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Risposte aperte e chiuse al paniere, Panieri di Antropologia

Risposte aperte e chiuse del paniere

Tipologia: Panieri

2022/2023

In vendita dal 23/11/2023

rebecca-ricco
rebecca-ricco 🇮🇹

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4. L’ antropologia fisica studia le caratteristiche e l’evoluzione nel tempo di queste, le
quali distinguono l’uomo dagli altri animali
Questo studio avviene tramite metodi di misurazione che consentono di suddividere i
soggetti presi in analisi in raggruppamenti basati su insiemi di caratteristiche
scientifiche biologiche come colore della pelle , capigliatura e disegno del corpo.
Questa classificazione degenera in razzismo quando Carlo Linneo divide le
popolazioni in 4 gruppi detti razze basate sul diverso colore della pelle.
Inoltre lo studioso correlava l’appartenenza razziale ad attributi mentali e morali
dando vita a una sistematica oppressione degli appartenenti a una determinata razza
da a parte di un’altra razza in virtù della presunzione di una superiorità biologica
5. L antropologia culturale studia l’essere umano inserito in contesti socio culturali
specifici cioè il comportamento dell’uomo rispetto ai fenomeni culturali . Per cultura si
intende quell’insieme di comportamenti ed idee acquisite dall’uomo in quanto
membro di una società e come strumento per adattare e modellare la propria vita
6. L’antropologia è la scienza dell’uomo concretizzata come teoria e programma di
ricerche sull’uomo come individuo o come parte di una collettività. È una disciplina
olistica in quanto integra tutti gli aspetti della vita umana , comparativa perché
compara le prove raccolte dall’osservazione di una grossa varietà di società umane e
basata sull’evoluzione in quanto documenta e spiega i cambiamenti che hanno avuto
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assunto un valore filosofico in quanto lo studio dell’uomo veniva condotto attraverso il
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divino ma c’era già il pensiero che si distaccasse dagli altri animali in quanto in grado
di esplorare e studiare le leggi della natura . Le descrizioni dei popoli e dei costumi
sociali e caratteristiche erano già presenti.
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  4. L’ antropologia fisica studia le caratteristiche e l’evoluzione nel tempo di queste, le quali distinguono l’uomo dagli altri animali Questo studio avviene tramite metodi di misurazione che consentono di suddividere i soggetti presi in analisi in raggruppamenti basati su insiemi di caratteristiche scientifiche biologiche come colore della pelle , capigliatura e disegno del corpo. Questa classificazione degenera in razzismo quando Carlo Linneo divide le popolazioni in 4 gruppi detti razze basate sul diverso colore della pelle. Inoltre lo studioso correlava l’appartenenza razziale ad attributi mentali e morali dando vita a una sistematica oppressione degli appartenenti a una determinata razza da a parte di un’altra razza in virtù della presunzione di una superiorità biologica
  5. L antropologia culturale studia l’essere umano inserito in contesti socio culturali specifici cioè il comportamento dell’uomo rispetto ai fenomeni culturali. Per cultura si intende quell’insieme di comportamenti ed idee acquisite dall’uomo in quanto membro di una società e come strumento per adattare e modellare la propria vita
  6. L’antropologia è la scienza dell’uomo concretizzata come teoria e programma di ricerche sull’uomo come individuo o come parte di una collettività. È una disciplina olistica in quanto integra tutti gli aspetti della vita umana , comparativa perché compara le prove raccolte dall’osservazione di una grossa varietà di società umane e basata sull’evoluzione in quanto documenta e spiega i cambiamenti che hanno avuto vita nel passato dell’uomo e come si sono evoluti lezione 003
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  11. L’interesse per l’uomo risale alle civiltà classiche. Inizialmente l antropologia ha assunto un valore filosofico in quanto lo studio dell’uomo veniva condotto attraverso il metodo deduttivo .Il genere umano era ancora considerato fine ultimo del progetto divino ma c’era già il pensiero che si distaccasse dagli altri animali in quanto in grado di esplorare e studiare le leggi della natura. Le descrizioni dei popoli e dei costumi sociali e caratteristiche erano già presenti. lezione 007
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  1. Aristotele classificò tutti gli esseri viventi che riusciva ad osservare in base alla loro complessità: sul gradino inferiore pose le forme inanimate, poi le piante e così via, fino a raggiungere, sul gradino più alto, l'uomo.
  2. Aristotele credeva che tutti gli esseri viventi potessero essere disposti in una scala gerarchica, cioè ordinata per complessità crescente gli organismi più semplici occupano lo scalino più basso, l’uomo quello più alto e tutti gli altri organismi si trovano in una posizione intermedia Secondo questa teoria, chiamata fissismo, gli organismi non hanno mai subito variazioni nel corso del tempo; Aristotele pensava che gli organismi viventi fossero sempre esistiti, senza fare però alcun riferimento alla loro origine lezione 008
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  19. Il fissismo è una teoria secondo la quale le specie vegetali e animali non hanno subito e non subiranno modificazioni nel corso del tempo. Infatti esse non sono suscettibili di evolvere attraverso le generazioni. La scuola fissista si basa sul concetto di classificazione aristotelica secondo il quale ogni forma vivente avesse iniziato la sua esistenza con le attuali caratteristiche. Questo pensiero ha sempre avuto l’appoggio della chiesa e delle comunità religiose motivo per cui è sempre stato radicato nella società. Le idee fissiste sono quindi legate ad un’interpretazione della genesi e all’idea di un’unica creazione originaria di tutte le specie viventi
  1. Buffon fu il principale esponente del degenerazionismo teoria per la quale tutte le specie non sono fisse nella forma e funzione infatti una volta che una una determinata specie si è evoluta la precedente versione della specie è scomparsa Le cause di questa degenerazione erano il clima l’alimentazione e il comportamento Buffon ipotizzò che la Terra si fosse staccata dal sole, si trattava di un pianeta incandescente il cui raffreddamento provocò le migrazioni degli animali verso ambienti più caldi. Durante queste migrazioni le forme di vita soggette a nuove condizioni climatiche subivano dei mutamenti.
  2. Considerando la legge gravitazionale di Newton, Buffon pensò ad un impatto tra il sole e una cometa, che avrebbe prodotto detriti, i pianeti La terra primordiale era un globo incandescente che col tempo si era raffreddato. Per calcolare i tempi necessari, Buffon, decise di compiere degli esperimenti :preparò del materiale metallico e non metallico, di dimensioni crescenti che riscaldò fino al punto di fusione e ne misurò i tempi di raffreddamento. Fatte le dovute proporzioni calcolò l'età della Terra 75000 anni lezione 015
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  12. Il pensiero di Cuvier non si fonda solamente sull'ipotesi di una evoluzione della specie a seguito di catastrofi, ma anche sulla spiegazione di come si estinguono le specie. Il catastrofismo cercava di spiegare senza contraddire il dogma della creazione, l'evoluzione degli esseri viventi attraverso sconvolgimenti della crosta terrestre che si verificherebbero a intervalli: dopo questi le forme viventi, quasi del tutto distrutte, secondo un piano che culmina con la comparsa dell'uomo sulla terra.
  13. Egli in tal modo parti dall'osservazione che fosse possibile notare che gli strati più recenti non presentavano alcuna traccia dell'intera popolazione fossile esistente in quelli sottostanti. La paleontologia dei vertebrati è uno dei punti base del pensiero di Cuvier, è fondata sullo studio delle testimonianze fossili che gli permisero di costruire la forma di molti animali estinti. Sulla base di queste idee egli elaborò un'ipotesi che è alla base della teoria catastrofica, ovvero che la terra era stata sottoposta ad una serie di gravi catastrofi che avevano causato l'estinzione di numerosi organismi viventi.

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  9. Per tempo profondo si intende il tempo delle trasformazioni naturali,tanto lungo che è quasi impossibile farcene un'idea chiara. Hutton compi un passo importante per la geologia enunciando il principio dell'uniformismo, secondo il quale i processi naturali che hanno operato nel passato sono gli stessi che operano anche oggi. Per spiegare eventi grandiosi, come la nascita di catene montuose, Hutton invocava il protrarsi di questi eventi. Quindi secondo Hutton la terra non sarebbe stata modellata da eventi catastrofici improvvisi. Questa teoria implicava che la terra fosse molto più antica di quanto si pensava.
  10. Hutton elaborò una teoria secondo la quale la terra sarebbe stata modellata non da eventi catastrofici improvvisi ma dall’azione di processi lenti e graduali. Queste variazioni risultavano impercettibili per il singolo osservatore ma sommate in tempi molto lunghi possono generare enormi cambiamenti a livello di specie. Il tempo di queste trasformazioni naturali è detto tempo profondo
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  22. Lyell sosteneva che gli eventi geologici lenti e costanti hanno agito anche in passato e le diverse catastrofi avvenute in maniera lenta hanno provocato e inciso profondamente nella storia del nostro pianeta. a differenza del catastrofismo la quale definiva che gli eventi catastrofici caratterizzati da brevità della durata e carattere violento
  23. L’uniformismo quella corrente di pensiero avente come esponente Lyell la quale è in contrapposizione con il catastrofismo di Cuvier Secondo il principio dell’uniformismo i processi geologici osservabili oggi sono adeguati per spiegare gli eventi geologici del passato.
  1. Le caratteristiche che l’individuo aveva accumulato durante la sua vita attraverso la teoria dell’uso venivano trasmessi ai figli che ereditavano e a loro volta trasmettevano, modificate dal loro comportamento, alla prole lezione 020
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  5. Lamarck riprese il concetto di scala naturae di Aristotele, ma intesa non come una sequenza formale di esseri, bensì una vera e propria serie storica prodotta dalla trasformazione. In questa sua visione della scala naturae gli individui semplici si generavano spontaneamente dalla sostanza inorganica e poi, guidati dalla forza interna si trasformavano in organismi sempre più perfetti fino ad arrivare all'uomo. Si assiste così a un procedere nella scala in base alla complessità raggiunta. Gradualmente gli organismi arrivavano all'apice della scala. Egli inserì in questa scala, l'uomo all'apice,ma in posizione esterna. Porre l'uomo al di sopra delle leggi dell'evoluzione biologica, inserendolo in una sorta di principio vitale universale, dà alla teoria di Lamarck un'impronta finalistica.
  6. I punti innovativi della teoria di Lamarck riguardavano il fatto che la produzione di un nuovo organo in un un corpo animale incoraggiava lo sviluppo degli organi e la loro forza di azione in ragione diretta con l'uso degli organi stessi; inoltre si dava importanza al ruolo attivo degli organismi nel modificarsi in risposta agli stimoli ambientali (teoria dell'uso). La teoria di Lamarck non era immune da critiche e errori. Ne presentava diversi, soprattutto sotto l'aspetto della posizione degli esemplari semplici nei gradini più bassi della scala naturae. Se la Terra era più antica di miliardi di anni, ed il processo evolutivo trasformava gli organismi più semplici in organismi più complessi, tutti gli organismi semplici si sarebbero già dovuti evolvere in organismi complessi. Altro errore era che le modificazioni non potevano essere ereditate dai discendenti e non potevano, di conseguenza, dar luogo a nessuna forma di evoluzione. lezione 022
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  1. Wallace basava il suo pensiero su numerose osservazioni dirette che evidenziavano la grande varietà di specie presenti in una stessa regione, e il perfetto adattamento di queste specie al diverso tipo di habitat e di alimentazione. Wallace per primo ragiona sulla distribuzione geografica dei viventi, un confine immaginario che separa le ecoregioni. Wallace per dimostrare la sua intuizione in merito al più adatto, fece un lavoro di raccolta di tanti rappresentanti di una stessa specie confrontandoli tra loro .Inoltre effettuò una catalogazione registrando la provenienza e la data di cattura. Per cui osservò ciò che gli altri trascuravano e individuò le differenze tra i singoli individui (differenza intraspecifica). Wallace mette in luce l'originalità dell'uomo, il non essere riconducibile a mera materia in evoluzione. I reperti raccolti suggerivano una situazione di dinamismo nel tempo, che si esplicava attraverso una diversa distribuzione delle specie. La questione di come la variazione delle specie poteva essere determinata divenne una ossessione per Wallace, che ebbe l'intuizione della sopravvivenza del più adatto.
  2. I pensieri di Darwin e Wallace si sovrappongono innanzitutto per quanto riguarda la questione se l'uomo derivasse da un unico ceppo ancestrale (monogenismo) o da più ceppi (poligenismo). Infatti secondo Wallace il tutto aveva origine dalla selezione naturale, anche se in quanto essere sociale, la selezione naturale non poteva operare sull'uomo come allo stato selvaggio. Wallace individuo la caratteristica su cui lavora il meccanismo della selezione naturale: la variabilità individuale. C'è da considerare che nei suoi scritti Wallace sosteneva che il passaggio da bruti a uomini avvenne gradualmente, mentre la questione sul monogenismo/poligenismo era posta sul piano che tutti gli uomini avevano una origine comune da cui si erano ramificate le discendenze. Di contro Darwin sosteneva che l'uomo condivideva antenati comuni con gli altri esseri e quindi era un diretto discendente (progenitore comune). Per quanto riguarda la questione della primogenitura della teoria evoluzionistica, si può dire che solo i termini fanno pensare alla teoria di Darwin, ma il termine evoluzione non era utilizzato nelle scienze naturali,se non come sinonimo di progresso o sviluppo. Darwin lo utilizzò successivamente. E' stata anche contestata la primogenitura di Darwin riguardo l'idea della modificazione della specie per selezione naturale. lezione 024
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All'interno del processo evolutivo darwiniano si potevano verificare delle variazioni che non sempre risultavano positive, e dunque vantaggiose. Talvolta potevano presentare dei problemi e questo si rifletteva nel fatto che le specie potessero risultare più adatte ad una situazione ambientale piuttosto che ad un'altra, mentre altri individui possedevano caratteristiche più adatte ad un altro ambiente ancora, con la conseguenza di una divergenza netta e altrettanto distacco netto e sostituzione rispetto alla specie ancestrale. Mentre, dal punto di vista indifferente, si può notare come potessero coesistere sia la specie ancestrale sia quella nuova. Da questo emerse la cosiddetta RAMIFICAZIONE AD ALBERO. Nel primo caso il ramo cresceva in un'unica direzione (vantaggio), nel secondo caso si biforcava in due rametti uguali (svantaggio) e nel terzo caso il ramo principale continuava a crescere mentre nasceva un terzo ramo laterale (indifferente). 9 Darwin elaborò la teoria di lotta per la sopravvivenza legata alla selezione naturale, in quanto ipotizzava che nel complesso delle popolazioni si verificasse tale lotta. Per divergenze interne alla specie Darwin intendeva la presenza di quei caratteri che permettessero ai singoli individui di adattarsi all'ambiente e quindi di sopravvivere rispetto a chi non li possedeva. Il principale fattore su cui si basavano i processi evolutivi è la variabilità intraspecifica. Darwin riteneva che fosse la selezione naturale a "scegliere" gli individui più adatti e non l'individuo a scegliere se sopravvivere. 14 La natura aveva il ruolo di selezionare gli individui più adatti alla sopravvivenza e che potevano riprodursi e tramandare i loro tratti distintivi alla discendenza. Essa in qualche modo scandisce i tempi e modalità del concetto di lotta per l'esistenza. Secondo il concetto della lotta per la sopravvivenza darwiniana, la selezione naturale favorisce la selezione degli individui più adatti. Inoltre secondo tale principio, sopravvive chi riesce a procurarsi più facilmente il cibo malgrado la scarsità delle risorse. lezione 025

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  2. Il pensiero antropologico di Darwin si basava sulla spiegazione di come potesse avvenire l'evoluzione della specie, ed egli fece ricorso alla selezione naturale. Darwin intuisce come tutte le specie fossero per necessità in competizione per la loro esistenza e la loro perpetuazione. In base alla teoria della selezione naturale, solo gli individui che riuscivano ad avere la meglio nella lotta per l'esistenza arrivavano a riprodursi, trasmettendo i caratteri ereditari che casualmente ne avevano favorito la sopravvivenza. Le leggi di Mendel contribuirono a rafforzare le teorie di Darwin. Darwin, attraverso i suoi esperimenti e osservazioni nelle Galapagos sostiene che le specie si evolvono perché vi è una selezione naturale che permette la sopravvivenza di una specie con particolari caratteristiche in un determinato habitat. L'habitat è il luogo in cui più specie convivono e fornisce alle specie gli elementi di sopravvivenza.

Wallace di contro credeva che la mente umana fosse soggetta alla selezione naturale, ma credeva anche che questo processo fosse inadeguato o trascurabile. Quando venne favorito dai suoi frequenti viaggi in particolar modo nel sud America e nelle isole indonesiane. Entrambi analizzarono l'origine dell'uomo, ponendo particolare attenzione al ceppo di appartenenza, se si trattasse di monogenismo o poligenismo. Per Wallace tutti gli uomini avevano un'origine comune da cui poi si erano ramificate un certo numero di discendenze corrispondenti. lezione 026

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  9. Secondo la teoria degli equilibri punteggiati, ideata da Gould ed Eldredge, le specie scomparivano dopo un lungo periodo di inattività evolutiva, per poi ricomparire improvvisamente con una specie affine, ma diversa per alcune caratteristiche. Non vi sono accumuli di cambiamenti, ma vi sono differenze interne alla specie. Altro punto innovativo era relativo alla diffusione della specie e che restano isolate geografiche e poi riproduttivamente. Questa caratteristica è detta anche "SPECIAZIONE ALLOPATRICA".
  10. Dopo Darwin, le sue ipotesi sulla selezione naturale ed origine dell'uomo rimasero nel tempo come oggetto di studio nelle successive correnti di pensiero che ripresero tali concetti; alcune di queste rimasero in parte ancorate ad essa in quanto parzialmente ritenuta valida sebbene mancassero prove efficaci sulla base genetica. In particolare si ricordano la teoria saltazionista, secondo la quale l'evoluzione non avvenisse sempre graduale, ma che potesse subite dei salti improvvisi, senza che vi fosse un passaggio per forme intermedie od organismi di transizione, inoltre le specie si modificavano in maniera repentina a seguito della comparsa di mutazioni favorevoli. In sintesi, l'evoluzione procede per salti a causa di una non regolarità di comparsa di mutazioni. Poi si ritrova la teoria degli equilibri punteggiati o puntiformi, che basava il suo pensiero in ripresa parziale al gradualismo, sull'improvviso passaggio da una specie all'altra, e la teoria neodarwinista o della sintesi moderna, che pur non sempre favorevoli al pensiero di Darwin, trovarono un'alternativa per colmare alcune sue lacune o buchi nella teoria. Il neodarwinismo rappresenta la principale scuola di pensiero evolutivo attuale. Di contro emersero anche teorie antievoluzioniste come il neocreazionismo.
  1. Mendel è riconosciuto per i suoi studi sulla ibridazione. Infatti egli effettuò degli esperimenti su coppie di piante con caratteri costanti o a linee pure che producessero piante con il medesimo carattere. Egli le incrociò artificialmente e notò come invece non si manifestasse lo stesso carattere, bensì uno solo dei caratteri della generazione parentale, che chiamò "carattere dominante", il quale nascondeva il"carattere recessivo". In sintesi, egli dimostrò che uno solo dei caratteri presenti nel genotipo si manifesta nel fenotipo. Un altro aspetto importante che si evidenzia è che Mendel, ripetendo più volte tale incrocio, non ritrovava lo stesso risultato ottenuto precedentemente, bensì vi era una differenza tra il primo e i successivi incroci i quali mostravano in parte il carattere parentale dominante, mentre i restanti mostravano quello recessivo; questo significa che si svilupparono piante con un preciso rapporto tra i due caratteri parentali. Nel corso degli studi sui suoi esperimenti, vennero formulate alcune leggi che riassumevano tutti i suoi concetti. Queste leggi sono 3: -LEGGE DI DOMINANZA: secondo cui si stabiliva la presenza di un carattere dominante e uno recessivo; -LEGGE DELLA SEGREGAZIONE O DISGIUNZIONE: secondo cui ogni singolo carattere, dominante o recessivo, veniva trasmesso separatamente: -LEGGE DELL'ASSORTIMENTI INDIPENDENTE: secondo cui ogni coppia di caratteri, venivano ereditati separatamente. lezione 028
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  10. La deriva genica consiste nella modifica casuale della variabilità genetica in una popolazione e fu teorizzata dal genetista Wright. Essa è frutto della selezione naturale e tutti i caratteri hanno un significato adattivo con un cambiamento graduale. I fattori che assicurano il mantenimento della variabilità genetica nella popolazione e le fonti che agiscono su questa variabilità sono divisi in fattori intrinsechi e estrinsechi, nei quali si ritrova la deriva genica, ovvero la perdita casuale di un gene nelle piccole popolazioni, legato al numero di individui che la compongono. Più è piccola la popolazione, più sarà alta la probabilità che un carattere si perda. Essa è strettamente connessa al pool genetico di una popolazione. Ci sono due effetti di deriva genica:
  • effetto a collo di bottiglia: riduzione di una popolazione non per effetto della selezione naturale ma per eventi catastrofici casuali
  • effetto del fondatore: relativo all’isolamento voluto o meno, di un gruppo di esemplari della popolazione principale; distacco del pool genetico tra i due gruppi
  1. L'evoluzione non è sempre lineare, ma presenta delle differenze, soprattutto se si parla di evoluzione convergente e divergente. In questi casi si parla di una selezione naturale che può portare alla formazione di specie che, pur non essendo imparentate tra loro, finiscono col somigliare le une dalle altre in quanto vivono in ambienti simili (evoluzione convergente). Questo tipo di evoluzione si verifica quando due o più gruppi che NON sono imparentati, evolvono caratteristiche simili. Ciò è generalmente il risultato dell'occupazione di habitat simili e la risposta a pressioni selettive simili. Mentre quando una popolazione resta isolata dagli altri componenti della stessa specie può intraprendere un cammino evolutivo separato, e quindi si parla di evoluzione divergente. In questo ultimo caso una specie ancestrale si è evoluta in due specie, che continuano ad evolversi indipendentemente e si differenziano tra loro sempre di più nel tempo.
  2. Dal punto di vista moderno, l'evoluzione ha posto particolare attenzione sugli aggiornamenti relativi alla genetica. Infatti si evidenzia l'emersione di nuovi processi come la SPECIAZIONE e l'ADATTAMENTO, rivisitato in chiave moderna. La speciazione è quel processo che si verifica quando la formazione di nuove specie richiede sempre una riduzione inziale del flusso genico, un accumulo di qualche tipo di differenze tra i gruppi separati, che determinano in tempi variabili l'isolamento riproduttivo. Questo processo conduce gli esseri viventi a diversificarsi ed occupare gli spazi disponibili. La speciazione quindi non si realizza a partire da piccoli cambiamenti graduali accumulati dalla popolazione, ma attraverso rapidi e drastici cambiamenti che punteggiano i lunghissimi periodi di stasi della specie (cladogenesi). Esistono 2 tipi di speciazione: -SPECIAZIONE GEOGRAFICA: detta anche allopratica che si attua quando un numero di individui viene a trovarsi isolato a causa di una qualche barriera. Le nuove condizioni ambientali favoriranno ulteriori cambiamenti genetici, formando così nuove specie. -SPECIAZIONE SIMPATRICA e POLIPLOIDE: processo veloce di diversificazione che si realizza quando una nuova specie sorge nello stesso luogo di quella originaria. La speciazione poliploide è anch'essa una speciazione simpatrica poiché la nuova forma poliploide scaturisce da una forma diploide. Per quando riguarda l'adattamento è l'atto finale della selezione naturale. Non è un processo omogeneo in quanto si lega all'ambiente in cui si verifica la selezione naturale, e in cui si vengono a trovare gli esemplari di una medesima specie. Il concetto di adattamento è quindi strettamente legato a quello di selezione. Esistono tre tipologie di adattamento: genetico (aspetto di un organismo), fisiologico (funzione svolta dall'organismo) e culturale (relativo al comportamento). Dunque, con il termine adattamento si intende qualsiasi caratteristica di una specie che ne migliori le capacità di sopravvivenza in un determinato ambiente. In sintesi, l'adattamento è la conseguenza della selezione naturale.
  1. Una popolazione, nel corso dell'evoluzione può subire modifiche non solo a livello fenotipico, ma anche genotipico. Ciò significa che si ha una ricombinazione dei geni sebbene non vi siano modifiche a livello generale del pool genetico. Tra i fattori si riscontrano le mutazioni, il flusso genico, la deriva genica e gli accoppiamenti non casuali. Ognuno di essi presenta determinate caratteristiche. Il flusso genico invece è dovuto all'emigrazione o immigrazione di individui da una popolazione all'altra, che provoca un mescolamento dei geni tra popolazioni della stessa specie che vivono in luoghi contigui. Ha come effetto la diminuzione delle differenze tra queste. La deriva genica infine produce una notevole riduzione degli individui a seguito di eventi casuali e inoltre, essa consiste nella perdita casuale di un gene. Tale fenomeno è più facilmente riscontrabile in piccole popolazioni.. lezione 030
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  10. Gli Ominidi sono una famiglia zoologica dell'ordine dei primati. Essi costituiscono la famiglia Hominidae comprendente oltre all'Homo sapiens, le specie umane estinte, note attraverso resti fossili, e le grandi scimmie. L'albero degli Hominini è molto cespugliosi e con tanti rami. Nel genere Homo, l'ultimo arrivo è H. Naledi. Tra gli appartenenti alla famiglia, si ricordano Lucy (australopiteco afarensis), i Paranthropus (australopitecine robuste), il genere Pan (scimpanzè) e gli Ardipithecus. Il più antico degli ominidi è Sahelanthropus tchadensis. Le loro caratteristiche base sono ad esempio una capacità cranica limitata, prognatismo e arcate sopraccigliari molto prominenti, e postura bipede.
  11. La Rift Valley è una grande fossa tettonica formatasi alla fine del Miocene, chiamata così nel 1894 da W. Gregory. È definita come una valle lineare con pareti parallele e quasi verticali, sprofondata per azione di una serie di faglie parallele. Si formò circa 8 milioni di anni fa, come conseguenza di imponenti fenomeni orogenetici e vulcanici che portarono anche alla formazione delle montagne del Kenya e del Kilimangiaro. Dal punto degli effetti si riscontrano delle conseguenze, oltre alle mutate condizioni geologiche, nuove condizioni climatiche e ambientali. Determinante per l'evoluzione dell'uomo fu l'approfondirsi della fossa della Rift Valley che provocò il conseguente assestamento climatico nelle due regioni a est e ad ovest della fossa. Ad est si ebbe un vantaggio per la comparsa di ominidi a stazione eretta, capaci di vivere al suolo, dotati di una dentatura adatta a triturare cibi, si riunirono in gruppi sociali. Quelli che invece rimasero ad ovest, dove persisteva la foresta equatoriale, si sarebbero poi differenziati nelle attuali scimmie antropomorfe.
  1. Gli Ominidi costituiscono la famiglia degli Hominidae che comprende oltre all'uomo, le scimmie antropomorfe africane Gorilla Gorilla e Pan con due specie (Pan Troglodytes e Pan Paniscus). La famiglia degli Ominidi fa parte della superfamiglia degli Hominoidea, insieme alla famiglia dei Pongidi e quella degli Ilobatidi. La famiglia Hominidae è divisa in due sottofamiglie: Australopithecinae, che rappresentano le forme estinte non incluse nel genere homo e le Homininae , che raggruppano tutte le forme umane estinte e attuali. I caratteri generali sono la posizione bipede, il cranio piccolo e i denti e le mandibole robuste lezione 031
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  5. Le Platirrine sono le scimmie del nuovo mondo (nord America), mentre le Catarrine del vecchio mondo (Africa, Europa e Sud America) e raggruppano le Antropomorfe e l'Uomo. Le principali differenze tra le due tipologie di scimmie si può dire che le Catarrine presentano un naso stretto con narici vicine orientate avanti verso il basso separate da un piccolo setto. Una dieta onnivora,foglifora, frugivora. Le platirrine , di contro, presentano naso largo e piatto con narici lontane laterali e separate da un largo setto, non presentano un condotto uditivo. Infine presentano numero differenze con le Catarrine del vecchio mondo, come essere animali dalle abitudini per lo più arboricole e diurne, con una cosa più o meno prensile, mancano della visione tricromatica di cui invece sono capaci le scimmie del vecchio mondo. Le Catarrine si dividono in due superfamiglie: Cercopithecoidea e Hominoidea. lezione 032
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  13. Il genere australopiteco visse in Africa tra 4,4 e 1,2 milioni di anni fa. Esso presenta delle specie che possono essere distinte geograficamente in un gruppo meridionale (A Africanus) e orientale (A.Afarensis, A. Anamensis e A, Ghari) cui vanno aggiunti i resti fossili ritrovati in Africa centrale (A.Bahrelghazali). Gli australopiteci vengono spesso distinti in funzione delle differenze di costituzione ossea in due forme: gracili, comprendenti gli africanus e anamensis e robuste. Rientrano nei primi ominidi che avevano iniziato a muoversi in posizione eretta, erano bassi di statura, il loro cranio era molto piccolo ma il cervello era più sviluppato rispetto alle altre scimmie. Gli australopitechi vivevano nella savana ma non sempre nello stesso posto, dunque si spostavano; infine vivevano in gruppo insieme ad altri ominidi per difendersi meglio dai grandi animali feroci e per cacciare più facilmente. Erano dunque bipedi sebbene conservavano capacità di arrampicamento ed un notevole prognatismo sottonasale e mandibole molto robuste con denti grandi e smalto spesso
  1. Il genere Homo, per giungere alla postura bipede segue il continuo cambiamento dell'ambiente in cui vive, al contrario di quanto si pensasse con le teorie precedenti, ovvero che l'uomo avesse acquisito la stazione eretta per vedere in lontananza sopra le erbe della savana. La specie umana ha evoluto alcuni adattamenti scheletrici particolari per caricare tutto il peso sulle gambe e per bilanciarlo su una sola gamba durante ogni passo. Questo comportò un riarrangiamento di tutto lo scheletro, dal cranio all'alluce. Dunque nel processo evoluto, il genere Homo è stato accomunato dal processo di encefalizzazione, ossia da un progressivo sviluppo delle dimensioni del cervello. In pratica tutte le specie umane che si sono succedute nel corso del tempo, sono caratterizzate da un cervello più grande rispetto alle precedenti. Per questo il processo di encefalizzazione è considerato quel processo che segna l'aumento volumetrico dell'encefalo a seguito dei miglioramenti e adattamenti all'ambiente circostante. È un processo graduale che ebbe inizio già ai tempi del Pleistocene medio a proseguire con quello superiore. Si riscontra un'accentuazione del fenomeno con la comparsa dell'uomo di Neanderthal, il quale presentava un cranio più grande di quello dei predecessori sebbene ancora non fosse abbastanza sviluppato rispetto a quello dell'H. Sapiens. Tale fenomeno si ricollega con il sorgere dell'industria litica acheuleana con l'H. Erectus, il pensiero astratto con l'H. Sapiens e l'abilità di costruire strumenti con l'H. Habilis. Un effetto evidente di tale fenomeno è rappresentato dall'emergere del linguaggio, inizialmente non verbale con i primi esemplari del Genere Homo, per poi gradualmente passare alle prime e primitive forme di comunicazione per gesti e primi suoni con l'H. di Neanderthal, e poi con il tempo perfezionatosi sino alla comparsa del linguaggio articolato con H.Sapiens.
  2. Tra i principali caratteri anatomici del genere Homo, si ricorda una verticalizzazione del tronco che ha richiesto un bilanciamento del cranio sulla colonna vertebrale a seguito dello spostamento in avanti della base cranica e l'espansione della squama dell'occipitale. Il foro occipitale si è allineato con la colonna vertebrale, nella quale si alternano curvature e concavità ventrali e dorsali che, con il lavoro muscolare, favoriscono il bilanciamento del peso mantenendo il busto eretto. Altra caratteristica riguarda il bacino osseo che è in questo caso basso e largo con le ali dell'ileo espanse lateralmente. A seguito di ciò il peso del corpo si scarica attraverso l'articolazione ileo-femorale lungo l'arto pelvico da ambo i lati. Il femore è lungo e molto robusto e i muscoli glutei sono ben sviluppati per sostenere il busto e per imprimere la spinta in avanti della gamba durante il movimento. L'alluce non è più opponibile e le dita del piede si sono accorciate e allineate. Infine attraverso la mano, si ha l'acquisizione della piena opponibilità del pollice che permette la presa di precisione. lezione 035
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  1. Le prime evidenze litiche, mediante scheggiatura intenzionale, sono le cosiddette industrie a choppers, dell'H, Habilis, trovate in Africa orientale (industria olduvaiana). La pietra veniva lavorata per ottenere superfici taglienti senza una particolare rifinitura. Rappresenta un'industria di una notevole variabilità che prevede in alcuni casi anche strumenti con una maggiore lavorazione. Gli strumenti tipici di quest'industria, definita acheuleana, sono i bifacciali o amigdale. La loro qualità indica un primo basilare livello di astrazione. Le principali forme litiche sono: industria olduvaiana in Tanzania e in Etiopia; il tipo di pietra poteva essere basalto, quarzo, selce. Questo denota che gli ominidi erano consapevoli del tipo di roccia e delle loro caratteristiche taglienti. La maggior parte degli strumenti di olduvai sono stati fatti con un singolo colpo di roccia contro l'altra (choppers) o un colpo per parte (chopping tools). Dunque tali strumenti sono collegati all'H. Habilis o Rudolfensis. Industria acheuleana emerse nell'Africa centro-orientale con H. Ergaster e H. Erectus. I reperti litici più comuni sono dette amigdale, dei bifacciali lavorati da entrambi ai lati e raffinati ai bordi. I materiali più comuni sono quarzite, lava vetrosa, selce. Il loro uso probabilmente era quello di essere scagliate da qualche parte o per macellare animali.
  2. L'H. Habilis, visse circa 2,4-1,5 milioni di anni fa in Tanzania, Kenya, Etiopia e in alcune regioni dell'Africa del sud. Esso presenta un notevole incremento encefalico. Era onnivoro, aveva una dieta che spaziava dai vegetali alla carne degli animali. Viveva in piccoli gruppi, dimorava sugli alberi, nelle caverne, sotto le sporgenze delle rocce. Era principalmente nomade, presenta una faccia ancora primitiva e proiettata in avanti. L'espansione encefalica è data dalla sua prima costruzione di strumenti in pietra. Egli prendeva una grossa pietra e la batteva con un'altra di dimensioni più piccole fino a ricavarne alcune schegge. È definito il primo esemplare a costruire i choppers. fu inoltre uno dei primi a riuscire a comunicare mediante gesti ed emettendo suoni basilari e semi-articolati che non formavano ancora un vero e proprio linguaggio. lezione 036
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  8. La specie H. Erectus fa la sua comparsa a partire da circa 2 milioni di anni fa. La caratteristica tipica di questo ominide è il progressivo e relativamente rapido aumento della capacità cranica. La faccia è larga e leggermente prognata con mento sfuggente; lo scheletro è del tutto simile a quello dell'uomo moderno, anche se l'altezza massima non supera il metro e sessanta. La specie H.Erectus conta numerosi fossili ritrovati in Medio Oriente e Asia. Originariamente venne denominato Pitecantropo e uomo di Giava, e si osserva un alleggerimento graduale delle caratteristiche ereditate da Ergaster, nonostante ancora molte somiglianze nei crani. L'H. Erectus aveva una capacità cranica maggiore rispetto all'H.Abilis e avrebbe avuto una somiglianza notevole con gli esseri umani moderni.