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riassunto matematica generale
Tipologia: Sintesi del corso
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Riassunto libro di matematica. (Parte teorica) rivedere tutti i grafici che non sono stati riportati nel riassunto. Equazioni. Un equazione è un uguaglianza tra due espressioni algebriche verificata solo per particolari vaioli assegnati alle variabili in essa contenuti. Il grado di una equazione è dato dall’ordine del suo polinomio. Si parla di soluzione di un equazione per indicare quel valore che sostituito a una variabile trasforma l’equazione in un uguaglianza. Equazioni di secondo grado. Le equazioni vengono definite di secondo grado quando l’incognita x è elevata al quadrato. Forma canonica di un equazione di secondo grado: Equazione monomia: b=0 e c= Equazione pura: b= Equazione spuria. c= Formula risolutiva: Le disequazioni. La diseducazione è una disuguaglianza verificata per determinati valori la qui soluzione è data da quei valori che sostituiti all’incognita rendono la diseducazione verificata. Se moltiplico o divido per un numero negativo devo cambiare di verso la disequazione. (Vedere punto 5.2 pagina 50). Funzioni reali di una variabile. Il simbolo f indica un insieme di operazioni che si devono verificare il x per poter ottenere y. La x viene definita dominio e variabile indipendente mentre la y viene definita codominio variabile dipendente. Esistono delle regole relative al campo di esistenza di diverse funzioni:
Funzione valore assoluto. Simbolo del valore assoluto: |x| Il valore assoluto è definito da x se x è maggiore o uguale a zero e da -x se x è minore o uguale di zero. Il grafico della funzione con valore assoluto è dato da due semirette passanti per l’origine di equazione y=x e y=-x (vedere grafico pagina 65). Funzione potenza. La funzione potenza deve essere strettamente maggiore o uguale di 0. Se l’esponente della funzione è positivo il dominio è dato da tutti i numeri reali; se l’esponente è dispari il dominio è finito per i valori reali diversi da 0. Se il codominio è pari esso assume i valori compresi da zero a
Limite per x che tende a infinito : Limite finito per x -> - infinito : Limite tra i concetti di continuità e limite di una funzione. Limite finito per x -> x0 Limite infinito per x-> infinito
Limiti fondamentali (da vedere direttamente dal libro pagina 90). Casi di discontinuità.
Asintoti obliqui -> una funzione presenta un asintoto obliquo di equazione y = ax+b se rispetta le seguenti condizioni:
Il differenziale. Sia data la f definita in un intervallo (a ; b): se esiste un numero reale a tale che per ogni h per cui x+h appartiene all’intervallo (a ; b) si abbia f ( x+h) - f. (x) = ah+oh per h che tende a zero, f si dice differenziale e il prodotto ah si dice differenziale di f in x e si indica con il simbolo d f (x). Utilità della derivata prima. La derivata fornisce informazioni sulla crescenza/decrescenza di una funzione, e quindi sui possibili punti di massimo, minimo o di flesso. Abbiamo tre casi distinti:
Teoremi relativi al calcolo differenziale. Teorema di Rolle. Afferma che: se una funzione è continua in un intervallo chiuso e limitato e derivabile all’interno dello stesso (estremi esclusi) e se inoltre agli estremi dell’intervallo assume lo stesso valore: f (a) = f (b), allora esisterà un punto c, appartenete all’intervallo stesso, in cui la derivata della funzione è pari a zero. Teorema di Lagrange. Secondo questo teorema esiste un punto c in cui la tangente alla funzione è parallela al segmento che congiunge gli estremi all’intervallo considerato. Esiste, quindi, un punto in cui la derivata ha la stessa inclinazione del segmento che unisce a con b. Teorema di Lagrange e crescenza\ decrescenza di una funzione: Teorema di Cauchy. In questo teorema viene introdotta una seconda funzione g(x) che non deve mai avere valore zero nell’intervallo considerato. Teorema di De Hospital. Regole di derivazione da vedere sul libro a pagina 125. Gli integrali. Gli integrali definiti servono per calcolare l’area sottesa di una funzione. Dove F rappresenta la derivata prima di f (x). Se F (x) è una funzione definita in un intervallo (a ; b) ed in ogni suo punto ha una derivata di di funzione f (x) allora si dice che F (x) è una funzione primitiva di f (x). Teorema fondamentale del calcolo integrale. Data una funzione integranda f (x) su (a ; b), scegliendo un quassia punto c che appartiene all’intervallo è possibile definire la funzione integrale:
Massimi e minimi liberi. Per studiare i massimi e minimi liberi, occorre calcolare il gradiente che è una matrice formata da una colonna e tante righe quante sono le variabili della funzione che stiamo considerando. Il granfiante è particolarmente utile quante sono le variabili della funzione che stiamo considerando. Il gradiente è particolarmente utile perché ci indica quali sono i punti candidati a essere massimi o minimi. Gli eventuali punti di massimo o di minimo sono infatti soluzione del sistema dato dalle derivate parziali eguagliate a zero ( condizione di primo ordine); in seguito viene calcolato l’Hessiano per scoprire quali, tra i punti candidati e quindi quali tenere e quali scartare (condizione di secondo ordine). A questo punto prendiamo i punti candidati e li sostituiamo al determinante. Se H(x0,xy) è maggiore di zero lo teniamo, perché potrebbe essere un massimo o un minimo relativo; se H(x0,xy) è minore di zero lo scartiamo. Per capire se i punti sono massimo o minimi dobbiamo studiare il segno della derivata parziale f xx. Se f xx è maggiore di zero la concavità è verso l’alto, è un punto di minimo relativo. Se f xx è minore di zero la concavità è verso il basso e quindi è un punto di massimo relativo.