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Riassunto Turismo Urbano Montanari, Sintesi del corso di Geografia Del Turismo

Riassunto del manuale Turismo Urbano per l'esame di Geografia del Turismo

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

Caricato il 13/03/2021

gai.psyche
gai.psyche 🇮🇹

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Nel 2000 la Commissione statistica delle Nazioni Unite ha approvato il TSA (conto satellite o conto
consolidato del turismo) per valutare il peso economico del comparto e il suo contributo alle economie
nazionali in termini di PIL turistico, occupazione prodotta e investimenti attivati.
Aurousseau indica 4 funzioni: amministrazione, cultura, comunicazione e ricreazione, su un totale di 6 che
identificano le città.
Ashworth denuncia la negligenza sia degli studiosi del turismo (poco inclini ad approfondire il turismo
urbano) sia quelli di geografia urbana. Una conferma sull’inadeguatezza dell’impegno dei ricercatori in
questo campo risulta anche in una bibliografia per il turismo urbano realizzata dalla Società Geografia e
dall’Università di Trier.
Valussi rileva che il terismo è ormai divenuto una funzione urbana capace di esercitare un’attrazione
centripeta e ricorda che il modello christalleriano delle località centrali aveva favorito lo studio della attività
turistiche nelle aree periferiche e che quindi la promozione della ricerca applicata alle problematiche del
turismo urbano sarebbe stata un controsenso.
Murphy prende in considerazione la crescita del turismo a partire dagli anni ’50 e cita Turner e Ash, i quali
paragonano i flussi turistici alle invasioni barbariche che, in questo caso, avverrebbero dalle aree urbane
sviluppate verso periferie non ancora civilizzate, distruggendo i valori sociali e quelli culturali. I flussi
economici che si attivano dal centro verso la periferia sono tipici della fase di industrializzazione ed
urbanizzazione. La natura periferica degli spazi turistici christalleriani viene corretta da Claval il quale,
invece, afferma che per Christaller anche le località centrali ricevevano visitatori, ma non erano significative
in quanto prima le forze dominanti erano di tipo centrifugo.
Christaller suddivide la disciplina in base ai fattori di localizzazione dell’offerta (tra cui le città d’arte) e
individua 5 periodi di sviluppo: 1790, 1840, 1870, 1900 e 1930. E analizza le interrelazioni spaziali attivate
dalla “tendenza verso la periferia” in tre casi di studio, tre regioni periferiche: Vallese, Jylland e Sicilia.
1) 1780: inizia con la rivoluzione francese e la formazione del ceto sociale borghese che aspira al viaggio, e
si conclude con l’introduzione delle innovazioni relative ai sistemi di trasporto (ferrovie e bastimenti a
vapore).
2) 1840: identifica una fase analoga a quella delle attività artigianali in rapporto al settore industriale, le
strutture ricettive non sono turistiche ma vengono utilizzate le fattorie e le case dei contadini. Il turismo
assume il significato di viaggio durante un periodo di vacanze.
3) 1870: realizzazione di alberghi e alloggi con funzione turistica, assume per il turismo lo stesso significato
che la fabbrica assume per l’industria.
4) 1900: il turismo diventa un fenomeno di massa, in cui sono prevalenti le attività sportive e della
ricreazione e popolari e realizzazione funivie, campeggi, rifugi alpini.
5) 1930: sviluppo dei viaggi di gruppo.
Toschi, in occasione del XVII Congresso Geografico Italiano, promosse una sessione dedicata agli aspetti
geografici dell’economia turistica in Italia. Permise di realizzare numerosi contributi sul turismo nelle città
d’arte, tra cui Roma e Venezia, inserite nella tipologia dei centri turistici recettivi di natura composita. Egli
classificava i centri ricettivi in base alle loro dimensione e al tipo di attrazione (turistica oppure prodotta da
movimenti politici, commerciali, professionali).
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Nel 2000 la Commissione statistica delle Nazioni Unite ha approvato il TSA (conto satellite o conto consolidato del turismo) per valutare il peso economico del comparto e il suo contributo alle economie nazionali in termini di PIL turistico, occupazione prodotta e investimenti attivati. Aurousseau indica 4 funzioni: amministrazione, cultura, comunicazione e ricreazione, su un totale di 6 che identificano le città. Ashworth denuncia la negligenza sia degli studiosi del turismo (poco inclini ad approfondire il turismo urbano) sia quelli di geografia urbana. Una conferma sull’inadeguatezza dell’impegno dei ricercatori in questo campo risulta anche in una bibliografia per il turismo urbano realizzata dalla Società Geografia e dall’Università di Trier. Valussi rileva che il terismo è ormai divenuto una funzione urbana capace di esercitare un’attrazione centripeta e ricorda che il modello christalleriano delle località centrali aveva favorito lo studio della attività turistiche nelle aree periferiche e che quindi la promozione della ricerca applicata alle problematiche del turismo urbano sarebbe stata un controsenso. Murphy prende in considerazione la crescita del turismo a partire dagli anni ’50 e cita Turner e Ash, i quali paragonano i flussi turistici alle invasioni barbariche che, in questo caso, avverrebbero dalle aree urbane sviluppate verso periferie non ancora civilizzate, distruggendo i valori sociali e quelli culturali. I flussi economici che si attivano dal centro verso la periferia sono tipici della fase di industrializzazione ed urbanizzazione. La natura periferica degli spazi turistici christalleriani viene corretta da Claval il quale, invece, afferma che per Christaller anche le località centrali ricevevano visitatori, ma non erano significative in quanto prima le forze dominanti erano di tipo centrifugo. Christaller suddivide la disciplina in base ai fattori di localizzazione dell’offerta (tra cui le città d’arte) e individua 5 periodi di sviluppo: 1790, 1840, 1870, 1900 e 1930. E analizza le interrelazioni spaziali attivate dalla “tendenza verso la periferia” in tre casi di studio, tre regioni periferiche: Vallese, Jylland e Sicilia.

  1. 1780: inizia con la rivoluzione francese e la formazione del ceto sociale borghese che aspira al viaggio, e si conclude con l’introduzione delle innovazioni relative ai sistemi di trasporto (ferrovie e bastimenti a vapore).
  2. 1840: identifica una fase analoga a quella delle attività artigianali in rapporto al settore industriale, le strutture ricettive non sono turistiche ma vengono utilizzate le fattorie e le case dei contadini. Il turismo assume il significato di viaggio durante un periodo di vacanze.
  3. 1870: realizzazione di alberghi e alloggi con funzione turistica, assume per il turismo lo stesso significato che la fabbrica assume per l’industria.
  4. 1900: il turismo diventa un fenomeno di massa, in cui sono prevalenti le attività sportive e della ricreazione e popolari e realizzazione funivie, campeggi, rifugi alpini.
  5. 1930: sviluppo dei viaggi di gruppo. Toschi, in occasione del XVII Congresso Geografico Italiano, promosse una sessione dedicata agli aspetti geografici dell’economia turistica in Italia. Permise di realizzare numerosi contributi sul turismo nelle città d’arte, tra cui Roma e Venezia, inserite nella tipologia dei centri turistici recettivi di natura composita. Egli classificava i centri ricettivi in base alle loro dimensione e al tipo di attrazione (turistica oppure prodotta da movimenti politici, commerciali, professionali).

Turismo urbano: nelle città capitali e nelle capitali culturali, nei centri metropolitani e nelle città storiche fortificate, nelle grandi città storiche, nelle inner city areas, nei waterfront rigenerati, nelle città con un passato industriali, nelle località balneari, nelle città culturali e d’arte. Quella urbana è una delle forme più antiche e diffuse di turismo. Caratteristiche turismo nelle aree urbane: natura multifunzionale delle città e carattere multidisciplinare. Nel contesto italiano troviamo tre tipologie fondamentali:

  1. città d’arte, centri culturali, città storiche
  2. città di tradizione industriale
  3. centri storici minori Modello Pearce 2001: analizza il fenomeno turistico a diverse scale territoriali, partendo dalla scala internazionale per arrivare ad uno specifico sito, partendo dai temi tradizionali della domanda e dell’offerta, per arrivare a quello degli impatti. A queste diverse scale si potrebbero analizzare tutti i temi elencati nella tabella e confrontare i risultati alle diverse scale territoriali. Città postmoderna: core, inner city e outer city, costellate di edges cities, frutto di un processo di deconcentration residenziale ed economica. Core: area dedicata ai servizi. Nelle città fluviali troviamo anche i waterfront. Inner city: funzione cuscinetto tra core e outer city. E’ l’area delle periferie, dei suburs, dove vi sono (soprattutto in america) le minoranze etniche. Outer city: meta di turismo urbano, luogo di intrattenimento e piacere, con i malls, centri sportivi ecc. All’interno delle città Pearce (2001) identifica 6 tipi di distretti urbani:
  4. distretti storici
  5. distretti etnici (Little Italy e Chinatown)
  6. distretti sacri (Gerusalemme e Roma)
  7. zone di nuovo sviluppo (waterfront)
  8. distretti del piacere (entertainment)
  9. distretti turistici funzionali Secondo van der Berg, van der Borg e van der Meer, le condizioni per lo sviluppo di un turismo urbano sono:
  10. natura accattivante
  11. natura attrattiva
  12. offerta composita
  13. buona accessibilità interna ed esterna

turismo ha avuto popolarità: 1) crescente deindustrializzazione della città, 2) legami deboli con i metodi tradizionali e saperi produttivi, 3) aumento delle tecniche di produzione computerizzate. Si comincia a parlare di turismo in un documento di pianificazione che è lo Schema d’Amenagement et d’Urbanisme de la ville del paris del 1977. Il piano fissa i 5 obiettivi prioritari:

  1. proteggere la funzione residenziale della città
  2. limitare il numero di posti di lavoro localizzati in città
  3. evitare la frammentazione dal punto di vista territoriale delle funzioni urbane
  4. migliorare la qualità della vita dei residenti
  5. conservare il carattere urbano Il primo piano di sviluppo turistico fu realizzato da Paris Promotion nel 1991 Van der Borg dimostra gli effetti negativi del turismo su Venezia: eccessivo numero di turisti. Altri casi di riflessione sugli impatti del turismo hanno riguardato Oxford e Rotterdam. Impatti del turismo: economici, sociali, culturali, fisici/ambientali/ecologici. Standardizzazione: le città diventano simili, con il rischio che i visitatori non siano più attratti dalla loro omogeneità. Mercificazione: le città vengono trasformate in centri commerciali all’aperto Gentrificazione: trasformazione di uno spazio urbano da popolare a residenziale, di lusso. Possiamo parlare in questi casi di banalizzazione dell’ambiente urbano a fini turistici, per attirare maggiormente i visitatori. Entra in gioco il concetto di sostenibilità, le strategie per gestire uno sviluppo sostenibile possono essere divise in due tipi: quelle orientate dall’offerta e quelle orientate dalla domanda. Le prime tendono a espandere i possibili usi della città, le secondo tendono a limitare l’uso della città a scopi turistici. Ulteriore distinzioni tra misure: hard e soft. Le prime incidono sulla quantità, le seconde si preoccupano di modificare i comportamenti dei turisti. Chadwick nel 1987 introduce i concetti di attività primarie e secondarie secondo le tipologie di motivazioni che spingono i turisti a visitare luoghi, l’autore individua in 4 categorie per le attività primarie: affari, visita ad amici e parenti, attività personali, diporto. Attività secondarie: cene, ricreazione, shopping, visita culturale, trovare amici e parenti. Teoria push-pull: si basa sulle migrazioni interne e internazionali nelle società industriali e rurali. In base a questo concetto gli individui migrano in quanto attratti da aree che offrono maggiori possibilità di lavoro rispetto a quelle di residenza. Società moderna: fa riferimento ai flussi migratori e quelli di ritorno. Mobilità urbana nella società complessa: mobilità per produzione e per consumo. Flussi finanziari, commerciali e umani: “legali”, permanenti oppure temporanei, saltuari o ricorrenti. Poi vi sono quelli “illegali”, flussi provenienti da aree esterne a minore sviluppo economico.

Modello Montanari 2008 fasi 0- Altra distinzione: tra flussi in entrata e flussi in uscita. Nella mobilità per CONSUMO: 1) flussi turistici, gli escursionisti e i visitatori. 2) VFR (visite amici e parenti),

  1. flussi migratori dei pensionati (IRM) (questi ultimi spesso collocati anche nella mobilità per PRODUZIONE) Nella mobilità per PRODUZIONE e CONSUMO: pendolarismo Fase 0: fase preliminare in cui l’insediamento si riproduce in uno stato di equilibrio autosufficiente, il territorio non è interessato da alcuna forma di mobilità dinamica. Fase 1: attivazione del processo Mobilità per consumo: manager (flussi in entrata), tecnici (flussi in entrata), migranti informali (flussi in uscita), pendolari (flussi in entrata). Mobilità per produzione: turisti (flussi in uscita) Fase 2: messa in opera del progetto Mobilità per consumo: manager (flussi in entrata), tecnici (flussi in entrata e in uscita), operai (flussi in entrata), migranti informali (flussi in entrata), pendolari (flussi in entrata) Mobilità per produzione: VFR, visitatori locali, escursionisti e turisti (flussi in uscita) Fase 3: sviluppo del progetto Mobilità per consumo: manager e tecnici (flussi in entrata e in uscita), operai (flussi in entrata), pendolari (flussi in entrata) Mobilità per produzione: VFR, visitatori locali, escursionisti e turisti (flussi in uscita) Fase 4: rafforzamento del progetto Mobilità per consumo: manager, turisti (flussi in entrata e in uscita), operai , migranti, migranti informali, pendolari (flussi in entrata) Mobilità per produzione: migranti pensionati (flussi in entrata e in uscita), VFR, visitatori locali, escursionisti e turisti (flussi in uscita) Fase 5: ristrutturazione e rilancio del progetto Mobilità per consumo: manager, tecnici, operai, migranti, migranti informali, pendolari (flussi in entrata e in uscita) Mobilità per produzione: pendolari (flussi in entrata), migranti pensionati, VFR, visitatori locali, escursionisti e turisti (flussi in entrata e in uscita). Fase 6: innovazione tecnologica Mobilità per consumo: di tutti sia flussi in entrata che in uscita Mobilità per produzione: di tutti sia flussi in entrata che in uscita

Modello 1 turismo, ricreazione e tempo libero nelle aree urbane: risorse primaerie Turisti scopo primario: affari, VFR, conferenze, sightseeing Risorse primarie: beni durevoli: monumenti, quartieri storici, musei, paesaggi, lungomare (hard), mostra, concerti, manifestazioni artistiche, manifestazioni sportive (soft). Modello 2: risorse secondarie Turisti scopo secondario Risorse secondarie: hotel, ristoranti, night club, negozi, mercati, malls Modello 2: risorse terziarie Turisti scopo terziario Risorse terziarie: strade, ferrovie, ponti, aeroporti, trasporti urbani, aree di parcheggio, informazione, accessibilità. Modello degli effetti sulla qualità della vita delle attività del turismo, della ricreazione e del tempo libero Attività: uso delle risorse naturali-effetti: inquinamento atmosferico, idrico, da rumore, da odore, produzione di rifiuti. Attività: uso delle risorse culturali-effetti: deterioramento monumenti, quartieri, paesaggi, banalizzazione offerta Attività: uso dei servizi e delle infrastrutture-effetti: ridotta mobilità, ridotta qualità della vita, segregazione, gentrificazione Attività: investimenti nelle risorse turistiche-effetti: ristrutturazione economica, internazionalizzazione dell’economia locale, nuove possibilità di occupazione. Attività: competizione con i residenti per l’uso degli spazi e dei servizi-effetti: cambiamento delle destinazioni d’uso residenziali, aumento prezzi, cambiamenti demografici, mancanza di equità, ristrutturazione edifici e spazi urbani. Effetto pulsar: espressione presa in prestito dalla fisica astronomica, è una metafora della dinamica urbana.