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riassunto di 26 pagine di regioni e regionalizzazione. Corso di laurea scienze della formazione primaria.
Tipologia: Dispense
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Riassunto e appunti di Elisafrancesca Albricci
La parola regione è molto complessa, la sua definizione non è statica. Il dibattito tra gli studiosi è da sempre quello di delineare la parola regione in modo preciso, cosa che in realtà viene complessa dato che la regione è un concetto polisemico e vago. Sono state individuate molte tipologie di regioni che mirano a dare un nome a molti processi di regionalizzazione presenti nel mondo. I processi di regione rimandano a una dimensione di a-scalarità, in quanto la regione stessa è una porzione di terra che si distingue dagli altri per i suoi caratteri. La a-scalarità è un tratto peculiare della regione. Il fatto che la parola regione sia così difficile da definire fa si che il ricercatore sia libero di lavorare e inventare termini per descrivere dei fenomeni (è sempre però importante usare i termini con correttezza).
La nascita della geografia scientifica si ha durante l’Ottocento, nel mondo geografico tedesco, impegnato con le teorie positiviste e le scienze naturali. In questo contesto culturale si hanno determinismo e ambientalismo, due correnti che maturano il concetto regionale moderno e rigoroso, che tende a studiare come gli ambienti naturali influenzassero gli esseri umani. In Francia la corrente di pensiero geografico più forte è il possibilismo, o storicismo o ancora ecologismo umanista, dove si definisce la regione come risultato delle influenze reciproche tra comunità umane e mondo naturale. Per i geografi del possibilismo la regione è uno Spazio in cui la comunità umana, con tutte le proprie caratteristiche, interagisce su uno o più strati fisici creando un organismo regionale e un paesaggio geografico unico. Sono le comunità umane a creare, tramite la loro attività, i variegati processi di modifica e costruzione del territorio ( territorializzazione ).
Il concetto di regione si amplia a partire dal secondo Novecento. Vengono sviluppate diverse accezioni regionali che si sono delineate nel tempo con l’intento di allargare il dibattito e facilitare ulteriori riflessioni.
regione elementare : estensione spaziale di un solo fenomeno, valutazione di un singolo fenomeno dominante. (regione alpina) regione complessa : diffusione di più fenomeni, sono due o tre regioni elementari che si sovrappongono, come la regione fisica e antropica. regione omogenea, formale, integrale e nodale : si riferisce soprattutto a una porzione di superficie uniforme, omogenea per i suoi caratteri costitutivi, naturali e umani.
regione funzionale : area individuata e delineata che è caratterizzata da comunicazione di elementi antropici attivi sul territorio che contriubuiscono a delineare delle strutture (poli industriali…) regione o spazio relazionale : ambito spaziale delineato ma non delimitato fra individui ed enti che svolgono ruoli diversi e possono emettere o ricevere le relazioni (è uno spazio discontinuo e indefinito) regione “problema” : area toccata da fenomeni e processi di grande rilevo politico, economico o sociale regione di piano: area specificatamente delimitata per scopi amministrativi, gestionali o di pianificazione
Il concetto di regione ha progressivamente assunto un valore polisemico perché è stato impiegato per connotare sia entità fisiche, sia per strutture più astratte e immateriali.
I geografi concordano che le mille sfaccettature delle regioni siano dovute al riflesso delle realtà storiche e di processi politici o socio economici nel tempo. Attraverso il processo di territorializzazione gli individui organizzano se stessi, la società e il territorio in cui operano. Negli ultimi decenni sulle regioni hanno pesato le cosiddette architetture relazionali. Le comunità più conservatrici sono in regioni definite marginali o periferiche, perché appaiono più isolate rispetto a regioni più dinamiche e resilienti. Nelle regioni urbane la globalizzazione ha ridisegnato il paesaggio metropolitano, diventando spazio per nuove sfide. Per molti studiosi ora siamo in una fase geologica chiamata antropocene, dove la storia umana cambia profondamente la terra anche a livello geologico.
Nel discorso sulla regione, Smith (studioso e filosofo) introduce due categorie interpretative ben distinte:
esistono nel mondo prima di e a prescindere da ogni azione e intenzione umana, autonomi e indipendenti dalle nostre azioni
prodotto delle nostre azioni e delle nostre intenzioni, derivano la loro esistenza dal fatto che c’è qualcuno che li ha progettati o creati.
basa sull’osservazione diretta delle forme visibili. Osserviamo quindi in questo tipo di regione la coabitazione tra oggetti bona fide e fiat. Regione funzionale: viene concepita come regione spaziale omogenea, riconducibile a schemi di organizzazione territoriale. è concepita come un tipo di regione con uno spazio gerarchizzato, omogeneo e misurabile. Quindi ci sarà un nodo centrale, delle aree periferiche o disperse, beni e servizi diffusi o specializzati. la regione funzionale è uno spazio di matrice totalmente antropica, che si astrae dalle componenti ambientali.
Regionalizzare vuol dire quindi astrarre e classificare le aree presenti in un determinato territorio.
Il termine regione nella geografia fisica è usato come sostantivo comune e studia tutte le caratteristiche del nostro pianeta che non sono legate alla presenza o all’attività dell’uomo. Queste regioni naturali contengono componenti biotiche e abiotiche, quindi tutte le componenti del sistema terrestre. Questa definizione però collide con la più recente teoria che l’uomo sia parte dell’ambiente naturale, vive nella biosfera e modifica anche le componenti fisiche del territorio (concetto di Antropocene).
del sistema terrestre, creando delle categorie che vengono poste sul nostro pianeta.
In geografia fisica la regione fisica è definita come un’unità territoriale che ha caratteristiche fisiche omogenee. Un’altra idea, che però non può essere utilizzata per tutto, è il fatto che esistano delle regioni naturalmente create da confini naturali come montagne o fiumi.
Questa parte studia le componenti abiotiche del sistema terrestre, quindi la parte geologica e morfologica → geomorfologia. secondo la visione propria della geomorfologia le forme del rilievo terrestre sono originate dal contrasto tra processi e fattori esogeni e endogeni (energia del nucleo terrestre o radiazione solare). Dividono anche le morfostrutture (come un vulcano, quindi qualcosa che è sia esogeno che endogeno ma che ha un rilevo importante la parte endogena.) e le morfosculture (come le dune di sabbia create dal mare).
Si definiscono Grandi morfostrutture quelle porzioni del rilievo terrestre che presentano caratteri unitari in relazione alle caratteristiche del fenomeno geologico prioritariamente responsabile del loro aspetto. Sono porzioni della crosta terrestre che hanno avuto una comune storia geologica e che si riflette in alcune caratteristiche del loro aspetto esteriore.
Il paradigma delle morfostrutture risulta molto efficace, in quanto individua un numero limitato di tipologie di morfostrutture sulla superficie terrestre.
La tutela ambientale mira alla conservazione delle risorse naturali affinché l’impatto delle attività dell’uomo sia sostenibile. I concetti chiave sono la sostenibilità ambientale e la transizione ecologica. Un esempio importante è lo studio degli effetti climatici. Gli elementi climatici presi in considerazione sono in primis la temperatura e le precipitazioni, ma anche altre, come la pressione atmosferica, il vento, l’umidità… Il clima è dunque una descrizione statistica dello stato dell’atmosfera, per determinarlo, infatti, si utilizzano misure strumentali di grandezze fisiche elaborate con monitoraggio e strumenti matematici.
La classificazione dei climi di Köppen è un sistema già ingranato negli studi, la sua longevità è dovuta al fato che i criteri classificatori rimangono efficaci. I tipi climatici sono molti, in Italia ce ne sono quattro: climi temperati con estate asciutta, climi temperati con precipitazioni distribuite in tutte le stagioni dell’anno, climi freddi on estate asciutta e climi glaciali (questi ultimi due caratterizzano solo una parte molto ristretta del territorio). Queste vengono chiamate regioni climatiche, basate sui fattori climatici (caratteri fisiografici come altitudine, esposizione alle radiazioni solari o ai venti… ). al’interno di ciascuna regione climatica si rilevano variabilità locali ache consistenti degli elementi climatici. L’analisi efficacie quindi deve essere applicata a un’unità territoriale estesa.
Se si vuole indagare la congruenza tra regioni fisiche e unità territoriali possiamo servirci del paradigma delle morfostrutture, quindi ci si può domandare se nei criteri di delimitazione territoriale ci siano sia fattori culturali, sia componenti fisiografiche.
La regione fisica rappresenta in conclusione un elemento territoriale difficile da circoscrivere in modo oggettivo, se non usando i caratteri geologici in senso stretto. Va notato il conflitto tra la natura umana di classificare gli ambienti naturali e come questi siano dinamici e difficili da inserire in categorie ristrette.
Il termine “paesaggio” ha la radice nella parola paese. La regione per Vidal de la Blanche è un'insieme di genre de vie, pays e paesaggio, quest'ultimo può essere utilizzato nei suoi elementi caratteristici per individuare e tracciare il confine delle regioni.
Sauer, geografo statunitense, introduce il concetto di paesaggio culturale (miscuglio tra parte naturale e un gruppo culturale, la natura è il mezzo, la cultura è l'agente). I paesaggi quindi possono essere considerati come peculiari contesti territoriali, il paesaggio è un espressione sensibile, visibile e fruibile dell'identità regionale. Lo studio e la classificazione delle forme del paesaggio sensibile diviene così uno strumento per identificare, caratterizzare e circoscrivere la diffusione delle regioni di cui sono espressione.
Per Gambi il paesaggio non è solo la sintesi degli elementi visibili, ma è la struttura complessa prodotta dalle società nel corso della storia. Il tema dei paesaggi storici di interesse regionale emerge però con forza a livello amministrativo, nel momento in cui sono le regioni ad occuparsi della loro gestione e salvaguardia.
I processi che generano regioni sulla base du strutture istituzionali dotati di poteri e regole costruiscono a loro volta dei fatti sociali capaci di produrre e generare nuove azioni. Le comunità all'interno delle regioni sono immaginate, evolvono di continuo. I luoghi non rappresentano un dato naturale permanente, ma sono un contesto generato dalle azioni con cui ogni società costruisce i propri sistemi relazionali nello spazio. Le società reagiscono a sollecitazioni di omologazione culturale come il colonialismo e la globalizzazione, che producono la consapevolezza di appartenere in modo competente a una specifica località.
Molti studi hanno dimostrato come il medium della cartografia è dell'immagine sia efficacie nel faar veicolare un messaggio. Un esempio sono le carte tematiche politiche, che però hanno subito una forte critica in quanto sono principalmente arbitrarie e non corrispondenti alla vera realtà dei fatti. In un'altra prospettiva però le carte geografiche possono essere usate come fonte per la geo storia territoriale come potenziale progettuale e come sistema di orientamento di scelte politiche e ideologiche.
Gran parte dell'attività dei geografia è quella di identificare delle regioni omogenee in ordine a una qualche caratteristica, restituendo in forma cartografica il lavoro di ricerca.
In un certo senso la Regione culturale può essere intesa in ambito territoriale omogeneo per più o una caratteristica culturale applicata a diverse scale geografiche, dalla globale a quella subnazionale.
L'idea di regione in origine era quella di uno spazio omogeneo, contrassegnato, come detto in precedenza da caratteristiche uniche che lo disttinguevano dalle aree limitrofe, indipendentemente dalle ripartizioni di natura politico/amministrativa. Gli studi dei geografi si sposta ora a uno sguardo più culturale, dove ogni cultura distingue al meglio le regioni sempre però con l'occhio dell'omogeneità. In Europa questo discorso è stato portato dal possibilissimo di Paul Vidal de la Blanche, che però afferma come la regione sia un qualcosa di caratterizzato da un certo stile di vita (insieme di comportamenti, concezioni, abitudini…). Il genere di vita si pensava fosse costruito dalla natura, cultura e tecnologia, dunque ogni regione è distinta e distinguibile dalle altre tramite questi criteri. Un esempio è lo studio degli edifici rurali, che sono unici a seconda del luogo di riferimento.
La regione culturale risulta composta da due termine controversi e complessi.
condivisi che le persone appartenenti alla stessa comunità, gruppo o nazione usano per essere in grado di interpretare il mondo e dargli un senso.
dato che regione e cultura sono hanno una difficile interpretazione in geografia è difficile trovare una definizione chiara del concetto di regione culturale. Nell'ambito delle connotazioni culturali la regionalizzazione degli spazi terrestri è ancora largamente praticata, sfogliando un qualsiasi atlante si trovano carte che regionalizzano in base ai criteri più diversi (lingua, religione…) Dobbiamo leggere queste carte però, con la consapevolezza che le compresenze culturali ormai sono diffuse in tutto il mondo, è che le regionalizzazione presentate non sono omogenee.
Per molti studiosi la regionalizzazione degli spazi terrestri è fine a se stesso, per altri è una pratica funzionale al controllo e alla gestione politica degli spazi. Viene difficile comprendere la funzionalità del regionalizzano il territorio globale, a è indubbio che sia rilevante poter osservare le differenze e le similitudini sul territorio. le ricerche riferite alla regione culturale potrebbero essere efficacemente inquadrate nell'ambito degli studi che utilizzano gli approcci
L’UNESCO atlas of the world’s languages in danger conta circa 2.500 lingue a rischio estinzione.
Le lingue sono diverse e hanno usi diversi: quelle locali servono per esprimere le identità locali, mentre globali per comunicare esigenze internazionali e veicolare all’esterno le identità locali.
In teoria la regione in geopolitica è più semplice, quando si parla di regione si fa riferimento a qualcosa di subordinato al globale, viene considerato regionale un sistema intermedio tra il globale e qualsivoglia specificazione locale, intesa come ancoraggio a uno specifico territorio o luogo di riferimento.
In geopolitica ancora si parla della grande scacchiera (a seconda delle circostanze si accendono conflitti o dispute territoriali in certe situazioni verticalmente localizzabili e solitamente associate a delle singole caselle di questa immaginaria griglia). Il campo intermedio, inteso come una regione del mondo , è una sezione geografica e storicamente identificabile. Per Lacoste esistono diversi livelli spaziali implicati nell’analisi dei fenomeni geopolitici in grado di influenzare e strutturare la rappresentazione del mondo e dei processi di globalizzazione. → è importante sottolineare come la realtà non corrisponde all’orizzontalità e alla bidimensionalità della carta geografica.
Per parlare di regioni del mondo bisogna definire la regionalizzazione:
dinamiche di articolazione del mondo in campi e in suddivisioni in continuo divenire alle diverse scale
Al termine globalizzazione vengono attribuiti alcune cose: la globalizzazione viene considerata come esito di processi geo storici compositi, per nulla lineari. Alcuni propongono la parola mondialisation , alla francese, per indicare anche come le dinamiche culturali siano mescolate e predominate dall’inglese.
I processi di regionalizzazione in quest’ottica non sono nati allo stesso modo e non hanno una logica uniforme, spaziano e si differenziano di continuo. La geografia politica mondiale viene
cambiata sia verso l’alto, in direzione sovranazionale , sia verso il basso, in direzione infra o subnazionale.
Il primo versante dei processi di regionalizzazione geopolitica riguarda le forme sovranazionali di cooperazione e/o partenariato regionale diversamente istituzionalizzate. La gamma di esperienze è cresciuta ed è diversa, come ad esempio meeting, forum e incontri tra stai. Il G6 di parigi del 1975 è cresciuto, ad oggi parliamo di G20, formato da 19 paesi industrializzati più l’UE. Si parla anche di strutture ormai stabili tra le regioni:
BRICS → brasile, russia, india, cina e sud africa UE → con 27 paesi membri MERCONSUR → mercado comin del sur ASEAN → association of south east asian nations (esiste anche ASEAN+3 e ASEAN+6) TTIP → trans atlantic trade and investment partnership TTP → trans-pacific parntership
Sul versante subnazionale i processi di regionalizzazione rimandano a specifici contesti locali-regionali che rivendicano autonomia, quando non indipendenza o secessione. Si tratta di situazioni varie per storia e piattaforme rivedicative, nelle quali sempre risulta facile distinguere tra istanze dell’autodeterminazione e forme talvolta esasperate di nazionalismo e separatismo etnico.
Il panorama degli attorie e le modalità nelle quali le relazioni geopolitiche si declinano nello spazio-mondo renda complessa la geografia dei poteri e delle relazioni di governo delle spazialità regionali.
Tutte le parti che compongono la geopolitica danno la possibilità di riconoscere un eventuale ordine mondiale. Da sempre questo ordine mondiale ha come obiettivo il riconoscere una o più grandi potenze a guida del mondo. Antonio Gramsci, nei suoi Quaderni , aveva individuato, nella riflessione sul mercato mondiale, come le politiche economiche puntino spesso alla collaborazione tra stati, mentre le politiche statali sono puntate verso il nazionalismo del bastare a se stessi.
Agnew e Corbridge hanno riflettuto sull’ordine geopolitico globale, rilevando come tale nozione si è affermata in assenza in un confronto critico adeguato con la geografia e la storia delle relazioni internazionali. Essi affermano come la forza a cui l’ordine geopolitico deve
delle politiche comunitarie che hanno una dimensione territoriale. Più concretamente, i fondi di sviluppo regionale hanno contribuito nel creare uno spazio politico rilevante per le regioni, aprendo al neoregionalismo. Allo stesso tempo l’UE ha adottato diverse strategie governative nel corso degli anni → governance multilivello.
Tipologie di regioni istituzionali
Le diversità storico-culturali hanno prodotto specifiche regolazioni nei rapporti tra stato e livello regionale, creando un’ampia casistica di regioni, riassumibili in:
Distretti amministrativi → costituiscono strumenti dell’azione statale, articolazioni amministrative dello stato Regioni intese come enti di secondo livello → raggruppamenti di enti locali che hanno ampliato le proprie competenze e i propri ambiti d’azione e sono divenuti strumenti di decentramento Regioni amministrative → sono veri e propri enti locali, espressione istituzionale del decentramento statale indirizzata allo sviluppo locale e regionale Regioni autonome o politiche → attribuzione di poteri legislativi e di competenze più ampie, dando vita a un governo regionale e a svariate forme di cooperazione istituzionale Regioni federate → partecipano con una propria rappresentanza in ambito legislativo anche a livello nazionale, nonché a livello europeo
Modelli di governo del territorio: un dibattito aperto
Nonostante la centralità e l’influenza dell’UE, ogni stato agisce in maniera autonoma rispetto alle proprie regioni, per cui per orientarsi tra le varie forme di governo bisogna osservare qual é il rapporto tra lo stato e le regioni.
Modello unitario Principio napoleonico di decentralizzazione (top-down) costituisce la base del processo di costruzione dello stato: viene privilegiata l’omogeneità territoriale a scapito di quella demografica e l’identità nazionale a detrimento di quella locale e comunitaria. Vi è un unico centro decisionale e un’unica città capitale, con forme di
Modello federale Si basa sul fatto che le unità territoriali sono autonome, che entrano a far parte di un’unione durevole e che conservino un certo grado di autonomia, di autogoverno e al tempo stesso generino istituzioni comuni per perseguire obiettivi generali condivisi.
decentramento amministrativo nei capoluoghi di livello inferiore
Va detto che oltre a questi due modelli c’è altro: sollecitati dalle nuove sfide poste dallo sviluppo economico e sociale i vari paesi hanno multisfaccettato le caratteristiche proprie del governo in risposta alle nuove necessità. I due modelli restano importanti in quanto esprimono tensioni progettuali ideali e costituiscono la cornice all’interno della quale generare azione politica e culturale secondo schemi organizzativi diversi della società.
Verso un continuo rimodellamento del paesaggio istituzionale?
La spazialità fluida del nostro mondo attuale influenza in modo significativo l’azione collettiva, le pratiche territoriali e le regolazioni istituzionali. I cambiamenti in corso nei vari paesi, a partire dagli anni ‘80 vengono intesi come dei laboratori istituzionali dove i processi continuano ad evolversi. il continuo rimaneggiamento della maglia amministrativa rischia poi di produrre nei cittadini un senso di disaffezione verso le proprie istituzioni.
La complessità ed eterogeneità delle soluzioni sperimentate testimonia le diverse concezioni regionali messe in campo, mentre la loro crescita numerica è legata al perfezionamento della costruzione europea. L’UE ha fatto delle regioni transfrontaliere un elemento importante della sua costruzione attraverso molteplici politiche, tra le quali l’ Interreg. Con le regioni transfrontaliere si apre in particolare la questione del confine e del ruolo che questo elemento svolge all’interno delle dinamiche tra le regioni transfrontaliere stesse. La regione transfrontaliera è trasversale per almeno due motivi: è composta da una o più regioni che si trovano a cavallo della frontiera e deve essere operativa al di là della presenza del confine.
Breve storia delle regioni transfrontaliere in Europa
La costruzione degli spazi transfrontalieri in Europa ha inizio negli anni ‘50 su scala locale, sono poi evoluti per le comunità di lavoro che si organizzarono per iniziativa di imprenditori che operavano nei distretti industriali.
Le regioni transfrontaliere in Italia sono principalmente sulle Alpi, come ad esempio l’ARGE ALP o la CONTRAO. Tra gli anni ‘80 e ‘90 si ha un maggiore sviluppo delle regioni transfrontaliere in tutta Europa, la svolta furono la sottoscrizione all’atto unico europeo e poi nel 1989 con la caduta della cortina di ferro. L’UE si è impegnata per far si che i paesi membri siano coesi internamente, anche tramite il libero mercato, per cui la cooperazione territoriale venne inserita nella politica regionale europea prendendo la forma di un PIC (programma di interesse comunitario),facendo ricorso al FEDER (fondo europeo per lo sviluppo regionale).
dimostrata un successo per quanto riguarda la sperimentazione, che è positiva, in quanto permette di generare innovazione soprattutto sul campo giuridico. Il GECT (gruppo europeo di cooperazione territoriale) ,creato nel 2006, si è rivelato molto utile per estendere le competenze delle regioni istituzionali. Il GECT è dotato di una sua personalità giuridica ed è sottoposto al potere giuridico del paese dove si trova. Spesso i GECT sono gemellaggi, gruppi di lavoro, progetti Interreg…
Il progetto ECBM è concepito per eliminare gli ostacoli giuridici e amministrativi alla cooperazione transfrontaliera, quindi rispetto al GECT, introduce due aspetti nuovi: propone un principio ispirato alla sussidiarietà e prevede una procedura di concentrazione tra gli stati volta a modificare la legislazione meno favorevole tra le regioni coinvolte.
L’accresciuta varietà di forme regionali politiche e istituzionali all’interno del contesto europeo risponde ai cambiamenti sociali in atto, che sono in continua evoluzione → regime territoriale misto.
Si è notato come sia cambiato lo sguardo sull’Europa dalle regioni alle frontiere, che tornano a essere cruciali in un discorso anche di tipo globale.
Il riferimento al termine “regione urbana” nasce dalla crisi che sta avendo il termine città, che in origine significava una realtà compatta e delimitabile, che è distinta dal resto del territorio. Il concetto di regione urbana associa quindi due entità che tradizionalmente sono state separate, ma soprattutto negli anni più recenti, le realtà periferiche e il resto del territorio sono diventati terreni di comunicazione, dove la comunicazione tra la città e il resto del territorio sono mescolati.
L’espansione urbana di oggi viene descritta da Geddes tramite due termini: Conurbazione e città-regione. Assimilabile alla conurbazione c’è la categoria dell’ agglomerato urbano (o agglomerazione urbana), usato come termine per descrivere l’espansione delle città mediterranee e italiane. L’agglomerato costituisce talvolta la categoria più rappresentativa della grande città monocentrica, con fenomeni di crescita indotti nelle periferie contigue.
La categoria della regione urbana più nota è sicuramente quella della città metropolitana , segnata principalmente da un nucleo centrale con un intorno territoriale gravitante. Questa
categoria nasce principalmente per la rilevazione di dati statistici negli USA negli anni ‘50, ma ad oggi il senso è rimasto principalmente lo stesso, ovvero quello di un contesto urbano composto da un nucleo centrale con una certa soglia di popolazione in valore assoluto e in termini di densità demografica. L’area metropolitana ha riscosso un grande successo in occidente, andandosi a ritrovare nelle aree urbane funzionali (FUAs) adottate dall’UE. L’idea della città metropolitana è stata agganciata da due fondamentali pilastri della teoria urbana occidentale: il modello urbano monocentrico e la teoria delle località centrali.
La metropoli è una città che per grandezza e forza può assumere il ruolo di centro animatore della propria regione, per cui si può immaginare come un sistema di metropoli possa diventare la struttura nodale e trainante dello sviluppo di un paese.
Le raffigurazioni monocentriche delle regioni urbane sono state seriamente indebolite dalle repentine trasformazioni della città → decentramento produttivo e territoriale. Questo processo ha indebolito l’idea della città come unico centro produttivo, rendendo difficile il riconoscimento della città come luogo distinto all’interno dell’ambiente rurale. Si ipotizza quindi una contro-urbanizzazione sostenuta da una dinamica demografica positiva nei centri medi e piccoli e negativa nei centri maggiori.
Metropoli → Megalopoli : formazione che, sul piano morfologico, risulta costituita dalla coalescenza di una serie di aree metropolitane, ciascuna delle quali cresciuta intorno a un nucleo originario. Un’esempio di megalopoli è il BOWASH, l’area urbana che si estende da Boston a Washington.
L’indebolimento della logica gerarchica e l’integrazione dei principi di un’emergente paradigma della rete hanno segnato la teoria urbana occidentale. Molti studiosi, osservando il complesso reticolo delle città del capitalismo maturo, hanno dovuto ricalibrare il proprio paradigma interpretativo. La metropoli post-industriale diventa il sistema urbano policentrico o reticolare.
L’interdipendenza economica nella dimensione globale ha rafforzato la categoria della regione urbana policentrica. Spesso si parla di città del terzo millennio come città-regione globale o mega-città regione a far intendere come queste siano le nuove protagoniste dello sviluppo economico sulla scena globale. l’elemento di novità non è solo nella struttura o nel funzionamento di questa nuova formazione urbana, ma anche nella sua capacità di generare impulsi economici e stimolare processi socioculturali innovativi. la funzione politicamente rilevante delle regioni urbane era già stata intuita da Gottmann, il quale descriveva le megalopoli non solo illustrando le nuove configurazioni geografiche dell’urbano e
aver confini politico-amministrativi che coincidono con quelli ecologici. Questo consentirebbe di sviluppare una cultura bioregionale, che è in grado di riconoscere le proprie specificità territoriali.
The bioregional vision è considerato il manifesto bioregionalista, dove si sottolinea come la dottrina centrale risiede nella convinzione che il dominio umano sulla natura debba cessare ed essere sostituito dal governo della natura. Si presuppone quindi una collaborazione intensa tra la campagna e la città, tra il mondo rurale e quello urbano. Si afferma anche come questo processo sia fondamentale che parta dal basso, attraverso la partecipazione degli abitanti sul territorio.
Per molti studiosi, il territorio è un’entità complessa, non è semplice come l’idea di spazio (per cui si intende un’estensione della supergicie terrestre dotata di meri attributi fisici, mentre il territorio è uno spazio su cui si è esercitato un lavoro umano. Il territorio è dunque uno spazio che è stato curato, pensato e vissuto da chi lo abita. Alcuni autori hanno approfondito la tematica ambientale all’interno della riflessione territorialista, inserendo quindi le problematiche ecologico-ambientali e riconoscendo la singolarità di ogni situazione.
La regione sostenibile di Vallega: la regione sistemica e sostenibile
Il concetto di sistema generale viene preso come modello canonico della realtà, ovvero dove tutto ha un senso in relazione alla sua funzione nell’ambiente. Il sistema regionale viene considerato come bimodulare: interazione tra comunità umane e uno o più ecosistemi. La grande attenzione posta all’ambiente esterno è relativa al fatto che la regione vi interagisce mediante un circuito di retroazione. Il modello proposto da Vallega consente di rappresentare la complessità territoriale, nello specifico la regione sostenibile fa propri tre obiettivi dello sviluppo sostenibile:
Il concetto di ecoregione risulta centrato sull’individuazione spaziale di ambiti caratterizzati da elevata omogeneità nelle componenti ecologica e ambientale. In generale però, questa visione considera solo la punta dell’iceberg del complesso intreccio tra società e ambiente. La concezione di sostenibilità del bioregionalismo è più ricca e articolata e focalizza la propria attenzione su diverse tipologie di intreccio tra le relazioni, ha però come limite il fatto di rimanere troppo spesso confinata nella riproposizione esclusiva della autarchia, risultando quindi limitata per rappresentare una realtà che è decisamente più vasta e complessa.
Dansero e Vallega propongono una visione considerata pionieristica, perché propongono di vedere non solo alla sostenibilità e alla salute degli ecosistemi interni a una regione, ma anche a quegli ecosistemi esterni alla regione stessa.
I flussi di sostenibilità ambientale
I flussi di sostenibilità di cui si è più consapevoli sono i flussi diretti , ovvero quelli che riguardano l’import e l’export di beni e materiali. Esistono anche però i flussi virtuali su cui vi è un livello di consapevolezza ancora molto scarso. Vi è anche un grande sviluppo di strumenti e metodologie finalizzati alla qualificazione dei flussi virtuali, tra i più famosi abbiamo i sistemi di contabilità ambientale.
La regione ambientale sostenibile: definizione completa