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RISPOSTE APERTE ESAME PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO, Prove d'esame di Programmazione e controllo

RISPOSTE APERTE PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

Tipologia: Prove d'esame

2020/2021
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mari-cicca 🇮🇹

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DOMANDE APERTE PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO
Lez 1
1) COS’è LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA?
Rappresenta il processo di definizione e implementazione della strategia, ovvero il processo attraverso cui
si decidono oggi le azioni da intraprendere per raggiungere gli obiettivi di domani.
Nel processo di pianificazione si definiscono gli obiettivi di fondo della gestione aziendale e si individuano
le linee strategiche per raggiungerli.
Tale processo ha un orizzonte temporale piuttosto lungo che sicuramene va oltre il singolo esercizio.
Quindi il primo step del ciclo di pianificazione e controllo è proprio la pianificazione strategia, quella in cui
si definisce quindi l’orientamento di fondo dell’azienda, la direzione che vuole seguire nella sua vita; si
tratta di decisioni ed obiettivi di medio-lungo periodo, es. aumento della quota di mercata nei prossimi 5
anni. In termini più operativi, questi obiettivi, si concretizzano attraverso il passaggio alla programmazione
operativa che porterà a dei risultati misurabili nel breve periodo e infine al controllo che porterò a
confrontare gli obiettivi con i risultati raggiunti per poi apportare eventualmente dei correttivi per
avvicinarsi alla direzione desiderata. Potrebbe essere il caso di rivedere o le modalità di lavoro oppure gli
obiettivi prefissati perché ad esempio troppo ambiziosi.
Lez 3
2) QUALI SONO LE CRITICITà DEL CONTROLLO DI GESTIONE?
1) Orientamento al breve periodo, che se eccessivo potrebbe portare i manager ad assumere
comportamenti che vanno a discapito del medio lungo periodo, seguendo la c.d. miopia manageriale. Es i
manager, al fine di raggiungere l’obiettivo a breve termine, potrebbero attuare politiche di sconto
aggressive per attirare clientele, ma a discapito dell’economicità aziendale nel lungo periodo. (detto
altrimenti: è il rischio che il manager responsabilizzato sui propri obiettivi, miri al raggiungimento del suo
obiettivo di breve termine, senza guardare agli effetti delle sue decisioni sul medio-lungo termine).
2) Focus solo su variabili specifiche, a discapito di altre non ricomprese nel sistema di misurazione per
errore o per necessità di sintesi. (detto altrimenti: è il rischio è che solo le variabili oggetto di misurazione
attraggano l’attenzione e l’impegno dei dipendenti a discapito di altre variabili e questo potrebbe
comportare perdite di economicità da parte dell’azienda).
3) Trucchetti contabili al fine di dimostrare il raggiungimento dell’obiettivo, i manager potrebbero
mostrare risultati maggiormente in linea con quelli assegnati, senza però alcun impatto sulla creazione di
valore es mancata rilevazione di perdite o registrazione di utili ancora non del tutto certi. (artifici volti a
falsificare i risultati raggiunti; volti a mostrare risultati migliori di quelli realmente raggiunti).
4) Stress e ipercompetizione interna, che riducono lo spirito di gruppo. Se il controllo di gestione non
viene gestito in modo corretto potrebbe sfociare in una competizione interna eccessiva che porta allo
scontro, alla perdita di produttività, anziché alla collaborazione. Il controllo dovrebbe invece essere una
spinta motivazionale ad impegnarsi nel cercare di raggiungere gli obiettivi assegnati.
Lez 4
4. Illustrare le relazioni tra la dimensione materiale e quella immateriale del controllo di gestione
Il controllo è composto da 2 dimensioni: materiale e immateriale.
Il controllo materiale si riferisce agli aspetti tecnici e formali del controllo di gestione.
La dimensione immateriali si riferisce agli aspetti relativi alla cultura aziendale, ai valori, alle
interdipendenze che l’azienda ha tra i vari operatori che interagiscono con essa (tra management e
dipendenti, azionisti e responsabili del controllo, con lo Stato, con i clienti e con i fornitori).
La dimensione materiale (procedure, documenti, manuali, report), è la parte formalizzata del controllo,
La componente statica della dimensione materiale è costituita dalla
-struttura tecnica di supporto e dalla
-mappa delle responsabilità.
La componente dinamica invece è costituita dal
- processo mediante il quale il controllo diventa operativo.
Per dimensione immateriale s’intende
-il ruolo intimamente assegnato al controllo dal top management e quindi
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DOMANDE APERTE PROGRAMMAZIONE E CONTROLLO

Lez 1

  1. COS’è LA PIANIFICAZIONE STRATEGICA? Rappresenta il processo di definizione e implementazione della strategia, ovvero il processo attraverso cui si decidono oggi le azioni da intraprendere per raggiungere gli obiettivi di domani. Nel processo di pianificazione si definiscono gli obiettivi di fondo della gestione aziendale e si individuano le linee strategiche per raggiungerli. Tale processo ha un orizzonte temporale piuttosto lungo che sicuramene va oltre il singolo esercizio. Quindi il primo step del ciclo di pianificazione e controllo è proprio la pianificazione strategia, quella in cui si definisce quindi l’orientamento di fondo dell’azienda, la direzione che vuole seguire nella sua vita; si tratta di decisioni ed obiettivi di medio-lungo periodo, es. aumento della quota di mercata nei prossimi 5 anni. In termini più operativi, questi obiettivi, si concretizzano attraverso il passaggio alla programmazione operativa che porterà a dei risultati misurabili nel breve periodo e infine al controllo che porterò a confrontare gli obiettivi con i risultati raggiunti per poi apportare eventualmente dei correttivi per avvicinarsi alla direzione desiderata. Potrebbe essere il caso di rivedere o le modalità di lavoro oppure gli obiettivi prefissati perché ad esempio troppo ambiziosi. Lez 3
  2. QUALI SONO LE CRITICITà DEL CONTROLLO DI GESTIONE?
  3. Orientamento al breve periodo , che se eccessivo potrebbe portare i manager ad assumere comportamenti che vanno a discapito del medio lungo periodo, seguendo la c.d. miopia manageriale. Es i manager, al fine di raggiungere l’obiettivo a breve termine, potrebbero attuare politiche di sconto aggressive per attirare clientele, ma a discapito dell’economicità aziendale nel lungo periodo. (detto altrimenti: è il rischio che il manager responsabilizzato sui propri obiettivi, miri al raggiungimento del suo obiettivo di breve termine, senza guardare agli effetti delle sue decisioni sul medio-lungo termine). 2 ) Focus solo su variabili specifiche , a discapito di altre non ricomprese nel sistema di misurazione per errore o per necessità di sintesi. (detto altrimenti: è il rischio è che solo le variabili oggetto di misurazione attraggano l’attenzione e l’impegno dei dipendenti a discapito di altre variabili e questo potrebbe comportare perdite di economicità da parte dell’azienda).
  4. Trucchetti contabili ” al fine di dimostrare il raggiungimento dell’obiettivo, i manager potrebbero mostrare risultati maggiormente in linea con quelli assegnati, senza però alcun impatto sulla creazione di valore es mancata rilevazione di perdite o registrazione di utili ancora non del tutto certi. (artifici volti a falsificare i risultati raggiunti; volti a mostrare risultati migliori di quelli realmente raggiunti). 4 ) Stress e ipercompetizione interna, che riducono lo spirito di gruppo. Se il controllo di gestione non viene gestito in modo corretto potrebbe sfociare in una competizione interna eccessiva che porta allo scontro, alla perdita di produttività, anziché alla collaborazione. Il controllo dovrebbe invece essere una spinta motivazionale ad impegnarsi nel cercare di raggiungere gli obiettivi assegnati. Lez 4
  1. Illustrare le relazioni tra la dimensione materiale e quella immateriale del controllo di gestione Il controllo è composto da 2 dimensioni: materiale e immateriale. Il controllo materiale si riferisce agli aspetti tecnici e formali del controllo di gestione. La dimensione immateriali si riferisce agli aspetti relativi alla cultura aziendale, ai valori, alle interdipendenze che l’azienda ha tra i vari operatori che interagiscono con essa (tra management e dipendenti, azionisti e responsabili del controllo, con lo Stato, con i clienti e con i fornitori). La dimensione materiale (procedure, documenti, manuali, report), è la parte formalizzata del controllo, La componente statica della dimensione materiale è costituita dalla -struttura tecnica di supporto e dalla -mappa delle responsabilità. La componente dinamica invece è costituita dal
  • processo mediante il quale il controllo diventa operativo. Per dimensione immateriale s’intende -il ruolo intimamente assegnato al controllo dal top management e quindi

-la modalità di gestione del controllo. “Ruolo intimamente assegnato” significa “il ruolo reale”, che potrebbe risultare anche diverso da quello dichiarato nei documenti formali. Infatti spesso il ricorso agli strumenti di controllo viene enunciato per questioni di legittimazione da parte dei portatori di interesse oppure per rispondere ad obblighi di legge. Il controllo è quindi un mezzo con cui le aziende si adeguano al quadro istituzionale esistente, al fine di poter legittimamente farne parte. Questa teoria prende il nome di isomorfismo. (quindi questa teoria dell’isomorfismo esprime 2 concetti: alcuni aspetti del controllo sono formalizzati in un certo modo perché quello è il modo che consente all’azienda l’accettazione da parte degli operatori che interagiscono con essa, quindi per poter legittimamente far parte di quel quadro istituzionale nel quale l’azienda è collocata. Ma potrebbe essere solo un aspetto di facciata, che le consente di omologarsi alle altre aziende per essere da loro accettata, legittimata. Cosi il top management assegna un ruolo reale che può essere da questo differente. Per quanto riguarda la modalità di gestione del controllo, s’intende appunto come viene gestito il controllo e quindi una serie di cose come: -il grado di autonomia assegnato al singolo manager -l’ammontare delle risorse umane e finanziarie impiegate e la qualità -l’organizzazione delle funzioni di controllo -gestione del dissenso -ecc Per quanto riguarda la relazione tra le dimensioni materiale e immateriale:

  • La dimensione immateriale può influire su quella materiale, ad esempio l’analiticità (quanto dev’essere analitico) della struttura del budget e il rigore seguito nel preparare tale documento, sono fortemente interrelati con il ruolo assegnato al controllo. Il budget quindi fa parte dell’aspetto materiale ma il ruolo che si assegna al controllo va a modificare la strutturazione del budget.
  • La dimensione materiale, a sua volta, inevitabilmente condiziona quella immateriale. Il modo in cui viene disegnata la mappa delle responsabilità, cioè l’organigramma scelto, (dimensione materiale) ad esempio, vincola l’obiettivo che i vertici possono assegnare al controllo, perché hanno una costante da rispettare, ovvero l’organizzazione gerarchica che è stata scelta.
  • La dimensione immateriale è inoltre soggetta ad altri fattori interni ed esterni all’azienda (variabili sociali, culturali, istituzionali). I vantaggi e gli svantaggi del controllo dipendono in gran parte dal modo in cui interagiscono le 2 dimensioni materiale e immateriale. Non è sufficiente quindi avere un sistema formale di controllo (dimensione materiale), accurato, per avere in automatico un’efficace uso delle risorse. D’altra parte una mancanza di cultura interna (dimensione immateriale) può rendere meno efficace il controllo. Anzi, spesso sono proprio le dinamiche immateriali ad essere variabili critiche per il successo dei sistemi di controllo e non invece i sistemi formali del budget, del documento, della correttezza con cui viene redatto ecc LEZ 5:
  1. Quali possono essere gli attori del controllo, ossia gli organi preposti a tale attività? L’organo di governo a presidio del controllo può essere diverso a seconda del modello di governance adottato dall’azienda. Al vertice potremmo avere il Collegio sindacale, il Consiglio di sorveglianza, il Comitato per il controllo interno sulla gestione. Gli stessi potranno svolgere attività di controllo oppure si può prevedere una figura interna preposta a una verifica costante interna volta a controllare che le attività si stiano svolgendo secondo le procedure corrette. E poi l’ Organismo di Vigilanza per quanto riguarda i reati relativi all’ex Decreto Legislativo 231/2001. Per quanto riguarda i controlli a livello intermedio , riconosciamo 2 funzioni svolte da 2 attori: Risk management , l’attività che viene svolta per l’individuazione dei rischi connessi all’attività di impresa, che devono essere anche misurati, al fine di comprendere l’impatto negativo che potrebbero avere in modo da ridurlo; e il Responsabile compliance (complaians) che si occupa di verificare la compliance cioè la conformità dell’azienda alle normative, al sistema delle regole in generale a cui deve sottostare, per quanto riguarda il settore, le procedure e così via. I controlli a livello più basso sono invece i process owners (proses oner), i responsabili dei singoli processi aziendali ad es. i responsabili della produzione o di una fase di produzion.

controllo avente quale principale oggetto di osservazione le azioni; al contrario, qualora le azioni siano difficilmente osservabili si propenderà per un sistema di controllo fortemente basato sull’osservazione e sulla misurazione dei risultati.

2. comprensione delle cause e degli effetti; concettualmente equivale al «grado di conoscenza del processo di trasformazione degli input in output». In effetti, anche quando fosse possibile monitorare i processi, un manager potrebbe non avere un’adeguata conoscenza delle azioni che conducono ai risultati desiderati. Potrebbe, cioè, non essere sufficientemente chiaro il rapporto causa-effetto tra azioni e risultati desiderati. Pertanto raccogliere informazioni per tentare di monitorare un processo risulta uno sforzo inutile se non è chiaro il nesso causale tra input e output del processo stesso. In questo caso, dunque, non è auspicabile la definizione di un sistema di controllo principalmente basato sul controllo delle azioni. 3. costi del controllo; tale criterio diviene fondamentale quando non ci sono particolari limitazioni all’utilizzo dell’una o dell’altra tipologia di controllo, ovvero quando sia l’osservazione diretta dei processi che la misurazione dei risultati sono tecnicamente possibili (primo criterio) e, inoltre, sussiste una chiara conoscenza dei nessi di causalità tra le azioni poste in essere e i risultati derivanti dalle stesse (secondo criterio). In questo caso, dunque il controllo dei risultati e il controllo delle azioni sono egualmente applicabili ed efficaci. I manager effettueranno una scelta in base al costo di produzione ed elaborazione delle informazioni nelle diverse tipologie di controllo. 4. livello desiderato di innovazione; considerare tale livello significa considerare che i processi di controllo possono incentivare o inibire la creatività degli individui e quindi l’innovazione. Nel caso del controllo delle azioni, affinché le azioni vengano osservate, monitorate e valutate, è necessario che ex-ante, siano precisamente definite e comunicate ai dipendenti le azioni da intraprendere per lo svolgimento di un determinato compito, attraverso codici di condotta, mansionari, manuali operativi, ecc. Tutto ciò ovviamente influisce negativamente sulla capacità creativa dei dipendenti, inibendo qualsiasi forma di innovazione. Per determinate operazioni tutto ciò non è negativo, ma anzi auspicabile, in quanto risponde ad esigenze di standardizzazione, di rispetto di determinati parametri di qualità, di sicurezza, di efficienza. Pertanto, quando i manager desiderano limitare l’innovazione, sceglieranno di controllare attentamente i processi, standardizzando le procedure di lavoro.

  1. Affinché si possa efficacemente attuare il controllo delle azioni, cosa occorre conoscere con precisione? E’ fondamentale conoscere il processo di trasformazione degli input in output (ovvero delle azioni che porteranno a determinati risultati) e l’eventuale misurazione di questi ultimi. Pertanto occorre conoscere le due variabili: • Grado di conoscenza del processo di trasformazione • Grado di misurabilità dei risultati
  2. Cos'è il controllo delle azioni? I controlli delle azioni sono posti in essere per allineare i comportamenti individuali con gli obiettivi organizzativi e consistono, infatti, in procedure e attività capaci di assicurare che i dipendenti operino secondo quanto previsto. Tale controllo mira a ottenere comportamenti desiderati ed a evitare comportamenti indesiderati, osservando e monitorando le azioni degli individui che operano all’interno dell’azienda.
  3. Cosa prevede il criterio della "fattibilità tecnica del controllo e della misurazione" di Simon Qualora sia difficoltoso misurare gli output, si prediligerà un sistema di controllo avente quale principale oggetto di osservazione le azioni; al contrario, qualora le azioni siano difficilmente osservabili, si propenderà per un sistema di controllo fortemente basato sull’osservazione e sulla misurazione dei risultati.
  4. Quali sono le condizioni da verificare per valutare se è applicabile il controllo delle azioni o quello dei risultati?
  • Grado di conoscenza del processo di trasformazione degli input in output (ovvero delle azioni che porteranno a determinati risultati • Grado di misurabilità dei risultati

Come si evince dall’analisi dei quadranti: in presenza di un elevato grado di conoscenza del processo di trasformazione e di un elevato grado di misurabilità dei risultati, si può implementare in modo efficace sia il controllo delle azioni che dei risultati (primo quadrante); in presenza di un ridotto grado di conoscenza del processo di trasformazione e di un elevato grado di misurabilità dei risultati, si può implementare in modo efficace solo un controllo sui risultati (secondo quadrante); in presenza di un ridotto grado di conoscenza del processo di trasformazione e di un ridotto grado di misurabilità dei risultati, si può implementare in modo efficace il controllo del personale e della cultura interna (terzo quadrante); in presenza di un elevato grado di conoscenza del processo di trasformazione e di un ridotto grado di misurabilità dei risultati, si può implementare in modo efficace solo un controllo sulle azioni (quarto quadrante, speculare al secondo) LEZ 7

  1. Quali sono i benefici del controllo delle azioni?
  • prevenire comportamenti indesiderabili; ed evidenziazione anche di comportamenti indesiderati - controllo diretto; ciò è particolarmente importante nelle organizzazioni che basano il proprio successo su processi che non prevedono possibilità d’errore. In questi casi, in cui la sicurezza è un fattore critico e il costo di un eventuale fallimento è elevatissimo, il forte diretto legame tra l’azione e il controllo assicura il successo. - apprendimento organizzativo; le regole su cui si basa il controllo delle azioni, favoriscono accrescimento e formalizzazione del know-how aziendale - coordinamento organizzativo; Per ottenere collaborazione attiva da tutti i dipendenti, è indispensabile definire la lunghezza d’onda su cui sintonizzare e organizzare le idee di tutte le persone coinvolte. Di più: è indispensabile chiamarle ad offrire il proprio contributo attivo al miglioramento continuo dell’azienda.
  1. Perché il controllo delle azioni incentiva l'apprendimento organizzativo? I controlli delle azioni possono apportare benefici in termini di apprendimento organizzativo, perchè dirigono l’attenzione manageriale verso le azioni compiute all’interno dell’azienda, favorendo così il dibattito e la focalizzazione sull’operatività aziendale, consentendo una crescita delle competenze e delle conoscenze delle risorse umane. Inoltre le regole e le procedure interne su cui il controllo delle azioni si basa accrescono il know-how aziendale e lo formalizzano in documenti che diventano così una sorta di

«memoria dell’organizzazione». L’apprendimento organizzativo avviene invece

quando gruppi di persone condividono conoscenze e strategie di

risposta efficaci nelle varie situazioni organizzative.

  1. Cos'è la ridondanza nell'assegnazione dei compiti e che tipo di controllo consente? E’ una tipologia di controllo delle azioni.
  • Consiste nell’attribuire un compito a più persone di quante sarebbero teoricamente necessarie, così da aumentare le probabilità che il compito stesso venga portato a termine in modo corretto.
  • Tale forma di controllo, seppure utile in certi settori critici come l’informatica o la sicurezza, risulta molto dispendiosa e può causare conflitti interni e frustrazioni personali (risulta infatti poco utilizzata).
  1. Quali sono i limiti del controllo delle azioni? - rigido e meccanicistico; il più importante limite è quello di essere una tipologia di controllo rigida e meccanicistica che può indurre ad atteggiamenti di passiva adesione alle regole, inibendo processi di riflessione, di apprendimento e di innovazione. I dipendenti hanno poca libertà di azione e viene inibita la loro abilità di cercare autonomamente la soluzione a un problema. - insoddisfazione dei dipendenti; la diretta conseguenza di un controllo esercitato in maniera rigida è quella di avere personale insoddisfatto. Un controllo stringente basato sul monitoraggio, valutazione e correzione delle azioni va contro il senso di autonomia e di auto-controllo delle risorse umane e avrà come conseguenza una risposta puramente compliant, di mera adesione formale, piuttosto che di condivisione e interiorizzazione dei valori e dei principi che guidano i comportamenti in una determinata direzione. Il forte

-Distorsioni comportamentali; riguardano innanzitutto l’atteggiamento passivo, abitudinario, poco flessibile e resistente ai cambiamenti che viene spesso indotto nei dipendenti. Altre distorsioni comportamentali possono essere causate dall’assegnazione di responsabilità per le azioni svolte. I dipendenti infatti potrebbero pericolosamente orientare il proprio comportamento esclusivamente sul rispetto delle azioni indicate come desiderabili, perdendo di vista il fine ultimo per cui gli stessi controlli sono implementati, ovvero il raggiungimento degli obiettivi aziendali -Trucchetti manageriali; iniziative poste in essere dai dipendenti e volte a falsare i risultati raggiunti. Sebbene tale costo indiretto sia tipico del controllo dei risultati, esso può generarsi anche quando vengono utilizzate forme di controllo basate sull’assegnazione di responsabilità per le azioni svolte. Tanto più la rilevazione delle azioni sarà precisa, tempestiva e completa, tanto più difficile sarà per i dipendenti utilizzare «trucchetti» di questa sorta -Ritardi operativi; sono tipicamente connessi ai controlli delle azioni, in particolare alle verifiche preventive, ad alcune forme di restrizione comportamentali e alla ridondanza nell’assegnazione dei compiti. E’ inevitabile che tali misure incidano negativamente sulla tempestività dei processi decisionali e operativi. In alcuni casi garantire la sicurezza di un determinato processo è più importante della tempestività con cui il processo viene portato a termine. In questo casi, i ritardi operativi connessi ai controlli delle azioni sono dei costi accettabili. Al contrario, quando il tempo è una variabile critica di un’operazione, i ritardi operativi rappresentano un costo troppo gravoso che non può essere sostenuto -Atteggiamenti negativi; i controlli delle azioni possono portare ad atteggiamenti negativi come scarsa collaborazione, tensione, frustrazione e resistenze. Tali atteggiamenti vanno considerati con la dovuta attenzione in quanto spesso costituiscono il campanello di allarme del verificarsi di ulteriori situazioni e eventi che potrebbero causare danni assai rilevanti per l’azienda. Gli atteggiamenti negativi possono essere evitati o ridimensionati attraverso un’attenta e accurata politica di informazione svolta nei loro confronti. Se la leadership aziendale si impegna a comunicare ai dipendenti l’effettiva utilità dei meccanismi di controllo attivati, i dipendenti risulteranno più motivati e disponibili ad accettare i controlli stessi.

  1. Quali sono i costi diretti del controllo delle azioni? I costi diretti sono oneri esplicitamente dovuti all’attuazione del controllo. Sono:
    1. oneri di natura prettamente monetaria; sono spesso abbastanza gravosi in quanto comprendono i costi del personale specificatamente addetto allo svolgimento dei controlli e i costi della struttura (sia fisica che informativa) deputata allo svolgimento di tale attività. In strutture aziendali complesse e dislocate territorialmente, accanto ai controlli svolti dai manager di linea sui processi posti in essere dai dipendenti, si rilevano anche controlli svolti da una struttura centrale sulle azioni delle varie funzioni aziendali.
    2. il tempo dedicato all’attività di controllo; Il tempo impiegato dalle risorse umane nell’attività di controllo rappresenta un «costo opportunità» quantificabile nel valore che quelle stesse risorse umane avrebbero potuto generare impegnandosi, per lo stesso periodo di tempo, in attività più redditizie.
  2. Cosa si intende per "distorsioni comportamentali" nell'ambito del controllo delle azioni? Riguardano innanzitutto l’atteggiamento passivo, abitudinario, poco flessibile e resistente ai cambiamenti che viene spesso indotto nei dipendenti. Altre distorsioni comportamentali possono essere causate dall’assegnazione di responsabilità per le azioni svolte. I dipendenti infatti potrebbero pericolosamente orientare il proprio comportamento esclusivamente sul rispetto delle azioni indicate come desiderabili, perdendo di vista il fine ultimo per cui gli stessi controlli sono implementati, ovvero il raggiungimento degli obiettivi aziendali LEZ 10
  3. Cos'è il controllo dei risultati? Con il termine controllo dei risultati, o controllo di gestione, si fa riferimento a quelle forme di controllo che mirano a influenzare le decisioni e i comportamenti individuali e organizzativi, così da renderli coerenti con il perseguimento degli obiettivi aziendali, tramite la responsabilizzazione su parametri-obiettivo.

Il controllo dei risultati, si fonda nella costante attuazione di un continuo processo che impiega un «circuito di feed-back», ovvero nella incessante opera di raffronto fra risultati conseguiti e obiettivi programmati. Da questo raffronto, ovvero dall’analisi degli scostamenti fra i due valori, è possibile ricavare preziose informazioni di ritorno (feedback) sulla cui base poter pianificare eventuali provvedimenti correttivi.

  1. Quali sono le differenze sostanziali tra il controllo delle azioni ed il controllo dei risultati? Il controllo delle azioni ha come oggetto del controllo le azioni svolte dai dipendenti, mentre il controllo dei risultati ha come oggetto del controllo le decisioni e i comportamenti, individuali e organizzativi, per renderli coerenti con il perseguimento degli obiettivi aziendali. Il controllo delle azioni quindi verifica che l’azione svolta sia quella desiderata; il controllo dei risultati, verifica che le decisioni prese e i comportamenti assunti dai diversi manager che sono stati responsabilizzati su determinati obiettivi, siano coerenti con gli obiettivi aziendali. Questo controllo si svolge con un costante circuito di feedback, cioè un continuo raffronto tra risultati conseguiti e obiettivi programmati. Dall’analisi degli scostamenti tra questi 2 valori è posspibile pianificare eventuali provvedimenti correttivi che possono riguardare le azioni effettuate, le decisioni prese, gli obiettivi assegnati. Per quanto riguarda il concetto di “controllo” in riferimento al controllo delle azioni, esso indica l’idea di «esame, verifica, ispezione, sorveglianza, vigilanza». Mentre in riferimento al controllo dei risultati, il concetto di controllo si estende a nozioni di «dominio», «padronanza», «governo» della gestione
  2. Cos'è il " circuito di feedback "? Il controllo dei risultati, o controllo di gestione, si svolge con un costante «circuito di feed-back», ovvero con un'incessante opera di raffronto fra risultati conseguiti e obiettivi programmati. Il controllo dei risultati quindi presuppone innanzitutto l’identificazione degli obiettivi aziendali e la precisa delineazione delle iniziative da intraprendere per il loro perseguimento, sia nel medio-lungo termine, che nel breve periodo. Dall’analisi degli scostamenti tra questi 2 valori, obiettivi e risultati, è possibile ricavare preziose informazioni di ritorno (feedback) sulla cui base poter pianificare eventuali provvedimenti correttivi. Tali provvedimenti possono riguardare:
  • le azioni effettuate;
  • le decisioni prese;
  • gli obiettivi assegnati.
  1. Quali sono le condizioni che si devono verificare affinchè il controllo dei risultati sia fattibile ed efficace? Il controllo dei risultati non è sempre possibile. Le condizioni di fattibilità ed efficacia sono:
  2. la conoscenza e l’accurata definizione degli obiettivi da perseguire;
  3. la capacità dei responsabili di poter influire sulle aree di risultato (cioè sui fattori per i quali è stato responsabilizzato) ritenute desiderate (principio di controllabilità). Es. se a un responsabile si desse l’obiettivo di aumentare le vendite, senza limitargli la libertà di contrattazione con i clienti, si limiterebbe la controllabilità di quel responsabile su quell’area di risultato, in questo caso le vendite.
  4. l’efficace misurabilità dei risultati ottenuti; possibilità di misurare in modo preciso ed efficace i risultati raggiunti.
  5. l’ abilità del processo di controllo di mettere in atto azioni correttive ed eliminare gli eventuali scostamenti negativi, ripristinando le condizioni operative ottimali; ciò richiede un’idonea comunicazione delle informazioni necessarie all’individuazione delle iniziative da intraprendere e un’adeguata motivazione di tutti i soggetti coinvolti ad agire secondo le modalità così definite. Per un’efficace sistema di controllo, non si utilizza solo una tipologia di controllo, ma diverse forme: controllo delle azioni, controllo dei risultati e controllo del personale e della cultura interna. Il manager avrò la responsabilità di trovare il giuso equilibrio fra le soluzioni a disposizione.
  6. Il termine "controllo" quale accezione ha nel controllo delle azioni e quale nel controllo dei risultati? Il concetto di “controllo” in riferimento al controllo delle azioni, indica l’idea di «esame, verifica, ispezione, sorveglianza, vigilanza». Mentre in riferimento al controllo dei risultati, il concetto di controllo si estende a nozioni di «dominio», «padronanza», «governo» della gestione».

- Comunicazione; il controllo dei risultati è prezioso da un pdv comunicazionale perché rendendo note quali sono le aree di risultato veramente importanti, indica ai dipendenti cosa ci si aspetta da loro. E quindi nell’attribuire gli obiettivi, e nell’individuare per ciascuno la sottoarea di competenza , gli si sta comunicando anche che quell’area è importante non solo per il risultato del manager ma per l’azienda in generale. - Motivazione; quando si definiscono gli obiettivi a ciascuno dei manager, dei responsabili, dei team di lavoro, si sta anche incentivando a definire le linee di azione per perseguire i risultati. Così ciascuno potrà avvalersi delle risorse, della propria intelligenza e capacità, per trovare la soluzione migliore per perseguire i risultati che l’azienda ha deciso di premiare (natura preventiva del controllo dei risultati). - Influenza sui comportamenti; il controllo dei risultati influenza i comportamenti soprattutto se vi sono sistemi di premi/incentivazioni. Anche senza supervisione quindi, i comportamenti possono essere influenzati e i dipendenti indotti a massimizzare i risultati desiderati dall’azienda. - Innovazione; il controllo dei risultati fissa il punto d’arrivo, ma la strada da seguire per arrivare al valore target, all’obiettivo, sta alla capacità del manager e alla creatività per individuare soluzioni idonee al raggiungimento degli obiettivi. Incoraggia così i vari responsabili ad affrontare le loro limitazioni per ottenere premi basati sul rendimento. L’innovazione sappiamo che è collegata alla motivazione e all’influenza sui comportamenti che attengono in particolare alla sfera emozionale.

  1. Quali sono i limiti del controllo dei risultati? I limiti e i costi indiretti del controllo dei risultati sono:
    1. Distorsioni comportamentali; qualora non siano ben definiti e implementati, i controlli dei risultati possono indurre delle distorsioni comportamentali, ovvero modi di agire sconnessi non solo con gli obiettivi di fondo dell’azienda ma anche con la strategia prescelta dai vertici aziendali. Es. quando la specificazione dei risultati attesi è incoerente e/o incompleta, e potrebbe comportare una eccessiva attenzione al breve termine, piuttosto che al lungo periodo.
    2. Trucchetti manageriali; anche in questo caso, con questa espressione si fa riferimento a quelle iniziative intraprese dai soggetti sottoposti a controllo per migliorare il livello dei risultati raggiunti, senza portare alcun effetto positivo all’azienda. Ad esempio, può accadere che vengano create delle riserve di risultato da parte dei dipendenti, in sede di programmazione, ovvero la previsione di maggiori risorse aziendali rispetto a quelle che si presume potranno essere effettivamente necessarie. I trucchetti manageriali possono sfociare in vere e proprie manipolazioni dei risultati, volte a mostrare performance più elevate di quelle effettivamente raggiunte
    3. Atteggiamenti negativi; la responsabilizzazione sui risultati è indubbia fonte di stress per i soggetti coinvolti e innalza i livelli di competizione interna, causando così l’insorgere di possibili frustrazioni e resistenze, conflitti e tensioni sul lavoro, a discapito dello spirito di squadra e del clima interni aziendale. Inoltre l’eccessiva enfasi sui risultati potrebbe portare a focalizzarsi solo sul momento di conversione delle attività aziendali in numero.
    4. Diffidenza verso il controllo; se si genera una diffidenza verso il controllo dei risultati. Ciò si verifica quando: gli obiettivi di performance vengono considerati troppo difficili, senza significato, incontrollabili, inutili, illegali o non etici; il processo di misurazione dei risultati è ritenuto non congruo, obiettivo ed equo; il sistema di incentivazione non definisce un collegamento diretto e definitivo con premi e punizioni; il sistema di controllo viene modificato troppo rapidamente e in modo rilevante senza un’adeguata comunicazione.
    5. Ritardi operativi; essi si possono presentare qualora la rilevazione delle performance raggiunte richieda l’inserimento o la produzione di alcuni dati e informazioni direttamente da parte dei soggetti sottoposti a controllo Tutti i costi indiretti finora esposti sono in larga parte inevitabili e non sempre risultano facilmente individuabili e quantificabili. E’ importante tuttavia che essi vengano adeguatamente considerati in sede di definizione del sistema di controllo dei risultati, in quanto possono addirittura provocare il fallimento della sua adozione in azienda.

Nell’analisi costi/benefici dell’implementazione di un sistema di controllo, dunque, essi devono poter essere sommati ai costi diretti (costi connessi ai premi in denaro, alle iniziative volte a rendere esplicito il merito dei dipendenti ritenuti migliori, allo staff di revisori interni, al tempo dedicato alle attività di pianificazione e controllo, eccetera). Lez 13

  1. In cosa consistono i controlli del personale? I controlli del personale consistono in iniziative e strumenti diretti a fare in modo che i singoli dipendenti si controllino da soli, indirizzandoli a svolgere bene il proprio lavoro. Esso si fonda sulla naturale tendenza dei dipendenti ad autocontrollarsi, ovvero sullo stimolo innato che porta la maggior parte delle persone a lavorare bene e a impegnarsi per raggiungere gli obiettivi dell’azienda di cui fanno parte. Di solito agire nel modo opportuno o lavorare in un’azienda di successo comporta sensazioni positive quali soddisfazione, autostima e il maggior rispetto da parte degli altri.
  2. Quali sono le finalità del controllo del personale?
  • chiarire le aspettative individuali, ovvero far comprendere al dipendente quanto l’azienda si aspetta da lui;
  • fornire maggiori garanzie che il personale sia in grado di svolgere un buon lavoro, ovvero che disponga delle necessarie capacità (ad es. esperienza, abilità) e risorse (ad es. informazioni, strumenti, tempo);
  • aumentare le probabilità che ogni dipendente eserciti un certo autocontrollo.
  1. Cosa si intende per "controlli della cultura interna"? Per cultura interna si intende un insieme di assunti di base – inventati, scoperti o sviluppati da un gruppo determinato quando impara ad affrontare i propri problemi di adattamento con il mondo esterno e di integrazione al suo interno – che si è rivelato così funzionale da essere considerato valido e, quindi, da essere indicato a quanti entrano nell’organizzazione come il modo corretto di percepire, pensare, sentire in relazione a quei problemi. La cultura interna consiste in norme di comportamento, criteri e standard di condotta, ideologie atte a giustificare o razionalizzare certi modi selezionati di agire. Tali norme possono essere scritte o non scritte e possono variare ampiamente da azienda ad azienda.
  2. Quali sono le iniziative con cui si può attuare il controllo della cultura interna?
  • I codici di condotta ; denominati anche codici etici, rappresentano norme culturali scritte. Sono documenti ufficiali che riportano alcune definizioni ampie e generali dei valori aziendali, degli impegni verso gli stakeholder e dei modi in cui il top management desidererebbe che funzionasse l’azienda. Sono progettati per aiutare i dipendenti a capire quali sono i comportamenti attesi, anche in mancanza di regole specifiche. - I premi di gruppo; o forme di ricompensa basate sui risultati collettivi. Essi si riscontrano soprattutto in quelle organizzazioni in cui è richiesta una forte collaborazione tra i dipendenti. I sistemi incentivanti di questo tipo si presentano in forme molto diverse; piuttosto comuni sono i bonus e i piani per la ripartizione di una parte degli utili fra i dipendenti, che prevedono un compenso basato sulle performance dell’azienda nel suo complesso o della divisione d’appartenenza. Tali risultati sono solitamente misurati in termini di crescita interna, di utili o di produttività. I premi di gruppo di regola non forniscono un’incentivazione diretta e raramente favoriscono la motivazione del singolo dipendente. I loro benefici consistono nel rendere migliore la comunicazione delle aspettative aziendali e nel rafforzare il controllo reciproco. - La politica dei trasferimenti all’interno dell’organizzazione; anche i trasferimenti di personale all’interno dell’azienda possono modellare la cultura interna, contribuendo a migliorare la socializzazione dei soggetti aziendali e, di conseguenza, prevenire la definizione di obiettivi e prospettive incompatibili fra loro. Tali trasferimenti implicano, però, dei costi sociali e familiari spesso poco graditi dai dipendenti, specialmente nell’ambito della pubblica amministrazione e ai livelli organizzativi più bassi, a maggior ragione in quei paesi che, come l’Italia, hanno una struttura piuttosto rigida del mercato del lavoro e dei servizi di supporto alle famiglie. - Soluzioni di natura fisica, sociale e amministrativa; certi interventi di natura fisica, come il design, l’architettura e l’arredamento degli uffici e talune soluzioni sociali, come gli stili di abbigliamento e di espressione interni, possono fornire un utile contributo a modellare la cultura di un’organizzazione. A essi si aggiungono certe soluzioni amministrative come le modifiche nella struttura del personale. Queste ultime

Sono forme di incentivi materiali non monetari. Sono infatti costituiti da beni o servizi, erogati a particolari categorie di dipendenti, in aggiunta alla retribuzione principale (auto aziendale, cellulare aziendale, viaggi premio, borse di studio ecc.)

  1. Cosa sono i golden parachute? Sono forme di incentivi materiali non monetari. Sono infatti clausole del contratto di lavoro che garantiscono in caso di licenziamento, consistenti premi o liquidazioni.
  2. Quali possono essere le problematiche inerenti agli incentivi individuali? Gli incentivi individuali sono concessi a fronte del conseguimento di obiettivi o standard di prestazione individuali prestabiliti. Sono utilizzati se l’azienda vuole sviluppare al massimo l’attività della singola persona. Le problematiche legate a questi tipi di incentivo sono:
    1. Deterioramento del clima aziendale, a causa delle reazioni di coloro che sono stati valutati negativamente.
    2. Difficoltà a mantenere nel tempo la credibilità e la coerenza del sistema a causa dell’influenza di fattori estranei alla performance individuale.
    3. Tendenza a porre obiettivi troppo facili da raggiungere per tutti, il che non consente di valutare i contributi individuali in modo differenziato
  3. Eccessivo sviluppo di comportamenti competitivi
  4. Quali possono essere le problematiche inerenti agli incentivi di gruppo?
    1. Free riding, cioè comportamento elusivo, opportunistico, di taluni che dietro la copertura del gruppo nascondono un comportamento poco impegnato o non collaborativo.
    2. Livellamento della performance individuale: i soggetti più dotati sono inibiti dal controllo del gruppo a fornire prestazioni eccezionali
    3. Competizione individuale e competizione tra gruppi a scapito dell’integrazione e dei risultati generali
  5. Cos'è il free riding e a quale tipologia di incentivi si riferisce? E’ una problematica legata agli incentivi di gruppo. Un comportamento cooperativo orientato al conseguimento di obiettivi comuni, pur comportando benefici per tutti, non viene automaticamente e spontaneamente rispettato dai singoli operatori. Il free riding, si riferisce infatti al comportamento elusivo, opportunistico, di taluni che dietro la copertura del gruppo nascondono un comportamento poco impegnato o non collaborativo.
  6. Descrivere le problematiche che possono sorgere in merito agli incentivi individuali e di gruppo Le problematiche che possono sorgere in merito agli incentivi individuali sono:
    1. Deterioramento del clima aziendale, a causa delle reazioni di coloro che sono stati valutati negativamente.
    2. Difficoltà a mantenere nel tempo la credibilità e la coerenza del sistema a causa dell’influenza di fattori estranei alla performance individuale.
    3. Tendenza a porre obiettivi troppo facili da raggiungere per tutti, il che non consente di valutare i contributi individuali in modo differenziato
    4. Eccessivo sviluppo di comportamenti competitivi Mentre le problematiche inerenti agli incentivi di gruppo possono essere:
    5. Free riding, cioè comportamento elusivo, opportunistico, di taluni che dietro la copertura del gruppo, nascondono un comportamento poco impegnato o non collaborativo.
    6. Livellamento della performance individuale: i soggetti più dotati sono inibiti dal controllo del gruppo a fornire prestazioni eccezionali
    7. Competizione individuale e competizione tra gruppi a scapito dell’integrazione e dei risultati generali
  7. Fornire alcuni esempi di incentivi materiali monetari. Sono ad esempio i bonus una tantum, i premi annuali, le quote azionarie, le partecipazioni agli utili.
  1. Cosa sono gli incentivi organizzativi? Sono di tipo individuale o collettivo. Gli incentivi individuali sono: formazione, prospettive di carriera, status, pubblici riconoscimenti Gli incentivi collettivi invece sono legati alla leadership, alla comunicazione, all’autonomia di quel gruppo nel prendere determinate decisioni, al riconoscimento di quel gruppo all’interno dell’azienda ecc.
  2. Fornire alcuni esempi di incentivi materiali non monetari. Sono ad esempio i fringe benefit (“benefici accessori” come l’auto o il cell aziendale, i buoni pasto, l’alloggio, le polizze assicurative sulla vita, le borse di studio ecc.) e i golden parachute (“paracadute d’oro”, ossia clausole previste nei contratti di lavoro che garantiscono, in caso di licenziamenti, consistenti premi o liquidazioni)
  3. Fornire alcuni esempi di incentivi organizzativi individuali. formazione, prospettive di carriera, status, pubblici riconoscimenti
  4. Fornire alcuni esempi di incentivi organizzativi collettivi sono legati alla leadership, alla comunicazione, all’autonomia di quel gruppo nel prendere determinate decisioni, al riconoscimento di quel gruppo all’interno dell’azienda ecc. Lez 16
  5. Quali sono le condizioni di efficacia di un sistema incentivante?
  1. Presenza di adeguati sistemi di programmazione e controllo sui risultati che permettano un meccanismo di feedback sulle prestazioni
  2. Presenza di sistemi organizzativi che favoriscano la responsabilizzazione dei soggetti nei confronti delle performance aziendali
  3. Utilizzo all’interno dell’organizzazione di sistemi di valutazione delle prestazioni
  4. Diffusione di una cultura aziendale che orienti i comportamenti verso la gestione per obiettivi Affinché la valutazione non sia fine a se stessa costituendo solo un semplice presupposto per l’erogazione di premi e punizioni, i sistemi in oggetto vanno considerati nell’ambito dell’intera politica di sviluppo delle risorse umane. Solo così è possibile realizzare la valorizzazione del personale. Al giudizio delle prestazioni devono seguire, pertanto, degli interventi di crescita della singola professionalità, coerentemente anche con i meccanismi di controllo del personale e della cultura interna.
  1. Affinché un incentivo sia efficace quali caratteristiche dovrebbe avere Significativo : il valore, l’importanza degli incentivi, dev’essere significativo per il personale, e questo vuol dire che i pacchetti retributivi devono essere personalizzati. Es. se per i top manager sarà importante avere maggiore responsabilità su progetti diversi, per i livelli inferiori sarà importante migliorare la prospettiva di carriera. Comprensibile : i dipendenti devono capire il perché della ricompensa e il suo valore. Tempestivo : la ricompensa dev’essere elargita il più vicino possibile al realizzarsi della performance premiata. In questo modo ha un effetto motivazionale molto più intenso di quelle erogate in ritardo Reversibile : in modo da poter correggere eventuali errori di valutazione Sanzioni : richiami espliciti, riduzioni di livello, mancata promozione, mancato aumento salariale, declassamento ecc., sono sanzioni che dovrebbero essere efficienti in termini di costo, cioè essere sostenute con il minor costo possibile. Lez 18
  2. Quali sono le differenze sostanziali tra il controllo di feed-back ed il controllo di feed-forward? Il processo di controllo utilizza i meccanismi operativi del feed-back e del feed-forward.

Riferimento all’esercizio annuale futuro, il riferimento del budget è l’anno futuro, dato che è di questo che il budget fornisce i dati preventivi; Articolazione per intervalli di tempo infrannuali, consiste nella scomposizione degli obiettivi annuali in obiettivi a più breve termine, sia per una questione di monitoraggio, sia per intervenire tempestivamente con azioni correttive Traduzione degli obiettivi, laddove possibile, in termini economico-finanziari, cioè monetizzare gli obiettivi espressi

  1. Quali sono gli strumenti della struttura tecnico-informativa del controllo? Collegata alla struttura organizzativa del controllo è la dimensione tecnico-informativa del controllo, che attiene agli aspetti dell’accuratezza e dell’efficienza nel trattamento dei dati e dell’efficacia del sistema informativo aziendale in rapporto alle possibili utilizzazioni gestionali. La struttura tecnico-informativa del controllo supporta i manager attraverso i diversi strumenti di misurazione economica degli obiettivi e dei risultati gestionali:
  • il sistema dei budget e degli standard , per la misurazione economica degli obiettivi;
  • il sistema delle rilevazioni di contabilità generale e di contabilità analitica per la misurazione dei risultati;
  • il sistema di misurazione e analisi degli scostamenti tra risultati e obiettivi (sistema di reporting);
  • il sistema di analisi, preventivazione e simulazione delle prospettive ;
  • il sistema di elaborazione automatica dei dati (Information e Communication Technology).
  1. Cosa sono l' autocontrollo ed il controllo sociale? Il controllo sociale riguarda l’azione dei gruppi informali all’interno dell’azienda. L’autocontrollo, rientra nella sfera individuale ma può essere rafforzato a livello aziendale sia attraverso uno stile di controllo partecipativo e collaborativo, sia attivando un sistema incentivante sul raggiungimento degli obiettivi mediante il riconoscimento, a posteriori, del risultato raggiunto.
  2. Cos'è lo stile di controllo? E’ la capacità del management di guidare il sistema verso gli obiettivi aziendali, cercando di far sì che le esigenze particolari dei singoli individui siano coerenti con quelle generali, cioè riferibili al sistema complessivo. E’ infatti possibile che gli obiettivi dei singoli soggetti siano diversi da quelli dell’azienda, o addirittura divergenti e contrastanti; in questi casi il management dovrebbe cercare di risolvere il problema attraverso un efficace stile di controllo. Il sistema di controllo deve essere impostato in modo tale da armonizzare gli obiettivi individuali e indirizzare i connessi comportamenti verso il raggiungimento degli obiettivi aziendali. Per riuscire in questo fine, dovrebbero essere rispettati alcuni principi come ad esempio «correlare il controllo a obiettivi significativi accettati dagli individui dei quali si cerca di influenzare il comportamento» oppure al principio di «relegare i controlli di dettaglio all’autocontrollo». Lez 21
  3. La rilevanza è uno degli elementi della struttura informativa del controllo. In cosa consiste? L’efficacia della struttura tecnico-informativa è legata alle caratteristiche qualitative e quantitative dei suoi elementi costitutivi:
  • integrazione; • flessibilità; • accettabilità; • rilevanza; • selettività; • tempestività; • accuratezza; • verificabilità La rilevanza implica che i dati dovrebbero essere significativi cioè interessanti per l’azienda.
  1. La selettività è uno degli elementi della struttura informativa del controllo. In cosa consiste? La selettività indica che il sistema informativo deve fornire un’adeguata quantità di dati, utile a supportare i processi decisionali. Fornire troppi dati, non favorisce un supporto alle decisioni, al contrario causerebbe confusione.
  2. L' accettabilit à è uno degli elementi della struttura informativa del controllo. In cosa consiste?

L’accettabilità indica che l’utente capisca l’utilità del sistema informativo e delle nuove modalità di lavoro. In questo senso la leadership deve intervenire per evitare problemi di ostruzionismo resistenze.

  1. La tempestività è uno degli elementi della struttura informativa del controllo. In cosa consiste? La tempestività è la capacità del sistema informativo di fornire i dati in tempo utile affinchè possano essere utilizzati nel processo decisionale. Essa dipende da 3 elementi:
    1. la periodicità: periodo che intercorre tra 2 info dello stesso tipo
    2. intervallo di tempo: per quanto tempo è utile quella info
    3. tempi di accesso: i tempi tecnici di ricercare il dato all’interno del sistema, di rielaborarlo per trasmetterlo in modo che sia rilevante per il processo decisionale
  2. L'i ntegrazione è uno degli elementi della struttura informativa del controllo. In cosa consiste? L’integrazione deve realizzarsi tra i dati contabili e quelli extracontabili e tra i dati esterni e quelli interni. Ciò presuppone che ogni dato abbia un codice univoco che lo rappresenti e che la fase di immissione dei dati (data entry) debba essere unica cioè si svolga 1 volta e da 1 unico soggetto, per evitare ridondanze ed errori di inserimento.
  3. Quali sono le principali differenze tra contabilità generale e contabilità analitica? La contabilità generale rileva in maniera continua i movimenti finanziari della gestione e nello specifico rileva fatti esterni di gestione; segue sistematicamente gli andamenti economici «generali» della gestione; rettifica periodicamente i valori di reddito e di capitale per darne adeguata rappresentazione in bilancio. La contabilità analitica (o gestionale) rileva operazioni di gestione interna, consentendo elaborazioni spaziali e temporali dei dati; ha lo scopo di determinare costi, ricavi e risultati analitici di periodo; fornisce supporto alle decisioni operative e ai sistemi di programmazione e controllo.
  4. L' accuratezza è uno degli elementi della struttura informativa del controllo. In cosa consiste? Capacità del sistema informativo di produrre dati che siano il più aderente possibile alla realtà aziendale, soprattutto se i dati sono soggettivi e non oggettivi.
  5. Qual è il ruolo della contabilità analitica? All’interno della struttura tecnico-informativa rientra il sistema delle rilevazioni di contabilità generale ed analitica. Tra gli elementi della struttura tecnico-informativa, la contabilità gestionale (o analitica) svolge la funzione informativa di determinazione qualitativa e quantitativa dei dati e di trattamento e comunicazione delle informazioni derivanti dall’osservazione della dinamica aziendale (sia in termini fisico-tecnico, di quantità, sia in termini economico-finanziari, di valore). Al fine di comprendere il ruolo svolto dalla contabilità analitica nell’ambito del sistema di controllo può essere utile analizzare come essa influenza , attraverso le informazioni che produce, i diversi momenti in cui il controllo di gestione può essere articolato:
  • controllo antecedente o preventivo; in questa fase la contabilità analitica fornisce informazioni indispensabili per la valorizzazione del budget aziendale e in particolare per la determinazione dei costi standard. Fornisce informazioni di supporto alle decisioni (ad es. qual è il prodotto di cui spingere le vendite, qual è la fase di processo da esternalizzare.
  • controllo concomitante ; in questa fase, la contabilità analitica fornisce le informazioni attraverso le quali sono periodicamente effettuati i confronti tra gli obiettivi intermedi di budget e i risultati intermedi, oppure tra gli obiettivi finali di budget e i risultati finali attesi.
  • controllo susseguente o consuntivo. La contabilità analitica, elaborando dati derivanti dalla contabilità generale, fornisce le informazioni che rendono possibile il confronto tra programmato e consuntivo. Le informazioni prodotte sono utili per migliorare la programmazione futura e per valutare le prestazioni dei responsabili dei centri
  1. La flessibilità è uno degli elementi della struttura informativa del controllo. In cosa consiste? È la capacità del sistema informativo di adattarsi ai mutevoli cambiamenti dell’ambiente circostante e quindi alle sempre diverse richieste informative.

In tutte le fasi del processo di controllo si impiegano dati quantitativi e monetari per la produzione di diversi report gestionali (tra cui il budget). Pertanto, il reporting deve essere articolato in maniera tale da poter «accompagnare» il processo di controllo lungo ogni sua fase. Inoltre, se l’azienda utilizza meccanismi di controllo di tipo feed-back, allora dovrà essere dotata di un buon sistema di budget e di adeguati strumenti di rilevazione degli scostamenti. Se invece l’azienda utilizza meccanismi di controllo di tipo feed-forward, allora dovrà essere dotata di strumenti di contabilità gestionale in grado di elaborare statistiche e previsioni e di un sistema di reporting impostato su cadenze infrannuali. Lez 23

  1. Cosa prevede il principio di equità , principio di fondo del processo di delega? Il processo di delega deve avvenire secondo il principio di equità secondo cui il raggiungimento degli obiettivi attribuibili a ciascun responsabile (delegato) dipenda dal suo comportamento: il processo di delega non può esaurirsi in un mero processo formale di trasferimento di potere, ma deve sostanziarsi nell’effettiva attribuzione ai responsabili di autorità, leve decisionali e risorse
  2. Cosa prevede il principio di coerenza , principio di fondo del processo di delega? Il principio di coerenza implica invece che i responsabili perseguano obiettivi specifici non solo compatibili con quelli globali d’azienda ma anche tra loro coerenti, affinché non si generino situazioni conflittuali che possono compromettere il conseguimento degli obiettivi aziendali. Lez 24
  3. Spiegare cosa sono i centri di costo e fornire alcuni esempi. I centri di costo e di spesa sono centri di responsabilità in cui i manager vengono ritenuti responsabili di alcuni elementi di costo. I costi sono misure del valore finanziario dei fattori della produzione e delle risorse utilizzate dai centri di responsabilità. Esempio: Produzione (centro di costo standard), Risorse Umane (centro di costo discrezionale), Ricerca e sviluppo (centro di costo discrezionale), Amministrazione e controllo (centro di costo discrezionale).
  4. Fornire alcuni esempi di centri di costo standard ed alcuni esempi di centri di costo discrezionali. Produzione (centro di costo standard), Risorse Umane (centro di costo discrezionale), Ricerca e sviluppo (centro di costo discrezionale), Amministrazione e controllo (centro di costo discrezionale).
  5. Che differenze vi sono tra centri di costo standard e centri di costo discrezionali? Nei centri di costo standard: -è possibile determinare con precisione gli input necessari per produrre un output (singole unità di prodotti o servizi), nonché il volume di produzione -utilizzano costi parametrici o standardizzabili es. costi di acquisto materie, costo manodopera diretta -i responsabili sono valutati sul livello di efficienza (input/output); quando il livello di produzione è stabile, le performance si misurano confrontando costi standard con i costi effettivi. Nei centri di costo discrezionali (o centri di spesa):
  • non è possibile determinare con precisione gli input necessari per produrre un output e il liv di produzione è difficilmente misurabile in termini finanziari
  • utilizzano costi non parametrici, discrezionali es costi di ricerca e sviluppo e spese di formazione
  • complesso valutarli, si ricorre a un confronto tra spese effettive e spese preventivate (costi sostenuti e preventivati)
  • tale confronto, anche quando mostrasse un risparmio di spese, potrebbe non fornire un’informazione esaustiva. Spesso si aggiunge quindi un controllo su variabili qualitative e di servizio.
  1. Qual è la differenza tra centri di costo standard e centri di costo discrezionali? Come sopra
  2. Cosa sono i centri di costo?

I centri di costo e di spesa sono centri di responsabilità in cui i manager vengono ritenuti responsabili di alcuni elementi di costo. I costi sono misure del valore finanziario dei fattori della produzione e delle risorse utilizzate dai centri di responsabilità. I centri di costo si distinguono in centri di costo standard e centri di costo discrezionali (o centri di spesa). Esempi: Produzione (centro di costo standard), Risorse Umane (centro di costo discrezionale), Ricerca e sviluppo (centro di costo discrezionale), Amministrazione e controllo (centro di costo discrezionale).

  1. Cosa sono i centri di responsabilità? I centri di responsabilità (CdR) sono quelle unità organizzative il cui titolare è ritenuto responsabile del conseguimento di uno specifico insieme di risultati e/o dell’uso di determinati fattori produttivi. I centri di responsabilità sono i centri di costo (suddivisi in centri di costo standard es. produzione e centri di costo discrezionali o di spesa es. ricerca e sviluppo), i centri di ricavo (marketing e vendite), i centri di profitto (una qualsiasi divisione aziendale) e i centri di investimento (l’azienda nel suo complesso). L’insieme dei centri di responsabilità costituisce la Mappa delle responsabilità. Essa si basa sulla delega del potere decisionale e delle responsabilità connesse al suo esercizio, da parte dei vertici aziendali ai titolari dei singoli centri di responsabiltà. Lez 25
  2. Cosa sono i centri di profitto? I centri di profitto sono quei centri di responsabilità in cui i manager sono ritenuti responsabili del profitto conseguito. Si suddividono in: -centri di profitto autonomi : unità organizzative in cui i titolari possono influenzare in maniera significativa i ricavi e i costi, sul volume di produzione e vendita, sul mix produttivo e sul prezzo di vendita, sui costi di approvvigionamento, sulla scelta del fornitore e sull’efficienza dell’uso delle risorse. La mancanza di scambi reciproci di beni e servizi con altre unità assicura alla direzione che il risultato conseguito dal centro sia effettivamente attribuibile alle decisioni prese dal titolare. -centri di profitto semiautonomi : unità organizzative in cui i titolari possono influenzare in maniera significativa i ricavi e i costi. La presenza di numerosi scambi con altre unità organizzative possono alterare i risultati ottenuti dal centro. -centri di profitto fittizio: potrebbe utilizzare esclusivamente gli input interni per realizzare output da destinare ad un altro centro autonomo o semiautonomo. Sono quindi caratterizzati dall’assenza di scambi con il mercato esterno. Le possibili voci su cui incidono i centri di profitto sono: Ricavi, Costo dei beni venduti, Margine lordo, Pubblicità e promozione, Ricerca e sviluppo, Utile prima delle imposte, Imposte sul reddito, Utile di esercizio.
  3. Cosa sono i centri di ricavo? I centri di ricavo sono quei centri di responsabilità in cui i manager sono ritenuti responsabili dei ricavi conseguiti. Generalmente un centro di ricavo è costituito da un’unità organizzativa che si occupa della vendita di beni o servizi prodotti da altri centri di responsabilità. I responsabili sono valutati sui redditi lordi prodotti, oppure sulla base dei volumi di vendita realizzati. Gli indicatori utilizzati per la misurazione delle performance hanno come obiettivo incoraggiare i responsabili ad attirare e trattenere i clienti. I responsabili sono valutati sui redditi lordi prodotti , oppure sulla base di volumi di vendita realizzati. Per questo motivo, i titolari dei centri di ricavo spesso sono responsabilizzati anche su alcune voci di costo, come le spese di pubblicità e promozione, le commissioni sul fatturato, gli stipendi erogati dal personale addetto alle vendite, per evitare che pur di garantirsi il più alto livello di vendite, provochino un incremento indiscriminato dei costi sostenuti nel centro di loro competenza. Es. di centri di ricavo sono le vendite e il marketing.