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Risorse (Shiva), Appunti di Auxologia

Voce RISORSE del Dizionario dello Sviluppo da W.Sachs

Tipologia: Appunti

2015/2016

Caricato il 26/01/2016

claudic
claudic 🇮🇹

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RISORSE (Vandana Shiva)
Come una sorgente, una “ri-sorsa” sgorga con continuità, anche se viene ripetutamente usata e
consumata → potere naturale di autorigenerazione, prodigiosa creatività.
Idea antica circa la relazione tra la natura e gli esseri umani : la terra conferisce doni agli esseri
umani i quali, a loro volta, stanno bene attenti a mostrarsi diligenti per non soffocare la sua
generosità.
All'inizio dei tempi moderni, “risorsa” suggeriva quindi un'idea di reciprocità tra le generazioni.
Con l'avvento del colonialismo e dell'industrializzazione, tuttavia, si è verificata una cesura
concettuale → le “risorse naturali” sono diventate quelle componenti della natura richieste come
input per la produzione industriale e per il commercio coloniale.
In quest'ottica, alla natura è stato chiaramente strappato via il proprio potere creativo.
Le risorse sono ora solo “qualsiasi condizione o materiale esistente in natura che può essere
soggetto a sfruttamento economico” → sfumata la capacità di rigenerazione, anche la
predisposizione alla reciprocità perde le sue basi, infatti ora sono l'inventiva e l'industriosità umana
ad accordare valore alla natura.
Le risorse naturali hanno quindi bisogno di essere “sviluppate” → solo quando si saranno introdotti
capitale e tecnologia, la natura troverà il proprio destino.
La natura è stata trasformata da questa visione, occidentale nella suo origine, in materia morta e
manipolabile → la sua capacità di rinnovarsi e crescere le è stata negata, è stata resa dipendente
dagli esseri umani, lo sviluppo delle persone è diventato cosi essenziale per lo sviluppo della
natura.
La trasformazione della natura in risorse naturali aveva bisogno di andare di pari passo con la
trasformazione di persone culturalmente diverse tra loro in “risorse umane qualificate”.
L'onere “civilizzatore” dell'uomo bianco diventava in questo modo componente essenziale dello
sviluppo delle risorse naturali e della loro messa a disposizione per lo sfruttamento commerciale →
la relazione fondata sulla responsabilità, sulla limitazione e sulla reciprocità passava a una
relazione basata sullo sfruttamento illimitato.
In ogni caso, lo sfruttamento della natura delle colonie sembra aver conosciuto due fasi :
La prima, quando la ricchezza naturale era considerata abbondante e liberamente
disponibile, le “risorse” sono state sfruttate in maniera rapace;
Nella seconda, una volta che lo sfruttamento aveva determinato situazioni di degrado e
scarsità, la “gestione” delle “risorse naturali” divenne importante per assicurare un'offerta
continua di materia prima.
I primi decenni del periodo post-coloniale e post-bellico furono caratterizzati dal silenzio sulle
risorse → sembrava che la natura fosse caduta nell'oblio, con tutta probabilità sotto l'influsso
magico dell'euforia tecnologica del periodo post- bellico, nel quale si pensava che la tecnologia
potesse offrire una miracolosa abbondanza senza limiti, per il tramite della sostituzione tra
materiali abbondanti e quelli divenuti scarsi.
Processo di liberazione della società dalle ristrettezze connesse alla limitata disponibilità della terra
e dei suoi prodotto che, in apparenza, rese disponibili riserve illimitate di sostituti.
Questo periodo di ripresa postbellica del Nord coincise anche con il bisogno di investire il capitale
in surplus nel Terzo Mondo → diverse “decadi dello sviluppo” videro emergere lo sviluppo come
ragione dominante per la trasformazione delle società del Terzo Mondo e delle loro ricchezze
naturali.
Lo sviluppo venne equiparato alla crescita economica e all'aumento dei redditi pro-capite.
L'offerta degli input materiali richiesti per questo processo appariva abbondante, mentre vi era
scarsità dal lato dei capitali e delle tecnologie → l'assistenza e il trasferimento tecnologico
divennero perciò le forze motrici dei primi anni di sviluppo pianificato.
C'era euforia nei confronti del potere autorigenerativo del capitale e della tecnologia → la crescita
veniva considerata in grado di determinare la fine della scarsità e la fine della lotta per la
sopravvivenza.
Negli anni '70, tuttavia, venne percepita l'esistenza di una nuova scarsità di risorse naturali naturali
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RISORSE (Vandana Shiva) Come una sorgente, una “ri-sorsa” sgorga con continuità, anche se viene ripetutamente usata e consumata → potere naturale di autorigenerazione, prodigiosa creatività. Idea antica circa la relazione tra la natura e gli esseri umani : la terra conferisce doni agli esseri umani i quali, a loro volta, stanno bene attenti a mostrarsi diligenti per non soffocare la sua generosità. All'inizio dei tempi moderni, “risorsa” suggeriva quindi un'idea di reciprocità tra le generazioni. Con l'avvento del colonialismo e dell'industrializzazione, tuttavia, si è verificata una cesura concettuale → le “risorse naturali” sono diventate quelle componenti della natura richieste come input per la produzione industriale e per il commercio coloniale. In quest'ottica, alla natura è stato chiaramente strappato via il proprio potere creativo. Le risorse sono ora solo “qualsiasi condizione o materiale esistente in natura che può essere soggetto a sfruttamento economico” → sfumata la capacità di rigenerazione, anche la predisposizione alla reciprocità perde le sue basi, infatti ora sono l'inventiva e l'industriosità umana ad accordare valore alla natura. Le risorse naturali hanno quindi bisogno di essere “sviluppate” → solo quando si saranno introdotti capitale e tecnologia , la natura troverà il proprio destino. La natura è stata trasformata da questa visione, occidentale nella suo origine, in materia morta e manipolabile → la sua capacità di rinnovarsi e crescere le è stata negata, è stata resa dipendente dagli esseri umani, lo sviluppo delle persone è diventato cosi essenziale per lo sviluppo della natura. La trasformazione della natura in risorse naturali aveva bisogno di andare di pari passo con la trasformazione di persone culturalmente diverse tra loro in “risorse umane qualificate”. L'onere “civilizzatore” dell'uomo bianco diventava in questo modo componente essenziale dello sviluppo delle risorse naturali e della loro messa a disposizione per lo sfruttamento commerciale → la relazione fondata sulla responsabilità, sulla limitazione e sulla reciprocità passava a una relazione basata sullo sfruttamento illimitato. In ogni caso, lo sfruttamento della natura delle colonie sembra aver conosciuto due fasi :

  • La prima, quando la ricchezza naturale era considerata abbondante e liberamente disponibile, le “risorse” sono state sfruttate in maniera rapace;
  • Nella seconda, una volta che lo sfruttamento aveva determinato situazioni di degrado e scarsità, la “gestione” delle “risorse naturali” divenne importante per assicurare un'offerta continua di materia prima. I primi decenni del periodo post-coloniale e post-bellico furono caratterizzati dal silenzio sulle risorse → sembrava che la natura fosse caduta nell'oblio, con tutta probabilità sotto l'influsso magico dell' euforia tecnologica del periodo post- bellico, nel quale si pensava che la tecnologia potesse offrire una miracolosa abbondanza senza limiti, per il tramite della sostituzione tra materiali abbondanti e quelli divenuti scarsi. Processo di liberazione della società dalle ristrettezze connesse alla limitata disponibilità della terra e dei suoi prodotto che, in apparenza, rese disponibili riserve illimitate di sostituti. Questo periodo di ripresa postbellica del Nord coincise anche con il bisogno di investire il capitale in surplus nel Terzo Mondo → diverse “decadi dello sviluppo” videro emergere lo sviluppo come ragione dominante per la trasformazione delle società del Terzo Mondo e delle loro ricchezze naturali. Lo sviluppo venne equiparato alla crescita economica e all'aumento dei redditi pro-capite. L'offerta degli input materiali richiesti per questo processo appariva abbondante, mentre vi era scarsità dal lato dei capitali e delle tecnologie → l'assistenza e il trasferimento tecnologico divennero perciò le forze motrici dei primi anni di sviluppo pianificato. C'era euforia nei confronti del potere autorigenerativo del capitale e della tecnologia → la crescita veniva considerata in grado di determinare la fine della scarsità e la fine della lotta per la sopravvivenza. Negli anni '70, tuttavia, venne percepita l'esistenza di una nuova scarsità di risorse naturali naturali

non – rinnovabili, connessa all'aumento dei prezzi petroliferi. Solow vinse il premio Nobel per l'economia per aver sostenuto che produzione e crescita possono eliminare completamente la nozione di risorse naturale esauribile e che l'esaurimento delle stese non è un problema. Il grande dibattito sulla scarsità generatosi durante gli anni '70 venne per così dire “economicizzato” tramite la promessa di un ripiego tecnologico contro la scarsità. Tuttavia, questo ottimismo si dissolse immediatamente → il decennio che ne seguì ha visto l'” ecologizzazione ” del dibattito sulla scarsità con la crescente consapevolezza che il processo di sviluppo con il suo illimitato appetito per la distruzione e il suo consumo di risorse non stava solamente esaurendo gli stock non rinnovabili, ma stava trasformando anche le risorse rinnovabili in risorse a loro volta non rinnovabili. E' stato a causa di questa violazione dei limiti della natura che si è concretizzata la fase più recente del ricettario sempre mutevole dello sviluppo: i concetti di “sviluppo sostenibile” e “crescita sostenibile” → si assiste cosi all' imposizione di nuovi limiti ai processi naturali per sostenere lo sviluppo e la crescita. La crisi della scarsità viene oggi riformulata nei termini del linguaggio della sostenibilità. LA DESACRALIZZAZIONE DELLA NATURA : Francis Bacone è considerato il padre della scienza moderna → nel metodo sperimentale baconiano, esisteva una fondamentale dicotomia tra maschile e femminile, mente e materia, oggettivo e soggettivo, razionale ed emozionale. Il suo non era un metodo “neutrale”, “oggettivo” e “scientifico” → era piuttosto un modo tipicamente maschile di aggredire la natura e di dominio nei confronti delle donne e delle culture non occidentali. La severa verifica delle ipotesi attraverso la manipolazione controllata della natura e la necessità di tale manipolazione per assicurare la ripetibilità dell'esperimento, vennero formulate da Bacon attraverso metafore chiaramente sessiste. La disciplina del sapere scientifico e le invenzioni meccaniche cui la prima ha condotto non esercitano solo “una guida discreta sul corso della natura : hanno anche il potere di conquistarla e di soggiogarla, di scuoterla sin dalle sue fondamenta” → per Bacon, la natura non era più la Madre Natura, ma una natura femmina che andava conquistata da una mente maschile aggressiva (visione coerente con l'imperativo dello sfruttamento insito nel nascente capitalismo). In contrasto con il sistema di conoscenze creato attraverso la rivoluzione scientifica, gli approcci ecologici alla comprensione della natura sono per forza di cose partecipatori. In tutto il mondo, la colonizzazione dei vari popoli è stata, in fondo, una sottomissione forzata dell'idea ecologica che la natura e la Terra siano le depositarie di tutte le forme, le latenze e le forze della creazione, fondamento e causa del mondo. Il simbolismo della Terra Mater, la terra sottoforma di Grande Madre creativa e protettiva, ha rappresentato un simbolo diverso ma condiviso nello spazio e nel tempo e i movimenti ecologisti in Occidente, oggi, sono ispirati in larga parte dalla riscoperta del concetto di Gaia, la dea madre. LA DISTRUZIONE DELLE COMUNANZE : Parallelamente alla distruzione della sacralità della natura si è verificato un processo di distruzione della natura come bene comune → ovvero un qualcosa cui tutti hanno accesso e verso cui tutti condividono le stesse responsabilità. La distruzione delle comunanze ha rappresentato un passaggio essenziale per la creazione di risorse naturali come offerta di materie prime per l'industria → le comunanze hanno dovuto essere privatizzate e quell'elemento di sostegno che le persone trovavano in esse ha dovuto subire un processo di appropriazione per foraggiare il motore del progresso industriale e l'accumulazione del capitale. Le comunanze, chiamate dalla Corona Inglese “terre improduttive”, non erano in realtà tali : erano terre produttive che assicuravano estesi pascoli comuni agli animali delle comunità contadine stanziali, sostenevano un gran numero di piccoli contadini in virtù di tali diritti comuni e accoglievano i contadini più poveri e senza terra che si spostavano dai villaggi di campagn sovrappopolati dei distretti industriali.

risorsa, continua ad operare poiché, agli occhi del Nord e delle élites del Sud, la distruzione rimane ampiamente nascosta → sono diventati molto più ricchi grazie alla privatizzazione dei beni comuni della natura e, in virtù di questa ricchezza, sono stati in grado di crearsi delle barriere protettive tra loro stessi e la natura impoverita (i costi ecologici dei processi economici, quindi, rimangono a loro ampiamente invisibili). Dai tempi della riv.industriale e scientifica, la tecnologia e l'economia hanno congiuntamente rafforzato l'idea che i limiti naturali andassero oltrepassati se si voleva creare l'abbondanza. Tuttavia, l'agricoltura ci offre un esempio di come l'allontanamento dai limiti abbia condotto a un tracollo dei sistemi ecologico e sociale :

  • I processi naturali di rinnovamento delle piante e di fertilità del suolo sono stati considerati un ostacolo dall'occidente moderno e così i fertilizzanti industriali e le sementi modificate scientificamente vennero considerati validi sostituti → in poco tempo, queste invenzioni hanno trasformato la fertilità rinnovabile del suolo e la vita delle piante in una risorsa non rinnovabile. Il risultato sono state terre improduttive e piantagioni malate. L'ultimo passo del processo di trasformazione della natura in risorsa consiste nella trasformazione del seme, ossia della fonte dalla quale la vita della pianta sgorga di nuovo in una “risorsa genetica”, una merce da modificare geneticamente, brevettare e privatizzare per il profitto d'impresa. I limiti posti dalla natura alla riproduzione della vita mediante le barriere tra specie vengono ora oltrepassate dall'ingegneria transgenica, il cui impatto sulla biosfera non è noto e nemmeno immaginabile. IL SOSTENTAMENTO MINATO : La trasformazione della natura in risorsa va di pari passo con l'alienazione degli antichi diritti dei popoli nei confronti della natura come fonte di sostentamento. Quando le foreste, la terra, l'acqua o le piante vengono “sviluppate” o “gestite scientificamente” per assicurare gli input all'industria, vengono espropriate alle comunità le cui vite e i cui mezzi di sussistenza hanno contribuito a garantire per secoli. In India i diritti di accesso dei popoli alla foresta sono stati violati in materia grave per la prima volta con l'introduzione delle leggi forestali del 1878 e del 1927 → gli anni che seguirono hanno visto il diffondersi delle lotte non violente per la foresta in tutta l'India, come protesta contro l'aggiudicazione delle foreste per lo sfruttamento esclusivo da parte degli interessi commerciali britannici e la loro concomitante trasformazione da risorsa comune a merce. Queste proteste non violente vennero sistematicamente represse dai britannici ma, dopo enormi perdite umane, le lotte non violente ebbero la meglio nel ripristinare alcuni dei diritti tradizionali delle comunità di villaggio nei confronti di diversi prodotti forestali. Le economie tradizionali, basate sul principio per cui si accede alla sussistenza in maniera ecologicamente stabile, hanno in comune con le economie ricche ed industrialmente avanzate l'abilità di utilizzare la natura per la soddisfazione dei bisogni vitali fondamentali relativi all'alimentazione, al vestiario e ad un riparo abitativo. La differenza tra le prime e le seconde sta tuttavia in 2 punti :
  • In primo luogo, i medesimi bisogni vengono soddisfatti nelle società industriali attraverso catene tecnologiche molto più lunghe che richiedono più elevati input di energia e risorse e producono maggiori quantità di rifiuti ed inquinanti, escludendo nel contempo un gran numero di persone prive di potere d'acquisto e di accesso ai mezzi di sussistenza;
  • In secondo luogo, la ricchezza e la sovrapproduzione generano una spinta alla creazione di bisogni nuovi e totalmente artificiali, che a loro volta portano al sovraconsumo il quale a sua volta richiede uno sfruttamento ancora maggiore delle risorse naturali. Il paradosso e la crisi dello sviluppo derivano dall'errata identificazione della povertà culturalmente percepita delle economie centrate sulla terra con la reale deprivazione materiale che appare nelle economie centrate sul mercato, e dall'errata identificazione della crescita della produzione di merci con la messa a disposizione di un miglior sostentamento per tutti gli esseri umani. Poiché questa ricchezza naturale sta alla base dell'economia naturale e dell'economia di

sopravvivenza di molti popoli, la sua scarsità impoverisce quegli stessi popoli in maniera mai sperimentata prima → sono quegli stessi popoli ad essere esclusi e allontanati dall'economia di mercato man mano che il controllo del capitale di origine umana sulla natura e sulle vite delle persone si espande attraverso il processo di sviluppo. L'ideologia dominante dello sviluppo postbellico si è esclusivamente concentrata sulla trasformazione della natura in risorsa e sull'uso delle risorse naturali per la produzione di merci e per l'accumulazione del capitale. L'economia moderna e il suo concetto di sviluppo abbracciano una porzione trascurabile della storia dei rapporti tra esseri umani e natura. Le persone in tutte le società dipendono per la loro sopravvivenza dall'economia naturale → nell'economia di mercato non è rilevante se si parla di mantenimento della vita. LIMITI DELLA NATURA, LIMITI ALLO SVILUPPO : I limiti non sono unidirezionali → agiscono in mniera reciproca tra la natura e la società, nel senso che il riconoscimento dei limiti della natura implica riconoscerli nella società e l'idea che non siano necessari limiti nella società implica un crollo dei limiti in natura. Lo “sviluppo” delle risorse naturali ha comportato la disgregazione dei limiti naturali per far fronte alla domanda senza limiti di un mercato che vede nell'espansione illimitata un fattore essenziale per il profitto. L'ideologia dello sviluppo è in larga parte basata su una concezione per cui tutti i prodotti della natura vengno riportati all'interno dell'economia di mercato come materie prime per la produzione di merci. Il principio ordinatore dello sviluppo economico basato sull'accumulazione del capitale e sulla crescita economica rende senza valore tutte le proprietà e tutti i processi naturali e societari che non hanno un prezzo sul mercato e non rappresentano input per la produzione di merci. Alla base della crisi della sostenibilità sta la crescita senza fine dei mercati e dei processi produttivi a spese della stabilità naturale → la sostenibilità richiede che i mercati e i processi produttivi vengano rimodellati in linea con la logica naturale dei ritorni, non con quella dei profitti, dell'accumulazione del capitale e dei ritorni da investimento. Lo “sviluppo” va definito entro i limiti posti dalla natura dell'economia. C'è tuttavia un altro, pericoloso, significato che viene assegnato alla sostenibilità e si riferisce non alla sostenibilità della natura, quanto a quella dello sviluppo stesso → in questo contesto, la sostenibilità non implica il riconoscimento dei limiti della natura e la necessità di assecondarli, ma significa più semplicemente assicurare un'offerta continua di materie prime per la produzione industriale, un flusso costante di sempre più merci, un'indefinita accumulazione del capitale. Tutto ciò da ottenersi assegnando arbitrariamente dei limiti alla natura. In un mondo finito, i limiti naturali hanno bisogno di essere rispettati , non posti dai capricci e dalle convenienze del capitale e delle forze del mercato.