Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Misteri e Storia: Il Buddhismo, Varanasi e Shiva, Dispense di Storia dell'India

Una riflessione metafisica e etica sul buddhismo, varanasi e shiva. Esplora la nascita di siddharta gautama, il buddha, e la leggenda di shiva come signore dell'universo. Inoltre, descrive la fondazione di varanasi e la significanza del tempio di shiva vishvanatha. Il testo include anche informazioni sulla nascita di kumara, la figura di ashvaghosha e il buddhacharita.

Tipologia: Dispense

2018/2019

Caricato il 15/02/2019

Gavy
Gavy 🇮🇹

4.3

(3)

12 documenti

1 / 8

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
VIAGGIO NELL'INDIA DEL NORD
CAPITOLO 1: ARRIVO A DELHI
Si parte sempre da qui che non è New Delhi in quanto quest'ultimo è un quartiere di Delhi. Delhi è una città antica si parla
di 7 o 8 Delhi sovrapposte o poste vicino nei millenni. Per questo il nome è antico perchè designava la zona urbana posta
vicino al fiume Yamuna.
Indraprastha
Le zone più antiche di Delhi risalgono all'epoca del dominio mussulmano tra cui c'è il forte vecchio fatto costruire nel 1533
dall'imperatore HUmayun in una zona molto particolare per gli Indiani chiamata Indraprastha. La leggenda vuole che fosse
il luogo dove sorgeva la città col medesimo nome risalente alle vicende del Mahabarata.
La grande storia della dinastia Bharata
Mahabarata significa grande storia dei discendenti di Bharat. Gli indiani stessi chiamano il loro paese Bharat a
dimostrazione del grande valore che ha questo testo per loro. Per la maggior parte di Indiani il Mahabarata ha una valeza
storica di verità eterna non solo per la trama ma per gli insegnamenti e le riflessioni posti. Probabilmente le vicende
raccontate possono essere come l'Iliade fatti relmente accaduti che hanno ispirato un poema. Il Mahabarata possiede circa
diecimila versi ed è composto di 18 libri. Probabilmente è stato composto dal IV seolo a.C. al IV secolo d.C. perchè troppo
lungo per essere stato messo in una sola volta. Alcuni affermano che il nucleo ha origine al meno un millenno prima e che
è stato scritto da krishna. La caratteristica principale del Mahabara è di essere un intreccio di storie all'interno di una
globale.
il tema centrale dell'epica nella rivalità tra due schieramenti di cugini appartenenti al medesimo clan di stirpe lunare ( 1E43somava śa): i
1 E 5 B 1 E 6 31 E 6 D 1 E 4 71 E 0 D 1 E 4 71 E 0 DKaurava (discendenti di Kuru, i cento figli di Dh tarāra guidati da Duryodhana) e i Pāava (i cinque figli di Pāu, ma in realtà
1 E 6 31 E 6 Dfigli di alcune divinità: Yudi hira, figlio del dio Dharma; Bhīma, figlio del dio Vayu, il Vento; Arjuna, figlio del dio Indra; e i gemelli
1 E 4 71 E 0 D 1 E 5 B 1 E 6 31 E 6 DNakula e Sahadeva, figli degli dèi Aśvin). Alla morte del re Pāu, suo fratello, il cieco Dh tarāra, sale sul trono in attesa che il
1 E 4 71 E 0 D 1 E 6 31 E 6 D 1 E 5 B 1 E 6 31 E 6 Dfiglio primogenito di Pāu, Yudi hira, raggiunga l'età per essere re. Il figlio di Dh tarāra, Duryodhana, non si rassegna all'idea di
1 E 4 71 E 0 Dperdere il regno a favore del cugino e, consumato da un profondo odio nei confronti dei cinque Pāava, è mandante di una serie di
1 E 4 71 E 0 Dagguati per ucciderli. Uno di questi, l'incendio dell'abitazione in cui Duryodhana li aveva convinti ad abitare, costringe i Pāava a
fuggire insieme con la loro madre, Kuntī. Nonostante queste difficili condizioni Arjuna, travestitosi da brahmano, riesce a prendere in
moglie la principessa Draupadī che in realtà altri non è che l'incarnazione della dea Śrī. Arjuna accompagna quindi Draupadī dai
1 E 4 71 E 0 DPāava dove, non vista da Kuntī la quale ritenendo che il figlio portasse solo un premio invita i suoi figli a "goderne insieme", diviene
la moglie di tutti e cinque i fratelli.
1 E 5 B 1 E 6 31 E 6 D 1 E 4 71 E 0 DNel frattempo il re cieco Dh tarāra viene a sapere che i giovani Pāava sono sopravvissuti all'incendio provocato da Duryodhana
1 E 4 71 E 0 De si decide a lasciare loro la metà del regno. I Pāava erigono quindi la capitale del nuovo regno, Indraprastha, e lì sono raggiunti dal
1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7loro cugino K a, capo del clan degli Yādava. Nel frattempo Duryodhana, consumato sempre dall'odio, sfida a una partita a dadi
1 E 6 31 E 6 DYudi hira il quale, appartenendo alla casta degli 1E63k atriya (casta dei guerrieri), non può rifiutare una sfida al gioco né un duello. Ma la
1 E 6 31 E 6 Dpartita a dadi organizzata da Duryodhana è truccata e Yudi hira perde non solo l'intero regno, ma anche i fratelli e la sposa Draupadī. Il
1 E 5 B 1 E 6 31 E 6 D 1 E 4 71 E 0 Dre Dh tarāra annulla tuttavia gli esiti della partita, restituendo tutti i beni ai Pāava, ma si risolve a convocarne una nuova dove lo
1 E 6 31 E 6 Dsconfitto si impegna a esiliarsi per dodici anni nella foresta, vivendo il tredicesimo anno in incognito. Yudi hira perde anche la nuova
la partita a dadi e quindi va in esilio con i fratelli e la moglie Draupadī. Il tredicesimo anno dell'esilio i fratelli 1 E 4 71 E 0 DPāava, e la loro
1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7moglie, riescono a trascorrerlo senza far scoprire la loro reale identità, quindi inviano K a a reclamare il regno o, almeno, cinque
1 E 4 71 E 0 Dvillaggi. Duryodhana rifiuta di rispettare i patti concordati negando ai Pāava persino i cinque villaggi. La guerra tra i cugini Kaurava
1 E 4 71 E 0 D 1 E 6 3e Pāava si fa quindi inevitabile e nella località di Kuruk etra ("piana dei Kuru", 150 km a nord di Delhi, oggi luogo santo, tīrtha) si
riuniscono in tutto diciotto armate ( 1E631E47ak auhi ī) ognuna delle quali formata da 21.870 carri e altrettanti elefanti, da 65.610 cavalli e
1 E 4 71 E 0 D109.350 fanti. Undici delle diciotto armate sono schierate a favore dei Kaurava, le restanti sette con i Pāava.
1 E 6 3La battaglia di Kuruk etra, che la cronologia tradizionale hindū colloca a cavallo tra il 3139 e il 3138 a.C., infervora per diciotto giorni,
qui i Kaurava vengono sconfitti e trovano la morte, Duryodhana tra loro. Si salvano solo tre capi dei Kuru, tra questi Aśvatthāman il
1 E 4 71 E 0 Dquale, posseduto dal dio Śiva, si introduce durante la notte nel campo vittorioso dell'esercito dei Pāava compiendo una carneficina.
1 E 4 71 E 0 D 1 E 6 31 E 6 DDa questa ultima carneficina si salvano solo i cinque fratelli Pāava. Yudi hira, sconvolto dal massacro, decide di abbandonare il
1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7trono appena conquistato per vivere come un santo eremita, ma K a e i suoi fratelli lo convincono a recedere da questa sua scelta. Il
1 E 5 B 1 E 6 31 E 6 D 1 E 6 31 E 6 Dvecchio re Dh tarāra aiuta Yudi hira nel governo del regno, finché, quindici anni dopo si ritira in eremitaggio nella foresta dove
perisce a seguito di un incendio provocato dal fuoco di alcuni sacrifici.
1 E 6 3 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7Trascorsi trent'anni dalla battaglia di Kuruk etra, anche K a muore. Dalla morte di K a, la cronologia tradizionale hindū fa
terminare l'era detta del Dvāpara-yuga, avviandosi la nostra era detta del Kali-yuga 1E 6 31 E 6 D. Giunto alla vecchiaia, Yudi hira abdica a favore
1 E 6 3 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7del nipote Parik it (nato morto ma resuscitato da K a) e, insieme con i fratelli e alla moglie Draupadī, decide di recarsi in
eremitaggio sull'Himalaya e quindi sul Monte Meru, accompagnato da un cane che altri non è che il suo vero padre, il dio Dharma. Solo
1 E 6 31 E 6 DYudi hira e il cane raggiungeranno la vetta. Nel VI parvan dell'opera è conservata la Bhagavadgītā (Canto dell'Adorabile Signore),
quel testo dal forte contenuto religioso composto in circa 700 versi (śloka) divisi in 18 canti (adhyāya 1E 4 71 E 0 D). Qui il Pāava Arjuna, nel
mentre gli eserciti sono schierati e pronti al combattimento, viene preso dallo sconforto di dover uccidere maestri, amici e i cugini
schierati nel campo avversario, decide quindi di abbandonare il combattimento. Allora il suo auriga e amico Krishna gli impone di
rispettare i suoi doveri di 1E63k atra (guerriero), quindi di combattere e uccidere, senza farsi coinvolgere da quelle stesse azioni (karman).
Per convincere Arjuna della bontà dei propri suggerimenti Krishna espone una vera e propria rivelazione religiosa finendo per
manifestarsi come l'Essere supremo. Innanzitutto Krishna precisa che la sua "teologia" e la sua "rivelazione" non sono affatto delle novità
in quanto già da lui trasmesse a Vivasvat e da questi a Manu in tempi immemorabili, ma che tale conoscenza venne poi a mancare e con
essa il Dharmaa e, quando ciò accade e per proteggere gli esseri benevoli dalle distruzioni provocate da quelli malvagi, qui è lo stesso
pf3
pf4
pf5
pf8

Anteprima parziale del testo

Scarica Misteri e Storia: Il Buddhismo, Varanasi e Shiva e più Dispense in PDF di Storia dell'India solo su Docsity!

VIAGGIO NELL'INDIA DEL NORD

CAPITOLO 1: ARRIVO A DELHI

Si parte sempre da qui che non è New Delhi in quanto quest'ultimo è un quartiere di Delhi. Delhi è una città antica si parla di 7 o 8 Delhi sovrapposte o poste vicino nei millenni. Per questo il nome è antico perchè designava la zona urbana posta vicino al fiume Yamuna.

Indraprastha

Le zone più antiche di Delhi risalgono all'epoca del dominio mussulmano tra cui c'è il forte vecchio fatto costruire nel 1533 dall'imperatore HUmayun in una zona molto particolare per gli Indiani chiamata Indraprastha. La leggenda vuole che fosse il luogo dove sorgeva la città col medesimo nome risalente alle vicende del Mahabarata.

La grande storia della dinastia Bharata

Mahabarata significa grande storia dei discendenti di Bharat. Gli indiani stessi chiamano il loro paese Bharat a dimostrazione del grande valore che ha questo testo per loro. Per la maggior parte di Indiani il Mahabarata ha una valeza storica di verità eterna non solo per la trama ma per gli insegnamenti e le riflessioni posti. Probabilmente le vicende raccontate possono essere come l'Iliade fatti relmente accaduti che hanno ispirato un poema. Il Mahabarata possiede circa diecimila versi ed è composto di 18 libri. Probabilmente è stato composto dal IV seolo a.C. al IV secolo d.C. perchè troppo lungo per essere stato messo in una sola volta. Alcuni affermano che il nucleo ha origine al meno un millenno prima e che è stato scritto da krishna. La caratteristica principale del Mahabara è di essere un intreccio di storie all'interno di una globale.

il tema centrale dell'epica nella rivalità tra due schieramenti di cugini appartenenti al medesimo clan di stirpe lunare ( somava 1 E 4 3śa ): i Kaurava (discendenti di Kuru, i cento figli di Dh 1 E 5 B 1 E 6 3tarā 1 E 6 Dra guidati da Duryodhana) e i P ā 1 E 4 71 E 0 Dava (i cinque figli di P ā 1 E 4 71 E 0 Du, ma in realtà figli di alcune divinità: Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira, figlio del dio Dharma; Bhīma, figlio del dio Vayu, il Vento; Arjuna, figlio del dio Indra; e i gemelli Nakula e Sahadeva, figli degli dèi Aśvin). Alla morte del re Pā 1 E 4 71 E 0 Du, suo fratello, il cieco Dh 1 E 5 B 1 E 6 3tarā 1 E 6 Dra, sale sul trono in attesa che il figlio primogenito di Pā 1 E 4 71 E 0 Du, Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira, raggiunga l'età per essere re. Il figlio di Dh 1 E 5 B 1 E 6 3tarā 1 E 6 Dra, Duryodhana, non si rassegna all'idea di perdere il regno a favore del cugino e, consumato da un profondo odio nei confronti dei cinque Pā 1 E 4 71 E 0 Dava, è mandante di una serie di agguati per ucciderli. Uno di questi, l'incendio dell'abitazione in cui Duryodhana li aveva convinti ad abitare, costringe i Pā 1 E 4 71 E 0 Dava a fuggire insieme con la loro madre, Kuntī. Nonostante queste difficili condizioni Arjuna, travestitosi da brahmano, riesce a prendere in moglie la principessa Draupadī che in realtà altri non è che l'incarnazione della dea Śrī. Arjuna accompagna quindi Draupadī dai Pā 1 E 4 71 E 0 Dava dove, non vista da Kuntī la quale ritenendo che il figlio portasse solo un premio invita i suoi figli a "goderne insieme", diviene la moglie di tutti e cinque i fratelli. Nel frattempo il re cieco Dh 1 E 5 B 1 E 6 3tarā 1 E 6 Dra viene a sapere che i giovani P ā 1 E 4 71 E 0 Dava sono sopravvissuti all'incendio provocato da Duryodhana e si decide a lasciare loro la metà del regno. I Pā 1 E 4 71 E 0 Dava erigono quindi la capitale del nuovo regno, Indraprastha, e lì sono raggiunti dal loro cugino K 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7a, capo del clan degli Yādava. Nel frattempo Duryodhana, consumato sempre dall'odio, sfida a una partita a dadi Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira il quale, appartenendo alla casta degli k 1 E 6 3atriya (casta dei guerrieri), non può rifiutare una sfida al gioco né un duello. Ma la partita a dadi organizzata da Duryodhana è truccata e Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira perde non solo l'intero regno, ma anche i fratelli e la sposa Draupadī. Il re Dh 1 E 5 B 1 E 6 3tarā 1 E 6 Dra annulla tuttavia gli esiti della partita, restituendo tutti i beni ai P ā 1 E 4 71 E 0 Dava, ma si risolve a convocarne una nuova dove lo sconfitto si impegna a esiliarsi per dodici anni nella foresta, vivendo il tredicesimo anno in incognito. Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira perde anche la nuova la partita a dadi e quindi va in esilio con i fratelli e la moglie Draupadī. Il tredicesimo anno dell'esilio i fratelli Pā 1 E 4 71 E 0 Dava, e la loro moglie, riescono a trascorrerlo senza far scoprire la loro reale identità, quindi inviano K 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7a a reclamare il regno o, almeno, cinque villaggi. Duryodhana rifiuta di rispettare i patti concordati negando ai Pā 1 E 4 71 E 0 Dava persino i cinque villaggi. La guerra tra i cugini Kaurava e Pā 1 E 4 71 E 0 Dava si fa quindi inevitabile e nella località di Kuruk 1 E 6 3etra ("piana dei Kuru", 150 km a nord di Delhi, oggi luogo santo, tīrtha ) si riuniscono in tutto diciotto armate ( ak 1 E 6 3 1 E 4 7auhi ī ) ognuna delle quali formata da 21.870 carri e altrettanti elefanti, da 65.610 cavalli e 109.350 fanti. Undici delle diciotto armate sono schierate a favore dei Kaurava, le restanti sette con i Pā 1 E 4 71 E 0 Dava. La battaglia di Kuruk 1 E 6 3etra, che la cronologia tradizionale hindū colloca a cavallo tra il 3139 e il 3138 a.C., infervora per diciotto giorni, qui i Kaurava vengono sconfitti e trovano la morte, Duryodhana tra loro. Si salvano solo tre capi dei Kuru, tra questi Aśvatthāman il quale, posseduto dal dio Śiva, si introduce durante la notte nel campo vittorioso dell'esercito dei Pā 1 E 4 71 E 0 Dava compiendo una carneficina. Da questa ultima carneficina si salvano solo i cinque fratelli Pā 1 E 4 71 E 0 Dava. Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira, sconvolto dal massacro, decide di abbandonare il trono appena conquistato per vivere come un santo eremita, ma K 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7a e i suoi fratelli lo convincono a recedere da questa sua scelta. Il vecchio re Dh 1 E 5 B 1 E 6 3tarā 1 E 6 Dra aiuta Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira nel governo del regno, finché, quindici anni dopo si ritira in eremitaggio nella foresta dove perisce a seguito di un incendio provocato dal fuoco di alcuni sacrifici. Trascorsi trent'anni dalla battaglia di Kuruk 1 E 6 3etra, anche K 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7a muore. Dalla morte di K 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7a, la cronologia tradizionale hindū fa terminare l'era detta del Dvāpara-yuga , avviandosi la nostra era detta del Kali-yuga. Giunto alla vecchiaia, Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira abdica a favore del nipote Parik 1 E 6 3it (nato morto ma resuscitato da K 1 E 5 B1 E 6 31 E 4 7a) e, insieme con i fratelli e alla moglie Draupadī, decide di recarsi in eremitaggio sull'Himalaya e quindi sul Monte Meru, accompagnato da un cane che altri non è che il suo vero padre, il dio Dharma. Solo Yudi 1 E 6 31 E 6 Dhira e il cane raggiungeranno la vetta. Nel VI parvan dell'opera è conservata la Bhagavadgītā (Canto dell'Adorabile Signore), quel testo dal forte contenuto religioso composto in circa 700 versi ( śloka ) divisi in 18 canti ( adhyāya ). Qui il Pā 1 E 4 71 E 0 Dava Arjuna, nel mentre gli eserciti sono schierati e pronti al combattimento, viene preso dallo sconforto di dover uccidere maestri, amici e i cugini schierati nel campo avversario, decide quindi di abbandonare il combattimento. Allora il suo auriga e amico Krishna gli impone di rispettare i suoi doveri di k 1 E 6 3atra (guerriero), quindi di combattere e uccidere, senza farsi coinvolgere da quelle stesse azioni ( karman ). Per convincere Arjuna della bontà dei propri suggerimenti Krishna espone una vera e propria rivelazione religiosa finendo per manifestarsi come l'Essere supremo. Innanzitutto Krishna precisa che la sua "teologia" e la sua "rivelazione" non sono affatto delle novità in quanto già da lui trasmesse a Vivasvat e da questi a Manu in tempi immemorabili, ma che tale conoscenza venne poi a mancare e con essa il Dharmaa e, quando ciò accade e per proteggere gli esseri benevoli dalle distruzioni provocate da quelli malvagi, qui è lo stesso

K 1 E 5 Bishna a parlare, «io vengo all'esistenza». K 1 E 5 Bishna si manifesta nel mondo affinché gli uomini, e in questo caso Arjuna, lo imitino. Così K 1 E 5 Bishna, l'Essere supremo manifestatosi, spiega che ogni aspetto della Creazione proviene da lui per mezzo della sua prak 1 E 5 Bti , e che, nonostante questo, egli rimane solo uno spettatore di questa creazione: L'uomo deve quindi imparare a fare lo stesso essendo legato alle proprie azioni, in quanto anche se si astiene dal compierle, come stava per fare Arjuna rifiutandosi di combattere, i gu 1 E 4 7a agiranno lo stesso incatenandolo al proprio karman , egli deve comunque compiere il proprio dovere ( svadharma ) persino in modo "mediocre".

La foresta Nel terzo libro chiamato anche libro dell Foresta i Pandava e le loro mogli Draupadi rimangono per 12 anni in esilio in una foresta. I termini in sanscrito per foresta non indicano però quello che pensiamo noi ma piuttosto spazzi enormi anche aperti con fiumi e montagne non colonizzate che hanno un caratte sia idilliaco in quanto luogo di permanenza di esseri superiori come ninfe e musicisti eccezionali ma anche di bestie e selvaggi. CAPITOLO 2: DAL NORD EST ALLA TERRA DEI KURU La valle dell'Indo, il remoto occidente La civiltà la valle dell'indo ha inizio probabilmente nel VII millennio a.C.e raggiunge il suo auge tra il 2600 e il 1900 a.C. Si estendeva nelle regioni del Pakistan chiamate gujarat arrivando alle pendici dell'Himalaya. La prima città che venne alla luce nel 1900 fu quella di harappa e mostrò una cultura urbana e raffinata con una pianificazione della città la pianta quadrata con edifici dotati di un cortile centrale e sistemi idraulici e fognari. Harappa possedeva una cittàdella sopraelevata probabilmente luogo di potere e di culto. Tra i reperti archeologici trovati c'e un sigillo che rappresenta una figura riconosciuta oggi giorno come un antenato di Shiva. Inoltre è stata trovata una scrittura che ancora non è stata decifrata secondo alcuni dravidica cioè appartenente alla famiglia delle lingue attualmente diffuse nel sud dell'India per altri invece sarebbe una lingua indoeuropea.

La civiltà vedica

Il popolo degli arya probabilmente è giunto in India attraverso i passi a afghani tra il 1500 e il 1200 a.C. conquistando i popoli autoctoni i quali erano gli ultimi discendenti della civiltà della Valle dell'indo. Arya significa nobile ed era il termine con cui si riferivano a se stessi. I veda sono attribuiti proprio a queste popolazioni appartenente alla famiglia dei popoli indoeuropei imparentata quindi con quei popoli che sono arrivati fino all'Europa. Alcuni ritengono che in realtà gli arya siano discendenti della Valle dell'indo in quanto non testimonia l'archeologia non distacco netto tra le due civiltà; è attraverso i veda che noi conosciamo l'origine del popolo degli arya la sua mitologia e la struttura sociale. I veda non hanno una datazione ben precisa in quanto probabilmente all'inizio erano tramandati oralmente. I primi testi sono stati scritti nel quindicesimo secolo mentre gli ultimi fino alla metà del primo millennio oggi si tende a credere che il Veda una verità eterna la religione che oggi continuo questa verità si chiama brahmanesimo.

Varna e Dharma

Varna significa colore e indica le clasi sociali che compongono la società vedica ciascuna contrassegnata da un colore che ne esprime le qualità spirituali e la funzione sociale. Al vertice della gerarchia sociale vedica si trovano i brahmana cioè i sacerdoti associati al colore bianco. Subito dopo ci sono gli kshatryia cioè i re e i guerrieri associati al colore rosso. Poi vengono i vaishya cioè gli agricoltori, i commercianti e gli allevatori associati al colore giallo.Infine ci sono gli shudra che sono coloro che servono le classi superiori e sono associati al colore nero. I membri dei varna hanno delle norme e delle restrizioni legate soprattutto all'alimentazione. alla sessualità e ai legami matrimoniali che hanno come scopo l'evitare la contaminazione spirituale. Al di fuori delle classi ci sono gli varana cioè coloro che sono fuori dalle classi e appartengono a quei lavoratri che hanno compiti sporchi e a contatto con la morte. I brahmana sono coloro considerati più puri e quindi con maggiori restrizioni. L'origine del varna ha origine dallo smembramento di un gigante con mille teste e mille braccia da cui ogni arto e testa nacquero persone diverse di classi diverse.

La Bhagavadgita

Il canto del glorioso signore un frammento del ma mahabarata pervenuta a noi come vulgata sotto forma di commento da parte di Shankara in India. Il testo si presenta come un dialogo come una storia nella storia i luoghi in cui accadono gli avvenimenti si chiama kurukshetra cioè la terra dei Kuru un luogo identificato come Delhi. Qui Arjuna dubita di poter combattere contro i cugini e si rivolge a Krishna. È chiaro che il vero campo di battaglia è l'interiorità di Arjuna. Krishna incita Arjuna al combattimento in quantoè il Dharma di Arjuna. infatti deve esercitare l'arte della guerra perché questo compito spetta al suo Varna, lo kshattria. Il Dharma ha diverse sfaccettature in quanto esiste un karma generale comune ispirato ai valori della non violenza della verità e della generosità tutti in linea di massima devono conformarsi mentre il Dharma proprio indica il dovere di ogni individuo il suo Varna. Si apre una riflessione metafisica ed etica che afferma che soltanto i corpi sono soggetti alla morte ma il vero se lo spirito che anima i corpi eterno è incorruttibile non può perire per qui Arjuna non potrà dunque uccidere i suoi amici e parenti perché il loro spirito è immortale è soltanto il loro corpo perira battaglia questo spirito ogni cosa di scende della suprema realtà cioè il brahman considerato identico all' atman il brahman l'assoluto si identifica con Krishna stesso la Suprema realtà di tutto ciò che è il principio che esiste dell'Eterno e per le terme per manifestare l'universo il Dio si serve della sua Maya la suoneria creatrice.

Varanasi è la vita prediletta per molti i hindu malati terminali perché si ritiene che chi vi muore ottenga la liberazione del Samsara immediatamente. Ci sono due ghat (Manirkanika ghat e Harishchandra) cioè scalinate che scendono nel Gange dove si cremano i morti. La tradizione vuole di luoghi di cremazione si trovino fuori dai centri abitati la direzione in cui risiede il Dio dei morti Yama. Varanasi nasce nel IX secolo a.C. E ha come periodo di massimo folgore sotto la dinastia Gahandavala che governa per 100 anni a partire dalla fine del XI secolo. Attualmente il centro di varanasi si trova nel Dashashvamed ghat luogo in cui antico regno del re Kashi aveva sacrificato i 10 cavalli al dio Brahma. Il Panchaganga ghat contiene il tempio di vishnu chiamato Bimdu Madhava il quale è stato abbattuto molte volte. Tutti i dei del Pantheon Indù sono rappresentati nei santuari che a Varanasi si dice siano circa 200. Il cuore religioso di Varanasi è costituito dal tempio di Shiva vishvanatha cioè Shiva signore dell'universo caratterizzato da una Guglia rivestita d'oro perché nella percezione degli indù varanasi è la città del dio Shiva.

Il tempio di Shiva Vishnavatha

Nonostante gli dei vengano rappresentati con un aspetto antropomorfo nella cella dei tempi dedicati a Shiva c'è sempre un linga che significa segno inteso anche come segno di genere cioè di organo sessuale maschile. Nei templi di solito è di pietra a volte scolpita con uno o più volti del dio ed è sempre circondato da una base circolare chiamata yoni cioè la vulva della dea: nonostante abbia Valenza metafisica è da considerarsi come la condizione perfetta dell'universo con una valenza primaria fallica. Il linga del tempio di Shiva Vishvanatha ha il nome di Visveshvara ( i linga dei templi più importanti hanno nomi che di solito termina ishvara o eshvara cioè signore) che significa signore dell'universo. Il più antico linga del tempio secondo una leggenda giace sul fondo del pozzo accanto al tempio stesso denominato pozzo della conoscenza. L'importanza del tempio sta nel fatto che secondo il mito fu eretto in uno dei luoghi in cui Shiva si è manifestato come linga di luce o jiotirlinga. Il linga di Vishveshvara ha acquisito la sua importanza intorno al XII secolo collocato su un tempio distrutto prima ondata islamica nel 1194. Successivamente le testimonianze parlano di un altro tempio Vishnavantha caduto in rovina e ricostruito nel 1585 grazie all'aiuto di Todar Mar ministro di Akbar. Nel 1669 l'imperatore Aurangzeb distrugge nuovamente il tempio per farvi costruire una moschea ed è in questo momento che si afferma che il linga viene buttato nel pozzo per salvarlo dalla distruzione o dalla profanazione. La situazione odierna è la moschea e il tempio l'uno di fianco all'altro.

Il dio Shiva

Secondo il mito Shiva è colui che si aggira nei luoghi incolti o terribile come i campi di cremazione ed è temuto e tenuto a distanza persino dagli altri dei. Proprio secondo il mito Shiva non è invitato il solenne sacrificio di Daksha, padre della sua sposa Sati che per l'affronto si suiciderà. Il fascino di questo Dio sta nella sua ambivalenza ad esempio è sia il Dio asceta supremo che può stare per migliaia di anni assorto nello yoga ma allo stesso tempo è il sommo amante dall'irresistibile potenza erotica. Il significato di questa visione del dio quelle di un uomo consapevole della propria potenza fisica riassunta nella potenza fallica che può scegliere di vivere in modo sprezzante e indipendente. Il mito più famoso del dio è espresso dal grande poeta Kalidasa nel Kumarasambhava cioè la nascita di Kumara.

La nascita di Kumara

L'Himalaya e sua moglie Mena concepiscono una figlia Sati detta anche Uma l'incarnazione della prima moglie di Shiva figlia di Daksha. Dopo che il profeta asceta Narada e dice che sarà l'unica sposa del dio Shiva il padre la conduce presso di lui con un paio di compagne perché gli renda onore stando al suo servizio. Nel frattempo Shiva si trova su una montagna in piena ascesi. Nel mentre gli altri dei sono preoccupati per un demone che sta sconvolgendo il mondo di nome Taraka per cui si recano dal Dio Brahma che predice che solo il figlio di Shiva e Uma potrà essere il generale che guiderà l'esercito per sconfiggere il demone. Si tratta quindi di smuovere Shiva dalla sua ascesi per cui il dio Indra si rivolge a Kama dio dell'amore perché risvegli il Dio. Kama Si fa accompagnare da sua moglie Rati cioè piacere e da primavera. Shiva iracondo per essere stato interrotto con il suo terzo occhio incenerisce Kama. Rati disperata viene rassicurata che in seguito Shiva felice con Uma mi restituirà il marito. Uma decide allora di conquistare Shiva con l'ascesi e questo funziona. Si sposano dopo tre giorni dinanzi al Dio fuoco come vuole la tradizione e lo sposo arriva sulla sua cavalcatura un toro e la casa dei suoceri. Questa unione genera Kumara cioè il giovane, il dio della guerra che sconfiggerà il demone.

I santi di Varanasi: Kabir

A fare da collante cultura indù e islamica sono mistici chiamati sufi dai musulmani e sadhu (buoni) dagli indu cioè asceti che hanno scopi metafisici con capacità di smuovere con il loro esempio un pubblico trasversale. La bhakti cioè la devozione preferenziale con un Dio assoluto di cui gli altri sono solo un pallido riflesso si costruisce su un rapporto d'amore tra il dio ed io. Questa devozione è nata e si è diffusa nel Sud divulgandosi nell'India islamica del Nord. Qui sono nati figure di mistici poeti che possono intendere Dio in due modi diversi: 1) come saguna cioè con attributi nel senso che si rivolgono a un dio personale con un nome e un mito 2) come nirguna cioè privo di attributi in questo caso il Dio non ha né un nome nè una forma ma è l'assoluto che va oltre ogni qualificazione. In particolare questi ultimi sono chiamati con il termine sant che si riferisce anche esso a buono costituendo quindi un parallelismo con il termine santo. Uno di questi santi era Tulsi Das vissuto tra il XVI e il XVII secolo fu l'autore del Ramcharitmanas il lago delle imprese di Rama che visse per

la maggior parte a varanasi. Sicuramente il santo più importante di varanasi è Kabir vissuto tra il XIV e il XV secolo. Apparteneva a una comunità di tessitori recentemente convertita all'islam egli cerco di sintetizzare le due religioni. Leggenda vuole che alla sua morte indiani e musulmani si sono contesi le sue spoglie i primi per bruciarle mentre i secondi per seppellirle tuttavia all'apertura del sudario si trovarono solo dei fiori. Il suo messaggio per molti versi è decostruttivo in un si rivolge un Dio ma agli uomini che devono essere liberi da superstizioni. Anticonvenzionale fino alla fine piuttosto che morire a varanasi città della liberazione dal Samsara sceglie di morire in un luogo abitato da musulmani e indù iterato impuro. Alla sua morte i suoi seguaci hanno continuatoun movimento chiamato Kabir Panth cioè via di Kabir.

CAPITOLO 5: SARNATH E IL BUDDHISMO

Nel parco delle gazzelle alle porte di Varanasi il Buddha decide di tenere il suo primo sermone dopo aver conseguito il bodhi cioè il risveglio. Da quel momento Sarnath è la città del Buddhismo.

Siddharta Gautama Shakyamuni, il Buddha

La storia del Buddhismo affonda le sue radici in India legata alla figura di Siddharta Gautama personaggio storico la cui biografia è difficile in quanto intrecciata di elementi mitici. Il problema della datazione è importante per stabilire la periodizzazione opere di correnti filosofiche e religiose dell'India. Tradizionalmente si colloca la nascita del 560 e la morte nel 480 a.C. ma recentemente si sono avanzate diverse ipotesi per cui sarebbe nato nel 480 è morto nel 400 a.C. mentre per altri la datazione va posta tra il V e il IV secolo. Probabilmente Siddharta nacque nella regione di Terai la pianura sub Himalayana collocata attualmente nel confine tra India e Nepal. La realtà politica dell'epoca era di una frammentazione di regni in espansione Siddharta nacque nella repubblica degli Shakya capeggiata da suo padre. Gli venne dato il nome di Siddharta che significa colui che ha raggiunto il suo scopo e l'appellativo Gautama legato al nome del clan vedico dal quale la famiglia rivendicava la sua discendenza. Inoltre Siddharta fu anche chiamato Shakyamuni letteralmente il silenzioso degli Shakya in riferimento alla sua predisposizione ascetica. Dopo aver conseguito l'illuminazione divenne il Buddha cioè il risvegliato. Dal punto di vista religioso e culturale il buddismo è una reazione al brahmanesimo in quanto impone al rito sacrificale e ai valori sociali a essi connessi e dunque anche alla classe dei brahmani del sacrificio erano i privilegiati. Questa reazione è caratterizzata da figure ascetiche di nome shramana cioè colui che si sforza di rinunciare al mondo e alla vita attiva scandita dalle azioni rituali dedicandosi piuttosto alla disciplina interiore è alla ricerca di cammini alternativi ai riti.

Il Buddhacharita, le gesta del Buddha secondo Ashvaghosha

Ashvaghosha un brahmano convertito al Buddismo vissuto nel I o nel II secolo è uno dei massimi autori del kavya la poesia classica. I due testi più importanti a lui attribuiti sono il Saundarananda che narra La leggenda di Nanda il fratellastro del Budda questi convertito e il Buddhacharita cioè le gesta del Buddha composto da 28 canti di cui solo 14 ci sono pervenuti nell'originale sanscrito. Il poema si apre decantando della stirpe degli Shakya e del padre di Siddharta ma successivamente si esaltano le qualità della madre Maya. La leggenda vuole che in stato di gravidanza la madre sognò un elefante bianco che gli entrava nel fianco che fu interpretato come un buon auspicio che preannunciava la nascita o di un grande imperatore della terra o di un grande imperatore dello spirito. Dopo la morte della madre dovuta alla gioia di avere il figlio, Siddharta viene accudito dalla sorella materna. Il padre tenendo di perdere la sua discendenza cerca di tenere attaccato ai piaceri il figlio vivendo recluso nel palazzo con una moglie e un figlio. Un giorno sentendo la bellezza dei boschi chiede al padre di poterli visitare e affinché non sia turbato il padre allontana ogni persona segnata dalla disgrazia dal cammino che percorrerà il figlio. Gli dei però fanno in modo che Siddharta incontrasse delle figure perché venisse turbato dalla vecchiaia, dalla malattia e dalla morte. Dopo aver incontrato un'asceta Siddharta decide scappare nella notte per farsi lui stesso asceta.

La foresta tradizionalmente è il luogo della scesi nel quale gli uomini si ritirano dal mondo e dai suoi piaceri in cerca della liberazione. Gli asceti che vivono nella foresta del vengono chiamati shramana. Dopo aver incontrato grandi maestri i cui insegnamenti non lo soddisfacevano Siddharta trova 5 seguaci e si dedica assieme a questi a pratiche durissime di ascetismo astenendosi dal cibo. Tuttavia nemmeno questo lo soddisfa e capisce che la mortificazione eccessiva del corpo compromette la ricerca spirituale. Per cui Siddharta accetta del cibo rimanendo da solo. Sotto un grande albero e assume una postura di meditazione affermando di rimanere immobile fin quando non avrà compreso. Questo proposito fa sì che Kama il signore del desiderio cerchi di smuovere Siddharta dal suo proposito. Il primo giorno di meditazione ricforda le sue vite passate, il secondo ottiene l'onniveggenza il terzo giorno comprende che l'esistenza si trovano in l'attaccamento è che la causa di quest'ultimo risiede nella concupiscenza e questa a sua volta deriva dalla sensazione la cui causa è il contatto. Arriva a dire che la causa del contatto sta negli organi di senso la cui causa a sua volta è l'insieme di mente corpo. Così Siddharta comprende il principio di causalità e diventa il Buddha. Il quarto giorno ottiene onniscienza. Trascorrono altri 7 giorni il Buddha contento alla propria mente pieno di compassione osserva l'illusione del mondo e decide di non diffondere ciò che ha imparato. Ma presto cambia idea e pensa di insegnare agli antichi maestri tuttavia si accorge che sono morti perciò rivolge la sua attenzione verso i 5 compagni di ascesi. Li trova vicino a Varanasi e predica per la prima volta nel parco delle gazzelle.

Da qui nacquero i tre movimenti più importanti: 1) theraveda cioè la dottrina degli anziani che rivendica l'adesione all'insegnamento originario del Buddha e alla sua preservazione. Si tratta della forma di buddismo attualmente diffusa nello Sri Lanka, in Thailandia e nel Myanmar 2) Mahayana sorto tra il primo e il secondo secolo cioè il grande veicolo viene relazionate come la seconda messa in moto della ruota del Dharma. La dedizione agli altri qui viene anteposta alla propria liberazione e inoltre sorge la figura del Bodhisattava vicino al risveglio che pur essendo prossimo il Nirvana vi rinuncia impegni ad aiutare gli altri guidando lì nel Samsara verso il Nirvana. Oltre al Buddha infatti questi personaggi vengono inclusi nel Pantheon buddista che comprende anche figure femminili. 3) vajrayana o veicolo del diamante viene considerata la terza gmessa in moto della ruota del Dharma. Qui assumono importanza le dimensioni magiche di poteri straordinari pratica di mantra e mandala.

Gli editti di Ashoka

L'imperatore Ashoka fece erigere a Sarnath una colonna del terzo secolo a.C. Ashoka letteralmente il senza dolore segna il culmine della dinastia Maurya ( 320 185 a.C.) che sorgeva a oriente del Gange: Pataliputra. Ashoka regnò su un territorio immenso che va dal nord est Pakistan e dell'Afghanistan fino al profondo sud con unica eccezione del punto più meridionale del continente. Fu un sovrano sostenitore del buddismo che ha lasciato ai posteri parole incise nella roccia sparse per tutto il suo impero in 30 siti diversi. Esalta il dhamma e la legge buddista. Tuttavia tutte le religioni anche un'etica che raccoglie le istanze migliori anche non buddiste. Le iscrizioni di Sarnath sono state riscontrate anche a Sanchi e Allahabad. Promuove l'unità della comunità buddista e parla della sanguinosa guerra di conquista del regno del kalinga e del pentimento del sovrano dinanzi a tanta strage. Promuove inoltre la nonviolenza tanto la protezione degli animali e la correlata adesione al vegetarianesimo. Esalta anche il proprio buon governo che si esprime come da tradizione indiana in un atteggiamento paternalistico del sovrano nei confronti dei suoi sudditi. Raro è la tolleranza che promuove di fronte a tutte le religioni. Gli editti di ashoka sono il primo documento scritto della storia indiana l'alfabeto della maggior parte è la brahmi da considerarsi progenitrice di tutti gli alfabeti attuali dell'India, del Tibet e di molti paesi del Sud est asiatico. Ma ricordiamo che comunque esistevano anche altri alfabeti e altre lingue con cui ashoka e scolpire i suoi editti.

CAPITOLO 6: SANCHI E I MONUMENTI DEL BUDDHISMO

Quando il Buddha morì gli 8 re delle regioni circostanze si disputarono il possesso delle sue ceneri e infine se lo spartirono. Ciascuno di questi re fece erigere sulla propria parte di reliquie un monumento è un nono monumento per custodire il recipiente che aveva ospitato le sacre ceneri. Si dice che Ashoka nuovamente suddivise le ceneri in 84000 nuovi edifici sacri sparsi per tutto il suo dominio. Lo stupa è il monumento più caratteristico del buddismo diffuso dell'Asia.

Lo stipa: forma e simbolo

In origine la parola stupa doveva significare sommità o cresta. Lo stupa non è solo un tumulo funebre o un monumento commemorativo in quanto il suo scopo non è solo quello di contenere reliquie. Lo stupa simboleggia il cosmo di origine remota ed è usato anche dai jaina. La struttura degli stupa essenzialmente si compone di una serie di parti definite ognuna con una carica simbolica il cui insieme si configura come un immagine dell'universo. La pianta dello stupa è leggibile come un Mandala un diagramma sacro. Visto che Buddha è l'uomo cosmico che tutto include e da cui tutto precede lo stupa è identico al suo corpo. Inoltre lo stupa rappresenta anche il dharma buddista. Dal basso verso l'alto lo stupa è costruito che vuole indicare la terra sopra tende calotta simbolo della volta celeste che si presenta come una struttura chiusa e inaccessibile. In un'urna sepolta nei suoi recessi si trovano le reliquie del Buddha o di monaci famosi. La calotta è attraversata per tutta la sua altezza da un palo che fuoriesce dall'altro e che rappresenta l'asse cosmico che tiene separato il cielo dalla Terra. In cima attraversato dal palo si trova un piccolo padiglione che negli stupa più antichi si presenta come una piccola cancellata quadrangolare la quale è una copia esatta degli antichi sacelli buddisti. La cancellata e il palo insieme rappresentano l'albero sotto cui il Buddha raggiunse l'illuminazione. Gli stupa più antichi possiedono inoltre una cancellata di pietra che li circonda. Lo stupa è dunque meta di pellegrinaggi ed è anche il luogo di insegnamento perché i suoi rilievi scolpiti e le sue sculture trasmettono la conoscenza della dottrina. Quando un devoto arriva allo deve camminare intorno adesso prendo la destra al monumento. Far costruire uno stupa da grandi meriti tuttavia i più antichi una comunità posto che a un re. Si intende i committenti erano laici e sorprendentemente molti erano donne. I siti in cui sorgevano gli antichi stupa erano nei centri monastici che a loro volta venivano collocati in posizioni strategiche di interscambi commerciali per poter vivere di elemosina e far riferimento strade per il pellegrinaggio.

Gli stupa di Sanchi

Sulla collina di Sanchi si trovano tre stupa uno maggiore e due minori. Lo stupa N1 viene chiamato grande stupa ed è il più importante monumento conservato dell'Antico Buddhismo indiano. Si crede che fu uno degli stufa fondato nel III secolo da Ashoka contenga le reliquie del Buddha. L'aspetto attuale è frutto di ampliamenti successivi risalenti al secondo e primo secolo. Lo stupa N3 probabilmente creato nel secondo secolo contiene le reliquie di due famosi

discepoli del Buddha. N2 ospita invece i resti di diversi maestri di generazioni successive al n 2 e risale circa al 100 a.C. Probabilmente la collina di Sanchi all'inizio doveva essere popolato dalla vita monastica. Nel 1818 Fury scoperta è un idiota Apri la calotta del grande stupa causando nel crollo fortunatamente nel XIX secolo grandi architetti la restaurarono.

Il torana Nord del grande stupa

La prima arte buddista si rifiutava di rappresentare antropoformizzato il Buddha utilizzando simboli come l'albero per indicarlo. Probabilmente era narrativa per esempio sull'architrave superiori del grande stupa sì narra del Buddha di una vita passata sotto forma di elefante bianco con sei zanne. Nello stesso stupa si sia la raffigurazione nel momento in cui il Buddha ottiene l'illuminazione e di come il demone Mara lo tenti.

Il Vessantara Jataka

l'incarnazione precedente del Buddha si chiama vessantara jataka ha una storia simile a quello del ramayana. Un principe bandito che accetta l'esilio e infine ritorna sul trono. Ha uno spirito buddista cui si mostrano i brahmani i cattivi dimostrazione dell'utilizzo come propaganda di questo mito.

CAPITOLO 7: VIDISHA, UDAYAGIRI E LA DEA

In questa città si trovano resti di Templi colonna iscritta dedicata al culto di vishnu. Nelle colline di udayagiri letteralmente il monte del levar del sole incontriamo il Corpus più antico di raffigurazioni delle grandi divinità dell'induismo.

La colonna di Eliodoro

verso la fine del II secolo sovrani di origine greca che Regnano tra L'India è l'Afghanistan Spedisce un suo Ambasciatore di nome Eliodoro alla corte del re Bhagabhandra della dinastia shunga viva quella maurya. La colonna fatta in nome di vishnu da parte di Eliodoro che si proclama un devoto e denomina la colonna khamb baba cioè Pilastro padre.

Le grotte e il sito di udayagiri

Il più antico patrimonio artistico dell'India risale all'età della pietra circa mila anni fa si tratta di dipinti all'interno di Grotte Forse con scopi magici e propiziatori. Il sito più celebre è Bhimbetka non troppo lontano da funky sono conservati qui dipinti in più di 500 Grotte. Nell'India storica Le Grotte sono dimora tradizionale degli asceti durante i mesi dei Monsoni. La tradizione vuole che anche gli dei abitino le grotte. Per quanto riguarda l'architettura i templi sono stati costruiti Antonella roccia soprattutto è stato il buddismo a dare un impulso decisivo a questo tipo di monumenti a partire dal secondo secolo avanti Cristo. Un esempio è il sito di Ajanta risalente circa un 100 avanti Cristo fino al V secolo dopo Cristo. In un certo senso gli Indù copiano l'idea a scavare templi che emergono dalla pietra delle colline. I primi templi sorgono a udayagiri è proprio in queste Grotte si trovano iscrizioni del secondo secolo appartenenti al re chandragupta della dinastia gupta. Il rilievo più celebre di queste Grotte è quello di vishnu nel suo avatara di cinghiale. In queste Grotte anche raffigurata la Dea mentre sconfigge il demone bufalo.

Il Devi Mahatmya

è un testo di contenuto indipendente databile intorno al quinto VII secolo composto circa da 700 strofe un contenuto all'interno di un opera più vasta denominata Markandeya Purana.