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Risposte aperte e chiuse del paniere
Tipologia: Panieri
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lezione 002
lelezione 016
All'interno del processo evolutivo darwiniano si potevano verificare delle variazioni che non sempre risultavano positive, e dunque vantaggiose. Talvolta potevano presentare dei problemi e questo si rifletteva nel fatto che le specie potessero risultare più adatte ad una situazione ambientale piuttosto che ad un'altra, mentre altri individui possedevano caratteristiche più adatte ad un altro ambiente ancora, con la conseguenza di una divergenza netta e altrettanto distacco netto e sostituzione rispetto alla specie ancestrale. Mentre, dal punto di vista indifferente, si può notare come potessero coesistere sia la specie ancestrale sia quella nuova. Da questo emerse la cosiddetta RAMIFICAZIONE AD ALBERO. Nel primo caso il ramo cresceva in un'unica direzione (vantaggio), nel secondo caso si biforcava in due rametti uguali (svantaggio) e nel terzo caso il ramo principale continuava a crescere mentre nasceva un terzo ramo laterale (indifferente). 9 Darwin elaborò la teoria di lotta per la sopravvivenza legata alla selezione naturale, in quanto ipotizzava che nel complesso delle popolazioni si verificasse tale lotta. Per divergenze interne alla specie Darwin intendeva la presenza di quei caratteri che permettessero ai singoli individui di adattarsi all'ambiente e quindi di sopravvivere rispetto a chi non li possedeva. Il principale fattore su cui si basavano i processi evolutivi è la variabilità intraspecifica. Darwin riteneva che fosse la selezione naturale a "scegliere" gli individui più adatti e non l'individuo a scegliere se sopravvivere. 14 La natura aveva il ruolo di selezionare gli individui più adatti alla sopravvivenza e che potevano riprodursi e tramandare i loro tratti distintivi alla discendenza. Essa in qualche modo scandisce i tempi e modalità del concetto di lotta per l'esistenza. Secondo il concetto della lotta per la sopravvivenza darwiniana, la selezione naturale favorisce la selezione degli individui più adatti. Inoltre secondo tale principio, sopravvive chi riesce a procurarsi più facilmente il cibo malgrado la scarsità delle risorse. lezione 025
Wallace di contro credeva che la mente umana fosse soggetta alla selezione naturale, ma credeva anche che questo processo fosse inadeguato o trascurabile. Quando venne favorito dai suoi frequenti viaggi in particolar modo nel sud America e nelle isole indonesiane. Entrambi analizzarono l'origine dell'uomo, ponendo particolare attenzione al ceppo di appartenenza, se si trattasse di monogenismo o poligenismo. Per Wallace tutti gli uomini avevano un'origine comune da cui poi si erano ramificate un certo numero di discendenze corrispondenti. lezione 026