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Risorgimento, Dispensa completa, Dispense di Storia

Introduzione, Mazzini, I federalisti, Statuto Albertino, Insurrezioni, Prima e Seconda guerra di indipendenza, Cavour, Accordi di Plombieres, Spedizione dei mille, Unità d'Italia

Tipologia: Dispense

2020/2021

Caricato il 18/06/2021

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Nonostante le antiche divisioni territoriali, il perdurare dei particolarismi, la
dominazione austriaca diretta o indiretta su parte della penisola e la presenza della
Chiesa con un ampio Stato territoriale, la classe intellettuale ispirata dal movimento
romantico comincia a pensare ad un’unità culturale, linguistica e geografica.
Tra questi i più noti sono Alessandro Manzoni e Massimo d’Azeglio.
Il movimento romantico rappresenta un momento di formazione della coscienza
nazionale.
I fattori politici che concorsero a rendere possibile l’unificazione furono il ruolo della
dinastia sabauda orientata da secoli ad un’espansione verso la pianura padana e
l’abilità politica di Cavour che rese prima il Piemonte una potenza regionale per poi
siglare un’alleanza con la Francia.
L’Italia unita dovrà affrontare la propria arretratezza economica e civile e il divario tra
Nord e Sud del Paese, con un processo di modernizzazione delle istituzioni in chiave
laica e liberale, la formazione di un mercato nazionale e investimenti nelle
infrastrutture e nell’alfabetizzazione dei propri cittadini.
MAZZINI E LA GIOVINE ITALIA
«UNA, LIBERA, INDIPENDENTE E REPUBBLICANA».
-Dio e popolo, la nazione è un’entità spirituale e culturale prima ancora di
essere naturale e geografica, i popoli hanno una missione divina sono
strumento della rivendicazione dei diritti degli individui. Idea di nazione per il
conseguimento di un’umanità libera e affratellata.
Mazzini nel 1831 fondò una società e una rivista a Marsiglia, alle quali diede lo
stesso nome: La Giovine Italia. Essa si rivolgeva a tutti i cittadini e rendeva noto
apertamente agli iscritti il proprio obiettivo: l’insurrezione popolare.
I tentativi insurrezionali degli anni 30 e 40, seguono il principio «Pensiero ed
azione»
I FEDERALISTI: BALBO, CATTANEO E GIOBERTI
- Carlo CATTANEO, creatore della rivista «Il Politecnico », era contrario
all’unificazione della penisola in un solo Stato. Riteneva infatti che le divisioni
del nostro paese fossero durate troppo a lungo e avessero lasciato un segno
troppo profondo sulla vita e sulla cultura delle diverse regioni d’Italia. Egli
confidava in graduali riforme politiche dei governi locali e nel progresso
economico della penisola, che avrebbero facilitato la creazione di una
federazione tra Stati – sul modello degli Stati Uniti d’America – in forma di
repubblica.
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Nonostante le antiche divisioni territoriali, il perdurare dei particolarismi, la dominazione austriaca diretta o indiretta su parte della penisola e la presenza della Chiesa con un ampio Stato territoriale, la classe intellettuale ispirata dal movimento romantico comincia a pensare ad un’unità culturale, linguistica e geografica. Tra questi i più noti sono Alessandro Manzoni e Massimo d’Azeglio. Il movimento romantico rappresenta un momento di formazione della coscienza nazionale. I fattori politici che concorsero a rendere possibile l’unificazione furono il ruolo della dinastia sabauda orientata da secoli ad un’espansione verso la pianura padana e l’abilità politica di Cavour che rese prima il Piemonte una potenza regionale per poi siglare un’alleanza con la Francia. L’Italia unita dovrà affrontare la propria arretratezza economica e civile e il divario tra Nord e Sud del Paese, con un processo di modernizzazione delle istituzioni in chiave laica e liberale, la formazione di un mercato nazionale e investimenti nelle infrastrutture e nell’alfabetizzazione dei propri cittadini. MAZZINI E LA GIOVINE ITALIA « UNA, LIBERA, INDIPENDENTE E REPUBBLICANA ».

  • Dio e popolo , la nazione è un’entità spirituale e culturale prima ancora di essere naturale e geografica, i popoli hanno una missione divina sono strumento della rivendicazione dei diritti degli individui. Idea di nazione per il conseguimento di un’umanità libera e affratellata. Mazzini nel 1831 fondò una società e una rivista a Marsiglia, alle quali diede lo stesso nome: La Giovine Italia. Essa si rivolgeva a tutti i cittadini e rendeva noto apertamente agli iscritti il proprio obiettivo: l’insurrezione popolare. I tentativi insurrezionali degli anni 30 e 40, seguono il principio « Pensiero ed azione » I FEDERALISTI: BALBO, CATTANEO E GIOBERTI
  • Carlo CATTANEO, creatore della rivista «Il Politecnico », era contrario all’unificazione della penisola in un solo Stato. Riteneva infatti che le divisioni del nostro paese fossero durate troppo a lungo e avessero lasciato un segno troppo profondo sulla vita e sulla cultura delle diverse regioni d’Italia. Egli confidava in graduali riforme politiche dei governi locali e nel progresso economico della penisola, che avrebbero facilitato la creazione di una federazione tra Stati – sul modello degli Stati Uniti d’America – in forma di repubblica.
  • Vincenzo GIOBERTI, un sacerdote piemontese, pubblicò nel 1843 l’opera Del primato morale e civile degli italiani, in cui illustrava la superiorità italiana nel consesso delle nazioni, dovuta alla coesione data dalla fede cattolica e dalla presenza del papato. Anche Gioberti era favorevole alla nascita di una federazione tra gli Stati italiani, ma proponeva che a capo di essa fosse posto proprio il papa. Egli pensava infatti che, grazie al legame creato dal cattolicesimo tra le popolazioni italiane, il magistero della Chiesa avrebbe potuto imporsi con naturale autorevolezza a tutta la penisola. Il progetto di Gioberti ebbe grande successo tra i borghesi cattolici liberali che, con palese riferimento al Medioevo, vennero chiamati «neoguelfi».
  • Per Cesare BALBO, anch’egli piemontese e autore nel 1844 de Le speranze d’Italia, l’Italia federale doveva essere guidata dai Savoia e dal Piemonte, che avrebbero promosso l’unione doganale e militare con tutti gli Stati della penisola e spinto Vienna a spostare i suoi interessi egemonici verso i Balcani e le regioni centro-orientali dell’Europa. 1846-1848 due anni di riforme in Italia Pio IX , aveva introdotto nello Stato pontificio una certa libertà di stampa, amnistiato alcuni prigionieri politici, ridotto i controlli di polizia e affidato ai laici alcune funzioni amministrative (1846). Entusiasmo nell’intera opinione pubblica nazionale (neoguelfi).
  • Toscana aveva istituito una Consulta di Stato formata da rappresentanti dei territori scelti dalle autorità
  • Piemonte aveva concesso una moderata libertà di stampa e la formazione di consigli comunali elettivi. (In novembre, lo Stato della Chiesa, il granducato di Toscana e il Regno di Sardegna avevano eliminato le imposte doganali che pesavano alle loro frontiere sulla libera circolazione delle merci)
  • Regno delle Due Sicilie (gennaio 1848) scoppiò una rivolta a larga partecipazione popolare → Re Ferdinando II concedere una Costituzione ispirata a quella francese del 1830.
  • Carlo Alberto, il granduca di Toscana Leopoldo II e infine il papa concessero delle Costituzioni, accettando di istituire dei parlamenti elettivi e di limitare così i propri poteri.

La guerra sabauda divenne così inaspettatamente la Prima guerra d’indipendenza d’Italia: una svolta ben simboleggiata dall’uso in battaglia del tricolore bianco, rosso e verde, con al centro lo stemma di casa Savoia. Le truppe federate sconfissero il nemico a Pastrengo e Goito, mentre nel mese di maggio cadeva anche l’importante fortezza di Peschiera. Ma le esitazioni di Carlo Alberto diedero agli austriaci il tempo di riorganizzarsi, mentre con un improvviso voltafaccia i sovrani di Napoli, Firenze e Roma ritirarono le loro truppe. Accusavano infatti il Piemonte di perseguire una strategia apertamente annessionista e di mettere così in pericolo gli equilibri politici della penisola. Oltre a ciò, il papa si trovava in grande imbarazzo nel combattere contro una potenza cattolica come l’Austria (che minacciava scissioni) Gli Asburgo sconfissero tra il 23 e il 25 luglio i piemontesi a Custoza, presso Verona, e li costrinsero alla ritirata. Milano fu rioccupata e il 9 agosto Carlo Alberto firmò l’armistizio con l’Austria, sospendendo la guerra e rientrando nei confini tra Piemonte e Lombardia, segnati dal fiume Ticino. LA PRIMA GUERRA DI INDIPENDENZA: LA FASE MAZZINIANA La sconfitta di Custoza aveva deluso profondamente i liberali italiani, che speravano in una rapida annessione dei loro regni al Piemonte e nella cacciata dei sovrani legati all’Austria. Il fallimento sabaudo ridiede anzi fiato alla componente democratica del movimento patriottico e tra 1848 e 1849 a Venezia, Firenze e Roma ancora in rivolta fu proclamata la repubblica. A Roma, nell’estate del 1848, dopo l’armistizio tra piemontesi e austriaci, Pio IX aveva cercato di ritirare le concessioni fatte negli ultimi anni e fu invece costretto a rifugiarsi a Gaeta, presso la corte di Ferdinando II. Nella capitale dello Stato pontificio accorsero Mazzini e Garibaldi, che nel gennaio 1849 divennero membri della nuova Assemblea costituente , eletta a suffragio universale maschile. Il 9 febbraio fu dichiarato decaduto il potere temporale dei pontefici e nacque la Repubblica Romana, retta da un triumvirato di cui faceva parte lo stesso Mazzini Costituzione basata su principi democratici. In essa si affermava che tutti i cittadini avevano diritto di voto e che la Repubblica veniva fondata sulle idee di sovranità del popolo, di uguaglianza, libertà e fraternità.

Altri principi fondamentali: «La Repubblica con le leggi e con le istituzioni promuove il miglioramento della condizioni morali e materiali di tutti i cittadini» (terzo principio); «la Repubblica riguarda tutti i popoli come fratelli; rispetta ogni nazionalità; propugna l’italiana» (quarto principio). Nel settimo principio, infine, si affermava il diritto alla libertà religiosa: «Dalla credenza religiosa non dipende l’esercizio dei diritti civili e politici». Così, nella Roma guidata da Giuseppe Mazzini, si procedette alla laicizzazione dello Stato. Si assicuravano inoltre le libertà di pensiero, espressione e riunione. La Costituzione della Repubblica Romana fu varata il 3 luglio 1849, nello stesso giorno in cui la città, dopo una valorosa e sanguinosa resistenza, si sottometteva alle assai superiori forze di Napoleone III. Il pensiero patriottico si comincia a formare nel corso degli eventi: celebrazione dei martiri e sentimento di fratellanza Pochi mesi dopo l’armistizio i sabaudi attaccarono di nuovo. Insoddisfatti delle dure condizioni di pace che Vienna voleva imporre loro, tentarono di mettersi alla guida dei moti rivoluzionari che ancora infiammavano la penisola. Tuttavia, furono sconfitti a Novara il 22-23 marzo 1849. Di conseguenza, lo stesso re Carlo Alberto rinunciò al trono in favore del figlio Vittorio Emanuele II, che firmò un nuovo armistizio. La Prima guerra d’indipendenza era perduta e gli austriaci ripresero il controllo dell’Italia. CAVOUR AL POTERE , la modernizzazione del Piemonte Massimo d’Azeglio fu messo alla guida di un esecutivo e procedette alla modernizzazione dello Stato in campo economico e sociale, per esempio con le famose « leggi Siccardi », che limitavano o abolivano i tradizionali privilegi della Chiesa, dai tribunali separati alle esenzioni fiscali. A Massimo d’Azeglio subentrò Camillo Benso conte di CAVOUR , proprietario terriero ma anche uomo d’affari, divenne primo ministro del regno nel novembre 1852 e lo guidò fino al 1861, anno della sua morte. Nell’ambito del Parlamento piemontese, una politica d’intesa tra i liberali più aperti e i democratici più moderati. Era la cosiddetta « politica del connubio » che permise a Cavour di contare su un’ampia maggioranza alle Camere e di fare proprie le istanze sociali più ragionevoli, isolando così le ali estreme tanto del fronte conservatore quanto del fronte progressista.

con circa trecento compagni. Ma i contadini non compresero le sue intenzioni e aiutarono le truppe borboniche a sconfiggerlo. Pisacane si uccise per non cadere prigioniero. Nello stesso mese di giugno, analoghi tentativi insurrezionali fallirono a Genova e a Livorno. Politica estera di Cavour Secondo Cavour il Regno sabaudo avrebbe potuto agire solo con l’appoggio delle potenze europee meno legate all’Austria: l’Inghilterra e soprattutto la Francia di Napoleone III, che voleva conquistare una posizione egemone in Europa e che, per raggiungere tale obiettivo, doveva prima ridimensionare la potenza asburgica. Per stringere un legame con questi paesi, Cavour compì una mossa coraggiosa. Nel 1853 scoppiò la guerra di Crimea, che contrapponeva alla Russia un’alleanza composta da Francia, Inghilterra e Turchia. Nel 1855, il regno di Sardegna entrò in guerra al fianco di Londra, Parigi e Istanbul e inviò sul teatro dei combattimenti un corpo di spedizione di 15.000 soldati: comandati dal generale Alfonso La Marmora, essi si comportarono valorosamente nella battaglia sul fiume Cernaia e diedero un importante contributo alla vittoria della coalizione. Nel 1856 la guerra finì e al congresso di pace di Parigi il ruolo del Regno di Sardegna fu riconosciuto apertamente. Accordi di Plombières

  • la Francia sarebbe intervenuta a sostegno del Regno di Sardegna nel caso in cui questo fosse stato attaccato dall’Austria;
  • la Francia avrebbe riconosciuto al Regno di Sardegna il diritto di fondare un Regno dell’Alta Italia, libero dal controllo dell’Austria e comprendente il Lombardo-Veneto e l’Emilia-Romagna;
  • sarebbero invece stati rispettati i confini del Regno delle Due Sicilie, che però sarebbe stato sottratto ai Borboni. Lo Stato Pontificio si sarebbe ridotto al Lazio, mentre Toscana, Umbria e Marche si sarebbero unite in un Regno dell’Italia Centrale affidato a un Bonaparte (su tutti questi territori la Francia sperava di esercitare il suo controllo, sostituendosi in tale ruolo all’Austria);
  • al papa sarebbe stata offerta la presidenza della confederazione italiana;
  • infine, in cambio del suo aiuto, il Regno di Sardegna avrebbe ceduto alla Francia Nizza e la Savoia. LA SECONDA GUERRA D’INDIPENDENZA E L’UNITÀ D’ITALIA 1859 Nella primavera del 1859, per provocare la reazione austriaca i piemontesi schierarono le proprie truppe, rafforzate da corpi di volontari, i Cacciatori delle Alpi guidati da Garibaldi, lungo il confine con il Lombardo-Veneto. Il 23 aprile gli austriaci mandarono a Vittorio Emanuele II un ultimatum, chiedendo il ritiro dell’esercito. Il re rifiutò di cedere alle minacce austriache: il 29 aprile 1859, gli austriaci attaccarono dando inizio alla Seconda guerra d’indipendenza. Poiché era stata l’Austria a mostrarsi ostile al Piemonte, Napoleone III rispettò gli accordi di Plombières e guidò le proprie truppe, insieme a quelle piemontesi, contro il nemico comune. Gli austriaci furono sconfitti a Palestro il 31 maggio e a Magenta il 4 giugno, e l’ giugno Napoleone III e Vittorio Emanuele II entrarono a Milano, riportando in seguito nuove vittorie. La più importante fu ottenuta a Solferino e a San Martino il 24 giugno , in una delle più cruente battaglie dai tempi delle campagne napoleoniche all’inizio dell’Ottocento. IL RIPENSAMENTO DI NAPOLEONE III E I PLEBISCITI NEL CENTRO-NORD Toscana, l’Emilia e i ducati di Parma e di Modena avevano cacciato i loro sovrani e chiedevano di unirsi al Regno di Sardegna : questa situazione non era stata prevista da Napoleone III, che desiderava mettere sui troni dell’Italia centrale sovrani a lui fedeli. Il papa si sentiva minacciato dalle mire espansionistiche dei Savoia, alleati della Francia: i cattolici di Francia, di conseguenza, entrarono in disaccordo con la politica del loro imperatore. Inoltre, Prussia e Russia minacciarono di intervenire a favore dell’Austria, temendo un eccessivo rafforzamento della Francia. Così Napoleone III decise, senza consultare l’alleato italiano, di porre fine alla guerra e di accordarsi – violando il patto di Plombières – con l’Austria, con la quale firmò un armistizio a Villafranca , presso Verona, l’11 luglio 1859.

In Sicilia, Garibaldi si era proclamato dittatore dell’isola in nome di Vittorio Emanuele II e, impossessatosi di Palermo, aveva dichiarato decaduta la monarchia borbonica. Nel corso dell’avanzata, nonostante le promesse fatte soprattutto ai più poveri, si pose nei fatti a difesa dei proprietari terrieri, ordinando la fucilazione dei contadini che avevano tentato di appropriarsi delle terre dei grandi latifondi. Il 6 settembre espugnò Napoli Cavour ebbe però il timore che i garibaldini potessero proclamare la repubblica nel Meridione d’Italia e che la Francia intervenisse a difesa dello Stato pontificio. Convinse così Vittorio Emanuele II a scendere con l’esercito a sud per fermare l’avanzata delle «camicie rosse». Alla testa di un corpo di spedizione, Vittorio Emanuele II entrò in Umbria e nelle Marche, sconfisse le truppe pontificie a Castelfidardo il 18 settembre e penetrò nel territorio napoletano. Il re e Garibaldi si incontrarono a Teano, in Campania, il 25 ottobre 1860, e qui il comandante cedette ufficialmente l’Italia meridionale al suo nuovo sovrano. Pochi giorni prima, il 21 ottobre, il popolo napoletano e siciliano si era pronunciato con un plebiscito a favore dell’annessione al Piemonte. Due settimane dopo vennero annesse anche Marche e Umbria, sempre con plebisciti. Il 17 marzo 1861 il primo parlamento italiano proclamò Vittorio Emanuele II «re d’Italia per grazia di Dio e volontà della nazione». Con l’applicazione a tutto il territorio dello Statuto Albertino, il nuovo Stato era una monarchia costituzionale, guidata dai Savoia. L’Italia non comprendeva il Veneto, in mano all’Austria, e il Lazio, ultimo possedimento della Chiesa, e aveva come capitale Torino.