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Riassuto libro morfologia tedesca, Appunti di Lingua Tedesca

Tedesco I corso con la prof.ssa Crestani - Mediazione Linguistica Riassunto del libro riguardante la morfologia tedesca

Tipologia: Appunti

2016/2017

Caricato il 22/01/2017

alexsandra_contino
alexsandra_contino 🇮🇹

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La parola e la classificazione delle parole
La morfologia è lo studio della struttura interna delle parole.
La parola, per il parlante comune è ciò che nella lingua scritta è delimitato da spazi bianchi; questo tipo di
definizione incontra alcune difficoltà, infatti la parola grafica si riferisce solo all'uso scritto.
In linguistica esistono numerosi tentativi di definizione di parola; da queste definizioni possiamo dire che la
parola deve soddisfare almeno quattro criteri per poter essere definita tale:
Identità acustica: la parola è contrassegnata da determinate caratteristiche di accento, che variano da
lingua a lingua.
Autonomia semantico-funzionale: la parola è un elemento a sé stante, dotato di un significato e/o di una
funzione grammaticale anche fuori da ogni contesto.
Stabilità morfologica: la parola è un'unità che nelle sue varie forme preserva la sua struttura
fondamentale è che non può essere interrotta da altri elementi.
Mobilità sintattica: la parola è l'elemento più piccolo che può essere spostato o sostituito in una frase.
La parola, quindi, può essere considerata a due diversi livelli di astrazione:
a. La parola concreta come appare in un determinato testo
b. La parola astratta quale compare nel dizionario, ovvero un'unità che fa parte del lessico di una lingua
chiamata lessema.
Le parole vengono suddivise in classi di parole e il loro numero può variare a seconda dei criteri adottati e
della lingua considerata (una parola può, però, appartenere a più classi differenti); in tedesco le principali
classi sono:
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La parola e la classificazione delle parole La morfologia è lo studio della struttura interna delle parole. La parola , per il parlante comune è ciò che nella lingua scritta è delimitato da spazi bianchi; questo tipo di definizione incontra alcune difficoltà, infatti la parola grafica si riferisce solo all'uso scritto. In linguistica esistono numerosi tentativi di definizione di parola; da queste definizioni possiamo dire che la parola deve soddisfare almeno quattro criteri per poter essere definita tale:

  • Identità acustica : la parola è contrassegnata da determinate caratteristiche di accento, che variano da lingua a lingua.
  • Autonomia semantico-funzionale : la parola è un elemento a sé stante, dotato di un significato e/o di una funzione grammaticale anche fuori da ogni contesto.
  • Stabilità morfologica : la parola è un'unità che nelle sue varie forme preserva la sua struttura fondamentale è che non può essere interrotta da altri elementi.
  • Mobilità sintattica : la parola è l'elemento più piccolo che può essere spostato o sostituito in una frase.

La parola, quindi, può essere considerata a due diversi livelli di astrazione: a. La parola concreta come appare in un determinato testo b. La parola astratta quale compare nel dizionario, ovvero un'unità che fa parte del lessico di una lingua chiamata lessema.

Le parole vengono suddivise in classi di parole e il loro numero può variare a seconda dei criteri adottati e della lingua considerata (una parola può, però, appartenere a più classi differenti); in tedesco le principali classi sono:

  • Verbo

  • Nome/sostantivo

  • Aggettivo

  • Avverbio

  • (^) Articolo

  • Pronome

  • Preposizione

  • Congiunzione

  • Particella

Per poter classificare le parti di un discorso , dobbiamo tener conto tre criteri fondamentali :

  1. Criterio morfologico : le classi morfologicamente variabili sono suddivise in coniugabile (verbi) e declinabile (nome, aggettivo, articolo, e pronome); alle classi variabili si contrappongono le classi invariabili, ovvero quelle di avverbi preposizioni, coniugazioni e particelle.
  2. Criterio numerico : secondo questo criterio abbiamo le classi aperte (verbo, nome, aggettivo e avverbio) e le classi chiuse (articolo, pronome, preposizione, congiunzione e particella)
  3. Criterio semantico : seguendo questo criterio ci troviamo di fronte all'opposizione semantica atra classi lessicali (alle quali appartengono parole con un significato lessicale pieno), e classi funzionali (alle quali appartengono parole con un significato grammaticale-relazionale).

Elementi costitutivi della parola: i morfemi Molte parole possono essere divise in unità più piccole, che vanno distinte dalle sillabe (elementi rilevanti a livello di struttura fonetica-fonologica) in quanto sono rilevanti a livello di struttura di parola. Gli elementi costitutivi della parola vengono chiamati morfemi ; essi sono generalmente costituiti da una sequenza ininterrotta di suoni, detti fonemi ; la maggior parte delle volte hanno un significato; non si possono suddividere in unità ancora più piccole dotate di significate, e per questo costituiscono le unità minime di una parola. Il criterio fondamentale per individuare un morfema, è notare la sua presenza in parole diverse (es. Sommer kleidung, Sommer ferien, Sommer residenz). I morfemi si possono dividere in morfemi lessicali o grammaticali

  • Morfemi lessicali , ovvero quei morfemi che hanno un significato “pieno”, come la parola Sommer e Kleid nel composto Sommerkleidung;
  • Morfemi grammaticali , ovvero quei morfemi che presentano un significato più astratto, ad esempio la parola –ung che ha la funzione di formare un sostantivo a partire da un verbo (in questo caso bilden -> Bildung);

Una seconda distinzione è quella tra morfemi liberi è legati:

  • Morfemi liberi , cioè morfemi che possono fungere anche da parola autonoma;
  • Morfemi legati , cioè morfemi che possono solo occorrere come parte di una parola autonoma, essi compaiono quindi sono in combinazione con un altro morfema che sia libero

Le distinzioni tra morfemi lessicali e grammaticali, coincide spesso con quella tra morfemi liberi e legati; infatti i morfemi lessicali sono liberi , mentre invece quelli grammaticali sono legati. Uno stesso morfema può avere diverse realizzazioni fonetiche, queste ultime sono dette allomorfi.

I morfemi vengono suddivisi in “radice” e “affissi”, è in più si usa la nozione di “base”. La radice è la parte principale della parola, ed è l'elemento ultimo e irriducibile della parola stessa; essa è costituita solitamente da un morfema libero. La base è la forma di partenza per processi di formazione di parole, può coincidere con la radice ma può essere anche più ampia della radice stessa. Gli affissi sono morfemi grammaticali che servono alla costruzione delle parole; considerando la loro posizione rispetto alla base possiamo avere:

  1. Prefissi , che precedono la base;
  2. (^) Suffissi , che seguono la base, e alcune volte possono più significati grammaticali diversi (es. –er può significare sia colui che compie un'azione sia uno strumento);

In caso di conflitto fra questi tre fattori, il fattore morfologico prevale su quello semantico, che a sua volta prevale su quello fonetico-fonologico.

Per quanto riguarda la categoria del numero, in tedesco esistono le seguenti forme/morfemi di plurale: (e)n , e , s , er ; a queste vanno aggiunti anche i sostantivi nei quali non compare alcun morfema di plurale visibile. La scelta del morfema di plurale viene determinata dalla struttura morfologica e dal genere della forma singolare; ecco alcuni esempi:

  • Tutti i sostantivi terminanti in ei , in , heit , keit , schaft e ung , formano il plurale in (e)n ;
  • Tutti i sostantivi terminanti in ig , ich , ling , nis e sal , formano il plurale in e ;
  • Tutti i sostantivi terminanti in tum formano il plurale in er ;
  • Tutti i sostantivi terminanti in ler , en e chen hanno un plurale senza suffisso;
  • I sostantivi neutri e maschili terminanti in er ed el hanno un plurale senza suffisso;
  • I sostantivi femminili terminanti in er ed el formano un plurale in n ;
  • I sostantivi maschili e femminili terminanti in e formano il plurale in n. Le forme plurali, inoltre, possono essere caratterizzate da una modificazione della vocale radicale, infatti a , o e u diventano ä , ö e ü; questo avviene per tutti i sostantivi con plurale in er , molti sostantivi con plurale in e , e numerosi sostantivi con plurale senza suffisso. Per quanto riguarda la categoria del numero, dobbiamo ricordare che ci sono anche sostantivi di cui esiste solo la forma singolare, e sostantivi di cui esiste solo la forma plurale.

Ora ci soffermiamo sulla categoria del caso ; in tedesco esistono quattro casi: nominativo , accusativo , dativo e genitivo. Solitamente si distinguono tre tipi di declinazione:

  • Declinazione forte , ovvero senza le desinenze en/n ;
  • (^) Declinazione debole , ovvero con le desinenze en/n ;
  • Declinazione mista , con il singolare che segue la declinazione forte e il plurale che segue quella debole. Per la flessione verbale (coniugazione), sono rilevanti in tedesco le seguenti categorie grammaticali:
  • Persona : prima, seconda, terza
  • Numero : singolare, plurale
  • Tempo : presente, preterito, perfetto, piuccheperfetto, futuro, futuro anteriore
  • Modo : indicativo, congiuntivo, imperativo
  • Diatesi : attivo, passivo Tenendo conto dell'intero paradigma verbale, notiamo che le forme sono in parte semplici e in parte complesse. Le forme semplici sono costituite da suffissi che si aggiungono alla radice, e sono: presente indicativo, presente congiuntivo, preterito indicativo, preterito congiuntivo, imperativo, infinito presente e participio. Le forme complesse , dette anche perifrastiche, sono costituite da un verbo ausiliare è da una forma non finita (infinito o participio), si tratta dei tempi verbali: perfetto indicativo, perfetto congiuntivo, piuccheperfetto indicativo, piuccheperfetto congiuntivo, futuro indicativo, futuro congiuntivo, futuro anteriore indicativo, futuro anteriore congiuntivo e di tutto il paradigma del passivo. Tradizionalmente si fa una distinzione tra coniugazione debole (regolare) e coniugazione forte (irregolare). I verbi regolari formano il preterito e il participio passato con un suffisso t ; i verbi forti presentano al preterito e al participio passato una modificazione della vocale radicale e formano il participio con un suffisso en.

I paradigmi della flessione nominale e quelli della flessione verbale, ci mostrano che la flessione può essere marcata anche da modificazioni interne della radice, i procedimenti in questo caso sono due:

  • L’ Umlaut , che caratterizza numerose forme di plurale dei sostantivi, è una forma di armonia vocalica, infatti una vocale centrale o posteriore come a/o/u , per influsso di una i nella sillaba successiva, avanza e diventa ä/ö/ü.
  • L’ Ablaut , è la variazione sistematica di vocali all'interno di uno stesso paradigma, un esempio in tedesco possono essere i verbi forti.

Confrontando i vari suffissi per formare il plurale dei sostantivi, notiamo che numerosi sostantivi non presentano alcun suffisso di plurale, in questo caso si parla di morfema zero. Il morfema zero è un'unità astratta che viene postulata quando, considerando l'intero paradigma flessivo di una parola, si nota la mancanza di “qualcosa”.

Tali morfemi li troviamo anche nella flessione verbale, ad esempio i paradigmi dei verbi deboli e forti (legen-legte-lag, setzen-setzte-saß, ecc.).

Formazione delle parole: composizione In tedesco ci sono tre processi di formazione delle parole: composizione, derivazione e conversione. Il composto è una parola costituita da altre parole; il derivato è costituito da una parola e un affisso; invece la parola nata per conversione , non ha affissi, ma è il risultato di una ricategorizzazione della base.

Una prima distinzione da fare e quella tra composti occasionale e usuali. Partiamo da un esempio: ci si potrebbe riferire ad un pompiere coraggioso con il composto Feuerheld; l'ascoltatore non avrà problemi a comprendere questa neoformazione occasionale, partendo dal contesto d'uso e basandosi sul significato dei suoi componenti. Tutti i composti nascono come occasionali, e la maggior parte di essi viene coniata sulla necessità del momento, per poi scomparire immediatamente; alcuni di questi composti diventano però usuali. I composti usuali sono quindi quelli che possiamo ritrovare anche nel dizionario, in quanto non vengono utilizzati una sola volta.

Una seconda distinzione è quella tra composti determinativi e copulativi. Nei composti determinativi sussiste una gerarchia tra i due elementi costitutivi: la testa (determinato) è l'elemento principale, il modificatore (determinante) è l'elemento secondario. La testa esprime il significato principale ed è portatrice delle categorie grammaticali dell'intero composto riguardo al genere a al numero; il modificatore contiene invece informazioni supplementari che specificano il significato espresso dalla testa. In italiano l'ordine degli elementi del composto è “testa+modificatore”, in tedesco invece l'ordine è “ modificatore+testa ”. Nei composti copulativi non sussiste un rapporto gerarchico tra i due elementi, e in questo caso l'ordine dei due costituenti non è fisso.

Nei composti endocentrici il nucleo semantico coincide con uno dei due elementi del composto; mentre invece i composti esocentrici hanno un ponto di riferimento esterno che non coincide con quello dei due componenti.

I composti possono essere suddivisi secondo la rispettiva classe di parole; i composti nominali hanno come testa un sostantivo/nome (N), i composti verbali un verbo (V), i composti aggettivali un aggettivo (A), e infine quelli avverbiali un avverbio (Avv).

Il tipo di composto più frequente è rappresentato dal composto determinativo N+N; bisogna precisare che il significato di un composto va oltre il significato dei due singoli elementi ed è condizionato dal contesto di uso; infatti il rapporto semantico tra testa e modificatore può essere molteplice, abbiamo però numerosi altri rapporti semantici: ad esempio il modificatore può indicare rispetto alla testa il materiale, il luogo o la provenienza, la causa, lo strumento, ecc. Abbiamo un gruppo numeroso di composti N+N che presenta come testa un sostantivo derivato da un verbo transitivo o intransitivo. Il rapporto semantico all'interno del composto tra testa e modificatore è lo stesso che vige nella corrispondente frase completa, tra il verbo e il complemento retto dal verbo stesso, questi tipi di composti sono d finiti composti di reggenza. In altri casi invece, la relazione tra i due elementi è molto indiretta e non è precostituita dalla semantica del verbo che sta alla base della testa. Il modificatore non indica più, come nel composto di reggenza, l'oggetto diretto del verbo in questione, ma vari tipi di specificazione modale.

Nella maggioranza dei composti nominali, i due elementi vengono uniti direttamente; questo è sempre il caso se il primo elemento è una preposizione o un aggettivo; se il primo elemento è invece un sostantivo, la percentuale dell'unione diretta scende, e troviamo gli elementi di raccordo. Sono molto diffusi quattro elementi di raccordo, essi li troviamo tra i due sostantivi del composto, e sono: e , er , (e)n , (e)s.

Verbi inseparabili e separabili :

  • be (transitivo)
  • ent (privativo)
  • (^) er (perfettivo/risultativo)
  • ver (perfettivo/risultativo)
  • zer (modale/risultativo)
  • ab (allontanamento/interruzione)
  • an (contatto)
  • auf (verticalità/contatto/incoativo)
  • aus (uscita/risultativo)
  • ein (entrata/incoativo)
  • los (allontanamento/incoativo)
  • nach (ripetizione)
  • (^) vor (avanzamento/anteriorità)
  • zu (direzionalità/chiusura)

Può capitare, a volte, che nella derivazione si abbia la combinazione di un suffisso e di un prefisso, entrambi elementi costitutivi; in questo caso si tratta di un circonfisso. Mediante i circonfissi vengono derivati:

  • Verbi
  • Sostantivi
  • Aggettivi

Ecco alcune delle principali differenze tra suffissi e prefissi:

  1. I suffissi determinano la classe di appartenenza della parola derivate, i prefissi no;
  2. I suffissi, in genere, modificano la classe di appartenenza della parola derivata, i prefissi no;
  3. I suffissi nativi non sono mai portatori dell'accento principale della parola, i prefissi possono esserlo;
  4. I suffissi sono in genere specifici riguardo alla classe di parole a cui si aggiungono, mentre i prefissi possono aggiungersi ad una base qualsiasi;
  5. I suffissi sono il tipico procedimento di derivazione nominale e aggettivale, i prefissi il tipico procedimento di derivazione verbale.

A volte, il confine tra composizione (unione di due o più morfemi liberi) e derivazione (unione di un morfema libero con morfemi legati) è tutt'altro che netto; infatti si parla, accanto a prefissi e suffissi, anche di prefissoidi e suffissoidi. Può infatti accadere che uno dei due elementi del composto sia una parola lessicale ormai ampiamente desemantizzata.

Formazione delle parole: conversione La conversione è la ricategorizzazione di una determinata base senza che ciò venga segnalato da un apposito suffisso. In tedesco il tipo di conversione più diffuso è quello V>N, nella quale la base verbale diventa un sostantivo.

Altri tipi di formazione delle parole Tra i tipi meno diffusi di formazione delle parole vanno nominate la contaminazione e varie forme di abbreviazione. La contaminazione può essere considerata come un particolare tipo di composizione in cui almeno una delle due parole coinvolte risulta abbreviata (Medizyniker < Mediziner + Zyniker).

Prestiti Il prestito non è un procedimento di formazione delle parole; infatti si ha un prestito quando una lingu assume una parola da un'altra lingua. Una prima distinzione è quella tra prestito di necessità e di lusso:

  • Il prestito di necessità si ha quando, assieme a una parola, disi prende anche l'oggetto o il concetto che essa designa
  • Il prestito di lusso avviene quando si prendono parole che hanno già un corrispettivo nella propria lingua. Un'altra distinzione è quella tra prestiti integrati e non integrati:
  • I prestiti integrati, essendo presi nella loro forma originaria, sono immediatamente riconoscibili dal parlante comune
  • Il prestito integrato, invece, non è più individuabile a prima vista in quanto è stato adottato alla fonologia e morfologia della lingua ricevente.