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RICERCA CONFUCIANESIMO (, Guide, Progetti e Ricerche di Sociologia Della Religione

tesina Confucianesimo

Tipologia: Guide, Progetti e Ricerche

2012/2013

Caricato il 18/01/2013

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COS’E’ IL CONFUCIANESIMO
Col nome di confucianesimo s’intende quel complesso di dottrine
losoche, a carattere prevalentemente etico-morale, il cui maggiore
esponente è stato Confucio (551-479 A.C.) La religione di Confucio non è una
fede che dipende da una "rivelazione", ma è piuttosto una losoa esistenziale
in quanto prescriveva i riti di stato della casa imperiale, come pure il culto
degli antenati della famiglia e forniva sia il codice pubblico di comportamento
che i regnanti della Cina e i loro funzionari dovevano rispettare, sia il codice
privato della vita familiare.
1.Tempio dedicato a Confucio
CONFUCIANESIMO: PRINCIPI E VALORI
Essere virtuosi, per Confucio, signica avere autocontrollo, moderazione e
saper agire con giustizia, a imitazione degli antichi, che non avevano leggi
esteriori costrittive e che consideravano l'amore per il prossimo non un
semplice dovere ma un'esigenza vitale. Prima di ricercare dio (che coincide
col "cielo"), l'uomo deve conseguire questi prerequisiti umani attraverso
l'educazione e l'autoeducazione. A chi gli chiedeva di parlargli dell'aldilà,
Confucio rispose: "Non abbiamo ancora imparato a conoscere la vita, come
potremo conoscere la morte?";in queste parole si riassume l'atteggiamento
non solo dei confuciani ma anche dei cinesi di fronte a quei problemi che ogni
chiesa o confessione considera tipici della personalità religiosa. I cinesi hanno
più interesse per la vita pratica che non per il futuro dell'anima. L'idea di dio
per loro equivale a quella di natura e nella storia religiosa della Cina non vi
sono mai stati grandi apostoli, martiri o redentori. Anche i capi religiosi
furono pochissimi:Confucio, ad esempio, non era una gura monastica, amava
suonare il liuto, cantare in coro, andare a caccia e a pesca. D'altra parte
nessun cinese si è mai sentito esclusivamente confuciano, buddista o
taoista.Tutte e tre le religioni, infatti, insegnano che l'uomo all'origine è
buono e che può raggiungere la salvezza attraverso la conoscenza della
natura.
Il primo ambito sociale in cui l'uomo impara ad essere autentico, secondo
Confucio, è la famiglia. Il glio apprende la pietà liale: deve al padre rispetto
e sostegno nella vecchiaia mentre il padre gli assicura protezione e lo aiuta a
formarsi.
Il secondo ambito è la società civile, ove si apprendono e si applicano la
giustizia, l'altruismo, la compassione e soprattutto la benevolenza (che sta alla
base di tutte le virtù).
Il terzo livello è quello dello Stato, ove i sudditi (specie i funzionari statali)
sono tenuti alla lealtà-fedeltà, a condizione naturalmente che il sovrano
governi con virtù e non con lassismo e corruzione o tramite la rigorosa
applicazione delle leggi. Confucio era favorevole a una monarchia patriarcale,
feudale e gerarchica. I due concetti-chiave del Confucianesimo sono il rito e la
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  • COS’E’ IL CONFUCIANESIMO

Col nome di confucianesimo s’intende quel complesso di dottrine filosofiche, a carattere prevalentemente etico-morale , il cui maggiore esponente è stato Confucio (551-479 A.C.) La religione di Confucio non è una fede che dipende da una "rivelazione", ma è piuttosto una fi loso fi a esistenziale in quanto prescriveva i riti di stato della casa imperiale, come pure il culto degli antenati della famiglia e forniva sia il codice pubblico di comportamento che i regnanti della Cina e i loro funzionari dovevano rispettare, sia il codice privato della vita familiare.

1.Tempio dedicato a Confucio

  • CONFUCIANESIMO: PRINCIPI E VALORI

Essere virtuosi, per Confucio, signi fi ca avere autocontrollo, moderazione e saper agire con giustizia, a imitazione degli antichi, che non avevano leggi esteriori costrittive e che consideravano l'amore per il prossimo non un semplice dovere ma un'esigenza vitale. Prima di ricercare dio (che coincide col "cielo"), l'uomo deve conseguire questi prerequisiti umani attraverso l'educazione e l'autoeducazione. A chi gli chiedeva di parlargli dell'aldilà, Confucio rispose: "Non abbiamo ancora imparato a conoscere la vita, come potremo conoscere la morte?";in queste parole si riassume l'atteggiamento non solo dei confuciani ma anche dei cinesi di fronte a quei problemi che ogni chiesa o confessione considera tipici della personalità religiosa. I cinesi hanno più interesse per la vita pratica che non per il futuro dell'anima. L'idea di dio per loro equivale a quella di natura e nella storia religiosa della Cina non vi sono mai stati grandi apostoli, martiri o redentori. Anche i capi religiosi furono pochissimi:Confucio, ad esempio, non era una fi gura monastica, amava suonare il liuto, cantare in coro, andare a caccia e a pesca. D'altra parte nessun cinese si è mai sentito esclusivamente confuciano, buddista o taoista.Tutte e tre le religioni, infatti, insegnano che l'uomo all'origine è buono e che può raggiungere la salvezza attraverso la conoscenza della natura. Il primo ambito sociale in cui l'uomo impara ad essere autentico, secondo Confucio, è la famiglia. Il fi glio apprende la pietà fi liale: deve al padre rispetto e sostegno nella vecchiaia mentre il padre gli assicura protezione e lo aiuta a formarsi. Il secondo ambito è la società civile, ove si apprendono e si applicano la giustizia, l'altruismo, la compassione e soprattutto la benevolenza (che sta alla base di tutte le virtù). Il terzo livello è quello dello Stato, ove i sudditi (specie i funzionari statali) sono tenuti alla lealtà-fedeltà, a condizione naturalmente che il sovrano governi con virtù e non con lassismo e corruzione o tramite la rigorosa applicazione delle leggi. Confucio era favorevole a una monarchia patriarcale, feudale e gerarchica. I due concetti-chiave del Confucianesimo sono il rito e la

benevolenza: entrambi presuppongono il retto agire e il buon governo. I "riti" sono la forma dell'agire, la "benevolenza" ne è il contenuto. Il rito dipende dalla benevolenza:senza questa diventa formale, vuoto, falso. Il rito più importante è il culto degli antenati, che è in verità la fonte di tutte le religioni cinesi. Questo culto venne introdotto all'inizio della dinastia Chou (1122- a.C.) e Confucio non fece altro che divulgarlo. A fondamento del culto sta la pietà fi liale prolungata oltre la morte,iIl fi ne è quello di mantenere viva la coscienza di appartenere a un gruppo molto più vasto di quello che si vive sulla terra. A Confucio non interessava tanto il rapporto degli uomini con le anime di questi defunti:il rito doveva servire per tenere unita la famiglia, la società e quindi lo Stato, doveva insomma dare agli uomini l’ insegnamento delle virtù. Per i confuciani, una persona quando muore ha l'anima che si separa in tre parti: una sale in cielo, la seconda rimane nella tomba per ricevere sacri fi ci e o ff erte di cibo, la terza viene localizzata nella tavoletta del tempio. La terza anima può trasformarsi in uno spirito buono o cattivo: la sua sorte è decisa dal suo passato e dalla sollecitudine con cui i parenti ne onorano la memoria, quindi più sontuose sono le cerimonie funebri e i riti commemorativi, più aumentano le probabilità ch'egli divenga uno spirito buono e di conseguenza bene fi co per i vivi. Probabilmente anche questa particolare e molto sentita venerazione ha impedito il di ff ondersi del cristianesimo in Cina. Sul piano dei valori il concetto fondamentale promosso da Confucio è quello di benevolenza, paragonabile al concetto di "amore". La famosa massima evangelica "non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te" era stata detta da Confucio cinque secoli prima. Né gli era sconosciuto il concetto di "amore universale" (il principio è: "considera tutti come fratelli") e di giusto mezzo secondo cui per cercare di realizzare un ideale bisogna scendere a leciti compromessi. L'aspetto più negativo della dottrina confuciana è senza dubbio la sua concezione della donna, considerata di molto inferiore all'uomo. Il confucianesimo tolse alla donna cinese la superiorità che le restava nella vita familiare e praticamente la "seppellì" nel puritanesimo dell'epoca manciù (XVIII sec.). Ancora oggi la cerimonia nuziale e la vita coniugale risentono di questa forte discriminazione. Il Confucianesimo si prestava molto ad essere utilizzato come una religione di stato. Esso equiparava il sovrano al sommo sacerdote virile e benevolo in grado di governare per il "mandato ricevuto dal cielo": mandato revocabile ogniqualvolta il sovrano spezza l'armonia fra ordine sociale e naturale. E' il sovrano che promulga ogni anno il calendario dei doveri civili e rituali, signi fi cativo il fatto che questa dottrina, raccolta in diversi libri e rielaborata dai suoi discepoli, fu alla base degli esami con cui si selezionarono i funzionari statali dal 1313 al 1905.

  • VITA E OPERE DI CONFUCIO

Confucio è il nome latinizzato di Kung Fu Tse (maestro Kung), nato nel 551 a.C. a Lu, l'odierna Qufu, nello Shandong. Visse a cavallo tra il VI e il V sec. A. Figlio di un funzionario statale in pensione (di famiglia quindi povera ma aristocratica) dovette a ff rontare non poche di ff icoltà materiali.

principati praticamente indipendenti dal re della dinastia Zhou (1027- a.C.) che conservava a Luoyang, la capitale, un potere soltanto di nome. Però Confucio non poté sperimentare che una sola volta le sue capacità di amministrare, tra il 501 e il 500, quando il duca di Lu, il suo paese natale, gli conferì alcuni incarichi tra cui quelli di ministro della giustizia e di intendente dei lavori pubblici. Nonostante le ampli fi cazioni della tradizione, che vuole che in questo breve periodo lo Stato fosse amministrato in maniera perfetta (tanto che le leggi penali, mentre egli era ministro della giustizia, non venivano più applicate per mancanza di delinquenti e di delitti) e che Confucio fosse estromesso, alla fi ne, dal governo soltanto per e ff etto di basse invidie e malevole insinuazioni calunniose, in realtà non riuscì ad ottenere il successo politico nel quale aveva sperato, scontentando praticamente tutti col suo rigoroso formalismo. Un episodio della biogra fi a di Confucio narra che quando egli fu ministro della giustizia, fece demolire i baluardi forti fi cati delle tre più potenti famiglia dello Stato Lu. Una di queste si oppose costringendolo a espatriare per ben 14 anni. Ecco perché, dopo aver costatato l'indi ff erenza se non l'ostilità di diversi sovrani,Confucio decise di ritirarsi a vita privata, dedicandosi completamente, e fi no alla morte (479 a.C.), allo studio dei testi classici degli antichi saggi cinesi e all'insegnamento. L'insegnamento di Confucio fu preservato dai suoi discepoli (alcuni dei quali, peraltro, raggiunsero posti di rilievo nell'amministrazione dello Stato feudale), nei "Colloqui", una raccolta non sistematica di brevi aneddoti e detti, fatta molti anni dopo la sua morte. I testi canonici, cioè i Quattro libri (intellettualmente più evoluti) e i Cinque canoni, hanno poco di religioso: si tratta piuttosto di regole per l'agire pratico. Mentre in vita non aveva avuto che delusioni, dopo la morte gli vennero conferiti gli onori più grandi che ad un uomo sia stato concesso mai di ottenere e nel corso dei secoli, quando il confucianesimo divenne dottrina u ff iciale dello Stato cinese, gli venne tributato un vero e proprio culto, anche se di carattere esclusivamente civile.

In seguito gli vennero conferiti titoli onori fi ci di ogni tipo ed ai suoi discendenti, giunti oggi alla sessantacinquesima generazione, onori e cariche particolari che ne fecero una stirpe privilegiata, di una nobiltà che traeva origine non dall'esercizio delle armi ma dalla cultura. Dopo la morte di Confucio e con la de fi nitiva disgregazione dello Stato Chou, i discepoli si divisero in due gruppi, tra i più importanti successori di Confucio ricordiamo Mencio (372-287 a.C.) e Dong Zhong-Shu.Mencio razionalizzò l'insegnamento di Confucio sulla "benevolenza" e sull'importanza dei valori morali nella società, dando così inizio a una disputa che avrebbe occupato i pensatori confuciani per diversi secoli.Mencio infatti sosteneva come norma della moralità la natura umana, che è fondamentalmente buona, per cui alla vita morale occorreva soltanto un processo di autoperfezionamento. Dong Zhong-Shu (197-104 a.C.), sotto la dinastia degli Han (136 a.C.), riuscì a far adottare il Confucianesimo come religione di stato,la quale non conobbe declini nemmeno nel periodo di a ff ermazione del buddismo. Fece questo a prezzo di forti concessioni e con molto eclettismo ad es. esaltò il ruolo del re

abbassando quello del popolo (il re non è più "mandato dal cielo" e quindi revocabile, ma "esecutore del cielo", per cui la volontà dell'uno è sempre conforme a quella dell'altro).Grazie a lui si svilupparono notevolmente la burocrazia imperiale e la meritocrazia, cui il sistema degli esami per il mandarinato diede forte impulso. Sotto questa dinastia il confucianesimo si arricchì di una cosmologia e di una meta fi sica, basata sul dualismo di yin (principio femminile, ombra, freddo, riposo, passività, terra) e yang (principio maschile, luce,calore, energia,attività,aggressività,cielo):ad es. egli disse: "Il Cielo parteggia solo per colui che è riverente; il popolo ama solo colui che è benevolente; gli spiriti accettano solo i sacri fi ci di colui che è sincero"). Egli diceva infatti che "il diritto di governare non l'hanno i nobili di nascita, ma soltanto chi ha capacità e nobile comportamento". A partire dal XII sec. sorge praticamente il "neo-Confucianesimo", in direzione del panteismo e sotto l'in fl uenza del Taoismo e del Buddismo. La prima scuola, detta "della ragione", dà una certa importanza alla materialità della vita, sostenendo che le contraddizioni pratiche possono pregiudicare seriamente la felicità dell'uomo, per cui il loro esame è indispensabile per modi fi care la realtà. Tuttavia, non ponendo la materia a fondamento dell'essere ma un'astratta legge o regola universale, questa scuola non determinò un nuovo interesse per l'osservazione scienti fi ca. La preoccupazione fondamentale fu quella di studiare la storia passata e i testi classici, considerati depositari del modello ideale del "buon governo". La seconda scuola, detta "della mente ( raggiunse il suo apice nei secoli XV e XVI), fu molto più idealista, in quanto sosteneva una stretta identità di essere e coscienza a partire dalla coscienza, per cui la felicità e la conoscenza dell'uomo dipendevano unicamente dalla introspezione e dalla illuminazione intuitiva. L' impostazione del Confucianesimo data da Dong rimase praticamente invariata sino al

  • IL CONFUCIANESIMO E LA CINA MODERNA E CONTEMPORANEA

La visione che Confucio aveva di un mondo in decadenza, per salvare il quale era necessario ripristinare le virtù degli antichi sovrani, il rinvigorimento da lui propugnato dei valori morali propri del passato, il messaggio inteso a fare ritorno ai riti che avevano caratterizzato e regolato i rapporti umani fi n dal tempo della dinastia Zhou, la sua concezione gerarchica e conservatrice dei rapporti sociali, fecero sì che il suo pensiero venisse considerato un ostacolo alla modernizzazione della Cina, all'inizio del XX secolo. Il culto statale venne riorganizzato nel 1907 e soppresso nel 1912. Nel 1917 la rivista Xin Qingnian ("Gioventù nuova") pubblicò degli articoli, che mettevano in discussione la validità della dottrina confuciana, specie in relazione con le nuove esigenze della Cina. Il "Movimento del 4 maggio" (1919), dal quale prese le mosse tutto il rinnovamento della vita

taoista e buddista. Oggi in Cina il culto è seguito da circa 200 milioni di persone: dal 1984 la ricorrenza della data di nascita di Confucio si celebra con grande solennità.

  • ALTRI LUOGHI DI DIFFUSIONE

Al di fuori della Cina, il Confucianesimo si è sviluppato soprattutto in Corea:al Nord vi sono 7 milioni di seguaci, al Sud 2 milioni. In Giappone si di ff use a partire dal XV sec., dove sussiste ancora oggi sotto forma di dottrina fi loso fi ca tradizionale. Per e ff etto dell'immigrazione cinese, il confucianesimo si è di ff uso anche in Vietnam, Thailandia, Filippine, Indonesia, Malesia, ecc., raggiungendo la cifra di circa 300 milioni di fedeli.

  • Aree di di ff usione del confucianesimo

Indice bibliografico

COS’E’ IL CONFUCIANESIMO

da www.alphabeto/continenti/asia/cina.it nella sez. confucianesimo

e da www.popoli antichi/religioni/confucianesimo.it nella sez. confucianesimo

  • Encicl. UTET, Testi confuciani, Torino 1974
  • J. Gernet, Cina e cristianesimo, Marietti 1984
  • M. Granet, La religione dei cinesi, Adelphi, Milano 1973
  • Confucio I dialoghi, Rizzoli, Milano 1978
  • W. Eichhorn, La Cina, Milano 1983

CONFUCIANESIMO: PRINCIPI E VALORI

da www.homolaicus.it

  • Chow Yin-Ching, La fi loso fi a cinese, Garzanti, Milano 1960
  • Confucio e Mencio, I Quattro libri, Bocca, Milano 1945
  • H.C. Puech (a cura di), Storia delle religioni. La Cina e la Corea, Laterza, Bari 1978
  • M. Collis, Confucio, Longanesi, Milano 1970
  • P. Corradini, Confucio e il confucianesimo, Esperienze, Fossano (CN) 1973

VITA E OPERE DI CONFUCIO

www.tuttocina.it nella sez. filosofia

IL CONFUCIANESIMO E LA CINA MODERNA E CONTEMPORANEA

www.tuttocina.it nella sez. fi loso fi a

  • Giorgio Melis e Franco Demarchi, La Cina Contemporanea

Milano 1960.

  • M. Collis, Confucio, Longanesi, Milano 1970.
  • H.C. Puech (a cura di), Storia delle religioni. La Cina e la Corea, Laterza, Bari 1978.
  • J. Gernet, Cina e cristianesimo, Marietti 1984.
  • M. Granet, La religione dei cinesi, Adelphi, Milano 1973.
  • P. Corradini, Confucio e il confucianesimo, ed. Esperienze, Fossano (CN)
  • W. Eichhorn, La Cina, Jaca Book, Milano 1983.

Enrico Galavotti

fonte: www.homolaicus.com