelle relazioni alle varie scale dipende essenzialmente dalle aspettative e dalle intese, dalle rappresentazioni intersoggettive che coinvolgono una pluralità di attori. Essi affermano con forza che l'ordine geopolitico non deve rifarsi alla successione apostolica delle grandi potenze. L'egemonia tende a differenziarsi rispetto alla visione prevalente secondo la quale si afferma il ruolo dominante di uno Stato rispetto al sistema internazionale dato. Questo assunto conduce due autori a recuperare un uso a loro avviso più gramsciano, del tema dell'egemonia riferita ora a un complesso culturale di pratiche rappresentazione associata a un particolare ordine geopolitico, senza che sia necessario un'agente territoriale e dominante. Ehi, è proprio all'interno di tale ridefinizione del potere e dell'autorità in forme geograficamente complesse, che assumono rilievo sì ai processi in corso da tempo di contrazione della sovranità degli Stati nei confronti di attori globali quali le istituzioni sovranazionali, le imprese multinazionali. Sia le dinamiche inerenti alla stessa riconfigurazione plurale di quelli che Agnew chiama regimi di sovranità al lavoro. Tali dinamiche influiscono sugli stessi termini del dibattito riguardante la sovranità effettiva, non necessariamente fondate, definita dai confini territoriali, rigorosi e fissi dei singoli Stati e contribuiscono a gettare nuova luce su forme condivise e/o concorrenti riguardanti l'azione di regolazione esercitata da varie agenzie e ordinamenti in diversi ambiti di attività. Anche in relazione a queste problematiche, il mondo attuale appare sfuggire al vecchio ordine che l'aveva accompagnato nel lungo dopoguerra. L'attuale situazione evidenzia l'impossibilità per i soli Stati Uniti di disporre delle risorse di potenza necessarie per esercitare un ruolo sistematico di regolazione. Se da un lato induce riflessioni critiche sulla natura mutevole del potere, nelle relazioni internazionali e sulle mutate condizioni dell’egemonia, dall'altro sembra complicare una geografia dei poteri sottoposta a un permanente scomposizione geopolitica del mondo in aperta tensione con processi di segno opposto esito delle crescenti interdipendenze economicofifinanziarie. Molti dei fenomeni ai quali ci siamo riferiti contribuiscono a indebolire la possibilità di rappresentare il mondo contemporaneo in forma geopoliticamente ordinata. La dura recessione economica mondiale innescata a partire dal ff007/ff008, la più recente crisi pandemica globale esplosa nel ff0ff0, sono eventi i cui effetti hanno drammaticamente. Segnato le dinamiche dello spazio mondo consegnandoci una condizione di instabilità sistematica. Il mondo evidenzia una geografia delle forze difficile da comprendere entro le categorie impiegatizie tradizionalmente per descrivere gli equilibri globali e le logiche di composizione di un supposto ordine siano esseri con riconducibili a schemi bipolari per le quali la superpotenza statunitense si troverebbe oggi a fronteggiare l'emergente rivale cinese con il corredo di rinnovati scenari da guerra fredda veicolati con vigore anche nei circuiti più esposti all'opinione pubblica, siano esse quelle orientate da visioni multipolari, comprendendo nel gioco tra potenza un insieme più articolato di protagonisti. Entro tale cornice problematica si inquadra quella che Alessandro Colombo ha chiamato la scomposizione progressiva della sintesi liberale, espressione di un delicato equilibrio tra egemonia e multilateralismo. Il multilateralismo a guida statunitense ha subito nel corso degli ultimi trent'anni di mondo post bipolare, una progressiva erosione, passando dall'essere considerato un interesse in sé, a una dimensione sempre più servente e strumentale verso altri interessi. Questo aspetto complicano un poco gli sforzi della nuova amministrazione Biden di recuperare l'ispirazione di una prassi multilaterale storicamente coerente con l'ordine occidentale, in un contesto globale. Un mondo politicamente terremotato nel quale molti segnali indicano che in atto una partita fondamentale nella redistribuzione del potere, del prestigio internazionale e una transizione da sfere di influenza relativamente stabile a sfere di influenza in continuo movimento e reciproco adattamento globale e regionale. Le immagini, spesso evocate del disordine del caos mondiale, 13 appaiono più giustificative del corso ad atti di forza unilaterali piuttosto che soddisfacenti sul piano. Evidenziando lo spazzamento culturale e conseguente disincanto occidentale verso le pretese di universalità delle proprie categorie interpretative dinanzi a un mondo sempre più interdipendente e multicentrico, privo di un centro ordinatore riconosciuto. Se da un lato la pandemia ha funzionato da operatore grafico globale, al tempo stesso i suoi esiti dirompenti sembrano essere entrati in collisione con la traiettoria globale verso più marcati processi di regionalizzazione economica e politica. Anche quest'ultimo riferimento rimanda alla dialettica globale regionale trattata nel corso del capitolo e sottolinea quanto la messa a tema della regionefl geopolitica risulta essere un buon punto di osservazione per attribuire un senso ai profondi cambiamenti in atto nello spazio mondo. A fronte di una manifesta crisi del sistema delle relazioni internazionali e dell'emergere di varie forme di regionalizzazione, fanno riscontro pressanti di regolazione globale, trattamento di vecchi e nuovi problemi. Questi temi richiedono una rinnovata capacità di composizione transazionale degli interessi dei valori della comunità mondiale. Proprio il confronto con la molteplicità dei fenomeni del regionalismo geopolitico può aiutare a leggere la nuova fisionomia multiforme del mondo. In tale prospettiva divenire un fattore chiave per l'affermarsi di un multilateralismo più evoluto e stabile. Capitolo 7: regione istituzionale e transfrontaliera europea La regione istituzionale costituisce una delle casistiche di maggior rilievo nell'ambito della geografia regionale. La territorialità è un elemento fondamentale per la formazione materiale e ideologica dello Stato moderno. Quest'ultimo è ben lungi dall'essere un soggetto statico e tra le sue trasformazioni vi sono anche quelle legate alla maglia amministrativa che rappresenta uno strumento di mediazione tra potere centrale e periferie. Il ritaglio amministrativo è uno strumento di negoziazione territoriale dei meccanismi di solidarietà e del patto sociale tra le forme del dare e dell'avere. Spesso le regioni amministrative incarnano una rappresentazione caricaturale della geografia nel suo complesso, che vincola la conoscenza del territorio e le analisi territoriali, una trappola territoriale che condiziona lo sviluppo e mira a replicare il potere. Il termine regione può avere una varietà di significati allo stesso modo regione istituzionale è un termine ombrello che può esprimere modalità organizzative e politiche profondamente diverse tra loro. Le regioni sono un modo di ripartire il territorio che si presta a diverse definizioni, le regioni funzionali sono caratterizzate da flussi che producono integrazioni regionali in un sistema economico, le regioni istituzionali sono l'espressione della gestione amministrativa del territorio e sono legate alla legittimità democratica. La condivisione di tratti culturali comuni esprime delle regioni dove il vivere sociale comunitario diventa un fattore di identificazione, i perimetri di questi tre tipi di regioni non coincidono necessariamente tra di loro, ma in Europa lo Stato ha cercato di articolare queste tre dimensioni. Le regioni istituzionali e transfrontaliere diventano un osservatorio privilegiato per trattare il dinamismo regionale in Europa, la loro complessità e la loro eterogeneità indicano le diverse concezioni delle regioni costruite nel corso del tempo. La loro proliferazione legata alla costruzione europea. Dove integrazione e coesione, cooperazione territoriali sono le parole chiave per comprendere queste dinamiche. | numerosi studi si guarda tali processi principalmente dal punto di vista finanziario, giuridico o di ingegneria territoriale, perdendo di vista la loro valenza geopolitica, identitaria e culturale, lasciandosi sfuggire un'importante occasione per sostenere e promuovere adeguatamente i territori che costituiscono l'elemento di vitalità degli Stati e dell'Europa e rivestono un ruolo rilevante nella globalizzazione. Gli ultimi tre decenni sono particolarmente rilevanti dal punto di vista interpretativo per via dell'innesto di nuovi elementi culturali e strategici, gli elementi di innovazione istituzionale che hanno contribuito a riarticolare e a ridefinire gli spazi amministrativi sono identificabili a tutte le scale. La regione è l'ambito che è giunto a occupare lo spazio politico più importante. Il regionalismo tradizionale top down aveva come principale motivazione la tutela dell'unità nazionale attraverso la concezione dell'alto di un ampio decentramento amministrativo, oppure la cessione di maggiore autonomia alle aree periferiche e avveniva in modo ‘simmetrico’ cioè dotando ogni regione delle medesime competenze. Con l'avvento di questo neo regionalismo le regioni avanzano richieste di maggiore autonomia e di competenze specifiche, rivendicando 14 definito come sistema caratterizzato da un potere spartito in modo bilanciato tra Istituzioni decisionali, centrali, istituzioni decisionali regionali. Analizzati i due modelli di riferimento va detto che i diversi sistemi di governo adottati si sono di fatto progressivamente allontanati dai modelli originari. | vari paesi hanno attenuato | tratti distintivi dei loro sistemi di governo, mettendo in discussione la tradizionale dicotomia unitario federale e hanno evidenziato crescenti convergenze, risposte a una molteplicità di sfide comuni. La globalizzazione è il processo di integrazione europea, la crescente difficoltà delle politiche pubbliche. Il delinearsi di identità locali e le richieste di autonomia periferica, la gestione di emergenze settoriali sanitarie, la struttura variabile delle scale della territorialità, le multilivello del Policy making, la crisi del welfare state, i bisogni differenziali di coordinamento e di concertazione intergovernativa. I due modelli restano importanti in quanto esprimono tensioni progettuali ideali e costituiscono la cornice all'interno della quale genera reazione politica e culturale. Uno schema aperto e più spesso di tipo bottom up, relativo al modello federale, uno schema più chiuso, top down intrinseco al modello unitario. A partire dall'apertura dei confini, l'integrità territoriale dello Stato e le sue funzioni sono stati profondamente messi in discussione. La spazialità fluida e cangiante dell'epoca attuale influenza in modo significativo l'azione collettiva, le pratiche territoriali e le regolazioni istituzionali. In quest'ultimo ambito rientra il processo di ristrutturazione dello Stato e delle sue articolazioni spaziali. Tale processo, in atto dagli anni 80 del 900, ci porta a interpretare i cambiamenti in corso nei vari paesi come veri e propri laboratori istituzionali di sperimentazione di nuove forme di governo del territorio. In Europa il risultato oggi osservabile è un sistema decisionale complesso che evolve in modo incrementale e contraddittorio. Il continuo rimaneggiamento della maglia amministrativa rischia poi di produrre nei cittadini un senso di disaffezione verso le proprie istituzioni, molte volte provocato dalla perdita di prossimità e da decisioni calate dall'alto. Altro elemento critico inatteso è rappresentato dalla gestione emergenziale, perché in situazioni di emergenze, sistemi di governo multilivello producono tensioni tra i vari livelli. Un'altro esempio di grande interesse rappresentato dalle regioni transfrontaliere, la complessità ed eterogeneità delle soluzioni sperimentate testimonia le diverse concezioni regionali messe in campo mentre la loro crescita numerica è legata al perfezionamento della costruzione europea. Lui ha fatto delle regioni transfrontaliere un elemento importante della sua costruzione attraverso molteplici politiche, tra le quali la più conosciuta è di certo quella INTERREG. Le regioni transfrontalieri in Europa hanno un'altra storia e la loro crescita numerica negli Stati e indice delle molteplici sfide che dipendono in parte pure da diversi modi in cui si può interpretare il concetto di regione. Con le Regioni transfrontaliere si apre la questione del confine del ruolo che questo elemento svolge all'interno delle dinamiche tra le regioni transfrontaliere stesse. La regione transfrontaliera e trasversale per almeno due motivi, da una parte composto da uno più regioni che si trovano a cavallo della frontiera, dall'altra deve essere operativa al di là della presenza di un confine. Che tende a introdurre ostacoli o difficoltà alla cooperazione. Le regioni transfrontaliere hanno per obiettivo quello di supportare la competitività dei territori nel contesto della globalizzazione, di contrastare gli equilibri territoriali. La costruzione degli spazi transfrontalieri in Europa. Inizio con gli anni 50 del 900 alla Scala locale, durante i successivi anni 60, 70 alcune comunità di lavoro si organizzarono, per iniziativa di imprenditori che operavano nei distretti industriali transfrontalieri. Gli anni 80 e 90 segnarono una maggiore presenza della dimensione transfrontaliera in Europa. La svolta si ebbe dal 1987 con la sottoscrizione dell'Atto unico europeo e poi con la caduta della Cortina di ferro. Il mercato unico necessità vede andare oltre la discontinuità create dai confini per promuovere l'integrazione economica tra i paesi membri e accompagnare l'inserimento dell'UE nei processi di globalizzazione. Allo stesso tempo bisognava garantire la coesione interna, per cui la cooperazione territoriale venne inserita nella politica regionale europea prendendo la forma di un PIC. Dopo la caduta della Cortina di ferro, gli Stati dell'Europa centrale e orientale prepararono la loro candidatura di adesione all'UE avviare un'importante riforma di decentramento e regionalizzazione che produssero risultati specifici per ogni paese. Le regioni transfrontaliere si svilupparono 16 in Europa con il favore l'azione di molti attori, l'Ue stanziò dei fondi per accompagnare il percorso di preadesione dell'Europa centrale e orientale. La potenza delle nuove regioni europee si è espressa attraverso le alleanze e i forum il Consiglio d'Europa è un altro attore presente sin dall'inizio nella cooperazione transfrontaliera. Adesso favorì il processo, soprattutto attraverso il CPLR creato nel 1994 e promosse le euro regioni tra tutti gli Stati aderenti. Durante gli anni ff000 la gestione dei territori è entrata in una nuova fase definita dalla governance multilivello e multifattoriale. Le regioni transfrontaliere rafforzano il loro ruolo all'interno del progetto europeo. Queste forme di cooperazione assumono diversi denominazioni in relazione a dispositivi giuridici e spaziali esistenti nei diversi Stati. Alla dimensione sociale, economica, politica e simbolica delle regioni transfrontaliere, si aggiunge anche la dimensione geopolitica, le regioni transfrontaliere diventano una leva politica al servizio delle regioni e degli Stati. Queste regioni materializzano così una distinzione tra le frontiere interne e le frontiere esterne dell'UE. Le regioni transfrontaliere. Europea assomigliano sempre di più a una categoria messa a servizio di diversi tipi di narrazioni, esse risultano poco visibili agli occhi dei cittadini, a partire dagli anni ff010 le regioni transfrontaliere europee sono state coinvolte in tutte le crisi comunitarie. Le regioni transfrontaliere sono alla prova evidente delle tensioni presenti in Europa tra coloro che aspirano a eliminare i confini interni tra gli Stati e coloro che vorrebbero mantenerli in vita ed esibirli. Esistono molte forme di regioni transfrontaliere e a diverse scale geografiche. Alla scala locale, la prossimità di una di una frontiera ha svolto un ruolo importante nelle aree di montagna e a debole densità favorendo la mobilità dei lavoratori frontalieri. Anche i parchi naturali sono diventati ben presto vettori della dimensione transfrontaliera perché le questioni ambientali non conoscono confini, le regioni transfrontaliere funzionano soprattutto alla Scala regionale transnazionale. La dimensione frontaliera si sviluppa attraverso gli spazi contigui e le regioni leggibili. Per il finanziamento corrispondono a unità ‘amministrative. Queste regioni sono create per rispondere agli obiettivi della politica di coesione, sono territori di progetti inseriti nella programmazione pluriannuale dell'UE. Le regioni transfrontaliere hanno una dimensione in generale ben più vasta di quelle unità amministrative in cui si articolano i singoli membri. L'Ue apre la stretta maglia dei ritagli istituzionali in favore di progetti transfrontalieri. Ulteriori nuove prospettive transfrontaliere si aprono al momento attuale su altre dimensioni. La prima dimensione coinvolge le aree metropolitane transfrontaliere, le agglomerazioni transfrontaliere sono state tra le prime a cercare di superare i limiti imposti dalle frontiere nazionali per garantire la creazione di un ampio bacino di lavoro,la concentrazione di progetti e infrastrutture di interesse comune, nonché la crescita economica di tutta l'area coinvolta. La sfida è ricostruire aree metropolitane transfrontaliere, capaci di competere con le altre aree metropolitane, di conciliare le diverse normative nazionali, di sfruttare il beneficio del differenziale frontaliero. La seconda dimensione connessa alla prima. Essa prevede la realizzazione di dispositivi transnazionali ad hoc per rispondere meglio alle sfide poste dalle interdipendenze globali, sia in termini di trasporti, sia per affrontare i problemi di interesse comune. Si tratta di strategie macroregionali. La terza dimensione punta a stabilizzare i confini esterni dell'UE attraverso la creazione di regioni transfrontaliere con i paesi vicini. Le regioni transfrontaliere acquisiscono forme molto variegate e si ritagliano progressivamente spazi di manovra rispetto alle regioni amministrative tradizionali. Traggono vantaggio dalle reti di attori di progetti coinvolti, sono spazi fluidi in cui ciò che conta non è tanto il confine, ma piuttosto la condivisione di opportunità e sfide comuni. Viene rovesciata la prospettiva che vede le regioni amministrative commenti delle competenze dai confini e dalle istanze decisionali predefinite. Le regioni transfrontaliere. Presentano limiti importanti, il primo limite è legato alla mancanza di una legittimità democratica e secondo limite, riguarda la loro debole visibilità agli occhi dei cittadini. A partire dalla strategia di Lisbona del ff000, gli obiettivi di coesione si sono indeboliti a tutto vantaggio di quelli della competizione. Quando la sperimentazione positiva genera innovazione, soprattutto dal punto di vista giuridico. Così la cooperazione territoriale è diventata una degli obiettivi della politica di coesione allo stesso titolo degli investimenti per la crescita e l'impiego. Il progetto ECBM è concepito per eliminare gli 17 base di convenienze specifiche. La divisione spaziale del lavoro ha conseguenze determinanti sul sentiero di sviluppo seguito dalle singole regioni e sul destino dei suoi abitanti. Ehi diversi modi di risposta delle imprese che implicano diverse divisioni spaziali del lavoro all'interno del processo di produzione possono determinare forme differenti di problema regionale con regioni catturate dalla stagnazione e dal declino. Ehi, alla fine degli anni 70, fino alla metà degli anni 80 del 900, hanno prodotto ricerche eminenti sui modi in cui lo spazio, i mercati, le società e le istituzioni interagiscono per produrre modelli inediti di sviluppo urbano e regionale. Ehi, la regione non aveva mai costituito un oggetto di analisi per le scienze sociali. Le ricerche esaminavano la regione come mero risultato di processi politici ed economici. La regione economica era considerata un tema empirico. Secondo ordine per le scienze sociali. Una prima corrente di studi si è concentrata in particolar modo sul distretto industriale della terza Italia, con la riscoperta della riflessione dell'economista inglese Alfred Marshall sulla concentrazione è la cosiddetta scuola italiana. Ehi, il secondo dibattito di ricerca, indicato come la scuola californiana. Ehi, una terza rete di ricerche, costituita dalle riflessioni di un'associazione con sé da Parigi, che ha riunito un gruppo eterogeneo di geografi ed economisti, gruppo di ricerca europeo sui migliori innovateurs. La nozione di milioni innovateur si oppone a una rappresentazione funzionalista del progresso tecnico e consente di definire una visione territorializzata dell'innovazione. Il quarto filone teorico è rappresentato dalle tesi di due scienziati sociali americani, i teorici del concetto di specializzazione o accumulazione flessibile. Le nuove economie regionali sono altamente autosufficienti e composte da due grandi realtà: nuovi distretti industriali costituiti da piccole reti di imprese e nuove reti di produzione locale risultati dalle riorganizzazioni delle imprese in divisioni separate basate sul prodotto,ognuna con la propria autonomia organizzativa. Ehi, oggi le regioni che crescono di più sono quelle nelle quali hanno sede attività terziarie, imprese multinazionali considerate vincenti, che hanno una forte concentrazione di potere economico e di investimenti immateriali. E una più elevata dotazione di capitale umano. Ci riferiamo alle regioni urbane. Le attività di servizio più pregiate hanno una concentrazione territoriale più forte di quella delle imprese manifatturiere. Ehi, la questione regionale è stata riformulata in relazione ai repentini cambiamenti di scala delle spazialità economiche. C'è stato un marcato aumento di interesse per la globalizzazione. Ehi, per ragionare sulle sfide si devono introdurre due temi, l'economia circolare, l'impatto della pandemia. La prima chiave di ingresso riguarda il piano delle riflessioni sulla geografia economica europea attuale ed è riconducibile alla cosiddetta trappola dello sviluppo intermedio. Tali regioni sembrano scivolate nella trappola dello sviluppo intermedio, che comporta costi di produzione più alti nella produzione di beni. Viene sofisticati e innovativi, europei o emergenti. Si tratta di una valutazione di grande rilievo per il caso italiano, poiché molte regioni del centro e del mezzogiorno sono a sviluppo intermedio. La seconda chiave di ingresso è riferibile al piano di lettura della geografia politica europea. Molti lettori delle regioni europee sviluppo intermedio hanno manifestato in più occasioni un voto per i partiti antisistema e anti globalizzazione, che è stato indicato come la vendetta dei territori che non contano. A causa della crescente disparità rispetto alle regioni più forti. La transizione verso un'economia circolare configura la terza chiave di ingresso, che sposta l'attenzione sul piano di lettura della sostenibilità dei modelli di sviluppo regionale, il riuso e la riparazione e il riciclo di materiali, risorse e prodotti esistenti. Se ciò che si considera rifiuto può essere trasformato in una risorsa, il ruolo svolto dall'economia circolare per accompagnare le regioni verso la sostenibilità può essere cruciale. La città e le regioni hanno competenze fondamentali per la maggior parte delle politiche pubbliche alla base dell'economia circolare ciò include: l'acqua, i rifiuti soliti, l'ambiente di costruzione e l'uso del suolo e il cambiamento climatico. Le regioni urbane hanno competenze sulla gestione dell'acqua, sulle infrastrutture operative e sulle incentivazioni dell'efficienza idrica. Per le regioni l'economia circolare rappresenta un'opportunità per ripensare i modelli di produzione e consumo e servizi, le infrastrutture e ha un'influenza sull’accorciamento delle catene globali del valore del quadro di un'urgente transizione ecologica. Ehi, la quarta e ultima chiave di ingresso è riconducibile al tema del re Scaling in relazione agli impatti della crisi pandemica. 19 Capitolo 9: Regione turistica Il turismo non è solo una pratica destinata a ritemprare le forze durante il tempo libero, ma è un settore economico che mette in movimento grandi somme di denaro. Utilizza un corredo sempre più ampio di risorse di varia natura per soddisfare le esigenze del turista in molteplici modi di fare turismo, innescano processi di trasformazione e di spazi e territori, i quali diventano destinazione turistica e regioni di arrivo dei flussi turistici. L'espressione destinazione turistica indica un concetto che non assume un significato univoco, in taluni casi è intesa come area con confini, rigorosamente amministrativamente definiti o definibili in altri presenta confini labili, delimitabili in base alla percezione degli utenti e/odei soggetti di governo. | turisti concorrono poi formare la domanda turistica che partecipa a caratterizzare la destinazione attraverso. Individuazione di prodotti, servizi, attrazioni naturali e non. | turisti selezionano i percorsi di vacanza rendendola destinazione un pacchetto di prestazioni ideate per essere riservata a determinati segmenti di utenza. La riflessione sulla destinazione turistica non può ridursi a un semplice discorso di domanda e offerta, poiché l'attività turistica gioca la propria partita sul territorio del quale consuma risorse altere paesaggi e redistribuisce i redditi,diventa passaporto per lo sviluppo. A fare la differenza non sono solo le risorse presenti sul territorio, sia materiali che immateriali, diventa necessario il ricorso al territorio nella componente costituita da attori, istituzioni e comunità locali. Il riferimento alla dimensione locale delle pratiche politiche turistiche si Lega alla progressiva affermazione del paradigma dello sviluppo sostenibile. Lo stretto legame tra competitività del turismo e integrità rispetto del patrimonio locale pretende che il processo di sviluppo avvenga dal basso attraverso la valorizzazione delle vocazioni proprie del territorio, rispettando l'integrità di ambienti e paesaggi. Voi lo straordinario successo che il turismo ha riscosso a partire dalla Seconda guerra mondiale, ha fatto si che nascessero in Italia e nel mondo porzioni di territorio dalla spiccata caratterizzazione turistica che hanno dato luogo alla distinzione teorico metodologica tra regioni turistiche di outgoing e di incoming. Ehi, tale compartimentazione della superficie terrestre in regioni turistiche si è rilevata più teorica che reale, poiché: 1. Nonhatenuto conto del fatto che una stessa porzione di territorio può essere percepita in tanti modi differenti, per cui ognuno agisce sul territorio e interagisce con esso in tante diverse modalità Quante sono le categorie interpretative di ciascun individuo ff. Ciascun individuo attribuisce ad una località/porzione di territorio un proprio significato, da cui derivano scelte e pratiche turistiche differenti. 3. Molteplici sono le località della superficie terrestre da cui si parte per intraprendere un viaggio, come molteplici sono le motivazioni a viaggiare Per la varietà di soggetti che percepiscono come turistica una località/ porzione di territorio per il fatto che non c'è lembo della superficie terrestre che non sia stato visitato e per il fatto che siamo un po' tutti turisti, la regione turistica non esiste, lo spazio turistico e immagine. La crisi del concetto di regione turistica e al tempo stesso la difficoltà di gestire fenomeni turistici che si muovono con grande fluidità e su scala globale, richiedono di ripensare il ruolo che le specificità locali di una destinazione turistica giocano nella competizione nazionale internazionale. Il turismo si fonda da sempre su risorse, strutture locali e da ciò si comprende ulteriormente come il concetto di regione turistica sia inadeguato. Ehi, la regione turistica rimanda a una dimensione spaziale ampia, a un'organizzazione produttiva a mano settoriale che gravita sulle risorse del territorio, anche quelle più fragili. In Italia una svolta, superamento del concetto di regione turistica si è avuto con la legge numero 135 del ff001, che ha istituzionalizzato il sistema turistico locale. Ehi, l'Europa è una Macroregione difficile da definire dal punto di vista fisico, può essere definita come compresa tra gli Urali e l'Atlantico, ma il territorio è anche simbolico, culturale. Il progetto di fare corrispondere all'idea di Europa una macroregione politica è stato avanzato più volte nel corso della storia. Nel 1957 Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo firmarono a Roma i trattati che sono alla base di un progetto di lungo corso che oggi identifica l'Unione europea. Questa entità fu prevalentemente ffo