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Domande e risposte aperte riguardanti la materia di Economia "Imprese e mercati"
Tipologia: Panieri
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01) Teoria neoclassica: secondo la teoria neoclassica la struttura della concorrenza perfetta è la più desiderabili tra le strutture di mercato poiché permette un opportuna remunerazione dei fattori della produzione e un contributo efficiente per il consumatore. Ipotesi: perfetta razionalità degli o operatori, coincidenze tra proprietà e gestione, completezza dei contratti e informazione simmetrica. Smith sostiene che il valore di un bene dipende dal costo di produzione e mira alla massimizzazione del profitto attraverso al minimizzazione dei costi diversamente Jevos sostiene che il valore di un bene dipenda dalla domanda espressa per lo stesso. 02) Critiche teoria neoclassica: A metà del XIX secolo l’idea che il valore di un bene dipenda dai costi di produzione viene contestata ritenendo più verosimile che un valore, e quindi il prezzo di un bene, dipenda dalla domanda espressa per lo stesso. In particolare il valore che un soggetto attribuisce ad un prodotto dipende dall’unità marginale che decresce con le unità consumate. 03) Teoria più desiderabile: la teoria neoclassica comprende i modelli di concorrenza perfetta,monopolio, concorrenza monopolistica. La distinzione tra i modelli di mercato è effettuata sulla numerosità di imprese, sull’esistenza di barriere all’entrata e all’uscita di mercato e sul grado di differenziazione del mercato. Questa teoria prevede la determinazione del prezzo e la massimizzazione del profitto. 04) Curva del ricavo in concorrenza perfetta: Il ricavo totale è l’importo in denaro ottenuto dall’impresa mediante la vendita di quantità di prodotto ad un prezzo unitario Rt=p*q. In un mercato di concorrenza perfetta il ricavo totale si presenta sotto forma di una curva crescente con un inclinazione pari al prezzo in quanto all’aumentare della quantità venduta aumenta il ricavo totale. La curva dei ricavi parte dall’origine degli assi. Le imprese non decidono il prezzo di vendita ma bensi le quantità (price taker) 05) Curva perfettamente elastica: Se il prezzo praticato dalla singola impresa fosse più alto di quello praticato dal mercato, l’impresa realizzerebbe un volume di vendite pari a zero, mentre l’applicazione di un prezzo inferiore a quello di mercato non avrebbe senso in quanto ad un prezzo più alto di quello praticato l’impresa già venderebbe la quantità desiderata. Proprio per questo motivo ogni impresa si confronta con una curva di domanda perfettamente elastica. 06) Equilibrio concorrenza perfetta lungo periodo: l’equilibrio di lungo periodo in un mercato di concorrenza perfetta è determinato dalla condizione di uguaglianza del prezzo con il costo medio in ogni impresa di mercato, nel lungo periodo infatti il mercato raggiunge il suo livello minimo compatibile con il costo medio di produzione mentre l’extraprofitto si annulla. 07) Condizioni dell’equilibrio concorrenziale nel lungo periodo: Il punto di equilibrio di un impresa concorrenziale si determina dal punto d’incontro tra domanda e offerta per cui le imprese potrebbero realizzare sia profitti che perdite nel breve periodo. Nel lungo periodo si ottiene un profitto normale in quanto il prezzo coincide con il costo medio. 08) Aumentare la produzione: Ogni impresa estende la produzione fino al punto in cui il costo marginale è uguale al prezzo di mercato e poiché quest’ultimo, in regine di libera concorrenza, è unico per tutte le imprese, si deduce che in un mercato concorrenziale tutte le imprese tendono ad avere un uguale costo marginale. 09) Disponibilità extraprofitto: La disponibilità di un extraprofitto in una concorrenza perfetta, attrae soggetti non ancora presenti sul mercato, che faranno aumentare i venditori, spostando la funzione di offerta verso destra con una riduzione del prezzo e un aumento della quantità offerta. 10) Equilibrio concorrenza perfetta di breve periodo: si ha quando il prezzo è maggiore al costo medio totale (P>ATC) con la realizzazione di extraprofitto per l’impresa. 11) Curva offerta impresa concorrenza perfetta: La curva di offerta del mercato può essere ottenuta sommando tutte le curve di offerta delle singole imprese. Considerando tutte le imprese dal lato dell'offerta e tutti i consumatori dal lato della domanda, è possibile analizzare l'equilibrio del mercato. 12) Indice di Lerner: L'indice di Lerner, formulato dall'economista Abba Lerner nel 1934, misura il potere di mercato di un'impresa. È calcolato dalla differenza tra il prezzo di mercato (P) e il costo marginale di produzione (MC) in rapporto al prezzo stesso (L=p-MC/p). L'indice di Lerner ha valori compresi tra 0 e 1. 13) Monopolio naturale: Si ha quando una sola impresa per ragioni di tipo strutturale trova conveniente produrre solo a condizione di servire tutta la domanda. Esso tende a formarsi quando il costo per la fornitura di una certa quantità è inferiore alla somma dei costi che potrebbero sopportare imprese di dimensioni minori. Il monopolio puro È un mercato in cui sono presenti un unico venditore e molti compratori. (funzione di domanda dell’impresa e di mercato coincidono) 14) Monopolio e concorrenza perfetta differenze: Nel monopolio abbiamo molti compratori ed un venditore: funzione di domanda e dell’impresa coincidono e nello stesso abbiamo molte barriere in entrata ed in uscita del mercato. Nella concorrenza perfetta abbiamo molti compratori e molti venditori e non ci sono barriere di mercato 15) Caratteristiche monopolio : Nella teoria neoclassica il monopolio si presenta composto da molti compratori e un solo venditore e quindi la funzione di domanda e del mercato coincidono. Esistono notevoli barriere in entrata e in uscita dal mercato, il bene è unico e non ha sostituti. Queste condizioni permettono al monopolista di determinare una delle variabili della transazione, prezzo o quantità garantendo la realizzazione dell’extraprofitto. 16) Rappresentare la perdita secca di monopolio : la perdita di surplus dei consumatori che non si tramuta in guadagno per i produttori è detta perdita secca. La conseguenza è che si crea un conflitto di interessa tra un interesse pubblico e privato di un produttore. 17) Potere esercitato da un venditore sul mercato : È possibile stimare il potere di mercato attraverso l’indice di Lerner. Questo è definito come media ponderata dei margini di profitto di ciascuna impresa, dove i pesi sono rappresentati dalle
rispettive quote di mercato: L= ∑ si (p-MC)/p dove s è la quota di mercato dell’impresa i. Ovviamente, se le imprese hanno gli stessi costi marginali allora l’indice di Lerner si riduce al margine di profitto (uguale per tutti) delle imprese. L’indice è pari a zero (P=MC) per le imprese di un’industria in concorrenza perfetta, ed è tanto più grande quanto più un’impresa opera in condizioni lontane dalla concorrenza perfetta. 18) Indice LEARN uguale a 0 o 1: Il mercato del monopolio individua un indice di lerner ugaule a 0 ed uguale a 1, In particolare il potere di mercato esercitato da un venditore può essere misurato attraverso l’indice di Lerner:L= P - MC/P dove P è il prezzo di mercato praticato dall'impresa e MC è il costo marginale sostenuto da questa. Tanto maggiore è il valore dell’indice e tanto maggiore è il potere esercitato dall’impresa nel mercato. 19) Elasticità domanda concorrenza monopolistica: nel mercato di concorrenza monopolistico le imprese offrono un prodotto non omogeneo e differenziato. La differenza di un prodotto determina un cambiamento nelle preferenze dei consumatori in quanto pur essendo simili i prodotti delle imprese non sono considerati dagli acquirenti come beni sostituti. Più un prodotto è percepito differente dagli acquirenti tanto meno è elastica la domanda. 20) Caratteristiche concorrenza monopolistica: è una forma di mercato intermedia le cui caratteristiche sono: un numero elevato di imprese sul mercato, basse o nulle barriere di entrata e uscita dal mercato, la disponibilità di profitti anomali a breve temine. 21) Inefficienza dal punto di vista allocativo: perché nel lungo periodo realizza soltanto un profitto normale, vende però ad un prezzo superiore al costo marginale. Il prezzo praticato in monopolio è superiore a quello riscontrato in concorrenza perfetta ma al contrario la quantità prodotta è inferiore al monopolio. 22) Efficienza allocativa e produttiva: si realizza l’efficienza allocativa quando una diversa collocazione non potrebbe migliorare la situazione di un soggetto senza peggiorare quella di un altro, affinchè la situazione si realizzi è necessario che il beneficiario marginale sociale di una unità di output addizionale sia uguale al costo marginale relativo alla produzione di questa unità. La condizione che garantisce l’efficienza allocativa è che tutti i beni siano venduti al loro costo marginale di produzione. Si realizza l’efficienza produttiva quando si produce la quantità massima di output possibile data la quantità di input impiegata e al tempo stesso aver prodotto il livello di output desiderato al minor costo possibile. 23) Condizione breve e lungo periodo concorrenza monopolistica: impresa in concorrenza monopolistica e identico al modello di una impresa in concorrenza perfetta, tranne che la sua curva di domandae inclinata negativamente. Infatti, la differenziazione del prodotto fornisce un qualche potere dimercato all’impresa. Se fa salire il prezzo del suo prodotto non tutti i consumatori si rivolgeranno ai concorrenti, mentre se lo fa scendere non riuscirà a prendere tutti i clienti degli altri produttori. Quindi, nel breve periodo una impresa in concorrenza monopolistica si comporta come un monopolista: la quantità prodotta `e tale da eguagliare il costo marginale al ricavo marginale. Nel lungo periodo entrano nuove imprese attratte dai profitti, facendo diminuire la domanda individuale per le imprese finchè non si annullano i profitti. L’equilibrio di lungo periodo della concorrenza monopolista differisce dal caso della concorrenza con beni omogenei perchè nel primo caso le imprese producono minori quantità a prezzi superiori, e quindi generando una perdita secca rispetto al caso di concorrenza perfetta. In compenso, la concorrenza monopolista genera una grande varietà di beni. 24) Transazioni nel mercato: Conviene ricorrere al mercato tutte le volte che le informazioni necessarie alla realizzazione di un contratto completo sono semplici da reperire e in numero esiguo. Altrimenti conviene ricorrere ad altre formule di collaborazione fino alla forma estrema dell'impresa. 25) Meccanismi di compensazione finanziaria: Le compensazioni che eccedono ciò che è strettamente necessario al funzionamento, e alla sopravvivenza dell’impresa sono indicative di debolezza organizzativa, spesso la risoluzione del conflitto tra gruppi d’interessi si raggiunge con meccanismi di compensazione finanziaria. Se gli azionisti percepiscono dividendi superiori a quanto necessario per trattenerli dal vendere azioni a fronte di condotte manageriali che non condividono, ci confrontiamo con una debolezza amministrativa 26) Agire in condizioni di certezza : n funzione della teoria comportamentista l’impresa è governata da una serie di volontà, che esprimono interessi diversi, talvolta in conflitto tra loro dove l’attività più complessa dell’organo di governo è quella di mitigare i potenziali conflitti. A tal proposito risulterà quindi di fondamentale importanza l’opera di contrattazione tra le parti in causa. Gli obiettivi non possono essere ridotti ad una semplice formula come la massimizzazione del profitto. In un ambiente così complesso con informazione imperfetta e incertezza, i manager possono accontentarsi di un profitto soddisfacente a far si che gli azionisti continuino a finanziare l’impresa mantenendo intatta la fiducia nel loro operato. Risulta che questo modo di agire è l’unico e razionale in condizioni di incertezza. 27) Controllare l’operato dei manager : La frammentazione del capitale favorisce la concentrazione del potere nelle mani del manager che si trova ad avere un autonomia decisionale particolarmente elevata. Lo strumento per esercitare il controllo dello
considera la possibilità di collusione tra imprese, circostanza invece molto frequente. 3) Il modello si focalizza sulla fissazione del livello di produzione trascurando completamente le decisioni inerenti al prezzo. 40) Equilibrio Cournot-nash: Il punto CN, equilibrio di cournot-nash, rappresentato nella figura seguente, indica il punto in cui le imprese sono simultaneamente collocate sulle rispettive curve di reazione ed è il punto in cui le due funzioni di reazione (RA e RB) si intersecano. Le imprese operano lungo le rispettive curve di reazione. L'equilibrio di Cournot è un equilibrio di Nash in quanto ogni impresa duopolista prende la migliore decisione sulla base della migliore decisione dell'altra impresa duopolista. 41) Come agiscono le imprese nel modello Cournot: l punto CN, equilibrio di cournot-nash, rappresentato nel grafico, indica il punto in cui le imprese sono simultaneamente collocate sulle rispettive curve di reazione, ed è il punto in cui le due funzioni di reazione(RA e RB) si intersecano 42) Stackelberg : modello di Stackelberg, nell’ambito dell’oligopolio non cooperativo, si fonda sull’ipotesi che solo una delle imprese in gioco consideri le reazioni del concorrente, a fronte dell’immobilità dell’altra. In altri termini,l’ipotetica impresa A fissa la quantità E da vendere in considerazione della più probabile reazione dell’impresa B. Si configura, così, un modello leader-follower, in cui il primo sceglie la quantità da produrre, che non potrà più essere cambiata, mentre il follower sceglie dopo aver osservato le mosse del leader. 43) Fondamenti Stackelberg : Struttura di mercato oligopolistica : Il modello di Stackelberg si applica in un mercato oligopolistico, dove poche imprese dominano il mercato. Leadership nel mercato : Una impresa agisce come leader del mercato e le altre imprese sono follower. Il leader ha un vantaggio competitivo, come una tecnologia superiore o un accesso preferenziale alle risorse. Decisione sequenziale : Il leader decide prima la sua quantità di produzione. Dopo aver osservato la decisione del leader, i follower decidono la loro quantità di produzione. Comportamento dei follower : I follower si adeguano alla decisione del leader. Essi assumono che la quantità di produzione del leader rimanga invariata quando decidono la loro quantità di produzione. Maximizzazione del profitto : Sia il leader che i follower cercano di massimizzare i loro profitti. Il leader considera le reazioni dei follower quando decide la sua quantità di produzione. 44) Modello leader-follower : Nel modello leader-follower le imprese gregarie si confrontano con una funzione di domanda perfettamente elastica in corrispondenza del prezzo stabilito dal leader. L'impresa leader fissa il prezzo tenendo in considerazione la propria domanda di mercato, comportandosi come se fosse monopolista per la sua quota. Le imprese si adeguano al prezzo praticato dal leader , dividendosi la quota residuale del mercato. I follower non hanno interesse a cambiare strategia per paura di ritorsioni 45) L’equilibrio di Stalckelberg: è u equilibrio stabile poichè trovandosi sulla curva di reazione dell’impresa follower quest’ultima non ha più incentivo a modificare il proprio output di produzione e in conclusione con questo modello l’impresa follower si adegua alla strategia dell’impresa leader. 46) Modello Bertrand: Nel modello di Bertrand l’impresa si preoccupa di fissare il prezzo di vendita, senza che ciò importi cambiamenti di strategia da parte dei concorrenti. I consumatori effettuano le scelte di acquisto solo sulla base del prezzo. Attraverso una serie di fasi di aggiustamento del prezzo, le imprese arrivano a fissare un prezzo pari al costo marginale, con successiva divisione del mercato. 47) Conclusioni modello Bertrand: Il modello di Bertrand è un esempio di concorrenza imperfetta e si basa sulle seguenti assunzioni: - Sono presenti due imprese (duopolio), che producono un prodotto omogeneo (ovvero, non vi è differenziazione di prodotto) – ciò significa che il prodotto è, per i consumatori, perfettamente sostituibile
51) Fondamenti modello leader-follower: Una diversa analisi viene condotta nei modelli di leadership di prezzo, in cui le imprese riconoscono, e tengono conto, della reciproca interdipendenza. Nel modello della leadership di prezzo dominante, si assume che il settore sia dominato da una sola impresa, molto più efficiente delle altre, e con strategie particolarmente aggressive. Siamo nell’ipotesi in cui vi sia una grande impresa dominante insieme a molte piccole imprese che seguono le indicazioni di prezzo del leader. Si crea così il modello leader-follower, nel quale le imprese gregarie si confrontano con una funzione di domanda perfettamente elastica in corrispondenza del prezzo stabilito dal leader. In altri termini, nel modello in parola l’impresa leader fissa il prezzo tenendo in considerazione la propria domanda di mercato, comportandosi come se fosse monopolista per la sua quota. Le altre imprese si adeguano al prezzo praticato dal leader, dividendosi la quota residuale del mercato. I follower non hanno interesse a cambiare strategia per paura di ritorsioni. 52) Equilibrio con vincolo instabile: Sotto le ipotesi del modello, una volta raggiunto un equilibrio, questo è particolarmente instabile, vista la tentazione per ogni impresa di alzare il prezzo, senza perdere tutti i clienti. L’elemento interessante del modello è proprio la constatazione dell’instabilità dell’equilibrio nel caso di capacità produttiva limitata 53) Collusione : L’incertezza, quindi, è uno dei fattori di maggior rilievo nella decisione di colludere. La collusione spesso è indirizzata al miglioramento dell’informazione: tutte le imprese hanno necessità di conoscere il mercato di riferimento, quindi hanno bisogno d’informazioni, che riescono ad ottenere più facilmente se riunite in cartello. La forte tensione competitiva sfianca: produce scarsa redditività E e alti costi di difesa delle posizioni,che spingono le imprese a cercare di cooperare piuttosto che farsi guerra ad oltranza. 54) Cartello : Il cartello è una delle forme più conosciute di collusione, e rappresenta un accordo tra imprese appartenenti allo stesso settore che tendono ad impedire l’ingresso nel mercato ad altre imprese. Si possono avere cartelli che controllano le condizioni di vendita, che controllano i prezzi, i margini di profitto, la capacità produttiva. Nella maggioranza dei casi il cartello nasce perchéM le principali imprese di un settore stabiliscono la quantità E massima che ognuna deve produrre. L’output complessivo del cartello è posto ad un livello deliberatamente inferiore a quello socialmente ottimo, praticando un prezzo superiore al costo marginale 55) Incertezza e formazione di un cartello : IL CARTELLO È LA FORMA ESTREMA DI COLLUSIONE ESPLICITA Molto spesso le imprese cooperano tra loro per ridurre il rischio d’impresa: innovare, differenziare, specializzarsi è meno costoso se si opera in gruppo. L’incertezza, quindi, è uno dei fattori di maggior rilievo nella decisione di colludere. La collusione spesso è indirizzata al miglioramento dell’informazione: tutte le imprese hanno necessità di conoscere il mercato di riferimento, quindi hanno bisogno d’informazioni, che riescono ad ottenere più facilmente se riunite in cartello. La forte tensione competitiva sfianca: produce scarsa redditività E e alti costi di difesa delle posizioni, che spingono le imprese a cercare di cooperare piuttosto che farsi la guerra. 56) Free riding : L'impresa indipendente produce una quota maggiore della tipica impresa che partecipa al cartello, ottenendo un profitto più alto. L'impresa che aderisce al cartello riduce volontariamente il proprio livello di produzione per far aumentare il prezzo, però anche l'impresa estrema beneficia di questo incremento di prezzo, senza nessun onere in termini di rinuncia al profitto. 57) Cartello ed eventuale sanzione : Un cartello si presenta molto instabile se esistono opportunità di sviluppo per una concorrenza non di prezzo, sotto forma di campagne pubblicitarie aggressive. Ad esempio una variazione positiva, inattesa, nella quota di mercato posseduta da una impresa, può far si che questa ponga in essere pratiche non rispondenti all'accordo. In ordine al controllo va precisato che spesso l'opportunità di sviluppare concorrenze non di prezzo, spinge a non tenere fede al cartello e agli accordi individuati. La capacità di comminare sanzioni ai soggetti che non rispettano il cartello è un fattore importante per la stabilità del cartello ma purtroppo essendo un accordo non palese non prevede la tute la ordinaria attraverso la giustizia statale. La sanzione che più spesso viene utilizzata è quella della riduzione del prezzo da parte di tutte le imprese aderenti all'accordo in modo da colpire il concorrente sleale facendolo, talvolta uscire dal mercato 58) Switching costs : Sono quelle spese che occorre sostenere per cambiare tutti i componenti di un sistema che interagiscono fra loro e che ne assicurano il perfetto funzionamento. Se i costi sono alti, gli utenti di un sistema possono trovarsi in una situazione in cui il cambiamento è molto costoso così da causare una totale chiusura o lockin. Questo è dannoso per i consumatori ma vantaggioso per i produttori in quanto la domanda del consumatore chiuso dentro il sistema diventa molto inelastica e il venditore può alzare i prezzi. I consumatori più attenti cercheranno di evitare di rimanere intrappolati e contratteranno con i venditori. Inoltre, la concorrenza tra i venditori dei sistemi farà diminuire i prezzi dell'acquisto iniziale, dato che il consumatore "chiuso dentro" fornirà poi al venditore un flusso stabile di ricavi 59) Realizzazione di un accordo sui profitti : Si riscontra dove vi è una bassa concentrazione della domanda, che il cartello si presenti stabile e duraturo: infatti, se gli acquirenti possono esercitare un potere di mercato possono stringere accordi con singoli produttori, inducendoli a non prestare fede al cartello. Quando un mercato è poco concentrato dal lato della domanda, inoltre, gli ordini sono molto consistenti e quindi è alta la tentazione ad abbandonare il cartello praticando prezzi più convenienti per ottenere l’ordine 60) Minimizzazione cartello : La minimizzazione del costo totale si ottiene assegnando le quote di produzione in modo tale che i costi marginali di ogni impresa siano uguali tra loro. All’impresa meno efficiente è assegnata una quota di produzione molto contenuta. Inoltre, definendo le quote di produzione, e quindi la ripartizione dei profitti nel modo suggerito, ogni
73) Economia di scala : Le economie di scala emergono quando all'aumento della produzione corrisponde una riduzione dei costi medi di lungo periodo. fermi restando i prezzi dei fattori produttivi (macchine, immobili, lavoro, ecc) e ipotizzando che ogni impianto è utilizzato alla sua capacità ottima. possono essere: reali quando si ha una riduzione del costo medio attraverso una diminuzione degli input fisici pecuniarie quando la riduzione del costo medio è dovuta a variazioni dei prezzi. Interne sono determinate direttamente dall’impresa, aumentando l’output esterne implicano il sostenimento di minori costi per effetto di decisioni collettive, prese da tutte le imprese appartenenti ad un settore. 74) Elementi distintivi del distretto : Elementi distintivi del distretto sono: la prossimità spaziale delle imprese e l’elevata specializzazione produttiva; a questi elementi è possibile aggiungere: la formazione di un unico mercato del lavoro, una rete di fitti contatti tra imprese. In sintesi gli elementi che caratterizzano il distretto sono: presenza di economie esterne locali, rendimenti di scala crescenti, riduzione dei costi di transazione, riduzione dei costi di apprendimento, sviluppo tecnologico 75) Differenza tra cluster e distretto : I cluster sono gruppi d’imprese legate da strette relazioni, e localizzate in un’area geografica definita: l’ambito geografico può riguardare una singola entità territoriale, come ad esempio una regione, o anche gruppi di paesi vicini. Le imprese di un cluster, spesso collaborano, servendo segmenti diversi della medesima industria. La volontà di ridurre i costi di transazione da parte delle imprese specializzate che fa nascere i cluster. L’economia italiana si è sviluppata sulla base di un determinato modello di cluster chiamato distretto industriale. il cluster è, più genericamente, un insieme di elementi simili che crescono in modo congiunto: definizione che si adatta ad una grande varietà di situazioni, in cui sono presenti componenti funzionali e territoriali. Il cluster non è identificabile, come avviene per il distretto, soltanto con una piccola porzione di territorio, ma può estendersi a livello di regione o nazionale. 76) Rapporto tra concentrazione e stadio di vita dell'industria: Durante la fase dell’avvio si hanno ingenti investimenti in ricerca e sviluppo, è probabile che la concentrazione sia bassa e il numero delle imprese presenti nell’industria cresce rapidamente; durante la fase di crescita il mercato si espande, i produttori iniziano a realizzare economie di scala e il settore può accogliere nuove imprese attratte dal profitto; durante la fase di maturità le vendite si stabilizzano, la domanda si avvicina al livello di saturazione e la concentrazione aumenta; durante la fase di declino vendite e profitti iniziano a diminuire, si può giungere alla collusione e la concentrazione è piuttosto alta 77) Monopolio naturale : Si parla di monopolio naturale quando una sola impresa per ragioni di tipo strutturale o per la particolare tecnologia del settore, trova conveniente produrre solo a condizione di servire tutta la domanda 78) Classificazione imprese : Le imprese si classificano all’interno del distretto in base all’autonomia strategica e al loro livello di evoluzione in: impresa guidata impresa con elevata autonomia strategica e diffuso sviluppo delle competenze, riesce a rappresentare il mercato in modo autonomo, avendo sviluppato competenze in tutti i campi di interesse. impresa trainata con forte autonomia strategica, ma concentrato sviluppo di conseguenze, è un impresa che imita i concorrenti o al massimo si adatta alle strategie che i concorrenti impostano , impresa Specializzata é un impresa con ridotta autonomia strategica e diffuso sviluppo di competenze; in queste imprese è presente un elevato know-how ma con riferimento a poche attività e impresa bloccata ridotta autonomia strategica e concentrato sviluppo delle competenze, sono sostanzialmente imprese di subfornitura che sopravvivono seguendo le sorti dei loro clienti. 79) Elasticità incrociata : L’elasticità incrociata della domanda misura la sostituibilità di due beni se è rappresentata da un valore elevato si tratta di beni strettamente sostituiti, cioè due beni dovrebbero essere considerati come parte della medesima industria, se è rappresentata da valori elevati e negativi si tratta di beni complementari anche in questo caso sarebbe opportuno considerarli come parte della medesima industria. 80) Livelli evoluzione distretti : In base al livello di evoluzione i distretti possono essere classificati in: dinamici che garantiscono sviluppo e incremento dei profitti e delle quote di esportazioni., maturi che garantiscono sviluppo e incremento dei profitti e delle quote di esportazioni. Vulnerabili debolmente radicati sul territorio, con una forte concorrenza tra imprese; e virtuali che esistono solo a livello normativo, ma rappresentano solo aree industriali 81) Funzionamento di un distretto : Il distretto è una formula organizzativa alternativa alla grande impresa integrata, dove la divisione del lavoro non opera a livello di impresa ma a livello di singola unità aziendale. Le unità produttive che operano all’interno del distretto sono di piccole-medie dimensioni quindi molto flessibili. Potremmo vedere il distretto come una forma intermedia tra mercato e gerarchia. Nei distretti è determinante l’elemento sociale e culturale. Le sue caratteristiche sono: mercato del lavoro con elevate professionalità specifiche; capacità diffuse; pregnante cultura del fare; attenzione all’innovazione e alla qualità della produzione, che emergono spontaneamente e sono difficilmente protette a livello brevettuale. 82) Curva Lorenz : La curva di lorenz mostra la variazione dimensionale della dimensione cumulata delle “n” maggiori imprese di un’industria. Se le imprese hanno tutte le stesse dimensioni, la curva di lorenz coincide con una retta di 45 gradi. La curva di lorenz viene utilizzata rappresentare la misura di concentrazione definita dal coefficiente di
gini. Nel caso d’impresa dominante G=1, mentre nel caso di G=0 il settore è composto di imprese che hanno uguali dimensioni 83) Coefficiente entropia: Il coefficiente di entropia è una ponderazione sulla base delle quote di mercato delle imprese. L’indice assume un valore limitato nel caso di industria altamente concentrata. E=0 rappresenta l’industria monopolistica 84) Indice HH: L’indice di HH si basa sulla somma dei quadrati delle quote di mercato di tutte le imprese del settore. Assume valore pari a 1 nel caso estremo di unico monopolista, mentre nel caso limite di imprese di uguali dimensioni l’indice assume valore di 1/N. è un indice di determinazione complessa, perché richiede la disponibilità dei dati dimensionali di tutte le imprese presenti nell’industria 85) Elasticità rispetto al prezzo : L’indice di HH si basa sulla somma dei quadrati delle quote di mercato di tutte le imprese del settore. Assume valore pari a 1 nel caso estremo di unico monopolista, mentre nel caso limite di imprese di uguali dimensioni l’indice assume valore di 1/N. è un indice di determinazione complessa, perché richiede la disponibilità dei dati dimensionali di tutte le imprese presenti nell’industria 86) Barriere all’entrata livello di concentrazione settore : Le barriere all’entrata di un determinato settore sono fondamentali nella concentrazione del lato dell’offerta. Nelle imprese con alti margini di redditività è maggiore l’incentivo all’ingresso e ciò riduce la concentrazione 87) Barriere all’entrata: L’esistenza di barriere all’entrata di un mercato permettono all’incumbent di ottenere un vantaggio competitivo rispetto a qualunque soggetto che volesse accedere al mercato. Si individuano le seguenti barriere all’entrata: economia di scala, VANTAGGIO DI COSTO ASSOLUTO,DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO ,COSTI DI CAMBIAMENTO ,ESTERNALITÀ DI RETE BARRIERE LEGALI 88) Economia di scala scoraggiano altre imprese : Soltanto se le imprese con dimensioni elevate possono sostenere costi dovuti alla presenza del settore, Le imprese presenti sul mercato proprio a causa della struttura dello stesso possono godere di benefici in termini di costo che scoraggiano l’ingresso di nuove realtà 89) Economia di scala vantaggi altre imprese : Le barriere all’ingresso rappresentano un vantaggio importante per le aziende già presenti in un determinato settore poiché, disincentivando l’ entrata di nuovi competitor , esse contribuiscono al mantenimento della quota di mercato delle realtà imprenditoriali già consolidate 90) Vantaggio assoluto di costo: L’impresa ha un vantaggio assoluto di costo quando la sua funzione LRATC si colloca più in basso rispetto a quella del potenziale entrante. Questa situazione si potrebbe verificare quando l’incumbement è più efficiente del potenziale entrante 91) Barriera normativa : Le barriere normative sono rappresentate da vincoli imposti per legge e che rendono difficile, o addirittura impossibile, l'accesso di nuove imprese al mercato. Es. registrazione, certificazione e autorizzazione allo svolgimento di determinate attività come: esercizi pubblici, taxi, compagnie aeree 92) Esternalità di rete : Si parla di esternalità di rete con riferimento ai benefici che derivano dall’utilizzo di un medesimo bene, o di un medesimo standard, ad opera di molti soggetti: questo effetto può frenare l’ingresso di nuove imprese nel mercato. Le esternalità di rete sono presenti nei mercati in cui gli utenti sono collegati attraverso sistemi di comunicazione, come telefoni o internet. Le esternalità di rete possono essere: DIRETTE, quando i clienti sono identificati con i componenti, come ad esempio nei sistemi di telecomunicazione. INDIRETTE, come nel caso in cui i beni complementari siano già disponibili, magari a prezzi crescenti con l’aumento degli utilizzatori 93) switching costs: Gli switching cost rappresentano i costi sostenuti dai consumatori per modificare l’impresa che fornisce loro un bene. Questi costi riguardano l’acquisizione di informazioni sui nuovi prodotti, tempi di apprendimento dei metodi di utilizzo del nuovo prodotto e oneri di installazione 94) Differenziazione del prodotto in barriere all’uscita : La differenziazione del prodotto si trasforma in una barriera se, l’effetto fidelizzazione alla marca, rende gli acquirenti disponibili a pagare un prezzo più alto per un bene che provenga da una determinata impresa. In questo caso, l’impresa che volesse entrare in un mercato dovrebbe sottare i clienti agli incumbement, o praticando prezzi più bassi, oppure organizzando costose campagne pubblicitarie e di marketing che comprometterebbero però di gran lunga i profitti. 95) Barriere normative : Le barriere normative sono dei vincoli imposti per legge che rendono difficoltoso se non impossibile l’ingresso in un particolare settore. Sono rappresentate da certificazioni, autorizzazioni e registrazioni. 96) Prezzo limite: Si parla di prezzo limite con riferimento alla pratica, da parte del monopolista, di fissare un prezzo che scoraggi l’ingresso di nuove imprese nel settore. È possibile praticare questa strategia solo a condizione di possedere dei vantaggi di costo che permettano di sostenere un prezzo limite, solitamente molto basso 97) Potenziale entrante nel caso di pratica del prezzo limite: Nel caso di pratica di prezzo limite in presenza di economie di scala il potenziale entrante dovrebbe praticare un prezzo non più profittevole: questo lo spinge a credere che non sia possibile entrare nel mercato a meno di sopportare ingenti perdite.
110) Discriminazione perfetta: Con la discriminazione di prezzo di primo grado o perfetta si fissa un prezzo diverso per ogni acquirente. In questo caso l’impresa conosce perfettamente la disponibilità a pagare del cliente. Si parla anche di discriminazione perfetta in quanto permette al monopolista di estrarre per intero il surplus, producendo ad un livello identico a quello di concorrenza perfetta 111) Discriminazione prezzo efficace: La discriminazione di prezzo è efficace se: La curva di domanda dell’impresa è descrescente, L’impresa è in grado di individuare i clienti con maggiore disponibilità a pagare e l’impresa è in grado di impedire ai clienti che pagano il prezzo più basso di rivendere il prodotto a coloro che hanno maggiore disponibilità a pagare. 112) Discriminazione 2: Discriminazione di secondo grado (prezzo non lineare) il prezzo dipende dalle unità acquistate (gli sconti per l'acquisto all'ingrosso sono il tipico esempio di questa discriminazione). Il monopolista conosce la disponibilità a pagare degli acquirenti ma non li riesce a distinguere al momento dell'acquisto. In questo tipo di discriminazione tutti gli acquirenti partecipano alla copertura dei costi fissi. In presenza di economie di scala aumenta il benessere sociale in quanto all'aumentare della quantità diminuisce il costo medio unitario. 113) Diff discriminazione 1-2: Attraverso la discriminazione di prezzo di secondo grado, anche detta non lineare, il venditore pratica un prezzo diverso ad ogni consumatore in funzione delle quantità acquistate. Esempio di questo tipo di discriminazione sono gli sconti per acquisto all’ingrosso. Se sono presenti Economie di scala, questo tipo di discriminazione aumenta il benessere sociale perché M all’aumentare della quantità E, diminuisce il costo medio unitario di produzione. 114) Discriminazione 3: Discriminazione di terzo grado (prezzo non uniforme) il prezzo praticato dalla categoria d'appartenenza del cliente. Il mercato viene segmentato secondo determinati caratteri e ad ogni segmento si applica un prezzo diverso: esempio tipico sono gli sconti agli anziani e agli studenti 115) Tariffe peak load: Le tariffe peak load si possono praticare nei mercati in cui la domanda varia in modo considerevole durante le diverse ore del giorno o i diversi periodi dell’anno 116) Vantaggi tariffa peal load: Si riducono i consumi e l’impresa può dimensionare la propria produzione visto che i consumatori si auto-differenzieranno nel consumo sulla base delle diverse necessità del servizio e della differente disponibilità a pagare 117) Tariffe peak load : Le tariffe si stabiliscono in base al momento di fruizione del servizio: quando la domanda è elevata si praticano tariffe più alte mentre in caso si bassa richiesta del servizio si praticano tariffe ridotte 118) Peak load pricing : Le tariffe si stabiliscono in base al momento di fruizione del servizio: quando la domanda è elevata si praticano tariffe più alte mentre in caso si bassa richiesta del servizio si praticano tariffe ridotte. Con questo tipo di differenziazione Si riducono i consumi e l’impresa può dimensionare la propria produzione visto che i consumatori si auto- differenzieranno nel consumo sulla base delle diverse necessità del servizio e della differente disponibilità a pagare. Il peak load pricing è una forma di discriminazione intertemporale di prezzo, che risulta più efficace rispetto ad una pratica di prezzi pari alla media dei costi dei due periodi, (picco massimo e picco minimo di consumo) 119) Discriminazione Peak load pricing: Con il peak load pricing si pratica una forma di discriminazione intertemporale di prezzo, che risulta più efficace rispetto ad una pratica di prezzo pari alla media dei costi dei due periodi, (picco massimo e picco minimo di consumo). 120) Cost plus pricing : La teoria neoclassica dell’impresa postula che per massimizzare il profitto, le imprese determinano il prezzo di vendita sulla base dell’uguaglianza : RMA = CMA. Spesso però le imprese fissano i prezzi attraverso il metodo del cost plus pricing, cioè una volta definito il costo medio variabile, aggiungono a questo una percentuale di ricarico in linea con il profitto che vogliono realizzare e determinano il prezzo da praticare. Per il metodo del cost plus pricing il prezzo è quindi pari a AVC + MARK UP %. Secondo il metodo del cost plus pricing inoltre non è necessario modificare i prezzi ogni qual volta si verifichino variazioni della domanda specialmente quando queste sono poco rilevanti. 121) Dispersione dei prezzi : Per dispersione dei prezzi si intende l’estrema variabilità tra un operatore e un suo concorrente. 122) Relazione esiste tra mark up ed elasticità: Maggiore è il potere di mercato dell'impresa e minore è l'elasticità della domanda, maggiore sarà il markup che l'impresa potrà caricare sui propri prodotti. Dunque, il markup può essere considerato anche come una proxy per il potere di mercato del produttore. 123) Fenomeno della dispersione: Il fenomeno della dispersione si spiega con il difficile reperimento di informazioni e la sua costosità in un mercato. Con l’esistenza di switching cost si determina la dispersione legata in una certa misura al potere che le singole imprese possono esercitare. L’esistenza di switching cost determina l’insorgere di costi di transazione e di apprendimento che comportano una percezione di differenziazione del prodotto che altrimenti non ci sarebbe. Maggiore è il livello di switching cost è minore è la concorrenza, quindi maggiore è il potere di mercato esercitato dalle imprese. 124) Prezzo di riserva: Il prezzo di riserva è il prezzo massimo che il consumatore è disposto a pagare. Sul grafico si rappresentano i consumatori sull’asse orizzontale, in ordine decrescente rispetto al prezzo di riserva. Il primo consumatore ha un prezzo di riserva pari a p1, il secondo un prezzo di riserva pari a p2 ec osì via per gli altri consumatori. Se si praticasse il medesimo prezzo a tutti i clienti la max del profitto si otterrebbe in corrispondenza di pm e qm. Praticando il metodo della discriminazione di prezzo il monopolista può far pagare ad ogni soggetto il proprio prezzo di riserva superiore al costo marginale
125) Vari gradi di discriminazione: Con la discriminazione di primo grado il venditore pratica un prezzo diverso per ogni acquirente, l’impresa conosce perfettamente la disponibilità a pagare del cliente, Con la discriminazione di secondo grado il venditore pratica un prezzo diverso ad ogni acquirente in funzione della quantità acquistata, Con la discriminazione di terzo grado il venditore segmenta il mercato per categorie di soggetti e ad ogni categoria pratica un prezzo differente 126) Discriminazione si opera con il peak load pricing: Con il peak load pricing si pratica una forma di discriminazione intertemporale di prezzo, che risulta più efficace rispetto ad una pratica di prezzo pari alla media dei costi dei due periodi, (picco massimo e picco minimo di consumo). 127) Internet sul fenomeno dispersione: Con la diffusione di internet si può ridurre la dispersione in quanto si possono ridurre gli switching cost e il reperimento di informazioni in alcuni mercati può diventare più facile e meno costoso 128) Brevettazione: La brevettazione ha lo scopo di proteggere legalmente l’innovazione, essa è essenziale per promuovere la ricerca perché solo tale garanzia permette all’innovatore di godere di un vantaggio competitivo anche se temporaneo 129) Gli stadi delle attività di ricerca e sviluppo: Gli stadi dell’attività di ricerca e sviluppo sono: Ricerca di base cioè la creazione di un idea e la realizzazione iniziale di essa. La ricerca di base si palesa come onerosa e dall’esito incerto, quindi è difficilmente sviluppata dalle imprese, più spesso è appannaggio delle università o dei centri di ricerca di natura pubblica; La ricerca applicata che ha l’obbiettivo di verificare la fattibilità tecnologica di determinati prodotti o processi; Sviluppo, in questa fase l’idea si passa alla produzione commerciale è una fase che richiede un massiccio impiego di mezzi; Produzione commerciale cioè la realizzazione su larga scala di un nuovo prodotto e infine c’è la Diffusione ossia la divulgazione delle nuove idee all’interno dell’impresa e del mercato, con inizializzazione di un processo imitativo da parte delle imprese concorrenti. 130) Schumpeter, tra innovazione e forma di mercato : Schumpeter sostiene che solo le strutture in cui sia possibile esercitare potere di mercato permettono il processo di ricerca e quindi l’innovazione 131) Diff tra invenzione e innovazione : Nel linguaggio comune si utilizzano i termini innovazione e invenzione come sinonimi, ma, ad un esame più attento, dovremmo riconoscere al termine invenzione il significato di creazione di nuove idee, anche non finalizzate alla produzione; e al termine innovazione il significato schumpeteriano di ricerca, sviluppo e produzione commerciale (Schumpeter, 1942) 132) Cambiamento tecnologico : Il cambiamento tecnologico permette di introdurre nuovi prodotti, nuovi standard per prodotti esistenti, o nuovi processi produttivi 133) Detrattori della tesi schumpeteriana : I detrattori della tesi schumpeteriana, come Arrow, ritengono che solo un’elevata pressione concorrenziale possa incentivare la ricerca e, quindi, l’innovazione. 134) Oligopolio ed incentivi ad innovare : L’oligopolio è una dei mercati dove si ha maggiore incentivo ad innovare perchè l’elevata pressione competitiva stimola gli oligopolisti ad investire in ricerca e sviluppo per distinguersi anche solo temporaneamente dai competitors 135) Agenzia per diffusione delle tecnologie : Nel nostro paese è attiva l’Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione con lo scopo di accrescere la competitività delle piccole e medie imprese, che si trovano più impedite nell’accesso alla tecnologia 136) Diffusione tecnologia e redditività dell’innovazione : Si parla di diffusione della tecnologia con riferimento alla velocità di disseminazione dei risultati della ricerca. Spesso la diffusione soffre della scarsa informazione e comunicazione tra inventore e innovatore: soprattutto nel vecchio continente esiste un atteggiamento di forte segretezza con riguardo a tutto ciò che inerisce l’impresa e la sua realtà 137) Ostacoli della diffusione tecnologica : I maggiori ostacoli nella diffusione della tecnologia la scarsa informazione e comunicazione tra inventore e innovatore, soprattutto nel vecchio continente esiste un atteggiamento di forte segretezza con riguardo a tutto ciò che inserisce l’impresa nella sua realtà. La normativa vigente pone un freno alla diffusione della tecnologia. 138) Strategia open source : Per tecnologia open source si intende, una tecnologia resa disponibile a chiunque voglia utilizzarla, la filosofia alla base di questo movimento di pensiero è che la miglior cooperazione in termini di diffusione della conoscenza, crea un vantaggio per tutti i soggetti, generando un processo innovativo continuo. Un esempio di tecnologia open source sono firefox e android. 139) Durata del brevetto : Dal punto di vista economico il brevetto ottimale deve avere orizzonte temporale infinito e ampiezza minima perché la durata incentiva l’innovazione mentre l’ampiezza permette di contenere i costi sociali del monopolio 140) Ruolo della brevettazione: Le invenzioni sono oggetto di tutela attraverso la brevettazione che assegna all’inventore il diritto di sfruttamento economico della sua scoperta. Secondo l’ordinamento statunitense il brevetto opera come volano di sviluppo tecnologico. Il brevetto attribuisce un potere monopolistico, anche se limitato nel tempo. Maggiore è la durata del brevetto maggiore è l’incentivo ad innovare: più lunga è la durata del brevetto è maggiore sarà il valore scontato della perdita netta di benessere.