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Voce RISORSE del Dizionario dello Sviluppo da W.Sachs
Tipologia: Appunti
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RISORSE (Vandana Shiva) Come una sorgente, una “ri-sorsa” sgorga con continuità, anche se viene ripetutamente usata e consumata → potere naturale di autorigenerazione, prodigiosa creatività. Idea antica circa la relazione tra la natura e gli esseri umani : la terra conferisce doni agli esseri umani i quali, a loro volta, stanno bene attenti a mostrarsi diligenti per non soffocare la sua generosità. All'inizio dei tempi moderni, “risorsa” suggeriva quindi un'idea di reciprocità tra le generazioni. Con l'avvento del colonialismo e dell'industrializzazione, tuttavia, si è verificata una cesura concettuale → le “risorse naturali” sono diventate quelle componenti della natura richieste come input per la produzione industriale e per il commercio coloniale. In quest'ottica, alla natura è stato chiaramente strappato via il proprio potere creativo. Le risorse sono ora solo “qualsiasi condizione o materiale esistente in natura che può essere soggetto a sfruttamento economico” → sfumata la capacità di rigenerazione, anche la predisposizione alla reciprocità perde le sue basi, infatti ora sono l'inventiva e l'industriosità umana ad accordare valore alla natura. Le risorse naturali hanno quindi bisogno di essere “sviluppate” → solo quando si saranno introdotti capitale e tecnologia , la natura troverà il proprio destino. La natura è stata trasformata da questa visione, occidentale nella suo origine, in materia morta e manipolabile → la sua capacità di rinnovarsi e crescere le è stata negata, è stata resa dipendente dagli esseri umani, lo sviluppo delle persone è diventato cosi essenziale per lo sviluppo della natura. La trasformazione della natura in risorse naturali aveva bisogno di andare di pari passo con la trasformazione di persone culturalmente diverse tra loro in “risorse umane qualificate”. L'onere “civilizzatore” dell'uomo bianco diventava in questo modo componente essenziale dello sviluppo delle risorse naturali e della loro messa a disposizione per lo sfruttamento commerciale → la relazione fondata sulla responsabilità, sulla limitazione e sulla reciprocità passava a una relazione basata sullo sfruttamento illimitato. In ogni caso, lo sfruttamento della natura delle colonie sembra aver conosciuto due fasi :
non – rinnovabili, connessa all'aumento dei prezzi petroliferi. Solow vinse il premio Nobel per l'economia per aver sostenuto che produzione e crescita possono eliminare completamente la nozione di risorse naturale esauribile e che l'esaurimento delle stese non è un problema. Il grande dibattito sulla scarsità generatosi durante gli anni '70 venne per così dire “economicizzato” tramite la promessa di un ripiego tecnologico contro la scarsità. Tuttavia, questo ottimismo si dissolse immediatamente → il decennio che ne seguì ha visto l'” ecologizzazione ” del dibattito sulla scarsità con la crescente consapevolezza che il processo di sviluppo con il suo illimitato appetito per la distruzione e il suo consumo di risorse non stava solamente esaurendo gli stock non rinnovabili, ma stava trasformando anche le risorse rinnovabili in risorse a loro volta non rinnovabili. E' stato a causa di questa violazione dei limiti della natura che si è concretizzata la fase più recente del ricettario sempre mutevole dello sviluppo: i concetti di “sviluppo sostenibile” e “crescita sostenibile” → si assiste cosi all' imposizione di nuovi limiti ai processi naturali per sostenere lo sviluppo e la crescita. La crisi della scarsità viene oggi riformulata nei termini del linguaggio della sostenibilità. LA DESACRALIZZAZIONE DELLA NATURA : Francis Bacone è considerato il padre della scienza moderna → nel metodo sperimentale baconiano, esisteva una fondamentale dicotomia tra maschile e femminile, mente e materia, oggettivo e soggettivo, razionale ed emozionale. Il suo non era un metodo “neutrale”, “oggettivo” e “scientifico” → era piuttosto un modo tipicamente maschile di aggredire la natura e di dominio nei confronti delle donne e delle culture non occidentali. La severa verifica delle ipotesi attraverso la manipolazione controllata della natura e la necessità di tale manipolazione per assicurare la ripetibilità dell'esperimento, vennero formulate da Bacon attraverso metafore chiaramente sessiste. La disciplina del sapere scientifico e le invenzioni meccaniche cui la prima ha condotto non esercitano solo “una guida discreta sul corso della natura : hanno anche il potere di conquistarla e di soggiogarla, di scuoterla sin dalle sue fondamenta” → per Bacon, la natura non era più la Madre Natura, ma una natura femmina che andava conquistata da una mente maschile aggressiva (visione coerente con l'imperativo dello sfruttamento insito nel nascente capitalismo). In contrasto con il sistema di conoscenze creato attraverso la rivoluzione scientifica, gli approcci ecologici alla comprensione della natura sono per forza di cose partecipatori. In tutto il mondo, la colonizzazione dei vari popoli è stata, in fondo, una sottomissione forzata dell'idea ecologica che la natura e la Terra siano le depositarie di tutte le forme, le latenze e le forze della creazione, fondamento e causa del mondo. Il simbolismo della Terra Mater, la terra sottoforma di Grande Madre creativa e protettiva, ha rappresentato un simbolo diverso ma condiviso nello spazio e nel tempo e i movimenti ecologisti in Occidente, oggi, sono ispirati in larga parte dalla riscoperta del concetto di Gaia, la dea madre. LA DISTRUZIONE DELLE COMUNANZE : Parallelamente alla distruzione della sacralità della natura si è verificato un processo di distruzione della natura come bene comune → ovvero un qualcosa cui tutti hanno accesso e verso cui tutti condividono le stesse responsabilità. La distruzione delle comunanze ha rappresentato un passaggio essenziale per la creazione di risorse naturali come offerta di materie prime per l'industria → le comunanze hanno dovuto essere privatizzate e quell'elemento di sostegno che le persone trovavano in esse ha dovuto subire un processo di appropriazione per foraggiare il motore del progresso industriale e l'accumulazione del capitale. Le comunanze, chiamate dalla Corona Inglese “terre improduttive”, non erano in realtà tali : erano terre produttive che assicuravano estesi pascoli comuni agli animali delle comunità contadine stanziali, sostenevano un gran numero di piccoli contadini in virtù di tali diritti comuni e accoglievano i contadini più poveri e senza terra che si spostavano dai villaggi di campagn sovrappopolati dei distretti industriali.
risorsa, continua ad operare poiché, agli occhi del Nord e delle élites del Sud, la distruzione rimane ampiamente nascosta → sono diventati molto più ricchi grazie alla privatizzazione dei beni comuni della natura e, in virtù di questa ricchezza, sono stati in grado di crearsi delle barriere protettive tra loro stessi e la natura impoverita (i costi ecologici dei processi economici, quindi, rimangono a loro ampiamente invisibili). Dai tempi della riv.industriale e scientifica, la tecnologia e l'economia hanno congiuntamente rafforzato l'idea che i limiti naturali andassero oltrepassati se si voleva creare l'abbondanza. Tuttavia, l'agricoltura ci offre un esempio di come l'allontanamento dai limiti abbia condotto a un tracollo dei sistemi ecologico e sociale :
sopravvivenza di molti popoli, la sua scarsità impoverisce quegli stessi popoli in maniera mai sperimentata prima → sono quegli stessi popoli ad essere esclusi e allontanati dall'economia di mercato man mano che il controllo del capitale di origine umana sulla natura e sulle vite delle persone si espande attraverso il processo di sviluppo. L'ideologia dominante dello sviluppo postbellico si è esclusivamente concentrata sulla trasformazione della natura in risorsa e sull'uso delle risorse naturali per la produzione di merci e per l'accumulazione del capitale. L'economia moderna e il suo concetto di sviluppo abbracciano una porzione trascurabile della storia dei rapporti tra esseri umani e natura. Le persone in tutte le società dipendono per la loro sopravvivenza dall'economia naturale → nell'economia di mercato non è rilevante se si parla di mantenimento della vita. LIMITI DELLA NATURA, LIMITI ALLO SVILUPPO : I limiti non sono unidirezionali → agiscono in mniera reciproca tra la natura e la società, nel senso che il riconoscimento dei limiti della natura implica riconoscerli nella società e l'idea che non siano necessari limiti nella società implica un crollo dei limiti in natura. Lo “sviluppo” delle risorse naturali ha comportato la disgregazione dei limiti naturali per far fronte alla domanda senza limiti di un mercato che vede nell'espansione illimitata un fattore essenziale per il profitto. L'ideologia dello sviluppo è in larga parte basata su una concezione per cui tutti i prodotti della natura vengno riportati all'interno dell'economia di mercato come materie prime per la produzione di merci. Il principio ordinatore dello sviluppo economico basato sull'accumulazione del capitale e sulla crescita economica rende senza valore tutte le proprietà e tutti i processi naturali e societari che non hanno un prezzo sul mercato e non rappresentano input per la produzione di merci. Alla base della crisi della sostenibilità sta la crescita senza fine dei mercati e dei processi produttivi a spese della stabilità naturale → la sostenibilità richiede che i mercati e i processi produttivi vengano rimodellati in linea con la logica naturale dei ritorni, non con quella dei profitti, dell'accumulazione del capitale e dei ritorni da investimento. Lo “sviluppo” va definito entro i limiti posti dalla natura dell'economia. C'è tuttavia un altro, pericoloso, significato che viene assegnato alla sostenibilità e si riferisce non alla sostenibilità della natura, quanto a quella dello sviluppo stesso → in questo contesto, la sostenibilità non implica il riconoscimento dei limiti della natura e la necessità di assecondarli, ma significa più semplicemente assicurare un'offerta continua di materie prime per la produzione industriale, un flusso costante di sempre più merci, un'indefinita accumulazione del capitale. Tutto ciò da ottenersi assegnando arbitrariamente dei limiti alla natura. In un mondo finito, i limiti naturali hanno bisogno di essere rispettati , non posti dai capricci e dalle convenienze del capitale e delle forze del mercato.